Il sogno di Brent: Andrea Lucchetta mostra la vita, fra disabilità e sport

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Si può parlare di disabilità come si parla di mille altri argomenti di cui non abbiamo (non dobbiamo) avere paura. E’ così che cambia la cultura. E se cambia la cultura cambia la società. “Inspire a generation”, ispirare una generazione: era il motto dei Giochi paralimpici di Londra 2012. Si guardava avanti, al futuro. Non lontano, prossimo. Dal giorno dopo la fine dalla Paralimpiade, “non penseremo più allo sport nella stessa maniera, non penseremo più alla disabilità nella stessa maniera”, come disse Sebastian Coe, che quell’evento lo ha organizzato. Lo ha capito subito. Non per nulla è stato un grande campione. Allora non c’è da stupirsi se un altro grande campione, questa volta di volley e non di  atletica, si è messo in testa che raccontando lo sport si può educare i giovani alla vita. Lo ha fatto, lo sta facendo e lo farà in maniera straordinaria. Di più, è partito dallo sport per raccontare la disabilità. E anche questo gli è riuscito proprio bene.

“Il sogno di Brent”una pallone da basket che gli sta arrivando in faccia mentre è in carrozzina a indicargli un nuovo cammino. Dove lo sport è in primo piano, fra carrozzine che si usano per giocare a basket o gareggiare sulle pista di atletica, biciclette che si guidano con le mani, lame che servono per correre, il sudore e la fatica del triathlon. Un cammino con tanti incontri, uno per tutti quello con Giusy Versace, splendida testimonial paralimpica, che esce dalla realtà ma non la modifica entrando nella fantasia. Il cartone è andato in onda una domenica mattina su Rai2, ma speriamo che nelle feste natalizie la Rai trovi spazio nel palinsesto per riproporlo. Ne vale la pena.

“La A di ‘atleta’ è una lettera che accomuna tutti, in qualunque condizione”: Lucchetta è uno che lo sport lo ha vissuto a livelli altissimi, Olimpiadi e Mondiali e Scudetti a fare da cornice, dentro anche alla più bella Nazionale di volley di sempre. Ecco perché sa che quelle sono le parole giuste da usare. Ormai da anni lavora su un progetto che usa lo sport come veicolo educativo, ma lo fa divertendo (e divertendosi) attraverso lo Spike Team il cartone che apre le mattine di centinaia di migliaia di ragazzine e ragazzini, con lo sport a mostrare la vita. “Il sogno di Brent” rappresenta il percorso evolutivo di Spike Team: “Fare squadra nello sport e nella vita è quello che serve a tutti. Senza smettere di sognare. Per chi ha una disabilità, come per tutti del resto, lo sport non fa diventare supereroi o invincibili, ma aiuta a uscire da un guscio che rende invisibili”.

Lucchetta ha vissuto anche la straordinaria esperienza di Londra 2012. Per una felice intuizione di Sandro Fioravanti, responsabile della programmazione della Paralimpiade in Rai (che trasmetterà, unica tv in Italia, anche quella invernale di Sochi), ha commentato il sitting volley, la pallavolo che si gioca seduti, praticata in particolare da atleti amputati. “Quando me lo ha chiesto avevo già lo zaino pronto. Io già facevo praticare il sitting volley come avvicinamento al minivolley dai bambini. Abbassando la rete si abbattono ancora più le barriere, tutti possono murare o schiacciare, è davvero una attività molto educativa in assoluto”. Per preparare al meglio il cartone, ha passato giornate a Budrio, al centro di riabilitazione dell’Inail, letto per mesi blog e siti sull’argomento, parlato con atleti e persone amputate. Il regista Alessandro Belli ha avuto un caro amico amputato per un incidente in moto, che lo ha aiutato: “Si è aperto con me come mai aveva fatto”.

“Il sogno di Brent” è davvero una grande idea, nata dalla sensibilità di uno che nello sport ha vinto tutto quello che si poteva, realizzata insieme a Rai: “Nel film si affrontano temi crudi, quali l’emarginazione, la perdita degli amici, la disabilità permanente”. La Polizia di Stato lo mostra nelle scuole per le campagne legate alla sicurezza stradale, c’è il patrocinio di tre ministeri (Lavori Pubblici, Istruzione, Affari Regionali e Sport) e quello del Comitato Paralimpico, ci ha creduto l’Istituto per il credito sportivo. Davvero è un bel modo, per i più giovani, ma non solo, di avvicinarsi alla disabilità. C’è delicatezza e realismo. Anche così, si arriva a ispirare una generazione.

