Quale rapporto con una persona con disabilità?

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    Una grande necessità: il contatto umano

La possibilità di partecipare alla vita sociale è per le persone con disabilità la terapia più efficace più sicura. Amano divertirsi, fare qualche festicciola e avere amici: sono felici se sentono di non disturbare, anzi di essere i benvenuti. Invitatelo a casa vostra, oppure a fare una passeggiata o una gita in auto. Andate eventualmente a trovarlo per passare insieme un’oretta e scambiare con lui quattro chiacchiere. Accompagnatelo a una manifestazione, per esempio a una partita di calcio o ad un concerto. Una cartolina, una lettera, una telefonata, possono già aiutarlo. 

Non aiutate mai senza chiedere

La frase che segue è talmente importante da meritare il grassetto:

Chi vuole aiutare una persona con disabilità deve sempre chiedergli prima se lo desidera

Molti hanno conservato o raggiunto un elevato grado di autonomia. Sono fieri di essere il più possibile indipendenti. Appunto per questo non apprezzano l’aiuto non richiesto e si sentono sminuiti, sottovalutati, posti sotto tutela. Interpellateli quindi ogni volta prima di aiutarli. Fatelo in modo da lasciargli la possibilità di rifiutare, dicendogli, per esempio: «Posso aiutarla o ci riesce da solo?»  

Quando l’aiuto viene rifiutato

Può accadere che un’offerta di aiuto con la miglior intenzione venga rifiutata, a volte addirittura in modo brusco. In tal caso, i più si indispettiscono; qualcuno dice persino: «Non mi capiterà una seconda volta» e si guarda bene dall’offrire ancora il proprio aiuto. Chi però riflette, giunge a tutt’altra conclusione. In fondo si dovrebbe essere lieti se un disabile riesce a cavarsela da solo e osa dirlo: infatti, tutto quanto fa da sé lo aiuta a migliorare. Si dovrebbero d’altronde, capire anche gli scatti d’ira o la suscettibilità. Anche se il vostro aiuto viene rifiutato, non tiratene quindi subito le «conseguenze». Continuate a prestarvi ogni qual volta risulti necessario.

Siate il più possibile naturali e aiutate senza dare nell’occhio

In fondo, ogni disabile desidera la stessa cosa: essere trattato come una «persona normale». Con la maggior parte il rapporto è quindi molto facile: basta trattarli con naturalezza e direttamente, considerandoli sul nostro stesso piano. Non è affatto necessario dar loro buoni consigli: conoscono i propri limiti e le proprie possibilità.

 Nessuno ama l’aiuto ostentato.

Non apprezza che tutti gli utenti del tram o i clienti di mezzo ristorante gli rivolgano l’attenzione: di solito è già osservato anche più del necessario.

Un forte incentivo: il riconoscimento

Anche le mani più deboli desiderano essere utili, fare qualche lavoro, produrre qualcosa. Troppe persone sane fanno purtroppo pesare alle persone con disabilità tutta la loro incapacità. Ciò è errato e può essere fatale. La persona con disabilità deve acquistare fiducia nelle proprie capacità. Questo si può ottenere considerando più i risultati positivi dei negativi. Non lesinate quindi il vostro riconoscimento al minorato che riesce in qualcosa. Mostrategli la vostra gioia quando vi regala un lavoro fatto da lui. Dimostratevi interessati quando vi parla dei suoi progetti.

 Molte persone con disabilità sanno fare più di quanto si creda

Molte volte la persona disabilità viene sottovalutata: si tende ad aiutarla eccessivamente oppure si preferisce, perchè manca la pazienza necessaria, fare rapidamente tutto in sua vece. Ciò la deprime, in quanto anche la persona con disabilità ha bisogno, proprio come la persona normale, di risultati positivi.

Le difficoltà per una persona disabilità

Chi nasce con una menomazione ha davanti a sé una vita completamente diversa da quella di una persona normale. E anche chi in seguito ad infortunio o malattia perde un arto oppure accusa paralisi o difficoltà di movimento, spesso si trova improvvisamente in una situazione del tutto diversa: ciò che prima poteva fare con disinvoltura diventa ora difficile o deve essere imparato da capo. Per le necessità quotidiane deve dipendere dagli altri; forse deve addirittura lasciare la professione o cambiarla. Molti non possono più prendere parte alla vita sociale: gli amici si allontanano, la cerchia dei conoscenti si dirada, in pubblico danno nell’occhio, vengono considerati un fattore di disturbo e si sentono esclusi, alcuni vengono persino tenuti ben nascosti.

