Occupabilità e inclusione sociale: Unisi per la disabilità

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Prendendo spunto da questo articolo mi permetto di riportare un fatto storico di cui penso non si abbia conoscenza. Nel 2003 il CUD (Centro Universitario per la Disabilità) dell’Università degli Studi di Palermo e, per iniziativa del Prorettore per la Disabilità del tempo (Prof. Gianfranco Cupidi), stava realizzando, oltre ai numerosi servizi che già il Centro stesso offriva, un progetto di inserimento lavorativo post-laurea degli studenti con disabilità. Nella fattispecie era già stato firmato un protocollo d’intesa tra le tre maggiori Università siciliane (Palermo, Messina e Catania) e avviati contatti con diverse aziende per dare l’opportunità agli studenti neolaureati di non sprecare il risultato ottenuto offrendo loro occasioni di lavoro o di formazione post-laurea direttamente nelle aziende coinvolte. Con rammarico questo progetto non vide la luce a causa della prematura scomparsa del Prof. Cupidi.
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L’Ateneo senese è la prima università in Italia ad aver attivato questo percorso

Focus su occupabilità e inclusione sociale all’Università di Siena: è attivo il nuovo servizio di accompagnamento al curriculum che permette ai giovani con disabilità di presentarsi alle aziende e al mondo del lavoro in modo efficace, mettendo in evidenza le proprie capacità e competenze.
L’Ateneo senese è infatti la prima università in Italia ad aver studiato e realizzato uno strumento di accompagnamento al lavoro che, insieme al curriculum, può fornire alle aziende che cercano profili professionali adeguati alle loro necessità un quadro chiaro ed esauriente della persona, evidenziandone le caratteristiche individuali.
Si tratta di un questionario che permette, attraverso specifiche domande su comunicazione, abilità quotidiane, socializzazione e abilità motorie, di descrivere la persona mettendo in evidenza non ciò che non sa fare a causa della disabilità, ma le sue capacità, competenze e risorse personali.
Lo strumento, già in uso in Ateneo in fase di sperimentazione, è nato dalla collaborazione tra l’ufficio Accoglienza disabili e il Placement office – Career service dell’Università di Siena, ed è stato costruito con l’aiuto di uno psicologo esperto di ICF (Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute) e con la collaborazione di Confindustria per focalizzare le concrete esigenze delle aziende.
Obiettivo del progetto è sostenere e aiutare tutti gli studenti e i neolaureati a valorizzare le loro risorse, attraverso un’approfondita analisi delle proprie attitudini, motivazioni e competenze, per costruire un progetto professionale efficace e coerente con il proprio percorso di studio.
Il nuovo servizio per l’occupabilità e l’inclusione sociale si inserisce nell’ampia offerta di servizi di placement e consulenza individuale messi a disposizione degli studenti dell’Ateneo per supportarli nella ricerca attiva di lavoro, consultabili sul portale dell’Università di Siena alla pagina www.unisi.it/placement.

Per informazioni:
placement@unisi.it
uffdisabili@unisi.it.

(ilcittadinoonline.it)

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L’app turistica per persone con disabilità

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Si chiama Toto4all ed è un’applicazione gratuita per smartphone che permette a persone con disabilità motorie, visive e uditive di orientarsi nel centro storico di Torino alla scoperta dei tesori artistici e architettonici di un percorso circolare che parte e ritorna in piazza Castello, con 3 sotto percorsi e 30 punti di interesse divisi per categorie: botteghe, edifici storici, chiese, siti archeologici, monumenti e architetture. Il software, compatibile con le piattaforme Apple Os e Android, è realizzato nell’ambito del progetto European Foundation Center e vede Torino e Lucca come città “pilota” per l’Italia. Il progetto torinese è stato reso possibile grazie al finanziamento della Fondazione Crt in collaborazione con l’Istituto Italiano per il Turismo per Tutti e la Consulta per le Persone in Difficoltà Onlus.
(repubblica.it)

La tecnologia va in aiuto a dislessia, autismo, disabilità. A Bergamo un centro specializzato

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Lavagne interattive, comunicatori vocali, software didattici per imparare la matematica, le lingue straniere, le regole di comportamento sociale.

La tecnologia informatica va in aiuto dei bambini e dei ragazzi che hanno difficoltà di apprendimento con una rete di programmi informatici e ausili elettronici. In gergo si chiamano strumenti tecnologici compensativi, in pratica sono una sorta di facilitatori che li aiutano a seguire le lezioni e a fare un percorso uguale o comunque simile a quello dei compagni.

