Niente sostegno? Paga il MIUR!

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La riduzione delle ore di sostegno per gli alunni con disabilità più o meno grave dovuta al taglio delle risorse da parte del Ministero della Pubblica Istruzione è un danno. A dirlo è il Tar Siciliano che, inoltre, lo ha anche quantificato economicamente: 1.000 euro a studente per ogni mese senza l’adeguato supporto formativo

La riduzione delle ore di sostegno per gli alunni con disabilità più o meno grave dovuta al taglio delle risorse da parte del Ministero della Pubblica Istruzione è un danno. A dirlo è il Tar Siciliano che, inoltre, lo ha anche quantificato economicamente: 1.000 euro a studente per ogni mese senza l’adeguato supporto formativo. La terza sezione del Tribunale Amministrativo Regionale siciliano ha infatti condannato lo stesso Ministero ritenendolo responsabile di non aver ottemperato all’obbligo di erogare il servizio dell’insegnante di sostegno a favore di un alunno disabile. Con la sentenza 2909/2014 il Tar siciliano ha dunque sancito che la famiglia deve essere risarcita di 1.000 euro per ogni mese di scuola frequentato da ragazzo bisognoso di sostegno senza l’insegnante dedicato. A sollevare il caso sono stati i genitori di un bambino affetto da una grave disabilità. Il TAR ha inoltre stabilito un principio importante che costituisce un precedente giuridico che potrà essere applicato anche per altri casi simili: salvo una differente approvazione da parte del sistema scolastico centrale, ogni alunno che lo necessità ha diritto alla presenza di un insegnante di sostegno per il numero di ore individuato dal piano scolastico personale redatto dalla scuola di appartenenza. Questo significa che il MIUR è responsabile della presenza di un insegnante di sostegno e, nel caso non sia in grado di garantire tale diritto, dovrà risarcire la famiglia del giovane a cui è stata negata l’assistenza necessaria, proprio com’è successo per il bambino siciliano. Gli interventi di supporto all’apprendimento sono stati riconosciuti dai giudici fondamentali per garantire la parità di trattamento degli alunni affetti da disabilità rispetto agli altri studenti.
(affariitaliani.it)

di Giovanni Cupidi

Samsung EYECAN+ aiuta i disabili a usare il PC / Samsung EYECAN+, il mouse per disabili si usa con gli occhi

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Samsung EYECAN+ aiuta i disabili a usare il PC

Samsung presenta EYECAN+, un particolare dispositivo che si comanda con gli occhi e che permette alle persone con disabilità di usare un computer.

Gli ingegneri di Samsung Electronics hanno sviluppato EYECAN+, la seconda generazione del peculiare e innovativo mouse che si usa con gli occhi e che permette alle persone con disabilità di interagire con il computer, semplicemente mediante il movimento dei propri occhi.

È decisamente incoraggiante il fatto che i ricercatori stiano ponendo una maggiore attenzione nelle nuove tecnologie che potrebbero aiutare chi è affetto da disabilità. Del resto, tutti potrebbero desiderare di andare online, usare Facebook, effettuare ricerche o guardare i video su YouTube, ed è proprio per tale motivo che gli sforzi applicati da Samsung in tal direzione sono indubbiamente i benvenuti.

EYECAN+ è stato progettato per dare alle persone un controllo quasi completo di un computer. Non richiede agli utenti di indossare alcun tipo di dispositivo, infatti trattasi di un unico device portatile che si posiziona sotto al display e che lavora senza fili. Segue il movimento degli occhi e può esser tarato per ogni utente specifico; così le persone con disabilità potranno utilizzarlo da seduti o sdraiati, mediante 18 comandi personalizzabili che possono esser configurati per ogni azione specifica. Basterà poi un occhiolino per eseguire l’equivalente del click del mouse.

La tecnologia EYECAN+ è stata recentemente mostrata a Seoul (Corea) e mostrata grazie al supporto di uno studente tetraplegico, il quale ha utilizzato il peculiare dispositivo per scrivere un messaggio di sostegno al progetto: «piacere di conoscervi. Sono felice che il mouse per occhio sia sviluppato in Corea. Non è solo un dispositivo informatico, ma rappresenta le braccia e le gambe di un paziente disabile. Mi auguro che tale tipo di ricerca possa continuare». L’utente ha impiegato 20 minuti circa per comporre tale messaggio e ha commesso un unico errore di battituta, che ha potuto correggere velocemente.