La perdita di autonomia

La dipendenza è la sorte di molte persone con disabilità, obbligati, purtroppo, a ricorrere all’aiuto di terzi. E più l’aiuto di terzi si fa indispensabile, più la persona si sente nelle loro mani. Spesso non a torto. Infatti, benché molti siano perfettamente sani di mente, più o meno si dispone di loro: parenti o amici decidono, regolano ogni cosa, pensano e agiscono per loro. Così trattato, la persona con disabilità, si fida sempre meno delle sue capacità e perde sempre più autonomia.

Una differenza fondamentale

Tra l’essere disabile dalla nascita e il diventarlo in seguito a malattia c’è una grande differenza. Colui che, per esempio, è cieco dalla nascita è molto più svantaggiato di chi è stato colpito da cecità più tardi, in quanto è privo di qualsiasi impressione ottica. Deve crearsi un proprio concetto dei colori, delle forme, dei materiali, di qualsiasi cosa. D’altro canto, sviluppa sensatamente gli altri sensi. Acquisisce, tra l’altro, un equilibrio più accentuato, un udito più fine e un tatto eccellente. Al disabile dalla nascita, però, molte cose riescono più facili. Non deve cambiare abitudini nè vivere con l’idea fissa di ciò che ora può fare solo in parte o non fare del tutto. Non deve rinunciare al posto di lavoro o temere di perdere la cerchia degli amici. Da quando è al mondo vive con la sua menomazione e vi si conforma.  

 

Persone su sedia a rotelle

Per chi è costretto alla sedia a rotelle i problemi da affrontare sono molti. Già la soglia di una porta può presentare un notevole ostacolo, per non parlare dei gradini del marciapiede o magari delle scale. Per questo si vive in un continuo stato d’ansia, chiedendosi, per esempio, come possa entrare in una cabina telefonica, attraversare la strada, salire su un mezzo pubblico, accedere a un ristorante o a un negozio. A chi chiedere aiuto? Verrà soccorso nel modo giusto? Come sarà trattato? Per chi deve dipendere da un accompagnatore, le cose sono ancora più difficili. E’ vero che spesso diverse azioni non le deve compiere personalmente, tuttavia gli è di peso dover ricorrere all’accompagnatore e ne soffre. Un altro disagio viene dal comportamento della gente nei suoi confronti. Molti gli danno del tu, battendogli familiarmente una mano sulla spalla, accarezzandolo, parlandogli spesso come ad un bambino. Altri lo ignorano completamente, intrattenendosi soltanto con il suo accompagnatore. Ciò che più deprime sono però i «curiosi». Si tratta di persone che osservano con una tale commiserazione da fare sentire ogni volta di essere diverso. Molti su sedia a rotelle sono estremamente spigliati. Possono provvedere in larga misura a sé stessi ed eseguire i lavori più disparati. Altri, invece, non sono in grado di muovere foglia.

 

Disabilità motorie

 Persone con difficoltà di deambulazione

Apprezzano chi si adegua alla loro andatura, chi li protegge nella calca, li aiuta a salire le scale, a portare oggetti o chi li soccorre quando il fondo stradale è difficile, soprattutto in inverno. Uno dei loro maggiori problemi è salire e scendere dai mezzi pubblici.

Persone senza braccia o con un braccio amputato

Chi dispone ancora di un braccio se la cava certamente meglio di chi ne è privo. Può, per esempio, radersi, vestirsi e persino guidare l’automobile. Chi invece manca di entrambe le braccia deve assolutamente ricorrere all’aiuto altrui. Deve farsi porgere ogni cosa, non è in grado né di vestirsi né di soffiarsi il naso. Ognuno può sperimentare da sé cosa significhi essere senza braccia: provate a stare cinque minuti con le braccia dietro la schiena. Vedrete quanti problemi si presentano in questo breve lasso di tempo!

