Patente a chilometraggio “limitato”

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Una nuova normativa che disciplina il codice della strada prevede pesanti vincoli per le persone con disabilità che vogliono mettersi al volante. Restrizioni che per gli avvocati di Ledha hanno carattere discriminatorio.
Immaginate di avere la patente da vent’anni. Di macinare una media di 10mila chilometri l’anno in automobile tra lavoro, i figli da accompagnare a scuola e commissioni varie a Milano e nell’hinterland. Siete guidatori attenti e responsabili: non avete mai provocato incidenti e avete persino tutti i punti sulla patente. Eppure, al momento del rinnovo della patente, la commissione decide che non potete percorrere più di 30 chilometri “lineari” da casa e non potete viaggiare in autostrada.
È successo ad Adelmo Riminucci, 48enne con una grave disabilità, che lo scorso febbraio si è visto applicare alcune importanti restrizioni previste da una nuova norma (D. Lgs. n.59/2011) entrata in vigore il 19 gennaio scorso. “Per me è stato un colpo: a me la macchina serve per essere autonomo – spiega Riminucci -. Quando mi sono visto applicare questa limitazione mi sono sentito umiliato. Come un cane al guinzaglio. Mi è venuta alla mente una bella cascina lombarda, di quelle con l’aia molto grande. E, all’interno di quest’aia, un bel cagnone ormai incattivito perché sempre legato ad una catena, che magari è una catena bella lunga, perché così anche il cane si può sgranchire le zampe”.
Per Adelmo la “catena” non era accettabile: l’automobile gli serve per andare al lavoro e per portare la figlia all’asilo, andare alle sedute di fisioterapia e a fare la spesa. Ma anche per organizzare le vacanze, gestirsi in libertà il tempo libero. “Dopo la rabbia iniziale ho deciso di rivolgermi al servizio legale di Ledha e di sottopormi, come previsto dall’art. 119 comma 5 del Codice della Strada, a una nuova visita medica, a mie spese, finalizzata a una diversa valutazione”, aggiunge. L’unità sanitaria territoriale di Milano delle FS esprime un parere diverso e così Adelmo riesce a ottenere di nuovo la sua patente, senza limitazioni.
Per gli avvocati Laura Abet e Giulia Grazioli del Servizio Legale Ledha alcune restrizioni previste dalla normativa presentano caratere discriminatorio. L’introduzione di un limite di chilometraggio dalla residenza o il limite della guida solo nella propria regione risulta discriminatorio e lesivo del diritto alla mobilità sancito dalla Convenzione di New York sui diritti delle persone con disabilità.
La commissione, infatti, ha facoltà di imporre vari tipi di limitazioni alle persone con disabilità che vogliono mettersi al volante: ad esempio l’obbligo di guida solo nell’ambito della città o della regione di residenza, la guida senza passeggeri, oppure l’obbligo di guida solo se accompagnato da titolare di patente. “Restrizioni che mi sembrano ancora più incomprensibili: viaggiare senza passeggeri cosa significa? Che io posso ammazzarmi, o posso ammazzare un passante che non conosco, però i miei parenti e i miei amici quelli no, quelli li devo tenere al sicuro?”, commenta Adelmo Riminucci.“Perché dovrei poter guidare solo se accompagnato da titolare di patente? – riflette ancora Adelmo -. L’automobile serve alla persona con disabilità per avere autonomia e autosufficienza negli spostamenti anche quotidiani. Se dovessi avere un patentato di fianco, tanto varrebbe che guidasse lui”. La possibilità di guidare, con appositi adattamenti e ausili, rappresenta un tassello importante per garantire l’autonomia delle persone con disabilità e il rischio, per Adelmo, potrebbe ripresentarsi tra due anni, quando dovrà sottoporsi a una nuova visita di rinnovo: “Sarebbe importante risolvere la cosa, in modo che ci sia una legge chiara e sicura”.
“Quanto accaduto al sigor Riminucci deve essere di sprone per tutte quelle persone con disabilità che si trovassero nella stessa situazione – spiega Laura Abet – ad attivarsi e a procedere contro tale eventuale decisione proprio perché lesiva di un diritto fondamentale della persona che, senza una reale e motivata giustificazione, si vedesse ridurre così irragionevolmente e drasticamente la propria libertà”.
(Periodico Daily)

di Giovanni Cupidi

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Pedius, l’App con bocca e orecchie ecco il modo per far telefonare i sordi

