Disabilità, la montagna è per tutti grazie alla nuova carrozzina Kbike

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In arrivo un nuovo ausilio che permetterà a chi ha problemi motori di partecipare alle escursioni nella natura, anche su sentieri impervi e gareggiare nelle competizioni di “Runbike”. Il 22 e 23 ottobre la presentazione organizzata dall’Anffas di Fermo

In arrivo la Kbike, un’innovativa carrozzina che promette di essere un efficace strumento di libertà per le persone disabili. Questo ausilio è stato ideato e messo a punto dall’associazione Biosophia per permettere a chi ha problemi motori anche gravi di partecipare alle escursioni in montagna e godere più intensamente delle bellezze della natura. Con la Kbike si può inoltre partecipare a gare grazie all’aiuto di atleti normodotati. La presentazione si terrà sabato 22 ottobre, alle ore 21, presso la sala Buc Machinery di Fermo. Seguirà un’escursione senza barriere, la mattina di domenica 23 ottobre, con partenza dal Osteria del lago, presso il Lago di San Ruffino ad Amandola. I due eventi sono stati organizzati dall’Anffas fermana.

Per realizzare questo ausilio Biosophia ha lavorato su diversi prototipi per quasi 18 mesi, per passare alla produzione, grazie all’intervento di un’azienda specializzata nella costruzione di mezzi sportivi per disabili; la Offcarr. La Kbike si presenta come una sorta di portantina su due ruote singolarmente ammortizzate ed è dotata di due freni a disco e tanti altri accorgimenti per garantire sicurezza e controllo sul mezzo. E’ costruita con materiali leggeri e resistenti, è di facile montaggio e può essere trasportata da una comune auto. In più si può adattare alle esigenze di diverse tipologie di disabilità e grazie alla mobilità delle ruote, alle difficoltà di diversi percorsi di montagna.

La funzionalità e maneggevolezza della carrozzina si deve anche al fatto che è stata pensata per fini agonistici. Del progetto fanno infatti parte anche un gruppo di atleti, i “running angels” che gareggiano nelle corse in montagna. Dalla simbiosi tra atleti e persone con disabilità, nata durante il periodo di sperimentazione della carrozzina, potrebbe nascere un nuovo sport:  il “Runbike”. Biosophia sta cercando infatti di convincere il Coni a far gareggiare la “squadra disabile-atleti” all’interno di corse per normo-dotati, ma con una classifica separata, anche a livello europeo.  Ma questo ausilio si può rivelare utile anche per le famiglie, le scuole e le strutture turistiche.
 “Se è vero che ad alcune forme di disabilità non c’è soluzione, è però altrettanto vero che abbiamo invece soluzioni e dovere etico-morale, nel trovare i modi idonei a migliorare la loro qualità di vita – affermano gli ideatori della carrozzina. – Gli stessi disabili dovrebbero imparare a considerare il loro stato come una opportunità e non come un limite. ogni disabile possiede uno stato di essere e delle capacità, che possono diventare utili se messe in comunione. Noi siamo convinti che la Kbike sia una preparazione curativa, una medicina idonea a migliorare lo stato di salute e la vita dei disabili e anche degli atleti che imparano a donare, del resto è proprio San Francesco che disse ‘….è donando che si riceve….’”.

(Redattore Sociale)

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Exposanità: appuntamento col meglio di prodotti, tecnologie e soluzioni per la disabilità

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Exposanità, l’appuntamento biennale che porta a Bologna tutte le novità in campo salute e assistenza, è pronta ad aprire i battenti il prossimo 18 maggio – e fino al 21 maggio -, presso Bologna Fiere. Come da tempo, la manifestazione riserva ampio spazio, con tre padiglioni dedicati (il 19-21 e 22), alle soluzioni per persone con disabilità, oltre che alla terza età (padiglione 26).
Ed è proprio al padiglione 19 (stand D56) che vi aspettiamo noi della redazione di disabili.com, ricordandovi che potete richiedere, fino al 15 aprile, il vostro biglietto omaggio qui.

