Intervista su “La Voce dell’Jonio”

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È uscita una mia intervista sul periodico cattolico La Voce dell’Jonio (foto⬆). Il giornale è disponibile sia in formato cartaceo ( per chi si trova in zona ) che online, www.vdj.it
Di seguito vi riporto il testo dell’intervista che potete trovare anche online.

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“Non è la persona che deve essere integrata nella società ma viceversa”

di Chiara Principato

Quanto e in che termini è consentito parlare di disabilità? Durante l’incontro tra associazioni ed esponenti del Governo, svoltosi lo scorso 3 dicembre a Palazzo Chigi in occasione della Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità, il premier Renzi è intervenuto con poca incisività, glissando su mozioni e progetti che dovrebbero rispondere alle reali necessità quotidiane dei circa 4 milioni di italiani affetti da disabilità.  Eppure, a tutt’oggi, la Commissione Bilancio discute del reintegro, da 250 a 275 milioni stanziati nel 2013, dei tagli annunciati nella proposta di Legge di Stabilità 2015, nonostante il finanziamento del Fondo Nazionale per le Politiche sociali rimanga inferiore a quello del 2013: circa 300 milioni di euro per sopperire ad ogni tipo di esigenza/emergenza sociale. In realtà, “l’Italia ha una delle migliori legislazioni in favore delle persone con disabilità”, come ci spiega Giovanni Cupidi, affetto da grave tetraplagia esito da lesione spinale cervicale, dottore in Scienze Statistiche ed economiche, e creatore del blog “giovannicupidi.wordpress.com”, in cui si occupa di disabilità.

Cosa significa essere disabile nel nostro Paese?

“La condizione di disabilità oggi significa affrontare due condizioni di svantaggio o di debolezza: uno dato dalla menomazione di cui è affetta la persona e l’altra data dalla inadeguatezza della nostra società al soddisfacimento delle necessità della persona con disabilità e al rispetto delle leggi e dei diritti universalmente riconosciuti alla persona stessa. Tutto ciò causa soprattutto l’emarginazione sociale e l’invisibilità della persona”.

Quali sono gli interventi legislativi volti a favorire l’autonomia delle persone con disabilità?

“Le leggi più determinanti sono la 104/92, la 328/2000, la 17/99, la 68/99 e su tutte la ratifica della convenzione Onu per i diritti delle persone con disabilità. Di queste quelle applicate male o non applicate nei fatti sono la 68/99 e la convenzione Onu. Da anni si sta lottando per il riconoscimento pieno su tutto il territorio nazionale della figura del caregiver, ossia di quelle persone, soprattutto familiari della persona interessata, che nei fatti se ne occupano e ne garantiscono la vita anche sociale. Riconoscimento anche di tipo economico”.

Oltre ai bisogni primari, quali sono le esigenze dimenticate? Chi dovrebbe occuparsene?

“Sicuramente le sfere affettive e della sessualità. La persona con disabilità viene come espropriata da queste naturali e fondamentali esigenze, come se la menomazione fosse estesa anche a questi ambiti. Su chi debba occuparsi di ciò da qualche tempo se ne è cominciato a discutere. Bisogna comprendere quando sia necessario un intervento legislativo che possa garantire ad una persona con grave disabilità l’espressione della sua sessualità, e di poter raggiungere tali necessità come ogni persona fa normalmente”.

La rete riesce a sopperire alla piaga dell’isolamento sociale?

“L’epoca moderna,di certo, favorisce la comunicazione e anche l’interazione quasi quotidiana tra persone anche fisicamente lontanissime. Ovviamente, tutto ciò migliora sensibilmente le relazioni e le interazioni virtuali a chi è affetto da disabilità. Però si corre il rischio che i social network, seppur con pregi notevolissimi, rischiano di contribuire all’isolamento in casa della persona. Non tutti hanno le capacità di “portare fuori” dalla rete nel mondo reale cosiddetto le relazioni ed interazioni sviluppate online”.

Secondo la Corte di Giustizia europea, solo il 16% delle persone disabili lavora regolarmente in Italia. Quali interventi si potrebbero attuare per garantire loro un normale inserimento nel mondo del lavoro?

