Exposanità: appuntamento col meglio di prodotti, tecnologie e soluzioni per la disabilità

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Exposanità, l’appuntamento biennale che porta a Bologna tutte le novità in campo salute e assistenza, è pronta ad aprire i battenti il prossimo 18 maggio – e fino al 21 maggio -, presso Bologna Fiere. Come da tempo, la manifestazione riserva ampio spazio, con tre padiglioni dedicati (il 19-21 e 22), alle soluzioni per persone con disabilità, oltre che alla terza età (padiglione 26).
Ed è proprio al padiglione 19 (stand D56) che vi aspettiamo noi della redazione di disabili.com, ricordandovi che potete richiedere, fino al 15 aprile, il vostro biglietto omaggio qui.

VETRINA E PROVE PRODOTTI – Alla disabilità, dicevamo, è dedicato quello che è chiamato settore Horus, nel quale i visitatori possono trovare e toccare con mano quanto di nuovo offre il mercato in campo di autonomia, mobilità, ma anche inclusione scolastica e tecnologie assistive. Tra gli stand dei padiglioni i visitatori potranno scoprire le ultime novità in fatto di carrozzine, montascale, sollevatori, ausili per la vita quotidiana, ma anche cateteri e soluzioni di guida e trasporto disabili.
La formula vincente di Exposanità è dunque quella di riunire il meglio del settore (qui trovate gli espositori consigliati da disabili.com), garantendo ai visitatori la possibilità di una full immersion tra le soluzioni di maggior qualità presenti sul mercato. Poter inoltre provare gli ausili, parlare direttamente con produttori e venditori, dà la possibilità di confrontali e testarli prima dell’acquisto. Proprio per favorire queste prove, all’interno del Padiglione 19 verrà allestita un’area prove carrozzine, che riproduce terreni dissestati, buche e rampe, dove i visitatori possono testare le sedie a rotelle che sono interessati ad acquistare.

SPORT E TEMPO LIBERO – Negli spazi della fiera, sarà possibile inoltre dedicarsi a momenti di svago e relax. Si potrà ad esempio prendere un caffè nella zona allestita da L’Altro Spazio, bar completamente accessibile di Bologna, che per l’occasione si sdoppia, portando a Exposanità la sua filosofia di primo locale che si adatta al lavoratore disabile, oltre che al cliente. Al Padiglione 19 verranno quindi riprodotte le caratteristiche che ne fanno un locale unico, dal bancone basso per permettere anche a clienti in carrozzina di ordinare in autonomia,  al menu in Braille, alle mappe tattili.
Per gli amanti delle attività sportive, c’è invece Horus Sport, con le prove libere di arrampicata sportiva, sollevamento pesi, calcio balilla, wheelchair basket e tanto altro.

APPROFONDIMENTI E FORMAZIONE – Exposanità è anche approfondimenti, informazione e formazione professionale. Tra gli appuntamenti già in calendario, in un programma tutto in divenire, il Meeting Internazionale ISO 2016, il Convegno di Medicina Vascolare, il Congresso Nazionale del Forum Comparto Ortoprotesico Italiano. Qui il programma, suddiviso per date.

BLOG E NOTIZIE DISABILITA’ – In attesa di Exposanità, potete seguire il blog dedicato,lanciato lo scorso 1 marzo, che racconta storie ed esperienze di vita legate alla disabilità dalla penna dei blogger che si sono aggiudicati il contest: Marco Berton, Valentina Tomirotti e Michela Trigori.

BIGLIETTI GRATIS – Infine, se non lo avete ancora fatto, ricordiamo che solo fino al 15 aprile 2016 potete richiedere uno o più biglietti omaggio, riservati ai lettori di Disabilicom. Basta andare a questa pagina e seguire le istruzioni di registrazione. Si riceverà poi alla mail indicata un codice da convalidare, e si potranno stampare a casa i propri biglietti, nominativi, validi per tutti e 4 i giorni della manifestazione. Il tutto in maniera gratuita.
Ricordiamo che il prezzo del biglietto, diversamente, è di euro 25,00 se acquistato in loco al momento dell’ingresso, o di euro 12,00 se acquistato online previa registrazione.
(disabili.com)

Per info
www.exposanita.it

PROTESI STAMPATE IN 3D, A BOLOGNA IL PRIMO IMPIANTO ITALIANO

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All’Ospedale Rizzoli le ossa stampate in titanio sono state inserite nel bacino malato di cinque ragazzi. È la seconda operazione di questo tipo al mondo