VETRINA E PROVE PRODOTTI – Alla disabilità, dicevamo, è dedicato quello che è chiamato settore Horus, nel quale i visitatori possono trovare e toccare con mano quanto di nuovo offre il mercato in campo di autonomia, mobilità, ma anche inclusione scolastica e tecnologie assistive. Tra gli stand dei padiglioni i visitatori potranno scoprire le ultime novità in fatto di carrozzine, montascale, sollevatori, ausili per la vita quotidiana, ma anche cateteri e soluzioni di guida e trasporto disabili.
La formula vincente di Exposanità è dunque quella di riunire il meglio del settore (qui trovate gli espositori consigliati da disabili.com), garantendo ai visitatori la possibilità di una full immersion tra le soluzioni di maggior qualità presenti sul mercato. Poter inoltre provare gli ausili, parlare direttamente con produttori e venditori, dà la possibilità di confrontali e testarli prima dell’acquisto. Proprio per favorire queste prove, all’interno del Padiglione 19 verrà allestita un’area prove carrozzine, che riproduce terreni dissestati, buche e rampe, dove i visitatori possono testare le sedie a rotelle che sono interessati ad acquistare.

SPORT E TEMPO LIBERO – Negli spazi della fiera, sarà possibile inoltre dedicarsi a momenti di svago e relax. Si potrà ad esempio prendere un caffè nella zona allestita da L’Altro Spazio, bar completamente accessibile di Bologna, che per l’occasione si sdoppia, portando a Exposanità la sua filosofia di primo locale che si adatta al lavoratore disabile, oltre che al cliente. Al Padiglione 19 verranno quindi riprodotte le caratteristiche che ne fanno un locale unico, dal bancone basso per permettere anche a clienti in carrozzina di ordinare in autonomia,  al menu in Braille, alle mappe tattili.
Per gli amanti delle attività sportive, c’è invece Horus Sport, con le prove libere di arrampicata sportiva, sollevamento pesi, calcio balilla, wheelchair basket e tanto altro.

APPROFONDIMENTI E FORMAZIONE – Exposanità è anche approfondimenti, informazione e formazione professionale. Tra gli appuntamenti già in calendario, in un programma tutto in divenire, il Meeting Internazionale ISO 2016, il Convegno di Medicina Vascolare, il Congresso Nazionale del Forum Comparto Ortoprotesico Italiano. Qui il programma, suddiviso per date.

BLOG E NOTIZIE DISABILITA’ – In attesa di Exposanità, potete seguire il blog dedicato,lanciato lo scorso 1 marzo, che racconta storie ed esperienze di vita legate alla disabilità dalla penna dei blogger che si sono aggiudicati il contest: Marco Berton, Valentina Tomirotti e Michela Trigori.

BIGLIETTI GRATIS – Infine, se non lo avete ancora fatto, ricordiamo che solo fino al 15 aprile 2016 potete richiedere uno o più biglietti omaggio, riservati ai lettori di Disabilicom. Basta andare a questa pagina e seguire le istruzioni di registrazione. Si riceverà poi alla mail indicata un codice da convalidare, e si potranno stampare a casa i propri biglietti, nominativi, validi per tutti e 4 i giorni della manifestazione. Il tutto in maniera gratuita.
Ricordiamo che il prezzo del biglietto, diversamente, è di euro 25,00 se acquistato in loco al momento dell’ingresso, o di euro 12,00 se acquistato online previa registrazione.
(disabili.com)

Per info
www.exposanita.it

Finger Reader: l’anello che legge i libri per i ciechi e per chi non vede bene

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Finger reader

Grazie al Finger Reader, letteralmente “dito che legge”, i ciechi e chiunque non veda bene potrà ricominciare a leggere un libro normale. La scoperta geniale del Mit di Boston (Massacchusetts Institute of Technology), quella che potrebbe sostituire il sistema braille, è un piccolo anello con una mini telecamera, in grado di scannerizzare il testo che chi indossa il Finger Reader dovrà seguire con il dito.

