I Costumi di Halloween di Joshua Sundquist

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I costumi di Halloween di questo atleta paralimpico dimostrano che la disabilità può essere vissuta con umorismo. L’atleta ha perso la gamba all’età di 9 anni per colpa del cancro

Joshua Sundquist è un atleta paralimpico, ma anche comico e famoso speaker motivazionale, seguito da oltre 70mila follower su Instagram. All’età di 9 anni gli è stato diagnosticato il cancro, e i medici gli avevano dato poche chance di guarigione, appena il 50%. Ma a 13 anni è riuscito a sconfiggere la malattia, grazie a un’intensiva terapia di chemio, che però gli è costata una gamba. Dopo un primo periodo di difficoltà, Josh ha fatto della sua disabilità il suo punto di forza: su Instagram è diventato famoso per le sue foto a tema Halloween – la sua vera passione, come lui stesso ha confessato – dove l’atleta sfoggia le sue particolari doti creative.

Ho sempre affrontato il disagio sociale dovuto alla mia disabilità con l’umorismo“, spiega Josh. “Ma oggi sono più a mio agio con me stesso e per come appaio, e penso che con questi costumi di Halloween chiunque possa pensare che io stia celebrando la mia diversità, e questo potrebbe apparire strano o originale, dipende dai punti di vista”.

A 16 anni, Josh è entrato a far parte del team paralimpico americano di sci alpino, partecipando alle paralimpiadi di Torino del 2006. Qualche anno dopo l’atleta ha abbandonato l’attività sportiva per dedicarsi anima e corpo al suo progetto, diventare uno speaker motivazionale e aiutare le persone che soffrono della loro condizione di disabilità. In questo progetto, rientrano i fantastici costumi di Halloween che ogni anno posta sul suo profilo, costumi che gli permettono di affrontare con autoironia e umorismo la sua menomazione.

Varie le creazioni partorite dalla mente del 33enne, tra le più particolari il costume da fenicottero, in cui la gamba diventa il collo del volatile e il piede il becco. Ma degne di nota sono anche le rappresentazioni di Lumiere, il personaggio de “La Bella e la Bestia” e l’omino di marzapane con una gamba masticata. Senza dimenticare l’ultimo costume, quello del 2017: un Tigro saltellante.

Halloween è il giorno in cui posso essere qualcos’altro. I miei costumi nascondo dalla volontà di fornire una rivisitazione totale della mia situazione, qualcosa che solo io posso indossare proprio per la particolarità della mia condizione“, racconta Joshua.

Ogni anno, i costumi di Josh raccolgono un enorme successo. E anche quest’anno è riuscito a confermare la sua creatività e il suo umorismo.

(Huffington Post)

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Papa: Chiesa non sia afona o stonata nella promozione dei disabili

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DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
AI PARTECIPANTI AL CONVEGNO PROMOSSO DAL
PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA PROMOZIONE DELLA NUOVA EVANGELIZZAZIONE

Sala Clementina
21 ottobre 2017

“Cari fratelli e sorelle,

Mi rallegra incontrarvi, soprattutto perché in questi giorni avete affrontato un tema di grande importanza per la vita della Chiesa nella sua opera di evangelizzazione e formazione cristiana: La catechesi e le persone con disabilità. Ringrazio S.E. Mons. Fisichella per la sua introduzione, il Dicastero da lui presieduto per il suo servizio e tutti voi per il vostro lavoro in questo campo.

Conosciamo il grande sviluppo che nel corso degli ultimi decenni si è avuto nei confronti della disabilità. La crescita nella consapevolezza della dignità di ogni persona, soprattutto di quelle più deboli, ha portato ad assumere posizioni coraggiose per l’inclusione di quanti vivono con diverse forme di handicap, perché nessuno si senta straniero in casa propria. Eppure, a livello culturale permangono ancora espressioni che ledono la dignità di queste persone per il prevalere di una falsa concezione della vita. Una visione spesso narcisistica e utilitaristica porta, purtroppo, non pochi a considerare come marginali le persone con disabilità, senza cogliere in esse la multiforme ricchezza umana e spirituale. E’ ancora troppo forte nella mentalità comune un atteggiamento di rifiuto di questa condizione, come se essa impedisse di essere felici e di realizzare sé stessi. Lo prova la tendenza eugenetica a sopprimere i nascituri che presentano qualche forma di imperfezione. In realtà, tutti conosciamo tante persone che, con le loro fragilità, anche gravi, hanno trovato, pur con fatica, la strada di una vita buona e ricca di significato. Come d’altra parte conosciamo persone apparentemente perfette e disperate! D’altronde, è un pericoloso inganno pensare di essere invulnerabili. Come diceva una ragazza che ho incontrato nel mio recente viaggio in Colombia, la vulnerabilità appartiene all’essenza dell’uomo.