Samsung non ha tuttavia intenzione di commercializzare EYECAN+, lo reputa infatti una tecnologia dedicata a una ristretta nicchia del mercato, ma offrirà alcune unità del prodotto a enti di beneficenza. Sarà tuttavia un progetto open source, in modo tale da fornire agli altri la possibilità di crearne un proprio prodotto ed eventualmente venderlo.
(webnews.it)

Samsung EYECAN+, il mouse per disabili si usa con gli occhi

Samsung Electronics ha presentato EYECAN+, il mouse per persone affette da varie disabilità.

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Samsung ha presentato EYECAN+, seconda generazione del mouse oculare che permette alle persone condisabilità di comporre e modificare documenti, oltre che navigare sul web tramite il movimento degli occhi. EYECAN+ non richiede agli utenti di indossare alcun dispositivo, come gli occhiali. Si tratta di una singola unità portatile che si mette sotto il monitor e lavora senza fili calibrandosi con l’occhio dell’utente.

Per realizzarla l’azienda sudcoreana ha lavorato con Hyung-Jin Shin, laureato in informatica alla Yonsei University di Seoul. Shish è quadriplegico (ha una paralisi del torso e di tutti e quattro gli arti) e ha collaborato con i tecnici affinché potessero migliorare l’EYECAN precedente, svelato nel marzo 2012.

“EYECAN+ è il risultato di un progetto volontario iniziato dai nostri ingegnerie riflette la loro passione e impegno di coinvolgere più persone nella nostra comunità”, ha affermato SiJeong Cho, vicepresidente per le relazioni con la comunità di Samsung Electronics.

Il colosso asiatico non commercializzerà EYECAN+, ma ne realizzerà quantità limitate da donare a organizzazioni di beneficenza. Fortunatamente tecnologia e progetti saranno resi open source e questo permetterà ad altre aziende e organizzazioni di commercializzare il prodotto.

EYECAN+ richiede che l’utente si posizioni tra 60 e 70 cm dal monitor, senza assumere particolari posizioni. La calibrazione è richiesta solo la prima volta, dopodiché EYECAN+ ricorderà le caratteristiche dell’occhio di ogni utente. È inoltre possibile interagire per migliorare la calibrazione.

Una volta calibrata, l’interfaccia utente di EYECAN+ apparirà come un menu pop-up in una di due modalità differenti, una rettangolare e una rotonda, entrambi contenenti 18 differenti comandi (copia, incolla, zoom, scorri, trascina, eccetera). Entrambi i tipi di menu possono essere configurati per restare in primo piano sullo schermo. Si possono creare anche comandi personalizzati.
(tomshw.it)

di Giovanni Cupidi

Barriere e burocrazia: la vita è un ostacolo per 300 mila disabili

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Sottopongo alla vostra attenzione questo articolo del giornalista de La Repubblica Lorenzo Tondo, molto interessante sulla qualità della vita delle persone con disabilità in Sicilia.
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Fondi H ridotti al minimo, la Regione maglia nera. Il settanta per cento degli edifici pubblici non è adeguato agli standard. Dal 2008 a oggi le graduatorie per l’assegnazione dei contributi non sono mai state liquidate

di LORENZO TONDO

I loro nomi sono tutti lì. Tutti catalogati in un vecchio fascicolo ormai polveroso e inabissato nel tempo. Dentro ci sono le richieste di migliaia di disabili. Di tutti quei siciliani che da oltre sette anni attendono dalla Regione un contributo per l’abbattimento delle barriere architettoniche dalle loro abitazioni.

C’è il nome di Mario, 56 anni, che ha bisogno dei soldi per costruire uno scivolo in una palazzina di via Oreto. C’è quello di Claudia, 46 anni, stanca di pesare sulle braccia dei vicini tutte le volte che deve raggiungere il quarto piano del suo appartamento nel centro storico di Catania. Le loro preghiere sono da anni sul tavolo di tutti i governi regionali che si sono succeduti dal 2006 a oggi e che quelle pagine sembrano non averle mai neppure sfogliate.

