Disabilita’ oncologica: novita’ per il riconoscimento piu’ rapido

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In sintesi, tutte le agevolazioni a cui ha diritto un disabile oncologico

 
La prima tappa per poter usufruire dei benefici previsti dalla legge per i lavoratori colpiti da patologie oncologiche consiste nell’ottenere il riconoscimento dell’invalidità civile e dello “stato di handicap in situazione di gravità”. Il certificato medico è il presupposto necessario per avviare la procedura telematica INPS per tale riconoscimento e serve a fornire al medico legale chiamato alla valutazione tutte le informazioni cliniche utili ad una corretta valutazione dello stato di disabilità connesso e conseguente alla patologia oncologica ed alle relative terapie. La compilazione del certificato da parte dell’oncologo medico faciliterà il compito della commissione medico legale ASL-INPS che potrà basare il proprio giudizio su elementi di valutazione specifici e completi in quanto provenienti dallo specialista che ha in cura il paziente e, quindi, tali da permettere un’agevole applicazione delle previsioni tabellari.

Dall’ottobre scorso, per volere di F.A.V.O.-Federazione Associazioni Volontariato in Oncologia, A.I.O.M.- Associazione Italiana di Oncologia Medica e INPS, è disponibile una procedura telematica che snellisce di molto l’iter di accertamento di disabilità oncologica. Questa nuova modalità consente a ciascun medico oncologo (munito di un apposito PIN rilasciato dall’INPS) di certificare direttamente e puntualmente diagnosi, stadio e terapia della malattia del paziente che ha in cura, attraverso la compilazione di uncertificato online. Con ciò viene superata l’esclusiva certificazione da parte del medico generico quale condizione necessaria per l’inoltro informatico della domanda all’INPS da parte del malato con l’evidente vantaggio di semplificare la procedura e ridurre i tempi di riconoscimento della disabilità anche perché la commissione medico legale ASL-INPS non si troverà più nella condizione di dover richiedere al malato di integrare la documentazione clinica presentata a supporto della domanda.

Una volta completato l’iter di accertamento di invalidità temporanea il malato oncologico potrà godere di tutti i diritti previsti per il disabili e familiari che lo assistono previsti dalla Legge 104

Rivediamo insieme, in sintesi, tutte le agevolazioni:

•    esenzione totale dal pagamento del ticket per farmaci, visite ed esami appropriati per la cura del tumore, nonché per le eventuali complicanze, la riabilitazione e la prevenzione di ulteriori aggravamenti (D. M. Sanità 329/1999);
•    esonero dall’obbligo dell’uso delle cinture di sicurezza, per chi ha difficoltà nell’utilizzo di queste ultime;
•    dotazione gratuita di ausili protesici e/o ortopedici, se il medico specialista prescrive un ausilio che rientra nel Nomenclatore tariffario;
•    protesi mammaria esterna gratuita per donne operate al seno;
•    retribuzione, o prestazione economica sostitutiva (l’indennità di malattia), continuando a maturare anzianità di servizio, e diritto a non essere licenziato durante il periodo di malattia (art. 2110 del Codice Civile);
•    trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno in tempo parziale verticale od orizzontale per i lavoratori del settore privato affetti da patologie oncologiche, per i quali persiste una ridotta capacità lavorativa, anche a causa degli effetti invalidanti di terapie salvavita (art. 36 Decreto Legislativo 10 settembre 2003, n. 276);
•    fruizione di un congedo retribuito fino a trenta giorni (anche non continuativi) per le cure connesse alla sua infermità, qualora dalla malattia derivi una invalidità superiore al 50% (dell’art. 2, comma 1, della L. 26/07/1988, n. 291);
•    diritto ad essere utilizzato per mansioni non a rischio (D.L. 19/09/1994, n. 626);
•    contrassegno arancione per il parcheggio nelle zone riservate ai disabili, temporaneo o permanente, in caso di capacità di deambulazione sensibilmente ridotta.

