Così i non vedenti possono riscoprire i monumenti

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Conoscere l’arte toccandola con mano”. È questa la sfida di Tooteko, startup culturale innovativa che ha sviluppato un nuovo metodo d’apprendimento basato su tatto e udito. Tooteko è, infatti, il nome del dispositivo che consente di conoscere la storia di un monumento semplicemente toccandolo: il tutto, grazie ad un anello hi-tech al cui interno è montato un sensore che legge i tag NFC (Near Field Communication, la stessa tecnologia che utilizziamo quando facciamo pagamenti con il cellulare). Il sistema è stato recentemente impiantato anche all’Ara Pacis di Roma, dove non vedenti e ipovedenti possono conoscere la storia del monumento su una traccia audio archiviata su un’App.

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Il futuro? “Creare una rete di musei – racconta Serena Cuffato, architetto del team di Tooteko – , per allargare il pubblico e dare a tutti la possibilità di godere dell’arte”.

(West-info)

Danilo e Luca: in viaggio per sfidare la disabilità

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L’avventura di due trentenni in carrozzina, attraverso sfide e solidarietà

Luca ha passato metà della sua vita in piedi, l’altra metà seduto, in carrozzina, per colpa di un incidente. Però non ha perso la voglia di viaggiare. Viaggiare e guardare l’Italia, e il mondo, da una prospettiva diversa, più bassa. Con questa idea in testa da tre anni percorre l’Italia in compagnia dell’amico Danilo, anche lui vittima di un incidente che lo ha costretto in carrozzina da quasi vent’anni e anche luiinnamorato dell’andare. Insieme girano l’Italia unendo sport, avventura, musica, solidarietà conil progetto Viaggio Italia.
 
Un viaggio nato non per sottolineare le difficoltà della disabilità, ma per farne scoprire le possibilità. Un’iniziativa che quest’anno il Touring Club Italiano ha deciso di patrocinare: per una volta non solo una giusta denuncia, ma anche una proposta positiva che può servire da stimolo.
 
 

DAL PIEMONTE ALLA BASILICITATA

Questa la filosofia con cui si sono messi in moto Danilo Ragona – imprenditore e designer torinese – e Luca Paiardi, anche lui torinese, architetto al Politecnico, tennista professionista (è il numero 7 del ranking italiano del Tennis in carrozzina) e musicista. Insieme quest’anno hanno costruito un ambizioso viaggio a tappe partito in aprile dal Piemonte, che toccherà Sardegna, Basilicata ma anche Spagna e altre destinazioni europee. Un viaggio assai sportivo, visto che in ogni tappa si cimenteranno inun’impresa diversa dal surf allo sci, dal rally al parapendio. Del resto per entrambi lo sport è stato uno strumento di riabilitazione che è servito molto per ripartire dopo l’incidente.
 

 
Un viaggio fatto di incontri: da Alessio Mereu, disabile, produttore e DJ che incontreranno in Sardegna; e Albert Llovera, pilota disabile di rally che lo scorso anno ha partecipato addirittura alla Dakar. Un viaggio che diventa lo spunto per una riflessione sul tema dell’accessibilità per tutti. Un modo per aiutare chi magari ha subito un incidente e si trova in carrozzella a prendere coraggio e capire che la vita non finisce, ma cambia. E non si deve per forza rinunciare al piacere della scoperta, ma appunto cambiare prospettiva. È per questo che ad ogni tappa del loro viaggio Luca e Danilo fanno visita alle Unità spinali delle località che visitano. Unità spinali che sono il posto dove chi si trova ad affrontare la disabilità inizia a familiarizzare con l’idea che un’altra vita è possibile.
 
 

LA SOLIDARIETÀ

Ma “Viaggio Italia” è anche un’occasione di solidarietà. Obiettivo di quest’anno è raccogliere fondi per poter comprare il maggior numero possibili di carrozzine da donare alle unità spinali di tutta Italia. Per farlo hanno fondato B-Free, associazione no profit nata per sostenere, promuovere e sviluppare progetti sull’accessibilità e l’eliminazione delle barriere architettoniche. E se volete sapere come va il loro viaggio seguiteli su Facebook ‘Viaggio Italia’.

