Xfood a Brindisi da fine febbraio il ristorante gestito da ragazzi disabili

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Trentadue giovani diversamente abili serviranno ai tavoli, cucineranno, coltiveranno un orto e si occuperanno dell’arredo nel locale di San Vito dei Normanni. Al progetto di inclusione sociale si affianca un menu di pietanze a chilometro zero
 
“Qualcosa di diverso”: in Puglia si è fatto conoscere con questo slogan il progetto del ristorante Xfood. Gestito da trentadue ragazzi disabili, aprirà a fine febbraio a San Vito dei Normanni, in provincia di Brindisi. Nel locale verranno servite pietanze a chilometro zero, preparate con prodotti a filiera corta, e i giovani collaboratori non copriranno soltanto il ruolo di chef ma anche quelli di allestitori e camerieri.Inclusione sociale, innovazione e creatività sono gli aspetti sui quali punta questa iniziativa realizzata da Ex-Fadda in collaborazione con il consorzio Nuvola e che prevede percorsi diinserimento lavorativo all’interno degli stessi locali dell’ex stabilimento enologico. Qui si trovano già, fra l’altro, laboratori di artigianato e di musica, un farmers market, una ludoteca e due spazi per eventi al coperto e all’aperto.Anche la coltivazione dell’orto è affidata ai trentadue ragazzi, tutti provenienti da due territori brindisini che comprendono otto comuni: Francavilla Fontana e Brindisi quelli maggiormente rappresentati. I locali dell’Ex-Fadda saranno arredati con mobili usati da riadattare agli spazi e all’impianto di illuminazione: tutto porterà la firma dei giovani protagonisti del progetto, dal menu dei piatti serviti all’aspetto del locale, che ospiterà fino a 50 persone. Le settimane che precedono l’apertura serviranno per il perfezionamento dei ragazzi, con corsi di formazione ed esercitazioni pratiche per la gestione del ristorante.In attesa del taglio del nastro, analoghe esperienze fanno ben sperare sul buon esito dell’iniziativa: dalla “Lanterna di Diogene”, gestita dall’omonima cooperativa sociale in un vecchio casale a Solara di Bomporto, nel modenese (e della quale vi avevamo già parlato qualche tempo fa), alla trattoria fiorentina “I ragazzi di Sipario”, fino a “Pecora nera”, il ristorante gestito dalla Cooperativa sociale Cose e Persone a Lucca.
(ilfattoquotidiano.it)

di Giovanni Cupidi

PIANO D’AZIONE BIENNALE, ECCO IL PUNTO DELLA SITUAZIONE

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Due ore di audizione per il viceministro Cecilia Guerra che in Commissione Affari sociali alla Camera fa il punto sull’attuazione del Piano d’azione biennale. Nel corso del 2014 disponibili i dati Istat sulla disabilità. In dirittura d’arrivo la nomina del nuovo Osservatorio. E sul nuovo Isee: “Coscienza tranquilla, favorisce i disabili”