(invisibili.corriere.it)

SYMHELPER: libri in simboli

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Voglio segnalarvi una iniziativa meritevole di attenzione e vi invito a partecipare ad una raccolta fondi per sostenere la creazione di un software che poi verrà immerso in rete gratuitamente per costruire libri per bimbi speciali.
La singola quota è di 10 euro e viene pagata solo al raggiungimento delle quote. La sottoscrizione è suddivisa in 528 quote e purtroppo fino ad adesso ne sono state prenotate solo 102. La prenotazione delle quote sarà possibile entro il 30 gennaio. Si tratta davvero di una iniziativa importante e che produrrà risultati visibli e concreti; inoltre sapete che non è politica di questo blog dare spazio a qualsivoglia iniziativa che miri a raccogliere fondi.
A seguire verrà spiegato nei dettagli il software, ma intanto…
SOSTIENI QUESTO PROGETTO

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SYMHELPER (←guarda il video) è un’applicazione software che facilita la realizzazione di INbook (libri in simboli), permettendo di velocizzare e semplificare la creazione di pagine con simboli già riquadrati in un formato modificabile, in maniera che autori o genitori possano concentrarsi sull’impaginazione, sulla disposizione dei simboli oppure sull’inserimento di immagini, invece che sull’operazione meccanica di riquadratura dei simboli svolta fino ad ora manualmente.
Symhelper nasce per automatizzare il processo di riquadratura e lo fa utilizzando OpenOffice Impress.
L’idea di realizzare di Symhelper nasce dalle conversazioni in rete tra Luca Errani (membro della Comunità dell’Arca “L’Arcobaleno”  e papà di Chiara, una ragazza che comunica e apprende da sempre tramite la C.A.A.) e Paolo Mantovani, riconosciuto nelle comunità Open Source come uno dei maggiori esperti di automazione su OpenOffice. Successivamente il gruppo si allarga con il coinvolgimento del Centro Sovrazonale di Comunicazione Aumentativa del Policlinico di Milano (CSCA) e l’Ausilioteca di Bologna, già protagonisti da anni per la conoscenza, l’utilizzo e la diffusione della C.A.A.
Lo sviluppo è stato commissionato a YACME, azienda leader nel settore di servizi per l’Open Source. Il coordinamento tecnico è a cura di Maurizio Berti, che dedica al progetto molto del suo tempo a titolo di volontariato.Sono anche coinvolte l’associazione Associazione Territoriale per l’Integrazione Il Volo – Onlus http://www.unlibropertutti.org , con ruolo di riferimento per la diffusione e la promozione dell’iniziativa e Blue Value, azienda ICT milanese, per azioni di promozione.
Gli INbook (http://www.unlibropertutti.org/1/i_libri_in_simboli_3182453.html) sono libri scritti anche con simboli, “INmodo” da poter essere letti da tutti: bambini, disabili, stranieri, io, tu, … Ogni parola degli INbook è associata ad un simbolo che la rappresenta, ma nella complessità della pagina il lettore rischia di confondersi. E’ per questo che, dopo anni d’esperienza, si è sentita l’esigenza di “riquadrare” ogni simbolo assieme alla sua etichetta di testo, per renderlo più fruibile. A tutt’oggi esiste un programma che permette la scrittura in simboli, ma i testi prodotti devono essere “riquadrati” manualmente (un lavoro lungo e faticoso).
Da questa fatica nasce l’idea di SYMHELPER.
La versione alpha di SYMHELPER è scaricabile gratuitamente assieme al manuale per l’istallazione e la guida al funzionamento.
Scaricala, provala e dicci cosa ne pensi.
Se il progetto PdB va a buon fine da fine gennaio 2014 (speriamo) sarà disponibile la versione 1.00 free
http://www.unlibropertutti.org/1/download_3478431.html
( www.produzionidalbasso.com/pdb_3068.html )

