Rigo E4 del modello 730 2014: spese veicoli per persone con disabilità

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Con il rigo E4 del modello 730 2014 è possibile fruire della detrazione d’imposta del 19% sulle spese sostenute per l’acquisto di veicoli per persone con disabilità. L’auto per disabili può essere acquistata ogni 4 anni e consente una detrazione fino al limite di spesa id 18.075,99 euro. Agevolati gli acquisti di motoveicoli e autoveicoli, ma sono necessari determinati requisiti fisici certificati da commissione medica. Vediamo tutte le istruzioni, anche per la compilazione del modello 730.

Il Fisco italiano prevede una serie di agevolazioni fiscali per i contribuenti italiani. Con la presentazione del modello 730 è possibile fruire di alcune importanti detrazioni fiscali. Nel quadro E – Oneri e spese ci sono le detrazioni per le spese per le quali spetta la detrazione d’imposta del 19%. Alcuni dei righi della sezione I del modello 730 riguardano le persone disabili. Il rigo E3 riguarda le spese sanitarie sostenute per tali soggetti, il rigo E4 riguarda le spese veicoli per persone con disabilità. Quest’ultima detrazione è molto importante, si tratta di spese agevolate dal fisco che consentono al disabile di ridurre l’Irpef da pagare nel 730 utilizzando il 19% della spesa sostenute per acquistare un veicolo, ad esempio.

Oltre all’iva agevolata quindi, con il 730 2014, compilando l’apposito rigo, è possibile fruire della detrazione d’imposta del 19% sulle spese per veicoli, oltre che ovviamente per le spese sanitarie per persone con disabilità. Vediamo l’approfondimento sul rigo E4 – Spese veicoli per persone con disabilità e tutte le condizioni previste dall’Agenzia delle Entrate per fruire di tale detrazione.

Le istruzioni del rigo E4 del modello 730 2014: spese veicoli per persone con disabilità. Le istruzioni del modello 730 2014 stabiliscono che in questo rigo bisogna indicare le spese sostenute per l’acquisto:

  • di motoveicoli e autoveicoli, anche se prodotti in serie e adattati in funzione delle limitazioni permanenti alle capacità motorie delle persone con disabilità;
  • di autoveicoli, anche non adattati, per il trasporto dei non vedenti, sordi, persone con handicap psichico o mentale di gravità tale da avere determinato il riconoscimento dell’indennità di accompagnamento, invalidi con grave limitazione della capacità di deambulazione e persone affette da pluriamputazioni. 

La detrazione fiscale del 19% da indicare nel rigo E4 spetta nel limite di spesa di 18.075,99 euro e spetta con riferimento a un solo veicolo (auto o moto), a patto che sia utilizzato in via esclusiva o prevalente a beneficio della persona con disabilità. Il limite significa che si può arrivare a detrarre fino al 19% di 18.075,99 euro di spesa veicoli, ossia 3.434,44 euro.

La detrazione può essere ripartita in quattro quote annuali di pari importo. E il motivo per il quale la maggior parte dei contribuenti ha convenienza ad optare per la ripartizione in 4 quote, è dovuto alla possibile incapienza dell’Irpef, ossia che la detrazione spettante è troppo alta ed è tale da superare l’imposta lorda Irpef da pagare nell’anno in cui si è sostenuta la spesa. Per evitare di perdere i benefici della detrazione fiscale, che non può mai portare ad un credito d’imposta ma al massimo ad un azzeramento dell’Irpef da pagare, il Fisco consente un ulteriore agevolazione al contribuente, ossia poter ripartire la detrazione (es. 3434,44 euro) in quattro anni e quindi in 4 modelli 730 e in quattro anni di Irpef da pagare. In questo modo si può beneficiare della detrazione in misura piena.

La detrazione spetta una sola volta in un periodo di quattro anni, a meno che il veicolo non sia stato cancellato dal pubblico registro automobilistico. 

Compilazione rigo E4 in caso di ripartizione spesa veicoli in 4 anni. Le istruzioni del modello 730 2014 in caso di rateizzazione della spesa per veicoli per disabili stabiliscono che bisogna indicare nel rigo E4 l’intero importo della spesa sostenuta (se l’acquisto è stato fatto nel 2013) e, nell’apposita casella, il numero 1 per segnalare che si vuol fruire della prima rata. Se, invece, la spesa è stata sostenuta nel 2010, nel 2011 o nel 2012 e nella relativa dichiarazione si è scelto di ripartire la detrazione in quattro rate annuali di pari importo, indicare:

  • l’intero importo della spesa (identico a quello indicato nel Mod. 730 relativo agli anni 2010, 2011 o 2012);
  • il numero della rata che si utilizza per il 2013 (4, 3 o 2) nell’apposita casella. 

L’importo da indicare nel rigo E4 deve comprendere le spese indicate con il codice 4 nelle annotazioni del CUD.

Altre spese agevolate oltre l’acquisto del veicolo. La detrazione spetta anche per le spese di riparazione che non rientrano nell’ordinaria manutenzione, con esclusione, quindi, dei costi di esercizio (come, ad esempio, il premio assicurativo, il carburante e il lubrificante). Queste spese devono essere sostenute entro quattro anni dall’acquisto e concorrono, insieme al costo di acquisto del veicolo, al raggiungimento del limite massimo consentito di euro 18.075,99.

