Carrozzina Day – Impariamo a metterci nei panni di –

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Il 12 e il 13 Novembre prossimo si svolgerà a Palermo, rispettivamente al Cassaro (dalle ore 8.30 alle 13.30) e in Piazza Ruggero Settimo (dalle ore 11.00 alle 16.00), l’evento Carrozzina Day, volto a sensibilizzare tutti alla necessità di vivere in una città a misura d’uomo, in qualunque condizione esso si trovi (bambino sul passeggino, persona in carrozzina, persone non vedenti, persone con difficoltà a deambulare).

Lo slogan “Impariamo a metterci nei panni di”, rimanda agli obbiettivi che la manifestazione vuole raggiungere:

1. fare sperimentare alle persone cosa significhi mettersi nei panni di chi è costretto a muoversi su di una sedia a rotelle in una città come Palermo, per molti versi ancora inaccessibile a causa delle barriere architettoniche insite nel suo tessuto urbano (si pensi ai marciapiedi, agli uffici pubblici, alle attività commerciali privi di scivoli idonei alla loro accessibilità);

2. fare comprendere, soprattutto, come i comportamenti adottati da “tanti”, che si credono “più normali”, incidano sulla qualità della vita di altri, si pensi in particolare alle macchine posteggiate davanti agli scivoli dei marciapiedi o a quelle che occupano i posti destinati alle persone con disabilità. Quante volte è capitato? Pensateci, sarà capitato anche a voi, di dire: “cinque minuti e vado via, il tempo di andare e tornare”, senza riflettere sul fatto che in quel momento stavate decidendo della libertà di qualcun altro, che di quello scivolo e/o posto auto aveva bisogno.

Il programma delle due giornate prevede:

Giorno 12/11/2016
H 8,30/13,30 – CASSARO ALTO (C.so Vittorio Emanuele il tratto compreso fra il piano della Cattedrale e Piazza Bologni)
Saranno messe a disposizione 20 carrozzine a spinta e 2 elettriche.
Sarà allestito un percorso che evidenzia le difficoltà di chi si muove in carrozzina e dei non vedenti.
Il percorso prevede di percorrere sia ostacoli appositamente creati (es: rampa con scivolo in salita e in discesa, rampa con gradini ecc) che la strada del Cassaro alto, così come si presenta quotidianamente.
Questa giornata sarà dedicata in particolar modo alle istituzioni, i cui rappresentanti saranno invitati a “sperimentare” il percorso.

Giorno 13/11/2016
H 11,00/16,00 – VIA LIBERTÀ E PIAZZA RUGGERO SETTIMO
Sarà allestito lo stesso percorso artificiale della giornata precedente, stavolta i principali fruitori saranno i cittadini che animano le strade chiuse al traffico per ordinanza comunale.
E’ prevista la possibilità, per chi volesse, di partecipare ad una “gara di velocità”, lungo un percorso speciale, in sedia a rotelle.
Diversi saranno gli sponsor che sostengono il progetto e ognuno di loro darà il proprio contributo: alcuni ci delizieranno il palato, mentre altri grandi marchi offriranno premi ai vincitori della gara, proclamati da una giuria d’onore.

In entrambe le giornate saranno allestiti dei gazebo per la raccolta e la registrazione video delle impressioni di chi ha fatto il percorso per raccogliere dati e per avere una restituzione immediata su ciò che questa esperienza ha rappresentato per chi ha deciso di viverla.

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​Disabili protagonisti dei nuovi video Apple sull’accessibilità

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Sady, una video editor con paralisi cerebrale, utilizza un complicatissimo software con l’aiuto dell’ultimo ritrovato nel campo della tecnologia assistiva. Si tratta di una delle storie presenti sulla rinnovata pagina dedicata all’accessibilità del colosso informatico Apple. A differenza della versione precedente del sito, che mostrava quello di cui l’azienda è capace per tutti i suoi affezionati con disabilità semplicemente tramite la descrizione dei prodotti, la nuova pagina catapulta l’utente direttamente a contatto con il loro funzionamento. E lo fa attraverso brevi video di 30 secondi. Insieme al corto di Sady, infatti, ci sono altre clip che hanno come protagonisti, per esempio, un uomo non udente intento ad usare uno smartphone o un atleta in sedia a rotelle alle prese con il monitoraggio dei suoi allenamenti attraverso il famoso orologio realizzato dall’azienda di Cupertino. Entrambi utilizzano le specifiche funzioni di accessibilità che vengono pensate per tutti i modelli standard.

