​Disabili, tutte le spese detraibili nel 730

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Dalle detrazioni per le gite scolastiche a quelle per gli acquisti di farmaci online, fino alle spese di istruzione non universitarie e a quelle funebri. Sono questi alcuni dei punti chiariti nella circolare 7/E/2017 pubblicata dall’Agenzia delle Entrate e dalla Consulta nazionale dei Caf, con la quale viene fatta luce sulle voci detraibili nella dichiarazione dei redditi 2017. Si tratta di un documento definito ‘omnibus’, che contiene tutte le indicazioni su deduzioni, detrazioni, crediti d’imposta e altri elementi rilevanti per il rilascio del visto di conformità.

Per quanto riguarda le spese sanitarie, la circolare precisa che nel modello 730/2017 sono ammesse anche le spese per persone con disabilità. Sono considerate persone con disabilità – specifica la circolare – coloro che presentano una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione e che per tali motivi hanno ottenuto il riconoscimento dalla Commissione medica o da altre commissioni mediche pubbliche che hanno l’incarico di certificare l’invalidità civile, di lavoro, di guerra, ecc.
La detrazione, nella misura del 19%, spetta sull’intero importo della spesa sostenuta e può essere fruita anche dal familiare del disabile che ha sostenuto la spesa, a condizione che il disabile sia fiscalmente a suo carico. La detrazione spetta per le spese riguardanti i mezzi necessari all’accompagnamento, alla deambulazione, alla locomozione e al sollevamento e per sussidi tecnici e informatici rivolti a facilitare l’autosufficienza e le possibilità di integrazione delle persone con disabilità. Nello specifico, rientrano nelle spese detraibili quelle sostenute per il trasporto in autoambulanza del disabile in quanto spesa di accompagnamento e quelle riguardanti il trasporto del disabile effettuato dalla ONLUS che ha rilasciato regolare fattura per il servizio di trasporto prestato.
Sono agevolabili anche le spese per l’acquisto di poltrone e carrozzelle per inabili e minorati non deambulanti, l’acquisto di apparecchi per il contenimento di fratture, ernie e per la correzione dei difetti della colonna vertebrale e l’acquisto di arti artificiali per la deambulazione. Ad esse si aggiungono le spese per lacostruzione di rampe per l’eliminazione di barriere architettoniche esterne ed interne alle abitazioni, le spese per l’adattamento dell’ascensore per renderlo idoneo a contenere la carrozzella e quelle relative all’installazione e manutenzione della pedana di sollevamento installata nell’abitazione del soggetto con disabilità o all’installazione della pedana sollevatrice su un veicolo acquistato con le agevolazioni spettanti alle persone con grave disabilità.
Tra le agevolazioni previste, infine, vi sono quelle per l’acquisto ditelefonini per sordomuti, le spese inerenti l’acquisto di fax, modem, computer, telefono a viva voce, schermo a tocco, tastiera espansa e i costi di abbonamento al servizio di soccorso rapido telefonico e le spese per l’acquisto di cucine, limitatamente alle componenti dotate di dispositivi basati su tecnologie meccaniche, elettroniche o informatiche, preposte a facilitare il controllo dell’ambiente da parte dei soggetti disabili, specificamente descritte in fattura con l’indicazione di dette caratteristiche.

(ADNKronos)

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Medicina rigenerativa nelle Lesioni Spinali