di Giovanni Cupidi

Disabilità, in Giordania il primo forum sul turismo accessibile a tutti

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Sulle sponde del Mar Rosso per raccontare le nuove frontiere del turismo accessibile. Si sta tenendo in questi giorni ad Aqaba in Giordania il Primo Forum – Expo “Accessible Tourism for all e Jordan Tourism 4 all” nato dalla cooperazione tra Mena (Medio Oriente e Nord Africa) ed Enat(Network europeo per il turismo accessibile). Sino al 13 dicembre si discuterà di accessibilità universale, di sinergie e collaborazioni tra le due associazioni e di una condivisione di esperienze per rendere il turismo un’esperienza di crescita unica in tutto il mondo. Tra coloro che hanno attivamente contribuito alla nascita di questa sinergia troviamo anche Village for All, il marchio di qualità internazionale per l’ospitalità accessibile.
L’evento, rivolto a professionisti e tecnici del turismo, amministrazioni e organizzazioni benefiche, permetterà una vera condivisione di esperienze tra Europa e Medio Oriente. Il forum ospiterà diverse sessioni dove si discuterà di formazione e accessibilità, per incentivare lo sviluppo di destinazioni arabe accessibili. Verranno studiate tendenze e valutate le future sfide del mercato. L’obiettivo è quello di creare un ponte di comunicazione Euro-Arabo che permetta lo sviluppo di questo settore turistico in Giordania, Europa e tutti i paesi del Mena, grazie ad una formazione continua degli addetti ai lavori e ad una riconversione accessibile di tutte le mete più amate dai turisti.Primo passo verso il coronamento di questi obiettivi sarà la nascita del “Red Sea Mena-Euro Accessible Tourism for everyone”, un manifesto che fungerà da collegamento tra tutti i partner europei e arabi per sviluppare una strategia di turismo accessibile comune ad entrambe le regioni. Il documento verrà inaugurato all’ufficio regionale Mena-Enat di Ammand dal Jordan Tourism Board. Ad esprimere grande soddisfazione per l’iniziativa è Roberto Vitali, presidente di Village for all: «Un’iniziativa che V4A ha voluto sostenere fin dall’inizio. Questa piattaforma di partenariato Euro-Arabo – ha dichiarato – ha lo scopo di scambiare politiche e pratiche all’avanguardia con creazione di una forte partnership locale per lo sviluppo di Village for all nell’area MENA che oggi costituisce un mercato di 56 milioni di persone disabili e con bisogni speciali che possono venire in vacanza in Italia ed Europa così come i disabili Europei possono fare le loro vacanze in queste nuove e interessanti destinazioni che si aprono ora al turismo accessibile».

di Giovanni Cupidi

In Puglia arriva il Gps per ritrovare gli ammalati di Alzheimer

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Un sistema innovativo di geolocalizzazioneper ridurre i rischi domestici e le fughedelle persone affette da demenze

Ridurre i rischi domestici e le fughe delle persone affette da demenze. È questo l’obiettivo di «Innova Alzheimer», il progetto sperimentale – primo nel sud Italia – che sarà realizzato nel 2014 dalla cooperativa Anthropos di Giovinazzo (Bari) grazie alla collaborazione della Best srl, società spin off del Politecnico di Bari.
IL SISTEMA – Il progetto, finanziato dal Programma operativo regionale con fondi europei, prevede la realizzazione in totale di 44 kit di assistenza. Di questi la metà servirà a rilevare in modo automatico una eventuale caduta del malato di Alzheimer all’interno dell’ambiente domestico, a cui seguirà una richiesta di soccorso. Gli altri 22 kit permetteranno, con un sistema GPS, il monitoraggio dei pazienti affetti da demenze quando sono fuori casa in caso di fuga o smarrimento. Questa innovazione permetterà alle famiglie di pazienti affetti da demenze di alleviare il carico di cura ed essere informati automaticamente ed istantaneamente della geolocalizzazione del malato di Alzheimer sia in casa sia fuori casa. I due kit saranno collegati tramite un sistema in rete realizzato attraverso internet agli operatori del centro diurno Gocce di memoria di Bitonto che immediatamente interverranno in caso di incidente per allertare la famiglia e soccorrere il paziente.I NUMERI – In Puglia le persone affetta da sindrome di Alzheimer sono quasi 74mila, di cui oltre 6mila vivono in provincia di Bari. «Si tratta di stime per difetto – spiega l’assessore regionale alle Politiche della Salute e Welfare Elena Gentile – perché esiste poi un gran numero di invisibili, coloro che non accedono ai servizi. Un dato destinato a crescere se si considera che in Puglia ogni anno le persone anziane aumentano di 10mila unità. Questo significa che, assieme all’invecchiamento della popolazione, vi è anche una diversificazione delle differenti situazioni di bisogno a cui va data una risposta in termini di servizi e interventi gli anziani». Sul territorio regionale le persone anziane sono 770mila, di cui quasi la metà ha superato i 75 anni di età per un’incidenza totale della popolazione del 195 per gli ultra sessantacinquenni e del 9,2% per coloro che hanno superato i 75. «Il progetto va proprio nella direzione degli indirizzi regionali, spiega ancora l’assessore regionale. Tra gli obiettivi di servizio dell’ultimo Piano regionale delle politiche sociali approvato quest’estate – conclude Gentile – c’è infatti l’incremento della presa in carico a ciclo diurno delle persone con Alzheimer con l’obiettivo di raggiungere entro il triennio 10 posti utente ogni 50mila abitanti. Nella programmazione è previsto, inoltre, un incremento dei servizi territoriali».