(west-info)

Disabili e sesso: dagli ostacoli fisici a quelli sociali

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L’esperta: «Il riconoscimento delle esigenze fisiologiche si scontra col pregiudizio»

Un fermo immagine dal film «The Session»


Avere una vita affettiva e sessuale piena e soddisfacente rimane spesso un traguardo irraggiungibile per le persone con disabilità motorie e sensoriali. Molte malattie congenite ma anche eventi traumatici e malattie croniche, possono causare handicap visibili o invisibili che ostacolano lo svolgimento di attività fisiche che consideriamo del tutto normali, come camminare, vestirsi, mangiare. E avere contatti fisici e rapporti sessuali.  

Alle barriere fisiche, che spesso possono essere superate, si aggiungono quelle culturali che sono più difficili da abbattere: i portatori di un handicap e i disabili sono visti spesso come adulti asessuati, che quindi non hanno necessità di soddisfare pulsioni sessuali. Si pensa che essi non rispettino i canoni dell’attrazione fisica e che, comunque, abbiano dei bisogni ben più importanti, la cui soddisfazione è prioritaria rispetto a qualunque altra esigenza seppur fisiologica. 

I PAESI IN CUI L’ASSISTENZA SESSUALE È GIA’ UN DIRITTO 

 I vari tipi di impedimenti fisici che le diverse forme di disabilità comportano potrebbero suggerire che la sessualità debba essere affrontata con approcci differenti da caso a caso. Eppure, sono in molti a sostenere che per un vero riconoscimento della disabilità e dei suoi bisogni sia necessario abbandonare la segmentazione per patologie. «Ci sono tanti tipi di corpi, di sensibilità e di desideri. Nel caso della disabilità fisica, la sessualità non è compromessa ma è diversa» spiega Alisa Arfini, sociologa e collaboratrice dell’Università Statale di Milano, che punta il dito contro la sessualità stereotipata della nostra società, nella quale un disabile (ma anche molti normodotati) faticano a riconoscersi.  

 «E così spesso le difficoltà maggiori – ci spiega – non sono vissute da chi ha un problema congenito ma da chi deve invece affrontare uno sforzo aggiuntivo per ricostruire e reinventare il proprio modo di vivere il corpo, l’erotismo e l’affettività». 

 LA DESESSUALIZZAZIONE DEL CORPO DISABILE  

«Il vero problema – spiega la studiosa – è il mancato riconoscimento del fatto che il disabile possiede come tutti una sfera erotica ed è in grado di suscitare e di provare desiderio e piacere».  

 Questo errore di giudizio è radicato ed origina da un immaginario collettivo che rappresenta solo un’esigua varietà di corpi, presi a modello di bellezza, sempre giovani, tonici e sani, di cui il sesso è appannaggio esclusivo, suggerendo implicitamente che per tutti gli altri l’erotismo è «sconveniente». 

 Eppure, il benessere di un individuo dipende dalla sua salute, anche da quella sessuale. La definizione della salute sessuale data dall’Organizzazione mondiale della sanità OMS recita così: «La salute sessuale è l’integrazione degli aspetti somatici, affettivi, intellettuali e sociali dell’essere sessuato, allo scopo di pervenire ad un arricchimento della personalità umana e della comunicazione dell’essere».  

OLTRE E PRIMA DEL SESSO, L’INTERA SFERA SOCIALE  

L’Oms fa riferimento ad un intreccio di fattori, non solo fisici ma anche emotivi e sociali. In genere, il disabile deve rompere quella condizione di isolamento che gli impedisce di sviluppare la propria socialità, spesso a causa anche di una scarsa autonomia dovuta alla dipendenza dai familiari (spesso i disabili vivono in casa, dal momento che le cure ricadono sui familiari), ad esempio.  