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Dopo avere parlato in un articolo precedente di una novità tecnologica per chi è affetto da disabilità visiva, vi propongo, adesso, un articolo che illustra una diavoleria tecno per chi è affetto da disabilità uditiva.

In italia ci sono giovani davvero sorprendenti come Lorenzo Di Ciaccio  che ha creato Pedius.  È un’app (su Android) che sfrutta tecnologie di riconoscimento e sintesi vocale, permettendo all’utente, scrivendo in una normale chat, di dare voce alle parole attraverso una voce artificiale.

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di Rosita Rijtano

Pedius, l'App con bocca e orecchie ecco il modo per far telefonare i sordi

Lorenzo di Ciaccio

 

NOTTE fonda. Gabriele Serpi ha un incidente, deve chiamare i soccorsi stradali, ma non può: è sordo. Non è il solo: sono settanta mila i non udenti in Italia, 600 mila negli Stati Uniti, ottanta milioni nel mondo. Per loro nasce un’applicazione mobile con bocca e orecchie. Si chiama Pedius, ha poco meno di un anno, e vuole sostituirsi al “Telefono ponte”. “Un servizio che funziona solo in determinati orari, male e non in tutte le regioni d’Italia”, spiega l’ideatore dell’App Lorenzo di Ciaccio, ventotto anni. L’utente può scrivere in una normale chat e una voce artificiale trasforma i suoi messaggi grazie a tecnologie di riconoscimento e sintesi vocale. Un’idea nata per esigenze personali? Niente affatto. “Mi chiedono sempre se ci abbia pensato perché ho dei parenti sordi. La risposta è no, non li ho. Il seme di una buona start up non dovrebbe essere la soluzione ai propri problemi, ma a quelli altrui”.
Una premessa necessaria per Pedius. È il maggio 2012. Sul divano di casa c’è Lorenzo: lavora come tecnico informatico, progetta software per automobili, l’audio è il suo pane quotidiano. Alle spalle ha una laurea triennale, in cantiere un brevetto e una tesi specialistica in arrivo. Una vita perfetta, se non fosse per la noia lacerante. Sullo schermo della tv accesa: la storia di Gabriele: “In me è scattato qualcosa. L’indignazione è stata così forte che ho deciso di impegnarmi e usare le nuove tecnologie per migliorare la sua qualità di vita”.