FORMAZIONE – La Cooperativa Anthropos dopo l’acquisto dei kit dovrà formare cinque psicologi e psicoterapeuti, per applicare questa innovazione all’interno del centro diurno. L’impiego di questa tecnologia, consentirà l’evoluzione della cartella clinica che, grazie alla nuova strumentazione, diverrà digitalizzata, contribuendo a ridurre i tempi di presa in carico, aggiornamento e consultazione da parte del personale medico e dei familiari.

di Giovanni Cupidi

Chiesa, Laici e disabilità:”Convenzione sui diritti delle persone con disabilità”

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Il 6 dicembre 2013 ricorre il settimo anno della “Convenzione sui diritti delle persone con disabilità”. L’Assemblea generale dell’ONU il 6 dicembre 2006 ha adottato la Documentazione di valenza internazionale , sottoscritta dall’Italia il 30 marzo 2007 a New York, che ha incarnato in legge il 3 marzo 2009, con la Legge n° 18. Il testo in Italia è in vigore dal 15 marzo dello stesso anno, condiviso in 19 paesi dell’ONU, escluso il Vaticano. Dichiarando l’obbiettivo di: proteggere, promuovere ed assicurare pari dignità alle persone con disabilità, richiamando la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo del 1948, il 20 febbraio 2009 il Parlamento Italiano ha ratificato la  “Convenzione” istituendo un Osservatorio Nazionale sulle persone con disabilità, composto da non più di quaranta persone per un costo di soli 500000 euro dal 2009 al 2014. La Convenzione, con la scusa di lenire il dolore, invece di parlare di Eutanasia e pietà sterili, potrebbe occuparsi, più diffusamente di diversamente abili, senza “far inghiottire” il problema ai meno interessati, a cui questi coglie solo “di sbieco”. In questo (di cui andremo a parlare più avanti), si potrebbe, se non altro, essere in accordo col Vaticano, che non ha firmato gli articoli 23 e 25 della “Convenzione”, laddove prevedono l’applicazione della sterilizzazione, onde frenare handicap genetici, o non fermare forme di eutanasia per evitare la vita senza senso, o l’applicazione dell’aborto selettivo, nell’eliminare le “nascite scomode”. Per chi si interessa all’argomento, queste di tesi sono in contrasto con l’art. 10 della Convenzione, dove viene garantito il diritto inalienabile alla vita. O con l’art. 15 dove nessuno potrà essere sottoposto ad esperimenti medici scientifici. O con il 16, dove si difende ogni forma di: sfruttamento, violenza o abuso.Inoltre è difficile associare alle minorazioni fisiche quelle psichiche, come si sostiene nell’art. 27. Queste modifiche, ai sensi dell’art. 43, riguardo all’aborto, ad ogni forma riproduttiva, non sono ancora avvenute. Per il riconoscimento dell’Handicap mentale non è stato pensato un trattamento adeguato, nemmeno nei riguardi dei familiari che ne sono parte attiva ed integrante. E non si è pensato al trattamento nei confronti di un adeguato comportamento nei riguardi di forme di non intendere che colpiscono i malati psichici più degli altri. Bisogna tener conto che il disabile è colui privato di una forza fisica sopravvenuta o congenita, ma che non ne impedisce lo sviluppo intellettuale. Handicappato invece è colui che ha ricevuto un’inferiorità (esterna od interna), che gli impedisca di manifestare le potenzialità più psichiche che fisiche. La disabilità concerne in un allontanamento dalla società. Attualmente anche la depressione e l’ansia fanno parte dell’Handicap riconosciuto dalla legge 104/92, e ne soffre il 2% della popolazione mondiale (senza considerare l’aumento del fenomeno depressivo di paesi sviluppati). Al mondo: 1500 milioni di persone soffrono di disabilità neuropsichiatriche. 500 milioni di ansia; 83 ml sono ritardati mentali; 30 ml sono epilettici, e 22 milioni schizofrenici.