Televisione, chi ha il coraggio di guardare la disabilità?

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Lo stato dell’arte sulla disabilità in televisione e la sua inesorabile deriva ha trovato piena espressione due giorni fa nelle dichiarazioni della signora Alba D’Eusanio nel corso della trasmissione La vita in diretta. In collegamento con il “prestigioso” ospite in studio, come già riportato da ilfattoquotidiano.it si trovava infatti la famiglia di Max Tresoldi, risvegliatosi dopo 10 anni di coma.Questo sgradevole episodio per il quale nessuna puntata riparatrice potrà intervenire a alleviare la violenza delle frasi pronunciate dalla signora D’Eusanio ci permette di sottolineare un aspetto fondamentale.
Chi, come, quando e quanto si parla di disabilità nel servizio pubblico televisivo? Essere capaci di rispondere a questi capisaldi della buona informazione ci porterebbe subito ad osservare che esiste ormai un vuoto enorme nella conoscenza della disabilità.
La distanza da percorrere è enorme se di disabilità si parla solo e spesso a sproposito per raccontare le gesta eroiche di bulli che picchiano a scuola un loro compagno disabile o per descrivere il tragitto in auto del falso cieco di turno che nulla ha a che fare con la disabilità ma molto con il codice penale.
Come si vede questi episodi hanno in comune solol’attenzione morbosa alla notizia fine a se stessa e pochi ricordano che uno dei primi provvedimenti di grazia (argomento assai di attualità per la cronaca politica di questo periodo) del presidente Napolitano riguardarono l’anziano papà romano che uccise il figlio disabile. Anche allora l’informazione esorcizzò la notizia come oggi rischia di fare dopo le dichiarazioni a tutto video della conduttrice Rai.Non serve, non è servito in passato e non servirà in futuro.Guardare negli occhi la disabilità, coinvolgere le famiglie che sono sempre di gran lunga la più straordinaria sentinella di solidarietà dovrebbe essere la strada maestra per una informazione seria.Speriamo che i vertici Rai sappiano cogliere, da questa orrenda vicenda, lo spunto per riprendere a parlare della disabilità guardandola negli occhi attraverso gli occhi dei familiari come quelli della splendida mamma di Max, la signora Lucrezia. Ne avremmo bisogno tutti, anche la signora D’Eusanio. 
(ilfattoquotidiano.it)

di Giovanni Cupidi

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