La novità è che questi software, finora solo a pagamento, oggi esistono anche gratuiti. A Bergamo, all’Istituto Comprensivo Muzio di Colognola, c’è un servizio, anch’esso gratuito, che spiega a insegnanti e genitori di cosa si tratta, come installarli sul proprio pc e come utilizzarli nella didattica. Si chiama Centro Territoriale di Supporto-Nuove Tecnologie per la Didattica (CTS-NTD) e fa capo al Centro territoriale di supporto (CTS) e ai Centri Territoriali per l’Inclusione (CTI), guidati dalla professoressaAntonella Giannellini.

Tutti hanno l’obiettivo di favorire l’inclusione a scuola. Ce ne parla la coordinatrice Cristina Campigli. «Il Centro è nato nel 2006 per dare risposta ai problemi della disabilità ma dal 2010 ci occupiamo anche di disturbi specifici dell’apprendimento (DSA), disturbo dell’attenzione e iperattività (ADHD) e bisogni educativi speciali (BES),  quindi tutto il mondo della fragilità. Siamo tre insegnanti specializzati, oltre alla consulenza informatica diamo anche un’assistenza educativa e pedagogica e questo fa la differenza».

Oggi il mondo dell’open source mette a disposizione software gratuiti che sono in grado di sostituire al 100% quelli a pagamento. «Noi partiamo da questi – dice Campigli – con la convinzione che questi strumenti debbano essere alla portata di tutti e il più condivisi possibile, a casa e a scuola». «La tecnologia – sottolinea – non risolve tutti i problemi ma associata a una metodologia didattica specifica è uno strumento potente per contenere e controllare queste patologie».

Per ogni bisogno c’è un programma e una tecnologia su misura: per i bambini e ragazzini dislessici, che hanno difficoltà nella lettura, ci sono un software di sintesi vocale che traduce in parlato il testo scritto e un altro che permette di organizzare il testo di studio in mappe e schemi, con il valore in più di mettere in sequenza temporale le informazioni e di poter aggiungere le immagini multimediali. Inoltre ci sono gli audiolibri dei romanzi classici che si possono scaricare in formato mp3 da AdAltaVoce di  Radio Rai3 o da Liber Liber.

Per gli alunni con discalculia esistono software per la matematica che vanno dalla calcolatrice vocale a programmi per elaborare o scrivere un’espressione; per gli alunni DSA, sono a disposizione software per le lingue straniere che aiutano per la pronuncia, la fonetica, l’apprendimento. L’elenco continua. I bambini e ragazzi autistici possono contare su un programma che traduce la parole in simboli e permette di comunicare attraverso questi (Comunicazione aumentativa alternativa) e su un software che aiuta ad editare storie sociali, ovvero frasi o storie che aiutano a comprendere quali comportamenti sono socialmente corretti e quali no. Infine uno strumento di utilità trasversale molto importante per l’inclusione è la Lavagna Interattiva Multimediale (LIM) già adottata in tante scuole, che si utilizza come fosse il monitor di un pc: si tratta di un pannello collegato a un pc portatile o fisso che si attacca al muro, per scrivere invece del dito o della penna si usa il mouse.

«A insegnanti e genitori – informa Campigli – spieghiamo come usare nella didattica questi programmi e anche anche come rendere accessibile il pc, come inserire dei limitatori per rallentare i comandi e impedire al bambino di passare da un’applicazione a un’altra e come impostare e visualizzare il timer con il tempo che richiede l’esercizio da svolgere, che è una funzione molto utile per i bambini iperattivi e con poca attenzione».

Lo sportello è attivo da settembre a giugno, il lunedì pomeriggio dalle 14.30 alle 18.30 al CTS Bergamo Nuove tecnologie per la didattica presso l’Istituto Scolastico Comprensivo “V. Muzio” via San Pietro ai Campi 1, Bergamo. Si può portare il proprio pc e ricevere un aiuto per installare i software oppure basta portare una chiavetta Usb. È consigliabile prendere appuntamento per telefono al numero  035.316754 (fax 035 312306 – mail: segreteria@icmuzio.it).
(larassegna.it)

Hackability, sei oggetti che cambiano la vita dei disabili

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Forchette elettroniche, bracci robotici per mangiare e telecomandi universali. Le idee di persone con disabilità sono realizzate da designer e makers. E ora gli hackathon si moltiplicano in tutta Italia

Se ancora non è in vendita nei negozi, non è detto che non lo si possa inventare. Di cosa stiamo parlando? Pulsanti per riconoscere i fornelli in cucina. Pedane trasportabili. Un telecomando per tutti gli elettrodomestici della casa. Sono questi alcuni degli oggetti sognati da un gruppo di persone disabili. Strumenti semplici per facilitare alcuni momenti della giornata, come muoversi in casa o mangiare un piatto di spaghetti. Desideri che hanno fatto nascere il primo hackathon in Italia che ha visto seduti attorno a un tavolo numerosi designer, inventori, maker e persone con disabilità.