È quindi necessario che ad essi vengano attribuite cure mediche specifiche ed efficaci in tutto il mondo. Nella “Dichiarazione dei diritti dell’handicappato mentale” si parla di offrirgli le stesse opportunità, cure e futuro degli altri esseri umani, già dal 20/12/1971. Viene allora naturale chiedersi se sia giusto considerare questi handicappati come i disabili anche in Italia, dove lo stato dovrebbe rispondere ad un nuovo approccio culturale, elaborando forme di criteri ed investimenti sanitari che tengano conto delle varie differenze di salute di entrambi gli afflitti dal problema. Tra le varie forme di cure sarà necessario occuparsi dello stesso budget economico e quindi simile ed uguale anche in campo clinico e farmacologico e la formazione di un Fondo Economico Finanziario Speciale (che a tutt’oggi non è incluso nel testo della Convenzione), anche con il sostegno dell’ONU per le persone indigenti. Già con la Legge 104 l’Italia si era impegnata ad adottare appropriate misure legislative che però ha lasciato inattese. Nel recupero mentale e fisico poi, gli Stati aderenti si dovranno fare parte integrante in questi recuperi da attuare. La Convenzione invece, nel termine Handicappato mentale, segna un distacco da un approccio medico assistenziale e ad uno legato ai diritti umani. Giampiero Griffo sostiene che in questo compito di tutelare 650 milioni di persone con disabilità nel mondo, la Santa Sede stessa si sia trovata indietro. Griffo parla anche, per l’handicappato mentale di un rappresentante personale che si occupi della vita sociale ed economica del suddetto disabile e che si interessi ad un suo inserimento sociale. Non dovrebbero per queste persone esistere più manicomi o ambienti simili che soggiogassero la persona a mera “cosa” da supportare in uno spazio dove farle semplicemente “passare del tempo” come voglia l’altro, per sua comodità.La Chiesa, da parte sua risponde che si è sempre resa disponibile a conferire con le famiglie degli handicappati mentali soprattutto con gli interventi di papi come Giovanni Paolo II e Papa Ratzinger. Sarebbe opportuno risponde la Chiesa, che si istituisse una “Giornata Internazionale della Malattia Mentale”, seguendo nel far l’esempio di molti disabili o handicappati mentali (quali Van Gogh o Beethoven) che non hanno visto bloccata la loro creatività per questo, e che hanno espresso la loro migliore arte anche con disabilità ed handicap incredibili. (Ma, personalmente, si può dire che fossero stati anche altri tempi?). La Chiesa ha risposto a tali difficoltà di tipo logistico ed umanitario con Petizione n° 1 e n° 9 presso il Senato della Repubblica e la Camera dei deputati.Insomma c’è chi dice la sua e che crede di avere dalla sua ogni “Bene”; ma non è facendosi battaglia che si risolvono i problemi, bensì cercando di venirsi incontro. Se è vero che sia l’area laica che l’area cattolica, a proprio modo, abbiano interpretato ed affrontato, il problema psichico, da disabile mentale qual è chi scrive, (non grave, certo, altrimenti non vi scriverebbe qui), si può garantire che , da un lato, giammai non bisognerebbe affrontare la sperimentazione genetica, e il controllo delle nascite laddove esista un handicappato, ma si garantisce anche che si dovrebbero condurre studi (e proprio ora che si sta avviando il Telethon ne andrebbe parlato), condurre studi si diceva, affinchè queste malattie possano, 1°) non essere più dei nostri giorni, e 2°) che esse fossero curate appropriatamente che è cosa auspicabile e doverosa per un Paese come il nostro. Così, chi in un modo, chi in un altro, sia i laici che la chiesa si sono impegnati e si impegnano in questo senso, ma non si lasci che quel disabile o handicappato mentale, ogni giorno, la giustizia sociale ed economica, nonché il campo della medicina nella cura e nelle ricerche non possa intervenire attivamente.Anche perché, ne siamo certi che la Chiesa, dal canto suo, di questi problemi di natura psichica si sia trovata anche in prima linea e non si sia di sicuro ritratta indietro. Ma è il “Dopo di loro” che ci spaventa , il dopo le famiglie, il dopo anche la stessa chiesa laddove lo abbia fatto, il dopo chi si sia occupato degli handicappati mentali, è questo che mette in allarme, non altro. (Sebbene anche il presente ed il loro passato siano messi in discussione). Dostoijevskij diceva che una società viene giudicata da come tratta i malati mentali, ma sicuramente andrebbe aggiunto che anche e proprio il “dictat” di una speranza aiuti a vivere queste persone, come sosteneva lo stesso Beato Giovanni Paolo II nel suo: “Andiamo avanti con speranza”. Perché è la speranza il fulcro della sostenibilità della storia, è la speranza che aiuta a sognare anche laddove non si possa realizzare una propria e vera aspirazione, è la speranza che porta avanti il mondo e non lascia che torni più indietro. Ed è dove si pongono sogni ed aspettative che ci si può sentire più “Bravi”, più “Belli” e più “Buoni”, (anche se qui lo saremo tutti sempre marginalmente). In una sola parola: più Vivi.
(2righe.com)

