Pensione anticipata, permessi e congedi per disabilità

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La cosiddetta “riforma” pensionistica Fornero, com’è noto, ha rivisto profondamente le regole e i criteri di calcolo pensionistici.

Le principali novità sono state introdotte dal decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 (convertito con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214) e dal decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 216 (convertito con modificazioni dalla Legge 24 febbraio 2012 , n. 14).

Sintetizzando di molto, attualmente vige la “nuova” pensione di vecchiaia e la pensione anticipata.

Per raggiungere il diritto alla pensione di vecchiaia è necessario disporre di almeno 20 anni di versamenti contributivi e aver raggiunto una determinata età.

Si è partiti dal 2012 fissando limiti di età diversificati fra maschi e femmine, dipendenti pubblici e privati e lavoratori autonomi, prevedendo però un aumento progressivo per l’adeguamento all’attesa di vita.

Nel 2020 tale limite sarà per tutti (maschi e femmine, pubblici, privati e automi) fissato a 66 anni e 11 mesi.

Per frattempo, nel 2013 l’età prevista per i lavoratori (maschi) dipendenti ed autonomi è di 66 anni e tre mesi, stessa età per le lavoratrici dipendenti pubbliche; 62 anni e 3 mesi per le lavoratrici dipendenti private e infine, 63 anni e 9 mesi per le lavoratrici autonome.

Per compensare le nuove regole che diventeranno sempre più stringenti e per favorire chi ha iniziato a lavorare in giovane età, la “riforma” ha introdotto la pensione anticipata.

La pensione anticipata viene concessa a chi ha un’anzianità contributiva di almeno 42 anni e 1 mese se uomo o 41 anni e 1 mese se donna. Questi requisiti contributivi sono aumentati di un ulteriore mese per il 2013 e per il 2014 e sono soggetti anch’essi all’adeguamento alla speranza di vita.

Per richiedere la pensione anticipata non è prevista un’età anagrafica minima, ma per chi la richiede prima dei 62 anni subisce una penalizzazione pari all’1% per ogni anno di anticipo entro un massimo di due anni e al 2% per ogni anno ulteriore rispetto ai primi 2.

Ad esempio: chi va in pensione a 59 anni, ha una penalizzazione del 4%.

La penalizzazione incide sull’ammontare della pensione e fa riferimento alle anzianità contributive maturate prima del 1 gennaio 2012.

La Legge 14/2012 ha precisato un elemento: le penalizzazioni, limitatamente alle persone che maturano l’anzianità contributiva entro il 31.12.2017, non operano se quell’anzianità contributiva “derivi esclusivamente da prestazione effettiva di lavoro, includendo i periodi di astensione obbligatoria per maternità, per l’assolvimento degli obblighi di leva, per infortunio, per malattia e di cassa integrazione guadagni ordinaria.”

Nel conteggio del 42 anni e 2 mesi (2013) per i maschi, e 41 anni e 2 mesi per le femmine, si conteggiano quindi solo i “giorni” di lavoro effettivo, oltre alla maternità (obbligatoria), la leva, le assenze per malattia o infortunio. Altre “assenze” non sono contemplate.

Non sono, quindi, inclusi nel conteggio dell’anzianità contributiva:

  • l’astensione facoltativa di maternità in costanza di rapporto di lavoro (art. 35. Decreto legislativo 151/2001) anche se riscattati;
  • i permessi mensili previsti dall’articolo 33 della Legge 104/1992 (sia fruiti per l’assistenza a familiari con disabilità che quelli usati dalle stesse persone con disabilità lavoratrici);
  • i congedi retribuiti per l’assistenza a familiari con grave disabilità (art. 42, Decreto legislativo 151/2001);
  • le maggiorazioni di servizio virtuali a qualsiasi titolo (invalidità Legge 388/2000, vittime del terrorismo, dell’amianto ecc.);
  • i periodi relativi ai riscatti di laurea, specializzazione, diplomi professionali anche se oggetto di ricongiunzione (Legge 29/1979);
  • le assenze per sciopero;
  • i permessi per i donatori del sangue;
  • i periodi di disoccupazione se non hanno dato titolo all’accesso alla cassa integrazione guadagni, anche se oggetto di ricongiunzione (Legge 29/1979).