La risposta è l’amore: non quello falso, sdolcinato e pietistico, ma quello vero, concreto e rispettoso. Nella misura in cui si è accolti e amati, inclusi nella comunità e accompagnati a guardare al futuro con fiducia, si sviluppa il vero percorso della vita e si fa esperienza della felicità duratura. Questo – lo sappiamo – vale per tutti, ma le persone più fragili ne sono come la prova. La fede è una grande compagna di vita quando ci consente di toccare con mano la presenza di un Padre che non lascia mai sole le sue creature, in nessuna condizione della loro vita. La Chiesa non può essere “afona” o “stonata” nella difesa e promozione delle persone con disabilità. La sua vicinanza alle famiglie le aiuta a superare la solitudine in cui spesso rischiano di chiudersi per mancanza di attenzione e di sostegno. Questo vale ancora di più per la responsabilità che possiede nella generazione e nella formazione alla vita cristiana. Non possono mancare nella comunità le parole e soprattutto i gesti per incontrare e accogliere le persone con disabilità. Specialmente la Liturgia domenicale dovrà saperle includere, perché l’incontro con il Signore Risorto e con la stessa comunità possa essere sorgente di speranza e di coraggio nel cammino non facile della vita.

La catechesi, in modo particolare, è chiamata a scoprire e sperimentare forme coerenti perché ogni persona, con i suoi doni, i suoi limiti e le sue disabilità, anche gravi, possa incontrare nel suo cammino Gesù e abbandonarsi a Lui con fede. Nessun limite fisico e psichico potrà mai essere un impedimento a questo incontro, perché il volto di Cristo risplende nell’intimo di ogni persona. Inoltre stiamo attenti, specialmente noi ministri della grazia di Cristo, a non cadere nell’errore neo-pelagiano di non riconoscere l’esigenza della forza della grazia che viene dai Sacramenti dell’iniziazione cristiana. Impariamo a superare il disagio e la paura che a volte si possono provare nei confronti delle persone con disabilità. Impariamo a cercare e anche a “inventare” con intelligenza strumenti adeguati perché a nessuno manchi il sostegno della grazia. Formiamo – prima di tutto con l’esempio! – catechisti sempre più capaci di accompagnare queste persone perché crescano nella fede e diano il loro apporto genuino e originale alla vita della Chiesa. Da ultimo, mi auguro che sempre più nella comunità le persone con disabilità possano essere loro stesse catechisti, anche con la loro testimonianza, per trasmettere la fede in modo più efficace.

Vi ringrazio per il vostro lavoro di questi giorni e per il vostro servizio nella Chiesa. La Madonna vi accompagni. Vi benedico di cuore. E vi chiedo, per favore, di non dimenticarvi di pregare per me.

Grazie!”

© Servizio Internet Vaticano

Nel 2047 record di disabilità tra gli europei over 65

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Fra trent’anni, in Europa una donna su quattro e un uomo su sei nella popolazione di età superiore a 65 anni avrà una disabilità fisica tale da compromettere le attività quotidiane. Lo afferma un nuovo studio basato su dati epidemiologici europei, lanciando l’allarme sull’impatto di un’ampia popolazione anziana bisognosa di assistenza sui sistemi sanitari nazionali e privati

La popolazione europea sta invecchiando: negli ultimi decenni la longevità è aumentata continuamente mentre la natalità è costantemente diminuita o è rimasta ferma a valori bassi. In questa situazione, il numero di soggetti malati o in cattive condizioni di salute continuerà ad aumentare.

Una valutazione quantitativa precisa delle dimensioni del problema arriva da un nuovo studio pubblicato sulla rivista “BMJ Open” da Sergei Scherbov e Daniela Weber dell’International Institute for Applied Systems Analysis di Laxenburg, in Austria.

Gli autori hanno infatti stimato che nel 2047, nella popolazione degli over 65, una donna su quattro e un uomo su sei avrà una disabilità fisica tale da compromettere le sue attività quotidiane.

