Disabilità ed eleganza: si può fare 

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Ci sono molti di modi di non arrendersi alla malattia, di non soccombere. Uno tra i tanti, è non rinunciare alla cura del proprio aspetto e del proprio guardaroba. Liz Jackson la sua stampella l’ha dipinta di viola: 33 anni, americana, affetta da una sindrome degenerativa che con il passare del tempo le renderà difficili anche movimenti semplicissimi, come alzare un braccio o camminare, di quel bastone – che già la malattia la costringe a usare – ha fatto una bandiera. E un blog, dalle cui pagine, da circa 3 anni, sta provando a convincere le aziende di abbigliamento a vendere bastoni personalizzabili e alla moda. La sua proposta è di realizzare – insieme a vestiti, scarpe e occhiali graziosi per persone in salute – una collezione di stampelle e strumenti di assistenza dal bell’aspetto.
 
Purtroppo nessun marchio ha ancora accolto le richieste della ragazza col bastone viola, ma sempre più persone combattono la battaglia di Liz in favore di una moda specifica per persone diversamente abili. E se i grandi stilisti si negano, si moltiplicano i laboratori che cercano di accontentare anche chi è alle prese con presidi medici che mal si accordano con l’eleganza, con una mutilazione o una deformità più o meno lieve.

Come il laboratorio-sartoria Lakruna di Roma. Lì un gruppo di donne disabili mentali, coordinate dalla responsabile Sara Puliga, da 4 anni realizza con precisione e abilità vestiti, tovaglie e tutine e da poco si è specializzato anche nella costruzione di accessori e cappotti per disabili. Spesso i centri di salute mentale hanno laboratori manuali (di cucito o di bricolage) per i pazienti a scopo di cura ma Lakruna è andato oltre, decidendo di mettere in piedi una vera attività. «Siamo partiti con sei donne, molte di loro ex-sarte, e abbiamo aperto una bottega in cui cucire e poi vendere vestiti, accessori e grembiulini. Oggi abbiamo altre ragazze che stanno imparando il mestiere e dall’anno scorso lavoriamo a un progetto per aiutare le persone in condizioni di difficoltà fisica a vestire con autonomia e in modo più piacevole. In carrozzina – spiega Sara Puglia – le misure del corpo cambiano e bisogna aggiustare gli abiti in alcuni punti precisi, come per esempio alla caviglia o sulla schiena. Dalla prossima primavera i nostri abiti e gli accessori saranno in vendita in negozio e su internet».
(avvenire.it)

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