Stabilità 2014, la ghigliottina del reddito sulle indennità di accompagnamento

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Nel testo della legge di stabilità approvato dal Consiglio dei ministri ma ancora in lavorazione trova spazio il tetto di reddito per gli ultra65enni che ricevono l’indennità di accompagnamento: stop all’assegno sopra i 60 mila euro di reddito. Al fondo non autosufficienza assegnati 250 milioni

C’è il fondo per le politiche sociali, quello per la non autosufficienza e quello per i lavoratori socialmente utili; c’è lo stanziamento per il cinque per mille e c’è quello che rimpingua il fondo per la social card (la carta acquisti tradizionale), che viene estesa a tutti i residenti, anche se stranieri. Ma c’è anche un taglio sostanzioso all’indennità di accompagnamento, che per gli over 65 viene legata al reddito personale o familiare, una misura che già prima della sua ufficializzazione si è attirata gli strali delle principali federazioni che raggruppano le persone con disabilità. Mentre fra le cose che mancano va notata la rumorosa assenza del Sia, il “Sostegno per l’inclusione attiva”, la misura sponsorizzata dal ministro del Welfare Giovannini per contrastare la povertà assoluta e che si ipotizzava potesse essere il primo tassello di un vero e proprio piano contro la povertà.

Il Consiglio dei ministri ha approvato ieri due disegni di legge: il primo è la legge di stabilità per il 2014, il secondo è il bilancio di previsione per il 2014 e per il triennio 2014-2016. Una delle misure che farà più rumore nel mondo della disabilità è la scelta del governo di stringere le corde delle indennità di accompagnamento, per il quale arriva una soglia di reddito. La misura riguarda chi ha più di 65 anni, e riguarderebbe sia quanti la chiederanno nel corso del 2014 sia quelli che già la percepiscono oggi. Nel primo caso, cioè per quanti la chiederanno a partire dal 1° gennaio 2014, l’indennità di accompagnamento (che attualmente si attesta sui 499,27 euro al mese) si potrà ottenere solamente con un reddito personale che non supera i 60 mila euro annui, che diventano 80 mila (cumulati con quelli del marito o della moglie) nel caso in cui il soggetto sia coniugato. Chi supera queste cifre non otterrà più l’assegno, chi invece ci si avvicina la otterrà solamente per quella parte che consente di arrivare al limite previsto, senza superarlo. Quanto invece a coloro che già la percepiscono e superano i limiti di reddito sopra indicati, la norma prevede il blocco del meccanismo di rivalutazione automatica delle prestazioni: sotto la soglia prevista la si continuerà a percepire, insomma, ma l’importo resterà bloccato.

Quanto al resto, al fondo per le politiche sociali vengono assegnati 300 milioni, la stessa cifra che era stata assegnata dalla legge di bilancio per il 2013 (poi nel riparto alle regioni la cifra effettiva è arrivata a quota 344 milioni). Al Fondo per la non autosufficienza vengono assegnati 250 milioni, 25 in meno di quelli dello scorso anno, quando si consumò il vero e proprio braccio di ferro con le più agguerrito associazioni che a colpi di proteste eclatanti ottennero un aumento di 75 milioni rispetto ai 200 inizialmente previsti.

Trova spazio il 5 per mille, con le stesse modalità – più volte criticate – degli anni passati: in attesa della da tempo promessa stabilizzazione della misura, sulle scelte che i contribuenti italiani faranno in dichiarazione dei redditi viene posto il tetto a quota 380 milioni (lo scorso anno era fissata a quota 400). Buone notizie per le cooperazione sociali, da tempo sotto la spada di Damocle dell’aumento dell’Iva, che dal prossimo 1 gennaio sarebbe passata dal 4 al 10%: vengono stanziati 130 milioni per evitare quell’aumento e con esso grandi problemi in termini di posti di lavoro e di assistenza personale ai non autosufficienti.

Nel capitolo povertà le grandi e annunciate novità sembrano proprio non esserci. Il comunicato stampa del governo parla di “nuove misure contro la povertà”, ma nel testo – almeno per il momento – c’è solamente l’incremento di 250 milioni per la carta acquisti, la tradizionale social card attiva su tutto il territorio nazionale. Una misura datata, più volte criticata, e in fondo già superata dalla sperimentazione della nuova carta che è recentemente partita nelle 12 città più grandi del paese. L’unica novità riguarda il fatto che essa viene estesa anche a tutti i residenti e non solo a quelli con nazionalità italiana. Potranno chiederla dunque anche i cittadini comunitari, i familiari di italiani o comunitari con diritto di soggiorno e gli stranieri in possesso di permesso di soggiorno di lungo periodo. Non c’è traccia invece del Sia, il sostegno per l’inclusione attiva, quella misura che era stata pensata dal ministro del Welfare Giovannini per combattere la povertà estrema in un ottico di lungo periodo, ripensando l’intero modello italiano e attuando un mix di diritti e doveri per garantire un sostegno a quanti si trovano al di sotto della soglia di povertà assoluta.

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