Agevolazioni per i familiari:

•    il lavoratore-genitore anche adottivo di soggetto con handicap in situazione di gravità, purché non ricoverato in istituto, ha diritto ad un periodo di congedo retribuito, continuativo o frazionato, per un massimo di due anni (art. 33, co. 3 L. 104/1992).

(disabili.com)

Corte di giustizia UE: “L’obesità se patologica può comportare disabilità”

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Ai fini di favorire il principio della parità di trattamento, la direttiva per la parità di trattamento in materia di occupazione  stabilisce un quadro generale contro la discriminazione in materia di occupazione e di condizioni di lavoro. Ai sensi di tale direttiva, in materia di occupazione è vietata la discriminazione basata su motivi di religione, di credo, di disabilità, di età e di orientamento sessuale. Inoltre, diversi articoli dei Trattati e della Carta dei diritti fondamentali riguardano la questione della discriminazione e della disabilità, segnatamente l’articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea vieta “qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sugli handicap”. Nessuna di tali norme contiene un riferimento esplicito all’obesità.

Karsten Kaltoft ha lavorato per quindici anni per il Comune di Billund in Danimarca come babysitter occupandosi, nel proprio domicilio, di bambini di altri, sino a quando è stato licenziato in data 22 novembre 2010. Il calo del numero di bambini veniva menzionato quale ragione del licenziamento, sebbene non fosse stata data una ragione esplicita per la scelta del sig. Kaltoft. Durante la sua occupazione il sig. Kaltoft non ha mai avuto un peso inferiore a 160 kg e, dato il BMI pari a 54, era pertanto considerato obeso. Benché l’obesità del sig. Kaltoft sia stata argomento di discussione all’audizione per il licenziamento, le parti sono in disaccordo quanto al modo in cui si è giunti a discuterne e il Comune nega che tale argomento abbia costituito parte della motivazione della decisione di licenziamento. Il sig. Kaltoft, comunque, considerando che il suo licenziamento trova origine in un’illegittima discriminazione nei suoi confronti in ragione del suo peso ha agito dinanzi ad un Tribunale distrettuale danese chiedendo il risarcimento dei danni conseguenti a tale discriminazione.

Il Retten i Kolding (Tribunale di Kolding, Danimarca), nel corso dell’esame del ricorso del sig. Kaltoft, ha chiesto alla Corte di giustizia di chiarire se il diritto UE, segnatamente il Trattato e la Carta, includa un autonomo divieto di discriminazione in ragione dell’obesità. In subordine, chiede se l’obesità possa essere qualificata quale disabilità e pertanto ricada nella sfera della nella direttiva sulla parità di trattamento in materia di occupazione.

Nelle sue conclusioni, l’avvocato generale Niilo Jääskinen sottolinea che nessuno degli articoli del Trattato o della Carta si riferisce espressamente all’obesità quale ragione, vietata, di discriminazione. Pertanto, un siffatto divieto potrebbe sussistere solo quale parte di un divieto generale di qualsivoglia tipo di discriminazione nel mercato del lavoro, derivante dal tenore indeterminato dell’articolo 21 della Carta. La Carta, comunque, è vincolante per gli Stati membri solo quando questi ultimi attuano il diritto UE, e non sussisteva alcuna indicazione nel senso che la Danimarca stesse attuando una disposizione di diritto UE posta a fondamento di un divieto generale di discriminazione nel mercato del lavoro. L’avvocato generale sottolinea che tutti gli atti normativi dell’Unione che vietano comportamenti discriminatori si riferiscono a specifiche ragioni di discriminazione nell’ambito di determinate aree tematiche, piuttosto che precludere qualsiasi trattamento discriminatorio in termini generici. L’avvocato generale Jääskinen, pertanto, conclude che non sussiste un autonomo divieto generale di discriminazione in ragione dell’obesità nel diritto UE.

