Car-Sharing, arrivano le vetture per persone con disabilità

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A Palermo la flotta di Car-Sharing, servizio pubblico gestito dalla partecipata del Comune AMAT, si arricchisce di vetture guidabili anche delle persone con disabilità.

Questa mattina, infatti il sindaco del capoluogo siciliano Leoluca Orlando insieme al vice presidente di Amat, Diego Bellia ha firmato un protocollo di intesa con la direttrice regionale dell’Inail Sicilia,
Daniela Petrucci, che renderà fruibile il servizio di car sharing anche a persone con disabilità.

Saranno infatti allestite, a spese dell’istituto di previdenza (finanziamento complessivo di 20 mila euro), alcune vetture con comandi speciali che estenderanno l’uso del servizio di auto condivise
di Amat. Il progetto tende al reinserimento nella vita di relazione degli assicurati Inail al fine di restituire loro autonomia, anche attraverso interventi finalizzati all’integrazione e alla risocializzazione.

In particolare, il progetto prevede per le persone con disabilità l’utilizzo di quattro vetture con comando al volante, estraibile anche per l’utilizzazione dei normodotati, e l’istituzione di altrettanti
punti di prelievo delle auto (Stazioni Notarbartolo e Centrale, viale del Fante, Politeama) con possibilità di usufruire di tutti gli 80 parcheggi Car Sharing Palermo.

Lo specifico servizio, che permette a Car Sharing Palermo di fare un altro un passo avanti nei programmi di espansione e di servizio allargato a tutti i cittadini, entrerà in funzione entro alcuni mesi, dopo che saranno ultimati tutti gli step necessari: effettuazione gara tecnologica, montaggio vetture, configurazione dei parcheggi e collaudi ed esercizio.

Commentando l’iniziativa, il sindaco Leoluca Orlando ha affermato che “Dopo l’introduzione delle vetture elettriche di qualche mese fa, questo progetto, unico sul territorio nazionale, conferma l’impegno
del Comune per la mobilità sostenibile ed una importante sinergia e sintonia con l’Inail, per l’autonomia dei cittadini. È uno straordinario strumento che sarà evidenziato anche nel portale del turismo, che ha un’apposita sezione che mappa i servizi e i siti accessibili alle persone con disabilità”.

Orlando ha inoltre ringraziato AMAT e Inail “che insieme a tanti cittadini hanno permesso la realizzazione di questo risultato, frutto anche delle indicazioni e dei suggerimenti venuti dai potenziali utenti.”

Infine un ringraziamento è stato rivolto a Domenico Caminiti, Presidente del Circuito nazionale Gestori Car Sharing IO Guido, “il cui ruolo – ha detto Orlando – dà prestigio e riconoscimento al gran
lavoro fatto nella nostra città per la mobilità sostenibile”.

In una città che vuole diventare sempre più Smart – ha detto Caminiti – l’inclusione di tutti i cittadini, anche quelli con ridotte attitudini motorie, diventa obiettivo primario da perseguire da parte dei gestori di servizi pubblici e oggi con questa esperienza vogliamo fornire un modello sperimentale che speriamo sia replicato su scala nazionale”.

L’Inail Sicilia ha inteso proporre questa collaborazione con il comune di Palermo – afferma Daniela Petrucci, direttore regionale Inail Sicilia – al fine di migliorare la mobilità e l’autonomia di coloro che hanno subito danni psico-fisici a seguito di un infortunio o malattia professionale e che anche grazie a questo progetto potranno riconquistare una parte significativa della loro indipendenza. Insieme stiamo costruendo un puzzle di società sempre più accessibile e fruibile da tutti. Partiamo con Palermo, monitorando il tipo di risposte che ci saranno, per poi eventualmente allargare il nostro raggio d’azione ad altre città siciliane nell’ottica che i pezzetti di libertà conquistata vanno messi tutti assieme”.
(cronachedipalermo.it)

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I GUANTI “SIGNALOUD” CHE “PARLANO” LA LINGUA DEI SEGNI

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Ancora una volta la tecnologia va in soccorso della disabilità. Dall’America arrivano infatti i guanti che traducono il linguaggio dei segni. L’invenzione è di due studenti del secondo anno, Navid Azodi e Thomas Pryor. I due studiano economia aziendale-aerospaziale e ingegneria astronautica e per questo dispositivo hanno vinto il Lemelson-MIT Student Prize di 10mila dollari. I guanti, battezzati “SignAloud”, sono in grado di riconoscere i gesti delle mani che corrispondono a parole e frasi nella lingua dei segni americana. Ogni guanto contiene sensori che registrano la posizione della mano e il movimento e inviano i dati in modalità wireless via bluetooth a un computer centrale. Il computer analizza i gesti e li controlla cercando in un database che contiene i gesti della lingua dei segni.

