Riabilitazione della Sclerosi Multipla (e non solo) a Palermo: in arrivo una soluzione 

Standard

Il 28 settembre scorso sulle pagine del blog ho scritto un mio commento, sulla base di un articolo pubblicato in rete, su come mi sembrasse assurdo che per vuoi per questioni di categoria tra associazioni (ove mai fosse possibile ragionare ancora in questi termini), vuoi per questioni di organizzazione generale non si riuscisse a trovare una soluzione per quelle persone che per esercitare il loro diritto alla salute erano (sono) costrette a spostarsi da Palermo a Messina con enorme fatica e con maggiori sofferenze per la mancanza di adeguate attrezzature nel capoluogo siciliano. 

Adesso apprendiamo dai quotidiani che questa soluzione, dopo articoli pubblicati, storie personali di persone che dovrebbero solo pensare al proprio benessere, discussioni e interventi dall’alto, sembrerebbe stia per arrivare. Si attenderebbe, come si legge su Live Sicilia che riporto qui di seguito, una firma. Speriamo arrivi al più presto! 

______________

Antonella, malata di sclerosi: “Presto avrà l’assistenza”
Abbiamo raccontato la storia di Antonella, malata di sclerosi, costretta a faticosissime trasferte per la riabilitazione. Le reazioni non sono mancate.

Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha letto l’articol di LiveSicilia e ha contattato l’assessore alla Sanità Gucciardi, ricevendo rassicurazioni sulla soluzione del caso. Gucciardi dice a LiveSicilia: “La situazione sarà sbloccata“. Intanto, si apprende che il direttore generale dell’Asp di Palermo, Antonio Candela, ha inviato nei giorni scorsi una richiesta di convenzione al ‘Bonino Pulejo‘ di Messina mettendo a disposizione venti posti di riabilitazione a Villa delle Ginestre, a Palermo, e altri all’ospedale Cimino di Termini Imerese. Seguiremo la storia da vicino.

Grafene per curare le lesioni al midollo spinale

Standard

In questa illustrazione il processo usato dalla Rice: i ricercatori hanno inserito atomi di potassio tra gli strati di nanotubi di carbonio multiwalled per suddividerli in nanostrisce di grafene. A questo è seguita l’aggiunta di ossido di etilene per porre agli estremi PEG solubilizzante. Questo permette di avere superfici piatte di nanostrisce di grafene che danno ai neuroni una superfice conduttiva su cui crescere.

Il grafene, grazie alle sue innumerevoli proprietà, potrebbe essere la chiave per curare le lesioni al midollo spinale.

Chi danneggia il midollo spinale rischia la paralisi totale o parziale. La medicina attuale può fare poco per intervenire, ma in futuro – al momento molto distante – questo stato di cose potrebbe cambiare.

Un team di ricercatori della Rice University ritiene infatti che l’accoppiata di nanostrisce di grafene e un polimero comune possa portare, un giorno, alla “cura dei danni al midollo spinale“. Tutto nasce dal lavoro del chimico James Tour, che ha speso un decennio a studiare possibili applicazioni per le nanostrisce di grafene.

Questo materiale, le cui straordinarie proprietà elettriche, ottiche e meccaniche lo rendono ideale in molteplici settori, potrebbe trovare anche uso medico. Alla Rice hanno creato un materiale chiamato Texas-PEG – basato appunto su nanostrisce di grafene – che potrebbe aiutare a riparare un midollo spinale danneggiato in parte o completamente.

Lo studio è stato pubblicato, con promettenti risultati preliminari, sul giornale Surgical Neurology International. Le nanostrisce di grafene messe a punto dalla Rice sono altamente solubili nel glicole polietilenico (PEG), un gel polimerico biocompatibile usato nelle operazioni, nei prodotti farmaceutici e in altre applicazioni biologiche.

Quando le estremità delle nanostrisce biocompatibili sono rese funzionali con catene PEG e ulteriormente mischiate con il glicole polietilenico formano una rete elettricamente attiva che aiuta la riconnessione delle estremità recise del midollo spinale.

nanostrisce grafene

I neuroni crescono bene sul grafene perché è una superficie conduttiva e stimola la crescita neuronale“, ha detto Tour. “Non siamo l’unico laboratorio che ha dimostrato che i neuroni che crescono sul grafene in una piastra di Petri” ha aggiunto. “La differenza è che gli altri laboratori sperimentano comunemente con ossido di grafene solubile in acqua, che è molto meno conduttivo del grafene, o strutture di grafene non a strisce“.