Secondo i dati del Collegio dei geometri della provincia di Palermo, raccolti nella campagna in corso dal titolo “Città senza ostacoli”, oltre un milione di edifici privati in Sicilia (circa l’80 per cento del totale) non sarebbero abitabili o raggiungibili dai portatori di handicap, con punte sconcertanti nella provincia di Caltanissetta, dove si sfiora il 90 per cento. Si tratta di case, palazzi, centri commerciali, negozi, cinema, uffici, discoteche e industrie, con accessi ostacolati da barriere insormontabili per chi non ci vede o è costretto a vivere su una sedia a rotelle. Solo a Palermo gli edifici privati fuori legge per i disabili sono oltre 100 mila. A Catania più di 60 mila.

Senza contare semafori, marciapiedi e accessi a piazze o spiagge negati a chi si muove solo su carrozzine o stampelle. Terrificante il quadro degli enti pubblici che vede in Sicilia ben il 70 per cento delle sue sedi impraticabili per i medullolesi. Nell’Isola l’Istat conta circa 300 mila cittadini diversamente abili. Per dar loro la possibilità di vivere una vita normale, lo Stato ha delegato le Regioni, nell’ambito della loro autonomia, “a reperire le risorse necessarie”. La Sicilia è l’unica nel Paese a non aver mai istituito un capitolo di riferimento in Bilancio. Risultato? Dal 2008 ad oggi, le graduatorie per l’assegnazione dei contributi non sono mai state liquidate. Perché? E dove sono finiti quei soldi? 

CITTÀ A OSTACOLI 
Se lo chiedono gli invalidi siciliani, che, tra mille difficoltà, continuano a sperare che la politica, prima o poi, si accorga di loro. Si accorga di Gianluca e Alessio Pellegrino, fratelli rispettivamente di 32 e 22 anni, entrambi tetraplegici dalla nascita, che, dopo la morte delle zie con le quali vivevano, si sono ritrovati improvvisamente soli. Oggi, i due condividono un appartamento nei pressi di Falsomiele, a Palermo. Da anni Gianluca attende un contributo per l’acquisto di una carrozzina con comando a bocca (costo 13. 000 euro) che da solo, con una pensione di appena 700 euro, non potrebbe comprare. Soldi che però dall’Asp non sono arrivati. “Non è una vita facile – dice Alessio – e se non avessimo l’aiuto degli amici, non riusciremmo ad arrivare a fine mese. C’ è l’assistenza da pagare – il Comune manda un operatore solo per due ore al giorno – l’affitto, le bollette e tutto il resto. 

“E poi c’ è questa città – continua – fare un giro a Palermo è un vero e proprio calvario”. A cominciare dai mezzi pubblici. Molti degli autobus dell’Amat non sono provvisti di pedane per i disabili, altri non sono funzionanti. E arrivati in centro, l’odissea continua. Visto con gli occhi di chi è costretto a vivere su una sedia a rotelle, Corso Vittorio Emanuele è un lunghissimo percorso ad ostacoli. Quasi tutti i suoi marciapiedi sono impraticabili. Troppo stretti per una carrozzina, troppo alti per salirci. Per non parlare delle macchine parcheggiate in divieto che bloccano letteralmente il passaggio, costringendo i disabili a torn are indietro per decine di metri o a spostarsi sull’asfalto. “Io ci ho fatto ormai il callo alle strade di Palermo – dice Alessio – per evitare di farmi incastrare dai marciapiedi, viaggio praticamente sulla strada. Rischio tantissimo, ma almeno evito di perdere ore prima di arrivare a destinazione”. 