Quanto alla questione se l’obesità possa essere classificata quale «disabilità» secondo la direttiva per la parità di trattamento in materia di occupazione, l’avvocato generale sottolinea che, mentre il concetto di disabilità non è definito dalla direttiva, la Corte ha statuito che una «disabilità» in tale contesto si riferisce a limiti risultanti da menomazioni durature fisiche, mentali o psicologiche che, interagendo con svariati ostacoli, possono limitare la piena ed effettiva partecipazione della persona ad una vita professionale su base paritaria con altri lavoratori. Anche se non ogni infermità ricadrebbe in tal modo nell’ambito di tale nozione di disabilità, talune infermità, se diagnosticate clinicamente e risultanti in limitazioni durature, possono essere classificate quali disabilità ai fini della direttiva.

L’avvocato generale Jääskinen evidenzia che la disabilità risulta dall’interazione tra le persone con menomazioni e gli ostacoli di atteggiamento ed ambientali che limitano la loro piena ed effettiva partecipazione sul luogo di lavoro. Dato che la direttiva è intesa a lottare contro ogni forma di discriminazione fondata sulla disabilità, non deve effettuarsi alcun collegamento tra il lavoro considerato e la disabilità in questione. Anche se una condizione non incide sulla capacità di quella persona di svolgere lo specifico lavoro in questione, può ancora sussistere un impedimento alla piena ed effettiva partecipazione su base paritaria con gli altri. Possono sussistere menomazioni durature, fisiche, mentali o psicologiche, che non rendono impossibili taluni lavori, ma che rendono lo svolgimento di quel lavoro o la partecipazione alla vita professionale oggettivamente più difficili e impegnativi. Tipici esempi in tal senso sono costituiti da handicap che pregiudicano gravemente la mobilità o riducono in modo significativo sensi quali la vista o l’udito. Pertanto, non occorre che sia impossibile per il sig. Kaltoft svolgere il proprio lavoro di babysitter per il Comune di Billund perché questi possa fondarsi sulla tutela contro la discriminazione fondata sulla disabilità fornita dalla direttiva.

L’avvocato generale chiarisce che, pur non sussistendo alcun obbligo di mantenere l’impiego di un individuo che non sia in grado di svolgerne le relative funzioni essenziali, dovrebbero essere adottate misure ragionevoli per agevolare gli individui disabili a meno che l’onere per il datore di lavoro sia sproporzionato.

Pertanto, l’avvocato generale Jääskinen considera che l’obesità, se ha raggiunto un livello tale da ostacolare chiaramente la partecipazione alla vita professionale, può costituire una disabilità. A suo parere, solo un’obesità estrema, grave o patologica, vale a dire un BMI superiore a 40, potrebbe essere sufficiente a creare limitazioni, quali problemi di mobilità, resistenza e umore, che corrispondono alla «disabilità» ai sensi della direttiva.

Sarà compito del giudice nazionale determinare se l’obesità del signor Kaltoft ricada in tale definizione.

Infine, l’avvocato generale aggiunge che non rileva l’origine della disabilità. La nozione di disabilità è oggettiva e non dipende dalla circostanza che il ricorrente abbia contribuito a causare la sopravvenienza della propria disabilità con un eccessivo apporto di energie «auto-provocato». Diversamente ragionando una disabilità fisica risultante dall’avventata assunzione di rischi alla guida o nello sport sarebbe esclusa dalla nozione di disabilità.
(etribuna.com)

Disabili e danni del turismo non accessibile

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I viaggiatori con disabilità sono spesso tagliati fuori dal turismo a causa di mancanza di infrastrutture adeguate; una maggiore prevenzione in questo senso tesa a facilitare il turismo per disabili porterebbe a benefici enormi in termini economici. Oltre che, naturalmente, in termini sociali data l’importanza dell’inclusione cui spesso ci si riempie la bocca (e che poi nei fatti non sempre è seguita da azioni concrete) e che dovrebbe riguardare anche, per l’appunto, l’eliminazione di tutte quelle barriere che impediscono ai disabili di viaggiare. 
A condurre lo studio sul turismo accessibile è stata l’università del Surrey, situata in Inghilterra non lontana da Londra, la quale ha provato a quantificare in termini economici il mancato introito dovuto alla carenze in infrastrutture e servizi destinati ai viaggiatori con disabilità.
In tutta Europa ogni anno si perderebbero circa 140 milioni di euro. Una percentuale consistente di entrate se teniamo conto che, nel 2012, sempre secondo i dati dell’ università del Surrey le persone che hanno richiesto supporti per motivi di handicap hanno effettuato in totale 788 milioni di viaggi in Europa; il volume d’affari è stato di circa 395 miliardi di euro con quasi 9 milioni di posti di lavoro creati.