Alla Rice hanno sviluppato un modo per aggiungere catene polimeriche solubili in acqua agli estremi delle nanostrisce, conservandone la conducibilità ma rendendole al tempo stesso solubili. Tour ha spiegato che solo l’1% del Texas-PEG è costituito da nanostrisce, ma ciò è sufficiente per formare una struttura conduttiva tramite la quale il midollo spinale si può ricollegare.

Tramite il Texas-PEG i ricercatori della Konkuk University (Corea del Sud) sono riusciti a ripristinare la funzionalità in un roditore con il midollo spinale reciso. Tour ha spiegato che il materiale ha favorito il passaggio dei segnali neuronali motori e sensoriali tramite il tratto precedentemente danneggiato nell’arco di 24 ore dopo la completa resezione del midollo spinale e un quasi perfetto recupero del controllo motorio dopo due settimane.

È un importante progresso rispetto al lavoro precedente con il solo PEG, che non ha dato alcun recupero dei segnali neuronali sensoriali nello stesso periodo di tempo e ha restituito un controllo motorio solo del 10% dopo quattro settimane“, ha aggiunto Tour.

Secondo Tour il potenziale di Texas-PEG per aiutare i pazienti con lesioni del midollo spinale è troppo promettente per essere minimizzato. “Il nostro obiettivo è di svilupparlo come un modo per affrontare le lesioni del midollo spinale. Pensiamo di essere sulla strada giusta“, ha concluso.

(tomshw.it)

LA LEZIONE DI DORY SULLA DISABILITÀ

Standard


Alla ricerca di Dory“, sequel di “Alla ricerca di Nemo”, indaga in maniera non scontata il tema della disabilità: per dire che anche chi ha qualche difetto può compiere grandi imprese.
Alla ricerca di Dory è un film vivamente consigliato ai minori. Ma anche ai maggiorenni non farebbe male vederlo, perché la storia può essere letta anche come una riflessione – non scontata, non banale – sul tema della disabilità

Lo ricorderete: Dory soffre di perdita di memoria a breve termine, cioè dimentica ciò che ha detto o le è stato detto pochi istanti prima. Un problemino non da poco, già introdotto in Alla ricerca di Nemo, che ora assume ancora maggiore rilevanza perché la pesciolina è qui la protagonista assoluta. 

Il senso del film sta nel raccontare e dimostrare che, nonostante questo limite, questa disabilità, Dory ha così tante capacità e abilità da riuscire non solo a cavarsela nella vita, ma anche a compiere grandi imprese, come quelle svelate nel sequel. Sarebbe peraltro sbagliato pensare che la disabilità riguardi solo Dory, vale a dire solo alcuni, lasciando fuori gli altri. Moltissimi personaggi del film “soffrono” di qualche disabilità, di qualche imperfezione: diversi altri pesci e persino degli uccelli hanno il loro personale problema. E, a ben pensarci, chi non ce l’ha?
Presa coscienza che abbiamo tutti dei limiti, il passo successivo è quello di rendersi conto che non per questo siamo incapaci di fare cose belle e utili. Infatti, tutti questi personaggi disabili mostrano altre doti, altre qualità che gli permettono di dare il loro prezioso contributo a compiere la missione speciale di Dory. Anche il papà di Nemo, dapprima poco tollerante con Dory, dovrà dare ragione al figlio Nemo che sosteneva che Dory ha grandi qualità. Il suo percorso è quello a cui siamo chiamati tutti quanti.
ALLA RICERCA DI DORY: I VALORI DELL’AMICIZIA E DELLA FAMIGLIA
Tanto è vero che ad un certo punto alcuni personaggi, per uscire da una situazione critica, si trovano a chiedersi: “Che cosa farebbe Dory in questo momento?“. 

