Disabilità e barriere architettoniche, l’ostacolo è culturale

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Condividere e sentirsi coinvolti sono il primo passo per abolire tutti quegli ostacoli, di tipo fisico e mentale, che limitano il normale svolgersi della vita di una persona sulla sedia a rotelle. Tra le iniziative di sensibilizzazione uno spettacolo-evento ispirato dal libro autobiografico “Troppe scale” di Attilio Spaccarelli

Quando si parla di disabilità è molto difficile non parlare anche di barriere architettoniche, ovvero di tutti quegli elementi costruttivi che impediscono o limitano gli spostamenti o la fruizione di servizi soprattutto a persone con limitata capacità motoria o sensoriale. Ecco quindi che all’improvviso una scala, una rampa troppo ripida o anche il manto stradale sconnesso possono trasformarsi in ostacoli insormontabili. Ma c’è un’altra grande barriera contro la quale le persone disabili devono fare i conti: quella culturale.

Con l’obiettivo di accendere i riflettori su tutto ciò che rende difficile lo svolgersi della vita di una persona sulla sedia a rotelle è nato uno spettacolo-evento che debutterà il prossimo 29 marzo al Teatro Gianelli di Roma, “Il signore a rotelle“. Un progetto volto a far riflettere e a far emergere le piccole grandi problematiche quotidiane di chi ha a che fare con “troppe scale”.

Ed è proprio il libro autobiografico “Troppe scale” di Attilio Spaccarelli – figlio dell’attrice Lianella Carell, la protagonista di “Ladri di biciclette” di Vittorio De Sica, che da decenni convive con la sclerosi multipla – ad aver ispirato “Il signore a rotelle”, un’autoproduzione dell’associazione culturale ItinerArte, in collaborazione con Fisiomet, Anmic e Soroptimist.

Lo spettacolo è stato realizzato all’interno del “Progetto Spacca”, che ha visto professionisti e allievi dei corsi di ItinerArte trasformarsi in cittadinanza attiva per chiedere l’abolizione di ogni ostacolo che limiti il normale svolgersi della vita di una persona sulla sedia a rotelle. Caratteristica distintiva del progetto è la multimedialità, che lo rendo capace di parlare molteplici linguaggi. “Il signore a rotelle” racconta, con una buone dose di ironia, le mille disavventure di chi, ogni giorno, finisce per scontrarsi con una moltitudine di barriere che, prima di essere architettoniche, spesso sono culturali.

Lisa Colosimo, una delle registe de “Il signore a rotelle” e presidente di ItinerArte, ha spiegato a Il Journal che “la potenza del progetto risiede nel fatto che i protagonisti dello spettacolo teatrale sulla disabilità non sono attori e non sono disabili, ma persone con un grande senso civico che si mettono in discussione”. Il messaggio che si intende trasmettere è chiaro: “Anche se una cosa non tocca direttamente la tua pelle, ti è prossima e ti riguarda”. Colosimo ha poi sottolineato che è importante affrontare questo tema perché attorno c’è una profonda omertà. “Il disabile crea disagio, imbarazzo, è visto come un peso – ha spiegato – In realtà si perde l’occasione di conoscere un sacco di belle persone e tantissimi amici. Il giorno che, per strada, non noteremo più disabili sarà perché saranno finalmente in mezzo a noi. E questo potrà considerarsi un Paese civile”.

Il problema, prima ancora che negli ostacoli di tipo fisico, risiede negli ostacoli di tipo mentale. Ed ecco che entra in gioco l’arte. A tal proposito, la regista ha affermato: “L’arte, dal mio punto di vista, deve essere sovvertitrice delle ingiustizie. Per far sì che non accada più di ritrovarsi davanti a delle istituzioni che non rinnovano la carta di identità per una foto ritoccata dal fotografo che ha avuto la sensibilità di non riprendere la sedia a rotelle”.

Un cambiamento è possibile, “nel momento in cui c’è la condivisione”. Colosimo ha spiegato: “Sono l’entusiasmo e la voglia di scoprire qualcosa che all’inizio può sembrare brutto a rappresentare la chiave di volta. Per i disabili la sedia è la mobilità, il problema siamo noi che abbiamo paura di sederci là sopra. Bisogna cambiare il punto di vista”. E lo spettacolo “Il signore a rotelle” punta proprio a questo, a condividere, a chiamare in causa, proprio come fa il libro di Attilio Spaccarelli, dal quale tutto ha preso corpo. “Una mia allieva, psicologa e amica dell’autore, mi ha proposto il libro “Troppe scale” – ha spiegato la regista – Quando mi sono ritrovata a leggere questo testo ironico, lucido, che parla senza filtri e nel quale si utilizza il “tu”, mi sono sentita chiamata in causa. E questa cosa l’ho voluta vestire”.

(iljournal.it)

Il trailer dello spettacolo “Il signore a rotelle”

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