 
Accessibilità e profitti

Il settore del turismo accessibile per disabili è quindi una potenziale fonte di crescita oltre che di introiti; se le destinazioni europee fossero del tutto accessibili, la domanda di viaggi aumenterebbe di circa il 44% su base annua e di 862milioni di viaggi da qui al 2020.
Dati i numeri sugli introiti di cui sopra, è facile immaginare quanta ricchezza potrebbe portare un’ offerta turistica pienamente accessibile ai disabili. Molti operatori ancora non sono pronti ad ospitare viaggiatori con handicap né in termini di infrastrutture, tantomeno per quanto riguarda i servizi da garantire. 
In rete si possono trovare una serie di agenzie e di servizi rivolti esclusivamente a persone con disabilità; si tratta di aziende specializzate nell’organizzazione di turismo senza barriere. Tuttavia si tratta ancora di una nicchia che potrebbe sicuramente ampliarsi.

 
Turismo accessibile in Italia

In Italia sono circa 6 milioni i potenziali fruitori del turismo accessibile; si tratta di persone affette da diverse forme di disabilità più o meno gravi. Tuttavia il nostro paese sembra essere molto indietro in materia di turismo accessibile. 
Una recente inchiesta del Fatto Quotidiano sul turismo accessibile ha messo in risalto tutte le pecche del nostro meccanismo; a partire da chi dovrebbe garantire l’accesso alle strutture a tutti, ovvero il ministero dei Beni Culturali e del Turismo, il quale non ha mai ultimato l’elenco delle spiagge accessibili né tantomeno degli alberghi. 
Compito che gli spetterebbe, ma che viene demandato ad altre associazioni o portali informativi dove sembra mancare la chiarezza. In materia di simbolo ‘handicap friendly’ ad esempio: questo logo quando è presenta non è sinonimo di sicurezza per il viaggiatore disabile. Non viene spiegato cosa si intende con esattezza, per questo la persona con handicap deve risolvere da solo contattando la struttura e la località per assicurarsi ad esempio che:

La struttura alberghiera sia accessibile e presenti tutti i servizi adattiLa spiaggia ad esempio (dato che siamo in pena estate) abbia tutto il necessario come la pedana per raggiungere l’ombrellone; carrozzine per entrare in acqua e lettini rialzatiIl treno o il mezzo di trasporto sia accessibile. Cosa non sempre scontata, dato che abbiamo visto quanto sia difficile l’ accesso ai trasporti per un disabile

In sostanza bisogna adoperarsi da soli ed essere sicuri che ogni singolo passaggio del viaggio sia coperto da servizi tali daevitare alla persona con disabilità di trovarsi in situazioni poco piacevoli. Il che sarebbe poco appropriato; non solo da un punto di vista economico, come abbiamo visto, ma anche da un punto di vista sociale e di civiltà.
(laveracronaca.it)

La prima Eco-casa su misura per persone con disabilità

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SMART Home a Castelfranco Veneto, e’ la prima abitazione pensata per agevolare la vita domestica delle persone con bisogni speciali che integra tutte le caratteristiche più avanzate nel campo della tecnologia, della domotica e della eco-sostenibilità.

Un’abitazione sostenibile a 360°, capace non solo di rispettare l’ambiente e di garantire massima efficienza e comfort abitativo grazie alle migliori tecnologie presenti sul mercato, ma anche e soprattutto di rivoluzionare la vita delle persone con condizione di disabilità. Una casa accessibile che consenta a chiunque abbia esigenze particolari di poter utilizzare spazi e servizi domestici con autonomia, senza incontrare ostacoli o difficoltà. Stiamo parlando del progetto S.M.A.R.T. Home una struttura non soltanto accessibile ma che presenta tutte le caratteristiche più avanzate nel campo della tecnologia, della domotica, della bio-edilizia e del risparmio energetico.