 Una disabilità silenziosa, la sordità, spesso ignorata, invisibile dall’esterno che riguarda le relazioni personali, e persino per rappresentarla è necessaria un’altra persona che parli. Spiega Lorenzo: “Un mondo fin troppo trascurato. Dovevo agire”.
Università, posto fisso: Lorenzo molla tutto, incontra Gabriele e torna a vivere in casa dei genitori. Quando sua madre ha saputo, ha pensato fosse matto. “Ancora mi maledice”, scherza. Lui non le ha dato ascolto e ha scelto di realizzare il sogno. Sull’onda dell’entusiasmo per le imprese innovative, credeva fosse facile. Nulla di più sbagliato. Tra burocrazia e inizio del progetto ha speso tutta la liquidazione. Perché “se hai un desiderio nel cassetto, devi impegnarti fino in fondo”, dice. “Le idee non valgono nulla, se non hai il coraggio di portarle avanti”, è il suo motto. Coinvolge tre amici e apre il primo ufficio nello scantinato di casa, ventiquattro ore di lavoro no stop. Un incubo: “Molti pensano sia bellissimo. In realtà non c’è niente di più terribile, è come se lavorassi sempre. Non stacchi mai”. Poi finalmente i risultati: completa il prototipo per Android e arrivano i primi successi. Nel maggio 2012 vince il round italiano della “Global social venture competition”, finalista a Berkeley, e al concorso della Bocconi di Milano, menzione speciale come start up e-health da parte della fondazione Filarete. Finanziamenti neanche a parlarne. Solo tante pacche sulle spalle. “Bravi ragazzi, continuate così”, la solfa. Sì, ma i soldi? “Gli unici spesi fino ad ora sono i miei. Si parla tanto di start up, ma in Italia ci sono pochi investitori e ancor meno sono quelli interessati a finanziare un’impresa sociale che non può distribuire gli utili, e prevede una gestione dinamica delle quote societarie per evitare la speculazione. La prima obiezione è: non ci sono molti sordomuti nel mondo”.
Conciliare la missione sociale e le esigenze di mercato è difficile, ma “l’idea viene prima”, assicura. Gettare la spugna? Mai. O, almeno, non fino a che riesce a realizzare gli obiettivi step by step. Il primo è stato raggiunto: realizzare il prototipo entro un anno. Al momento l’applicazione può essere scaricata gratuitamente dal sito e pagando un canone mensile si potrà presto chiamare chiunque. Non solo i numeri d’emergenza: “Puntiamo a una partnership con gestori di pizzerie, ristoranti e altri enti verso cui le telefonate saranno gratuite”. Lorenzo non demorde. “Il prossimo passo è offrire un servizio stabile in Italia da settembre e speriamo di raggiungere tremila utenti per la fine del 2013. Poi l’internazionalizzazione, abbiamo già un prototipo funzionante in tre lingue (inglese, spagnolo e italiano), cercheremo contatti con le associazioni e le comunità europee di non udenti per diffondere rapidamente il nostro servizio”.

Corte Costituzionale: prestazioni assistenziali garantite agli stranieri anche senza carta di soggiorno di lungo periodo

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Indennità di accompagnamento e pensione di inabilità vanno garantite anche ai cittadini stranieri con gravi disabilità che soggiornano legalmente nel nostro Paese: un diritto che non può essere subordinato al possesso della carta di soggiorno di lungo periodo. Lo ha ribadito una sentenza della Corte Costituzionale, la n. 40, dichiarando illegittima la legge n. 388 del 23 dicembre 2000 nella parte in cui subordina l’erogazione delle prestazioni al requisito della titolarità della carta di soggiorno.

A sollevare la questione di legittimità erano stati i Tribunali di Urbino e Cuneo. Al primo si era rivolto un cittadino straniero al quale l’Inps aveva negato l’indennità di accompagnamento per il figlio, pur essendoci i requisiti sanitari, perché il ragazzo era privo della carta di soggiorno di lungo periodo. Al Tribunale di Cuneo, invece, aveva fatto ricorso un altro cittadino di un Paese non comunitario: la Commissione medica lo aveva riconosciuto invalido con totale e permanente inabilità lavorativa e impossibilitato a muoversi senza l’aiuto di un accompagnatore, ma l’Inps aveva respinto le domande per ottenere la pensione di inabilità civile e l’indennità di accompagnamento, in quanto privo dello stato di lungo-soggiornante.

La Corte Costituzionale ha accolto le loro richieste pronunciandosi con una sentenza unica. «Richiamando anche la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, la Corte ha ribadito che persone con disabilità di Paesi non comunitari non possono essere discriminate in base alla loro cittadinanza – commenta l’avvocato Angelo Marra, coautore del volume “Disability studies” -. Al pari dei cittadini italiani, coloro che soggiornano nel nostro Paese, anche se privi della carta di soggiorno di lungo periodo, hanno diritto ad accedere a prestazioni come pensione di inabilità e indennità di accompagnamento. La prima spetta a chi ha una invalidità totale e permanente del 100% e non supera determinati limiti di reddito personali – chiarisce l’avvocato -, la seconda a chi, oltre ad essere invalido al 100%, è impossibilitato a compiere gli atti quotidiani della vita, per cui ha bisogno di un’assistenza continua».