Le parole scannerizzate verranno lette ad alta voce (voce ovviamente digitale) dal dispositivo, che è anche in grado di tradurre testi di lingue diverse da quella di chi ne farà uso. Funziona con i libri di carta, i giornali, le riviste, i computer, i tablet, i Kindle: carta o touch screen, per il Finger Reader l’importante è trovarsi davanti a delle parole scritte. Gli unici problemi li presenta ancora con i testi scritti in caratteri troppo piccoli, come nei “bugiardini” dei medicinali o nei codicilli dei contratti.

L’anello, che funziona meglio se indossato sul dito indice, è stato brevettato da un gruppo di ricerca guidato da Roy Shilkrot e Jochen Huber. Scrive Alberto Flores d’Arcais su Repubblica che “l’anello per ciechi” in realtà ha l’ambizione di tornare utile anche a chi ci vede bene: «È per gente che ha disabilità, abilità e superabilità», ha detto in una recente intervista, in cui da buon scienziato-visionario immagina il FingerReader come un ottimo mezzo per tradurre testi e interi libri da una lingua all’altra.

Il prototipo presentato dal Mit è stato creato usando una stampante 3D e sembra un anello piuttosto comodo (anche se esteticamente non il massimo). Nel momento in cui il FingerReader passa sopra la carta — sia un libro, un giornale o un menù di ristorante, non c’è alcuna differenza —una voce sintetizzata legge le parole (il volume si può regolare) rendendo il testo comprensibile. Il team che ha sviluppato questo particolare anello ha creato un software che traccia i movimenti dell’indice, identifica ogni singola parola e processa rapidamente le informazioni per la voce sintetizzata che le leggerà.

Nel caso il lettore (cieco o meno che sia) che indossa il FingerReader dovesse saltare parole o righe (è inevitabile che capiti), verrà attivata una vibrazione che segnalerà l’errore fatto. [….] La National Federation for the Blind, l’associazione dei ciechi americani, ha fatto questa stima: 20,6 milioni di americani adulti (vale a dire quasi il 10 per cento di tutta la popolazione adulta degli States) soffrono di problemi, più o meno gravi, alla vista e non sono in grado di leggere autonomamente un libro anche con l’aiuto (è ovviamente il caso di chi non è cieco totale) di lenti a contatto e occhiali speciali. Tra bambini ed adolescenti — tutti coloro che sono titolati per legge ad avere gratis materiali scolastici in braille o in formati audio — la cifra nel 2012 (ultimo anno riportato) è di 656mila. Con evidenti costi (e conseguenti tagli) che non gli permettono di essere alla pari con gli altri studenti”.
(blitzquotidiano.it)

Krog, il robot che fa giocare i bambini autistici

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Il progetto, realizzato dal Politecnico di Milano nell’ambito del programma di responsabilità sociale “Polisocial”, consiste in un pupazzo che può muoversi, vibrare, illuminarsi e “parlare”

Un aiuto personalizzato alle famiglie di ragazzi e adulti autistici arriva dalla Fondazione Sacra Famiglia, che ha messo in campo un nuovo servizio territoriale e avvierà a breve un’innovativa sperimentazione tecnologica. Lo scopo del servizio, chiamato Counseling per l’autismo ed erogato in alcune Asl lombarde grazie al voucher regionale, è garantire il miglior adattamento possibile al proprio ambiente di vita. Non quindi un miglioramento astratto, misurato con standard e tabelle, ma verificato laddove il giovane o l’adulto vive – scuola, quartiere, oratorio, realtà associative – e realizzato attraverso interventi individuali e intensivi.