“I dati comunicati dall’Istat sono tragici,soprattutto in Sicilia. Si potrebbe e dovrebbe coinvolgere le università, le aziende e le organizzazioni aziendali per prevedere percorsi che ad esempio aiutino l’inserimento lavorativo degli studenti universitari con disabilità che rischiano, una volta terminato il percorso di studi, di restare fuori dal mercato del lavoro”.

Cos’è l’assistenza domiciliare indiretta? Quali sono i vantaggi per il disabile e quali per lo Stato?

“L’assistenza domiciliare indiretta consiste nell’assunzione da parte nostra di uno o più collaboratori che ci aiutano a compiere o compiono con noi o al nostro posto le azioni che la disabilità ci impedisce di svolgere in modo autosufficiente. Nel doppio ruolo di datori di lavoro e destinatari dell’attività lavorativa, stipuliamo un accordo privato con l’assistente e ci accordiamo su tempi, modalità e mansioni.  Essendo una nostra libera creazione, possiamo utilizzarlo, compatibilmente con il budget a disposizione, quando vogliamo e per soddisfare i nostri desideri, in modo da poter scegliere il contenuto del nostro quotidiano e partecipare alla vita sociale. Per l’ente pubblico il costo sostenuto nel finanziare un’ora di assistenza indiretta è senza dubbio inferiore a quello di un’ora di assistenza domiciliare, a parità di retribuzione. Ciò è dovuto al fatto che sono minori i costi di amministrazione e di gestione. La scelta dell’assistenza indiretta comporta anche altri vantaggi per l’ente pubblico, determinati dal miglioramento della qualità della vita degli utenti. Inoltre, riduce il numero di persone con disabilità ricoverate periodicamente in strutture sanitarie o riabilitative. Infatti, alcuni ricoveri concepiti come momenti di sollievo per la persona o per la sua famiglia, non sarebbero più necessari”.

Che cosa non si è ancora riusciti a comunicare della disabilità

“Non si è realmente compresa la differenza tra la menomazione e la disabilità. La menomazione di cui è affetta una persona è espressa dalla sua più o meno grave invalidità. La disabilità, invece, è la risposta non adeguata alla compensazione o meglio al soddisfacimento delle esigenze della persona affetta da una qualsivoglia menomazione che la società non riesce a dare non riuscendo a fornire tutti gli strumenti necessari a tale scopo. Tanto meno efficace è questa risposta tanto più tanto grave sarà la disabilità della persona.  Quindi non è la persona che deve essere integrata nella società ma è quest’ultima che deve essere in grado di adeguarsi alle esigenze della persona”.

L’obesità può essere considerata una disabilità

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La corte di giustizia dell’Unione europea ha stabilito che in alcune circostanze l’obesità può essere considerata una disabilità. In base al verdetto, che è vincolante in tutti i paesi dell’Unione, l’obesità non è una disabilità in sé, ma rende disabile una persona quando ne può compromettere “la piena ed effettiva partecipazione” al lavoro.

La corte era stata chiamata a esprimersi sul caso di un operatore dell’infanzia che aveva denunciato di essere stato licenziato dal comune di Bullund, in Danimarca, perché troppo grasso. 

di Giovanni Cupidi

Ci ha lasciato Franco Bomprezzi!!!

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Il giornalismo e il mondo della disabilità perdono una delle persone più autorevoli!
Ciao Franco e grazie per il tuo esemplare impegno, per la tua dedizione e per le tue parole sempre intelligenti e puntuali!!!

dal Corriere della Sera per il quale scriveva Franco:

È morto Franco Bomprezzi, scrittore e «giornalista a rotelle, blogger e interista per passione» come scriveva sul suo profilo di Tweet. Paladino di molte battaglia sociali a favore dei più deboli e dei disabili, era ricoverato all’ospedale Niguarda di Milano dove è spirato giovedì mattina nel centro clinico Nemo, specializzato nelal cura delle malattie neuromuscolari. La notizia ha suscitato grande cordoglio e dolore a Milano, città che lo aveva adottato con grande affetto e che gli aveva tributato, nel 2005, anche l’Ambrogino d’oro.

di Giovanni Cupidi

Disabilità, il Piano della Cooperazione italiana: protezione nell’emergenza ed educazione inclusiva