Se i dati corrispondono a un determinato segno, la parola o la frase associata vengono recitate grazie a un altoparlante. Il prototipo è stato affinato e reso anche ergonomico nel laboratorio CoMotion MakerSpace dell’Università di Washington. L’invenzione intende rendere più pratici per l’uso quotidiano i sistemi che già esistevano in commercio. “I nostri guanti – ha detto Pryor – sono leggeri, compatti e abbastanza ergonomici da poter essere utilizzati come accessorio di tutti i giorni, simile a un apparecchio acustico o alle lenti a contatto”. Azodi gli fa eco: “L’idea inizialmente è venuta fuori dal nostro comune interesse per le invenzioni e il problem solving – ha detto Azodi – . Ma vista la nostra convinzione sul fatto che la comunicazione sia un diritto umano fondamentale, abbiamo deciso di renderla accessibile a un pubblico più vasto”. 
(intelligonews.it)

“Una vela senza esclusi”: parte la regata degli atleti disabili

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La quarta edizione della kermesse al via oggi è promossa dalla Sezione Palermo Centro della Lega navale Italiana. Gli equipaggi a bordo di 5 Azzurre 600 sono formati da quattro atleti con disabilità e un tutor

Cinque barche a vela, le Azzurre 600, con equipaggi misti daranno il via alla quarta  edizione di “Una vela senza esclusi“, la kermesse organizzata dalla Sezione Palermo Centro della Lega Navale Italiana in programma da oggi al 1 Maggio nel golfo di Palermo. Il programma sportivo prevede, nel pomeriggio di oggi, un’uscita a mare dal polo per le attività sociali “Oltre le barriere” utile agli atleti per prendere confidenza con le imbarcazioni ed allenarsi sulle boe, per poi ritrovarsi sabato 30 Aprile e Domenica 1 Maggio nelle stesse acque per la regata vera e propria. Durante tutte le attività a mare sarà garantita la presenza di una barca del comitato sportivo ed almeno due gommoni che opereranno in un contesto di totale sicurezza.
Tra i partecipanti ci saranno anche Massimo Dighe, timoniere azzurro alle Paraolimpiadi di Londra 2012, Giuseppe Cotticelli campione italiano di canoa, Mario Santoni canoista, Fausto Firreri pluri-titolato nuotatore, velista e sportivo a tutto tondo e Marco Carlo Emilio Colombo, presidente della Active Sport Disabili.
La regata ha una forte valenza sociale poiché, utilizzando lo sport della vela si  raggiungono importanti obiettivi quali l’integrazione e l’inclusione sociale – spiega il presidente della Sezione Beppe Tisci – . Viene data anche l’opportunità ad atleti con disabilità della Lega navale Italiana, provenienti da tutte le sezioni d’Italia, di incontrarsi e di ‘scontrarsi’ in una competizione sportiva ad armi pari. Infatti, i partecipanti si sfideranno in equipaggi misti formati da quattro atleti con disabilità e un tutor su 5 imbarcazioni identiche, le Azzurre 600 che sono imbarcazioni a bulbo idonee all’attività paralimpica“.
L’evento si è aperto questa mattina con l’accoglienza dei partecipanti e con il convegno sul tema: “Mare, sport e disabilità” presso i locali dell’ex fonderia Oretea alla Cala. All’incontro hanno partecipatoi il delegato L.N.I. Sicilia Carlo Bruno, il presidente del Coni Sicilia Sergio D’Antoni, il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, l’assessore allo Sport Giuseppe Gini, il presidente della V Commissione Consiliare Fausto Torta, il presidente del CIP regionale Aldo Radicello, il presidente dell’Uic Tommaso di Gesaro, il consigliere nazionale Uic delegata allo sport Giulia Di Piazza. La manifestazione si concluderà domenica 1 Maggio con la premiazione e con un pranzo di prodotti tipici siciliani prima di salutare gli intervenuti in partenza nel pomeriggio.
(redattoresociale.it)