Persone con menomazioni alle mani

L’importanza della menomazione a una mano dipende interamente dalla professione. Un pianista, per esempio, è già seriamente svantaggiato se solo gli manca un dito. Non di rado l’intera mano è inutilizzabile; in tal caso, l’aiuto nello stappare una bottiglia o nell’aprire una scatola, nel tagliare il pane, nel portare oggetti o nell’aprire una porta viene particolarmente apprezzato. Molto spesso necessitano di aiuto per sedersi o alzarsi, nonché per superare l’ostacolo delle scale. Il solo atto di porgere la mano costituisce per molti di loro un problema. Taluni non sanno dove poggiare le grucce, altri non possono privarsene senza correre il rischio di perdere l’equilibrio. 

 

  • Paraplegici Paralizzati negli arti inferiori, sono pienamente efficienti nella parte superiore del corpo. Dispongono di ambedue le braccia, possono scendere dalla sedia a rotelle oppure salirvi senza alcun aiuto, spostarsi, fermarsi. Sono inoltre in grado di prendere, posare o sollevare oggetti.
  • Tetraplegici  Sono invalidi che spesso non possono usare né braccia né gambe. Molti non sono in grado di vestirsi o di mangiare da soli, non possono azionare la carrozzella con le proprie forze. Dipendono quindi in tutto e per tutto dagli altri.
  • Su sedia a rotelle elettrica Con la sedia a rotelle elettrica  può spostarsi in modo autonomo anche senza la forza delle braccia. Grazie al comando elettronico del motore, la carrozzella può essere azionata con la sola forza di un dito o addirittura per mezzo dell’alito. Contrariamente alla normale, pieghevole e facilmente trasportabile, la sedia a rotelle elettrica spesso è difficile da caricare a causa del suo peso; viene quindi impiegata prevalentemente nelle abitazioni. Esistono tuttavia anche modelli adatti per andare su strada.

Tenendo presente che la regola base è che più si è naturali, più tutto diventa semplice eccovi alcuni suggerimenti utili:

  • Regola principale: trattate l’individuo su carrozzella da pari a pari. Non fate mai nulla senza prima chiedergli che cosa desidera.
  • La persona con disabilità ha piacere di vedere con chi parla senza dover allungare il collo. In caso di colloqui prolungati, sedete quindi alla sua stessa altezza.
  • Tra la folla spingete la carrozzella con prudenza. Sarebbe molto imbarazzato se andasse a urtare qualcuno.
  • Fate in modo che possa esprimere personalmente i propri desideri: di solito, infatti, il personale si rivolge soltanto all’accompagnatore.
  • Nell’attraversare una strada con traffico intenso e nel superare gradini il disabile su sedia a rotelle si sente completamente nelle mani dell’accompagnatore: una discesa rapida diventa un incubo.
  • Se un bambino vuole intrattenersi con lui, consentiteglielo. Il suo comportamento è di regola del tutto naturale anche se talvolta pone domande curiose.

 

Un pensiero su “Quale rapporto con una persona con disabilità?

  1. Deborah

    Sono Deborah mi presento
    Vorrei raccontarle la mia esperienza. Io sono affetta da sclerosi multipla.. Ho scoperto tutto ciò nel 2013..quello che penso accomuni tutti noi è l incertezza sul nostro futuro…attualmente frequento il terzo anno.. Studio perché studiare mi è sempre piaciuto…perché la cultura e’ qualcosa che ci rende vivi.
    Allo stesso tempo penso come cambierà la mia vita finita l Università’… Come riuscirò a gestire tutto…
    Da un lato penso che ci debba essere un po’ di privacy.. Non so se è giusto che il mio datore di lavoro sappia tutto di me .. Ma allo stesso tempo come faccio a giustificare eventuali assenze o problemi in seguito ad eventuali nuove lesioni?
    Io ora studio, ce la sto mettendo tutta…
    I professori mi sono vicini, Tutti cercano di darmi una mano. Ma dopo?
    Non ci sarà più nessuno a sostenermi , a proteggermi.
    Il mondo non è buono come molti vogliono farmi credere..
    Penso quindi che a parità di tutto venga assunto un soggetto che non presenta nessuna problematica.. E’ come se stessimo parlando di donne in gravidanza ..quest ultimo che deve essere considerato il periodo più felice per una donna e’ il più delle volte motivo di licenziamento.
    Io sono un po’ critica solo per non prendere delle delusioni in futuro…
    E’ come se noi dovessimo dimostrare di più rispetto agli altri …Non voglio sentirmi dire non è così perché io sono cosciente del fatto che quando si verificano delle ricadute senza l aiuto di qualcuno non riuscirei a fare niente.

    Mi dispiace averla disturbata..
    Deborah

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