L’abitazione verrà realizzata secondo i criteri della bioedilizia, in legno, verranno installati sul tetto pannelli fotovoltaici ad alta resa: saranno alimentate così la pompa di calore e le utenze domestiche come l’ascensore, le porte e le finestre motorizzate; ma anche pannelli solari termici per la produzione di acqua calda e per l’integrazione del riscaldamento. Per pre-riscaldare e raffrescare la casa, poi, verrà utilizzato un impianto radiante a soffitto fornito dalla FRACCARO srl gestito tramite una pompa di calore geotermica – un’innovazione che garantisce una miglior resa rispetto agli impianti a pavimento perché la superficie di utilizzo non viene limitata dalla presenza di tavoli, letti, mobili e tappeti.

L’involucro edilizio altamente isolato impedirà inoltre le dispersioni di calore. Per quanto riguarda l’illuminazione, saranno utilizzate sorgenti a basso consumo energetico (LED), verrà abbandonata la rete a gas e usata esclusivamente quella elettrica. L’utilizzo integrato di diverse tipologie di fonti rinnovabili consentirà infine all’abitazione di essere indipendente dal punto di vista energetico e di consumare quanto prodotto. Una volta ultimato il progetto – il primo di questo tipo in Europa – la casa verrà presentata a Bruxelles presso la sede della Commissione europea per dimostrare le potenzialità dinuovi modelli abitativi intelligenti, interattivi, confortevoli, salubri e sostenibili per le persone e per il Pianeta. I lavori sono già partiti e si possono seguire sul sito Smart Home Project (http://www.smarthomeproject.it/) che racconta tutte le caratteristiche del progetto, mostra le foto e i video dei lavori.
(alternativasostenibile.it)

Microsoft lavora ad un device per non vedenti

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La tecnologia può migliorare in modo rilevante le nostre vite, e questo è ancor più vero per chi ha delle disabilità. Si pensi ad esempio ad apparecchi acustici, protesi, e ausili di vario tipo. Presto un dispositivo indossabile, al quale pare stia lavorando Microsoft, potrebbe migliorare la qualità di vita di non vedenti ed ipovedenti. Pare si tratti di una sorta di “fascia” da indossare attorno alla testa, che attraverso dei sensori aiuterebbe le persone con deficit visivo a muoversi evitando gli ostacoli. Secondo quanto riportato dal Sunday Times, il progetto si chiamerebbe “Alice band” e funzionerebbe ricevendo ed elaborando informazioni su ambienti ed oggetti, per permettere ai non vedenti di muoversi all’interno di un negozio, una stazione o altri ambienti, anche mai visitati in precedenza, di fare una scala con maggiore sicurezza, ecc. Alice Band sarebbe parte di un progetto più ampio al quale Microsoft ha lavorato con la Guide Dogs for the Blind all’interno del Cities Unlocked project, iniziativa promossa dal governo inglese. Stando alle rivelazioni circolate in questi giorni il progetto sarebbe ancora in fase di sviluppo e sperimentazione, e non è assolutamente prevedibile se e quanto Microsoft deciderà di commercializzare questo device. Ad ogni modo, secondo gli analisti di settore, l’impegno di Microsoft per la ricerca scientifica è senza dubbio un fattore molto positivo, anche sul fronte del ritorno d’immagine per il brand. Speriamo comunque che questo non sia l’unico, e neppure il principale, motivo che spinge il colosso americano a sviluppare queste tecnologie innovative.
(fusionserv.com)

Assumere un lavoratore disabile? Può diventare un grande affare!