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Ogni anno, negli Stati Uniti, più di 17.000 persone subiscono una lesione grave e debilitante del midollo spinale. Queste lesioni possono essere devastanti per la qualità della vita e la capacità di vivere in modo indipendente. I costi dell’assistenza sanitaria per questi pazienti possono spesso superare i 5 milioni di dollari. Il miglioramento delle capacità funzionali di braccio, mano e dita in questi pazienti possono portare a costi di assistenza sanitaria più bassi, miglioramenti significativi della qualità della vita, maggiore capacità di impegnarsi nelle attività di vita quotidiana e maggiore indipendenza.
Asterias Biotherapeutics, Inc. (NYSE MKT: AST), una azienda biotecnologica pionieristica nel campo della medicina rigenerativa, ha annunciato i primi risultati positivi della sperimentazione clinica di fase 1/2a denominata SCIStar, che consiste nella somministrazione delle cellule staminali AST-OPC1 su 35 pazienti tetraplegici per lesione completa del midollo cervicale, dopo 14-30 giorni dal trauma.
Il prof. Richard Fessler, responsabile della sperimentazione, afferma che i pazienti hanno presentato un significativo miglioramento motorio e nella capacità di utilizzo di braccia, mani e dita nei primi 6 pazienti tratta già dopo 6 e 9 mesi, che si è mantenuto nel tempo e nella maggior parte dei pazienti è ulteriormente migliorato. 
Le cellule staminali embrionali umane utilizzate sono denominate AST-OPC1, sono cellule progenitrici oligodendrocitarie e hanno 3 diversi meccanismi riparativi: la produzione di fattori neurotrofici, la stimolazione della vascolarizzazione e la produzione della mielina di rivestimento degli assoni, necessaria per la sopravvivenza, la ricrescita e la trasmissione dell’impulso nervoso fino al sito di lesione. La loro efficacia è stata già dimostrata in studi preclinici su modelli animali e in un precedente studio condotto su pazienti 7-14 giorni dopo il trauma, senza alcun rischio di rigetto.


Steve Cartt
, Capo Esecutivo della Asterias, aggiunge che i nuovi risultati sono molto incoraggianti e che potrebbero portare entro l’anno a una discussione con la Food and Drug Administration (l’ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici) riguardo l’adeguato percorso clinico e normativo per l’utilizzo della terapia. 
La sperimentazione ha mostrato un profilo di rischio positivo, dato che non è stato riportato alcun evento avverso dopo la somministrazione delle cellule staminali, che si è quindi rivelata una procedura sicura in pazienti con lesione subacuta del midollo spinale. Il confronto con i dati di letteratura ha inoltre confermato che il miglioramento osservato è superiore rispetto al recupero spontaneo noto per i traumi spinali, supportando ulteriormente la possibile efficacia del trattamento. 
I risultati preliminari dello studio sono stati resi pubblici dalla Asterias il 24 gennaio scorso e sono stati discussi da Richard G. Fessler, Professore del dipartimento di neurochirurgia della Rush University e SCiStar lead investigator, in un webcast disponibile sul sito:

http://asteriasbiotherapeutics.com/events-presentations/

Il trial SCiStar è uno studio multicentrico approvato dal governo USA e coinvolge 6 diversi centri clinici statunitensi (Medical College of Wisconsin in Milwaukee, Shepherd Medical Center in Atlanta, University of Southern California (USC) in Los Angeles, Rush University Medical Center in Chicago, Santa Clara Valley Medical Center in San Jose).

http://asteriasbiotherapeutics.com/inv_news_listings.php?listing=1589&#asteriasNews

Pupazzi, cartoon e fumetti – La disabilità è cosa da eroi

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Nelle tv Usa arriva Julia, Muppet con disturbi psichici Da Daredavil a Legion, l’handicap vive nei «comics»