Eppur si muove. Non è fermo al palo il Piano biennale sulla disabilità scritto dall’Osservatorio nazionale e adottato ufficialmente dal governo nei mesi scorsi. Certo, le tempistiche non sono immediate, ma la macchina è partita e i passi avanti si vedranno presto. Il viceministro al Lavoro e Politiche sociali, Maria Cecilia Guerra, ha illustrato in Commissione Affari sociali alla Camera lo stato dell’arte, prendendo spunto dai lavori dell’Osservatorio nazionale e da quelli della Conferenza nazionale sulle politiche della disabilità tenutasi a Bologna nel luglio scorso.
Nel corso di quasi due ore di audizione, Guerra ha affermato che nel corso del 2014 arriveranno finalmente dati precisi sulla disabilità, risultato della convenzione stipulata con l’Istat per ottenere un quadro preciso della situazione reale. Una criticità più volte messa in evidenza e che lo stesso Piano d’azione indicava come da superare: “C’è la necessità di lavorare con informazioni accurate perché in termini statistici si sa molto poco del mondo della disabilità”, ha detto Guerra, che ha anche anticipato uno dei dati emersi fino ad ora, e cioè la stretta correlazione esistente fra povertà e disabilità. Le famiglie con una persona disabile, cioè, sono maggiormente esposte alla povertà rispetto a quelle in cui non sono presenti membri con disabilità.Guerra ha ricordato che il Piano d’azione è andato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 28 dicembre e che è previsto a breve l’insediamento di un’apposita Commissione chiamata a monitorarne l’attuazione, in modo particolare facilitando e mettendo in rete le varie amministrazioni pubbliche chiamate, secondo le proprie competenze specifiche, ad azioni concrete per la sua attuazione.Passando in rassegna i vari punti del Piano, il viceministro ha esposto per ciascuno la situazione attuale: riguardo alla revisione dell’accertamento della disabilità Guerra ha affermato che non risulta ancora composta la divisione – già manifestatasi nel corso della Conferenza di Bologna – fra quanti ritengono che il soggetto istituzionale al quale va affidato tale compito debba continuare ad essere l’Inps o se invece esso debba andare in capo al sistema sanitario nazionale, integrato per gli aspetti sociali. “Anche fra le regioni – ha detto Guerra – su questo tema non si è ancora giunti ad una composizione: alcune propendono per una soluzione, altre optano per la seconda”. Certamente, ha continuato, sappiamo che “il ministero della Salute ha comunicato la volontà di procedere al più presto al confronto sulle tabelle sull’invalidità civile”: sul tema “si prevede un gruppo di lavoro ristretto per superare quelle difficoltà che erano state riscontrate nella precedente proposta che non era stata approvata”.Sul tema del lavoro Guerra ha sottolineato la necessità di superare “le difficoltà specifiche di applicazione della legge 68/99”, richiamando le questioni del rifinanziamento del Fondo per assunzioni disabili e delle quote di riserva della Pubblica Amministrazione. Sulla vita indipendente è stato sottolineato il lavoro di pubblicazione delle Linee guida con progetti sperimentali di vita indipendente che hanno interessato tutte le regioni italiane tranne la Calabria e la provincia di Bolzano. Spazio, nelle parole di Guerra, anche per l’importanza dell’aggiornamento del nomenclatore tariffario sugli ausili, per la necessità di una semplificazione dell’iter diagnostico ai fini scolastici per gli alunni con disabilità e per l’abbattimento delle barriere nell’accesso alla formazione (tema legato al Piano nazionale per gli alunni con disturbi specifici di apprendimento). Quanto alla salute, le direttrici principali sono quelle del sostegno a maternità e infanzia, presa in carico, integrazione sociosanitaria, partecipazione ai servizi. “L’Osservatorio ha concluso i suoi lavori nel mese di ottobre – ha affermato Guerra – e stiamo predisponendo la costituzione del nuovo Osservatorio con la nomina dei nuovi componenti: siamo in dirittura d’arrivo, manca solamente una designazione per avere il quadro completo”.
Rispondendo poi alle sollecitazioni di alcune parlamentari (Biondelli e Argentin del Pd, Binetti di Per l’Italia e Di Vita del M5S) Guerra è tornata anche sul tema del nuovo Isee: “Stiamo preparando un piano di comunicazione operativo per gli enti erogatori che dovranno rivedere, alla luce della nuova composizione dell’Isee, le tariffe e le soglie di accesso. Proprio facendo questo abbiamo fatto ulteriori verifiche con ulteriori banche date e posso dire in tranquillità di coscienza che la disabilità è stata al centro della nostra attenzione e che il nuovo Isee, rispetto a quello attuale, favorisce le persone disabili e le persone più povere”.
(superabile.it )

di Giovanni Cupidi

Deborah scrive al blog…

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Oggi ho ricevuto come commento ad un post del blog la lettera di Deborah. Nel leggerla ho subito  sentito il dovere non solo di condividerla con tutti dandole risalto, ma soprattutto penso che Deborah ponga degli interrogativi che chi ha necessità speciali si pone continuamente e che meritano delle risposte. L’impegno comune deve essere quello di dare le risposte migliori possibili ossia le soluzioni più efficienti e adatte a rendere la vita di Deborah ( cioè di tutti) migliore.

Qui di seguito riporto la lettera di Deborah:

Sono Deborah mi presento Vorrei raccontarle la mia esperienza. Io sono affetta da sclerosi multipla.. Ho scoperto tutto ciò nel 2013..quello che penso accomuni tutti noi è l incertezza sul  nostro futuro…attualmente frequento il terzo anno.. Studio perché studiare mi è sempre piaciuto…perché la cultura e’ qualcosa che ci rende vivi. Allo stesso tempo penso come cambierà la mia vita finita l Università’… Come riuscirò a gestire tutto… Da un lato penso che ci debba essere un po’ di privacy.. Non so se è giusto che il mio datore di lavoro sappia tutto di me .. Ma allo stesso tempo come faccio a giustificare eventuali assenze o problemi in seguito ad eventuali nuove lesioni? Io ora studio, ce la sto mettendo tutta… I professori mi sono vicini, Tutti cercano di darmi una mano. Ma dopo? Non ci sarà più nessuno a sostenermi , a proteggermi. Il mondo non è buono come molti vogliono farmi credere.. Penso quindi che a parità di tutto venga assunto un soggetto che non presenta nessuna problematica.. E’ come se stessimo parlando di donne in gravidanza ..quest ultimo che deve essere considerato il periodo più felice per una donna e’ il più delle volte motivo di licenziamento. Io sono un po’ critica solo per non prendere delle delusioni in futuro… E’ come se noi dovessimo dimostrare di più rispetto agli altri …Non voglio sentirmi dire non è così perché io sono cosciente del fatto che quando si verificano delle ricadute senza l aiuto di qualcuno non riuscirei a fare niente.