Vediamo gli effetti di questa limitazione.

Il lavoratore, di età inferiore ai 62 anni, per non subire penalizzazioni, deve raggiungere – come già detto – i 42 anni e 2 mesi di contribuzione effettiva (41 e 2, se donna). Se i permessi lavorativi, i congedi o altre assenze, non consentono di raggiungere quel limite minimo, dovrà proseguire il servizio effettivo fino al raggiungimento del limite prescritto o attendere il raggiungimento dell’età utile per il pensionamento di vecchiaia.

Al momento attuale la situazione per la pensione anticipata è quella descritta. Solo un intervento legislativo (che può essere di iniziativa parlamentare o governativa) può modificare le disposizioni già vigenti e sanarne gli effetti di notevole entità per i lavoratori che si trovano in prossimità della pensione.

(handylex.org)

Nuovo Isee, procede l’iter ma i timori dei disabili restano

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Indennità di accompagnamento e pensione d’invalidità non sarebbero escluse dal computo dei redditi

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali sta ultimando in questi giorni la stesura definitiva del regolamento sul nuovo Isee, l’Indicatore della situazione economica equivalente, che sarà adottato dopo il via libera del Ministro dell’Economia e delle Finanze, come decreto del presidente del Consiglio (DPCM). La revisione dell’Isee era stata decisa con la manovra “Salva Italia” (legge n. 214 del 2011). Tra le principali preoccupazioni delle persone con disabilità rimane quella di dover conteggiare anche pensione di invalidità e indennità di accompagnamento ai fini del calcolo dell’Isee, facendolo così lievitare, tanto da far decadere per molti il diritto ad accedere a prestazioni e servizi necessari o, in alternativa, dover pagare una quota di compartecipazione.

OSSERVAZIONI DELLE COMMISSIONI – Altre richieste sono state invece accolte dalle Commissioni Finanze e Affari Sociali della Camera che, agli inizi di agosto, avevano dato parere favorevole al Dpcm, ma con alcune osservazioni. Tra l’altro, le Commissioni hanno chiesto che il governo «confermi l’esclusione dal campo di applicazione del nuovo Isee delle prestazioni assicurate dal sistema previdenziale e da quello sanitario», che valuti «l’opportunità – in relazione al trattamento delle persone con disabilità e non autosufficienti nel nuovo Isee – di prevedere un trattamento più favorevole con riferimento a situazioni in cui, in presenza di un reddito della persona disabile molto basso o nullo e, contestualmente, di beni patrimoniali, la detrazione prevista nel nuovo Isee potrebbe non operare pienamente» e, rispetto all’inserimento delle indennità all’interno dell’Indicatore della situazione reddituale (Isr), che «il Governo valuti l’opportunità di intervenire in maniera equitativa aumentando le franchigie e prevedendo uno specifico intervento per le famiglie con figli minori disabili e per i casi di polidisabilità».

LA RISPOSTA DEL MINISTERO – «Dopo l’invio dei pareri da parte delle Commissioni parlamentari, le richieste sono state attentamente vagliate dal governo e fatte proprio dal provvedimento – fanno sapere dal Ministero del Lavoro -. Non risulta fra le proposte l’esclusione della indennità di accompagnamento e di altre prestazioni esenti dal computo dei redditi, ma eventualmente una revisione delle franchigie. D’altra parte, l’esclusione – precisano – non è nelle possibilità del governo in quanto la norma di delega (art. 5 del decreto legge “Salva Italia”) impone di includere nella nozione di reddito la percezione di somme anche se esenti da imposizione fiscale». «Non si può accettare che indennità come quella di accompagnamento e la pensione d’invalidità civile possano essere considerate vere e proprie fonti di reddito – sottolinea Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva -. Su questo punto chiediamo al Parlamento e a tutte le forze politiche un immediato passo indietro».