Stampanti 3D e protesi: un connubio che potrebbe cambiare la vita di molti Diciottenne salvato con trapianto di bacino, è la prima volta al mondo Una stampante italiana 3D, semplice e low cost

Sembra fantascienza, ma quella che viene da Bologna, per quanto straordinaria, è una storia vera. A cinque pazienti dell’Istituto Ortopedico Rizzoli un’équipe medica è riuscita a impiantare protesi ossee stampate in 3D. Ragazzi con un età media di 25 anni, i pazienti presentavano gravi problemi al bacino dovuti a tumori e al fallimento di protesi precedenti. Le nuove ossa 3D in titanio, progettatte su misura con i dati ottenuti delle tac e delle risonanze magnetiche, si adattano perfettamente all’anatomia di ognuno di loro, offrendo una migliore deambulazione in una fase successiva. Si tratta del primo caso in Italia. Uno analogo era stato registrato in Inghilterra nel febbraio del 2014.

LA TECNOLOGIA
La stampante 3D realizza le protesi come se fossero pezzi mancanti di un puzzle tridimensionale, permettendo ai chirurghi di intervenire con assoluta precisione dove è stata asportata la parte d’osso malata. Il vantaggio, ha spiegato Davide Donati, direttore dell’Oncologia Ortopedica del Rizzoli, consiste in una ricostruzione che è la più appropriata possibile dal punto di vista anatomico dei rapporti tra femore e bacino. Il che significa, in altre parole, un incremento sensibile delle possibilità di camminare normalmente dopo l’intervento. Pier Maria Fornasari, direttore della Banca del Tessuto Muscolo-scheletrico del Rizzoli, illustra le possibilità legate alla stampa 3D. Tra tutte il ‘bioprinting’, una pratica che mira a creare dispositivi su misura composti da un mix di sostanze plastiche e umane: “Oggi si usano già biomateriali come plastica o titanio. Il vantaggio della manifattura a 3D è che può stampare negli strati di materiale le cellule del paziente. La cartuccia di materiale per la stampa può contenere cellule del paziente”. Ma per il bioprinting è ancora presto, anche se non troppo. Nella biotecnologia spesso il presente e il futuro si confondono tra loro: “Secondo me – ha aggiunto il direttore – ci arriveremo tra sei mesi, un anno”. La sensazione che qui si stia oltrepassando la linea tra la realtà e la fantasia è molto forte. La mente si abbandona a suggestioni di replicanti costruiti in laboratorio, ma Fornasari invita a tenere i piedi per terra. “No, non è Blade Runner. È la medicina ad essere più vicina alle esigenze del paziente, sempre più su misura. Da una parte con la genomica, dall’altra con la produzione di dispositivi o tessuti sempre più adeguati alle necessità chirurgiche del paziente”. 

LA MANO ARTIFICIALE STAMPATA IN 3D

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Costerà come uno scooter” e sarà disponibile sul mercato entro il 2017.
È stata presentata la prima mano artificiale stampata in 3D, frutto di un accordo tra l’IIT (Istituto Italiano di Tecnologia) e Inail per lo sviluppo di protesi tecnologicamente avanzate. L’investimento complessivo è stato di 11,5 milioni di euro. “È una mano ‘vera’ e semplice da utilizzare, anche se è il risultato di una tecnologia complessa”, così il padre del progetto, Antonio Bicchi, direttore del centro ricerche ‘Piaggio’ dell’università di Pisa. Ma com’è fatta?  La mano artificiale è realizzata in materiale plastico e parti metalliche e ha un tendine artificiale che permette di riprodurre i movimenti in modo naturale. Due sensori poi catturano i segnali naturali dei muscoli residui. Il direttore generale dell’IIT, Simone Ungaro ha annunciato i progetti futuri collegati: “Sono in arrivo esoscheletri per le gambe e una piattaforma che funziona come una sorta di fisioterapista robotico, in via di sperimentazione in collaborazione con squadre di calcio”.
(rainews.it)

di Giovanni Cupidi

Io, disabile motorio, vi spiego cosa significa veramente “mobilità smart”

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di Francesco Nurra

Quello che tenterò di fare in questo testo non è certo un’impresa facile: scriverò sulla Nuova Mobilità, su alcuni punti della Convenzione Onu dei diritti delle persone con disabilità e su come queste intenzionalità si applichino sulla mia vita quotidiana di persona con disabilità.