Già in passato la Corte si era pronunciata definendo «manifestamente irragionevole» subordinare l’attribuzione di prestazioni assistenziali, che presuppongono uno stato di invalidità e disabilità, al possesso della carta di soggiorno di lungo periodo. «Per ottenere il suo rilascio, però, occorre avere un determinato reddito – fa notare Marra -. Al contrario, per accedere a una prestazione come la pensione di inabilità non bisogna superare una soglia minima. La sentenza della Corte, come tutte le altre sentenze emesse da quest’organo – chiarisce l’avvocato – ha efficacia erga omnes, cioè è valida per tutti i cittadini».

di Maria Giovanna Faiella

(corriere.it)

Libri digitali da toccare per persone non vedenti

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Vi riporto l’articolo pubblicato sul corriere.it/salute su ii libri digitali per persone non-vedenti. Quello della disabilità visiva è un argomento del quale non ho ancora parlato e proposto nulla. È una disabilità molto complessa della quale si parla spesso, forse troppo e per questo non sempre nel modo migliore.

Intanto vi propongo questo interessante articolo su questa novità.

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di Severino Colombo

«Una favola a lieto fine». Così Marco Polillo, presidente dell’Associazione italiana editori (Aie) definisce il debutto dell’iniziativa «Lia – Libri italiani accessibili», presentata alla Camera dei deputati, a Roma, e ora disponibile come servizio all’indirizzo Internet www.libriitalianiaccessibili.it. È una libreria online che mette a disposizione di persone non vedenti o ipovedenti un catalogo con 2.500 titoli in digitale (a pagamento, ma alcuni sono gratuiti). «È l’atto finale di un progetto che, partito nel 2011 – ricorda Polillo – ha visto operare fianco a fianco pubblico, privato e associazioni di categoria». Aie con Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti (Uic) ha operato con il sostegno del ministero per i Beni e le Attività culturali. Ma i libri «Lia» non sono solo «un sogno che inizia a realizzarsi», come ha dichiarato Tommaso Daniele, presidente di Uic, ma rappresentano il primo storico passo verso una effettiva «parità» dei lettori. Non a caso, nel messaggio benaugurale di Laura Boldrini (letto da Polillo), il presidente della Camera ha richiamato l’articolo 3 della Costituzione: compito della Repubblica è «rimuovere gli ostacoli (…) che impediscono il pieno sviluppo della persona umana».

Oltre duemila titoli da John Grisham a Dan Brown a disposizione di chi ha disabilità visive

CASE EDITRICI – Oltre quaranta le case editrici aderenti (da Adelphi a Zanichelli) che producono libri elettronici accessibili: la versione prodotta e distribuita è unica per tutti; sugli scaffali della libreria online i titoli sono quelli a disposizione anche di chi può vedere. Il bestseller Inferno di Dan Brown, l’ultimo libro di J.K. Rowling Il seggio vacante e Il veleno dell’oleandro di Simonetta Agnello Hornby, ma pure Jo Nesbø, John Grisham, Maigret, le Cinquanta sfumature, le inchieste di Gianluigi Nuzzi e, per ragazzi, La fabbrica di cioccolato. I libri accessibili «Lia» – certificati da un bollino visibile anche da altre librerie online – sono ebook che prevedono la possibilità di ingrandire caratteri o di aumentare il contrasto su tablet; usando un computer, permettono di collegare un dispositivo Braille, molto simile a una «barra», che trasforma il testo digitale a video nel sistema di lettura a rilievo. O, ancora, consentono di utilizzare la funzionalità di sintesi vocale di tablet ed ereader per la lettura ad alta voce. A beneficiare di questa rivoluzione è una categoria di lettori forti: i 362mila non vedenti e il milione e mezzo di ipovedenti che leggono in media nove libri all’anno (il triplo della media dei lettori vedenti). Ma l’accessibilità, ha ricordato George Kerscher, presidente dell’International Digital Publishing Forum (Indpf), va a vantaggio di tutti: è una tecnologia che allarga il mercato editoriale «permettendo di ascoltare un libro in auto e che può essere utilizzata anche nell’apprendimento delle lingue».