(Touring Club Italia)

Belli e diversi: la disabilità diventa una favola

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Il libro di due ragazze vercellesi dedicato ai bambini

Le fiabe vengono raccontate dagli animali a una bambina troppo piccola e ad un bambino troppo alto, due opposti che si incontreranno nell’ultima pagina del libro (Erickson)




Una gazza ladra bellissima ma allergica al metallo. Un pettirosso tanto splendente da luccicare al sole ma con la vista troppo corta e tanta paura di volare. Un elefante che sa spruzzare l’acqua verso il sole, trasformandola in arcobaleno, ma è senza memoria. Una lepre che non sa correre, perché ha una zampetta più corta, e che vorrebbe che anche la sua famiglia andasse piano. Sono i personaggi che vivono nelle Favole di terra e di aria, scritte da Giulia Pretta e colorate dai disegni di Claudia Ferraris: belli e diversi si incontrano, si riconoscono e soprattutto, in un libro nato per insegnare ai bambini l’accettazione dell’altro, spiegano che le nostre particolarità non sono difetti, ma che spesso «aspettano solo qualcuno che ci completi». E non è un caso che le fiabe vengano raccontate dagli animali a una bambina troppo piccola e ad un bambino troppo alto, due opposti che si incontreranno nell’ultima pagina del libro.  
 
Al Salone del Libro  
Favole di terra e di aria, pubblicato da Erickson, casa editrice per eccellenza dei testi scolastici, verrà presentato al Salone del libro di Torino. Nasce a Vercelli da mesi di lavoro intenso, dopo l’incontro tra Giulia Pretta, narratrice che oggi vive in Veneto, e Claudia Ferraris, giovanissima disegnatrice lanciata da un volume, Fiabe di riso, che racconta ai bimbi il territorio. Pino Ferraris, il padre di Claudia, in prima linea nel mondo della solidarietà, accarezzava il nuovo progetto da anni: «Ne avevo parlato sin dal 2008 ad Adriano Greppi, presidente di Liberi di scegliere onlus, che segue ragazzi diversamente abili. Gli avevo detto che bisogna fare cultura ai più piccoli, far capire loro quanto è grande la bellezza d’animo e l’intelligenza dei diversamente abili, ma bisogna farlo con gioia e colore, con intelligenza e sensibilità. Soprattutto grazie agli insegnanti, a partire da quelli della scuola d’infanzia». 
 
In Favole di terra e di aria, con la prefazione firmata dal pediatra Paolo Cornaglia Ferraris e dallo scrittore e sceneggiatore di testi per ragazzi (Topolino su tutti) Alessandro Sisti, la lepre accetta per l’inverno il letto caldo di un ghiro che non sa dormire e va a correre nella neve. «Perché non bisogna sentirsi tristi se si è diversi: a volte, basta semplicemente cambiare posto per essere felici». Un topolino curioso, che conosce tutte le notizie della foresta, appostato vicino all’orecchio dell’elefante, e quasi invisibile agli occhi degli altri, ne diventa la memoria. Perché «quello di cui abbiamo bisogno è solo della persona che ci sappia ascoltare. Poco importa se magari dimentica qualcosa. L’importante è che ci tenda l’orecchio e sappia fare arcobaleni per ringraziarci». 
 
Nei disegni, come è nello stile di Claudia Ferraris, tutti i personaggi hanno occhi grandi e dolci, i colori hanno il verde dei prati e l’azzurro del cielo e del mare. E quando nell’ultima pagina i due bambini si incontrano sono i rami scuri di un albero a risolvere i loro problemi di altezza diverse. 
 
Adottato nelle scuole  
Le Favole di terra e di aria sono piaciute subito agli operatori delle scuole materne ed elementari vercellesi, che sono stati tra i primi a leggere le bozze, e anche all’Ufficio scolastico territoriale, che all’iniziativa ha dato il patrocinio. Tra gli «sponsor» delle Favole ci sono il Lions club e tante associazioni di volontariato (l’inclusione riguarda sì disabilità fisiche e psichiche, ma si può allargare alle diversità razziali e religiose): tutti sono pronti a partecipare alla presentazione di Torino (il 22 maggio, dalle 10,30), che sarà curata dalla giornalista Ilde Lorenzola. Inutile dirlo, i proventi andranno alla giusta causa dei ragazzi diversamente abili. (La Stampa)

Fondi per i disabili in Sicilia – Le mie obiezioni 

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Sul Giornale di Sicilia di oggi è stata riportata la notizia sulla pubblicazione del Decreto regionale sul Fondo per la disabilità e sulle dichiarazioni del presidente Crocetta su quali misure sono state previste per le persone con disabilità gravissime. Nell’articolo ci sono alcune mie dichiarazioni in merito al decreto appena esitato dalla commissione salute.