Tutti coloro che hanno a che fare con la persona autistica, infatti, sono coinvolti: dai familiari agli insegnanti fino agli operatori, tutti partecipano all’azione educativa e abilitativa, mentre il servizio di Counseling fornisce l’orientamento per realizzare al meglio gli interventi necessari, sia educativi, per l’acquisizione di abilità specifiche nelle diverse aree di sviluppo (comunicazione, autonomie personali, cognitive e logico-deduttive), sia rivolti all’abilitazione sociale, cioè all’acquisizione di quelle capacità di relazione la cui mancanza spesso caratterizza le varie sindromi dello spettro autistico.

A livello pratico, il servizio prevede in un primo tempo colloqui psicologici, seguiti da ulteriori valutazioni per identificare le abilità assenti. Per andare incontro il più possibile alle esigenze delle famiglie gli orari di apertura del servizio sono flessibili, e gli operatori rimangono a disposizione ben oltre l’orario di ufficio, come è nello stile di chi lavora per Sacra Famiglia.

Ma se la relazione interpersonale è sempre essenziale, anche il contributo della tecnologia, soprattutto se innovativa, è fondamentale per la riabilitazione di vari tipi di disabilità, compreso l’autismo. E proprio ai bambini autistici si rivolge il progetto Krog (Kinect-Robot Interaction for Gaming), realizzato dal Politecnico di Milano nell’ambito del programma di responsabilità sociale “Polisocial”, il cui obiettivo è sviluppare attività educativo-terapeutiche per piccoli con disabilità motorie o cognitive attraverso giochi interattivi e robot costruiti come allegri pupazzi che possono muoversi, vibrare, illuminarsi e “parlare”. Essi si propongono come compagni di gioco con i quali i bambini posso interagire, toccandoli o abbracciandoli, o muovendosi insieme nello spazio; i contenuti multimediali sullo schermo (immagini, animazioni e suoni) suggeriscono ai bambini cosa fare e offrono feedback visivi e auditivi durante l’esecuzione delle “consegne”. Il primo prototipo di questo sistema, con un insieme iniziale di tre giochi, sarà sperimentato a breve proprio dalla Fondazione Sacra Famiglia.
(vita.it)

di Giovanni Cupidi

Hackability. A Torino, designer e disabili progettano ausili a basso costo

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Organizzato dal consorzio Kairos, Hackability è una gara non competitiva per la progettazione di oggetti rivolti alle persone con disabilità. Ad aprile, i più interessanti verranno trasformati in prototipi

Google glass, domotica sociale, protesi all’avanguardia: che l’innovazione tecnologica sia portatrice di grandi benefici nella vita dei disabili si sapeva da tempo. Ma che succede quando agli stessi portatori di disabilità viene data l’opportunità di partecipare alla progettazione di prodotti tecnologici “on demand”? Se lo è chiesto il Consorzio Kairos – insieme di cooperative sociali che lavorano su tutto il  territorio piemontese – che a Torino ha messo insieme un gruppo di oltre quaranta giovani, divisi tra disabili, inventori, progettisti e designer; i quali, a partire da oggi, parteciperanno a una“gara non competitiva” per la progettazione di ausili tecnologici rivolti ai portatori di disabilità.

Si chiama Hackability e funziona all’incirca così: a partire da questa mattina, il gruppo è riunito nella sede di Fablab, laboratorio di progettazione e ingegneria digitale nel quartiere di San Salvario. Dopo le presentazioni di rito, a turno i creativi elencheranno le proprie competenze, mentre i  portatori di disabilità esporranno a quali piccole o grandi necessità vorrebbero ovviare con l’aiuto delle nuove tecnologie. I ragazzi, quindi formeranno una serie di squadre da cinque persone ognuna, perimmaginare e progettare oggetti a basso costo e personalizzabili, pensati per poter essere facilmente riprodotti attraverso l’uso di stampanti 3D o macchine taglio laser.