Mi dispiace averla disturbata.. Deborah

 

Carissima Deborah,

La ringrazio innanzitutto per avere scelto di condividere in questo spazio le Sue preoccupazioni e parte della Sua  vita. Gli interrogativi che si pone credo appartengano a tutti coloro che affrontano la vita attraverso le loro necessità speciali. Il Suo atteggiamento di scetticismo nei confronti della società in  cui viviamo è non solo giustificato dal fatto che questa non sia organizzata e attrezzata in modo da far esprimere ad ogni suo individuo il suo  potenziale, ma è anche condivisibile e condiviso negli aspetti più personali e nelle aspettative di ognuno di noi. Allo stesso tempo  vorrei dirLe che non bisogna avere paura di cosa potrà accaderci in futuro e questa consapevolezza deriva dal fatto che oggi nessuno di noi può considerarsi solo, anzi è necessario che ognuno di noi , singolarmente o in  gruppo, provi ad essere protagonista del cambiamento.

Alcune delle domande che Lei pone trovano risposta in numerose buone leggi che lo Stato Italiano o le Organizzazioni Internazionali hanno prodotto in questi anni. L’ostacolo da superare sta da un lato nel far si che queste leggi vengano effettivamente applicate, da un altro però la vera sfida è far si che si cambi il modello culturale di tipo solo assistenzialistico o corporativo di questi anni e si passi, invece, ad un modello in cui al centro vi sia la persona con le sue necessità ma anche, e soprattutto, il suo potenziale. La persona, in special modo quella con necessità speciali, deve essere risorsa per la società e non essere considerata come un peso o un problema.

Cara Deborah Le auguro di affrontare le sfide che la vita Le pone davanti con grinta e successo. Il blog resta a disposizione Sua come di tutti coloro che hanno una storia efficace da raccontare.

 

La legge di stabilità 2014 e le persone con disabilità

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 Il Parlamento italiano ha definitivamente approvato il 27 dicembre 2013 la legge di stabilità per il 2014 (Legge 27 dicembre 2013, n. 147), cioè la disposizione principale in materia di spesa pubblica. È un tipo di norma sempre complessa e molto articolata ma che incide direttamente sulla quotidianità dei cittadini, ancor prima di connotare le politiche e i servizi del Paese.
Questo articolo si limita alle novità di più diretto interesse per le persone con disabilità e le loro famiglie, anche se è ben noto che l’assieme di nuovi o rivisti tributi, in particolare di rilievo locale (IUC, TASI, TARES), incideranno direttamente su tutti i nuclei familiari.

I Fondi sociali

Ci sono, nel bilancio dello Stato degli ultimi anni, due fondi che interessano direttamente le politiche e i servizi per le persone con disabilità. Si tratta del Fondo per le non autosufficienze e del Fondo Nazionale per le Politiche Sociali.
Il Fondo per le non autosufficienze è stato istituito “sperimentalmente” nel 2006 con l’intento di fornire sostegno a persone con gravissima disabilità e ad anziani non autosufficienti, e favorirne una dignitosa permanenza presso il proprio domicilio evitando il rischio di istituzionalizzazione. Nel 2013 il finanziamento era pari a 275 milioni.
La legge di stabilità per il 2014 prevede la conferma del finanziamento di 275 milioni di euro per gli interventi originari del Fondo e cioè l’attuazione “dei livelli essenziali delle prestazioni assistenziali da garantire su tutto il territorio nazionale con riguardo alle persone non autosufficienti” “ivi inclusi quelli a sostegno delle persone affette da sclerosi laterale amiotrofica”.
Ma sul Fondo confluiscono anche ulteriori 75 milioni vincolati però a “interventi di assistenza domiciliare per le persone affette da disabilità gravi e gravissime, ivi incluse quelle affette da sclerosi laterale amiotrofica.
”I 350 milioni saranno poi oggetto del consueto decreto di riparto con cui abitualmente dà indicazioni sulle “regole” di impiego e distribuisce, secondo criteri da definire, i diversi importi alle regioni.
Il Fondo Nazionale per le Politiche Sociali è stato istituito nel 1997 per garantire risorse aggiuntive agli Enti locali e consentire loro di strutturare servizi a supporto di anziani, disabili, infanzia, nuclei in difficoltà.
Nel 2013 sono stati ripartiti, con decreto, 338 milioni di euro previsti dalla legge si stabilità dello scorso anno. Per il 2014 è prevista una destinazione al FNPS pari a 317 milioni di euro. Anche nel caso del FNPS seguirà il consueto decreto di riparto fra le Regioni. 