RICADUTE – Ma quali ricadute potrebbe avere la riforma dell’Isee sulla vita delle persone con disabilità e le loro famiglie? Marina Cometto, di Torino, ha una figlia di 40 anni con la Sindrome di Rett che ha bisogno di assistenza continua per alimentarsi, bere, respirare. «Nel nostro Comune – racconta – già dall’anno scorso l’indennità di accompagnamento è considerata nel calcolo del reddito per accedere all’assegno di cura (dai 200 ai 400 euro) riconosciuto dalla Regione Piemonte per le famiglie che si fanno carico dell’assistenza: paghiamo dall’anno scorso 70 euro di compartecipazione al mese». Cosa succederà con l’introduzione del nuovo Isee? «Dicono che sarà prevista una franchigia – irrisoria – di poco più di 6 mila euro l’anno per chi una disabilità grave e potranno essere detratte, per esempio, le spese sostenute per l’assistente personale o la badante: ma con quali soldi l’assumiamo, con la pensione di mio marito? – chiede Marina -. Non mi sembra vero che mia figlia possa essere titolare di un reddito come se lavorasse: percepisce circa 700 euro al mese per l’indennità di accompagnamento e la pensione di invalidità che servono a malapena per consentirle una vita dignitosa e tappare i buchi dell’assistenza, come per esempio pagare un’infermiera di notte o comprare tutto ciò che non passa l’Asl, come un sollevatore per spostarla dal letto alla carrozzina».

PARI OPPORTUNITÀ NEGATE – Aggiunge Simona Bellini, di Roma, mamma di una ragazza cerebrolesa: «L’indennità di accompagnamento serve per cercare di limitare il divario tra chi ha una disabilità e chi non ce l’ha; introdurla nel calcolo dell’Isee è una discriminazione. Se si supera il limite Isee, si è costretti a pagare una quota di compartecipazione alla spesa per poter accedere a prestazioni assistenziali essenziali. Si afferma inoltre che l’aumento del valore dell’Isee viene “compensato” dall’introduzione di franchigie e detrazioni, peraltro non viene considerato il lavoro di cura dei familiari come pure altre spese correlate alla disabilità. Ma che senso ha introdurre un sistema farraginoso che da una parte toglie e dall’altra “bilancia”?». La pensa così anche Ileana Argentin, responsabile del settore disabilità del Partito Democratico: «Sono contraria a rendicontare all’interno dell’Isee indennità di accompagnamento e pensione di invalidità perché sono diritti che ci consentono di avere pari opportunità nei confronti di chi non ha una disabilità. Le franchigie, poi, appesantiscono le famiglie con un ulteriore “carico” burocratico».

DIRITTI «DIVERSI» – Altra questione controversa è se l’Isee sarà davvero un «livello essenziale» su tutto il territorio nazionale o la sua applicazione continuerà ad essere disomogenea da regione a regione, a volte anche tra Comuni della stessa regione. «Già ora c’è una giungla, con diversi limiti Isee fissati da ogni Regione per l’accesso ai servizi – dice Francesco Conti, di Foligno, che ha la mamma con disabilità grave -. Se con la riforma rimane la discrezionalità delle regioni, una volta inserita anche l’indennità di accompagnamento nel calcolo dell’Isee, i limiti dovranno essere rivisti e aumentati. Ma avverrà dappertutto? – chiede Francesco -. Oggi per esempio, il limite Isee per ottenere in Emilia Romagna l’assegno di cura fino a 1200 euro al mese è di 32mila euro, superata questa soglia si paga la quota di compartecipazione. In Umbria, invece, il limite Isee non deve superare 4.800 euro l’anno per poter ottenere appena 50 euro al mese come contributo per un paio d’ore a settimana di assistenza domiciliare, costringendo così molte famiglie a ricoverare i propri cari in strutture residenziali, con costi ben più alti per lo Stato e la collettività».