“Gli oggetti – spiega Carlo Boccazzi Varotto, ideatore dell’iniziativa – dovranno rivolgersi al quotidiano di queste persone, ai problemi che incontrano nella vita di ogni giorno.  L’evento di oggi andrà avanti fino alle 18, ma le squadre continueranno poi a lavorare fino ad aprile, quando verranno selezionati i progetti vincitori”. Nell’appuntamento concluso di Hackability, una giuria valuterà i progetti di maggiore interesse, che verranno trasformati in prototipo entro la fine del mese. “Anche i restanti, comunque – precisa Varotto –  saranno messi a disposizione del pubblico sotto licenza Creative Common sul sito di Hackability: vale a dire che chiunque potrà scaricarli e riprodurli con l’aiuto di una stampante tridimensionale”.

Organizzato da Kairos con la partecipazione di Fablab, del Consorzio mestieri e della Consuslta per le persone in difficoltà, l’evento di oggi era aperto alla partecipazione di chiunque, a condizione di inviare un modulo scaricabile in rete: “abbiamo ricevuto così tante richieste – conclude Varotto – che fino all’ultimo temevamo di non riuscire a contenere tutti. In molti, probabilmente, saranno qui solo per curiosità; ma anche parecchi esponenti del mondo dell’hit-tech si sono presentati. Del resto è comprensibile: è la prima volta, in Italia, che il mondo della disabilità e quello della tecnologia si incontrano per lavorare concretamente insieme. Trattandosi di giovani, possiamo dire che oggi, in un certo senso, questi ragazzi stanno scrivendo il futuro”.
(redattoresociale.it)

di Giovanni Cupidi

Sport e tecnologia per superare la disabilità

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Sabato, dalle 10 alle 16, in piazza Galvani una manifestazione per far conoscere ai giovani con handicap gli strumenti hi tech che li possono aiutare nella pratica sportiva.
Testimonial la campionessa paralimpica Giusy Versace e le atlete di casa Ilaria Bianchi e Arianna Barbieri

Una giornata per dimostrare che la disabilità si può combattere, e non per forza vuole dire essere costretti ad abbandonare le proprie abitudini, come l’attività sportiva. Anzi, proprio lo sport è un ottimo aiuto per imparare a conviverci e affrontarla. Sabato la campionessa italiana di atletica leggera paralimpica Giusy Versace sarà protagonista e testimonial di “Insieme nello sport”, una giornata per avvicinare allo sport i giovani disabili e incentivarli alla pratica attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie. Dalle 10 del mattino alle 16, piazza Galvani ospiterà l’iniziativa ideata dalla stessa Versace, atleta calabrese che nel 2005, a 28 anni, perse entrambe le gambe in un incidente automobilistico. Non si scoraggiò, e riprese a correre, e vincere, grazie a due protesi. Per raccontare cosa ha imparato da questa esperienza, ha ideato l’evento “Insieme nello sport”. Sarà l’occasione per testare le ultime generazioni di protesi e ausili sportivi della Össur, azienda islandese che allestirà una piccola officina mobile attrezzata col meglio delle protesi moderne. Cuffie in silicone, ginocchi protesici, piedi flex in carbonio: tutti disponibili in piazza Galvani per essere provati con la consulenza di tecnici specializzati.A fare gli onori di casa, due campionesse del nuoto bolognese, Ilaria Bianchi e Arianna Barbieri. Oltre a provare a correre assieme alla Versace, si potrà scoprire tutto il mondo degli sport paralimpici: basket in carrozzina, calcio balilla con speciali biliardini per disabili fino all’handbike. Prossime tappe della manifestazione Lecce, Catania e Roma.
(repubblica.it)