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Vi riporto un articolo pubblicato sul quotidiano La Repubblica (online) il 10/12/2014. Interessante. Scusate il ritardo.
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In occasione della Giornata mondiale dei diritti umani, un evento alla Farnesina dedicato all’attuazione del Piano di Azione Disabilitàdella Direzione Generale Cooperazione e Sviluppo del Ministero degli Esteri e della Cooperazione

Un miliardo sono le persone con disabilità nel mondo, 8 su 10 vivono nei Paesi in via di sviluppo. Vi è un forte legame tra povertà e disabilità, si stima che circa il 20% delle invalidità derivi dalla malnutrizione. Sono 93 milioni i bambini con disabilità nel mondo, il 30% dei quali non frequenta le scuole. L’impegno per il rispetto dei diritti delle persone con disabilità nei progetti della Cooperazione, per uno sviluppo che sia realmente inclusivo, vede il Sistema-Italia di Cooperazione in prima fila. Il tema è prioritario nel quadro dell’azione svolta nel corso del semestre di Presidenza del Consiglio UE: l’Italia è impegnata in ambito europeo per garantire anche negli interventi di emergenza la protezione di questa fascia di popolazione, che nelle situazioni di conflitto e catastrofi naturali si rivela particolarmente vulnerabile.

Il progetto. Se ne parla oggi, a Roma, nel corso del seminario alla Farnesina promosso dalla Direzione Generale Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, in collaborazione con la Rete italiana solidarietà e sviluppo – RIDS,  Save the Children, e l’Università di Bologna. Titolo dell’incontro “Promuovere i diritti delle persone con disabilità nella cooperazione internazionale: Piano di Azione Disabilità e l’impegno della società civile. L’iniziativa è organizzata non a caso in occasione della Giornata internazionale dei diritti umani per fare il punto sullo stato di attuazione del “Piano di Azione sulla disabilità della Cooperazione Italiana”, elaborato dal Tavolo di Lavoro MAE-RIDS (Rete Italiana Disabilità e Sviluppo) con la partecipazione di oltre 80 interlocutori. Il Piano è in linea con gli enunciati della  Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità ed è incluso nel Programma di azione biennale sulla disabilità del Governo italiano.  

L’educazione inclusiva. E’ lo strumento per garantire a tutti i bambini, compresi quelli con disabilità,  un’educazione di qualità, contribuendo ad assicurare piene opportunità di sviluppo, per promuovere l’equità e combattere la povertà. Non solo, essa rappresenta anche la premessa per la costruzione dell’inclusione sociale. Una scuola inclusiva è la scuola della comunità che quindi interagisce e dialoga attivamente con il proprio territorio per favorire sviluppo locale e coesione sociale. Il tavolo di lavoro sta elaborando una guida di riferimento che specifichi come l’approccio italiano sulla educazione inclusiva possa essere interpretato negli interventi di cooperazione allo sviluppo.

Programmi significativi. Per lo sviluppo della scuola inclusiva sono realizzati dalla Cooperazione italiana: 

– In Kosovo per l’attuazione del Kosovo Disability Action Plan, un programma riconosciuto quale “buona pratica” a livello internazionale; 

– In El Salvador, in partenariato con le Autorità locali, di cui una iniziativa in collaborazione con l’Università di Bologna; 

– In Tunisia attraverso il sostegno ai microprogetti delle associazioni nell’ambito della inclusione scolastica. 
Nel corso dell’incontro Save the Children illustrerà in proposito l’esperienza realizzata nei Balcani, tra cui i progetti in Kosovo e Albania che si avvalgono di un finanziamento della Cooperazione italiana, mentre l’Università di Bologna metterà in rilievo le sinergie realizzate in tale ambito tra università, Cooperazione italiana e società civile. 

Il documentario di Soldini. Nel corso del seminario verrà inoltre presentato il documentario di Silvio Soldini “Un albero indiano”, che sarà proiettato a Roma stasera presso il Cinema Aquila. Il filmato trae spunto da una  iniziativa di scuola inclusiva che si sta realizzando in India con il sostegno di CBM Italia.