Si chiama Julia, ha quattro anni, capelli arancioni e grandi occhi verdi, incorniciati da folte sopracciglia nere. Dopo essere apparsa su una serie di filmati distribuiti su Youtube in marzo, lunedì scorso Julia ha fatto la sua prima apparizione in tv, nell’episodio 4715 di Sesame Street, lo storico programma per bambini con protagonisti i pupazzi Muppet di Jim Henson.
Anche Julia è una dei Muppets, e ha una caratteristica unica rispetto alla sua grande famiglia di stoffa: è autistica. L’ha inventata per un libro illustrato digitale l’autrice Leslie Kimmelman, che ha un figlio autistico, mentre ad animare il pupazzo di Julia in Sesame Street è Stacey Gordon, anche lei tra l’altro mamma di un ragazzino affetto da autismo. E le esperienze personali degli umani dietro le quinte di Julia sono servite a rendere più realistici i comportamenti del nuovo personaggio, accolto con entusiasmo dalle associazioni statunitensi di familiari di persone autistiche. Un’altra malattia che trova un suo testimonial nello show-business. Dove le disabilità più che limitare le possibilità umane diventano quasi materia da eroi.
E infatti gli handicap non mancano di affacciarsi anche nel mondo dei supereroi. Dove i poteri sono spesso l’altra faccia di problemi, disabilità e sofferenze, dai quali anzi talvolta derivano in via diretta.

La Marvel qualche anno fa ha pure introdotto nelle storie di Iron Man un paio di supereroi sordi, un uomo – Blue Ear – e una donna, Sapheara. Ma non serve nemmeno cercare personaggi come questi, creati ad hoc per sensibilizzare. Perché anche tra i protagonisti classici dell’universo dei supereroi ci sono ottimi esempi. Che dimostrano come anche il più grande superpotere può far superare i limiti della disabilità, ma non cancellarla. Anzi, certe volte l’handicap dell’eroe finisce per caratterizzare il personaggio che ne è affetto quasi più delle sue straordinarie capacità sovraumane.
C’è Thor, un dio, che però da comune mortale zoppica. E c’è Bruce Banner, cervellone contaminato dai raggi Gamma, che quando si trasforma in Hulk dimentica di essere uno scienziato e – se guadagna in forza e in verdura – non brilla esattamente per intelligenza. Deadpool, poi, ha sofferto per il cancro, e ne porta i segni sulla pelle come effetto collaterale dei suoi poteri di rigenerazione. Anche Matt MurdockDaredevil, fresco di 53esimo compleanno (ha esordito nella omonima collana nella primavera del 1964), è cieco, e anche lui ha perso la vista a causa di sostanze tossiche che però gli hanno anche donato i poteri e amplificato gli altri sensi.
E tra i disabili-iperabili non si può non citare, ancora dall’universo Marvel, Charles Xavier, alias Professor X, il «boss» degli X-Men, inchiodato su una sedia a rotelle nonostante i suoi formidabili poteri telepatici. Personaggio immancabile delle storie dei mutanti Marvel su carta o su grande schermo, il Professor X è anche padre di un altro «superdisabile». Parliamo di David Charles Haller, nato dalla relazione con l’israeliana Gabrielle Haller, ambasciatrice e sopravvissuta all’Olocausto. David è Legione, un mutante dai grandissimi poteri – protagonista recentemente anche di una fortunata serie tv – che racchiude in sé così tante personalità da essere di fatto schizofrenico, vista anche la difficoltà a controllare il proprio potere e a mantenere stabilità e la tendenza a perdersi nel labirinto di esistenze nascoste nel suo inconscio. Fragili eppure potenti più di ogni altro uomo. Feriti ma pronti a rialzarsi. Sulle pagine dei fumetti e non solo. Perché che la disabilità sia roba da declinare con la stoffa dell’eroe lo dimostrano, nel mondo reale, anche superumani come la tenace Bebe Vio o l’incredibile Alex Zanardi. Nati non dalla matita di Stan Lee, ma dalle rispettive mamme.