 E la disabilità è oggi vista proprio in questa dimensione multiprospettica, dove a contare è tanto il funzionamento biologico dell’organismo quanto quello sociale. Perché, anche se spesso queste persone non possono cucinare, camminare o vestirsi da sole, hanno bisogno come chiunque altro di instaurare legami affettivi. «Bisogna creare luoghi di incontro che nel nostro paese sono stati tradizionalmente un servizio di welfare pubblico svolto dalla Chiesa» spiega la sociologa. «L’associazionismo punta al rafforzamento del tessuto sociale, così come alla creazione di occasioni per facilitare l’incontro (La festa di inaugurazione di una nuova associazione «Desiderabili» si terrà a Verona il prossimo 15 ottobre)». 

 UN PROBLEMA DI TUTTI  

Non bisognerebbe mai dimenticare che queste problematiche ci riguardano tutti, come membri di una società civile. Inoltre, anche a causa dell’invecchiamento della popolazione, è altamente probabile che saranno in molti a sperimentare nel corso della propria vita una qualche forma di disabilità. Non voler vedere le esigenze dei disabili non servirà ad allontanare l’idea che il problema possa toccare anche noi. 

(corriere.it)

Disabilità, la montagna è per tutti grazie alla nuova carrozzina Kbike

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In arrivo un nuovo ausilio che permetterà a chi ha problemi motori di partecipare alle escursioni nella natura, anche su sentieri impervi e gareggiare nelle competizioni di “Runbike”. Il 22 e 23 ottobre la presentazione organizzata dall’Anffas di Fermo

In arrivo la Kbike, un’innovativa carrozzina che promette di essere un efficace strumento di libertà per le persone disabili. Questo ausilio è stato ideato e messo a punto dall’associazione Biosophia per permettere a chi ha problemi motori anche gravi di partecipare alle escursioni in montagna e godere più intensamente delle bellezze della natura. Con la Kbike si può inoltre partecipare a gare grazie all’aiuto di atleti normodotati. La presentazione si terrà sabato 22 ottobre, alle ore 21, presso la sala Buc Machinery di Fermo. Seguirà un’escursione senza barriere, la mattina di domenica 23 ottobre, con partenza dal Osteria del lago, presso il Lago di San Ruffino ad Amandola. I due eventi sono stati organizzati dall’Anffas fermana.

Per realizzare questo ausilio Biosophia ha lavorato su diversi prototipi per quasi 18 mesi, per passare alla produzione, grazie all’intervento di un’azienda specializzata nella costruzione di mezzi sportivi per disabili; la Offcarr. La Kbike si presenta come una sorta di portantina su due ruote singolarmente ammortizzate ed è dotata di due freni a disco e tanti altri accorgimenti per garantire sicurezza e controllo sul mezzo. E’ costruita con materiali leggeri e resistenti, è di facile montaggio e può essere trasportata da una comune auto. In più si può adattare alle esigenze di diverse tipologie di disabilità e grazie alla mobilità delle ruote, alle difficoltà di diversi percorsi di montagna.

La funzionalità e maneggevolezza della carrozzina si deve anche al fatto che è stata pensata per fini agonistici. Del progetto fanno infatti parte anche un gruppo di atleti, i “running angels” che gareggiano nelle corse in montagna. Dalla simbiosi tra atleti e persone con disabilità, nata durante il periodo di sperimentazione della carrozzina, potrebbe nascere un nuovo sport:  il “Runbike”. Biosophia sta cercando infatti di convincere il Coni a far gareggiare la “squadra disabile-atleti” all’interno di corse per normo-dotati, ma con una classifica separata, anche a livello europeo.  Ma questo ausilio si può rivelare utile anche per le famiglie, le scuole e le strutture turistiche.
 “Se è vero che ad alcune forme di disabilità non c’è soluzione, è però altrettanto vero che abbiamo invece soluzioni e dovere etico-morale, nel trovare i modi idonei a migliorare la loro qualità di vita – affermano gli ideatori della carrozzina. – Gli stessi disabili dovrebbero imparare a considerare il loro stato come una opportunità e non come un limite. ogni disabile possiede uno stato di essere e delle capacità, che possono diventare utili se messe in comunione. Noi siamo convinti che la Kbike sia una preparazione curativa, una medicina idonea a migliorare lo stato di salute e la vita dei disabili e anche degli atleti che imparano a donare, del resto è proprio San Francesco che disse ‘….è donando che si riceve….’”.

