IL CALCIO D’INIZIO DEI MONDIALI DI BRASILE LO DA’ UN DISABILE CON ESOSCHELETRO

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E’ significativo che a dare il calcio d’inizio ai Mondiali di calcio di Brasile 2014 sia stata una persona paraplegica indossando un esoscheletro.

 Grazie a questa struttura avvenieristica, che si indossa in tutto il corpo, dalla testa ai piedi, il ragazzo che lo ha indossato ha potuto muoversi, calciare il pallone e percepirne le sensazioni del tatto grazie a una speciale “pelle artificiale”, denominata CellulARSkin, formata da sensori e microprocessori che inviano al cervello le informazioni dell’ambiente (dimensioni, temperatura ecc).

 Questo esoscheletrio, che è frutto di un lunghissimo lavoro di studio di un team numeroso, in sostanza interpreta le intenzioni della persona, attraverso uno speciale casco, traducendole in azioni. In pratica, legge il comando del cervello e lo esegue, dando corpo ai comandi della persona paralizzata. 

Altissima tecnologia per l’apertura di questo mondiale, quindi, ma anche un bel messaggio di inclusione che speriamo non rimanga inascoltato.
 

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IN SALA OPERATORIA IL CHIRURGO È PARAPLEGICO: “PER I PAZIENTI BASTA CHE IO SIA BRAVO”

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Paraplegico da 31 anni, oggi ne ha 48 e compie interventi d’avanguardia per asportare tumori mammari. Dal 1996 opera in piedi, grazie all’ausilio inventato per lui da un amico. “Per un sano egoismo, il paziente non pensa alla mia disabilità, ma al suo bisogno di guarire”

“Non penso di essere un fenomeno: credo che tutti, con determinazione, impegno e sacrificio, possano raggiungere i propri obiettivi, a prescindere dallo status fisico”. Parola di Paolo Anibaldi, chirurgo quarantottenne, responsabile del Day surgery all’ospedale “San Camillo de Lellis” di Rieti. Anibaldi aveva appena 17 anni quando la rottura di un angioma midollare gli provocò una paraplegia. Fino al 1996 ha operato “da seduto”, sulla sua carrozzina. Fino al giorno in cui un amico gli offrì l’ausilio che oggi gli consente di operare in piedi. Come racconta in un’intervista pubblicata sul numero 5 di SuperAbile Magazine, la rivista sulla disabilità edita da Inail.

Dottor Anibaldi, cosa ricorda di quel 2 maggio 1983, che cambiò la sua vita?
Ricordo bene alcune cose, male altre. In verità, ho i primi ricordi legati alle domande dei giornalisti. Ma dopo 31 anni per me quel giorno quasi non esiste più, l’ho rimosso. Non guardo al 2 maggio 1983, ma al 2 maggio del 2014, o del 2015.

La scelta di diventare medico è legata alla sua esperienza diretta con la malattia?
No. Da giovane sognavo di pilotare i caccia, in alternativa di essere chirurgo. Esclusa la prima possibilità, è scattata la seconda. Mi sono realizzato grazie alla mia professione, ma non ho mai creduto che essere un chirurgo paraplegico potesse essere una nota di orgoglio. La disabilità non ha in alcun modo inciso sulla mia vita professionale: ho scelto una professione in cui mi confronto ogni giorno con i pazienti, concentrati sul proprio problema e sulla necessità di risolverlo. Poco importa che il chirurgo sia disabile: ciò che conta è solo la guarigione. Ed è giusto così!

Nessuna diffidenza né resistenza, quindi, da parte dei pazienti?
No; alcuni erano sorpresi. Non è comune vedere una persona con disabilità e associarla alla sala operatoria, agli interventi. È evidente che io sia ben visibile; facilmente salta agli occhi un uomo vestito di verde, seduto su una carrozzina. Ma è solo il primo impatto: passati 20 secondi la carrozzina quasi non si vede più, perché il paziente pensa solo alla propria salute. Oggi, poi, c’è una diversa percezione della disabilità rispetto al passato. Merito soprattutto delle stesse persone disabili, che vivono la propria disabilità come una condizione di vita diversa, sicuramente impegnativa ma anche “piena”.