Revisione delle detrazioni fiscali

Con il comma 575 dell’articolo 1, viene formalizzato – pur parzialmente – l’intento di limitare la cosiddetta “spesa fiscale”. Sotto la voce “spesa fiscale” rientrano tutte le agevolazioni, detrazioni, deduzioni, detassazioni, aliquote agevolate di cui si possono avvalere i contribuenti. L’erario, nella sostanza, rinuncia ad una parte degli introiti a favore di diverse finalità: sostenere o agevolare alcune spese, riconoscere il valore sociale di alcune prestazioni, sostenere le famiglie e così via.
Da alcuni anni è stato ripetutamente espressa l’intenzione di rivedere, nel loro complesso, le diverse voci che compongono la “spesa fiscale” e di razionalizzarle. Esiste già, nell’ipotesi di delega fiscale da affidare al Governo questo disegno complessivo.
La legge di stabilità, tuttavia, anticipa l’intervento più complessivo sulla “spesa fiscale” intervenendo solo su una parte delle voci che la compongono: le detrazioni previste dall’articolo 15 del Testo Unico delle Imposte sui redditi (DPR 917/1986).
Si tratta di un’ampia gamma di oneri che il contribuente può detrarre (al 19% della spesa sostenuta) in sede di denuncia annuale dei redditi. Ne indichiamo alcuni: imutui per l’acquisto dell’abitazione, le spese sanitarie, lespese per l’acquisto di ausili o veicoli adattati al trasporto, le spese di interpretariato per sordi o per l’acquisto di cani guida per ciechi, le spese veterinarie, le spese funebri, le erogazioni liberali (es. donazioni) e altro.Non sono invece incluse le spese deducibili indicate dall’articolo 10 del Testo Unico fra cui rientrano, ad esempio, le spese mediche e quelle di “assistenza specifica necessarie nei casi di grave e permanente invalidità o menomazione”, sostenute per le persone con disabilità.
Che cosa succede nel 2014?
Quelle detrazioni devono essere razionalizzate fino ad assicurare maggiori entrate pari a 488,4 milioni di euro per l’anno 2014, a 772,8 milioni di euro per il 2015 e a 564,7 milioni di euro a decorrere dall’anno 2016.“Razionalizzare” significa diminuirne la percentuale detraibile oppure applicare la detrazione ponendo limiti di reddito oppure sopprimere alcune spese detraibili oppure un mix di tutti questi interventi.
La legge di stabilità indica espressamente che questo intervento di razionalizzazione deve essere effettuato“tenendo conto dell’esigenza di tutelare i soggetti invalidi, disabili o non autosufficienti”.
L’obiettivo finanziario di questo intervento normativo è piuttosto ambizioso: assicurare maggiori entrate pari a 488,4 milioni di euro per l’anno 2014, a 772,8 milioni di euro per l’anno 2015 e a 564,7 milioni di euro a decorrere dall’anno 2016.Attenzione: questo intervento normativo, molto impegnativo sotto il profilo tecnico, deve essere fissato entro il 31 gennaio 2014.
Se il termine non viene rispettato scatta la clausola di salvaguardia: la detrazione attualmente fissata al 19% della spesa sostenuta “è ridotta al 18% per il periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2013 [significa già sui redditi del 2013 e quindi sulla prossima denuncia dei redditi, NdA] e al 17% a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2014”.
Qualunque sia l’esito, le detrazioni possibili diminuiranno. Nella prima ipotesi però potrebbero essere previsti interventi equitativi e di salvaguardia della detrazione delle spese sostenute per le persone con disabilità e non autosufficienti. Nel secondo caso, invece, il taglio sarà lineare e indistinto. 