Disabilità nell’emergenza. L’altro tema al centro dell’incontro di oggi riguarda disabilità e aiuto umanitario. La protezione delle persone con disabilità in situazioni di emergenza è richiamata esplicitamente, oltre che nella convenzione ONU, in diversi documenti europei (nella Strategia europea sulla Disabilità 2010-2020, nel Consensus europeo sull’aiuto umanitario e nella risoluzione del Parlamento europeo del 2007 sui disastri naturali). Già lo scorso maggio, il Piano d’azione DGCS sulla disabilità era stato presentato a Bruxelles, dove aveva riscontrato un particolare interesse da parte di Germania e Spagna.  

Con l’handicap nei disastri naturali. La rilevanza del problema è dettata da diverse ragioni: il drammatico impatto dì tali eventi per le persone con disabilità che le rende estremamente vulnerabili, il crescente numero di situazioni di emergenza derivanti da conflitti e catastrofi naturali e, non ultimo, il fatto che l’Unione europea è il primo donatore al mondo per l’intervento umanitario, fornendo oltre la metà degli aiuti di emergenza. Le persone con disabilità in caso di catastrofi naturali o conflitti corrono i rischi maggiori, e secondo le statistiche presentano un tasso di mortalità da due a quattro volte superiore rispetto alle altre persone. Hanno grande difficoltà ad accedere agli aiuti, cibo, acqua, servizi, cure mediche, strutture di ricovero, piani di evacuazione. Inoltre possono perdere i propri ausili per la mobilità, subire la separazione dalle loro famiglie e da chi li assiste. 

Il vedemecum della Dgcs. Situazione particolarmente grave si registra per le popolazioni rifugiate e sfollate, tra cui si stimano circa 3,5 milioni di persone con disabilità. L’OMS prevede che entro il 2020 i conflitti armati saranno l’ottava causa di disabilità nel mondo. Nel corso del seminario saranno presentate alcune esperienze concrete, tra le quali quella di AIFO in Indonesia (in collaborazione con la Federazione Indonesiana delle persone con disabilità e cofinanziata dalla Cooperazione italiana) e in Liberia riguardante l’emergenza Ebola. Il relativo gruppo di lavoro della DGCS è  impegnato nella redazione di un Vademecum su aiuto umanitario e disabilità, che oltre ad offrire un quadro generale sui principi umanitari volti alla protezione delle persone con disabilità, intende fornire elementi pratici per la formulazione e la gestione di programmi di emergenza in un’ottica inclusiva. 

Le altre aree di impegno. Oltre ai temi dell’educazione inclusiva e la protezione nelle situazioni di emergenza gli altri Gruppi di lavoro avviati per l’attuazione del Piano di azione riguardano: accessibilità e fruibilità degli ambienti, dei servizi e dei beni; mappatura e analisi dei dati delle iniziative della Cooperazione italiana finanziate a favore delle persone con disabilità nell’ultimo quinquennio;  elaborazione di un documento sulla revisione delle categorie OCSE DAC per includere maggiormente la disabilità. Sono queste le diverse aree in cui si realizza l’impegno a tutto campo della Cooperazione italiana per promuovere i diritti delle persone con disabilità e che si contraddistingue per il carattere multidisciplinare e per l’approccio partecipativo, con un ampio coinvolgimento della società civile e del mondo accademico, delle istituzioni, delle imprese, degli enti locali e in particolar modo delle persone con disabilità.

I finanziamenti alle Ong. Da segnalare infine i numerosi progetti di inclusione sociale e riabilitazione promossi da ONG che sono stati finanziati dalla DGCS negli ultimi due anni, oltre ad un’iniziativa di educazione allo sviluppo in Italia per il sostegno al Piano di Azione. Mentre programmi della Cooperazione Italiana per la promozione dei diritti delle persone con disabilità sono stati realizzati in Albania, Sierra Leone, Tunisia e Kosovo. Di recente approvazione una nuova iniziativa in Tunisia, per un importo di 1,2 milioni di euro che mira a sostenere il Ministero degli Affari Sociali nell’attuazione dei principi della Convenzione ONU, attraverso l’elaborazione del Piano d’AzioneNazionale sulla disabilità. Il progetto si concentrerà soprattutto su alcune zone disagiate del Paese. Prevede inoltre attività per lo sviluppo dei servizi sociali territoriali e azioni a sostegno delle associazioni che si occupano di assistenza domiciliare.
(repubblica.it)

di Giovanni Cupidi

Giornata internazionale disabilità 2014: gli eventi in tutta Italia

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Il 3 dicembre 2014 si torna a parlare di inclusione in occasione della Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità: in tutta Italia sono in programma eventi per promuovere la partecipazione attiva delle persone disabili alla vita lavorativa e al tempo libero

Il 3 dicembre 2014 si torna a riflettere suinclusione e integrazionein occasione dellaGiornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità: tanti sono gli eventi in programma per sensibilizzare l’opinione pubblica ai diritti e al benessere delle persone disabili, con l’obiettivo di favorire l’abbattimento di tutte quelle barriere che ancora oggi, purtroppo, ne rendono difficile il miglioramento delle condizioni lavorative e di vita.