Se vengono compilati due righi E4, uno per l’acquisto dell’autoveicolo e l’altro per la manutenzione straordinaria la detrazione può essere ripartita in quattro quote annuali solo per l’acquisto e non per la manutenzione straordinaria.

La vendita dell’auto destinata al disabile. In caso di trasferimento a titolo oneroso o gratuito del veicolo prima che siano trascorsi due anni dall’acquisto, è dovuta la differenza tra l’imposta che sarebbe stata determinata in assenza dell’agevolazione e quella agevolata, a meno che la cessione non sia avvenuta in seguito a un mutamento dell’handicap che comporta per la persona con disabilità la necessità di acquistare un altro veicolo sul quale effettuare nuovi e diversi adattamenti.

Il furto del veicolo. Se il veicolo è stato rubato e non ritrovato, dal limite di 18.075,99 euro va detratto l’eventuale rimborso dell’assicurazione.

I requisiti fisici ed elenco dei veicoli

Tra le spese sanitarie agevolate per disabili rientrano quindi le spese per i mezzi necessari alla locomozione di persone con disabilità con ridotte o impedite capacità motorie per le quali spetta la detrazione sull’intero importo (rigo E4). L’Agenzia delle Entrate precisa che sono tali le spese sostenute per l’acquisto di motoveicoli e autoveicoli di cui, rispettivamente, agli artt. 53, comma 1, lett. b), c) ed f) e 54, comma 1, lett. a), c), f) ed m), del D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285, anche se prodotti in serie e adattati in funzione delle suddette limitazioni permanenti delle capacità motorie.

Le impedite capacità motorie permanenti, che è quindi un requisito che deve possedere il disabile per fruire dell’agevolazione, devono risultare dalla certificazione medica rilasciata dalla Commissione medica istituita ai sensi dell’art. 4 della legge n. 104 del 1992. Sono tali non solo i soggetti che hanno ottenuto il riconoscimento dalle commissioni di cui sopra, ma anche tutti coloro che sono stati ritenuti invalidi da altre commissioni mediche pubbliche incaricate ai fini del riconoscimento dell’invalidità civile, di lavoro, di guerra, ecc.

La detrazione sui veicoli spetta, a prescindere dall’adattamento, anche:

  • ai soggetti con handicap psichico o mentale per cui è stata riconosciuta l’indennità di accompagnamento;
  • agli invalidi con grave limitazione della capacità di deambulazione;
  • ai soggetti affetti da pluriamputazioni. 

Per fruire della detrazione è necessario un handicap grave, così come definito dall’art. 3, c. 3, della L. n. 104 del 1992, derivante da patologie che comportano una limitazione permanente della deambulazione.

La gravità dell’handicap deve essere certificata con verbale dalla commissione per l’accertamento dell’handicap di cui all’art. 4 della L. n. 104 del 1992. Per i soggetti di cui al punto 1) è, inoltre, necessario il certificato di attribuzione dell’indennità di accompagnamento, emesso dalla commissione per l’accertamento dell’invalidità civile.

Per le persone con disabilità che non risultano contemporaneamente “affetti da grave limitazione della capacità di deambulazione”, le “ridotte o impedite capacità motorie permanenti” sussistono ogni qualvolta l’invalidità accertata comporti di per sé l’impossibilità o la difficoltà di deambulazione per patologie che escludono o limitano l’uso degli arti inferiori. In tal caso, pertanto, non si rende necessaria l’esplicita indicazione della ridotta o impedita capacità motoria sul certificato di invalidità.

Vi possono comunque essere altre fattispecie di patologie che comportano “ridotte o impedite capacità motorie permanenti”, in tali casi è necessaria una certificazione aggiuntiva attestante le ridotte o impedite capacità motorie permanenti, rilasciata dalla Commissione di cui all’art. 4 della L. n. 104 del 1992, o in alternativa la copia della richiesta avanzata alla ASL diretta ad ottenere dalla predetta Commissione la certificazione aggiuntiva da cui risulti che la minorazione comporta ridotte o impedite capacità motorie permanenti, ai sensi dell’art.8 della L. n. 449 del 1997.

Tra i mezzi necessari per la locomozione sono compresi anche gli autoveicoli non adattati destinati alla locomozione dei non vedenti e dei sordi, individuati dall’art. 1, della L. 12 marzo 1999, n. 68.

Tra i veicoli adattati alla guida sono compresi anche quelli dotati di cambio automatico di serie, purché prescritto dalla commissione medica locale di cui all’articolo 119 del D. Lgs. 30 aprile 1992, n. 285. Tra i principali adattamenti ai veicoli, riferiti sia al sistema di guida che alla struttura della carrozzeria, che devono risultare dalla carta di circolazione a seguito del collaudo effettuato presso gli uffici periferici del Dipartimento dei trasporti terrestre del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, rientrano:

  • pedana sollevatrice ad azionamento meccanico/elettrico/idraulico;
  • scivolo a scomparsa ad azionamento meccanico/elettrico/idraulico;
  • braccio sollevatore ad azionamento meccanico/elettrico/idraulico;
  • paranco ad azionamento meccanico/ elettrico/idraulico;
  • sedile scorrevole girevole simultaneamente atto a facilitare l’insediamento del disabile nell’abitacolo;
  • sistema di ancoraggio delle carrozzelle e cinture di sostegno;
  • sportello scorrevole. 