Percentualmente, non ci saranno grandi variazioni; a preoccupare è piuttosto il numero assoluto di questi anziani fragili, che aumenterà molto perché le persone di età superiore a 65 anni fra trent’anni saranno molte di più. Senza misure preventive efficaci, dunque, il fenomeno avrà un impatto enorme sui sistemi sanitari nazionali e privati di tutta Europa.

I risultati sono stati ottenuti sulla base di una analisi dei dati EU-SILC (Statistics on Income and Living Conditions) raccolti dall’Unione Europea ogni anno tra il 2008 e 2014 in 26 paesi del Vecchio Continente, messi a confronto con le proiezioni demografiche e di speranza di vita tra il 2015 e il 2050 delle Nazioni Unite.

Focalizzandosi sulla popolazione europea più anziana, i ricercatori hanno combinato i dati per calcolarne la speranza di vita in salute, un parametro epidemiologico che rende conto degli anni di vita non gravati da problemi sanitari invalidanti.

Hanno così calcolato la quota

di persone anziane la cui attività quotidiana potrebbe essere gravemente limitata, tenendo conto non solo delle differenze nell’assistenza sanitaria tra paese e paese, che hanno un’influenza significativa sul mantenimento dello stato di salute, ma anche delle differenze culturali.

Le indagini demoscopiche, infatti, sono state condotte mediante questionari diretti ai cittadini, e perciò sono influenzate dallo stato di salute percepito dalla popolazione anziana: tra gli svedesi solo una donna su 10 ha riferito di aver restrizioni nelle attività quotidiane contro una donna slovacca su tre.

Al di là delle differenze, secondo lo studio la percentuale di popolazione in cattive condizioni di salute sarà simile nei 26 paesi: nel 2047 il 21 per cento delle donne e il 17 per cento degli uomini oltre i 65 anni potrebbero avere forti restrizioni nelle attività quotidiane.

A risentirne di più saranno le donne, che vivono mediamente più degli uomini e quindi avranno una prevalenza maggiore di disabilità. Tuttavia, non sembrano esserci differenze di genere nel tasso con cui peggiora la salute dei cittadini.

Alla luce di queste cifre, concludono i ricercatori, occorrerà mettere in atto delle contromisure che consentano di ridurre l’impatto sociale delle disabilità degli anziani. Sarà necessario per esempio abbattere le barriere architettoniche e aumentare le risorse dedicate alla formazione di medici, infermieri e caregiver su questo specifico ambito dell’assistenza sanitaria.

(Le Scienze)

Sicilia, 11 milioni di euro per il Dopo di noi. “Potenziare le unità di valutazione”

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Le associazioni: “Si devono adesso accrescere e potenziare le Unità di valutazione multidimensionale per i progetti individuali di vita”. Uno dei limiti evidenziati dalle associazioni, infatti, è che il budget di progetto individuale potrebbe non riuscie a coprire tutti i bisogni della persona

Undici milioni di euro sono stati assegnati dalla regione Sicilia per i disabili gravi privi del sostegno familiare, per avviare i progetti sul Dopo di noi.
In particolare, ai 55 distretti socio-sanitari della Sicilia vengono ripartite le risorse 2016 ( 7.740.000 euro) e 2017 (3.293.800 euro) del “Fondo per l’assistenza alle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare” per un importo complessivo di 11.033.800 euro.

Le risorse a disposizione potranno servire per accedere a tirocini formativi, a finanziare programmi e interventi innovativi di residenzialità come il co-housing e a favorire l’indipendenza dei disabili in abitazioni o gruppi a casa propria o in altre strutture. Sarà anche possibile accedere ai finanziamenti per eliminare barriere architettoniche, per l’acquisto di attrezzature, macchinari o strumentazione a supporto della residenzialità nonché per la ristrutturazione di immobili che possano garantire l’autonomia alle persone con disabilità a cui vengono a mancare parenti o amici.

I distretti socio-sanitari e le aziende sanitarie, attraverso le Unità di valutazione multidimensionale dovranno, nel rispetto della legge, dei decreti ministeriali e delle linee di indirizzo regionali, presentare un piano distrettuale in grado di garantire un percorso personalizzato, capace di dare una risposta all’esigenza di autonomia economica e abitativa, ad ogni persona disabile che si trovi senza il supporto della famiglia. A breve il decreto e tutte le informazioni saranno pubblicate sul sito del dipartimento delle Politiche Sociali della Regione Siciliana.

