PROTESI STAMPATE IN 3D, A BOLOGNA IL PRIMO IMPIANTO ITALIANO

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All’Ospedale Rizzoli le ossa stampate in titanio sono state inserite nel bacino malato di cinque ragazzi. È la seconda operazione di questo tipo al mondo

Stampanti 3D e protesi: un connubio che potrebbe cambiare la vita di molti Diciottenne salvato con trapianto di bacino, è la prima volta al mondo Una stampante italiana 3D, semplice e low cost

Sembra fantascienza, ma quella che viene da Bologna, per quanto straordinaria, è una storia vera. A cinque pazienti dell’Istituto Ortopedico Rizzoli un’équipe medica è riuscita a impiantare protesi ossee stampate in 3D. Ragazzi con un età media di 25 anni, i pazienti presentavano gravi problemi al bacino dovuti a tumori e al fallimento di protesi precedenti. Le nuove ossa 3D in titanio, progettatte su misura con i dati ottenuti delle tac e delle risonanze magnetiche, si adattano perfettamente all’anatomia di ognuno di loro, offrendo una migliore deambulazione in una fase successiva. Si tratta del primo caso in Italia. Uno analogo era stato registrato in Inghilterra nel febbraio del 2014.

LA TECNOLOGIA
La stampante 3D realizza le protesi come se fossero pezzi mancanti di un puzzle tridimensionale, permettendo ai chirurghi di intervenire con assoluta precisione dove è stata asportata la parte d’osso malata. Il vantaggio, ha spiegato Davide Donati, direttore dell’Oncologia Ortopedica del Rizzoli, consiste in una ricostruzione che è la più appropriata possibile dal punto di vista anatomico dei rapporti tra femore e bacino. Il che significa, in altre parole, un incremento sensibile delle possibilità di camminare normalmente dopo l’intervento. Pier Maria Fornasari, direttore della Banca del Tessuto Muscolo-scheletrico del Rizzoli, illustra le possibilità legate alla stampa 3D. Tra tutte il ‘bioprinting’, una pratica che mira a creare dispositivi su misura composti da un mix di sostanze plastiche e umane: “Oggi si usano già biomateriali come plastica o titanio. Il vantaggio della manifattura a 3D è che può stampare negli strati di materiale le cellule del paziente. La cartuccia di materiale per la stampa può contenere cellule del paziente”. Ma per il bioprinting è ancora presto, anche se non troppo. Nella biotecnologia spesso il presente e il futuro si confondono tra loro: “Secondo me – ha aggiunto il direttore – ci arriveremo tra sei mesi, un anno”. La sensazione che qui si stia oltrepassando la linea tra la realtà e la fantasia è molto forte. La mente si abbandona a suggestioni di replicanti costruiti in laboratorio, ma Fornasari invita a tenere i piedi per terra. “No, non è Blade Runner. È la medicina ad essere più vicina alle esigenze del paziente, sempre più su misura. Da una parte con la genomica, dall’altra con la produzione di dispositivi o tessuti sempre più adeguati alle necessità chirurgiche del paziente”. 

LA MANO ARTIFICIALE STAMPATA IN 3D

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Costerà come uno scooter” e sarà disponibile sul mercato entro il 2017.
È stata presentata la prima mano artificiale stampata in 3D, frutto di un accordo tra l’IIT (Istituto Italiano di Tecnologia) e Inail per lo sviluppo di protesi tecnologicamente avanzate. L’investimento complessivo è stato di 11,5 milioni di euro. “È una mano ‘vera’ e semplice da utilizzare, anche se è il risultato di una tecnologia complessa”, così il padre del progetto, Antonio Bicchi, direttore del centro ricerche ‘Piaggio’ dell’università di Pisa. Ma com’è fatta?  La mano artificiale è realizzata in materiale plastico e parti metalliche e ha un tendine artificiale che permette di riprodurre i movimenti in modo naturale. Due sensori poi catturano i segnali naturali dei muscoli residui. Il direttore generale dell’IIT, Simone Ungaro ha annunciato i progetti futuri collegati: “Sono in arrivo esoscheletri per le gambe e una piattaforma che funziona come una sorta di fisioterapista robotico, in via di sperimentazione in collaborazione con squadre di calcio”.
(rainews.it)

di Giovanni Cupidi

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