Netflix Eye Nav: interagire con l’app utilizzando il movimento degli occhi

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Netflix ha pubblicato le novità presentate durante l’ultimo Hack Day, stimolante evento in cui i dipendenti dell’azienda espongono idee e presentano progetti basati su nuove tecnologie.

Oltre al Jump to Shark, simpatica feature che permette di passare direttamente alle migliori scene di un film cliccando sull’apposito tasto, la novità più interessante che è stata mostrata è certamente Eye Nav. Questa, sviluppata con ARKit di Apple, sfrutta il Face ID degli iPhone di ultima generazione per controllare i movimenti degli occhi e del viso, trasformandoli in comandi per l’app di Netflix.

Come potete vedere nel filmato disponibile qui sotto, basterà muovere gli occhi per spostare il cursore (pallino giallo) sul display e mantenere lo sguardo fermo per effettuare un “tocco“. Per chiudere una pagina o tornare a quella precedente si dovrà, invece, tirare fuori la lingua.

Tale soluzione risulta essere molto interessante soprattutto perché consentirebbe l’utilizzo di Netflix o di altre app anche a persone con importanti disabilità. Benché non vi sia alcuna certezza che questa tecnologia venga realmente implementata in software ufficiali, gli stessi sviluppatori sono fiduciosi in tal senso e auspicano che possa diventare parte integrante delle future API dedicate all’accessibilità.

Vi lasciamo al breve video

(apple.hdblog.it)

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Lavoro e disabilità, la battaglia di Giovanni per chi è stato dimenticato

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Oggi si parla di me è di Noi Siamo Immortali sull’Huffington Post! Ringrazio Luca Francescangeli per l’articolo e per aver posto l’attenzione sul mondo del lavoro per le persone con disabilità.

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Ho conosciuto Giovanni “Johnny” Cupidi ormai più di tre anni fa. Aveva lanciato una petizione sul portale Change.org per rivendicare con forza il suo diritto (negato) a ricevere l’assistenza domiciliare dalla Regione Sicilia. Giovanni, infatti, è un dinamico ragazzone di 42 anni, amante della sua Sicilia, con un dottorato in Statistica applicata e un cervello in continua attività.

Per sua sfortuna, dal 1991, è diventato tetraplegico. Il perché sia successo è un mistero per la scienza di allora, come per quella di oggi. Ma le conseguenze di questo “fatto”, hanno inevitabilmente stravolto la sua vita e quella di chi, nel corso degli anni, gli è stato accanto. Eppure Giovanni non si è fatto fermare dalla sua condizione: ha terminato il liceo, poi l’università, infine il dottorato di ricerca. È diventato negli ultimi anni, grazie ai social, uno degli attivisti per i diritti dei disabili più noti d’Italia. Chiedetelo a Jovanotti, PIF, Ficarra e Picone: tutti volti noti che lo sostengono nelle sue battaglie, affinché i disabili e i loro diritti non siano dimenticati.

In queste settimane, ho avuto il piacere di leggere il primo libro di Giovanni, “Noi siamo Immortali, scritto insieme alla giornalista Veronica Femminino e con la prefazione di Lorenzo Jovanotti (ed Mondadori Electa). È una biografia che scorre via veloce, nonostante gli argomenti trattati siano un pugno nello stomaco per noi “normali”.

Tra i tanti, c’è un tema che mi ha colpito particolarmente: il rapporto tra disabili e lavoro.Il lavoro che non esiste, di fatto e salvo rarissimi casi, nonostante ci siano delle precise norme, che dovrebbero tutelare l’inserimento di persone con disabilità nelle aziende private e nelle istituzioni. E senza lavoro il disabile non può realizzarsi come persona, perde la sua dignità. Quella stessa dignità che ogni giorno deve strappare alle difficoltà imposte dalla sua condizione, alla sempre imperfetta o talvolta assente assistenza da parte delle istituzioni, agli occhi pietosi di chi li guarda e vede solo una malattia e non persone.