(il giornale.it)

​Disabilità visiva: un percorso per realizzare un prototipo accessibile del Rosone di Santa Croce

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L’obiettivo è di promuovere la fruizione dell’arte alle persone con disabilità visiva



La città di Lecce avvia un percorso partecipato volto alla realizzazione della riproduzione tattile e dell’audio descrizione di uno dei simboli della città, il Rosone della Basilica di Santa Croce. L’obiettivo è di promuovere la fruizione dell’arte alle persone con disabilità visiva, allargando il processo di costruzione del prototipo del Rosone a esperti in accessibilità dell’arte, in riproduzioni tattili di beni culturali e ad artigiani specializzati nella lavorazione della pietra leccese.
È questo “Arte per Tutti”, progetto realizzato dall’associazione Poiesis, affiliata Arci, e vincitore di ‘Orizzonti solidali’ – Edizione 2016, bando di concorso promosso dalla Fondazione Megamark in collaborazione con i supermercati dok, A&O, Famila e Iperfamila. Insieme a Poiesis, da anni impegnata sul territorio in progetti sull’accessibilità, il Museo Tattile Statale Omero, l’Arcidiocesi di Lecce, il MUSA – Museo Storico-Archeologico dell’Università del Salento, il Centro Italiano Tiflotecnico, l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti Sezione di Lecce, il Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento, Arte Amica, Kaleidos e Arci Lecce. «L’accessibilità è un requisito necessario perché il diritto alla cultura e all’arte sia garantito per tutti – spiega Gian Maria Greco, Marie Skłodowska-Curie Fellow presso l’Università Autonoma di Barcellona e responsabile scientifico del progetto. Rendendo accessibile il simbolo più rappresentativo del Barocco leccese, il progetto “Arte per Tutti” è quindi un passo importante verso la costruzione di una vera comunità inclusiva».

Il prototipo sarà realizzato in resina, materiale resistente e adatto alla riproduzione di dettagli, dal Museo Tattile Statale Omero e saranno coinvolti artigiani locali per la creazione in pietra leccese di alcuni dei particolari del Rosone a grandezza reale. Il risultato finale sarà presentato il prossimo autunno e sarà esposto nella Pinacoteca del Museo Diocesano di Lecce. Il patrimonio artistico e culturale di Lecce si apre, così, all’accessibilità, allargando la fruizione di uno dei simboli indiscussi del barocco leccese alle persone con disabilità visiva. Un modo nuovo di pensare anche alla qualità dell’offerta turistica, che diventa più inclusiva e attenta a fasce della popolazione con esigenze differenti, e offre a tutti la possibilità di vivere un’esperienza sensoriale inedita del Rosone.
«Ogni forma d’arte esprime bellezza, e la bellezza è un sapore che dovrebbero gustare tutti – dichiara Salvatore Peluso, presidente UICI della Sezione di Lecce – ma per non vedenti e ipovedenti, però, questo non sempre avviene. “Arte per Tutti” ha il merito di sensibilizzare e per certi aspetti educare le istituzioni a pensare all’accessibilità, perché fruire di un bene culturale, qualunque sia la sua natura è un diritto di tutti. Realizzare una rappresentazione tattile della facciata della Basilica di Santa Croce di Lecce, autentico emblema del nostro barocco, significa che i privi della vista salentini hanno finalmente l’opportunità di conoscerne l’imponenza, la magnificenza, potendone apprezzare dettagli artistici e architettonici».
Grazie ad “Arte per Tutti”, la realizzazione del Rosone diventa un’opportunità per la cittadinanza e per gli operatori del settore di acquisire tecniche e conoscenze per comprendere questo processo e allargare la produzione di materiali accessibili di qualità a persone cieche e ipovedenti. Le attività di formazione e sensibilizzazione, gratuite su prenotazione (project@poiesis.it), si svolgeranno nei locali del MUSA – Museo Storico Archeologico dell’Università del Salento presso il Complesso Studium 2000 in via di Valesio a Lecce dalle ore 9 alle 13.30. Primo appuntamento, il 27 aprile con il modulo su “Riproduzioni tattili”, in particolare sui metodi e strumenti per la traduzione a rilievo per le opere bidimensionali, i laboratori esperienziali al buio e l’arte tattile contemporanea, a cura di Andrea Socrati responsabile della didattica speciale del Museo Statale Tattile Omero di Ancona. Seguiranno i moduli “Accessibilità museale e dei beni culturali” in programma il 10 maggio, a cura di Aldo Grassini e Annalisa Trasatti, rispettivamente Direttore e Responsabile servizi del Museo Omero, “Accessibilità nei musei universitari” il 12 maggio a cura di Grazia Maria Signore, Francesco Meo e Corrado Notario dell’Università del Salento e Giovanna Spinelli, esperta in accessibilità dell’Unione Ciechi e Ipovedenti di Bari, le “Audio descrizioni” nei giorni 3, 16 e 19 maggio con Grazia Maria Signore dell’Università del Salento, Valentina Terlizzi di Poiesis e Gian Maria Greco dell’Università Autonoma di Barcellona e, infine, il modulo sulla “Comunicazione accessibile” con lo stesso Gian Maria Greco e Fabrizio Martina di Poiesis. L’intento è quello di diffondere la cultura dell’accessibilità e la necessità di garantire il diritto di accesso e di pieno godimento dell’arte e della cultura da parte di tutti i pubblici ed in particolare delle categorie a rischio di esclusione sociale. Verrà riconosciuto 1 CFU agli studenti del Corso di Laurea Magistrale in Storia dell’Arte, indirizzo Patrimonio Culturale, del Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento.
«L’accessibilità alla cultura è un settore in espansione a Lecce e nel Salento – ribadisce Federica Legittimo, coordinatrice del progetto – ma perché sia realmente efficace è necessario che la buona volontà sia supportata da consapevolezza e formazione specifica. Grazie al sostegno della Fondazione Megamark e alla collaborazione con esperti del settore, con questo progetto Poiesis continua la sua attività in favore della professionalizzazione del territorio».