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Le aziende con un numero di dipendenti superiore a 15 sono tenute ad assumere una quota di lavoratori invalidi in base alla L.68/99. Ma gli obblighi di legge, da soli, non bastano, ed è necessario trasformare un’esigenza in un’opportunità, impiegando le risorse diversamente abili in modo che possano dare un contributo fattivo alla vita aziendale e non siano soltanto soggetti imposti dall’alto. ASAM, l’Associazione per gli Studi Aziendali e Manageriali, ha recentemente ospitato un convegno sul tema, cui farà seguito una complessa attività di approfondimento a partire da settembre. Il progetto di ASAM, in particolare, si concentra su tre aspetti (tanto che l’attività è stata chiamata “3D”): oltre, come abbiamo detto, ad  agevolare l’organizzazione del lavoro, le relazioni interpersonali e quelle lavorative in situazioni in cui sono presenti persone disabili, il progetto si sviluppa su tre aree di intervento: la formazione, volta a sensibilizzare e produrre/rinforzare la cultura dell’integrazione; l’intervento sugli aspetti organizzativi di disability management; la consulenza nella gestione di casi specifici.

In un momento storico in cui “dentro e fuori dal lavoro” sono in molti a non sentirsi al sicuro, la persona disabile – purché opportunamente collocata rispetto alla mansione – può diventare un elemento di esempio, di riferimento e di spinta di miglioramento per un intero gruppo di lavoro: in questo modo l’etica non è qualcosa che semplicemente si accosta alle logiche di produttività e nemmeno vi si giustappone, anzi, può addirittura contribuire a svilupparle. Alla base di questo progetto vi è la consapevolezza che la diversità non è situata nel singolo soggetto, ma nella relazione tra i soggetti. Introdurre o potenziare una cultura richiede innanzitutto spazi di sensibilizzazione, riflessione congiunta, scambi di esperienze e pratiche, di informazioni che rendano più familiare un tema spesso avvertito come lontano e difficile da affrontare anche individualmente. Così facendo, è possibile iniziare a superare le prime barriere esistenti in fatto di disabilità, che non sono architettoniche ma psicologiche e relazionali.

L’intervento organizzativo di disability management è volto ad accompagnare gli interlocutori nello sviluppo organizzativo di modelli che sappiano integrare virtuosamente le differenze esistenti in azienda, con particolare riferimento a quelle dovute alla presenza di lavoratori con forme di disabilità. Infine, in presenza di situazioni particolarmente critiche e per le quali l’esperienza di formazione non possa essere considerata risorsa sufficiente, è possibile attivare una consulenza rivolta ai singoli responsabili e/o ai singoli gruppi di lavoro in cui affrontare in modo concreto le situazioni e le dinamiche esistenti. Gli obiettivi vengono dunque definiti di volta in volta, così come la modalità e la cadenza degli incontri.

Il convegno organizzato da ASAM, dal titolo “Disabilità in azienda: dall’obbligo di legge alla generazione di un’occasione di sviluppo”, ha visto tra i protagonisti Marino Bottà, Responsabile del Collocamento disabili e del Servizio Fasce Debole – Centro Impiego di Lecco; Cristina Borsetti, HR Business Partner & Purchasing Manager – Gruppo Volvo Italia; Antonella Fiocchi, Responsabile del Talent Management – Bayer; Consuelo Granda, referente – Procaccini Quattordici; Riccardo Nava, Direttore Generale – ASAM, Università Cattolica del Sacro Cuore; Simone Scerri, Psicologo e Collaboratore – Centro Studi e Ricerche in Psicologia della Comunicazione – Università Cattolica del Sacro Cuore. Attraverso la propria esperienza, ogni relatore ha messo in luce le opportunità che possono derivare dalla relazione tra il mondo del lavoro e il lavoratore disabile. Il tema della disabilità necessita oggi di strategie adeguate e di know-how affinché un obbligo di legge (68/99) possa rappresentare per le azienda un’occasione di sviluppo sia dal punto di vista umano che di business.

