“Immaginiamoci”: un laboratorio di fotografia per capire la realtà

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Su Eppela il progetto di Gruppo Polis

La realtà a volte è scivolosa, sfugge dalle mani e dagli occhi. “Immaginiamoci” (http://www.eppela.com/ita/projects/834/immaginiamoci-un-laboratorio-per-imparare-a-raccontarsi), il progetto di Gruppo Polis ospitato in questi giorni su Eppela la prima piattaforma italiana di crowdfunding, aiuta proprio in questo: a catturare la quotidianità in forma di foto.

“Immaginiamoci” è il laboratorio di fotografia rivolto alle persone con disabilità intellettiva che frequentano il centro diurno “Il Mosaico” e la comunità alloggio “Il Biancospino” di Padova. Attraverso queste ore, i partecipanti si avvicinano alla fotografia sviluppando un punto di vista unico. Realtà, paure e suggerimenti inconsapevoli per lo sviluppo e il miglioramento dell’ambiente emergono dagli scatti realizzati: una finestra sorprendente su un mondo ancora difficile da decifrare.

Il laboratorio prevede tre fasi: un avvicinamento allo “scatto” attraverso simulazioni di inquadratura, dove scelgono paesaggi e oggetti su un poster realizzato ad hoc; i partecipanti al laboratorio sono quindi invitati ad armarsi di macchina fotografia e ad immortalare il mondo che li circonda, infondendo nelle immagini la loro sensibilità. La terza ed ultima fase riguarda la creazione di un calendario con le foto scattate durante il laboratorio.

Attraverso la piattaforma Eppela, “Immaginiamoci” ha tempo fino al 28 luglio per raggiungere la cifra di 1900 euro. A cosa serviranno? Il laboratorio potrà coinvolgere più persone che avranno a disposizione i materiali per stampare e le macchine digitali compatte. Saranno coperte anche le spese per la stampa dei calendari e per la promozione del laboratorio.

I sostenitori di “Immaginiamoci”, se il progetto andrà a buon fine, riceveranno tra le altre cose anche le copie del calendario e prodotti artigianali realizzati durante i laboratori artistici di Gruppo Polis.

Per ulteriori informazioni: www.eppela.com ; http://immaginiamoci.tumblr.com/

Roma racconta la disabilità con una Casa Museo a tema

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La disabilità ha barriere a volte mentali più che fisiche: una casa museo aiuta i visitatori a capire in che modo la società stigmatizza chi soffre di qualche disturbo fisico perenne

La sensibilizzazione è importante, perché informarsi e conoscere, permette di avvicinarsi a certi argomenti che non sono appannaggio solo di chi ne è direttamente coinvolto. La disabilità, per esempio, grazie ad una originale iniziativa, diventa una possibilità per chiunque di ascoltare racconti, scoprire quanto le nostre città non siano a misura di chi ha degli handicap e incrociare gli sguardi di chi vive sulla propria pelle, ogni giorno, certe situazioni. Nei giorni scorsi, dunque, è stata inaugurata una casa museo che è un vero centro culturale, oltre che un innovativo progetto di inserimento lavorativo.

La Casa Museo dello sguardo sulla disabilità, dunque, ha tutte le caratteristiche di una vera abitazione ed è arredata in modo completo. Ognuno può rendersi conto di quali accorgimenti e idee possono renderla davvero abitabile per tutti. Non viene fornita la solita chiave di lettura, ognuno è libero di sperimentare e immedesimarsi, passando da problemi sempre presenti quali i pregiudizi, l’indifferenza, la solitudine. La società, insomma, si è evoluta nel tempo, ma ancora oggi resistono certi preconcetti a livello culturale, duri a morire.

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All’interno della Casa Museo, dunque, si entra in un microcosmo di processi di esclusione, di momenti di abbattimento, di sofferenza anche psicologica, perché la nostra società non accetta ancora a livello mentale, qualunque tipo di disabilità. Allora, la soluzione è quella di mostrare, di informare, di accompagnare i visitatori in un percorso attraverso le stanze di una casa ideale, quella dove chiunque trova il suo rifugio perfetto. Tra cucina, camera da letto, bagno, soggiorno e sala da pranzo si possono ascoltare narrazioni, sentire gli sguardi inquisitori per la propria condizione, trovare pace e relax quando la sera ci si concede il meritato riposo.