(Redattore Sociale)

“E-ROB”, IL PROGETTO DELLA STELLA MARIS DI PISA VINCE IL BANDO DELLA FONDAZIONE TELECOM ITALIA

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Primo su oltre 300 concorrenti, introdurrà la Robotica Educativa nelle classi primarie pisane per potenziare l’apprendimento scolastico anche tra bambini con disabilità/BES



Introdurre e validare scientificamente gli effetti della Robotica Educativa nelle scuole primarie di Pisa. Si chiama  “e-Rob” ed è il progetto di e-learning per la Robotica Educativa, messo a punto dall’IRCCS Fondazione Stella Maris di Calambrone (Pisa), che la Fondazione Telecom Italia ha decretato essere il migliore fra le oltre 300 proposte pervenute, e ha pertanto deciso di finanziarne la realizzazione.

Principali obiettivi di “e-Rob” sono l’utilizzo delle nuove tecnologie e della robotica come mezzi efficaci per potenziare l’apprendimento scolastico e lo sviluppo cognitivo-relazionale nella scuola primaria e  lo sviluppo della didattica inclusiva dei bambini con disagio/disabilità, sfruttando la flessibilità dei sistemi tecnologici, oltre a dimostrare il valore e il ruolo educativo della robotica e dell’e-learning. L’innovatività del progetto consiste nella possibilità di  potenziare l’apprendimento scolastico e le abilità cognitivo-relazionali degli studenti attraverso attività di programmazione robotica in classe.

Il progetto, in collaborazione con la Fondazione Telecom Italia, è stato realizzato dal Laboratorio di Tecnologie Robotiche e Biomeccatroniche in Riabilitazione diretto dal professor Giovanni Cioni, Direttore Scientifico dell’ IRCCS Fondazione Stella Maris. Al progetto collabora il gruppo di ricerca di robotica educativa dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Sant’Anna, diretto dal Prof. Paolo Dario, per l’adattamento dei robot alle esigenze dei bambini e il Comune di Pisa, che contribuirà alla pianificazione progettuale operativa al fine di favorire il buon andamento del progetto e dei suoi obiettivi.  Il Comune di Pisa inoltre ne seguirà tutto il percorso attraverso il settore delle politiche educative scolastiche, attento all’innovazione dei processi di apprendimento e dello sviluppo della ricerca didattica.

“e-Rob” sarà introdotta nell’attività didattica delle classi prime e seconde delle scuole primarie che verranno selezionate. In particolare per tre mesi verranno coinvolti 200 bambini con sviluppo tipico e 20 con disabilità/BES.  “Durante questo periodo”- spiega Giuseppina Sgandurra, neuropsichiatra infantile della Fondazione Stella Maris – “con “e-Rob” realizzeremo attività a complessità crescente per promuovere l’attenzione, la pianificazione di compiti, il ragionamento logico e induttivo e le abilità relazionali. Inoltre per promuoverne la reale inclusione adatteremo “e-Rob” e i robot per favorire l’apprendimento dei bambini con disabilità/BES. Come abbiamo evidenziato durante la progettazione, la piattaforma può essere considerata un valido strumento di allenamento all’apprendimento nei suoi meccanismi più generali, quindi ben oltre le strumentalità di base delle competenze matematiche o tecnologiche legate all’utilizzo dei robot-gioco”.