Elenco dei motoveicoli che fruiscono della detrazione:

  • motocarrozzette: veicoli a tre ruote destinati al trasporto di persone, capaci di contenere al massimo quattro posti compreso quello del conducente ed equipaggiati di idonea carrozzeria;
  • motoveicoli per trasporto promiscuo: veicoli a tre ruote destinati al trasporto di persone e cose, capaci di contenere al massimo quattro posti compreso quello del conducente;
  • motoveicoli per trasporti specifici: veicoli a tre ruote destinati al trasporto di determinate cose o di persone in particolari condizioni e caratterizzati dall’essere muniti permanentemente di speciali attrezzature relative a tale scopo. 

Elenco degli autoveicoli che fruiscono della detrazione:

  • autovetture: veicoli destinati al trasporto di persone, aventi al massimo nove posti compreso quello del conducente;
  • autoveicoli per trasporto promiscuo: veicoli aventi una massa complessiva a pieno carico non superiore a 3,5 t o 4,5 t se a trazione elettrica o a batteria, destinati al trasporto di persone e di cose e capaci di contenere al massimo nove posti compreso quello del conducente;
  • autoveicoli per trasporti specifici: veicoli destinati al trasporto di determinate cose o di persone in particolari condizioni, caratterizzati dall’essere muniti permanentemente di speciali attrezzature relative a tale scopo;
  • autocaravan: veicoli aventi una speciale carrozzeria ed attrezzati permanentemente per essere adibiti al trasporto e all’alloggio di sette persone al massimo, compreso il conducente. 

Qualora a causa della natura dell’handicap i veicoli necessitino di adattamenti diversi da quelli sopra contemplati, la detrazione potrà ugualmente essere riconosciuta, purché vi sia sempre un collegamento funzionale tra l’handicap e la tipologia di adattamento.

La detrazione compete a tutte le persone con disabilità con ridotte o impedite capacità motorie prescindendo dal possesso di una qualsiasi patente di guida da parte sia della persona con disabilità che dei soggetti cui risulta a carico.

(job.fanpage.it)

 

 

La moda oltre la disabilità (russian style)

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Dalle gonne agli abiti sportivi. In passerella sfilano collezioni pensate per persone disabili

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Gli stilisti russi dedicano una sempre maggiore attenzione all’abbigliamento per persone disabili. Vengono elaborate intere collezioni comprendenti outfit per tutti i giorni, completi per bambini e abiti da sera per disabili costretti sulla sedia a rotelle, che soffrono di paralisi cerebrale infantile o che hanno subito un’amputazione: persone forti che non rinunciano alla bellezza.

La storia fino ad oggi

Negli ultimi cento anni, nella società russa si è sviluppata la “paura della disabilità”. La maggior parte degli adulti per delicatezza si sforza di non fare caso agli invalidi e i bambini si mettono paura l’un l’altro dicendo: “non lo guardare o ti succederà la stessa cosa!”

Tutto questo è anche comprensibile. In Unione Sovietica, come del resto in tutte le altre parti del mondo, le persone subivano infortuni, si ferivano, nascevano con malformazioni, e la loro esistenza non era conciliabile con uno stato ideale, che marciava spedito nella radiosa società comunista. Nelle città non esistevano rampe, né corrimano, né ascensori.

“In realtà al momento non esiste un vero e proprio mercato dell’abbigliamento per persone affette da disabilità in Russia. O meglio, in caso di crescita della domanda, il settore è ancora aperto per il business. È importante tuttavia mantenere un equilibrio tra la necessità di organizzare condizioni speciali di vendita e prezzi di produzione accessibili”, dice la stilista Oksana Livencova che ha creato una collezione per persone affette da paralisi cerebrale infantile.

 
Una nuova corrente

Nonostante ciò negli ultimi anni sembra che qualcosa abbia cominciato a muoversi.L’ambiente cittadino ha cominciato ad assumere fattezze amichevoli: hanno fatto la loro comparsa scivoli speciali nei passaggi sotterranei e ascensori per salire sui ponti pedonali. Hanno cominciato ad apparire e a lavorare attivamente organizzazioni di diverso genere che consentono alle persone invalide di sentirsi belle.

Una di queste è il progetto Bezgraniz Couture(Couture senza confini). Realizzato nel 2010 dall’imprenditrice sociale Yanina Urusova e dal direttore del fondo sociale Dialog v Temnote(Dialogo nell’oscurità), Tobias Raysner, il progetto ha la missione di stimolare gli stilisti professionisti a creare collezioni per persone con ridotte capacità motorie o problemi di sviluppo.

La popolarità del progetto cresce di anno in anno. Al primo concorso internazionaleBezgraniz Couture 2011 hanno partecipato circa 60 stilisti provenienti da diversi paesi, un paio di anni fa il numero di stilisti è cresciuto fino a 80. Nel 2014 invece le sfilate di queste collezioni si sono svolte nell’ambito della Mercedes-Benz Fashion Week Russia. In uno degli spazi espositivi dell’evento, il Maneggio di Mosca, hanno mostrato le proprie creazioni gli stilisti Darya Razumkhina, Masha Sharoeva, Sabina Gorelik, Oksana Livencova, Dima Neu, Svetlana Sarycheva, Albina Bikbulatova, Christine Wolf e Miguel Carvallo.