(meteoweb.eu)

​INTERVENTO DI GIOVANNI CUPIDI IN II COMMISSIONE (Bilancio) ALL’ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

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Il mio intervento in Commissione Bilancio del 22 marzo 2017

Palazzo dei Normanni, Palermo



“Lo stato attuale deriva ormai da anni di stratificazione di inefficienza e di sperpero di risorse che da quello che abbiamo potuto vedere in questi giorni, facendo un po’ i nostri conti, non sono effettivamente risorse andate perse ma che giacciono assolutamente inutilizzate.

Abbiamo fatto contezza di questa cifra, e rispetto ai 500 milioni integrativi che noi chiediamo, si possono recuperare altre somme, visto che l’assessore (Alessandro Baccei, assessore regionale all’Economia, ndr) si preoccupava di dove poter trovare i soldi.

Ho visto poi che ad un certo punto la discussione è proseguita snocciolando dati tecnici come se qui, in questo momento, fossimo ad un tavolo tecnico dove andare a misurare esattamente e con precisione l’efficacia di una misura.

Mi sembra di aver capito che ancora siamo,  purtroppo, nonostante i quasi cinque anni di questa legislatura, alla fase iniziale, anzi pre iniziale: cioè quella di capire innanzitutto quali sono le difficoltà che abbiamo incontrato, quali sono le risposte sommarie da dare per poi arrivare alla risposta nel particolare.

Con molto piacere, ma perché seguiamo la stessa linea, ho sentito prima gli amici ribadire alcuni concetti che avevo già sottolineato (in occasione dell’audizione in commissione Sanità del 14 marzo 2017, ndr). Cioè che il progetto di vita va costantemente controllato e aggiornato alle necessità della persona. Cioè che bisogna considerare finalmente la persona nella sua globalità, il che significa togliere di mezzo la tendenza a continuare a pensare – come ho sentito qui a tratti – di fare interventi che abbiano alla base pietismo e paternalismo. 

E’ un atteggiamento che va spazzato via perché nel 2017, dopo tutto quello che abbiamo detto qua, accennare a programmazione di questo tipo vuol dire che siamo fuori dal tempo. Continuo a percepire la non comprensione del valore della persona che ha una disabilità come risorsa. Continuo a percepire la sensazione che dover trovare fondi, rastrellare da un capitolo di bilancio piuttosto che da un altro, serva a dare una riposta a un ‘peso’, a un ‘oggetto’, a un qualcosa  che ha una necessità.