Lei ha operato per alcuni anni su una sedia, ma da tempo ormai opera in piedi. Come è accaduto?
Era il 1996 quando il mio amico Ivano Amici, titolare di un’officina meccanica della zona, vedendomi in ambulatorio sulla carrozzina, mi propose di realizzare per me un ausilio che mi avrebbe permesso di operare in piedi: ha messo insieme alcuni pezzi di acciaio ed è stata realizzata una particolare attrezzatura che appunto mi consente di operare stando in posizione eretta. A volte sento la stanchezza, ma è l’età che si fa sentire, non la posizione!

Della sua esperienza si inizia a parlare, anche grazie agli interventi eseguiti dalla sua équipe e alla gratitudine di tanti suoi pazienti. Cosa rappresenta questo successo per lei?
Sono contento che se ne parli, soprattutto perché questo sta incoraggiando altre persone a seguire la stessa strada. Io sono stato forse il primo chirurgo italiano disabile, ma poi altri come me sono riusciti a realizzarsi: si sono lanciati, decisi a superare la sfida.

Il suo lavoro assorbe tempo ed energia. Eppure lei è anche uno sportivo e sindaco del Comune di Castel Sant’Angelo.
Sì, ho praticato basket in carrozzina e insieme ai miei compagni di avventura; ci siamo divertiti, raggiungendo anche risultati di buon livello. Purtroppo oggi ” A ruota libera” non esiste più. Siamo arrivati in A1 e abbiamo giocato partite in coppe europee, ma il difficile momento economico non ci ha permesso di andare oltre. Anche l’impegno politico sta terminando. È stata un’esperienza importante. Impegnativa, certo, ma mi ha aiutato a ragionare in modo diverso: mi ha fatto conoscere aspetti della “cosa pubblica” che non ero in grado nemmeno di immaginare.

E adesso ha in mente qualche altra impresa da intraprendere?
Ho 48 anni, sono responsabile di una struttura ospedaliera, ho una figlia grande che studia all’estero: credo che sia il momento di tirare una linea e riprendersi il proprio tempo. Ho sempre pensato che si dovesse fare qualcosa in cui credere, della quale essere convinti, con un obiettivo da raggiungere. Credo di esserci riuscito. Magari domattina mi sveglierò con una sfida in mente: per ora, vivo intensamente le mie giornate e mi dedico ai miei pazienti, cercando come sempre di dare il meglio. La disabilità rende certamente la vita più faticosa, ma non deve impedirci di realizzare i nostri sogni”.
(superabile.it)

Le Fattorie sociali: un’azienda che aiuta la disabilità

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Le Fattorie sociali, come strumento per affrontare il disagio delle persone che presentano forme di svantaggio psico-fisico o di disagio sociale, ma soprattutto occasione per parlare di una realtà diversa. Si è svolto a Vittoria, al Convento delle Grazie e vi hanno partecipato anche i vertici dell’Asp, con il commissario straordinario facente funzioni, Vito Amato. Amato ha portato al convegno l’interesse dell’Asp per “esperienze nuove, come quelle delle Fattorie sociali, per affrontare problematiche di persone che presentano una fragilità”. Le Fattorie Sociali, rappresentano strutture che estendono i loro servizi a queste persone, estendendo l’aiuto attraverso servizi educativi, culturali e di supporto alle famiglie e alle istituzioni didattiche. Non seguono logiche assistenzialistiche, sono fattorie a tutti gli effetti, perciò hanno una natura imprenditoriale, cercano, però, di riprodurre un modello di economia sociale, mirato a coniugare il profitto dell’azienda con il bene della collettività, perchè lavorare la terra aiuta a scoprire nuovi interessi, a sviluppare abilità manuali, a recuperare gli equilibri perduti. Inoltre è un’ottima occasione per confrontarsi e socializzare, immersi nella placida tranquillità della campagna. Nelle fattorie sociali si può imparare un mestiere: l’offerta formativa delle fattorie sociali è ampia e va dall’ambito agricolo a quello delle filiere produttive (olio, formaggio, latte, pane e pasta ed all’allevamento di animali. La fattoria sociale diventa una reale possibilità di odo per le fasce sociali svantaggiate. “In Sicilia è nata la Rete delle Fattorie Sociali, già da qualche anno, scopo della rete di queste realtà è quello di essere una rete di persone, associazioni, imprese agricole impegnate per la promozione della salute, per l’inclusione sociale e lo sviluppo sostenibile”, così Salvo Cacciola, sociologo dell’ASP di Catania, nel suo intervento, parlando di questa straordinaria realtà. Anche se i momenti più pregnanti e toccanti si sono registrati con i video: “week end del respiro e dell’autonomia”. Protagonisti le persone con disabilità che a contatto con la natura e il coinvolgimento attivo nei lavori tipici di un’azienda agricola possono rappresentare importanti occasioni di promozione del benessere psico-fisico e soprattutto relazionale. 
(quotidianoragusa.it)