“Le persone con ridotte capacità fisiche vogliono vestire bene”, sostiene Darya Razumkhina, designer, ideatrice della collezione i cui elementi principali sono maglie alla marinara, cardigan colorati, gonne decorate di grande effetto realizzate con un tessuto fitto che si posa in maniera leggiadra e non si incastra nelle ruote delle sedie a rotelle.

La moda russa in passerella

La coppia composta da Dima Neu e Svetlana Saracheva quest’anno ha realizzato una linea di abiti sportivi per persone con protesi agli arti superiori o inferiori, la cui principale “trovata” è stata la borsa voluminosa che, oltre al suo classico uso, permette di compensare il disequilibrio e il sovraccarico della colonna vertebrale in seguito alla perdita di un braccio.

Oksana Livencova ha ideato la collezione Odissea per le persone con disabilità per le quali è difficile coordinare i movimenti. I suoi modellitransformers, in cui alcuni elementi avvolgono ed evidenziano la figura, mentre altri creano volume, sono dotati di cerniere comode e leggere e di colletti-cappuccio.

“Per la creazione di collezioni industriali, pronte per la produzione, sono necessari laboratori professionali che si occupino della ricerca di tecniche specializzate di taglio, nonché della ricerca di diversi rinforzi per il sostegno della colonna vertebrale o di altre parti del corpo. È necessario tutt’altro approccio rispetto alla realizzazione degli abiti comuni”, racconta Oksana Livencova.  

Una moda fuori dagli standard

In Russia esiste anche un’altra organizzazione che si occupa dei problemi delle persone con disabilità e delle questioni riguardanti l’adattamento della moda, si tratta della comunità Ortmoda. A Ortmoda non soltanto si crea moda per persone con disabilità, ma viene anche offerto loro un lavoro. Ad esempio, responsabile del lavoro del sito è il disabile uditivo Maxim Katush, il quale da poco tempo è anche diventato un modello che sfila in passerella per le collezioni di moda maschile giovanile.

La svolta Hipster

Da poco tempo in Russia esiste anche una scuola di modelli per disabili “Osobaya Moda” (Moda fuori dagli standard), la cui prima sfilata è stata realizzata a Tyumen nel 2005. Oggi il progetto “Osobaya Moda” organizza concorsi per la realizzazione di collezioni di abbigliamento pensate per persone costrette sulla sedia a rotelle, per persone con particolarità nella figura, per persone dalla ridotta mobilità e per coloro che si spostano con deambulatori.

E così, è altamente probabile che molto presto il paese possa gioire non soltanto delle esibizioni dei propri atleti paralimpici, ma anche per il riconoscimento internazionale dei suoi giovani stilisti, creatori di una moda adattata alle esigenze dei disabili, e del successo delle modelle russe sulla sedia a rotelle: forti, belle e con un amore per la vita contagioso. 
(russiaoggi.it)

di Giovanni Cupidi

DISABILITA’. ARRIVA ‘JOBMETOO’, PRIMA PIATTAFORMA PER RECLUTARE LAVORATORI

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Il servizio consente alle aziende di selezionare il personale secondo le proprie esigenze, per far lavorare le persone con disabilita’ in mansioni che ne esaltino il valore”. Disponibile anche un sistema di “job alert” (RED.SOC.)

Si chiama Jobmetoo e ha l’obiettivo di facilitare e perfezionare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, in riferimento alle persone con disabilita’. Tecnicamente, si tratta della prima societa’ web dedicata al reclutamento di lavoratori disabili, che consente alle aziende di selezionare i candidati in modo mirato. La nascita della piattaforma, che ha origini marchigiane a sede a Milan, e’ sostenuta da 360 Capital Partners e dal network internazionale U-Start, che a questa “startup” ha destinato un totale di 500 mila euro, per lo sviluppo della piattaforma, l’ampliamento della gamma dei servizi forniti, il lancio delle attivita’ di marketing e comunicazione e il rafforzamento della struttura. “Jobmetoo ha l’ambizione di diventare il punto di riferimento per le aziende che vogliono inserire nel proprio organico lavoratori appartenenti alle categorie protette per poterle far lavorare in mansioni che ne esaltino il loro valore a vantaggio quindi sia dell’azienda sia della persona con disabilita’.”, sottolinea Cesare Maifredi, General Partner di 360 Capital Partners. “L’idea ha un chiaro risvolto sociale – ha dichiarato Daniele Regolo, socio fondatore di Jobmetoo – La persona con disabilita’, grazie al proprio lavoro, puo’ infatti perseguire un cammino di autodeterminazione in una societa’ veramente inclusiva, senza dimenticare la diminuzione del costo statale per le pensioni.” Ma come funziona Jobmetoo? Si tratta di un servizio di inserimento lavorativo dedicato alle persone con disabilita’, semplice, efficace e altamente accessibile. Esso consente di compilare gratuitamente il curriculum vitae e creare un profilo estremamente dettagliato; guardare le posizioni lavorative compatibili e candidarsi con un clic; ricevere messaggi di “job alert” per essere sempre aggiornati. Il tutto, con il supporto di un team di professionisti che vivono la disabilita’ in prima persona. L’azienda, da parte sua, puo’ compilare il proprio profilo e mettersi in contatto con i migliori candidati, inserire le posizioni lavorative aperte, ricercare liberamente nel database dei candidati e salvare i profili piu’ interessanti, con il supporto di un team di professionisti esperti.