LIVELLO ESSENZIALE – Nel provvedimento in via di approvazione si conferma che l’Isee è un «livello essenziale», ma c’è scritto anche che «sono fatte salve le competenze regionali in materia di normazione, programmazione e gestione delle politiche sociali e socio-sanitarie, ferme restando le prerogative dei Comuni». «Come anche affermato dal parere del Consiglio di Stato – dicono al Ministero del Lavoro -, non c’è contraddizione tra la definizione di Isee come livello essenziale e le competenze regionali esplicitamente fatte salve nella nuova versione del decreto su richiesta delle Regioni in sede di Conferenza unificata». «Chiediamo una riformulazione del comma relativo – afferma Aceti -. Così come costruito, rischia nei fatti di continuare a mantenere le attuali disomogeneità tra regioni e di vanificare l’obiettivo principale della disposizione, cioè rendere davvero l’Isee un Livello Essenziale sul territorio nazionale».

(corriere.it)

AUTISMO, DA “PSICOSI” A “DISTURBO PERVASIVO DELLO SVILUPPO”: ECCO IL DDL

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Non è una pedanteria terminologica, ma un cambio di prospettiva nello studio su questa malattia, che ha reso necessario un nuovo intervento normativo. Istituito un gruppo di lavoro: tra 10 giorni la commissione Sanità si riunirà in plenaria per discutere il disegno di legge

L’autismo non è una ‘psicosi’, ma ‘un disturbo pervasivo dello sviluppo’. E non è una pedanteria terminologica, ma un importante cambio di prospettiva nello studio e negli interventi su questa malattia, che ha reso necessario un nuovo intervento normativo. A marzo, al Senato, Antonio De Poli (Scelta civica) ha presentato un disegno di legge (n. 344), all’esame in questi giorni della commissione Igiene e Sanità, presieduta da Emilia De Biase. Se ne doveva parlare anche ieri, in sede referente ma si è deciso di approfondire il tema creando un gruppo di lavoro ad hoc, e prevedendo una serie di incontri con i centri specializzati e le strutture territoriali che si occupano di autismo. Fra dieci giorni la Commissione si riunirà in seduta plenaria con ulteriori elementi di analisi.
Si diceva del cambio di prospettiva che, come primo effetto, amplia moltissimo la platea dei soggetti interessati a questa patologia: nei paesi industrializzati, si legge nella relazione introduttiva al ddl, le patologie dello sviluppo e dell’apprendimento coinvolgono il 18-20% della popolazione scolastica e, secondo la nuova classificazione, l’autismo viene inserito in queste patologie che comprendono anche la dislessia, i disturbi dell’attenzione e della memoria, l’iperattività, i comportamenti violenti, anoressia e bulimia, depressione, intolleranze e allergie alimentari e ambientali.
L’autismo va quindi trattato come malattia sociale e ci si è arrivati dopo aver capito che “l’approccio neuropsichiatrico – spiega il ddl – non consente di far recuperare al minore un’accettabile vita di relazione” e che quindi è necessario un approccio multidisciplinare. Sono sette articoli e il primo riconosce appunto l’autismo come “malattia sociale”. Nell’art. 2 sono espresse le finalità del provvedimento che, in generale, vuole “favorire il normale inserimento nella vita sociale delle persone affette da autismo”. Lo stesso articolo prevede l’istituzione di banche dati coordinate dal Ministero per monitorare il fenomeno e promuove la formazione degli operatori sanitari. C’è poi il capitolo importante dedicato all’educazione sanitaria delle famiglie di persone affette da autismo e la promozione di progetti internazionali di ricerca.L’art. 3 si occupa di “Diagnosi precoce e prevenzione”. Il 4 è dedicato all’alimentazione, riconoscendo “il diritto all’erogazione gratuita di prodotti dietoterapeutici specifici”. L’art. 5 stabilisce il ‘Diritto all’informazionè raccomandando la chiarezza nei foglietti illustrativi dei farmaci. Nell’art. 6 si prevede che ogni anno il ministro della Salute presenti alle Camere una relazione di aggiornamento sullo stato delle conoscenze in materia di autismo, “con particolare riferimento alla prevenzione, alla diagnosi precoce e ai risultati degli interventi terapeutici e riabilitativi. Infine i costi e le coperture finanziarie: l’art. 7 valuta in 19 milioni di euro l’onere derivante dall’attuazione della legge, a partire dal 2014.
(superabile.it )