Prendi la Cala ad esempio. La più bella passeggiata di Palermo. Peccato che nessuno abbia pensato di realizzare scivoli e pedane sullo spartitraffico di via Crispi. Stesso discorso per i semafori. Troppi quelli privi di segnalatori acustici. E ancora, i sovrappassi chiusi di via Regione Siciliana, i marciapiedi di via Lazio invasi dai pali di segnaletica, quelli di via Roma dai cestini getta-carta e addirittura le pensiline dell’Amat che intralciano il passaggio. Per non parlare poi di chiese, locali e discoteche, quasi tutti inaccessibili. “Palermo è l’emblema di questo triste fenomeno – dice il presidente del Collegio dei geometri della provincia di Palermo, Carmelo Garofalo – una città né a misura di disab ile, né, in verità, a misura di residente”. 

ENTI POCO PUBBLICI 
Dalla Uil Pensionati è partita qualche mese fa una campagna per scovare la presenza di eventuali “ostacoli” negli uffici pubblici. Tantissime le segnalazioni raccolte dalle province siciliane. A partire proprio da Palermo. Come l’edificio che ospita la sede dell’Ordine degli architetti in piazza Principe di Camporeale. L’ex presidente, Giuseppe Mantione,è deceduto pochi mesi fa. Da anni era affetto da una grave forma di sclerosi multipla che lo aveva costretto su una sedia a rotelle. Peccato che il suo ex ufficio, quello della presidenza, si trovasse al terzo piano, privo di ascensore. Un ostacolo che impedì allo stesso presidente di partecipare alle riunioni in sede. O il municipio di Isola delle Femmine dove due rampe di scale rendono l’accesso insormontabile agli invalidi. 

E ancora a Partinico, con gli uffici dell’Agenzia delle Entrate di via Tenente la Fata situati al terzo piano senza ascensore. Da Catania arriva invece la segnalazione di u n consigliere comunale che ha denunciato scalini ed ostacoli all’ingresso di Palazzo dei Chierici, sede dell’assessorato al Bilancio. Al primo posto tra le province siciliane più problematiche si trova Caltanissetta. Una situazione talmente grave da indurre la “Associazione H”a presentare un esposto alla Procura nissena con tanto di elenco di tuttii luoghi off limits (tra cui comuni e biblioteche). “Non possiamo più tollerare l’insensibilità istituzionale nei confronti di chi è già stato messo a dura prova dalla vita – dice il segretario della Uilp Sicilia, Antonino Toscano – non possiamo più ignorare chi è costretto a misurarsi quotidianamente con situazioni che mai dovrebbero verificarsi”. “Ci sono migliaia di isolani in graduatoria che aspettano un contributo per liberare le proprie abitazioni da ostacoli – continua – alcuni dei quali hanno già affrontato le spese con le proprie risorse e sono ancora in attesa di un rimborso”. 

BILANCI “INVALIDI” 
La Regione allarga le braccia. “I fondi sono quelli che s ono”, lamentano dal dipartimento alle Finanze. Eppure, guardando al resto d’ Italia, l’Isola sembra l’unica ad avere difficoltà a reperirli. Pur in una situazione di crisi, l’Emilia-Romagna per la creazione del Fondo regionale della non autosufficienza ha assicurato sul proprio bilancio oltre 120 milioni di euro che, insieme a quelle provenienti dal Fondo sanitario, portano il totale a circa 430 milioni. Ammonta invece a oltre 130 milioni il fondo della Lombardia, 430 milioni di euro in Toscana, 120 in Sardegna. E nell’Isola? La Sicilia è l’unica a non aver mai istituito un fondo per le non autosufficienze. Lo scorso anno l’assessore alla Famiglia Ester Bonafede presentò un emendamento che prevedeva di rifinanziare i contributi per l’abbattimento delle barriere architettoniche nei condomini siciliani. 

L’idea era quella di liquidare le richieste congelate in quel fascicolo chiuso per troppo tempo. La proposta però fu cestinata dall’Ars. Nell’attuale bilancio regionale non vi sono risorse finalizzate all’abbattimento delle barriere architettoniche. Prima che i commissari impugnassero la nuova Finanziaria, qualcuno aveva timidamente inserito una voce dedicata ai disabili con un altrettanto timida cifra di circa 2 milioni di euro. Voce che, nel giro di poche settimane, ha già subìto una prima sforbiciata. “Quello dei disabili è un tema che la politica fatica a inserire tra le sue priorità- commenta l’assessore Bonafede – quando in realtà sono proprio le fasce più deboli che andrebbero per prime tutelate. Noi ci abbiamo provato. Ma la Sicilia ha l’obbligo di fare di più”. 