La disabilità è una risorsa per la società, non un costo

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Beautiful minds, wasted” è il titolo di cover dell’ultimo numero dell’Economist, dedicato all’autismo nelle sue varie sfaccettature. Se l’alfiere del liberismo e della competizione, è arrivato a capire che i nostri ragazzi non sono un peso ma una forza propulsiva fondamentale per l’equilibrio della società e per le prospettive di crescita economica, vuol dire che si stanno sbriciolando anche le ultime resistenze “mentali” sul ruolo positivo che la disabilità può giocare

Papa Francesco lo sostiene da tempo e, se vi ricordate, la sua critica al modello di sviluppo contemporaneo fu accolta dal fuoco di fila della stampa finanziaria internazionale. Lo avevamo commentato anche su questo blog. Fa particolare impressione notare il cambiamento che si è verificato in meno di due anni. “Beautiful minds, wasted” è il titolo che campeggia sulla copertina dell’ultimo numero dell’Economist, dedicato all’autismo nelle sue varie sfaccettature.

Se anche l’Economist, alfiere del liberismo e della competizione, è arrivato a capire che i nostri ragazzi non sono un peso ma una forza propulsiva fondamentale per l’equilibrio della società e per le prospettive di crescita economica, vuol dire che si stanno sbriciolando anche le ultime resistenze “mentali” sul ruolo positivo che la disabilità può giocare. Forse, è un segnale che l’esito della battaglia contro la cultura dello scarto non è ancora persa.

Ma veniamo ai numeri e ai fatti riportato dall’Economist, partendo dalla dimensione del fenomeno. L’autismo è un fenomeno in crescita esponenziale. In base all’ultima ricerca del Center for Disease Control and Prevention (CDC), pubblicata nel 2014, mentre negli anni ’60-’70 i casi diagnosticati erano 1 su 14.000 bambini, oggi siamo arrivati a 1 su 68 (età del bambino presa a riferimento: 8 anni). Anche restringendo il confronto al 2008, il numero di casi è aumentato del 30%.

Non è chiaro cosa sia alla base di questa crescita esponenziale. In parte, è il risultato di una maggiore sensibilità al problema da parte delle famiglie e della scuola. In parte, è dovuto ad una più efficace attività di diagnosi da parte dei clinici. In parte, potrebbe dipendere dalle tecnologie che circondano il bambino, l’eccesso di stimoli, la minore socialità, …. Ovviamente, i fattori sociali e quelli tecnologici interagiscono tra di loro. Ad esempio, nella rurale Alabama il rapporto è di 1:175, mentre diventa pari a 1:45 nel New Jersey.

I maschietti sono 5 volte più soggetti alla ASD (Autism Spectrum Disorder), cioè tutte le varianti dell’autismo) delle femminucce. In genere, i bambini affetti da ASD hanno un quoziente intellettivo superiore alla media, anche se le difficoltà di comunicazione e le tecniche di insegnamento non adeguate possono rendere il processo di apprendimento estremamente complesso e finiscono per tradursi in ritardi cognitivi.

Per questo una diagnosi precoce e un trattamento intensivo possono fare la differenza sia per il bambino sia per la società. Il costo complessivo legato alla cura di una persona autistica nel corso della sua intera vita può essere tagliato di 2/3 se si interviene per tempo. E stiamo parlando solo dei “costi”. Non stiamo parlando dei “ricavi” per la società e le comunità di riferimento, ovverossia del contributo che una persona affetta da autismo può offrire.

Certo, le ore da dedicare al trattamento specialistico fuori dall’orario scolastico canonico e all’insegnamento dedicato a scuola sono tante. E l’attività è individualizzata. Se nelle scuole elementari inglesi c’è un insegnante ogni 17 alunni, nelle scuole con la migliore prassi in tema di trattamento dell’ASD il personale dedicato è pari a circa 16 persone per 24 alunni. E affinchè il trattamento abbia successo, il personale è altamente specializzato.