(www.corriere.it)

NOMENCLATORE TARIFFARIO, LO SCANDALO DI UN AGGIORNAMENTO CHE NON ARRIVA

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Da quattordici anni l’elenco delle protesi e degli ausili forniti dalle Asl è rimasto lo stesso. E a pagare sono i cittadini Avere dalla Asl una carrozzina decente, un respiratore, un passeggino che non sia del secolo scorso. Come ben sanno le persone disabili italiane, si tratta spesso di un miraggio, e l’elenco delle protesi e degli ausili che non rispondono alle nostre esigenze ha un male comune che si chiama Nomenclatore Tariffario – DM 332/99.  O meglio, il suo mancato aggiornamento. Il nomenclatore non è altro che il documento di riferimento che  raccoglie gli strumenti e gli ausili che ognuno può avere, gratuitamente, dal Servizio Sanitario Nazionale. Come sappiamo, i problemi del Nomenclatore sono tutti riconducibili al suo mancato aggiornamento, ovvero al fatto che da ben quattordici anni riporta le medesime tipologie di protesi e ausili, con relativi prezzi. E’ chiaro che quello che poteva essere all’avanguardia nel 1999, al giorno d’oggi possa essere quantomeno superato. Ma sul fronte nomenclatore tariffario, le parti chiamate in causa non sono solo quelle degli utenti: a essere interessato da questo blocco è un intero comparto, che comprende anche rivenditori e  produttori, oltre che lo stesso Stato, ovvero le tasche di tutti noi. Per tutti, più o meno, il costo da pagare è salatissimo, come ben illustra una inchiesta pubblicata in questi giorni da Il Fatto Quotidiano, e che qui riprendiamo.  
DANNI ALL’UTENTE – Il Nomenclatore Tariffario, lo ricordiamo, dalla parte dell’utente stabilisce quali ausili possano essere erogati al disabile che abbia la prescrizione  da parte di un medico specialista che attesti la necessità di quello strumento (D.M. 332/99 art.4 c. 2).  Ma un documento redatto quattordici anni fa include necessariamente ausili che al giorno d’oggi possono essere, se non obsoleti, quantomeno superati. Se quindi voglio una carrozzina “decente” (ndr. carrozzina che sarà quella che il medico prescrittore avrà valutato come necessaria alle mie esigenze), sarò costretto a pagare di tasca mia la differenza di costo rispetto alla tariffa prevista per quell’ausilio dal Nomenclatore. Tradotto: se non hai i soldi ti devi accontentare del modello meno efficiente, il resto sono fatti tuoi. Per non parlare di alcuni ausili, come i comunicatori a comando oculare, attualmente non inclusi nel Nomenclatore. Accettare la carrozzina del secolo scorso o pagarti di tasca tua l’integrazione per il modello che risponde meglio alle tue esigenze (su indicazione del medico prescrittore, lo ricordiamo)? E’ una scelta che non tutti, economicamente parlando, possono prendersi il lusso di sostenere. Una terza via è quella del mercato nero. Una sorta di mercato clandestino in cui il risparmio può essere di oltre la metà.  Sì, ma a che prezzo? Nessuna assicurazione né assistenza qualificata e certificata. Pagamento in contanti da privato, ovviamente senza fattura. E chi s’è visto  s’è visto. 
DANNI AL COMPARTO  – Ma non basta. Se i primi ad essere evidentemente interessati dal mancato aggiornamento del Nomenclatore sono, necessariamente, i disabili, è tutto il comparto a esserne interessato. Prendiamo i  produttori. Dal 1999 ad oggi le voci di produzione per il settore hanno visto un aumento nei capitoli di spesa (costo del lavoro, costo delle materie prime, costo dei componenti delle protesi, costo per la sicurezza, costi ambientali e medici per il personale); fermi invece i prezzi: quando ad acquistare è il SSN, il prezzo di riferimento è, appunto, quello del Nomenclatore Tariffario. Bloccato. Ed è qui, riporta sempre l’inchiesta del Fatto Quotidiano, che si aprono pieghe nelle quali possono trovare spazio comportamenti poco legali.  