Permessi, congedi e pensione anticipata

Nella legge di stabilità ha trovato finalmente soluzione una paradossale situazione già sollevata da HandyLex.org e lesiva per alcuni lavoratori che hanno assistito negli anni familiari con disabilità. Ne ripercorriamo le tappe per isolare al meglio le fattispecie interessate dal “paradosso” normativo che sono relativamente poche.
Tutto deriva dalla cosiddetta “riforma” pensionistica Fornero che ha rivisto le regole e i criteri di calcolo pensionistici.Le principali novità sono state introdotte dal decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 (convertito con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214) e dal decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 216 (convertito con modificazioni dalla Legge 24 febbraio 2012 , n. 14).
Sintetizzando di molto, attualmente vige la “nuova” pensione di vecchiaia e la pensione anticipata. Per raggiungere il diritto alla pensione di vecchiaia è necessario disporre di almeno 20 anni di versamenti contributivi e aver raggiunto una determinata età.Si è partiti dal 2012 fissando limiti di età diversificati fra maschi e femmine, dipendenti pubblici e privati e lavoratori autonomi, prevedendo però un aumento progressivo per l’adeguamento all’attesa di vita. Nel 2020 tale limite sarà per tutti (maschi e femmine, pubblici, privati e automi) fissato a 66 anni e 11 mesi.Per compensare le nuove regole che diventeranno sempre più stringenti e per favorire chi ha iniziato a lavorare in giovane età, la “riforma” ha introdotto la pensione anticipata.
La pensione anticipata viene concessa a chi ha un’anzianità contributiva di almeno 42 anni e 1 mese se uomo o 41 anni e 1 mese se donna. Questi requisiti contributivi sono aumentati di un ulteriore mese per il 2013 e per il 2014 e sono soggetti anch’essi all’adeguamento alla speranza di vita.Per richiedere la pensione anticipata non è prevista un’età anagrafica minima, ma per chi la richiede prima dei 62 anni subisce una penalizzazione pari all’1% per ogni anno di anticipo entro un massimo di due anni e al 2% per ogni anno ulteriore rispetto ai primi 2.Ad esempio: chi va in pensione a 59 anni, ha una penalizzazione del 4%.
La penalizzazione incide sull’ammontare della pensione e fa riferimento alle anzianità contributive maturate prima del 1 gennaio 2012.
La Legge 14/2012 ha precisato un elemento: le penalizzazioni, limitatamente alle persone che maturano l’anzianità contributiva entro il 31.12.2017, non operano se quell’anzianità contributiva “derivi esclusivamente da prestazione effettiva di lavoro, includendo i periodi di astensione obbligatoria per maternità, per l’assolvimento degli obblighi di leva, per infortunio, per malattia e di cassa integrazione guadagni ordinaria.”Nel conteggio dei 42 anni e 2 mesi (2013) per i maschi, e 41 anni e 2 mesi per le femmine, si conteggiano quindi solo i “giorni” di lavoro effettivo, oltre alla maternità (obbligatoria), la leva, le assenze per malattia o infortunio. Altre “assenze” non sono contemplate.
Non sono, quindi, inclusi nel conteggio dell’anzianità contributiva, fra le altre, le assenze per i permessi mensili previsti dall’articolo 33 della Legge 104/1992 (sia fruiti per l’assistenza a familiari con disabilità che quelli usati dalle stesse persone con disabilità lavoratrici) e i congedi retribuiti per l’assistenza a familiari con grave disabilità (art. 42, Decreto legislativo 151/2001).
Un esempio: il lavoratore, di età inferiore ai 62 anni, per non subire penalizzazioni, deve raggiungere – come già detto – i 42 anni e 2 mesi di contribuzione effettiva (41 e 2, se donna). Se i permessi lavorativi, i congedi o altre assenze, non consentono di raggiungere quel limite minimo, dovrà proseguire il servizio effettivo fino al raggiungimento del limite prescritto o attendere il raggiungimento dell’età utile per il pensionamento di vecchiaia.
La legge di stabilità 2014 (il comma 493 ha modificato l’articolo 6, comma 2 quater della Legge 14/2012) ha sanato la situazione paradossale creatasi, escludendo dal calcolo delle penalizzazioni ai fini della pensione anticipata “i congedi e i permessi concessi ai sensidell’articolo 33 della legge 5 febbraio 1992, n. 104”.
La formulazione del comma non è delle migliori, poiché i congedi non sono previsti dalla Legge 104/1992 dal Decreto legislativo 151/2001, ma gli intenti del Legislatore sono piuttosto chiari ed evidenti agli Atti della camera. 