(www.redattoresociale.it)

Tecnologie digitali e robotica educativa per le disabilità cognitive

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Le tecnologie digitali e la robotica possono, se impiegate in modo attento e consapevole, contribuire a promuovere l’apprendimento e le abilità relazionali di alunni con bisogni speciali; agendo da strumenti facilitatori dei processi di apprendimento, favoriscono la gestione autonoma delle attività, il lavoro di gruppo e permettono ad ognuno di esprimere competenze e creatività. L’impiego delle tecnologie digitali e della robotica educativa con studenti con bisogni speciali ha trovato conferme in diversi studi e sperimentazioni (progetti IROMEC – Interactive Robotic Social Mediators as Companions; il progetto AURORA – Autonomous mobile Robot as a Remedial tool for Autistic children, che ha mostrato l’utilità dei robot nello stimolare l’attenzione e la curiosità dei soggetti autistici), e recentemente nei progetti europei Edurob e Netq6.  

Nell’ambito del XXXI Congresso Nazionale CNIS (Associazione per il Coordinamento Nazionale degli Insegnanti Specializzati e la ricerca sulle situazioni di handicap), dal tema Quando educare è più difficile: nuovi saperi per alunni dei nuovi tempi, il Polo Europeo della Conoscenza (la rete Europole) e Scuola di Robotica di Genova terranno un seminario dedicato alle Tecniche europee di innovazione per le tecnologie informatiche con gli alunni diversamente abili, durante il quale saranno presentate le sperimentazioni condotte nel corso dei Progetti europei Edurob e Netq6. Il workshop si terrà a Roma sabato 12 aprile 2014, alle 15.45 nell’Aula A04 della Università Pontificia Salesiana. 

Il progetto europeo Edurob (Educational Robotics for Students with Learning Disabilities) dedicato all’impiego della robotica educativa in casi di disabilità cognitiva e autismo, è iniziato a fine febbraio 2014, con un incontro a Nottingham volto a definire le finalità del progetto e i compiti di ogni partner. Il progetto prevede la partecipazione di diversi Paesi europei: UK, Lituania, Bulgaria, Italia, Polonia e Turchia. I partner sono eterogenei, appartenenti ad ambienti che sembrano lontani fra loro (psicologia, pedagogia, ingegneria). Il taglio interdisciplinare mette in evidenza come le relazioni che intercorrono tra l’apprendimento percettivo e quello concettuale abbiano una grande importanza nell’educazione. Secondo Richard L. Gregory, percettologo di fama mondiale, autore del famoso saggio “Occhio e cervello” (Raffaello Cortina Editore), l’interazione – anche ludica – con gli oggetti, sviluppa tanto la percezione quanto la comprensione.

In particolare, l’impiego dei robot nella didattica offre particolari vantaggi: i giovani apprendono più rapidamente e facilmente se hanno a che fare con oggetti concreti ed i robot sono oggetti reali, tridimensionali, che si muovono nello spazio e nel tempo, in grado di riprodurre vari aspetti del comportamento umano o animale. Inoltre la motivazione a far funzionare una macchina intelligente funge da stimolo per l’apprendimento. La Scuola di Robotica di Genova, riconosciuta come Ente formatore nazionale e impegnata da anni in progetti di robotica educativa, fa parte del progetto in qualità di membro della rete Polo Europeo della conoscenza che ha considerato l’esperienza maturata dalla Scuola di Robotica di Genova come necessaria alla buona riuscita del progetto. Scuola di Robotica avrà come primo obiettivo la creazione di un documento dedicato a 15 diversi casi studio dedicati alla robotica educativa nei casi di fragilità di apprendimento. 

Già da alcuni anni Scuola di Robotica di Genova ha avviato una collaborazione con alcuni enti che si dedicano ai ragazzi autistici utilizzando la robotica educativa e la pedagogia della narrazione sviluppata dallo psicologo statunitense Jerome Bruner (che Scuola di Robotica cerca di incentivare da tempo con progetti quali “Raccontare i robot”). Lo scopo dell’iniziativa non è insegnare la robotica ma insegnare attraverso l’uso della robotica, ovvero si vuole proporre un metodologia per facilitare gli apprendimenti e migliorare le relazioni all’interno di un gruppo mediante un approccio calibrato sulle differenti persone che apprendono. Nel periodo luglio-ottobre 2010, Emanuele Micheli, ingegnere meccanico specializzato in robotica e coordinatore delle attività didattiche di Scuola di Robotica, ha condotto, in collaborazione con l’accademia di counseling “Philos” di Genova, dei laboratori di robotica educativa per ragazzi e ragazze con disturbi dello spettro autistico. Il buon coinvolgimento dei ragazzi ha rappresentato l’esperienza base per partire successivamente con un progetto più organico. Inizialmente lo staff ha individuato alcuni ragazzi che riteneva idonei a seguire le lezioni di robotica educativa (ragazzi autistici di vario livello); le esperienze sono state condotte utilizzando un computer, un proiettore, un kit Lego WeDo (serie didattica della Lego) pennarelli e fogli bianchi.  