Eppure ci sono tanti disabili che potrebbero lavorare, che potrebbero diventare cittadini a tutti gli effetti e anche contribuenti per la nostra società. Molti disabili preferirebbero certamente lavorare e avere un reddito, piuttosto che vivere esclusivamente di sussidi statali. Ci sono storie eccezionali, come il chirurgo paraplegico Paolo Anibaldi, che ho avuto la fortuna di conoscere di persona ormai più di 10 anni fa e che oggi è il direttore sanitario dell’ospedale universitario Sant’Andrea di Roma.

Come Giovanni, che potrebbe mettere a frutto la sua mente sveglia e preparata, a beneficio suo e della nostra società. Ma Giovanni non viene messo in condizioni di farlo. E con lui centinaia di migliaia di altri disabili sparsi in tutta Italia.

Di fatto sono cittadini dimenticati e forzati all’inattività lavorativa. Una vergogna italiana che va affrontata e cambiata, il prima possibile.

Giovanni e io presenteremo il suo libro sabato 10 novembre alle ore 11:00, durante il primo Rieti Digital – Festival della Cultura Digitale e dell’Innovazione.

(huffingtonpost.it)

Special Olympics, quando la disabilità è manifestazione di abilità

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Che io possa vincere, ma se non riuscissi che io possa tentare con tutte le mie forze”.