Altre misure per il Terzo settore

Il Fondo per il servizio civile è stato istituito nel 1998 (Legge 230) e regolamentato da norme successive. È destinato al funzionamento dell’Ufficio nazionale per il servizio civile ma soprattutto a sostenere le spese per i giovani che partecipano a progetti di servizio civile, prevalentemente impegnati in attività di rilievo sociale. Per il 2014 è stato assicurata una destinazione di fondi pari a 105,2 milioni di euro, aumentando leggermente la cifra attribuita nel 2013.Confermato (comma 205) anche per il 2014 lo stanziamento di 400 milioni per il 5 per mille, cioè per la destinazione di parte dell’IRPEF che i contribuenti possono destinare ad associazioni e fondazioni per finalità sportive, culturali, sociali, di ricerca o di assistenza. Va da sé che non è quindi l’intero ammontare del 5 per mille ad essere destinato a quelle organizzazioni, ma solo una cifra pari a 400 milioni.
Alcuni particolari finanziamenti sono poi stati destinati a organizzazioni riconducibili al mondo della disabilità.6 milioni di euro sono destinati alle attività del Comitato italiano paralimpico, che svolge la sua attività a favore della pratica sportiva da parte delle persone con disabilità.
Il comma 276 viene stabilito un sostegno a favore delle attività dell’Associazione nazionale privi della vista ed ipovedenti (ANPVI ONLUS) ed in particolare per le attività del Centro autonomia e mobilità e della scuola cani guida per ciechi di Campagnano di Roma. Per questo è previsto un impegno, per il 2014, di 300.000 euro.Il comma successivo – il 277 – stabilisce un ulteriore intervento volto ad “ampliare il panorama dei servizi culturali per i non vedenti ed ipovedenti dell’Italia meridionale, delle isole maggiori e dei Paesi del Mediterraneo”.Per raggiungere questo importante obiettivo, la Biblioteca italiana per ciechi “Regina Margherita” stipula un’apposita convenzione con il Polo tattile multimediale della Stamperia regionale Braille ONLUS di Catania. Vi si prevede un contributo straordinario per il 2014 di 800.000 euro da destinare al funzionamento del Polo tattile multimediale.
Più consistenti i finanziamenti ad alcune attività dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti (elenco 1 art. 1, co. 302). L’elenco prevede uno specifico finanziamento a favore dell’UICI di 6 milioni 331.245 euro per il 2014.La voce relativa all’UICI si rifà esplicitamente a sono tre norme: la Legge 3 agosto 1998, n. 282; La legge 12 gennaio 1996, n. 24; La legge 23 settembre 1993, n. 379.La prima norma citata, la Legge 3 agosto 1998, n. 282 ha attribuito, a decorrere dal 1998, all’Unione italiana ciechi, con vincolo di destinazione al Centro nazionale del libro parlato, un contributo annuo di lire 4.250 milioni (2,19 milioni di euro). Misure di contenimento della spesa hanno ridotto lo stanziamento a 1 milione di euro per il 2013 e a 800 mila euro dal 2014. Questo finanziamento è già iscritto al capitolo 3631/03 Ministero Beni Culturali.Veniamo alla seconda: la Legge 12 gennaio 1996, n. 24 stabilisce che a decorrere dall’anno 1995 all’Unione italiana ciechi è corrisposto un contributo compensativo annuo di lire 4.000 milioni (2,06 milioni di euro).  Il comma 17 dell’art. 4 della Legge 12 novembre 2011, n. 183 riduce drasticamente questo contributo compensativo stabilendo l’importo, a decorrere dal 2012, a 65.828 euro. Con la legge di stabilità di quest’anno, però, il Legislatore ridiventa generoso.
E veniamo all’ultima norma, quella più complessa ed articolata. La legge 23 settembre 1993, n. 379 stabilisce che a decorrere dall’anno 1993 sia concesso all’Unione italiana ciechi, con vincolo di destinazione all’Istituto per la ricerca, la formazione e la riabilitazione (IRIFOR) ed all’Istituto europeo ricerca, formazione orientamento professionale (IERFOP), un contributo annuo di lire 2.500 milioni (1,29 milioni di euro).Nel 2005 il contributo viene aumentato a 2,3 milioni di euro (a partire dal 2006) dal comma 10 dell’art. 11-quaterdecies, D.L. 30 settembre 2005, n. 203 (aggiunto dalla relativa legge di conversione).
Il comma 318 dell’art. 1, della Legge 23 dicembre 2005, n. 266 prevede che il contributo di cui alla legge 23 settembre 1993, n. 379, sia erogato in parti uguali direttamente agli enti di formazione destinatari, con l’obbligo, per i medesimi, degli adempimenti di rendicontazione come previsti dall’articolo 2 della medesima legge. Nella sostanza il contributo non transita più attraverso l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti. Tuttavia il comma 466 dell’art. 2, Legge 24 dicembre 2007, n. 244 abroga questa disposizione.Nel 2011 c’è un profondo intervento sui contributi del 1993. Lo fa la Legge 12 novembre 2011, n. 183. La norma distingue il contributo a IRIFOR, IERFOP e altri, da quello all’UIC.
Il comma 35 dell’articolo 33 fissa a 2,5 milioni di euro per l’anno 2011 e 3,6 milioni di euro per l’anno 2012 il finanziamento per gli enti di formazione e riabilitazione prevedendo anche la ripartizione: il 35 per cento all’istituto per la ricerca, la formazione e la riabilitazione – IRIFOR Onlus; il 50 per cento all’IRFA – Istituto per la riabilitazione e la formazione ANMIL onlus; il restante 15 per cento all’Istituto europeo per la ricerca, la formazione e l’orientamento professionale – IERFOP onlus. Quindi nulla dovrebbe transitare attraverso l’UICI.
Il comma 18 dell’art. 4 della stessa norma, fissa invece il contributo annuo per l’Unione italiana ciechi che a decorrere dall’anno 2012 è fissato in 291.142 euro. Essendo vigente il riferimento alla norma del 1993, tale stanziamento dovrebbe essere vincolato: l’UICI dovrebbe “girarlo” agli enti citati in norma, quindi trattenere ben poco.
La copertura dei finanziamenti per gli Enti è previsto, da ultimo dall’elenco 3 (articolo 1, comma 270) della Legge 24 dicembre 2012 n. 228 (Legge di stabilità).Dal 2012 fino all’entrata in vigore della nuova legge di stabilità, quindi, l’UICI poteva direttamente contare solo su 65.828 euro (ex legge 12 gennaio 1996, n. 24) e su 291.142 euro (ex legge 23 settembre 1993, n. 379). Dal 2014 i finanziamenti saranno, come abbiamo visto, superiori. 
(handylex.org)     