Il Mibact – Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo – ha messo in piedi un cartellone ricchissimo di iniziative che va dalle mostre sugliausili per la disabilità ai laboratori didattici, fino ad arrivare ai percorsi “ad hoc” per le disabilità sensoriali, coinvolgendo ben ventisette città italiane: scopri tutti gli appuntamenti sulla pagina ufficiale.

A Torino sono in programma spettacoli, incontri e dibattiti sul tema del viaggio e della partecipazione consapevole al turismo e alla vita ricreativa: il 3 dicembre se ne discuterà in una giornata di studio a Borgo Medioevale, dalle 9 alle 18, in compagnia di esperti e operatori del settore. Il 9 dicembre ventisei attori della Compagnia delle Frottole – di cui tredici con la sindrome di Down – porteranno in scena lo spettacolo “La locanda del migrante” (ore 21, Casa del Teatro Ragazzi e Giovani). La programmazione continua nei giorni successivi con proiezioni ed eventi che anticipano il Natale: scoprili tutti cliccando qui.

A Bologna è l’Università a farsi promotrice di una settimana di eventi, dal 3 al 10 dicembre, dedicata alla riflessione sull’inclusione e sulle buone pratiche: per scoprire tutti i convegni e gli appuntamenti in programma, visita il sito della Provincia di Bologna.

A Milano si torna a parlare di turismo accessibile, ricollegandosi alle tematiche di Expo 2015: il 3 dicembre, dalle 9.30 alle 13, è in programma una mattinata di studio a Cascina Bellaria che vedrà protagonisti a studenti e docenti degli istituti alberghieri, pronti a confrontarsi sul tema dell’accoglienza e a mettersi alla prova in workshop che simulano situazioni reali di “bisogni speciali” che si possono incontrare in ristorante o albergo; sabato 6 dicembre, invece, sarà la volta di una tavola rotonda dedicata al cibo e all’alimentazione, che si concluderà con lo spettacolo musicale proposto dagli Ensemble Parthenope.

A Roma è atteso un incontro a Palazzo Chigi (Sala Verde, 9:30-13:30) dedicato alla sfida per l’inclusione, che vede l’organizzazione congiunta dei ministeri del Lavoro, della Salute e dell’Istruzione e la collaborazione di Fand, Fish e Inail, mentre nel Palazzo delle Esposizioni si parlerà di sviluppo sostenibile, con la partecipazione, tra gli altri, del Presidente del Comitato Paralimpico Luca Pancalli. Il giorno successivo alle 16 sarà il Palazzo dei Congressi ad ospitare la presentazione del volume “La mia storia ti appartiene: 50 persone con disabilità si raccontano”, alla presenza dei curatori Vittorio Pavoncello e Silvia Cutrera e di Pietro Del Soldà, conduttore di Radio 3.
(urbanpost.it)

di Giovanni Cupidi

Disabilità, le 24 app per smartphone e tablet per semplificare la vita

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Sono 24 e sono tutte italiane le nuove app per smartphone e tablet, inventate allo scopo di semplificare la vita delle persone con disabilità