In che modo? Riporta l’articolo:”Semplice. Si stila un preventivo: c’è il codice che prevede la protesi “x”, alla quale, perché sia funzionale, è necessario aggiungere altri componenti. Immaginiamo che la protesi “x” sia quella standard. Immaginiamo che sia rigida: invece serve che sia pieghevole. Bisogna montare un’articolazione del ginocchio: può costare dai 200 ai 30mila euro. C’è chi ha preventivato, per la stessa protesi, ben 3 ginocchi”. Pagati dallo Stato. “ed è chiaro che, in una protesi, ci va un ginocchio solo”.  A proposito: chi controlla?! Gli Uffici Protesi e Ausili delle Ulss, ma sono preparati per non farsi fregare da preventivi disonesti?
SPRECO DI DENARO PUBBLICO – Come abbiamo detto, il Nomenclatore riporta codici generici e specifici per le varie esigenze (del 1999 però), caratteristiche  e relativo prezzo dell’ausilio e della protesi. Quindi il SSN paga al rivenditore al quale mi sono rivolto esattamente il prezzo corrispondente al codice al quale è ricondotto il mio ausilio. Questo significa che non importa che tipo di modello specifico io abbia scelto di carrozzina, e non importa neppure quanto costi al rivenditore: il SSN rimborserà esattamente la cifra corrispondente a quel codice. Ecco quindi che nei casi in cui il prodotto costi meno rispetto al 1999 (è il caso di alcune carrozzine pieghevoli semplici, ad esempio, il cui prezzo è calato grazie a industrializzazione del prodotto e abbattimento dei costi che ha ridotto il prezzo del l’ausilio), la Asl va a sperperare così un bel po’ di denaro. Si stima, riporta sempre il Fatto Quotidiano, che l’aggiornamento del Tariffario, per il comparto di massa, quello che comprende carrozzine e montascale, consentirebbe un risparmio enorme: “Un ribasso del 70 per cento per molti ausili”, diceMaria Teresa Agati, presidente autorevole del Centro studi e ricerca per persone disabili di Federvarie – Confindustria.
COSTO ALLO STATO – Riporta il Fatto Quotidiano che “l’ex ministro Balduzzi, in carica fino a pochi mesi fa, ha quantificato in circa 1,9 miliardi l’attuale spesa pubblica in protesi e ausili”. Spesa evidentemente non amministrata troppo bene. Ma quanto ci vorrebbe per rimettere in sesto un circolo che di virtuoso ormai ha così poco? Balduzzi, dice sempre al Fatto Quotidiano, aveva stimato in 400 milioni di euro la spesa per i nuovi ausili e nuove protesi, secondo una riforma del Nomenclatore che però non è andata in porto per cambio di guardia del Governo. Ma le spese da sostenere, in termini di costi sociali, sono anche altri. E’ il caso di mettere in luce la situazione delle industrie del settore italiane, costrette a subire i costi delle materie prime e della componentistica stabiliti da poche multinazionali che, loro malgrado, non possono allinearsi ai prezzi di 14 anni fa del nostro nomenclatore.  Risultato:eccellenze della nostra industria non riescono a competere,  arrivando a patire la crisi generale in maniera raddoppiata, con conseguente chiusura, cassa integrazione e perdita di lavoro. Cinicamente, anche volendo ignorare cosa significhi per una persona avere un ausilio adeguato alle sue necessità (cosa che ci si aspetterebbe in un paese civile),è evidente come alla voce mancato aggiornamento del Nomenclatore, per lo Stato italiano si profilano costi che vanno ben oltre il denaro, annoverando perdite di tipo sociale. E’ un’altra occasione sprecata, quindi, quella che lo scorso maggio ha visto ancora una volta sfumare l’aggiornamento del Nomenclatore. Nomenclatore che, ricordiamo, dovrebbe essere aggiornato ogni tre anni per legge. Già, per legge. 