di Giovanni Cupidi

Il premio per “città accessibile 2014” va a Göteborg

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La città ha vinto l’edizione 2014 del premio per le città a misura di disabili promosso dalla Commissione europea. Per i prossimi 12 mesi la cittadina svedese sarà impegnata a diffondere le buone pratiche che le hanno permesso di conseguire il prestigioso riconoscimento

Il premio viene assegnato alla città che abbia migliorato in maniera tangibile e sostenibile l’accessibilità dei trasporti e delle relative infrastrutture, dell’informazione e della comunicazione, delle strutture e dei servizi pubblici.
Il premio è stato assegnato a Göteborg in riconoscimento dell’eccezionale impegno della città nel migliorare l’accessibilità per i disabili e gli anziani: «Il motto di Göteborg è: Una città per tutti! Non si tratta però solo di uno slogan e il fatto di aver vinto quest’anno il premio per le città a misura di disabili ne è la dimostrazione. Göteborg si è aggiudicata il premio 2014 per l’impegno prodigato al fine di favorire l’integrazione delle persone con ogni tipo di disabilità. Sono ancora troppi gli ostacoli che i disabili si trovano a dover affrontare nella vita quotidiana, ma le città come Göteborg stanno creando le condizioni per rendere la vita più accessibile per tutti», ha dichiarato Viviane Reding, vicepresidente e Commissaria europea per la giustizia.L’impegno di Göteborg nel migliorare l’accessibilità ai mezzi di trasporto, agli alloggi e ai posti di lavoro è un esempio di best practice che altre città europee potrebbero seguire in futuro. Quando si rendono disponibili degli alloggi accessibili, viene data la precedenza ai disabili. Sul fronte dell’occupazione, circa 300 posti di lavoro all’anno sono stati dotati di assistenza personalizzata. Inoltre, la città si dedica instancabilmente anche al miglioramento delle infrastrutture pubbliche intervenendo con azioni concrete per rendere i parchi di divertimento, le aree di gioco e i locali dell’Università più accessibili.
Sul podio dell’award 2014 anche Grenoble (Francia) al secondo posto e Poznan (Polonia) terzo posto; menzioni speciali a Belfast, Regno Unito, a Dresda, Germania, a Burgos, Spagna, a Malaga, Spagna. 

di Giovanni Cupidi

Brainable: la start up per la cura delle disabilità cognitive

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Le disabilità cognitive

L’idea di Brainable nasce dalla triste evidenza dell’aumento dei disabili cognitivi che si attestano al 5% della popolazione mondiale, con un incremento dei casi diagnosticati di circa il 3% ogni anno.
Si tratta di patologie attribuibili a cause genetiche o post trauma, la cui cura è spesso lunga e complessa. La riabilitazione delle disabilità cognitive si avvale di strumenti che presentano evidenti limiti sia per i terapisti che per i pazienti: da un lato, infatti, si tratta di supporti che non consentono la personalizzazione alle esigenze del caso, dall’altra gli esercizi riabilitativi risultano spesso ripetitivi, noiosi e quindi pesanti per il paziente.