di Giovanni Cupidi

DISABILITÀ MOTORIA NON SIGNIFICA IMMOBILITÀ: A TORINO LA SFIDA DEL “MOBILITY DAY”

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Una giornata per parlare di mobilità attenta ai bisogni di cittadini con esigenze particolari. In programma dibattiti, test drive, sfide sportive, spettacoli e agricoltura sociale

“Un’occasione per parlare di mobilità attenta ai bisogni di cittadini con esigenze particolari e per provare insieme come il diritto alla mobilità possa esprimersi in molte e diverse forme”. Questo è l’obiettivo del “Mobility day” promosso a Torino da Anglat (associazione che opera nel settore della mobilità per persone con disabilità) insieme a una rete solida e ampia di partner tra cui in primis la Cpd (Consulta per le persone in difficoltà) e l’Adn (Associazione diritti negati). L’appuntamento nel capoluogo piemontese è per il 29 settembre a partire dalle ore 11 e fino alle 18.30 presso piazza Castello e via Roma. “L’obiettivo prefissato – spiegano i promotori – è quello di riunire le principali realtà impegnate a sostenere pari opportunità per le persone con disabilità e stimolare cittadinanza e istituzioni sul tema del diritto di tutti alla mobilità personale quale strumento indispensabile per l’autonomia”.
Il concetto di mobilità “attenta e solidale” verrà declinato durante la giornata sotto varie forme, sfidando il luogo comune che associa disabilità motoria e immobilità.
Annunciato da una conferenza stampa il 27 mattina, il Mobility day aprirà i battenti domenica 29 settembre con il dibattito “Il diritto alla mobilità quale sinonimo di autonomia e di libertà”. Seguiranno, lungo la giornata, a partire dalle 14.30, la possibilità per tutti di effettuare un test drive, sfide sportive, spettacoli, esposizioni d’arte e iniziative sull’agricoltura sociale.
Il Mobility day si avvale del patrocinio di Città di Torino, Regione Piemonte e Provincia di Torino e del partenariato di Coldiretti Torino, Comitato italiano paralimpico Piemonte e Centro servizi per il volontariato.
(superabile.it )

di Giovanni Cupidi

Scoprire le potenzialità della disabilità

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Al via la “fase 3” del progetto per il territorio finanziato da Fondazione con il Sud. Entra nel vivo la “fase 3” del programma “Territorio: conoscere per cambiarlo” promosso da UILDM all’interno del bando Sostegno a Programmi e Reti di Volontariato di Fondazione con il Sud, che prevede per tutto il 2013 un fitto coinvolgimento delle Sezioni UILDM di Cittanova (Reggio Calabria), Mazara del Vallo (Trapani) e Napoli.