E stiamo parlando delle scuole primarie. Perché quando si passa alle scuole superiori o all’età adulta, non sono ancora state definite strategie efficaci di intervento. Le probabilità di trovare lavoro sono minime: solo il 12% delle persone affette da forme non gravi di autismo ha un lavoro stabile e la percentuale si riduce al 2% per le forme più gravi. E non è un problema delle persone: il 79% vorrebbe lavorare. Sono le aziende che non sono in grado di attingere a queste risorse. Iniziando dal colloquio di lavoro, dove vengono apprezzate doti comunicative, che magari non hanno nulla a che vedere con le competenze richieste e che non sono certo il punto di forza delle persone

Nell’ultimo numero di Vita si è parlato molto di Welfare aziendale. Ma le aziende potrebbero fare molto di più per il Welfare delle loro comunità di riferimento (qui). Innanzitutto, rispettando la legge sulla assunzione di persone disabili. Ma anche e soprattutto sforzandosi di capire come le varie disabilità devono essere trattate sul luogo di lavoro. Individuando le mansioni corrette e magari adattandone le modalità di svolgimento alle specificità del lavoratore. Ad esempio, nell’esercito israeliano le reclute autistiche non sono mandate sul campo di battaglia ma vengono impiegate nell’interpretazione di immagini satellitari complesse.

Buescher et al (2014) sul Journal of American Medical Association hanno stimato che i costi diretti e indiretti di supportare un individuo affetto da autismo nel corso della sua vita sono circa pari a 1,9 milioni di euro. Se non ci sono problemi di disabilità intellettiva, i costi si riducono a circa 1 milione di euro.

Non vale la pena investire sulla disabilità per trasformare un costo in un investimento? Noi lo sappiamo che, se si vuole rivitalizzare la “domanda”, dobbiamo partire dai bisogni. E noi lo sappiamo che i bisogni non sono qualche maglioncino di cachemire in più o un nuovo paio di scarpe. Ma non è scontato che anche l’Economist inizi a capire che per far ripartire l’economia è necessario un cambio di paradigma.
(vita.it)

“Sessualità e affettività nella disabilità”

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L’immagine scelta per la locandina del seminario di Cles

Far conoscere le problematiche e gli spazi di crescita delle persone con disabilità nell’àmbito della sessualità e dell’affettività: è questo l’obiettivo del seminario intitolato semplicemente Sessualità e affettività nella disabilità, promosso per venerdì 22 aprile a Cles (Trento) (Sala Borghesi Bertolla, Piazza Navarrino, 19, ore 14), dalla locale Cooperativa Sociale GSH (Educazione Integrazione Crescita).
«Una tematica difficile e particolare – spiegano gli organizzatori dell’incontro – per un diritto al sentimento, all’affetto e alla sessualità che anche le persone con disabilità intellettiva o fisica devono poter esprimere».

Moderati da Tiziana Prevedel, psicologa e psicoteraputa in formazione, esperta in educazione sessuale, interverranno al seminario Francesca Dorigatti, pedagogista presso l’ANFFAS Trentino (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale) e consulente sessuale, Gregorio Pezzato, consulente familiare e coniugale specializzato in sessuologia e Angelo Lascioli, docente associato di Pedagogia Speciale all’Università di Verona. (S.G.)
(superando.it)

Ragazzo paralizzato riesce a versare acqua in un bicchiere grazie a un chip nel cervello

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Il paziente è riuscito a muovere la mano e a versare del liquido in una bottiglia (foto: Ohio State University Wexner Medical Center/ Batelle)

ll risultato della sperimentazione della Ohio State University, pubblicato su Nature. Il giovane ha 24 anni ed è tetraplegico dal 2010

UN RAGAZZO di 24 anni con braccia e gambe paralizzate ha potuto muovere la mano, le dita e il polso, afferrando una bottiglia e riuscendo a versarne il contenuto in un bicchiere. Gesti quotidiani resi possibili grazie a un chip impiantato nel cervello, nel secondo esperimento di questo tipo su un essere umano. Il risultato della sperimentazione, pubblicato su Nature, si deve al gruppo coordinato da Ali Rezai, della Ohio State University, Chad Bouton, dell’Istituto Feinstein per la ricerca medica, e Nick Annetta, del Battelle Memorial Institute.