Eppure l’abbattimento delle barriere architettoniche rappresenterebbe una vantaggiosa opportunità per la regione. Ne è convinto il Collegio dei geometri di Palermo: “Attraverso la riqualificazione delle città – spiega ancora Garofalo – è possibile creare nuove opportunità di lavoro per gli operatori dell’edilizia. Con il suo disinteresse per le problematiche dei disabili, la politica sembra ignorare sia le istanze dei portatori di ha ndicap che quelle del mondo delle costruzioni”. Ma la Regione ha altre priorità. “Come gli affitti da pagare ad enti che non esistono – commenta Gianluca – i soldi spesi da alcuni dirigenti per saldare i loro debiti o pagare i superstipendi di manager e presidenti. Per noi invece non c’ è nulla. Come se non esistessimo. Sembra una precisa strategia. E se mi guardo intorno, credo pure che funzioni”.
(repubblica.it)

di Giovanni Cupidi

“Hotel 6 stelle” premiato a Parigi

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Si sono svolti anche quest’anno a Parigi i Worldwide Hospitality Awards a cui partecipano le migliori realtà e progetti del settore turistico di tutto il mondo. Nell’edizione di quest’anno il gruppo editoriale MKG, leader europeo nel settore turistico, ha riconosciuto al Meliá Roma Aurelia Antica l’impegno per l’integrazione di persone con disabilità nell’ambiente lavorativo assegnando all’hotel il Worldwide Hospitality Award come “Miglior iniziativa di Responsabilità Sociale”, per aver dimostrato che la disabilità non è mai un ostacolo ma un valore aggiunto. Meliá Roma Aurelia Antica ha infatti offerto con il progetto “Hotel 6 stelle” un’esperienza lavorativa a tre ragazzi e tre ragazze affetti dalla sindrome di Down, impegnandoli in un tirocinio formativo in Hotel per tre mesi. I 6 ragazzi hanno collaborato con il personale dell’albergo nello svolgimento delle mansioni quotidiane, in un vero e proprio percorso formativo atto a dare loro una reale integrazione lavorativa.
Palmiro Noschese, managing director Italia di Meliá Hotels International, che ha ritirato a Parigi il premio ha dichiarato: “Sono orgoglioso di ricevere questo premio, la riconferma dell’impegno del Gruppo Meliá Hotels International anche nel campo sociale. Siamo stati i precursori di un progetto grandioso che mi auguro si possa ripetere presto nel nostro Paese”.
Il progetto “Hotel 6 Stelle” è stato realizzato in collaborazione con Aipd (Associazione Italiana Persone Down), con l’obiettivo di integrare le persone con disabilità nell’ambiente lavorativo generando un impatto positivo nella società. 
“Hotel 6 Stelle” è stato realizzato,inoltre, in collaborazione con Magnolia e Rai 3, che ha messo in onda il programma nel febbraio di quest’anno con l’obiettivo di raggiungere una vasta audience e risvegliare la coscienza delle imprese e dell’opinione pubblica.  
Da Venerdì 14 novembre, sempre su Rai3, la nuova edizione del programma: una docu-fiction in sei puntate di seconda serata nelle quali altri 6 ragazzi speciali sono questa volta alle prese con un tirocinio formativo in un resort a cinque stelle di Villasimius, una delle più suggestive località turistiche della Sardegna.

