Netflix Eye Nav: interagire con l’app utilizzando il movimento degli occhi

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Netflix ha pubblicato le novità presentate durante l’ultimo Hack Day, stimolante evento in cui i dipendenti dell’azienda espongono idee e presentano progetti basati su nuove tecnologie.

Oltre al Jump to Shark, simpatica feature che permette di passare direttamente alle migliori scene di un film cliccando sull’apposito tasto, la novità più interessante che è stata mostrata è certamente Eye Nav. Questa, sviluppata con ARKit di Apple, sfrutta il Face ID degli iPhone di ultima generazione per controllare i movimenti degli occhi e del viso, trasformandoli in comandi per l’app di Netflix.

Come potete vedere nel filmato disponibile qui sotto, basterà muovere gli occhi per spostare il cursore (pallino giallo) sul display e mantenere lo sguardo fermo per effettuare un “tocco“. Per chiudere una pagina o tornare a quella precedente si dovrà, invece, tirare fuori la lingua.

Tale soluzione risulta essere molto interessante soprattutto perché consentirebbe l’utilizzo di Netflix o di altre app anche a persone con importanti disabilità. Benché non vi sia alcuna certezza che questa tecnologia venga realmente implementata in software ufficiali, gli stessi sviluppatori sono fiduciosi in tal senso e auspicano che possa diventare parte integrante delle future API dedicate all’accessibilità.

Vi lasciamo al breve video

(apple.hdblog.it)

Apple propone nuove emoji per i disabili

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L’azienda di Cupertino vuole far approvare alcuni pittogrammi pensati per meglio rappresentare le persone con disabilità

Con una proposta ufficiale depositata presso l’Unicode Consortium, l’organismo preposto all’approvazione di nuove emoji, Apple ha presentato alcuni nuovi pittogrammi pensati per le persone con varie tipologie di disabilità.

Chiediamo l’aggiunta di queste emoji”, scrive Apple nel documento di presentazione , “per rappresentare meglio le persone disabili. Ad oggi le emoji forniscono un’ampia gamma di opzioni, ma potrebbero non rappresentare l’esperienza di chi ha una disabilità”.

Tra i nuovi pittogrammi ci sono due persone in sedia a rotelle, un non vedente con un bastone bianco (uomo e donna) e un cane guida, una gamba e un braccio prostetici, il gesto dell’indice alla guancia che indica la sordità della lingua dei segni americana. In tutto le nuove emoji sono 13 e diventano 45 in totale con l’inclusione delle diverse carnagioni.

Aggiungere pittogrammi che siano emblematici delle esperienze di vita degli utenti favorisce una cultura della diversità che sia inclusiva verso la disabilità”, spiegano da Apple. “Le emoji sono un linguaggio universale e uno strumento potente di comunicazione, così come una forma di espressione personale; possono essere utilizzate non solo per rappresentare l’esperienza del singolo individuo ma anche per mostrare supporto verso una persona cara”.

Il mese prossimo il comitato tecnico dell’Unicode consortium si incontrerà per deliberare sulle proposte di nuove emoji, incluse quelle indicate da Apple. Nel caso di un’approvazione questi pittogrammi verranno inclusi nella prossima versione dello standard, la cui pubblicazione ufficiale è prevista per il 2019.

Le nuove emoji per l’anno in corso sono già state approvate e inizieranno ad arrivare su iPhone e iPad (e su altre piattaforme) nei prossimi mesi.

(La Stampa)

​Disabili protagonisti dei nuovi video Apple sull’accessibilità

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Sady, una video editor con paralisi cerebrale, utilizza un complicatissimo software con l’aiuto dell’ultimo ritrovato nel campo della tecnologia assistiva. Si tratta di una delle storie presenti sulla rinnovata pagina dedicata all’accessibilità del colosso informatico Apple. A differenza della versione precedente del sito, che mostrava quello di cui l’azienda è capace per tutti i suoi affezionati con disabilità semplicemente tramite la descrizione dei prodotti, la nuova pagina catapulta l’utente direttamente a contatto con il loro funzionamento. E lo fa attraverso brevi video di 30 secondi. Insieme al corto di Sady, infatti, ci sono altre clip che hanno come protagonisti, per esempio, un uomo non udente intento ad usare uno smartphone o un atleta in sedia a rotelle alle prese con il monitoraggio dei suoi allenamenti attraverso il famoso orologio realizzato dall’azienda di Cupertino. Entrambi utilizzano le specifiche funzioni di accessibilità che vengono pensate per tutti i modelli standard.