di Giovanni Cupidi

ISEE e le persone con disabilità: approvato il regolamento

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Il Consiglio dei Ministri, il 3 dicembre 2013, ha approvato il“Regolamento concernente la revisione delle modalità di determinazione e i campi di applicazione dell’Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE)”..
Il testo, firmato dal Presidente del Consiglio dei Ministri e in attesa di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, è il risultato di successive stesure, sulle quali sono intervenuti i pareri di Commissioni Parlamentari, della Conferenza Stato-Regioni, del Consiglio di Stato e sentenze della Corte Costituzionale.Rispetto all’ultima stesura nota (luglio 2013), sono state introdotte poche modificazioni che in parte accolgono i suggerimenti espressi dalle Commissioni Parlamentari.
La disposizione riguarda milioni di cittadini italiani: l’ISEE viene richiesto, infatti, per l’accesso agevolate a prestazioni sociali cioè servizi o aiuti economici rivolti a situazioni di bisogno o necessità (solo a titolo di esempio: dalle prestazioni ai non autosufficienti ai servizi per la prima infanzia, dalle agevolazioni economiche sulle tasse universitarie a quelle per le rette di ricovero in strutture assistenziali, alle eventuali agevolazioni su tributi locali).L’ISEE esiste già nella normativa italiana dal 1998, ma la sua applicazione è unanimemente ritenuta carente, inefficace e causa di un notevole numero di contenziosi. Da alcuni è, inoltre, ritenuto uno strumento scarsamente efficace nel contrasto di elusioni o abusi.
Forte anche di questi presupposti, il Parlamento, su proposta del Governo Monti, nel 2011 ha stabilito una revisione dell’ISEE che solo a fine 2013 è stato definitivamente approvato. ISEE e le persone con disabilità: approvato il regolamento

Il Consiglio dei Ministri, il 3 dicembre 2013, ha approvato il“Regolamento concernente la revisione delle modalità di determinazione e i campi di applicazione dell’Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE)”.
Il testo, firmato dal Presidente del Consiglio dei Ministri e in attesa di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, è il risultato di successive stesure, sulle quali sono intervenuti i pareri di Commissioni Parlamentari, della Conferenza Stato-Regioni, del Consiglio di Stato e sentenze della Corte Costituzionale.Rispetto all’ultima stesura nota (luglio 2013), sono state introdotte poche modificazioni che in parte accolgono i suggerimenti espressi dalle Commissioni Parlamentari.
La disposizione riguarda milioni di cittadini italiani: l’ISEE viene richiesto, infatti, per l’accesso agevolate a prestazioni sociali cioè servizi o aiuti economici rivolti a situazioni di bisogno o necessità (solo a titolo di esempio: dalle prestazioni ai non autosufficienti ai servizi per la prima infanzia, dalle agevolazioni economiche sulle tasse universitarie a quelle per le rette di ricovero in strutture assistenziali, alle eventuali agevolazioni su tributi locali).L’ISEE esiste già nella normativa italiana dal 1998, ma la sua applicazione è unanimemente ritenuta carente, inefficace e causa di un notevole numero di contenziosi. Da alcuni è, inoltre, ritenuto uno strumento scarsamente efficace nel contrasto di elusioni o abusi.Forte anche di questi presupposti, il Parlamento, su proposta del Governo Monti, nel 2011 ha stabilito una revisione dell’ISEE che solo a fine 2013 è stato definitivamente approvato.

Per l’approfondimento consultate il link alla pagina Handylex ISEE

di Giovanni Cupidi