La prima serie di  Hotel 6 stelle ha inoltre fatto si che l’Associazione Italiana Persone Down sia stata contattata da oltre 50 aziende e associazioni disposte ad offrire tirocini formativi, assunzioni e lavori stagionali.
Sono 25 le persone con sindrome Down e altre disabilità intellettive che hanno già iniziato un percorso lavorativo, mentre molti altri tirocini sono in partenza o in fase di valutazione.

di Giovanni Cupidi

TECNOLOGIE ICT, INCLUSIONE E DISABILITA’: DAL 27 AL 29 NOVEMBRE A BOLOGNA HANDIMATICA 2014

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Grazie alle tante nuove tecnologie a disposizione, oggi disabili, anziani e persone fragili possono contare su supporti e strumentazioni che ne facilitano la vita quotidiana: dal 27 al 29 novembre a Bologna “HANDImatica”, mostra-convegno nazionale su tecnologie ICT e disabilità

Si svolgerà dal 27 al 29 novembre a Bologna la decima edizione di HANDImatica 2014, mostra-convegno dal respiro nazionale che ogni due anni riunisce esperti, aziende, operatori e famiglie sul tema delletecnologie digitali a favore delle persone con disabilità e delle persone anziane non più autosufficienti o con fragilità.
I temi trattati sono ad ampio raggio e coprono molteplici  aree di interesse: dalle smart cites, al lavoro e l’autonomia della persona con disabilità, alla scuola fino ai diversi disturbi dell’apprendimento, il tutto affrontato dal punto di vista delle nuove tecnologie a disposizione degli operatori e della società per favorire e agevolare al massimo l’inserimento e la partecipazione attiva del disabile alla vita quotidiana.

Molti gli incontri in programma: il convegno di apertura di Handimatica 2014 si occuperà di Smart City “Città intelligenti, città a misura di tutti? L’inclusione al tempo delle smart city”  e affronterà questo argomento con voci che uniscono alla competenza tecnica la passione umana.
Il giorno seguente, venerdì 28 novembre, il ministro del lavoro,Giuliano Poletti, parteciperà al convegno “Lavoro, tecnologie, persone con disabilità”: l’incontro, che vede la  sponsorizzazione di Confindustria Digitale e le testimonianze di importanti aziende quali IBM, Unipol, CISCO, Vodafone, ecc,  mira sia a promuovere percorsi di valorizzazione delle persone con disabilità in azienda, sia a stimolare alleanze per lo sviluppo di nuove tecnologie, utili all’autonomia e partecipazione di tutti i lavoratori.

Il ricco programma di eventi, workshp e seminari che caratterizza l’edizione 2014 di HANDImatica entra nel mondo delle tecnologie a servizio della disabilità a tutto tondo: si affronteranno temi quali l’ autonomia e la qualità della vita della popolazione anziana e le soluzioni tecnologiche oggi a  disposizione per il mantenimento delle abilità e per le cure a domicilio; si parlerà di”Scuola digitale inclusiva: imparare con i piedi per terra e la testa tra le nuvole” , puntando sulle linee guida e le buone prassi per una didattica coinvolgente e rispettosa dei diversi stili di apprendimento degli allievi.
Saranno inoltre illustrate le diverse tecnologie (dalla robotica agli strumenti touch) per aiutare i soggetti autistici, disgrafici, dislessici e discalculei,  verranno presentati risultati e materiali di interessanti progetti ed esperienze condotte nel settore.
L’area espositiva darà la possibilità di vedere, toccare, provare e chiedere approfondimenti sulle tecnologie a disposizione e di come queste possano essere applicate alle proprie esigenze, mentre la presenza di svariate associazioni consentirà di conoscere realtà cui rivolgersi o con le quali fare rete. I giovani saranno gli animatori della “stanza delle app” e del “fab lab”
Infine ad  Handimatica sarà possibile avere informazioni sulle certificazioni europee sulle competenze digitali, in particolare sulla nuova ECDL ed effettuare delle sessioni di esame o di simulazione.

Organizzata dalla Fondazione ASPHI, onlus che dal 1980 si occupa di tecnologie informatiche come strumento per l‘inclusione scolastica, lavorativa e sociale delle persone con disabilità, “HANDImatica 2014 mostra-convegno nazionale Tecnologie ICT e disabilità” si terrà  a Bologna da giovedì  27 a sabato 29 novembre 2014, dalle ore 9 – 18. Istituto Aldini Valeriani Sirani – Via Sario Bassanelli, 9 – L’ingresso è libero e gratuito.