La nostra società – ha detto l’assessore regionale della Famiglia, delle Politiche sociali e del Lavoro, Carmencita Manganoci pone di fronte a sempre più importanti problemi di carattere sociale. E’ nostro dovere, come amministratori e professionisti del settore, realizzare politiche e azioni che tengano conto delle fasce più deboli della popolazione. La nostra non è solo una risposta assistenziale ma la concreta possibilità di costruire un progetto di vita che consenta, anche alle persone con disabilità, di emanciparsi dalla tutela familiare. ‘Dopo di Noi’ rappresenta quindi un’opportunità per le famiglie che possono vedere i propri cari intraprendere finalmente un percorso di autonomia personale trovando così un concreto aiuto nella gestione di una quotidianità che, nella stragrande maggioranza dei casi, è decisamente difficile e impegnativa”.

Se un primo passo in termini di stanziamento economico, è stato fatto, secondo alcune associazioni occorre adesso accrescere e potenziare proprio il lavoro delle Unità di valutazione multidimensionale per i progetti di vita dei disabili gravi. Uno dei limiti potrebbe essere anche che il budget di progetto individuale non riuscirà a coprire tutti i bisogni della persona.

Il cuore di questa legge passa attraverso la presa in carico della persona che punta sul suo progetto di vita – sottolinea Rosario Fiolo, vicepresidente del Coordinamento H fondato da Salvatore Crispi -. Il progetto individuale deve passare dalle Unità di valutazioni multidimensionali che per la disabilità in Sicilia non sono mai state realizzate pienamente. Occorrerebbe creare, quindi, un impianto unico dell’Unità Operativa dell’Integrazione Socio-sanitaria per fare in modo che le Uvm si facciano carico della stesura del progetto e poi all’interno di esse possano intervenire gli specialisti adeguati al tipo di patologia della persona. Il punto adesso è che bisogna accrescere e potenziare per la Sicilia le Unm per favorire al più presto e più concretamente i progetti individuali di vita. Le legge c’è ma oggi occorre avviare le condizioni reali per rimettere al centro la persona con disabilità“.

Questo decreto sarebbe dovuto arrivare già da qualche tempo – afferma pure Giovanni Cupidi, portavoce del comitato ‘Siamo handicappati no cretini’ -. Ciò che interessa è adesso l’individuazione, dopo l’esame delle UVM, del budget di progetto per ogni singolo beneficiario per il Dopo di noi. La prima criticità che vedo è che, rispetto al panorama dei bisogni reali di vita delle persone con disabilità grave, il budget di progetto risulterà limitato. Inoltre questa legge per come è strutturata non si rivolge ad una platea ampia di disabili. Le situazioni abitative nuove come il co-housing o le comunità residenziali servono già oggi e finora si è perso troppo tempo. Sicuramente ci sono dei lati positivi della legge del Dopo di noi ma ci sono aspetti che dovranno essere affrontati. Bisogna ancora creare quelle condizioni reali per fare esprimere in maniera autonoma le potenzialità e capacità di chi è con disabilità aldilà di una logica puramente assistenziale ma nell’ottica dell’inclusione sociale autentica“.

(Redattore Sociale)

In arrivo MarioWay: la carrozzina ergonomica con postura verticalizzante per i disabili

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Mario Vigentini l’inventore: “Anche questo per abbattere barriere e pregiudizi”

È un’occasione per i normodotati per smettere di guardare con pregiudizio le persone disabili”. Mario Vigentini non potrebbe essere più chiaro nello spiegare le motivazioni dietro la realizzazione di un progetto che all’inizio era quasi “un delirio, un’idea folle” e che ha fatto la sua prima apparizione alla Fiera delle Motociclette Eicma. La sua invenzione, diventata realtà grazie al contributo tecnico di Massimo Ghidelli, si chiama MarioWay ed è un’innovativa carrozzina elettrica autobilanciante con postura ergonomica verticalizzante. In parole semplici, uno strumento capace di far guardare occhi negli occhi disabili e normodotati. Ci sono volute cinque generazioni per arrivare alla soluzione high-tech che il 12 ottobre è stata protagonista, al Parco Scientifico Tecnologico Kilometro Rosso di Bergamo, di una campagna per il lancio di una raccolta fondi su http://www.nextequity.it, capace di abbattere finalmente i costi di fresatura e avviare una produzione industriale.