Nelle fasi che hanno preceduto l’avvio del progetto, “e-Rob” è stato messo a punto coinvolgendo per cinque settimane due gruppi di bambini di 5-6 anni, delle ultime classi della materne della scuola Haring di Pisa, innovativa realtà che da due anni ha fatto proprio questo percorso. I piccoli sono stati valutati prima e dopo l’attività di Robotica Educativa. Allo scopo è stato utilizzato Bee-Bot, una simpatica ape-robot: un robot dall’aspetto amichevole pensato per il primo approccio dei piccoli studenti alla robotica. Bee possiede dei comandi sul dorso (avanti, indietro, svolta a sinistra e a destra) che gli consentono di muoversi su un percorso ed è in grado di memorizzare fino a 40 comandi.

“Così come avviene nel gioco” – prosegue la dr.ssa Sgandurra – “abbiamo chiesto ai piccoli di pianificare e programmare il percorso della piccola ape affinché potesse, ad esempio, raggiungere degli amici portando delle lettere di invito per il compleanno, prestando attenzione agli ostacoli! I bambini hanno subito risposto positivamente alle attività proposte, programmando, memorizzando e visualizzando l’itinerario di Bee e cooperando tra loro”.

Questa prima esperienza-pilota ha permesso di valutare come il progetto consenta, nei bambini che hanno beneficiato di questa attività, lo sviluppo di funzioni corticali superiori più complesse, come la memoria visuo-spaziale,. “In generale abbiamo notato” – conclude Giuseppina Sgandurra – “come questi interventi possano migliorare le competenze superiori alla base dell’apprendimento e quindi necessarie per la scrittura e la lettura. Se nei bambini tipici tale attività può essere considerata un allenamento per apprendere meglio, nei bambini con varie forme di disabilità/BES (dai disturbi specifici di apprendimento alle paralisi cerebrali infantili), l’utilizzo della robotica in classe può migliorare l’inclusione sociale, oltre ad offrire benefici in termini di apprendimento complessivo”.

Il finanziamento e il sostegno della Fondazione Telecom Italia al progetto della Stella Maris consentirà di verificare su un target più ampio l’efficacia di “e-Rob”, progetto che, se avrà il successo sperato, potrà essere replicato ovunque, consentendo alla Robotica Educativa di diventare, in un futuro prossimo, una pratica diffusa in tutta Italia e a livello internazionale.

  http://www.fondazionetelecomitalia.it/progetti/e-rob-e-learning-la-robotica-educativa/55004/dettaglio

(fsm.unipi.it)

Vita Indipendente: Sit-In di protesta a Palermo 

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Ph: Igor Petyx

Si è svolto il 20 ottobre a Palermo in piazza Indipendenza presso Palazzo d’Orleans, sede del Presidente della Regione Sicilia, un sit-in per la promozione della Vita Indipendente organizzato dalle associazioni Insieme per l’Autismo, MOVIS e Parent Project. 
Vi ho già parlato in alcuni post precedenti ( 1 e 2) delle motivazioni che  ci hanno portato alla organizzazione di questo evento al termine del quale una nostra delegazione  è stata ricevuta da un segretario del governatore Crocetta, Giancarlo Costa, il quale dopo avere dichiarato di non essere a conoscenza delle nostre motivazioni ci ha invitato a inviare una mail con le nostre richieste. Noi faremo ben altro, ossia faremo sottoscrivere un documento con le nostre istanze ai sindaci dei comuni siciliani che vorranno aderire. Il Comune di Vittoria ha già dichiarato la sua disponibilità. In questa direzione va anche la dichiarazione del presidente dell’Anci Sicilia Leoluca Orlando fatta a sostegno del nostro sit-in:

La Vita Indipendente è un diritto umano che la società deve garantire a tutti i suoi cittadini con strumenti, servizi e risorse adeguate alle loro caratteristiche ed esigenze. Riconoscere il diritto alla Vita Indipendente significa riconoscere le pari opportunità e garantire la piena cittadinanza alle persone con disabilità che, infatti, proprio come tutti gli altri cittadini e come tutti gli esseri umani, affermano il diritto di essere responsabili delle proprie vite e vogliono essere riconosciuti nelle loro competenze, capacità ed interessi”.