Il programma completo e tutte le info su: http://www.handimatica.com/
(ilgiornaledellaprotezionecivile.it)

di Giovanni Cupidi

COMUNI: NELLE STATISTICHE IL CALO DELLA SPESA PER LA DISABILITÀ

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I dati dell’Istat rilevano come per la prima volta da nove anni ad oggi si verifichi un calo della spesa dei comuni nelle politiche per la disabilità. Infatti se fino al 2010 l’incremento annuo della spesa era dell’8% e nel 2011  del 2%, negli ultimi due anni si è registrato un netto calo e soprattutto una notevole differenza di spesa tra il nord ed il sud Italia.

Per quanto riguarda la spesa per la disabilità, nonostante la domanda in evidente crescita, l’offerta dei servizi e le risorse disponibili sono in calo: nel 2011 la quota riservata ai comuni per la spesa sociale ammontava a 1 miliardo e 630 milioni, di cui circa la metà destinata alle cooperative che gestiscono i servizi. Tale spesa veniva incrementata ogni anno in media dell’8%, dal 2010 al 2011 l’incremento è stato solo del 2,2%, ma in alcune regioni d’Italia veniva rilevato in contro tendenza un incremento negativo.

La riduzione della spesa sociale dei Comuni, a partire dal 2009 è stata molto più consistente: i dati dell’Istat del 2011, dopo 8 anni, registrano una diminuzione della spesa rispetto all’anno precedente dell’1%, mentre i dati del 2012 registrano addirittura un ulteriore calo del 2%.

Riguardo alla differenza di spesa tra nord e sud Italia, a cui si accennava prima, i dati evidenziano come sia diverso vivere in condizione di disabilità al nord piuttosto che al sud. Infatti, se a livello nazionale la spesa in media è di 2.886 euro per ogni persona con disabilità, tale non è per le varie regioni. Nelle regioni del nord-est la spesa media annua è di 5.307 euro pro capite, nelle regioni meridionali di 777 euro. I principali interventi riguardano il sostegno scolastico (19%), i centri diurni e i laboratori protetti (20%), le strutture residenziali (16%). Ma molto meno si spende nell’assistenza domiciliare con appena il 14% delle risorse disponibili.

La spesa per le strutture residenziali sia pubbliche che private è finanziata dallo Stato centrale e dalle risorse degli enti locali: 321 mila complessivamente i posti letto disponibili: il 29,1% è finanziato con fondi pubblici, il 45,5% a carico del non profit e il 25,7% finanziato dal settore privato “for profit” per le persone con disabilità sono 312 mila. Le persone assistite ogni anno attraverso queste strutture ammontano a circa 307 mila, di cui l’85% composto da persone anziane. Le differenze tra nord e sud d’Italia si riscontrano anche in questo caso con i circa 800 posti letto ogni 100 mila abitanti del nord contro i 181 posti letto del sud. 

Altra importante informazione proveniente dai dai dell’Istat riguarda le prestazioni erogate dalle organizzazioni del no-profit: dalle circa 30 mila organizzazioni che forniscono servizi a persone con disabilità risultano erogate circa 4,3 milioni di prestazioni.
“Tra le prestazioni erogate dalle istituzioni non profit – si legge nella relazione dell’Istat – una quota rilevante sono di natura sanitaria, in particolare di tipo riabilitativo e di lunga degenza: tali attività sono state rivolte a oltre 480 mila utenti, mentre le istituzioni coinvolte in queste tipologie di assistenza sono state circa 1300”.

di Giovanni Cupidi

FNA: Renzi (forse) rimpingua il Fondo. Disabili in piazza.

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Dopo il taglio di 100 milioni rispetto alla cifra dello scorso anno, il premier dalla Leopolda s’impegna a riportare il fondo a quota 350 milioni. Le associazioniconfermano che la richiesta era ben diversa:“Serve un miliardo”. Confermata la mobilitazione.

Il fondo per la non autosufficienza toccherà per il 2015 la stessa quota che ha avuto nel 2014: 350 milioni di euro. L’impegno è stato assunto dal premier Matteo Renzi dal palco della Leopolda, promettendo così una correzione al testo della legge di stabilità che nella versione firmata dal capo dello Stato e arrivata in Parlamento prevede un taglio di 100 milioni  rispetto alla somma messa a disposizione nel 2014. Tale decisione non basta comunque a rasserenare gli animi delle associazioni delle persone con disabilità che confermano le mobilitazioni inclusa una manifestazione di protesta in programma per il 4 novembre sotto il Ministero di Economia e Finanza.