In Palestina, per i diritti delle persone con disabilità

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L’organizzazione EducAid (Cooperazione e Aiuto Internazionale in Campo Educativo), in partenariato con la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) – entrambe componenti della RIDS (Rete Italiana Disabilità e Sviluppo) – ha organizzato nei giorni scorsi a Gaza City, in Palestina, un incontro per celebrare innanzitutto la ratifica da parte dello Stato di Palestina – avvenuta il 2 aprile scorso – dellaConvenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (si veda in calce l’elenco aggiornato di tutti gli Stati che hanno proceduto a questo passo) e anche per discutere sulle prossime iniziative da attuare per applicare appieno la Convenzione stessa.
«Questo – come si legge infatti in una nota congiunta delle due organizzazioni – sembra essere un momento particolarmente favorevole per agire sulle Istituzioni Pubbliche, anche alla luce della formazione in corso del nuovo Governo Palestinese».

All’incontro hanno partecipato tutte le organizzazioni di persone con disabilità della Striscia di Gaza e un nutrito numero di organizzazioni non governative palestinesi e internazionali che lavorano nel settore.
Era presente anche Pietro Barbieri, esponente di spicco del movimento delle persone con disabilità in Europa, oltreché portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore e già a lungo presidente della FISH. Nonostante la sua disabilità, Barbieri è riuscito a superare le barrierecostituite dal check-point di Erez, unico accesso alla Striscia provenendo da Israele.

Cuore della discussione è stata, come detto, la Convenzione ONU, che indica essa stessa ai Governi le modalità per implementarla efficacemente, prescrivendo di nominare un referente governativo che annualmente deve redigere un rapporto, da trasmettere alle Nazioni Unite, sulla reale situazione dei diritti delle persone con disabilità. Dal canto suo, però, anche la società civile ha un ruolo altrettanto importante, dovendo redigere un“rapporto ombra”, anch’esso da inviare alle Nazioni Unite.
«Le organizzazioni non governative – ha dichiarato per l’occasione Barbieri – possono imparare molto dagli incontri necessari ad elaborare il “rapporto ombra”; essi consentono infatti di comprendere il fenomeno delladisabilità nel suo insieme, di sviluppare un discorso comune e di imparare ad essere efficaci nel rapportarsi con le Istituzioni e con la società nella quale si vive».(S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti:ufficiostampa@fishonlus.it.