More Control, More Fun, Better Therapy

Brainable si basa sulla metodologia Computer Game Therapy, ideata dal logopedista e ricercatore Antonio Consorti. Partendo dalla certezza che una terapia piacevole e coinvolgente per il paziente è più efficace e consente di ottenere risultati più evidenti, il team di Brainable ha ideato un software online caratterizzato da una forte componente ludica e personalizzabile in base al tipo di disabilità, alla gravità della patologia e alle necessità terapeutiche. Il punto di forza della tecnologia consiste nella multidimensionalità e multisensorialità: il paziente viene inserito all’interno di un labirinto ludicoin cui ogni sezione da esplorare corrisponde a specifici esercizi da portare a termine per accedere all’ambiente successivo.
Oltre a compiere esercizi terapeutici, Brainable consente di sviluppare l’autonomia del disabile in quanto la piattaforma è pensata per renderlo autonomo dal supporto di familiari o terapeuti nell’esecuzione dei compiti. Proprio in ciò si rintraccia un’altra importante differenza con gli strumenti finora utilizzati per la riabilitazione: i classici compiti che il terapeuta chiede di eseguire a casa sono avvertiti come una noiosa perdita di tempo, Brainable garantisce coinvolgimento emotivo e divertimento per l’utente, oltre che la possibilità di controllarne l’effettiva esecuzione da parte del riabilitatore. Attraverso una dashboard online, accessibile da qualsiasi device elettronico connesso a Internet, è possibile monitorare i progressi del paziente tra una seduta e l’altra.
La lezione da imparare da brainable si può riassumere negli aggettivi multisensoriale, immersivo, emozionale: ecco la ricetta che Brainable prescrive a tutte le metodologie riabilitative per la cura delle disabilità cognitive.
(ninjamarketing.it)

di Giovanni Cupidi

Brasile 2014, non c’è spazio per i tifosi disabili

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Il campionato mondiale di calcio è ricco di sfide per il Brasile. A cominciare da quelle connesse all’accessibilità negli stadi per le persone disabili. Le città che ospiteranno l’evento, infatti, non sono in grado di accogliere quelli che, ad esempio, possono muoversi solo grazie all’ausilio di una carrozzina. E poco è stato fatto per migliorare questa situazione. Nonostante circa 27 milioni di brasiliani (il 14% della popolazione) vivano con una disabilità. A dire il vero nella costruzione e ristrutturazione dei 12 stadi che faranno da cornice alle sfide fra le nazionali si è cercato di dare una soluzione a questi problemi. Il Ministero del Turismo di Brasilia, infatti, ha investito 50mln di dollari per l’accessibilità di 9 città nelle quali si giocheranno le partite, con l’obiettivo di riservare almeno l’1% dei posti ai diversamente abili. Tuttavia nello stadio Mané Garrincha di Brasilia, nel quale si disputeranno ben 7 partite, solo 154 posti sono stati riservati a persone obese o con mobilità ridotta. Oltre a 156 spazi per persone in sedie a rotelle. Numeri molto inferiori all’1% previsto. Visto che l’arena può contenere 71mila spettatori. Tra i 12 nuovi stadi costruiti l’unico ben attrezzato è il Castelão di Fortaleza, dove si svolgeranno 6 incontri: in questo caso il 2,4% degli spazi è riservato a disabili. Di fronte a dati in prevalenza scoraggianti l’ex calciatore Romario, ora deputato in parlamento, ha criticato le opere: “Oltre al numero insufficiente di posti per disabili, ci sono problemi fuori degli stadi. Come parcheggi, marciapiedi e rampe d’accesso”, dice l’ex attaccante. Rincara la dose Denise Albuquerque, del Comitato Accessibilità. Che conferma come i campi da calcio non siano preparati come dovrebbero: “La nostra legislazione è moderna, ma la maggior parte degli stadi non soddisfa gli standard di accessibilità”. Jurandir de Souza, un uomo in carrozzina che recentemente è stato al Mané Garrincha per assistere ad una partita del campionato brasiliano ha denunciato alcuni difetti nella struttura: “I parcheggi sono troppo lontani dallo stadio, non ci sono segnali o guide lungo i percorsi per raggiungere i posti riservati e ci sono passaggi troppo stretti da percorrere in sedia a rotelle”. Al momento ci sono ancora sette stadi in costruzione. Che dovranno essere pronti entro la prossima estate. Nessuno di questi sarà completamente accessibile. “Quello che ci aspettiamo è che questi progetti siano modificati subito”, dice Denise Albuquerque. Ma le imprese di costruzione non ne vogliono sapere. Sostenendo che le opere sono in conformità con la legge ed eventuali modifiche causerebbero un aggravio dei costi. “L’attuazione di questi cambiamenti aumenteràsicuramente gli oneri di costruzione. Ma i diritti umani e la dignità dei cittadini sono davvero un costo?”. È quanto si chiede Kleber Santos, rappresentante del Consiglio Nazionale degli Ingegneri.
(www.west-info.eu)

di Giovanni Cupidi