Ad ogni incontro i ragazzi hanno scelto in modo democratico quale costruzione eseguire dall’activity pack del software del WeDo. I partecipanti, divisi in 2 gruppi che a turno o costruivano o gestivano il manuale di costruzione sul computer, hanno portato a compimento le varie costruzioni. Naturalmente, ognuno di loro ha incontrato difficoltà diverse, dal riconoscimento dei pezzi presenti sul manuale digitale, all’assemblaggio vero e proprio fino alla programmazione. A fine assemblaggio di ogni piccolo artefatto robotico, i ragazzi sono stati incoraggiati ad inventare una storia in cui il personaggio robotico potesse inserirsi: l’aspetto narrativo è risultato molto gradito così come l’utilizzo della webcam per la realizzazione di un breve filmato.  

 

Il Progetto Europeo Netq6 (Network per la Qualità dell’educazione della prima infanzia dai 0 ai 6 anni) si propone, attraverso la creazione di una rete di cooperazione con altre istituzioni educative in Europa, di analizzare gli approcci esistenti nei diversi Paesi su come affrontare l’educazione precoce dei bambini a rischio evolutivo e sociale, partendo dall’importanza della diversità sociale, analizzando la sua natura strutturale e la necessità di definire strategie di gestione differenti nei confronti di un fenomeno variegato e complesso, che tende ad aumentare. L’istruzione di qualità nella prima infanzia, particolarmente nei bambini a rischio, incoraggia la disposizione e la motivazione del bambino ad apprendere (apprendere ad apprendere), la fiducia in se stesso e negli altri, e lo sviluppo cognitivo e linguistico. La rete intende potenziare le competenze di insegnanti, formatori e personale educativo, nonché i piani studio e gli ambienti di apprendimento per i bambini a rischio. y

di Giovanni Cupidi

Paralizzati muovono piedi e gambe grazie alla stimolazione epidurale

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Quattro uomini vittime di lesioni spinali muovono ginocchia e caviglie, ma non sono i
n grado di camminare in modo autonomo. Il trattamento migliora la massa muscolare

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Un eccezionale esperimento in Usa accende la speranza per le persone immobilizzate da traumi e lesioni spinali. Quattro uomini paralizzati, infatti, sono stati in grado di muovere le gambe per la prima volta dopo anni, grazie alla stimolazione epidurale elettrica del midollo spinale. Lo riferiscono i medici statunitensi dell’University of Louisville e dell’University of California in uno studio pubblicato su Brain. Andrew Meas, Dustin Shillcox, Kent Stephenson e Rob Summers sono stati trattati presso l’University of Louisville’s Kentucky Spinal Cord Injury Research Centre. Secondo i medici sono stati in grado di flettere dita dei piedi, caviglie e ginocchia, ma non di camminare autonomamente. Stando ai ricercatori l’elettricità renderebbe il midollo spinale più ricettivo ai pochi messaggi che ancora arrivano dal cervello, dunque l’elettrostimolazione potrebbe diventare in futuro un trattamento per le vittime di lesioni spinali.

La stimolazione

Il midollo spinale si comporta, infatti, come una linea ferroviaria ad alta velocità, che trasporta messaggi elettrici dal cervello al resto del corpo. Se ci sono danni sui binari, il messaggio non supera le stazioni lesionate. Il team Usa, con un approccio pionieristico, ha applicato la stimolazione elettrica al midollo spinale al di sotto della lesione. Già tre anni fa i ricercatori hanno riferito che il primo paziente, Rob Summers – un giocatore di baseball paralizzato dal torace in giù in seguito a un incidente d’auto – era in grado di muovere le gambe, con un sostegno su un tapis roulant. La ricerca è stata finanziata dalla Reeve Foundation, la fondazione voluta dallo scomparso attore di Superman, Christopher Reeve, paralizzato dopo una caduta da cavallo, oltre che dai National Institutes of Health.

 

Gli altri pazienti

Ora altri tre pazienti, paralizzati da almeno due anni, sono stati sottoposti alla procedura, riguadagnando qualche movimento. I pazienti sono stati in grado di controllare le gambe muovendole a un ritmo preciso e tutti tranne uno potevano controllare la forza del movimento. Insomma, Summers non era un caso eccezionale, sostengono i ricercatori (quello studio fu pubblicato su Lancet). Secondo la studiosa argentina Claudia Angeli, dell’Università di Louisville, i pazienti «vi diranno che la stimolazione è in grado di farli muovere e di farli sentire meglio, per alcuni è come sentirsi di nuovo vivi – spiega alla Bbc online – Il trattamento, inoltre, aumenta la massa muscolare in modo significativo».

Non coinvolta la riparazione del midollo spinale

Questa tecnica sperimentale non coinvolge la riparazione del midollo spinale, ma può avere un ruolo importante nell’aiutare altri pazienti paralizzati a riacquistare il movimento. La tecnica ha delle limitazioni: i quattro pazienti hanno dovuto cambiare l’impostazione per ogni movimento delle gambe. E nessuno è in grado di camminare senza aiuto. Ma i ricercatori assicurano che la qualità della vita dei pazienti è notevolmente migliorata, come pure la massa muscolare, il controllo di vescica e la funzione sessuale. Insomma, per gli studiosi questa potrebbe essere una delle nuove armi per aiutare le persone paralizzate dopo un incidente d’auto o un altro trauma, a ritrovare il movimento.