Sono questi i 147 Paesi (compresa l’Unione Europea), che ad oggi, 3 giugno 2014, appaiono nell’elenco ufficiale prodotto dall’ONU, come ratificatori della Convenzione. L’ordine è cronologico ed è quello che risulta dalla data pubblicata nel portale dell’ONU:
– Giamaica (30 marzo 2007) – Ungheria – Panama (7 agosto 2007) – Croazia (15 agosto 2007) – Cuba (6 settembre 2007) – Gabon (1° ottobre 2007) – India (1° ottobre 2007) – Bangladesh (30 novembre 2007) – Sudafrica (30 novembre 2007) – Spagna (3 dicembre 2007) – Namibia (4 dicembre 2007) – Nicaragua (7 dicembre 2007) – El Salvador (14 dicembre 2007) – Messico (17 dicembre 2007) – Perù (30 gennaio 2008) – Guinea (8 febbraio 2008) – San Marino (22 febbraio 2008) – Giordania (31 marzo 2008) – Tunisia (2 aprile 2008) – Ecuador (3 aprile 2008) – Mali (7 aprile 2008) – Egitto (14 aprile 2008) – Honduras (14 aprile 2008) – Filippine (15 aprile 2008) – Slovenia (24 aprile 2008) – Qatar (13 maggio 2008) – Kenya (19 maggio 2008) – Arabia Saudita (24 giugno 2008) – Niger (24 giugno 2008) – Australia (17 luglio 2008) – Thailandia(29 luglio 2008) – Cile  – Brasile (1° agosto 2008) – Cina (1° agosto 2008) – Argentina (2 settembre 2008) – Paraguay (3 settembre 2008) – Turkmenistan (4 settembre 2008) – Nuova Zelanda (25 settembre 2008) – Uganda (25 settembre 2008) – Austria(26 settembre 2008) – Costarica (1° ottobre 2008) – Vanuatu (23 ottobre 2008) – Lesotho (2 dicembre 2008)- Corea del Sud (11 dicembre 2008) – Ruanda (15 dicembre 2008) – Svezia (15 dicembre 2008) – Oman (6 gennaio 2009) – Azerbaijan (11 febbraio 2009) – Germania (24 febbraio 2009) – Yemen (26 marzo 2009) – Guatemala (7 aprile 2009) – Marocco (8 aprile 2009) – Sudan (24 aprile 2009) – Isole Cook (8 maggio 2009) – Mongolia (13 maggio 2009) – Italia (15 maggio 2009) – Gran Bretagna – Belgio (2 luglio 2009) – Siria (10 luglio 2009) – Haiti (23 luglio 2009) – Burkina Faso (23 luglio 2009) – Danimarca(24 luglio 2009) – Serbia (31 luglio 2009) – Repubblica Dominicana (18 agosto 2009) – Malawi – Portogallo (23 settembre 2009) – Laos (25 settembre 2009) – Repubblica Ceca (28 settembre 2009) – Turchia(28 settembre 2009) – Seychelles (2 ottobre 2009) – Iran(23 ottobre 2009) – Montenegro (2 novembre 2009)- Tanzania (10 novembre 2009) – Bolivia (16 novembre 2009) – Algeria (4 dicembre 2009) – Mauritius (8 gennaio 2010) – Zambia (1° febbraio 2010) – Ucraina (4 febbraio 2010) – Francia (18 febbraio 2010) – Lettonia (1° marzo 2010) – Canada (11 marzo 2010) – Bosnia-Erzegovina – Emirati Arabi Uniti – Maldive (5 aprile 2010) – Nepal (7 maggio 2010) – Slovacchia (26 maggio 2010) – Etiopia (7 luglio 2010) – Malaysia (19 luglio 2010) – Lituania (18 agosto 2010) – Senegal (7 settembre 2010) – Moldavia (21 settembre 2010) – Armenia (22 settembre 2010) – Nigeria (24 settembre 2010) – Sierra Leone (4 ottobre 2010) – Saint Vincent e Grenadine (29 ottobre 2010) – Unione Europea (23 dicembre 2010) – Romania (31 gennaio 2011) – Togo (1° marzo 2011) – Colombia (10 maggio 2011) – Belize (2 giugno 2011) – Cipro (27 giugno 2011)- Pakistan (5 luglio 2011) – Bahrein (22 settembre 2011) – Lussemburgo (26 settembre 2011) – Capo Verde(10 ottobre 2011) – Indonesia (30 novembre 2011) – (7 dicembre 2011) – Macedonia (29 dicembre 2011) – Bulgaria (22 marzo 2012) – Mozambico (30 gennaio 2012) – Mauritania (3 aprile 2012) – Estonia (30 maggio 2012) – Grecia  Gibuti  Nauru  Benin (5 luglio 2012) – Liberia  Ghana (31 luglio 2012) – Afghanistan (18 settembre 2012) – Swaziland(24 settembre 2012) – Polonia (25 settembre 2012) -Russia (25 settembre 2012) – Israele (28 settembre 2012) – Dominica (1° ottobre 2012) – Malta (10 ottobre 2012) – Cambogia (20 dicembre 2012) – Albania (11 febbraio 2013) – Barbados (27 febbraio 2013) – Iraq  Norvegia  Palau (11 giugno 2013) – Singapore (18 luglio 2013) – Kuwait (22 agosto 2013) – Zimbabwe (23 settembre 2013) -Venezuela (24 settembre 2013) – Papua Nuova Guinea(26 settembre 2013) – Kiribati (27 settembre 2013) -Tuvalu (18 dicembre 2013) – Costa d’Avorio  Giappone (20 gennaio 2014) – Andorra (11 marzo 2014) – Georgia (13 marzo 2014) – Stato di Palestina (2 aprile 2014) – Svizzera (15 aprile 2014) –Angola (19 maggio 2014) – Burundi (22 maggio 2014).