La storia di questa nuova generazione di carrozzine, “teniamo conto che l’impostazione è ancora quella degli Anni ‘50”, commenta Vigentini, nasce da un lavoro che il co-fondatore di MarioWay sente quasi come una vocazione. “Ho sempre lavorato in cooperative sociali con ragazzi che presentavano disabilità fisiche e cognitive”. Eppure, per quanto provasse a liberarsi dai pregiudizi, l’elemento relazionale rimaneva sempre e solo uno: la carrozzina. “È come se la parte clinica battesse quella umana, come se la qualità dei rapporti venisse intaccata dall’approccio medico che per lungo tempo ha dominato il mondo della paraplegia: il disabile doveva restare seduto”, racconta Vigentini. Con l’introduzione delle sedute ergonomiche, si è iniziato a lavorare per rendere sempre più effettivi i benefici posturali e fisiologici delle persone con disabilità, al punto che Mario Vigentini si è chiesto: “Perché non posso annullare l’asimmetria relazionale, facilitare la comunicazione, mettendo in piedi chi è costretto a una posizione seduta grazie a una base autobilanciante?

Ho capito di aver centrato l’obiettivo quando all’Eicma gli appassionati di moto volevano acquistare MarioWay”. La presentazione al padiglione Harley Davidson è stata dettata dal fatto che le prime persone che aiutarono Vigentini nel trasformare in realtà l’idea originaria erano dei customizzatori di moto di Bergamo, i Punto di Fuga. “Sembrava che tutti lo volessero”, ricorda stupito l’ideatore. Da allora l’azienda, fondata da Vigentini e Ghidelli, ha ottenuto la certificazione di Benefit-Corporation, ovvero di società che mira agli utili per generare altri servizi sociali utili. “Il business non è solo speculazione e arricchimento”, specifica Ghidelli. “Il welfare tocca ognuno di noi. È questo il motivo per cui ci apriamo ai capitali del mercato, perché tutti abbiano la garanzia di stare bene e per permetterci di abbattere i costi di produzione”.

(La Stampa)

Guerre, terremoti, tsunami: ecco come soccorrere le persone disabili

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Terremoti, tsunami, guerra sono tutte cause di emergenza in campo umanitario, in particolare per le persone con disabilità, anziani compresi. In questi casi è stato calcolato che il loro rischio di morte è doppio, a volte il triplo. Il tema al centro del Festival della cooperazione internazionale di Ostuni

Terremoti, tsunami, guerra sono tutte cause di emergenza in campo umanitario ma, accanto alla popolazione che ne viene colpita, ve ne è una minoranza, nemmeno tanto piccola dato che si parla mediamente del 15% del totale, che si trova più indifesa, sono le persone con qualche forma di disabilità, anziani compresi. In questi casi è stato calcolato che mediamente per le persone con disabilità il loro rischio di morte è il doppio, a volte il triplo. Di come affrontare le situazioni d’emergenza pensando anche alle persone con disabilità si è discusso al Festival della cooperazione internazionale promosso da Aifo che si è svolto a Ostuni in Puglia.

Secondo i nostri dati attualmente ci sono circa 250 milioni di abitanti colpiti da qualche forma di crisi e 65 milioni sono gli sfollati: un livello di crisi senza precedenti”. Chi fa questa affermazione è Marta Collu funzionaria dell’Aics (Agenzia italiana per cooperazione allo sviluppo) struttura che al suo interno ha anche un ufficio – il settimo, Emergenza e stati fragili – espressamente dedicato agli interventi umanitari e con una particolare attenzione alle fasce deboli della popolazione. Un’indagine sulla catastrofe avvenuta in Giappone nel 2011 ha dimostrato che a causa dell’onda di tsunami generata dal terremoto le persone con disabilità hanno avuto un tasso di mortalità doppio. Nel 2016 si è svolto a Istanbul il primo World Humanitarian Summit teso a sviluppare un’Agenda per l’Umanità, che impegni la comunità internazionale a proteggere la popolazione in caso di guerra e calamità naturali, dove è stata sottolineata l’importanza di occuparsi delle categorie più deboli di cittadini.