“È stato un percorso di co-design: non realizzare ‘per’, ma creare ‘con’. Un lavoro che è nato con una call pubblica a cui hanno risposto moltissimi designers in tutta Italia”, precisa Carlo Boccazzi , ideatore di Hackability “Due mondi, quello della progettazione e della disabilità, che prima non si conoscevano mentre ora lavorano insieme”. L’evento si è sviluppato in un contest non competitivo per far diventare realtà cinque oggetti che potrebbero migliorare la vita di chi ha problematiche fisiche e motorie. “Le persone con disabilità sono potenzialmente designer e hacker – si legge sulla presentazione di Hackability – cioè persone capaci di immaginare oggetti e di piegare gli oggetti esistenti alle proprie esigenze”. Strumenti utilizzati? Stampanti 3D, software open source, macchine taglio laser e oggetti a basso costi. Prototipi che sarannopubblicati su internet in modo che chiunque possa decidere di realizzarli a casa propria “semplicemente comprando il materiale online o in un buon negozio di elettrotecnica”, continua Boccazzi Varotto.

Quali sono stati i prototipi realizzati?
1) Movitron. Imparare a camminare per un non vedente può essere complesso. Movitron è un carillon musicale che si attiva a ogni passo permettendo di mettere in relazione un percorso con un brano musicale. “L’oggetto esisteva già ma era caro e ingombrante – racconta l’ideatore di Hackability – Il nostro prototipo, invece, è piccolo e facile da realizzare”
2) Manipola. Francesca, ragazza non vedente, aveva bisogno di una manopola con comandi in rilievo per usare gli elettrodomestici. Costo di realizzazione di ogni singola manopola? Circa 10 euro.
3) Tina la Robottina. Il sogno di Giulia: un piccolo e leggero braccio meccanico (mosso sia da un joystick, sia con alcuni movimenti predefiniti) che possa essere montato su una carrozzina per aiutarla a mangiare o aprire una porta. (Video)
4) Mando. Un telecomando capace di governare tutti gli elettrodomestici della casa. Quelli in commercio costano sui 2mila euro mentre per “Mando” servono 120 euro.
5) Di Culo. Plancia ergonomica per favorire gli spostamenti dalla carrozzina alla macchina. Questa la richiesta di Valentina, che guida sola ma è costretta a farsi sollevare per salire e scendere dalla macchina. La sfida è stata non solo personalizzarla ma anche farla costare pochissimo grazie a taglio laser e stampa 3D .
6) Du’ spaghi, la forchetta di Ivan. Una forchetta meccanica per mangiare gli spaghetti: non un giocattolo, ma un oggetto semplice che aiuti ad aumentare l’autonomia. (Video)

Un progetto – realizzato da consorzio Kairos e mestieri in collaborazione con il Fablab di Torino e il contributo di Fondazione CRT – iniziato a marzo, con la nascita dei primi prototipi, ma che ha preso corpo proprio nei mesi successivi con la nascita di una rete che in tutta Italia mira a replicare l’esperienza. “Ora l’obiettivo è realizzare altri Hackability in giro per l’Italia elavorare a un sito che ne diffonda i risultati”, racconta l’ideatore del progetto. Il 24 giugno, infatti, si è tenuta la seconda puntata a Brescia e Alessandria. “Di esperienze simili in giro per il mondo non ce ne sono tante – racconta la mente di Hackability – Il segnale che abbiamo colpito nel segno è stato proprio il fatto che ci sia una risposta così significativa da tutta la penisola”.
(wired.it)

“La disabilità non esiste”: dalla Sicilia a Expo in handbike

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(Ph: LaPresse)

“La disabilità non esiste, con la determinazione possiamo farcela tutti. Qui a Expo, dove si vuole comunicare che il cibo è vita e la vita è gioia, noi vogliamo mostrare che, anche con le difficoltà, si può vivere con gioia”.