Mentre, sul tavolo, non viene messo qual è il vantaggio di fare questo: perché quando l’assessore Baccei cerca giustamente i fondi, forse non fa i conti con quello che è il ritorno dell’investimento. Ritorno che va calcolato all’interno di una programmazione dei fondi, perché quando io do assistenza e faccio inclusione – ho sentito la parola integrazione e vi prego di cambiarla con inclusione, che è un concetto completamente diverso – intanto do forma di lavoro nell’assistenza ma ho un tipo di contribuzione che torna indietro nell’inclusione. 

Quando io permetto a una persona, contemporaneamente di ricevere assistenza e di diventare fattore produttivo e contributivo, facendo l’inclusione ad esempio lavorativa,  magari rispettando una legge precisa che è la 68 del 1999, (Norme per il diritto al lavoro dei disabili, ndr) così tanto per citarla, forse a questa somma possiamo includere quello che è il ritorno economico che se ne ha da questo investimento. Perché va considerato, ribadisco, come investimento. Come si investe in una infrastruttura, come si investe in un piano di lavoro, è lo stesso…

E’ una programmazione che va continuamente monitorata, censita e rimodulata di volta in volta. Questa è la gestione del mondo della disabilità. Perché altrimenti continuerete a considerarla un fardello a cui trovare un capitoletto di bilancio dove andare ad inserire alcuni fondi, che poi non si capisce bene come vengono utilizzati. Quando si cambierà questa visione, considerando queste forme di intervento come un vero e proprio investimento sulla società, e come scommessa su quello che una persona con disabilità dà alla società, forse cominceremo a ragionare in maniera migliore e non solo facendo una mera addizione o sottrazione di quelli che possono essere i numeri in bilancio. Quando lei, assessore Baccei, parla di riqualificazione delle persone (ovvero i circa 5mila precari degli enti locali rimasti senza lavoro, ndr) ed opportunità di dare loro un riscatto, stiamo parlando forse la stessa lingua. Forse quelle persone in questo momento non hanno una menomazione ma una ‘disabilità sociale’.

Siamo tutti d’accordo. Però la mia paura è che si voglia trovare una facile soluzione a quella che è la gestione di queste persone, scaricandola sul mondo della disabilità o della fragilità. Perché quando io ho un assistente che viene in casa, e mi deve supportare in quelle che sono, tutte, e ripeto tutte le mie necessità, che non sono solo quelle di grattarmi un sopracciglio o dell’igiene personale, ma ci sono le attività di mobilità, di supporto psicologico, di supporto alla famiglia…tutto questo non si può fare pensando in tempi brevi di riqualificare personale e metterlo a disposizione dei Comuni al fine di liberare altre risorse…

Questa è una follia, perché un assistente che io ricevo in casa, che è un OSS (operatore socio sanitario, ndr), fa un corso di almeno mille ore, e quando viene a casa con me prosegue con almeno tre mesi di training, ed è, nel migliore dei casi, una persona che già ha una formazione di base ed una buona motivazione di partenza.

Perché, badate bene, anche queste persone che fanno il corso per diventare OSS, spesso e volentieri non hanno una motivazione di base se non quella di ottenere un lavoro e quando io me li ritrovo a casa devo scartarli, per cui la selezione del personale alla fine la faccio io.

Attenzione – scusate il termine – Giovanni Cupidi ha due palle così e si fa la selezione del personale. Molte persone, la maggior parte, non hanno gli strumenti per farla. E si ritrovano in casa chiunque. Allora, a fronte di tutto questo, a  fronte di personale che deve avere una motivazione esasperata, una formazione eccelsa e che nonostante questo quando viene in casa il training lo fa sulla mia pelle, allora assessore, lei non mi può banalizzare tutto facendo la morale che una persona va riqualificata dandole una opportunità di lavoro per poi mandarla a me!