Michele Falavigna di Aifo ha spiegato in cosa consiste un altro accordo internazionale per la riduzione del rischio da disastri denominato Sendai, dal nome della più grande città giapponese devastata dallo tsunami e vicina anche alla centrale atomica di Fukushima. L’accordo prevede la partecipazione delle stesse persone disabili per quanto riguarda la sicurezza e pone l’accento sull’importanza di avere dei dati su quanto siano le persone con disabilità nelle zone colpite (dati che quindi vanno raccolti prima). “In Italia esistono già delle buone pratiche – ha raccontato Michele Falavigna – come è il caso delle Linee guida dei vigili del fuoco realizzate con la collaborazione delle persone con disabilità”.

In caso di emergenza umanitaria le persone disabili non possono essere trattate tutte allo stesso modo. Nel caso delle persone non vedenti ad esempio Paola De Luca di CBM Italia (Christian Blind Mission), una organizzazione non governativa che si occupa della cecità nel sud del mondo, ha presentato una recente applicazione (Humanitarian Hands-on Tool abbreviata in HHot) ) per gli operatori umanitari sul campo che serve proprio per gestire le emergenze. C’è da precisare che la app non tratta solo di questioni che riguardano i non vedenti ma anche tutte le disabilità, comprese le persone normodotate perché – dobbiamo ricordare – se si facilitano i soccorsi, i benefici sono per tutti. Adottando questo criteri in definitiva si potranno salvare e aiutare molte più persone e non solo quelle con disabilità.

(SuperAbile)

4 Firme per 4 Candidati – La sfida propositiva dei disabili siciliani

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Dopo i lunghi mesi di protesta d’inizio 2017 i disabili siciliani, rappresentati dal comitato Siamo Handicappati No Cretini, rilanciano la loro campagna per il riconoscimento dei diritti delle persone con disabilità in Sicilia con la sfida propositiva nei confronti dei candidati alla presidenza della regione alle prossime elezioni regionali del 5 novembre.

Successivamente all’approvazione del decreto regionale, che garantisce un assegno di cura ai disabili gravissimi, il comitato, insieme alla maggiori associazioni regionali che operano nel campo della disabilità, ha stilato un programma di azione di politiche assolutamente realizzabili relative a tutte le persone con disabilità, tutte senza escludere nessuno. La cosa più importante è soprattutto che in questo programma viene messa al centro la persona e non la disabilità. Questa sfida ha trovato un luogo e un personaggio famoso, che già aveva messo la faccia durante la protesta dei mesi scorsi, che l’hanno accolta con molto interesse e partecipazione. Infatti da martedì a venerdì scorso, durante la trasmissione radiofonica I Provinciali, Pif, padrone di casa, ha ospitato i quattro maggiori candidati alla carica di governatore, Micari, Cancelleri, Fava e Musumeci, proponendo a ognuno di loro il programma del Comitato e invitandoli alla sottoscrizione e alla conseguente attuazione una volta diventato Governatore.

Quali sono i punti salienti del programma messo a punto dal comitato e dalle associazioni siciliane?

  • La presa in carico delle persone con disabilità, ossia la creazione di un database informatico in cui sia noto il numero esatto delle persone che hanno una disabilità e i loro bisogni.
  • Una legge regionale per il riconoscimento della figura del Caregiver.
  • L’incremento delle risorse necessarie per l’assistenza diretta, indiretta e complementare.
  • La riorganizzazione della macchina amministrativa attraverso la creazione di un Dipartimento Unico e dei PUA (Punti Unico di Accesso) e dell’Osservatorio Regionale sulla Disabilità.

Tutti e quattro i candidati alla carica di Presidente della Regione Siciliana hanno firmato il programma del Comitato anche se ognuno di loro, durante la diretta radiofonica incalzati comunque dalle domande e dalle provocazioni di Pif, ha voluto apportare dei distinguo rispetto alla esatta citazione del documento. Ad esempio Musumeci ha richiesto almeno sei mesi di tempo per poter iniziare ad applicare il programma del comitato, Fava ha addirittura messo un tempo inferiore ai 90 giorni per l’approvazione di una legge sul caregiver, Cancelleri ha promesso risorse certe per quanto riguarda l’assistenza diretta e indiretta, mentre Micari ha posto un problema riguardo alle risorse disponibili.

Adesso non ci resta che aspettare l’esito delle votazioni del 5 novembre per sapere chi dei quattro candidati sarà eletto Presidente della Regione Siciliana e per vedere realizzato il programma che i candidati si sono impegnati a realizzare di fronte a tutto il popolo italiano in diretta durante la trasmissione di Pif.

Vigiliamo!