Nella fattispecie ho fatto presente diverse perplessità e alcune questioni, anche se non tutte riportate dal cronista: Crocetta aveva asserito praticamente ovunque che già da aprile le persone con disabilità gravissime censite avrebbero ricevuto gli assegni e invece ancora oggi nessuno ha ricevuto nulla; nel decreto si dice che la platea di disabili gravissimi dovrebbe aumentare, come abbiamo sempre sostenuto nelle nostre osservazioni. Ma se aumenta la platea verrà rimpinguato il fondo proporzionalmente oppure sarà un “meno soldi per tutti?”; l’assegno è comunque insufficiente a  garantire ai disabili gravissimi che ne hanno bisogno l’assistenza domiciliare H24 al massimo 5 o 6 ore al giorno; resta un forte dubbio su come effettivamente questi soldi verranno spesi senza una rendicontazione che possa dimostrare l’avvenuta prestazione in assistenza alla persona con disabilità gravissima, ciò che invece garantisce l’assistenza domiciliare indiretta.

​Facebook e nuove tecnologie: la ricerca che sfida la disabilità

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Scrivere con la mente e ascoltare con la pelle”  è lo slogan che Facebook ha lanciato in occasione dell’ultimo F8, la conferenza annuale per gli sviluppatori, durante la quale ha svelato le sue nuove ambizioni futuristiche. Con una certa dose di coraggio, infatti, il social più diffuso al mondo ha dichiarato che il proprio team di ricerca Building 8 è attualmente al lavoro per offrire in un futuro non troppo lontano tecnologie altamente innovative, che consentano alle persone di trasformare i propri pensieri in testo, senza l’utilizzo della voce e al tempo stesso di interpretare il linguaggio attraverso l’esperienza tattile.
L’obiettivo è quello di brevettare un dispositivo non invasivo, indossabile come un berretto o una fascia per capelli, e in grado di individuare quale attività del cervello decodificare e tradurre in testo, a una velocità di 100 parole al minuto, cinque volte superiore a quella in cui normalmente digitiamo sui nostri smartphone.
Ma l’innovazione che coinvolge precisamente il mondo dell’ipoacusia è che Building 8 sta costruendo prototipi hardware e software che permettono alla pelle di imitare la coclea nell’orecchio e trasformare il suono in frequenze specifiche da trasmettere al cervello. Questa tecnologia potrebbe far sì che le persone con un’ipoacusia elevata ascoltino essenzialmente senza utilizzare le orecchie. Nel corso della conferenza è stato mostrata in video una sperimentazione dell’ascolto attraverso la pelle, utilizzando un sistema di attuatori sintonizzati a 16 bande di frequenza capaci di tradurre parole e concetti attraverso stimoli cutanei. Il soggetto di prova sviluppava un vocabolario di nove parole che potevano essere sentite attraverso la pelle.

Le ripercussioni sulla comunicazione



È naturale che nell’epoca dell’iperconnessione dispositivi simili sarebbero in grado di rivoluzionare completamente il nostro modo di comunicare e avrebbero numerose implicazioni sul nostro modo di concepire la privacy. Tuttavia, il grosso vantaggio che essi potrebbero apportare riguarda soprattutto il tema dell’accessibilità. Grazie a uno strumento come quello che Facebook intende lanciare sul mercato, finalmente le persone con un deficit uditivo e visivo avrebbero la possibilità di interagire con i dispositivi digitali evitando le loro consuete difficoltà, incluse quelle uditive.
Il progetto, cominciato quasi nove mesi fa, ora si avvale della collaborazione dei più importanti istituti e delle maggiori università americane e include oltre 60 scienziati e ingegneri. Non si tratta semplicemente di sfidare i limiti della tecnologia per spingersi oltre; ma, nello specifico, realizzare questi dispositivi e riuscire a produrli e commercializzarli su larga scala vorrebbe dire rivoluzionare la comunicazione, potenziare i sensi e compensare i deficit percettivi delle persone, vincendo, in alcuni casi, la disabilità.
Non ci resta che stare a guardare, allora, e attendere che l’epocale invenzione di Mark Zuckerberg ci stupisca per l’ennesima volta.

(specialistidelludito.it)