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C’è Blind sms reader, che permette a chi ha deficit visivi o auditivi di leggere i propri messaggi di testo nel pieno rispetto della privacy. C’è 3D Media Toonz, che traduce con un click l’alfabeto italiano nella lingua dei segni. E c’è Pedius, che consente anche ai non udenti di effettuare normali telefonate. Sono 24 e sono tutte italiane le nuove app per smartphone e tablet, inventate allo scopo di semplificare la vita delle persone con disabilità, protagoniste della nuova edizione di Handimatica, la mostra convegno sulle nuove tecnologie al servizio della disabilità in programma a Bologna fino al 29 novembre. Che quest’anno è partita proprio da una ‘Call for apps’. Un invito, cioè, esteso alle aziende e alle start up di tutta Italia, a presentare nuove applicazioni mobile per aiutare a rendere accessibile per tutti la vita quotidiana: dallo studio al lavoro, da una passeggiata in città fino al tempo libero. Rigorosamente gratuite o a prezzi molto contenuti. E sono 24 le società, tutte nostrane, che hanno risposto alla chiamata, presentando al pubblico le ultime novità in fatto di software per dispositivi mobile. Come WinGuido, che consente a non vedenti e a ipovedenti di leggere oltre 40 giornali quotidiani con le relative edizioni locali, o Badaplus, che permette alle famiglie di inserire in un’agenda digitale ciò che una badante o un caregiver devono fare durante la giornata per assistere una persona non autosufficiente, con tanto di report sulle attività svolte e contatti rapidi per eventuali emergenze.

“Oggi le app sono molto diffuse, proprio perché quasi tutti possiedono uno smartphone o un tablet, quindi è importante che si sviluppinosoftware destinati ad aiutare chi ha una disabilità – racconta Camilla Zanichelli della fondazione Asphi, organizzatrice della manifestazione – da qui il nostro appello, la nostra Call for apps. In più dispositivi simili hanno un vantaggio intrinseco: sono portatili, quindi l’App è sempre a portata di mano”. E il linguaggio delle applicazioni mobile, tra l’altro, spiega Zanichelli, non è ad uso e consumo solo dei più giovani: “Se ai ragazzi l’App in generale piace, spesso trascorrono molto tempo con cellulari e tablet, anche gli anziani possono facilmente apprenderne il funzionamento, imparando in poco tempo ad utilizzare il software di cui hanno bisogno”.

E infatti, tra le App presentate a Bologna c’è anche un software per favorire la riabilitazione motoria dei malati di Parkinson, ad esempio. “Noi abbiamo effettuato una sperimentazione presso alcune case di riposo italiane – continua Zanichelli – e ci siamo resi conto che le persone che erano ricoverate avevano molte meno difficoltà ad interagire con un’app, piuttosto che con uncomputer classico. È normale, il linguaggio è più semplice. E in più i benefici si sono dimostrati evidenti”. Così come ci sono applicazioni per aiutare i ragazzi dislessici a studiare, per insegnare ai bambini autistici a fare i compiti, che vengono scomposti in tante brevi attività da seguire passo dopo passo. “È un mondo pieno di possibilità, quello dei software per dispositivi mobile – racconta Zanichelli – per questo abbiamo pensato di dedicare l’edizione 2014 di Handimatica proprio a questo argomento”.

App ma non solo, però. Perché protagonista di Handimatica, quest’anno alla decima edizione, presentata da Alex Zanardi, è anche la robotica. Tra le novità arrivate a Bologna, ad esempio, c’è Parloma, un prototipo di telefono per sordo ciechi che tramite un sistema di comunicazione via web trasferisce il linguaggio dei segni a mani robotiche, inventato dai ricercatori del Policlinico di Torino che fanno parte del laboratorio AsTech del Consorzio interuniversitario nazionale per l’informatica. Oppure c’è il sistema di ausilio alla mobilità autonoma per non vedenti del Disi, il dipartimento Informatica, Scienza e Ingegneria dell’Università di Bologna: due bracciali collegati a una telecamera da installare sopra agli occhiali che vibra quando si è in presenza di un ostacolo.

“La tecnologia può fare moltissimo per semplificare la vita di chi deve fare i conti con una disabilità – spiega Zanichelli – Alex Zanardi ne è la testimonianza vivente. Ma ovviamente, da sola non basta”. Per garantire l’accessibilità, sottolinea la Fondazione Asphi, servono fondi: “Da un lato è importante che latecnologia venga integrata, ad esempio a scuola gli insegnanti possono aiutare molto i ragazzi disabili personalizzando le applicazioni sulla base delle loro necessità. Dall’altro lato, però, occorrono finanziamenti. Perché un conto è che le istituzioni spendano parole per ribadire l’importanza dell’inclusione sociale, un conto è sovvenzionare progetti concreti che vadano in questa direzione”.
(ilfattoquotidiano.it)

di Giovanni Cupidi