(west-info)

IBM, l’accessibilità al servizio delle disabilità (me ne occupai)

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Nel 2012 venni incaricato, come consulente, della Facoltà di Economia dell’Università di Palermo di redigere un report e di predisporre un progetto per la implementazione e la verifica di servizi informatici del sito web della Facoltà rivolti agli studenti con disabilità. Nel lavoro svolto descrissi le leggi e normative relative al tema vigenti, lo stato attuale del sito della Facoltà e inoltre quali accorgimenti e tecnologie predisporre per allineare la piattaforma web alle leggi e ai protocolli obbligatori per garantire l’accessibilità, a seconda delle disabilità, agli studenti iscritti.
Potete trovare il mio lavoro qui: Implementazione e verifica dei servizi informatici dei siti web
A distanza di tre anni su wired.it viene pubblicato un articolo che tratta sia questi temi (che vi propongo in grassetto) che altri molto interessanti e innovativi.
Ve lo ripropongo per intero qui di seguito.
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La tecnologia può fare molto per le persone disabili. Come? Lo spiega Frances West, Chief Accessibility Officer di IBM

Ci sono oltre 1 miliardo di persone con diverse forme e gradi di disabilità nel mondo. Persone che ogni giorno si confrontano con ostacoli più o meno grandi, barriere architettoniche, ma anche culturali, che vanno abbattute. Barriere che la tecnologia può aiutare a smussare, appianare e livellare in molteplici modi.

Discorsi e problemi di questo tipo girano attorno a un concetto:accessibilità.
Parliamo della migliore articolazione di una tecnologia costruita col solo proposito di fare del bene, di avvicinare le differenze individuali, unire il talento sui luoghi di lavoro e migliorare la vita di tutti i membri di una società”, spiega Frances West,Chief Accessibility Officer di IBM.

Dopo aver passato oltre 10 anni alla direzione dello Human Ability and Accessibility Center, West e IBM sono costantemente alla ricerca di innovazioni capaci didemocratizzare sempre di più la tecnologia, dai processi che la animano alle esperienze che rende possibili, e di punti di contatto tra organizzazioni pubbliche e privateUnendo le forze possiamo aiutare ogni persona a realizzarsi, senza distinzioni ti età, abilità fisiche o capacità cognitive. Il risultato sarà un mondo più intelligente, connesso, inclusivo e accessibile. Per tutti”.

Come definirebbe la parola “accessibilità”

“Il termine riguarda la progettazione di soluzioni in grado di adattarsi senza soluzione di continuità alle capacità di qualsiasi persona e tramite qualunque device, allo scopo di rendere abitudini, interazioni e decisioni più facili e intuitive. Con più di un miliardo di persone con disabilità a livello globale, inclusa una fetta crescente di popolazione anziana, il bisogno di accessibilità cresce, e pone per le aziende la necessità di sviluppare diverse forme di customer experience, comunicazioni ottimizzate e interazioni personalizzate”.

Si tratta di concetti più legati alla costruzione fisica di un prodotto o all’interfaccia di utilizzo?

“Il design di un prodotto o la user interface (UI) possono essere più o meno pratici, ma possono non essere accessibili. Per questa ragione l’accessibilità deve essere integrata sin dal principio. Prodotti o applicazioni mal concepiti costituiscono una barriera per i disabili, mentre viceversa quelli ben congegnati sono più adatti anche per il mercato di massa. Per questo in IBM consideriamo l’accessibilità un funzione integrata alla costruzione dei prodotti: per aiutare i designer a sviluppare una conoscenza più profonda di come le disabilità fisiche, psichiche e cognitive influenzano le dinamiche di utilizzo”.