È proprio con questo intento che ASAM, a supporto dei manager, ha dato vita a due progetti ambiziosi: l’Innovation Lab Disability Management, un tavolo di lavoro sul tema della disabilità in azienda che coniuga stimoli di tipo teorico, studio di casi aziendali e condivisione di esperienze e pratiche e, il progetto Disability Management: integrare le differenze per fare la differenza, anche questo nato con l’obiettivo di agevolare l’organizzazione del lavoro, le relazioni interpersonali e quelle lavorative in situazioni in cui sono presenti persone disabili.
(affariitaliani.it)

Barriere architettoniche, in Sicilia scuole inaccessibili ai disabili

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Il 2,6% degli studenti siciliani è disabile. Si tratta di 21.884 ragazzi. Il 7% iscritti alla scuola dell’infanzia, il 38% alla scuola primaria, il 28% alla scuola secondaria di primo grado e il 26% alla scuola secondaria di secondo grado. La Sicilia è la settima regione italiana per numero di disabili presenti nelle istituzioni scolastiche, preceduta solo da Trentino Alto Adige, Lazio, Abruzzo, Liguria, Lombardia e Marche. Un’incidenza che farebbe pensare anche alla presenza di interventi a favore dei soggetti con disabilità, a cominciare dall’eliminazione delle barriere architettoniche che rendono la fruibilità dei servizi scolastici difficoltosa.

Così però non è, perchè la Sicilia è, invece, in coda alla lista per la percentuale di scuole con caratteristiche a norma. è, infatti, penultima, seguita solo dalla Sardegna, con 72 edifici con scale a norma, 72,2 scuole con servizi igienici a norma, 23,2 edifici con percorsi interni e 21,1 edifici con percorsi esterni senza barriere architettorniche per la scuola primaria; 84,8 scuole con edifici a norma, 77,1 scuole con servizi igienici a norma, 23,2 edifici con percorsi interni e 22,2 edifici con percorsi esterni senza barriere architettoniche per la scuola secondaria di primo grado.

A fotografare la situazione regionale e nazionale, sulla base dei dati dell’Ufficio di statistica del Miur, Exposanità, l’unica manifestazione in Italia dedicata alla sanità e all’assistenza, svoltasi a Bologna dal 21 al 24 maggio 2014.

“Il tema dell’integrazione scolastica degli alunni con disabilità impone due diversi livelli di riflessione. – ha dichiarato Marilena Pavarelli, project manager di Exposanità – Da un lato è necessario ripensare ed adattare l’edilizia scolastica così da renderla fruibile al maggior numero di studenti possibile, dall’altro occorre dotarsi di una serie di risorse materiali ed umane che concorrano a rendere la scuola italiana e siciliana più accessibile anche nei confronti di coloro che presentano difficoltà nell’apprendimento. Exposanità darà come di consueto spazio a queste due tematiche dedicando una serie di appuntamenti alla progettazione for all, a quei prodotti destinati a chi presenta difficoltà cognitive nonché alle competenze necessarie a tutti coloro che seguono gli alunni con tali difficoltà: famiglie, insegnanti di sostegno, logopedisti, fisioterapisti e, più in generale, tutte le figure dello spettro riabilitativo.”

È necessario dotarsi di soluzioni pratiche, ma anche di professionisti dedicati. Un elemento da non dare per scontato. Basti pensare che nelle scuole siciliane a gestione statale il rapporto tra docenti e numero di alunni con disabilità è di uno ogni 1,9 studenti. Un dato preoccupante, seppur leggermente migliore della media nazionale che è pari a uno ogni due. Le regioni che dedicano più risorse umane, con una media di un insegnate ogni 1,6 alunni con disabilità, sono Molise e Basilicata, quelle che ne dedicano meno, con un docente ogni 2,4 alunni, Lazio e Lombardia.

Accanto al sostegno degli insegnanti, servizi con determinate caratteristiche sono altrettanto essenziali: scale a norma, ascensori, servizi igienici specifici, segnali visivi e acustici, percorsi interni ed esterni che facilitino gli spostamenti.

Secondo i dati elaborati da Exposanità su base Istat, la Sicilia registra una percentuale abbanstanza alta di scuole con scale a norma e con servizi igienici specifici, mentre ha bassissime percentuali di scuole che hanno reso accessibili i percorsi interni ed esterni all’edificio. Una situazione che, di fatto, penalizza gli studenti con disabilità anzichè supportarli come andrebbe fatto.
(qds.it)