Un ‘bypass neurale’. Il giovane è immobilizzato da anni a causa di una lesione del midollo spinale superiore. Il ritorno al movimento è stato ottenuto utilizzando i segnali registrati dalla sua corteccia motoria. Con un ‘bypass neurale’, fatto di un chip impiantato in testa e di un sistema hi-tech in grado di connettere il cervello ai muscoli, gli scienziati sono riusciti ad aggirare la lesione che aveva spezzato questo legame e a ripristinare il controllo degli arti.

Il primo esperimento. Già nel giugno 2014 lo stesso gruppo di studiosi aveva parlato della rivincita del giovane Ian Burkhart e dei suoi primi movimenti dopo anni di immobilità assoluta. Ian era rimasto paralizzato nel 2010: tuffandosi in mare, aveva battuto la testa su un banco di sabbia nascosto dalle onde. A distanza di 4 anni dall’incidente, il ragazzo era tornato a muovere la mano. Ora, passati altri due anni, il chip lo ha aiutato a fare qualche cosa di più complicato e di insperato: afferrare una bottiglia, stringerla abbastanza da poterla maneggiare per versarne il contenuto. Ma anche altri gesti complessi come strisciare una carta di credito e usare la tastiera di un computer.

Un chip nel cervello. Il team di scienziati statunitensi ha impiantato un chip nel cervello del paziente; il microelettrodo è stato collocato nella corteccia motoria. Gli esperti hanno usato algoritmi di apprendimento automatico per decodificare l’attività neuronale e controllare l’attivazione dei muscoli dell’avambraccio attraverso un sistema di stimolazione elettrica neuromuscolare. In pratica, spiega Silvestro Micera che insegna Neuroingegneria alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, il sistema “ripristina in modo artificiale il collegamento tra i segnali che il cervello invia agli arti per farli muovere, che è interrotto nelle persone paralizzate a causa di lesioni spinali”.

Per Micera, il risultato è molto interessante e potrebbe rendere più veloce il trasferimento di questo tipo di tecnologia sui pazienti. Il sistema si chiama NeuroLife, ed è un ‘bypass nervoso elettronico’ che registra i segnali della corteccia grazie al chip, li elabora e li trasforma nei movimenti desiderati grazie a un sistema basato sull’intelligenza artificiale, e permette di muovere la mano paralizzata attraverso gli elettrodi posti sull’avambraccio.

La tecnica. Nel 2014 Burkhart è stato il primo paziente tetraplegico al mondo a far registrare progressi grazie all’utilizzo di questa tecnica. La paralisi implica l’interruzione dei percorsi lungo i quali corrono le ‘direttive’ che il cervello invia ai muscoli. Nel tempo sono stati sviluppati sistemi che traducono l’attività neurale in segnali di controllo destinati a dispositivi di assistenza, come braccia robotiche, e sono stati anche applicati per guidare l’attivazione dei muscoli paralizzati nelle scimmie. Finora però nessun approccio del genere aveva dimostrato di funzionare, ripristinando in tempo reale il movimento nell’uomo. Nel nuovo studio si è dimostrata questa possibilità. “Negli ultimi dieci anni – spiega Bouton, uno degli autori della sperimentazione – abbiamo imparato a decifrare i segnali del cervello dei pazienti che sono completamente paralizzati e ora, per la prima volta, questi segnali sono stati trasformati in movimenti”.

VIDEO – Paralizzato muove la mano con la forza del pensiero

LEGGI – Torna a camminare dopo trapianto cellule

Gli esercizi. Dopo l’impianto, il giovane ha affrontato 3 sedute a settimana per 15 mesi per poter usare il sistema elettronico di bypass neurale che gli ha permesso di muovere un singolo dito e di compiere 6 diversi movimenti del polso e della mano. Soprattutto, spiegano gli scienziati, il paziente è stato in grado di completare gesti funzionali alla vita quotidiana, come appunto afferrare una bottiglia, versarne il contenuto in un barattolo e utilizzare un bastoncino per mescolare.