È il messaggio lanciato dal 15enne siciliano Samuel Marchese a bordo di una handbike, reduce della maratona di 800 chilometri ‘dalla Sicilia a Expo 2015’ terminata a Cascina Triulza insieme al gruppo di persone con disabilità Freedom Angels. Ad accoglierlo nel cortile della società civile erano presenti numerosi volontari e giornalisti per farsi raccontare l’impresa e il suo barboncino nero. Già ne era consapevole, ma dopo il viaggio verso Expo lo è ancora di piú:

“Se ogni città venisse costruita senza barriere la disabilità in carrozzina non esisterebbe. Con marciapiedi a norma e cittadini educati che non posteggiano dove ostacolano, una persona in carrozzina potrebbe uscire liberamente da solo. A creare diversità sono le città costruite con le barriere”.

Ogni tappa è stata di un’ora circa, ha spiegato Marchese, per una media di 30-35 km a tappa, la più difficile “senza dubbio” è stata Perugia “per le salite e i tornanti”.

GUARDA IL VIDEO

(repubblica.it)

Voi che ne pensate? Siete d’accordo?

Ripristinare l’assistenza a Domenico Aldorasi!

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Come ormai voi che seguite il Blog sapete quando ho deciso di cominciare a scrivere di disabilità l’ho fatto col proposito di poter divulgare informazioni utili riguardanti soluzioni pratiche e concrete di vario tipo, tralasciando i fatti di cronaca (tranne alcune vicende personali) che già trovano altrove spazio.
Quando però mi capita o mi vengono segnalate storie di persone con disabilità che stanno vivendo magari un momento di estrema difficoltà allora non posso che soffermarmi e cercare nel mio piccolo di metterle in evidenza anche perché, comunque, manifestano quella che è la vita che oggi le persone ad es. con gravissime disabilità si trovano ad affrontare.

Come la storia del Sig. Domenico Aldorasi affetta da Atrofia Muscolare Spinale Progressiva al quale il distretto a cui appartiene ha dapprima redatto un piano assistenziale con annesso finanziamento per poi tagliare drasticamente ed in maniera arbitraria ed ingiustificabile le ore di assistenza!
Il Sig. Domenico (mi permetto di chiamarlo così) visto la tragicità della situazione ha deciso di intraprendere lo sciopero della fame fin quando non verrà ridiscusso non solo il suo piano assistenziale ma anche e soprattutto i criteri con i quali il distretto assegna le ore di assistenza.
Inoltre ha realizzato un video (lo trovate qui) su YouTube in cui spiega il perché di questa sua drammatica decisione.
Vi riporto qui di seguito le parole di Domenico che spiegano ancor meglio la sua situazione che oggigiorno è quella che vivono tutte le persone con una gravissima disabilità e a cui lo Stato, gli Enti Locali e anche questo governo Renzi negano quelli che sono DIRITTI sanciti dalla Costituzione e dalle Leggi Vigenti non solo disattese ma stravolte.

Forza Domenico!!!
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Il mio nome è Domenico Aldorasi ho 49 anni e sono affetto da Atrofia Muscolare Spinale Progressiva che mi hai reso totalmente non autosufficiente. Vivo con mia moglie che ha 60 anni e da gennaio si è operata alla colonna cervicale e quindi non mi può più assistere come prima. Viviamo con la pensione minima in una casa che non è di nostra proprietà.
Il distretto socio sanitario RM F4 con sede nel comunedi Formello nonostante fosse al corrente di tutto ciò, mi ha tagliato i fondi per la non autosufficienza che mi aveva approvato l’anno scorso pregiudicandomi circa 350 ore annue di assistenza. Il taglio è questo: da 60 progetti approvati nel 2014 a 41 nel 2015. La valutazione che ha fatto calare vertiginosamente il mio grado di non autosufficienza e che ha quindi impedito l’accesso all’assistenza, è stata fatta da medici e assistenti sociali del distretto che neanche mi conoscono. Inoltre i criteri usati per la valutazione falsano completamente il giudizio di non autosufficenza tanto è vero che ci sono persone che hanno usufruito dei fondi pur camminando da sole o mangiando o alzandosi la mattina e andando a letto sempre da sole.
In attesa di una riattivazione dei fondi tagliati ma soprattutto di una rivalutazione da parte del distretto del mio grado di non autosufficienza e di tutte le persone che come me sono state defraudate del diritto sancito nel 26 art. della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (Inserimento dei disabili – L’Unione riconosce e rispetta il diritto dei disabili di beneficiare di misure intese a garantirne l’autonomia, l’inserimento sociale e professionale e la partecipazione alla vita della comunità.), inizio ora uno sciopero della fame.
se volete contattarmi questo è il tel. 3773118321, se invece volete contattare il distretto il numero è sul sito del Comune di Formello.

di Giovanni Cupidi