Ph: Igor Petyx

VIDEO – DICHIARAZIONI CARMELO COMISI E GIOVANNI CUPIDI 

Sono già numerose le testate giornalistiche che hanno pubblicato articoli sul sit-in in piazza Indipendenza  come quelli su Repubblica.it e Blog Sicilia.  È inoltre intervenuta una giornalista della redazione di Stefania Petyx, nota inviata della trasmissione Striscia la Notizia, che ha raccolto e filmato le nostre dichiarazioni. 

Quotidiano “La Sicilia”

Quindi fiduciosi che la nostra protesta venga conosciuta maggiormente dall’opinione pubblica grazie ai media che vorranno sostenerci, siamo sempre più convinti che condividere le battaglie non può far altro che bene e perciò abbiamo intenzione e stiamo lavorando al fine di coinvolgere sempre più realtà a sostegno delle nostre rivendicazioni (C. Comisi)

Giovanni Cupidi 

Il 20 Ottobre manifestazione a Palermo per la Vita Indipendente

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Uno degli Slogan del Sit-in

Giovedì 20 ottobre 2016 le associazioni MOVIS, Parent Project e Insieme Per L’Autismo si riuniranno sotto il Palazzo della Presidenza della Regione Sicilia a Palermo in piazza Indipendenza a partire dalle ore 10:30 per chiedere ed ottenere il diritto alla Vita Indipendente.
I progetti di Vita Indipendente sono finalizzati al raggiungimento della piena autonomia personale. Non sono, perciò, interventi di sostegno al nucleo familiare, né interventi sostitutivi dell’assistenza tutelare, né interventi di carattere sanitario.
“Se in precedenza abbiamo avuto delle interlocuzioni con diversi esponenti politici – spiega Carmelo Comisi, presidente di MoVis Onlus – arrivando anche a far presentare un disegno di legge dal deputato regionale Nino Oddo, adesso, consapevoli della cattiva volontà della classe politica regionale e soprattutto delle menzogne che l’attuale Governo racconta in merito ai progetti Vita Indipendente, abbiamo deciso di fare un sit-in per essere ricevuti dal Presidente della Regione e avere chiarimenti ma anche, soprattutto, per dire all’opinione pubblica come stanno le cose.”
La Regione Sicilia  è inadempiente rispetto alla messa in opera dei progetti di Vita Indipendente nonostante abbia recentemente inviato al Comitato di Vigilanza Onu dati secondo i quali la Sicilia sarebbe la Regione che dal 2013 spende di più per questi progetti. 

Nel documento inviato dal Ministero alle Nazioni Unite, alla risposta numero 38 (pag 8) infatti è scritto:

Since 2013 23,200,000€ have been made available to the Regions for experimental projects on independent living

ossia:

Dal 2013, €23,2 milioni sono stati destinati alle Regioni per progetti sperimentali di vita indipendente”

“Pretendiamo – continua Comisi – che in questa vicenda intervenga direttamente il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, il quale ha la responsabilità di non aver verificato ciò che la Regione Siciliana ha dichiarato, limitandosi a trasmettere la notizia all’osservatorio Onu per l’applicazione della Convenzione Sui Diritti Delle Persone Disabili, che all’articolo 19 prevede appunto il diritto alla Vita Indipendente.”
“Pertanto – conclude Comisi – ci auguriamo che molte persone partecipino alla nostra manifestazione e che i mezzi di comunicazione facciano il loro dovere per portare la nostra protesta a conoscenza di tutti e alle orecchie di chi ha il potere di intervenire. Pertanto insieme alle altre associazioni organizzatrici, cioè la Parent Project e Insieme Per L’Autismo, ci auguriamo che molte persone partecipino alla nostra manifestazione e che i mezzi di comunicazione facciano il loro dovere per portare la nostra protesta a conoscenza di tutti e alle orecchie di chi ha il potere di intervenire.”