“Disability chef”, un viaggio tra i ristoranti speciali d’Italia

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“Disability chef”, “ristoranti speciali” o “ristoranti sociali”: tanti i modi di esprimere la stessa tendenza che da qualche anno a questa parte sta prendendo piede nel nostro Paese, con cui all’amore per la ristorazione e le tradizioni culinarie italiane, si aggiunge anche il nobile intento di coinvolgere persone con disabilità mentali o fisiche.
Percorrendo lo stivale, sono tanti i ristoranti, bar o alberghi che, con un pizzico di solidarietà, intraprendenza e spirito imprenditoriale, hanno deciso di avviare queste attività avvalendosi dell’aiuto di persone svantaggiate.
Da Torino, per esempio, arriva l’esperimento del “Caffè Basaglia” che prende il nome proprio dal servizio di psichiatria “Franco Basaglia”, da dove arrivano i ragazzi impiegati in sala, cucina e bar. Invece in provincia di Lucca, a Borgo a Mozzano, sette disabili lavorano al bar-osteria “Le mani in pasta”.
A Firenze una diversa ristorazione si può gustare nel locale “I ragazzi di Sipario”. La trattoria impiega 17 giovani con handicap intellettivo e ritardo mentale coordinati da una cuoca professionista.
Sul versante adriatico esemplare è invece la storia del ristorante “Zi Nené” di Loreto. Elegante struttura (nella foto in alto) risalente al 1873 con vista sulla splendida costa marchigiana, comprende al suo interno anche l’hotel a 4 stelle Villa Tetlameya. L’idea di un ristorante sociale viene in mente ad alcuni insegnanti della scuola alberghiera locale, che anni prima avevano fondato la cooperativa “Lavoriamo insieme”. “Quando la precedente gestione ha lasciato il ristorante e l’albergo annesso, ci siamo lanciati in questo progetto del ristorante sociale e da luglio 2014 siamo operativi. Molti dei ragazzi coinvolti vengono dal nostro istituto dove il numero di alunni con disabilità e molto alto ma fanno parte del progetto anche persone provenienti da comunità”, spiega Roberto Cingolani, professore e socio della cooperativa.
“Io e le colleghe Luisa Fulvi e Patrizia Massa ci dividiamo tra il nostro lavoro di insegnanti e quello di volontari della cooperativa così quando finiamo a scuola veniamo qui al ristorante e aiutiamo i ragazzi. Certo, è un progetto che richiede molti impegni e sacrifici ma per adesso siamo soddisfatti dei risultati ottenuti e del riscontro positivo”.
Scendendo verso sud, anche a Roma troviamo diversi ristoranti “speciali” tra cui la “Trattoria degli amici” gestita da una cooperativa promossa dalla Comunità di Sant’Egidio. Come le altre, anche qui persone con disabilità e professionisti lavorano insieme e contribuiscono a creare quel clima speciale che solo in posti del genere si può respirare. Tutti gli utili della Trattoria vengono utilizzati per lo stesso progetto, e così sono nate tante iniziative, tra cui corsi di formazione per disabili nel campo della ristorazione e convegni sul tema dell’inserimento lavorativo.
(read-a-blog.pronews.it)

di Giovanni Cupidi

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