Questo è il giuramento degli atleti di Special Olympics lo stesso dei gladiatori quando entravano nell’arena. E non è un caso, perché chi è affetto da disabilità nasce gladiatore e la vita è la sua arena tutti i giorni. E proprio a tutti loro Special Olympics dà la possibilità ad atleti con disabilità intellettive di partecipare ad eventi sportivi a livello mondiale. Che differenza c’è con il comitato paralimpico? Quest’ultimo aggrega i migliori atleti con disabilità, mentre Special Olymics apre le porte a tutti. Vale a dire che in campo scendono e gareggiano insieme persone con e senza disabilità.
I primi Special Olympics si sono tenuti nel 1968 negli Stati Uniti grazie alla fondatrice Eunice Kennedy Shriver, sorella di John Fitzgerald Kennedy. Questi ultimi avevano una sorella Rosemary, nata con una disabilità intellettiva, peggiorata a causa di una lobotomizzazione.
La convivenza con la sorella scatenò in Eunice Kennedy il desiderio di fare qualcosa di grande, per chi come Rosemary, fosse colpito da un deficit intellettivo e che purtroppo in quegli anni viveva segregato, come qualcuno di cui vergognarsi. Eunice Kennedy Shriver, osservando la propria famiglia, si rese conto di essere circondata da uomini di successo: il fratello John presidente, un fratello procuratore generale ed un altro senatore; sua sorella Rosemary invece non aveva le stesse opportunità, così come le persone come lei. La vergogna la faceva da padrona e avere in famiglia una persona con un ritardo o una malattia mentale era un’onta concreta, qualcosa, nella migliore delle ipotesi, da nascondere e nella peggiore da rinchiudere in istituti terrificanti. La pioniera di Special Olympics si accorse invece delle potenzialità di questi malati segregati e di come lo sport, nella sua semplicità, potesse farle sbocciare, così nel 1962 invitò giovani con disabilità intellettive a partecipare a un campo estivo nel cortile di casa sua: il ‘Camp Shriver’. Il campo estivo ebbe successo e nel 1968 a Chicago si inaugurarono i primi Giochi Internazionali Special Olympics. Il sogno della signora Kennedy Shriver prese forma negli anni e crebbe fino a diventare un evento a livello mondiale che conta 5169489 atleti, 1114697 volontari da 174 paesi coinvolti in più di 100000 competizioni all’anno.
Se pensiamo che negli Stati Uniti, dove nacque il Movimento, prima del 1968 non esistevano leggi in favore delle persone con disabilità intellettive che rappresentavano motivo di vergogna e venivano rinchiuse in Istituti, ad oggi che è presente in 174 paesi nel mondo. Questo lo dobbiamo alla nostra fondatrice, Eunice Kennedy Shriver, una straordinaria donna che attraverso il suo impegno ha cambiato la vita a milioni di persone nel mondo, restituendo loro dignità. Attraverso l’introduzione, nella metà degli anni 80, dello Sport Unificato, nel quale atleti con e senza disabilità intellettive giocano insieme nella stessa squadra, si è passati da uno sport esclusivo, per sole persone con disabilità intellettiva, ad uno inclusivo che coinvolge tutti” commenta il presidente di Special Olympics Italia, Angelo Moratti, ad Alley Oop, aggiungendo: “Sviluppare maggiormente il programma “Unified Sports” resta il nostro principale focus, in quanto strumento che favorisce, attraverso la condivisione di una passione comune, l’abbattimento di barriere, stereotipi e pregiudizi, purtroppo ancora oggi presenti. La strada è ancora lunga ma abbiamo la consapevolezza del potere dello sport come strumento in grado di favorire l’inclusione sociale. Lo sport unisce promuovendo una cultura del rispetto alla quale educare i giovani. Ed è proprio in questa direzione che Special Olympics Italia opera, collaborando con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, attraverso il “Progetto Scuola”. Auspichiamo di favorire una vera e propria rivoluzione culturale, che sia in grado di mettere, attraverso lo sport, sotto un’altra luce il concetto di diversità“.
Il progetto è quindi molto ambizioso ma lo sport permette di mettere in secondo piano la disabilità, gli atleti nelle gare possono dimostrare le proprie abilità, ognuno con le proprie forze ed i propri mezzi. Quello che non metteva d’accordo scienziati, medici e politici, lo fece un pallone da calcio: questa fu la vera rivoluzione di Eunice Kennedy Shriver. Il potenziamento delle abilità negli atleti è l’obiettivo e il risultato di un lavoro importante delle migliaia di volontari che militano nell’associazione, la gioia ed il sorriso degli atleti ne ripaga gli innumerevoli sforzi. Il successo si trasforma in maggiore inclusione degli atleti nelle loro realtà, crescita dell’autostima e dell’autonomia degli atleti, rafforzamento della rete intorno ai genitori che non si sentono più soli.
Quest’anno Special Olympics festeggia 50 anni e i prossimi eventi saranno tre, uno più importante dell’altro: in ordine cronologico dal 24 novembre al 2 dicembre 2018 si terrà
la 15° edizione della European Basketball Week che coinvolgerà 19.000 partecipanti in 35 paesi. L’anno scorso il motto è stato ‘inclusione sotto il canestro’, quest’anno sarà ‘PlayUnified’. PlayUnified simboleggia la possibilità di fare squadra attraverso lo sport dove atleti con e senza disabilità intellettiva giocano insieme nella stessa squadra. PlayUnified significa anche e soprattutto educare i giovani al rispetto delle diversità operando all’interno degli istituti scolastici di ogni ordine e grado, grazie alla convenzione firmata due anni fa con il Miur e trasformandosi così da partita di basket a strumento educativo.
Dal 13 gennaio 2019 al 18 gennaio 2019, invece, si terranno i XXX Giochi Nazionali Invernali, Bardonecchia 2019. Mentre dal 14 marzo 2019 al 21 marzo 2019 ci saranno “I Giochi Mondiali Special Olympics ad Abu Dhabi una location assolutamente rivoluzionaria per il nostro Movimento e per la regione del Medio Oriente” – ha detto Timothy Shriver, Presidente di Special Olympics – “Non esiste posto migliore di Abu Dhabi per invitare il mondo ad unirsi a celebrare lo sport, a celebrare le persone di tutte le culture e le abilità, per dimostrare al mondo che le divisioni possono essere cancellate. Siamo entusiasti all’idea di essere i primi promotori di un evento mondiale multidisciplinare di questa grandezza organizzato nell’area Medio Orientale del Mondo“.
Eunice Kennedy Shriver dice nel video girato da ESPN per Special Olympics:
Cos’è accoglienza? Accettazione? Amore? Tutto questo è parte di ciò che ha reso grande il nostro paese. E non puoi esserne parte se non accetti tutti.’
Un messaggio semplice e diretto. Lei c’è concretamente riuscita dando una possibilità a chi è affetto da disabilità mentali grazie allo sport e a Special Olympics, noi possiamo riuscirci tutti giorni quando ci relazioniamo senza paura e discriminazione con chi è diverso da noi, ma comunque come noi protagonista del meraviglioso gioco della vita.

Per aiutare atleti e volontari a partecipare all’evento è stato creato un sito:
http://www.ioadottouncampione.it/ per raccogliere fondi.

(ilsole24ore.it)