AMORE E DISABILITA’ IN UN CORTOMETRAGGIO…DA SUPPORTARE

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Franco Montanaro, 28 anni, lancia il progetto di un cortometraggio sul tema della sessualità delle persone disabili. Per realizzarlo è stata lanciata una campagna di raccolta fondi Il titolo dice già tutto, e non potrebbe farlo meglio. “Amore è stare svegli tutta la notte con un bambino malato. O con un adulto molto in salute”. Detto così, magari uno ci capisce poco o niente. Ma ad andare un attimo  a inquadrare il focus, tutto si chiarisce. Se vi dico che stiamo parlando di amore, sesso e disabilità, forse qualche lampadina inizierà ad accendersi. Il titolo, lungo ma efficace, è quello scelto da Franco Montanaro per il suo cortometraggio, incentrato appunto sulla sessualità delle persone disabili, argomento un tempo tabù, che ultimamente sta iniziando ad emergere, come giusto che sia. Tema trattato – ed è qui che la diffeneza si fa interessante – assumendo la prospettiva di un ragazzo disabile che si fa adulto, e della madre, la quale vede accanto a sé crescere un bambino prima bisognoso di cure, ora uomo con bisogni  e impulsi. In entrambe le situazioni, che sono specchio di momenti diversi della vita di due persone, amore è essere a fianco l’uno all’altro, nei suoi bisogni che cambiano. Così la breve sinossi che introduce al cortometraggio:  “Camillo è un ragazzo di diciotto anni circa e vive con sua madre Giulia, che da quando è piccolo non ha mai smesso di occuparsi di lui. Ha i suoi interessi, ha vissuto esperienze belle e brutte, come ogni ragazzo della sua età. Camillo aspetta la madre fuori da scuola. I compagni lo salutano passandogli di fianco velocemente e uno di loro per gioco gli sfila le sue cuffie dall’orecchio. L’ auto della madre arriva, il tempo di adagiare la carrozzina dietro e si parte per casa. Sono in auto fermi ad un semaforo. Un cartellone pubblicitario è tutto occupato da un corpo femminile in bella mostra. Camillo indugia lo sguardo alla sua destra e la madre un po’ imbarazzata ha come reazione quella di distrarlo. Suo figlio ormai non è più il bambino che la teneva sveglia la notte. La madre ne è cosciente. Il loro rapporto è fatto di una complicità unica che lega una mamma a un figlio. La stessa che porterà mamma Giulia ad andare anche oltre i suoi preconcetti…” La storia che pare delinearsi (pare, perché il cortometraggio ancora non l’abbiamo visto, e ora capirete il perché)  punta i riflettori anche su un aspetto spesso poco considerato, ovvero la difficoltà – che talvolta diventa  frustrazione –  di  un genitore di un ragazzo disabile che diventa adulto, nel  poter fare poco per aiutare il figlio a vivere  a pieno la propria sessualità. Tema particolarmente attuale, sul quale molto si sta discutendo, in particolare in relazione alla proposta di rendere legale anche in Italia la figura dell’assistente sessuale, già presente in alcuni altri Paesi. Dicevamo che per ora questo cortometraggio è solo un progetto. Ebbene, è così, perché per la sua realizzazione sono necessari 10.000 euro, per recuperare i quali è stata attivata una campagna online per un finanziamento “dal basso” al quale tutti, volendo, possono partecipare. Sul sito www.finanziamiiltuofuturo.it è possibile avere tutte le informazioni sulla raccolta fondi e sul progetto. Chi volesse può partecipare, contribuendo a partire da 1 euro, ricevendo “ricompense” proporzionate all’offerta, che vanno dal ringraziamento, all’invito alla prima proiezione pubblica ecc. Il termine ultimo, entro il quale il progetto dovrà raggiungere il 70% del finanziamento, è il 30 novembre 2013. Se il Progetto verrà finanziato, a dirigere il cortometraggio sarà Adriano Sforzi, regista vincitore di un David di Donatello con “Jody delle Giostre”.

di Giovanni Cupidi

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