di Giovanni Cupidi

NOMENCLATORE TARIFFARIO, LO SCANDALO DI UN AGGIORNAMENTO CHE NON ARRIVA

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Da quattordici anni l’elenco delle protesi e degli ausili forniti dalle Asl è rimasto lo stesso. E a pagare sono i cittadini Avere dalla Asl una carrozzina decente, un respiratore, un passeggino che non sia del secolo scorso. Come ben sanno le persone disabili italiane, si tratta spesso di un miraggio, e l’elenco delle protesi e degli ausili che non rispondono alle nostre esigenze ha un male comune che si chiama Nomenclatore Tariffario – DM 332/99.  O meglio, il suo mancato aggiornamento. Il nomenclatore non è altro che il documento di riferimento che  raccoglie gli strumenti e gli ausili che ognuno può avere, gratuitamente, dal Servizio Sanitario Nazionale. Come sappiamo, i problemi del Nomenclatore sono tutti riconducibili al suo mancato aggiornamento, ovvero al fatto che da ben quattordici anni riporta le medesime tipologie di protesi e ausili, con relativi prezzi. E’ chiaro che quello che poteva essere all’avanguardia nel 1999, al giorno d’oggi possa essere quantomeno superato. Ma sul fronte nomenclatore tariffario, le parti chiamate in causa non sono solo quelle degli utenti: a essere interessato da questo blocco è un intero comparto, che comprende anche rivenditori e  produttori, oltre che lo stesso Stato, ovvero le tasche di tutti noi. Per tutti, più o meno, il costo da pagare è salatissimo, come ben illustra una inchiesta pubblicata in questi giorni da Il Fatto Quotidiano, e che qui riprendiamo.  
DANNI ALL’UTENTE – Il Nomenclatore Tariffario, lo ricordiamo, dalla parte dell’utente stabilisce quali ausili possano essere erogati al disabile che abbia la prescrizione  da parte di un medico specialista che attesti la necessità di quello strumento (D.M. 332/99 art.4 c. 2).  Ma un documento redatto quattordici anni fa include necessariamente ausili che al giorno d’oggi possono essere, se non obsoleti, quantomeno superati. Se quindi voglio una carrozzina “decente” (ndr. carrozzina che sarà quella che il medico prescrittore avrà valutato come necessaria alle mie esigenze), sarò costretto a pagare di tasca mia la differenza di costo rispetto alla tariffa prevista per quell’ausilio dal Nomenclatore. Tradotto: se non hai i soldi ti devi accontentare del modello meno efficiente, il resto sono fatti tuoi. Per non parlare di alcuni ausili, come i comunicatori a comando oculare, attualmente non inclusi nel Nomenclatore. Accettare la carrozzina del secolo scorso o pagarti di tasca tua l’integrazione per il modello che risponde meglio alle tue esigenze (su indicazione del medico prescrittore, lo ricordiamo)? E’ una scelta che non tutti, economicamente parlando, possono prendersi il lusso di sostenere. Una terza via è quella del mercato nero. Una sorta di mercato clandestino in cui il risparmio può essere di oltre la metà.  Sì, ma a che prezzo? Nessuna assicurazione né assistenza qualificata e certificata. Pagamento in contanti da privato, ovviamente senza fattura. E chi s’è visto  s’è visto. 
DANNI AL COMPARTO  – Ma non basta. Se i primi ad essere evidentemente interessati dal mancato aggiornamento del Nomenclatore sono, necessariamente, i disabili, è tutto il comparto a esserne interessato. Prendiamo i  produttori. Dal 1999 ad oggi le voci di produzione per il settore hanno visto un aumento nei capitoli di spesa (costo del lavoro, costo delle materie prime, costo dei componenti delle protesi, costo per la sicurezza, costi ambientali e medici per il personale); fermi invece i prezzi: quando ad acquistare è il SSN, il prezzo di riferimento è, appunto, quello del Nomenclatore Tariffario. Bloccato. Ed è qui, riporta sempre l’inchiesta del Fatto Quotidiano, che si aprono pieghe nelle quali possono trovare spazio comportamenti poco legali.  