di Giovanni Cupidi

BLOCCO ASSUNZIONI NELLA PA SE L’ORGANICO È AL COMPLETO. LA PROTESTA: “E’ INACCETTABILE”

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Il Comitato Genitori disabili psichici parla di “scelta sciagurata” in merito al recente parere espresso dal dipartimento Funzione Pubblica per cui con organico al completo è corretto il blocco delle assunzione categorie protette nella Pubblica Amministrazione: “Il contenimento della spesa non giustifica un provvedimento che taglia via diritti sanciti dalla legge 68/99”.

ROMA – “Non intendiamo sopportare ulteriori attacchi al diritto al lavoro dei disabili; la legge esiste e va rispettata, senza ricorso a motivazioni che riteniamo inaccettabili”. Non ci sta, il Comitato genitori giovani disabili psichici, ad avallare il parere espresso dal dipartimento Funzione Pubblica il 22 maggio 2013, n. 23580: in esso si sostiene che “le pubbliche amministrazioni devono sospendere le assunzioni delle categorie protette se la loro dotazione organica risulta già completa o se hanno personale in soprannumero”, ricorda il Comitato in una nota. Questo “conferma – dicono i genitori – la scarsissima considerazione in cui è tenuta la categoria dei disabili anche da parte delle autorità competenti”.
Il contenimento della spesa non è un argomento al quale sacrificare i diritti: “E’ inammissibile dal nostro punto di vista che le assunzioni dei disabili, previste dalla legge 68/99, possano essere bloccate e che si giustifichi nella sostanza questa scelta sciagurata con la necessità di contenimento delle spese della pubblica amministrazione”.Prosegue il Comitato dei genitori: “Non intendiamo sopportare ulteriori attacchi al diritto al lavoro dei disabili; la legge esiste e va rispettata, senza ricorso a motivazioni che riteniamo inaccettabili. Per questa ragione proponiamo a tutte le associazioni, gruppi, comitati che difendono i diritti dei disabili di organizzare una manifestazione di protesta in piazza Montecitorio da effettuarsi il prima possibile (la prima data utile potrebbe essere mercoledì 19 giugno)”.
( superabile.it )

di Giovanni Cupidi

ISEE (aggiornamento) : Domande e risposte in sintesi

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Il nuovo regolamento ISEE è già in vigore?
No. Non è in vigore. Mancano alcuni passaggi tecnici alle Commissioni parlamentari e ancora in Consiglio dei Ministri, quindi la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Non è detto che vi siano i tempi tecnici per l’approvazione.In ogni caso, dopo l’eventuale approvazione sono necessari atti da parte degli enti erogatori (es. i Comuni) che devono recepire le nuove modalità di calcolo dell’ISEE e fissare i limiti per l’accesso alle prestazioni sociali agevolate e/o per la partecipazione eventuale alla spesa. 

Che cosa viene considerato nel nuovo ISEE?
Vengono considerati i redditi di varia natura e tutte le prestazioni monetarie erogate dallo Stato o da enti pubblici con finalità assistenziale anche se sono esenti da tassazione. Viene poi sommato il 20% del patrimonio mobiliare o immobiliare. Sono previste alcune franchigie e detrazioni.La somma viene poi divisa per parametri diversi a seconda della composizione del nucleo familiare. 

Nel nuovo ISEE sono conteggiate anche le pensioni e l’indennità di accompagnamento?
Certamente. Nell’indicatore della situazione redditualesono considerati assegni pensioni e indennità di accompagnamento, di comunicazione e di frequenza riservate a invalidi, ciechi e sordi, oltre che tutti i trattamenti per invalidi del lavoro e di guerra.Vengono anche considerati gli eventuali assegni di cura, contributi per l’assistenza indiretta, voucher e ogni altra erogazione assistenziale o ad altro titolo. 

