Jobs Act e disabilità: il tema assunzioni accende il dibattito

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Si discute molto di questi tempi sulle capacità del Jobs Act di cambiare drasticamente il mercato del lavoro nel nostro paese e, in questi giorni si è aperto un nuovo fronte di discussione che riguarda le politiche di occupazione delle persone affette da problematiche di disabilità: un tema che ha diviso le stesse associazioni.

Le modifiche per le procedure di assunzione – Il Governo, con gli ulteriori sei decreti attuativi del Jobs Act, ha avviato un percorso di semplificazione delle procedure e degli adempimenti per l’inserimento mirato delle persone con disabilità. Si è quindi mosso seguendo due linee di indirizzo: da una parte concedendo la possibilità ai datori di lavoro privati di assumere i lavoratori con disabilità attraverso una procedura di richiesta nominativa, anche con la stipula di convenzioni e con l’assunzione diretta; dall’altro, introducendo la possibilità dicomputare nella quota di riserva i lavoratori disabili che abbiano una riduzione della capacità lavorativa di una certa entità, anche se non assunti tramite le procedure del collocamento mirato.

Le critiche – Di fatto si procede ad una sostanziale modifica della legge 68 del 1999 per il diritto al lavoro dei disabili. DallaCGIL, attraverso le parole del suo segretario generale Susanna Camusso si sono levate forti critiche per una modifica che, secondo il sindacato, può trasformarsi in un incentivo per le aziende nello scegliere i disabili da assumere, evitando così di rispettare la graduatoria delle liste dei Centri per l’impiego, stilate in base alle percentuali di gravità degli handicap.

La risposta del Ministero – In risposta a tali critiche il Ministero del Lavoro, con una nota rilasciata dal Ministro Poletti, ha inteso rispondere dichiarando che il Jobs Act non mina un sistema consolidato di diritti acquisiti nel corso del tempo, ma intende modificare un sistema che, fino ad oggi, non ha funzionato.

Se è vero che l’assunzione nominativa già esiste ma è limitata alle aziende sopra i 50 dipendenti che ne possono usufruire per il 60% della quota di lavoratori affetti da disabilità, ed il restante deve seguire le graduatorie dei Centri per l’Impiego, ad oggi, come dichiarato dalla Fand (Federazione Associazioni Nazionali Disabili) attraverso le parole del presidente Nazionale Franco Bettoni, più della metà delle assunzioni avviene mediante lo strumento delleconvenzioni, mentre la restante metà avviene già quasi interamente per chiamata nominativa e solo il 7% delle assunzioni avviene per chiamata numerica.

Non stiamo parlando, quindi, di un sistema che funzioni in maniera egregia. I dati rilasciati dalla FISH (Federazione Italiana Superamento Handicap) mostrano come nel 2013, a fronte di 676.775 iscritti alle liste di collocamento sulla base della Legge 68, solo 18.295 sono stati gli avviamenti a cura dei centri per l’impiego. Nello stesso periodo vi sono state 5.538 risoluzioni del rapporto di lavoro, e sono rimasti disponibili almeno 40.000 posti di lavoro non occupati. Dati non incoraggianti sul funzionamento della legge così come descritto dalla settima relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della Legge 12 marzo 1999, n. 68 “Norme per il diritto al lavoro dei disabili” per gli anni 2012-2013.

Le associazioni divise – Sul tema le associazioni si sono divise: La FISH ha dichiarato come la proposta ripresa all’interno del decreto delegato è nata da una “riflessione condivisa e approfondita all’interno dell’Osservatorio Nazionale sulla condizione delle persone con disabilità, istituito presso il Ministero del Lavoro”. L’idea principale a sostegno di tale modifica è quella di avviare un percorso dimodernizzazione dell’inclusione lavorativadelle persone con disabilità, rivisitando i percorsi attuativi e superando dei limiti che hanno frenato, di fatto, il vecchio impianto normativo. Di parere opposto è, invece l’associazione “Tutti nessuno escluso” che, sul proprio portale web, dichiarano come la modifica proposta possa innescare un meccanismo di scorciatoie e raccomandazioni per quello che è invece un diritto.

Tutelare le disabilità, aumentare le opportunità – Saranno i fatti a dimostrare se queste modifiche creeranno delle politiche attuative nuove, ciò che è importante è, innanzitutto, comprendere il perché i centri per l’impiego non sono riusciti a creare delle condizioni utili affinché ci fosse incontro tra domanda e offerta di lavoro. Di fatto si va a modificareuna legge che complessivamente ha funzionato poco e male, e che dovrà essere monitorata nel corso del tempo, rafforzando alcuni strumenti l’Agenzia Nazionale per le Politiche Attive in modo che, dietro a meri percorsi numerici di attuazione delle norme, si possano rispettare le vite di persone che possiedono enormi potenzialità, ed eliminare quel preconcetto che sia un peso assumere persone affette da disabilità.
(europinione.it)

di Giovanni Cupidi

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