Per quanto riguarda invece il Protocollo Opzionale alla Convenzione (testo che consente al Comitato sui Diritti Umani delle Persone con Disabilità di ricevere anche ricorsi individuali – di singoli o di gruppi di individui – e di avviare eventuali procedure d’inchiesta), a ratificarlo sono stati finora i seguenti 81 Paesi:
– Ungheria (20 luglio 2007) – Panama (7 agosto 2007) – Croazia (15 agosto 2007) – Sudafrica (30 novembre 2007) – Spagna (3 dicembre 2007) – Namibia (4 dicembre 2007) – El Salvador (14 dicembre 2007) – Messico (17 dicembre 2007) – Perù (30 gennaio 2008) – Guinea (8 febbraio 2008) – San Marino (22 febbraio 2008) – Tunisia (2 aprile 2008) – Ecuador (3 aprile 2008)- Mali (7 aprile 2008) – Slovenia (24 aprile 2008) – Bangladesh (12 maggio 2008) – Arabia Saudita (24 giugno 2008) – Niger (24 giugno 2008) – Cile (29 luglio 2008) – Brasile (1° agosto 2008) – Argentina (2 settembre 2008) – Paraguay (3 settembre 2008) – Uganda (25 settembre 2008) – Austria (26 settembre 2008) – Costarica (1° ottobre 2008) – Ruanda (15 dicembre 2008) –  Svezia (15 dicembre 2008) – Azerbaijan (28 gennaio 2009) – Germania (24 febbraio 2009) – Yemen (26 marzo 2009) – Guatemala (7 aprile 2009) – Marocco (8 aprile 2009) – Sudan (24 aprile 2009)- Isole Cook (8 maggio 2009) – Mongolia (13 maggio 2009) – Italia (15 maggio 2009) – Belgio (2 luglio 2009) – Siria (10 luglio 2009) – Haiti (23 luglio 2009) – Burkina Faso (23 luglio 2009) – Serbia (31 luglio 2009) – Gran Bretagna (7 agosto 2009) – Repubblica Dominicana (18 agosto 2009) – Australia (21 agosto 2009) – Portogallo(23 settembre 2009) – Turchia (28 settembre 2009) – Montenegro (2 novembre 2009) – Tanzania (10 novembre 2009) – Bolivia (16 novembre 2009) – Nicaragua (2 febbraio 2010) – Ucraina (4 febbraio 2010)- Francia (18 febbraio 2010) – Bosnia-Erzegovina (12 marzo 2010) – Nepal (7 maggio 2010) – Slovacchia (26 maggio 2010) – Honduras (16 agosto 2010) – Lituania(18 agosto 2010) – Lettonia (31 agosto 2010) – Nigeria(24 settembre 2010) – Saint Vincent e Grenadine (29 ottobre 2010) – Turkmenistan (10 novembre 2010) – Togo (1° marzo 2011) – Cipro (27 giugno 2011) -Lussemburgo (26 settembre 2011) – Uruguay (28 ottobre 2011) – Macedonia (29 dicembre 2011) -Mozambico  Mauritania (3 aprile 2012) – Estonia  Grecia  Gibuti  Benin  (31 luglio 2012) – Afghanistan (18 settembre 2012) – Swaziland (24 settembre 2012) – Dominica (1° ottobre 2012) – Malta (10 ottobre 2012) – Palau (11 giugno 2013) – Zimbabwe (23 settembre 2013) –Andorra (11 marzo 2014) – Angola (19 maggio 2014) –Burundi (22 maggio 2014)

Suggeriamo anche la consultazione di: www.un.org/disabilities.

(superando.it)

È iniziata l’era dell’uomo aumentato

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Un ragazzo paraplegico darà il calcio d’inizio ai Campionati del mondo, Brasile-Croazia il 12 giugno a San Paolo alle 17 locali. Il miracolo sarà reso possibile grazie al progetto Andar de Novo, diretto dal neuroscienziato brasiliano Miguel Nicolelis, condotto insieme a 170 ricercatori internazionali.