Può fare qualche esempio di prodotti o servizi accessibili

“L’accessibilità è un elemento fondante di soluzioni tecnologiche quali funzioni di riconoscimento vocale, text-to-voice (sistemi di lettura), sottotitoli o ingrandimento delle immagini, che permettono a uomini e macchine di interagire in modo efficiente e intuitivo. Abbiamo sviluppato, tra le altre cose, un sistema chiamato Easy Web Browsing, pensato per la navigazione semplificata e per consentire agli utenti di ingrandire testi e caratteri, cambiare i colori dello sfondo e ascoltare il computer leggere per loro ad alta voce”.

Ci sono tecnologie o piattaforme più funzionali di altre?

“Monitoriamo costantemente tutte le piattaforme, esistenti ed emergenti,dal cloud al social, dal mobile al computing cognitivo. Le app e i dispositivi mobili in particolare sono oggi più importanti che mai, anche in virtù della diffusione sempre più capillare e dell’uso sempre più pervasivo che se ne fa. IBM si rende per questo disponibile anche nei confronti di altre organizzazioni come guida in tema di accessibilità, fornendo liste di requisiti e specifiche per applicazioni web e mobile (sia iOS sia Android) in modo che gli sviluppatori possano contare su tutti gli strumenti necessari”.

Quali sono i compiti di un Chief Accessibility Office?

“Lavorare in questo campo significa non solo operare per una maggiore inclusione sui luoghi di lavoro ma anche nella direzione di una differenziazione strategica per quanto riguarda la user experience. Il mio team si impegna per ottenere nuovi e più alti standard di accessibilità, sensibilizzare e indirizzare in questo senso le politiche pubbliche, sviluppare tecnologie e soluzioni sempre più umano-centriche, aiutare il mercato a coltivare le capacità necessarie per affrontare le sfide che l’accessibilità pone”.

Quali Paesi e società sono più all’avanguardia in materia?

“Sono quelli i cui leader la considerano come una priorità. Apple è un ottimo esempio di compagnia che ha abbracciato appieno l’accessibilità, motivo per cui siamo felici della partnership che abbiamo in tema di sviluppo di soluzioni mobile per le imprese. Per quanto riguarda le nazioni invece, gli Stati Uniti possono contare sull’Americans with Disabilities Act (ADA), che compie 25 nel 2015 e che continua a mantenere alti standard e attenzione sul tema. Percorsi simili si ritrovano in Canada (con l’AODA), e nel Regno Unito (Equality Act 2010). La convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, che sancisce pieni diritti e libertà, incluso l’accesso alla tecnologia, allarga infine il discorso a livello globale e può aiutare molti Paesi a sviluppare ulteriori e più decise iniziative”.

Come fate a testare l’effettiva accessibilità dei prodotti?

“Abbiamo linee guida aziendali per ogni prodotto, servizio o app (mobile e interna). Siamo una compagnia globale, conforme a tutti gli standard riconosciuti, incluse le Linee guida per l’accessibilità dei contenuti Web (WCAG), con checklist e prove da parte degli utenti per testare i prodotti”.

Su quali soluzioni state lavorando al momento?

“Siamo concentrati sull’assistere i clienti nella gestione dei temi legati agli standard di accessibilità, sullo sviluppo di apprendimento e training a livello digitale, sulla semplificazione della user experience su più dispositivi e sulla creazione di un ambiente di lavoro orientato all’inclusione. Abbiamo inoltre appena rilasciato la Mobile Accessibility Checker, una lista per aiutare a capire se un’app ha delle falle in termini di accessibilità e per trovare le relative soluzioni. Infine, nuovi sistemi di sottotitolazione automatica sono inclusi nel pacchetto Media Captioner and Editor, come parte delle nostresoluzioni per la formazione”.

Qual è il prossimo passo? Come immagina il futuro dell’accessibilità?

“L’accessibilità diventerà sempre più diffusa e mainstream in futuro, con la creazione di sistemi context-driven, capaci dunque di intuire il contesto per comprendere gli schemi di fruizione delle notizie, le preferenze, le abitudini e le interazioni sociali, in modo da poter costruire esperienze personalizzate a seconda delle abilità di ognuno. L’accessibilità metterà al servizio delle persone un assistente personale, per supportarle durante le attività quotidiane, dallo shopping all’incontro coi medici, passando per l’orientamento e il movimento in una nuova città”.
(wired.it)

di Giovanni Cupidi