Io questo non lo accetto e non è un fatto pregiudiziale della persona.

Perché se devo dare la mia opinione personale, il percorso riabilitativo di una persona che è stata in carcere o ha perso il lavoro è un fatto di civiltà, su quello siamo tutti d’accordo. Ma non può essere, in questo momento particolare, in cui noi stiamo parlando di un’emergenza, la soluzione per risolvere il problema del governo che non sa come gestire questi precari.”
(trascrizione V.Femminino)

​FotoOto, app fotografica per persone con disabilità visive

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FotoOto è la nuova app per smartphone di Publicis Pixelpark che permette alle persone con deficit visivi di comprendere il contenuto di una foto scattata tramite questa applicazione o caricata sull’app direttamente dalla propria gallery. Grazie ad essa, 325 milioni di persone con disabilità visive nel mondo possono registrare le proprie emozioni, momenti e ricordi e condividerli con gli altri. Con un sistema integrato di riconoscimento d’immagine, FotoOto legge ad alta voce la descrizione degli elementi presenti nella foto. Successivamente, converte l’immagine in una serie di suoni individuali, creando un paesaggio sonoro unico per ogni foto. Inoltre, FotoOto permette agli utenti di aggiungere, con un solo click, commenti audio o suoni alle immagini che pubblicano.
FotoOto è il risultato di un anno e mezzo di stretta cooperazione tra Publicis Pixelpark con potenziali utenti dell’app e gli esperti dello studio Not a Machine, di Futura Epsis 1 e di Cargo Records. L’applicazione gratuita è già disponibile in inglese su AppStore.

VIDEO

Timm Weber, Chief Creative Officer di Publicis Pixelpark, commenta così il lancio dell’app:

Attualmente, la maggior parte delle immagini e video condivise sui social e sul web non hanno un ausilio audio che aiuti la loro comprensione. Di conseguenza, le persone con deficit visivo si perdono molto di ciò che accade nella vita dei loro amici e dei loro familiari. Con FotoOto, abbiamo voluto creare un nuovo strumento facile da usare, divertente e che contribuisce ad una migliore comprensione per tutti i soggetti coinvolti. FotoOto in realtà è una foto app pensata non solo per chi ha difficoltà visive ma per un pubblico più ampio.

(hi-tech.leonardo.it)

I wearable per la disabilità

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Dai guanti che traducono il linguaggio dei segni agli occhiali per persone considerate ciechi: tutti i wearable per affrontare la disabilità



SMARTPHONE & GADGET

Spesso parliamo della tecnologia come se fosse fine a sé stessa: nuovi smartphone con caratteristiche da top di gamma, ma che in realtà non apportano grandi vantaggi per gli utenti. Ci meravigliamo di un fitness tracker che può tenere sotto controllo il battito cardiaco, ma non sappiamo che esistono altri braccialetti intelligenti che aiutano realmente le persone a combattere i loro problemi quotidiani. Esiste tutto un mondo sotterraneo della tecnologia che spesso non viene trattato ma che si rivela di vitale importanza per milioni di persone. Stiamo parlando dei wearable dedicati alle persone conproblemi di disabilità.

Grazie allo sviluppo della scienza e della tecnologia, malattie che sembravano incurabili, sono molto più semplici da tenere a bada. Anche le persone affette da disabilità possono avere una vita normale e assaporare le gioie e i dolori. Grazie a wearable che sfruttano le migliori tecnologie presenti sul mercato, i sordomuti possono parlare anche con persone che non conosco il linguaggio dei segni, mentre eSight 3sono degli occhiali speciali, che somigliano a quelli di Start Trek, che permettono alle persone considerate legalmente cieche di tornare a vedere. Ma non solo: negli Stati Uniti hanno creato uno speciale dispositivo che traduce i librinel linguaggio braille, dando la possibilità alle persone cieche di leggere immediatamente un testo.
SignAloud