La decisione iniziale del governo di tagliare il Fondo per l’assistenza ai disabili gravi e gravissimi, oltre ad essere insensata e deprecabile, strideva fortemente  con la maratona social di questa estate: ricordiamo tutti l’ “ice bucket challenge” per raccogliere fondi in favore della SLA e alla quale partecipò anche Renzi in maglietta e pantaloncini gettandosi in testa un bel secchio di acqua gelata. Oltre alla effettiva necessità di aumentare il Fondo, era evidente che anche da un semplice punto di vista comunicativo la faccenda non potesse durare a lungo senza che una correzione in corsa venisse almeno annunciata.

Tutto ciò comunque non basta perché, anche con un Fondo a quota 350 milioni, si tratta sempre di una cifra non sufficiente a soddisfare tutte le esigenze alle quali dovrebbe far fronte. Nel 2014 dei 350 milioni stanziati, 75 erano stati immediatamente indirizzati all’assistenza delle persone con disabilità gravissime (inclusi i malati di sclerosi laterale amiotrofica) e dei rimanenti 275 milioni il 40% è stato ugualmente destinato, in sede di riparto alle regioni, ai disabili gravi.

Sia il Comitato 16 Novembre (che rappresenta le persone affette da SLA), che la Fish (Federazione italiana superamento handicap) avevano chiesto nei giorni scorsi un incontro con Renzi, invito che il premier non aveva accolto, e avevano deciso di scendere in piazza dopo aver ricevuto dai sottosegretari a Welfare, Economia e Salute solo poche e tutte da verificare rassicurazioni.

Nonostante l’impegno preso dal premier Renzi, la Fish vuole vedere atti concreti. Il presidente della FISH Vincenzo Falabella ha dichiarato: “Aspettiamo intanto che ci sia un riscontro tangibile” sottolineando il fatto che “quand’anche il Fondo tornasse a quota 350 milioni certo non sarebbe una soddisfazione”, e ancora, “noi abbiamo chiesto una programmazione del Fondo che arrivi ad un miliardo nel giro di pochi anni”; una proposta che anche il ministero del Welfare aveva fatto propria chiedendo 400 milioni per il 2015, 600 milioni per il 2016 e 1 miliardo per il 2017. “Abbiamo anche indicato quali potevano essere a nostro avviso i capitoli su cui intervenire per poter rifinanziare il Fondo e siamo ancora disponibili a dare tutto il nostro supporto”, dice ancora Falabella aggiungendo ancora come l’obiettivo della mobilitazione sia quello di spingere il governo e il Parlamento a trovare, durante l’iter parlamentare appunto, le cifre che possano far crescere il Fondo in un’ottica di programmazione di lungo periodo.

Più dura la posizione del Comitato 16 Novembre: “Renzi – dice la portavoce Mariangela Lamanna – non ha capito niente e con queste dichiarazioni ufficiali dimostra che non ci ascolta: non c’è bisogno di 350 milioni ma di una cifra di un miliardo da raggiungere in poco tempo. Noi vogliamo un Piano per la non autosufficienza finalizzato all’assistenza domiciliare indiretta, e per fare questo benedetto piano serve un miliardo. Noi di 350 milioni non ce ne facciamo niente. Se Renzi conferma quota 350 milioni non cambia nulla”. “Se il governo – aggiunge – ha aspettato le proteste e l’indignazione delle grosse associazioni per correre ai ripari significa che a monte non c’è l’attenzione dovuta a disabilità: è la prova provata che la disabilità non interessa”.

Il Comitato 16 Novembre, quindi, conferma la manifestazione di piazza del 4 novembre: “Siccome Renzi va da tutti e ascolta tutti, noi il 4 siamo lì per parlare con lui, trovi il tempo per venire anche da noi. Noi affrontiamo un viaggio in condizioni critiche, e se possiamo muoverci noi, si può muovere anche lui”.

di Giovanni Cupidi