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All’ingresso, viene consegnata una brochure esplicativa per seguire al meglio l’itinerario e valutare più l’aspetto esterno che interno di qualunque malattia permanente, cioè quello del giudizio subdolo di chi semplicemente passa accanto per strada o gli sguardi insistenti che indugiano per troppo tempo, senza distogliersi.

La collezione è fatta di storie e fonti orali o, ancora, di documenti che rappresenteranno presto il più grande archivio sulla disabilità. Sono previsti, inoltre, una serie di incontri e attività aperti a tutti: dalle visite didattiche, ai laboratori ludico-creativi, agli incontri di cucina per adulti e anziani. L’iniziativa è promossa e sostenuta dall’Associazione “Come un Ambero” Onlus, che si occupa da tempo di disabilità e inclusione sociale.
 (06blog.it)

Salvatore Cimmino e il giro del mondo a nuoto con una sola gamba

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Infinita come il mare. Infinita come la voglia di rimettersi in gioco dopo aver perso ad appena 14 anni una gamba a causa di un osteosarcoma, un tumore maligno primitivo dell’osso. Infinita come la voglia di cambiare le cose anche quando il destino non ti aiuta. Quella di Salvatore Cimminoè una storia infinita, che non conosce limiti e supera i confini del tempo. Una di quelle che si ricorderà per sempre. Storia di vita e di sport. Di forza e di coraggio. Nessun record da battere, ma solo una sfida da vincere. La sfida contro lebarriere architettoniche e mentali che impediscono a chi ha disabilità di andare oltre. Ma non di guardare oltre. Oltre l’orizzonte, dove il cielo incontra il mare.

Il 50enne originario di Torre Annunziata ha portato a termine il suo giro per i mari del mondo, concludendo la sua ultima tappa, la “Manhattan Island Marathon Swim”, nuotando con una sola gamba per 54 km, in 9 ore 34 minuti e 46. Aiutato dalle braccia e soprattutto dalla testa. Dalla consapevolezza che per arrivare fino in fondo ci vuole mente e cuore. “È un progetto iniziato nel 2010 in Israele e nato per abbattere tutte le barriere architettoniche e mentali che impediscono ancora oggi l’integrazione nella società delle persone con disabilità“, dice Cimmino, come riportato dall’Ansa.

L’atleta del Circolo Canottieri Aniene, romano d’adozione, ha cominciato a nuotare a 41 anni su consiglio di un amico medico per alleviare il dolore alla schiena. Nel 2006 la sua prima gara, 22 km da Capri a Sorrento, per poi continuare l’anno successivo il giro d’Italia da Trieste a Genova, poi d’Europa e dal 2010 il giro del mondo, concluso proprio con la maratona di Manhattan, dopo non poche difficoltà a causa del mare mosso e delle correnti forti. Una storia recentemente raccontata dallo stesso Cimmino in una conferenza Onu.

“Aver avuto questa possibilità – continua l’atleta – mi ha dato ancora più forza per proseguire su questa strada, la quale spero possa contribuire ad abbattere il muro che separa la società civile dal mondo della disabilità”. 
Perché per lui, uomo coraggioso e sportivo vero, è proprio questa la sfida delle sfide. La sfida più grande. Più grande di ogni distanza. Più grande di qualunque fatica. Più grande di qualsiasi altra impresa. “L’impresa di scalfire le coscienze dei governanti del mondo affinché legiferino a favore dell’integrazione delle persone con disabilità, favorendo lo sviluppo della mobilità, l’inclusione nel mondo del lavoro e nella scuola, l’accesso alle nuove tecnologie”. “In una parola – conclude Salvatore Cimmino – affermare il diritto di cittadinanza“. 

Per continuare a nuotare. Per continuare a correre oltre le barriere. Per continuare a guardare al di là dell’orizzonte. Dove il cielo incontra il mare. Dove finisce il mondo e inizia un’altra storia. Una storia infinita.
(ilfattoquotidiano.it)

Foto: www.salvatorecimmino.it