Sono previste agevolazioni per le persone con disabilità?
Nel calcolo sono previste alcune agevolazioni che consentono di diminuire l’Indicatore della Situazione Reddituale in presenza di una persona con disabilità nel nucleo.È possibile detrarre le spese sanitarie per disabilità (che sono piuttosto ampie e comprendono, ad esempio, le spese per gli ausili o per l’acquisto e l’adattamento di un veicolo), fino a 5000 euro.Sono poi previste detrazioni forfettarie a seconda dellagravità della disabilità. Disabilità media: 3500; disabilità grave: 5000 euro; non autosufficienza: 6500 euro. Si può poi detrarre il 10% delle prestazioni assistenziali ricevute.
I non autosufficienti possono detrarre le spese sostenute per badanti o assistenti personali fino a coprire l’intero importo delle prestazioni assistenziali o previdenziali per inabilità ricevute. 

Si potrà ancora richiedere, almeno in alcuni casi, l’applicazione dell’ISEE personale anziché quello familiare?
No, l’ISEE familiare o (estratto), previsto molto confusamente dalla normativa precedente non esiste più. Solo per le prestazioni sociosanitarie agevolate è previsto di far riferimento, per i disabili maggiorenni, ad un nucleo familiare più “ristretto” e cioè al solo coniuge e ai figli. Nel caso questi non siano presenti, si conteggia il solo beneficiario. Ne beneficiano i disabili maggiorenni non coniugati e/o senza figli. 

Il nuovo ISEE sarà più svantaggioso di quello precedente?
Dipende caso per caso e dal tipo di prestazione agevolata richiesta. In linea generale l’ISEE futuro potrebbe essere leggermente più vantaggioso del precedente soprattutto per i redditi medio-bassi con famiglia numerosa e per le disabilità gravi o per le non autosufficienze in presenza di spese per assistenza dimostrabili. In realtà non è tanto la modalità di calcolo dell’ISEE a dettarne il vantaggio, quanto piuttosto i limiti ISEE fissati dagli enti rispetto alle diverse prestazioni o servizi. 

Quali saranno i limiti ISEE per le prestazioni agevolate?
Lo schema di decreto prevede che gli enti erogatori delle prestazioni sociali agevolate, entro 30 giorni dall’entrata in vigore delle nuove regole, rivedano i propri criteri di calcolo e i limiti ISEE precedentemente fissati. Riteniamo che, visto l’ampliamento della base reddituale e patrimoniale considerata i limiti debbano essere superiori 

Il nuovo ISEE sarà applicato anche all’indennità di accompagnamento?
L’indennità di accompagnamento viene attualmente erogata a prescindere dal reddito del beneficiario. Lo schema di decreto non prevede alcuna novità in questo senso. L’indennità di accompagnamento continua ad essere erogata a prescindere dal reddito. 

Il nuovo ISEE sarà applicato anche alle pensioni di invalidità civile, cecità sordità?
Lo schema di decreto non prevede questa ipotesi. Le pensioni assistenziali per invalidità civile attualmente sono erogate riferendosi a limiti reddituali personali. Per applicare l’ISEE è necessaria un’altra specifica disposizione di legge.In linea generale – fermo restando la valutazione sul limite ISEE ipoteticamente adottato – non è detto che questa soluzione sarebbe negativa per tutti. In alcuni casi sarebbe sicuramente motivo di perdita della provvidenza economica; in altri casi non produrrebbe variazioni; in altri casi potrebbe consentire l’accesso a prestazioni precedentemente negate (si pensi all’invalido con 17.000 euro di reddito e una moglie a carico, attualmente escluso).
( http://www.handylex.org/gun/decreto_isee_persone_disabilita.shtml )

di Giovanni Cupidi