«Concretamente – spiega il direttore operativo UILDM Cira Solimene, che coordina i lavori – questa fase prevede la realizzazione di una serie di attività indirizzate ai giovani delle scuole superiori e riguardanti le tematiche della diversità e della disabilità, portate avanti parallelamente nei tre Comuni coinvolti avvalendosi della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità come strumento di partenza. In questo senso, per ciascuna sede UILDM sono stati individuati due formatori, di cui uno con esperienza certificata nel campo della formazione dei giovani per la diffusione nelle scuole dei principi contenuti nella Convenzione ONU, tra cui Rita Barbuto, direttore di DPI Italia(Disabled Peoples’ International). Il secondo formatore professionista, invece, ha un’esperienza specifica nel campo della disabilità, maturata sul territorio. Ciò che accomuna queste sei figure è il fatto che provengono tutte dal mondo dell’associazionismo (DPI- Disabled Peoples’ International e UILDM)».Questa fase di “Territorio: conoscere per cambiarlo” si concluderà nel maggio 2014, quando è previsto un evento finale in occasione del quale i referenti delle tre sedi presenteranno i risultati dei percorsi, insieme ai ragazzi che ne saranno stati i protagonisti, alla presenza delle autorità locali e con il coinvolgimento anche delle altre realtà associative. Il risultato atteso è la diffusione di una cultura della socialità a partire dalla promozione di una visione positiva della diversità: filo conduttore di questo processo sarà il rispetto della persona con disabilità, che passando per l’accettazione di un atteggiamento positivo nei confronti della diversità, giunga al superamento dei pregiudizi, della paura e della diffidenza, imparando ad accogliere la novità e le potenzialità che la diversità offre, uscendo dagli schemi che ne mettono in evidenza solo l’aspetto negativo.
(vita.it)

di Giovanni Cupidi

Sport e tecnologia per superare la disabilità

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Sabato, dalle 10 alle 16, in piazza Galvani una manifestazione per far conoscere ai giovani con handicap gli strumenti hi tech che li possono aiutare nella pratica sportiva.
Testimonial la campionessa paralimpica Giusy Versace e le atlete di casa Ilaria Bianchi e Arianna Barbieri

Una giornata per dimostrare che la disabilità si può combattere, e non per forza vuole dire essere costretti ad abbandonare le proprie abitudini, come l’attività sportiva. Anzi, proprio lo sport è un ottimo aiuto per imparare a conviverci e affrontarla. Sabato la campionessa italiana di atletica leggera paralimpica Giusy Versace sarà protagonista e testimonial di “Insieme nello sport”, una giornata per avvicinare allo sport i giovani disabili e incentivarli alla pratica attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie. Dalle 10 del mattino alle 16, piazza Galvani ospiterà l’iniziativa ideata dalla stessa Versace, atleta calabrese che nel 2005, a 28 anni, perse entrambe le gambe in un incidente automobilistico. Non si scoraggiò, e riprese a correre, e vincere, grazie a due protesi. Per raccontare cosa ha imparato da questa esperienza, ha ideato l’evento “Insieme nello sport”. Sarà l’occasione per testare le ultime generazioni di protesi e ausili sportivi della Össur, azienda islandese che allestirà una piccola officina mobile attrezzata col meglio delle protesi moderne. Cuffie in silicone, ginocchi protesici, piedi flex in carbonio: tutti disponibili in piazza Galvani per essere provati con la consulenza di tecnici specializzati.A fare gli onori di casa, due campionesse del nuoto bolognese, Ilaria Bianchi e Arianna Barbieri. Oltre a provare a correre assieme alla Versace, si potrà scoprire tutto il mondo degli sport paralimpici: basket in carrozzina, calcio balilla con speciali biliardini per disabili fino all’handbike. Prossime tappe della manifestazione Lecce, Catania e Roma.
(repubblica.it)

di Giovanni Cupidi

Hai un figlio disabile? Non vai in pensione

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Con la riforma Fornero i permessi goduti con la legge 104 e la maternità facoltativa non vengono più conteggiati ai fini pensionistici. Carlo Giacobini spiega l’assurdità di questa norma, «che si può cambiare solo con una nuova legge»