(corriere.it)

Per i disabili italiani trovare lavoro…

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L’84% dei portatori di handicap in età lavorativa è disoccupato. E intanto la Commissione Ue valuta una nuova procedura di infrazione contro l’Italia

Il presidente della Commissione Ue José Manuel Barroso

L’84% dei portatori di handicap in età lavorativa non ha un impiego e i disoccupati iscritti alle liste di collocamento obbligatorio sono 750 mila, secondo dati 2013 del ministero del Welfare. Ecco che Lorenzo Torto, un ragazzo di 26 anni sulla sedia a rotelle è tornato per seconda volta a Bruxelles – la prima un anno fa – per chiedere alla Commissione europea com’è possibile che, in Italia, il lavoro è una missione (quasi) impossibile per i disabili. Questa situazione ha portato la Commissione a valutare se aprire una nuova procedura di infrazione contro l’Italia, che ha già subito una bocciatura sul diritto al lavoro dei disabili nel luglio scorso. Dalla prima petizione di Torto alla Commissione europea, il 20 marzo 2013, infatti, sono successe molte cose. La Corte di Giustizia europea ha condannato l’Italia per non aver imposto «a tutti i datori di lavoro l’adozione di provvedimenti efficaci e pratici, in funzione delle esigenze delle situazioni concrete, a favore di tutti i disabili» come previsto dalla normativa comunitaria. Inoltre il governo Letta ha rifinanziato il fondo per l’occupazione dei portatori di handicap per 10 milioni di euro nel 2013 e 20 milioni nel 2014.

Ma secondo Torto «nella vita quotidiana di tante persone che soffrono non è cambiato niente» e anche la Commissione Europea ha chiesto chiarimenti all’esecutivo su come viene attuata la normativa. «La Commissione ha comunicato che è ancora in corso la procedura di osservazione del nostro Paese per verificare l’efficacia della legge 93/2013 nel garantire la piena inclusione dei disabili nel mondo del lavoro», afferma la presidente della Commissione petizioni dell’Unione Europea, Erminia Mazzoni (Ppe). «Preso atto dell’immobilismo italiano denunciato da Lorenzo Torto, ho invitato il premier Matteo Renzi e il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, a dare seguito con urgenza alle disposizioni della Corte», aggiunge l’europarlamentare.

Il governo ancora non ha assegnato la delega alla disabilità, ma il sottosegretario al Lavoro Franca Biondelli garantisce «la forte attenzione e la piena disponibilità» dell’esecutivo su queste tematiche. La legge italiana è «unanimemente riconosciuta tra le più avanzate nell’ambito della non discriminazione, ma è anche tra le maggiormente inapplicate», osserva il sottosegretario.

E anche la recessione influisce in modo pesante perché le aziende in crisi possono sospendere gli obblighi di assunzione dei disabili previsti dalla legge 68/99. «In questo modo si calcola che circa il 25% dei posti previsti per i disabili rimane non assegnato, tanto nel settore pubblico quanto nel privato», conclude Biondelli. E così il disagio aumenta, come registra la responsabile della politiche per la disabilità della Cgil, Nina Daita, che racconta: «ormai quasi quotidianamente mi arrivano lettere e telefonate di disabili disperati per la ricerca di lavoro, la solitudine e la paura per il futuro».

(lastampa.it)

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Autismo, la Giornata della consapevolezza per una cultura della “neuro-varietà”

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Domani si celebra in tutto il mondo un giorno per sensibilizzare e riflettere su una patologia verso la quale non bastano più soltanto provvedimenti di assistenza. Il Light it up blue: una luce blu che accende i più famosi monumenti del mondo: la Piramide di Cheope, l’Empire State Building, l’Arco di Costantino, il David di Donatello, la Mole Antonelliana, Montecitorio

Il 2 Aprile ricorre la settima Giornata Mondiale della Consapevolezza dell’Autismo, un momento di sensibilizzazione culturale e riflessione sulle peculiarità e i percorsi di vita delle persone autistiche. Per l’integrazione, contro l’isolamento  e i pregiudizi che circondano le intelligenze atipiche. Light it up blue: una luce blu che accende i più famosi monumenti del mondo: la Piramide di Cheope, l’Empire State Building, l’Arco di Costantino, il David di Donatello, la Mole Antonelliana, Montecitorio, per citarne solo alcuni; e che vuole alimentare in tutta l’umanità la consapevolezza sulle caratteristiche, le difficoltà, i bisogni di coloro che vivono la condizione dello spettro autistico, una neurodiversità sempre più diffusa. Voluta dalle Nazioni Unite , la settima edizione della giornata vedrà snodarsi numerosissime manifestazioni: convegni, campagne di sensibilizzazione, flash mob (a Roma quello su autismo e lavoro, in piazza del Campidoglio), rassegne cinematografiche e proiezioni,- da segnalare il film di Carlo Zoratti “The special need” che ruota attorno al delicato tema dei diritti sessualì dei disabili, con la storia dolce amara di un adulto autistico e del suo desiderio di avere-come tutti- una relazione affettiva completa.

Per una cultura della neuro varietà. L’autismo è una condizione permanente sempre più diffusa: secondo una recente ricerca negli Usa colpisce 1 bambino ogni 68; in Europa soffrono di questa sindrome più di cinque milioni di persone di cui circa 680 mila in Italia. Le diagnosi sono aumentate di oltre il 30% in due anni. -L’incremento è dovuto prevalentemente a un affinamento dei metodi diagnostici- afferma il neuropsichiatra Riccardo Alessandrelli, co-fondatore dell’associazione CulturAutismo. “L’individuazione delle forme più lievi-afferma Alessandrelli- in virtù di risorse intellettive integre e particolari talenti, ha portato a una lettura della sindrome in senso maggiormente funzionale e evolutivamente favorevole, con la definizione di “Condizione di Spettro”, contrapposta a quella di malattia. 