In che modo? Riporta l’articolo:”Semplice. Si stila un preventivo: c’è il codice che prevede la protesi “x”, alla quale, perché sia funzionale, è necessario aggiungere altri componenti. Immaginiamo che la protesi “x” sia quella standard. Immaginiamo che sia rigida: invece serve che sia pieghevole. Bisogna montare un’articolazione del ginocchio: può costare dai 200 ai 30mila euro. C’è chi ha preventivato, per la stessa protesi, ben 3 ginocchi”. Pagati dallo Stato. “ed è chiaro che, in una protesi, ci va un ginocchio solo”.  A proposito: chi controlla?! Gli Uffici Protesi e Ausili delle Ulss, ma sono preparati per non farsi fregare da preventivi disonesti?
SPRECO DI DENARO PUBBLICO – Come abbiamo detto, il Nomenclatore riporta codici generici e specifici per le varie esigenze (del 1999 però), caratteristiche  e relativo prezzo dell’ausilio e della protesi. Quindi il SSN paga al rivenditore al quale mi sono rivolto esattamente il prezzo corrispondente al codice al quale è ricondotto il mio ausilio. Questo significa che non importa che tipo di modello specifico io abbia scelto di carrozzina, e non importa neppure quanto costi al rivenditore: il SSN rimborserà esattamente la cifra corrispondente a quel codice. Ecco quindi che nei casi in cui il prodotto costi meno rispetto al 1999 (è il caso di alcune carrozzine pieghevoli semplici, ad esempio, il cui prezzo è calato grazie a industrializzazione del prodotto e abbattimento dei costi che ha ridotto il prezzo del l’ausilio), la Asl va a sperperare così un bel po’ di denaro. Si stima, riporta sempre il Fatto Quotidiano, che l’aggiornamento del Tariffario, per il comparto di massa, quello che comprende carrozzine e montascale, consentirebbe un risparmio enorme: “Un ribasso del 70 per cento per molti ausili”, diceMaria Teresa Agati, presidente autorevole del Centro studi e ricerca per persone disabili di Federvarie – Confindustria.
COSTO ALLO STATO – Riporta il Fatto Quotidiano che “l’ex ministro Balduzzi, in carica fino a pochi mesi fa, ha quantificato in circa 1,9 miliardi l’attuale spesa pubblica in protesi e ausili”. Spesa evidentemente non amministrata troppo bene. Ma quanto ci vorrebbe per rimettere in sesto un circolo che di virtuoso ormai ha così poco? Balduzzi, dice sempre al Fatto Quotidiano, aveva stimato in 400 milioni di euro la spesa per i nuovi ausili e nuove protesi, secondo una riforma del Nomenclatore che però non è andata in porto per cambio di guardia del Governo. Ma le spese da sostenere, in termini di costi sociali, sono anche altri. E’ il caso di mettere in luce la situazione delle industrie del settore italiane, costrette a subire i costi delle materie prime e della componentistica stabiliti da poche multinazionali che, loro malgrado, non possono allinearsi ai prezzi di 14 anni fa del nostro nomenclatore.  Risultato:eccellenze della nostra industria non riescono a competere,  arrivando a patire la crisi generale in maniera raddoppiata, con conseguente chiusura, cassa integrazione e perdita di lavoro. Cinicamente, anche volendo ignorare cosa significhi per una persona avere un ausilio adeguato alle sue necessità (cosa che ci si aspetterebbe in un paese civile),è evidente come alla voce mancato aggiornamento del Nomenclatore, per lo Stato italiano si profilano costi che vanno ben oltre il denaro, annoverando perdite di tipo sociale. E’ un’altra occasione sprecata, quindi, quella che lo scorso maggio ha visto ancora una volta sfumare l’aggiornamento del Nomenclatore. Nomenclatore che, ricordiamo, dovrebbe essere aggiornato ogni tre anni per legge. Già, per legge. 

di Giovanni Cupidi