La mia “Maturità”

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Ovviamente mi riferisco ai miei esami di maturità visto che oggi sono iniziati quelli dei maturandi di quest’anno. Vi racconto i miei.

Innanzitutto c’è da dire che io non ho potuto frequentare i normali anni scolastici presso un liceo ma ho preparato anno per anno da “esterno” sostenendo ad ogni fine anno scolastico presso un istituto di scuola superiore gli esami di idoneità per l’anno successivo.
Arrivato al quinto anno sorse un grande problema. Avendo scelto come percorso quello del liceo linguistico non c’era una sede locale, a Palermo, dove sostenere gli esami di maturità ma sarei dovuto partire per sostenere l’esame in un’altra città come Cortina d’Ampezzo, Genova o Torino solo per dirne alcune e comunque tutte al nord. Sarebbe stato per me fonte di ulteriore stress, come se già non lo fosse stato quello dato dall’esame in sé, quello di dover affrontare un lungo e difficoltoso viaggio. Trovammo (coi miei genitori) una soluzione fattibile ma di dubbia applicazione ossia quella di  una commissione domiciliare per sostenere gli esami di maturità a casa. Dico dubbia perché comunque era pur sempre il 1996 (per poi gli esami del 97) quando richiedemmo al Ministero dell’Istruzione l’autorizzazione a questa modalità di esami e quelli degli anni 90 erano altri tempi per la disabilità (considerando che la legge 104 è del 92!). In ogni caso io cominciai la mia preparazione come ogni anno, iniziando ad ottobre per poi concludere a luglio, studiando ogni pomeriggio dopo la fisioterapia della mattina senza comunque sapere come avrei sostenuto gli esami finali. Per tutto il periodo di studio mia madre mi aveva organizzato una e vera propria scuola a casa con un/a professore/ssa per ogni materia, persone amorevoli che ancora ricordo e ringrazio per il sostegno.

Durante quella stagione 1996/97 arrivò finalmente la tanto attesa autorizzazione ministeriale, come pure arrivò puntuale come un orologio svizzero il momento in cui iniziare gli esami. Fui quindi affidato ad una commissione esterna valutatrice di un Istituto ad indirizzo linguistico di Termini Imerese (PA).

Ora dire che fu una breve Odissea non vi deve sembrare una esagerazione.
In realtà io ero già abituato alla modalità di esami che avrei dovuto affrontare perché ogni anno per gli esami di idoneità sostenevo 4 scritti e l’orale, suddiviso in due giorni, di tutte le materie anzi, se non fosse stato per l’enorme importanza dell’esame in sé, in realtà sarebbe stato più “leggero” perché gli scritti sarebbero stati “solo” due.
Dov’è stato, quindi, lo stess e l’enorme difficoltà? Adesso cercherò di rappresentarvelo: considerate che ho sostenuto i due scritti (il primo ad usare il PC per lo scritto di maturità con verbalizzazione dell’elaborato stampato e floppy disk nn più sovrascrivibile allegato) con un insegnante della commissione e una ispettrice ministeriale (con tanto di busta delle prove accompagnata dai Carabinieri) seduti davanti a me le quali non si sono mosse dalla stanza per tutte le ore concessemi per eseguire lo scritto. Considerate che per lo scritto di italiano avevo la professoressa d’inglese e che per quello di inglese la professoressa di italiano, logico no? Quindi non ho avuto ne l’aiuto che una classe di compagni è solita dare, ne quello di un insegnante della materia che magari potesse darmi qualche suggerimento utile. Ma il vero scoglio non fu questo e neanche l’orale di tutte le materie che avrei sostenuto nei giorni seguenti.
Per farla breve la Commissione era venuta a svolgere il suo oneroso compito col pregiudizio di dover “regalare” il diploma di maturità ad una persona invalida in carrozzina ovviamente con un voto molto basso, quanto sufficiente a superare l’esame!
A scoprire tutto questo fu mia madre, con l’intelligenza e la capacità di capire al  volo le situazioni che l’ha sempre contraddistinta, parlando con  la professoressa di italiano durante una pausa che prese per fumare una sigaretta prima di tornare alla sorveglianza del candidato. Ne seguì una veemente telefonata al Provveditorato agli Studi da parte nostra chiedendo e pretendendo di essere esaminato e valutato per la mia preparazione e non per “altro“!
Bene, agli orali ovviamente venni “spolpato” ma non solo feci (modestamente) la mia ottima figura essendo ben preparato ma anche caricato a pallettoni (incazzato in realtà) dopo quello che avevamo scoperto, ma addirittura il professore di filosofia, un salesiano, venne fuori dalla stanza dove stavo sostenendo gli orali chiedendo ai miei, che non assistevano agli esami per mia scelta, di procurare dei dolci e magari dei fiori per le insegnanti per festeggiarmi per quanto la mia preparazione li avesse sorpresi in barba al loro iniziale pregiudizio!

Traete voi stessi il valore da tutto ciò nella speranza che nella scuola di oggi certe situazioni non si verifichino più.

di Giovanni Cupidi

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