Accanto a questo, il film Disney veicola in altro messaggio: per vincere le difficoltà non c’è niente di meglio che l’amicizia. Con un amico accanto che ti vuole bene, anche le peggiori disabilità passano in secondo piano, mentre si rafforzano i nostri aspetti positivi. Amico è proprio colui che non si ferma alle apparenze, ma coglie le nostre virtù, anche se nascoste.
Infine, i due film sono l’ennesimo inno alla famiglia: papà, mamma e figlio hanno bisogno l’uno dell’altro e tutti – persone o pesci – non smetteremo di cercare di vivere in una famiglia unita.
(Famiglia Cristiana)

Protesi per disabili, la “SoftHand” in gara a Zurigo

Standard

La “SoftHand” in azione

Al “Cybathlon”, che si tiene nella città svizzera, anche la squadra con i ricercatori dell’Università di Pisa



Ci sarà anche, la squadra “Softhand PRO”, composta da un gruppo di ricercatori dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, dal Centro “E. Piaggio” dell’Università di Pisa, e da QBrobotics, spinoff dell’IIT e dell’Università di Pisa, il prossimo 8 ottobre alla Swiss Arena di Zurigo per la prima edizione del Cybathlon.
Si tratta della prima competizione in cui atleti con disabilità potranno gareggiare con dispositivi e tecnologie all’avanguardia, come gambe e braccia elettroniche, esoscheletri, e sedie a rotelle intelligenti. Dispositivi che ancora non possono essere usati in competizioni quali le paraolimpiadi. Obiettivo della manifestazione, non è infatti premiare il solo risultato sportivo, ma anche incoraggiare ricercatori e produttori a realizzare dispositivi tecnologici in grado di aiutare meglio e più efficacemente le persone con disabilità fisica nelle loro attività quotidiane.
Tra i concorrenti, come detto, la squadra “Softhand PRO” che attualmente lavora allo sviluppo e alla commercializzazione della Softhand. “Il progetto SoftHand –racconta Sasha Blue Godfrey, ricercatrice all’IIT di origine statunitense, che guiderà il team italiano durante la competizione – nasce tra i laboratori di Pisa e Genova dal gruppo di ricerca di Antonio Bicchi, con l’obiettivo di costruire una mano robotica antropomorfa semplice, robusta e altamente funzionale. La Softhand Pro è stata testata su molti pazienti nei migliori centri prostetici, dall’Italia agli Stati Uniti, inclusa la prestigiosa Mayo Clinic del Minnesota. Tra poche settimane la SoftHand Pro sarà disponibile anche per i pazienti del Rehabilitation Institute of Chicago, ma anche negli ospedali di Houston e di Miami.
La Softhand PRO concorrerà nella sezione della gara dedicata alle protesi degli arti superiori. La gara consisterà nell’eseguire i compiti della vita quotidiana, semplici per molti ma difficili per chi non ha le proprie mani, quali cambiare una lampadina o apparecchiare la tavola. Il pilota del team italiano è Clint Olson, 28 anni, proveniente dal Minnesota (Usa), che ha provato per la prima volta mano robotica SoftHand Pro durante alcune prove presso la Mayo Clinic in USA, apprezzando i vantaggi che otteneva . Dopo averlo visto usare la nuova mano con grande destrezza dopo pochissimi minuti, i ricercatori Italiani gli hanno chiesto di gareggiare al Cybathlon. “Partecipare al Cybathlon” -afferma Olson – è un’opportunità unica di contribuire a far compiere un passo avanti alla tecnologia protesica, cimentandosi in un ambiente competitivo, su azioni quotidiane, come appendere un vestito o aprire un barattolo, che però possono essere molto difficili da compiere per persone con disabilità.” 
(LaNazione)

Disabilità: nasce l’Erasmus per lavoratori con sindrome di Down

Standard

Presentata oggi a Roma la seconda fase del progetto internazionale OMO-On my own…at work per l’inclusione lavorativa, nel settore alberghiero, di giovani con sindrome di Down. Nasce anche una rete di “alberghi amici”, riconoscibili grazie a un logo speciale. Per cui si cercano creativi