Una delle difficoltà maggiori dei sordomuti è riuscire a comunicare con persone che non conoscono il linguaggio dei segni. Infatti, la percentuale di persone che conosce il linguaggio dei sordomuti è molto esigua e se nei paraggi non è presente qualcuno che lo conosca, la situazione per una persona affetta da disabilità può essere molto difficile. Per risolvere il problema, dei ragazzi statunitensi hanno creato SignAloud, dei guanti che traducono il linguaggio dei segni. Il funzionamento è molto semplice: all’interno dei guanti sono presenti dei sensori che tracciano il movimento delle mani e inviano al computer, tramite Bluetooth, tutti i dati raccolti. Il pc li analizza e associa il movimento a una parola e tramite un sintetizzatore da voce ai sordomuti. SignAloud utilizza un sistema di machine learning per migliorare la traduzione dei segni. I guanti intelligenti potranno essere utilizzati anche per la realtà virtuale, ma gli esperimenti sono ancora nelle fasi iniziali. Il wearable inventato da due ragazzi statunitensi ha ricevuto anche diversi premi.

eSight 3


eSight 3 è uno speciale visore che combatte una delle disabilità più complicate da curare: la cecità. Questo speciale wearable, che ricorda nel design il visore di Start Trek, permette alle persone dichiarate legalmente cieche di tornare a vedere. Logicamente eSight 3 non è dedicato a tutte le persone cieche, ma soltanto a coloro che hanno subito un abbassamento della vista a causa del diabete o una degenerazione maculare. Se ad esempio si è avuto un glaucoma, molto probabilmente il danno è maggiore rispetto alle possibilità “curative” del visore. Per far tornare la vista alle persone legalmente cieche, eSight 3utilizza un sistema di fotocamere per offrire delle immagini chiare e nitide.

Scewo

 Le barriere architettoniche sono il problema più importante che le persone che sono costrette a vivere sulla sedia a rotelle devono affrontare ogni giorno. Salire delle scale o oltrepassare un dosso sono delle azioni semplici per una persona normodotata, ma non per un disabile sulla carrozina. La sedia a rotelle Scewo è stata creata proprio per affrontare il problema della scarsamobilità dei disabili: il dispositivo integra deicingoli che possono essere utilizzati per salire le scale o per affrontare dei tratti più difficili da superare. Inoltre, grazie alla modalità Elevate Mode, le persone possono essere anche sollevate e aiutate a raggiungere un oggetto. Scewo è stata realizzata da un gruppo di ricercatori del Swiss Federal Institute of Technology.

Tactile, la tastiera braille connessa

È possibile tradurre un libro istantaneamente nellinguaggio braille per renderlo disponibile anche per i ciechi? Se la vostra risposta è no, state sbagliando di grosso. Infatti, un gruppo di studenti ha creato Tactile, un dispositivo capace di tradurre un testo nel linguaggio dei ciechi.Tactile può essere definito come una sorta di tastiera braille: il dispositivo dispone di una fotocamera che cattura le parole e le traduce nel linguaggio braille. I puntini presenti sulla tastiera si attivano a seconda della parola e le persone affette da cecità riescono a capire cosa c’è scritto. Ma la caratteristica più interessante di Tactile è il prezzo: infatti, potrebbe costare poco più di 100 dollari, una spesa alla portata di moltissime persone.

ABBI
Abbi è un acronimo e significa “Audio Bracelet for Blind Interaction”. Si tratta di un braccialetto intelligente dedicato alla riabilitazionesensomotoria dei bambini non vedenti: sfrutta la capacità del cervello di integrare le informazioni provenienti dai sensi per indicare ai ragazzi cosa è presente nelle vicinanze attraverso dei suoni. I bambini potranno imparare a orientarsi riconoscendo i rumori provenienti dalla città.
(Fastweb)