Le loro facoltà sono risorse. Questi individui – che pur avendo problemi nelle competenze relazionali riescono, se seguiti, ad assimilare le più importanti regole sociali – potrebbero tradurre le loro facoltà in potenziali risorse per loro stessi, ma anche molto utili alla collettività, se adeguatamente supportati da terapie congrue e compresi nella loro originalità; altrimenti vengono condannati alla dipendenza dalle famiglie di origine e alla deriva sociale. Un potenziale inutilmente sprecato”. 

L’integrazione non è a senso unico. Se l’autismo è una vera e propria emergenza, vuol dire che milioni di persone, con stili cognitivi e percettivi diversi, devono dialogare con la maggioranza neuro tipica; ma “l’integrazione non è un processo a senso unico, una concessione da parte delle comunità più forti alle più deboli, ma un gioco dialettico di modellamento reciproco, in cui entrambi le parti vengono chiamate a interagire per realizzare un guadagno: morale, culturale, ma anche finanziario”, sottolinea la dott. ssa Cinzia Raffin, presidente della Fondazione Bambini autismo di Pordenone. “Nell’attuale organizzazione sociale e lavorativa tutto è orientato ad agevolare o aiutare le persone “diverse” ad adattarsi al mondo “normale”, senza che quest’ultimo debba minimamente attuare dei cambiamenti su di sé”, aggiunge la dottoressa. Spesso neppure in direzione di una maggiore conoscenza del problema 

Un mondo per neuro-tipici. Terapie per raggiungere l’autonomia lavorativa familiare e affettiva. In un mondo fatto da e per neurotipici, vuol dire abbattere barriere che non sono solo ambientali o architettoniche. In Italia il modello prevalente rimane assistenzialistico e le responsabilità sono scaricate sulle famiglie. Inoltre, secondo Davide Moscone, presidente di Spazio Asperger, le stesse professioni sanitarie non hanno una adeguata conoscenza delle forme più lievi, come l’Asperger, spesso confuse con altre problematiche di tipo psichiatrico o proprie dell’età evolutiva, che possono tuttavia coesistere insieme alla diagnosi primaria. Spesso proprio perché la primaria non è stata precocemente riconosciuta e trattata. Altro dato sconfortante è la mancanza, nel pubblico, di interventi e i programmi indicati come specifici per l’autismo, di tipo cognitivo-comportamentale (ABA, TEACCH) e la CAA (comunicazione alternativa e aumentativa). Le famiglie, allora, se possono permetterselo, devono ricorrere a privati. 

Autismo e lavoro: il modello di Pordenone. Il tema di autismo e lavoro è diventato per laFederazione Autismo Europa, il motto della campagna 2014: se è difficile che un ragazzo ‘neurotipico’ trovi un’occupazione, per un ragazzo rientrante nello spettro è quasi impossibile: di questi solo il 10% lavora dopo i 20 anni, un altro 10% frequenta la scuola o un corso di formazione; mentre ben il 50% si limita a frequentare un centro diurno dove si svolgono laboratori ludico ricreativi o di interesse culturale e il 21,7% sta a casa. Le tipologie di “inserimento lavorativo” presenti in Italia, quali i laboratori protetti e il collocamento mirato, regolato in Italia dalla legge 68/99,  sono un quasi totale fallimento per le persone con autismo. Che nelle forme più lievi può non ricevere alcun riconoscimento di invalidità, visto che i soggetti hanno notevoli autonomie e un buon- a volte alto-livello cognitivo. 

L’Officina dell’Arte. “Questi dati rappresentano la sconfitta, nei casi di autismo, dei modelli tradizionali di inserimento lavorativo e insieme una sfida cui aderire come dovere civile”, afferma la dottoressa Raffin. Gli sforzi non possono andare solo nella direzione della “normalizzazione” della persona autistica. La Fondazione Bambini autismo di Pordenone ha quindi realizzato un progetto pilota in cui lavoro, vita sociale, residenzialità si integrino proponendo ambienti e organizzazioni coerenti. Il progetto prevede l’Officina dell’Arte e un percorso di residenzialità: Vivi la città. Nell’Officina dell’Arte maestri mosaicisti formano sulle tecniche di lavorazione del mosaico, il personale sanitario forma i maestri mosaicisti sulle modalità più congrue di interagire con i lavoratori e aiutano quest’ultimi nell’apprendimento di abilità di interazione sociale. Come si può notare visitando il sito web dell’organizzazione si creano manufatti eccellenti, in un ambiente costruito su misura per le persone con autismo e in presenza di “colleghi di lavoro” non di “assistenti”. Durante le pause i lavoratori raggiungono la villa in cui risiedono e si distribuiscono i compiti. Al termine della giornata inizia il programma “Vivi la città” con tutto ciò che questo comporta in termini di integrazione (poter uscire o poter rimanere a casa, andare al pub, fare shopping, fare la spesa, cenare al ristorante. 
(repubblica.it)

di Giovanni Cupidi