Il risultato è un esoscheletro che una volta indossato permetterà al paziente di muovere gli arti semplicemente pensando: gli elettrodi posti sul cranio invieranno il segnale elettrico a un computer posto sulla schiena che lo trasformerà in comando motorio. «Abbiamo proposto al Governo di inaugurare i Mondiali con una dimostrazione scientifica senza precedenti, invece che con la classica cerimonia di intrattenimento», ha spiegato Nicolelis «perché la nostra ambizione è mandare in soffitta le sedie a rotelle.

E confidiamo di restituire il movimento a chi non può camminare». Le più recenti innovazioni nel campo della robotica e delle interfacce uomo-macchina hanno dato un enorme impulso a simili tecnologie: Abi Research prevede una crescita del 68% all’anno della diffusione di esoscheletri entro il 2020.

In Giappone la Cyberdyne ha sviluppato Hal, tuta robot che ha vinto gli Edison Awards 2014 ed è in corso di sperimentazione in Germania, con i costi sostenuti da una società assicuratrice, mentre nel nostro Paese sono utilizzate da tempo, nel centro riabilitativo Villa Beretta di Costa Masnaga (Lecco), le gambe del progetto ReWalk, create dall’ingegnere tetraplegico israeliano Amit Goffer, che richiedono però l’utilizzo di stampelle. Addirittura l’americana EksoBionics ha presentato il primo esoscheletro le cui parti a contatto con il corpo del paziente sono create su misura, grazie al supporto delle stampanti 3D di 3DSystems, per consentire una migliore adattabilità delle gambe artificiali ed evitare eventuali lesioni da sfregamento che la persona non potrebbe percepire.

Naturalmente all’orizzonte non c’è solo la possibilità di usare gli esoscheletri per tornare a far camminare i disabili, ma anche quella di creare esseri umani potenziati: Hugh Herr, direttore del laboratorio di Biomeccatronica del Mit di Boston con le gambe amputate sotto il ginocchio, di recente ha rivelato due “gambaletti” motorizzati che permettono a una persona normodotata di trasportare 23 chili usando meno energia di quanta ne servirebbe altrimenti.

«Si tratta del primo esoscheletro che aumenta le capacità umane e riduce il costo metabolico –, ha spiegato Herr -in una misura pari a circa il 30%». E nella stessa direzione va il Body Extender, esoscheletro della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, con cui una persona può sollevare 50 chili con ciascuna mano. Le applicazioni sono molteplici, dalla logistica, ai lavori pesanti fino naturalmente all’industria militare. Il sogno futuro è, come ha detto Obama di recente in conferenza stampa «costruire Iron Man», ma se il presidente Usa scherzava, non è un gioco il progetto di esoscheletro dell’esercito americano ribattezzato Talos.

Il grande cruccio però rimane quello della disabilità. Se gran parte dei laboratori di ricerca sono impegnati a disegnare e sperimentare arti robotici sempre più leggeri, economici ed efficienti, c’è chi pensa che in futuro potrebbe non essercene bisogno: l’Università americana di Louisville e l’Istituto di Fisiologia Pavlov di San Pietroburgo, hanno appena presentato i risultati dell’applicazione di uno stimolatore epidurale in grado di far recuperare, seppure in maniera ancora scoordinata, il movimento volontario delle gambe. La ricerca, pubblicata su Brain, prevede l’installazione di elettrodi non tanto nella parte danneggiata del midollo spinale, quanto in quella sana più vicina agli arti, in modo da potenziare il lavoro dei neuroni che sono ancora in grado di funzionare.

L’impianto permette di riattivare l’attività elettrica del midollo, che così è di nuovo in grado di recepire il comando di movimento del cervello e di trasmetterlo alle gambe. Tutto viene attivato con un telecomando dal paziente, e modulando il voltaggio per ogni persona e ogni movimento differente, si possono elaborare algoritmi in grado di ottimizzare il segnale elettrico ideale per le diverse attività. Lo studio ha dimostrato che i pazienti hanno avuto bisogno di stimolazioni sempre minori per riattivare alcuni movimenti, facendo pensare che in futuro la tecnologia potrebbe essere utilizzata anche temporaneamente, per fare imparare al midollo a funzionare con quelle parti rimaste sane. L’era dell’essere umano aumentato è appena cominciata.
(ilsole24ore.it)