Cuochi, camerieri, addetti alla reception: gli alberghi di tutta Europa stanno per aprire le porte a decine di nuovi impiegati, tutti con una caratteristica particolare: un cromosoma in più. È uscito infatti con successo dalla fase sperimentale il progetto internazionale OMO- On my own…at work per l’inclusione lavorativa, nel settore alberghiero, di giovani con sindrome di Down: avviato nel settembre del 2014, ha come obiettivo promuovere una società accessibile e inclusiva nei confronti delle persone con sindrome di Down, e, nello specifico, di migliorare il processo di apprendimento di queste persone nello svolgimento di mansioni lavorative nell’ambito del settore alberghiero.
In un incontro oggi a Roma sono stati presentati i due strumenti elaborati dal consorzio gestore: un’applicazione per smartphone e tablet rivolta ai tirocinanti, con la funzione di ricordare compiti, strumenti e modalità di azione relativi alla mansione da svolgere, e alcuni video tutorial, che illustrano esempi di una corretta relazione tra i tirocinanti con disabilità intellettiva e i loro colleghi di lavoro, rivolgendosi a questi ultimi. Inoltre è stata presentata la rete europea di “hotel amici” che, in accordo con gli enti di formazione ed educazione professionale, potranno ospitare stage ed esperienze lavorative di persone con sindrome di Down, organizzati secondo regole di un processo di qualità che prevede, tra l’altro, l’adozione degli strumenti elaborati nell’ambito del progetto. Gli alberghi che aderiranno alla rete e che si impegneranno formalmente ad offrire con periodicità occasioni lavorative a persone con sindrome di Down, grazie all’applicazione di un apposito codice di condotta, riceveranno un marchio che hotel e ristoranti potranno utilizzare e che qualificherà la loro responsabilità e impegno etico; un concorso apre la possibilità a chi ne fosse interessato di realizzare il logo ufficiale di questa rete. Il 25 ottobre 2016 è il termine ultimo per partecipare al concorso.
Attraverso queste azioni, il progetto OMO promuoverà l’accesso dei cittadini europei con sindrome di Down alla formazione nel settore alberghiero, attraverso la creazione di partnership tra le agenzie di formazione, come ad esempio le scuole professionali e le associazioni di persone con disabilità e il settore alberghiero. In Italia il progetto ha visto già un gruppo di ragazzi, tra i 21 e i 23 anni, lavorare presso l’Hotel Melià Aurelia Antica di Roma.
Il progetto Omo è finanziato dalla Commissione Europea, nell’ambito del programma Erasmus + Key Action 2 (Cooperation for innovation and the exchange of good practices – Strategic Partnerships). Capofila di Omo è Aipd-Associazione Italiana Persone Down.

(VITA)

Dalla cultura alla disabilità nuove app per migliorare la vita

Standard

Inclusione, arte, cultura, salute e disabilità: sono questi i temi che hanno ispirato le nuove app sviluppate dagli studenti della terza edizione di Samsung App Academy, il progetto di formazione professionale ideato da Samsung in collaborazione con il Mip, Business School del Politecnico di Milano, e Deib, Dipartimento di Elettronica informazione e bioingegneria del Politecnico di Milano, che ha offerto gratuitamente la possibilità a 25 giovani di talento senza occupazione di imparare a sviluppare App Android, facilitando l’ingresso in un mercato del lavoro sempre più digitale, competitivo e globalizzato.
C’è così la app del Teatro Petruzzelli di Bari che, oltre a fornire informazioni e permettere la prenotazione di biglietti, offre anche un tour virtuale del teatro, e quella studiata per il Consorzio sistema bibliotecario Nord-Ovest (Csbno) che consente di avere a portata di smartphone il catalogo di 52 biblioteche dell’hinterland milanese, insieme alla app per fornire contenuti speciali e percorsi personalizzati per i visitatori delle Gallerie dell’Accademia di Venezia. In ambito medico sono state sviluppate Home Therapy, app per aiutare la compliance di terapie da parte dei pazienti più anziani, e DecuStop, che permette il monitoraggio da remoto delle piaghe da decubito. Mentre per quanto riguarda l’inclusività Volontari per Brescia è pensata per incentivare le attività di volontariato a Brescia e Liberi di muoversi accompagna i disabili nei loro spostamenti consentendo di accedere in tempo reale a informazioni relative alla barriere architettoniche.
Quello della app e mobile economy è un mercato che secondo l’Osservatorio Mobile B2C Strategy della School of Management 2016 del Politecnico di Milano già oggi vale 25,7 miliardi di euro e che si prevede crescerà del 51% entro il 2017, raggiungendo un valore pari al 2,33% del Pil.

(IlSole24Ore)