Necessari ulteriori test. E’ ancora presto per poter dire che il metodo potrà funzionare altre volte. Anche se ulteriori miglioramenti di queste tecnologie sono necessari per far sì che i risultati ottenuti siano più ampiamente applicabili, gli autori si dicono comunque convinti che questo lavoro farà avanzare la tecnologia delle ‘neuroprotesi’ dedicate a persone che convivono con gli effetti di una paralisi.
(repubblica.it)

Exposanità: appuntamento col meglio di prodotti, tecnologie e soluzioni per la disabilità

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Exposanità, l’appuntamento biennale che porta a Bologna tutte le novità in campo salute e assistenza, è pronta ad aprire i battenti il prossimo 18 maggio – e fino al 21 maggio -, presso Bologna Fiere. Come da tempo, la manifestazione riserva ampio spazio, con tre padiglioni dedicati (il 19-21 e 22), alle soluzioni per persone con disabilità, oltre che alla terza età (padiglione 26).
Ed è proprio al padiglione 19 (stand D56) che vi aspettiamo noi della redazione di disabili.com, ricordandovi che potete richiedere, fino al 15 aprile, il vostro biglietto omaggio qui.

VETRINA E PROVE PRODOTTI – Alla disabilità, dicevamo, è dedicato quello che è chiamato settore Horus, nel quale i visitatori possono trovare e toccare con mano quanto di nuovo offre il mercato in campo di autonomia, mobilità, ma anche inclusione scolastica e tecnologie assistive. Tra gli stand dei padiglioni i visitatori potranno scoprire le ultime novità in fatto di carrozzine, montascale, sollevatori, ausili per la vita quotidiana, ma anche cateteri e soluzioni di guida e trasporto disabili.
La formula vincente di Exposanità è dunque quella di riunire il meglio del settore (qui trovate gli espositori consigliati da disabili.com), garantendo ai visitatori la possibilità di una full immersion tra le soluzioni di maggior qualità presenti sul mercato. Poter inoltre provare gli ausili, parlare direttamente con produttori e venditori, dà la possibilità di confrontali e testarli prima dell’acquisto. Proprio per favorire queste prove, all’interno del Padiglione 19 verrà allestita un’area prove carrozzine, che riproduce terreni dissestati, buche e rampe, dove i visitatori possono testare le sedie a rotelle che sono interessati ad acquistare.

SPORT E TEMPO LIBERO – Negli spazi della fiera, sarà possibile inoltre dedicarsi a momenti di svago e relax. Si potrà ad esempio prendere un caffè nella zona allestita da L’Altro Spazio, bar completamente accessibile di Bologna, che per l’occasione si sdoppia, portando a Exposanità la sua filosofia di primo locale che si adatta al lavoratore disabile, oltre che al cliente. Al Padiglione 19 verranno quindi riprodotte le caratteristiche che ne fanno un locale unico, dal bancone basso per permettere anche a clienti in carrozzina di ordinare in autonomia,  al menu in Braille, alle mappe tattili.
Per gli amanti delle attività sportive, c’è invece Horus Sport, con le prove libere di arrampicata sportiva, sollevamento pesi, calcio balilla, wheelchair basket e tanto altro.

APPROFONDIMENTI E FORMAZIONE – Exposanità è anche approfondimenti, informazione e formazione professionale. Tra gli appuntamenti già in calendario, in un programma tutto in divenire, il Meeting Internazionale ISO 2016, il Convegno di Medicina Vascolare, il Congresso Nazionale del Forum Comparto Ortoprotesico Italiano. Qui il programma, suddiviso per date.

BLOG E NOTIZIE DISABILITA’ – In attesa di Exposanità, potete seguire il blog dedicato,lanciato lo scorso 1 marzo, che racconta storie ed esperienze di vita legate alla disabilità dalla penna dei blogger che si sono aggiudicati il contest: Marco Berton, Valentina Tomirotti e Michela Trigori.

BIGLIETTI GRATIS – Infine, se non lo avete ancora fatto, ricordiamo che solo fino al 15 aprile 2016 potete richiedere uno o più biglietti omaggio, riservati ai lettori di Disabilicom. Basta andare a questa pagina e seguire le istruzioni di registrazione. Si riceverà poi alla mail indicata un codice da convalidare, e si potranno stampare a casa i propri biglietti, nominativi, validi per tutti e 4 i giorni della manifestazione. Il tutto in maniera gratuita.
Ricordiamo che il prezzo del biglietto, diversamente, è di euro 25,00 se acquistato in loco al momento dell’ingresso, o di euro 12,00 se acquistato online previa registrazione.
(disabili.com)

Per info
www.exposanita.it