Il titolo è forte, un po’ estremizzato, ma la sostanza ci è molto vicina. Sul web, un genitore ha fatto una sintesi perfetta: «ci stai dicendo che per noi genitori con la 104 (cioè con figli disabili gravi) al posto del pre-pensionamento di 5 anni di cui si discute da decenni, toccheranno cinque anni di lavoro in più rispetto a tutti gli altri?!? Non c’è mai limite alle assurdità su questo tema».C’è da non crederci, per la palese ingiustizia della misura, ma è proprio così. Andiamo per gradi. La riforma Fornero ha stabilito che per andare in pensione prima dell’età anagrafica prevista (in questo momento 66 anni e tre mesi per gli uomini e un minimo di 62 e tre mesi per le donne) servono (nel 2013) 42 anni più 2 mesi di contributi versati per gli uomini e 41 più 2 mesi per le donne. Nel conteggio di questi anni entrano però  – questa è la novità  – solo i giorni effettivamente lavorati e non quelli coperti da contributi figurativi, fatta eccezione per infortuni, malattia, servizio di leva e maternità obbligatoria. Di fatto non sono più “buoni” ai fini del conteggio dei 42 e rotti anni i giorni in cui un lavoratore è stato assente per permessi retribuiti per motivi familiari, lutto, diritto allo studio, donazione del sangue, sciopero. Volgare e antipatico, ma i giorni si conteranno in unità o decine. Ma non solo. L’enormità della cosa arriva qui: non valgono nemmeno i giorni di assenza per la legge 104/1992 (che riconosce permessi retribuiti per l’assistenza di un figlio disabile) e addirittura il congedo parentale (ex maternità facoltativa). Si tratta di 180 giorni a figlio nel caso del congedo parentale e di 3 giorni al mese nel caso della 104, che in una vita da genitore di figlio disabile diventano anni. Carlo Giacobini, il direttore di HandyLex, è uno dei più grandi esperti in Italia di diritti e persone con disabilità ed è stato il primo in assoluto a sollevare la questione.
Quelle che circola è un timore o è proprio vero? Scusi la domanda, ma suona talmente assurdo…È vero e non dipende dall’Inps. È scritto nero su bianco nella norma della manovra Fornero, legge 214 del 2012, articolo 24 combinata con art 14 della legge 14 del 24 febbraio 2012. Quei 42 anni e 2 mesi devono riferirsi a lavoro effettivamente prestato, eccezionalmente sono conteggiate come lavoro prestato le assenze per malattia, maternità obbligatoria, infortunio, servizio di leva. Tutto il resto è fuori.
Come mai la questione viene a galla solo ora?L’avevamo segnalato già nel 2011, ma in quel momento la situaizone politica era tale che non si è riusciti a portare l’attenzione su questo tema come su altri, altrettanto delicati. La manovra Fornero comunque si è perfezionata solo a luglio e quindi con le prime persone che stanno andando in pensione con quelle regole la situazione è esplosa.
Per un genitore con un figlio disabile, concretamente le nuove regole cosa comportano?Questo significa che chi ha fruito di due anni di congedo dovrà lavorare due anni in più per maturare quel diritto. Se non lo fa incorre in penalizzazioni di trattamento. Facciamo i conti, la legge 104 dà diritto a tre giorni al mese di assenza, che fanno 30 all’anno: questo significa che il padre di un ragazzo con disabilità che oggi ha 60 anni e per 20 anni ha usufruito dei permessi lavorativi mensili, dovrà rimanere in servizio due anni in più. Una beffa: quello che era ipotizzato come un aiuto, alla fine della fiera vene fatto pesantemente ripagare.
Tra le famiglie c’è grande disorientamento. Come vi muoverete ora?Solo un intervento normativo potrà sanare questa situazione, non c’è altra strada. Tecnicamente è molto semplice, basta aggiungere alla legge un periodo che include i permessi per la legge 104 e i congedi parentali fra le eccezioni. Il vero nodo da affrontare sarà quello della copertura. È una questione eminentemente politica. Noi stiamo già predisponendo una proposta di legge da presentare, ma deve esserci un gruppo trasversale di parlamentari che poi se ne faccia carico in Parlamento.
(vita.it)

di Giovanni Cupidi