Mi sono da poco trasferito da Sassari a Bologna per studiare all’Università, avevo molte aspettative per quanto riguarda l’accessibilità connessa alla disabilità, ma sono state in gran parte deluse.
Qualche giorno fa, proprio a Bologna, dal 10 al 12 aprile, si sono svolti gli Stati Generali della Nuova Mobilità, ma ho scoperto con rammarico che non sono state invitate come relatrici (ma solo previsti, da quanto appreso dalla locandina dei lavori, possibili interventi di associazioni e persone con disabilità in un tavolo di discussione) associazioni o cittadini/e con disabilità. Perché non è un argomento meritevole di un tavolo apposito o di qualche attenzione in più?

Forse è un riflesso sulla realtà di ciò che, a livello teorico-concettuale, si può leggere sul Manifesto della Mobilità Nuova. La mobilità non è solo qualcosa che – cito dal Manifesto- “ruota attorno a quattro perni: l’uso della bici; l’uso delle gambe; l’uso del tpl e della rete ferroviaria nazionale; l’uso occasionale dell’auto (car sharing, car pooling, taxi)” ma anche qualcosa che tenga in considerazione un tipo di movimento non conforme a queste quattro aspettative? Perché in questo Manifesto e nel disegno di legge proposto per la Nuova Mobilità non viene dato neanche un minimo risalto alla questione? Come al solito si tende a mettere la questione disabilità sullo sfondo, come se fosse qualcosa da evitare perché scoccia le coscienze e i tranquilli sonni degli amministratori comunali.

Dal punto di vista comunicativo c’è proprio una falla sull’argomento, non viene neanche lontanamente citata la parola “accessibilità” o “disabilità” o “persone con disabilità”. Purtroppo mi duole ricordare che la disabilità è anche potenziale: si può cadere, farsi male e finire su una sedia a rotelle oppure si può scoprire di avere una qualche malattia degenerativa, perciò dovrebbe essere qualcosa che sta a cuore anche a chi per il momento la disabilità non l’ha neanche sfiorata. Memento disabiliri: ricordati che potresti anche tu un giorno incappare nella disabilità e quel giorno maledirai la tua indifferenza sull’argomento.

Contemporaneamente, in questi mesi, ci sono i Cantieri Bobo a Bologna, un progetto ambizioso di rifacimento delle vie principali della città. Questo progetto di modernizzazione terrà conto anche delle diverse disabilità? Per esempio, chi è non vedente, potrà avere accesso ad unpercorso tattile? Chi viaggia e vive su una carrozzina si troverà ad affrontare le consuete barriere architettoniche o gli scivoli pericolanti che dovrebbero essere stati costruiti proprio allo scopo di abbattere le stesse barriere architettoniche?

Dal mio punto di vista, abitando poi in centro, mi ritrovo a dover fare, stando sulla mia sedia a rotelle, delle strade obbligate o addirittura pericolose, perché molte volte devo andare per strada invece di stare sul marciapiede. Pensavo fosse davvero una città a misura di carrozzine, invece mi devo sempre aggiustare fra i percorsi ad ostacoli che offre questa piccola metropoli. Non sembra una città toccata da un PEBAPiano Eliminazione Barriere Architettoniche e non dubito ci siano persone capaci che possano farlo; per far capire ai non addetti ai lavori che significa PEBA: il piano di abbattimento è un progetto che richiede tempo e capacità e serve per liberarsi dall’annoso problema delle barriere dopo aver tracciato una mappa dettagliata di tutte le barriere presenti in città. Diciamo che per me sarebbe molto comodo uscire da solo (sì perché può risultare difficile viaggiare in solitudine) e non dover trovare ostacoli sulla mia strada.

La mia credo sia la storia comune di una persona con disabilità motoria e su una sedia a rotelle, sicuramente altri tipi di disabilità avranno ancora altri tipi di problemi; tutto questo perché l’Italia, scriviamocelo francamente, rispetto ad altri Paesi d’Europa è indietro rispetto a molte questioni e risulta essere ancora un ambiente inospitale per le persone con disabilità. Ci sono molte buone intenzioni e parole, ma i fatti procedono a rilento. Una persona con disabilità sa che ci sono dei buoni propositi e promesse, ma li vede continuamente disattesi e smentiti dalla realtà. Per esempio, nel lontano anno domini 2007, l’Italia ha firmato una Convenzione dell’Onu sui diritti delle persone con disabilità (nel 2009 l’ha ratificata). Se avete un po’ di tempo, rimando allalettura del testo originale della Convenzione.

Per quanto mi riguarda, in relazione a questa Convenzione, che cosa c’è di applicato alla mia vita quotidiana? Poco e non abbastanza. Secondo la mia modesta opinione, bisogna partire dal concetto divita indipendente, in tutte le sue declinazioni e con una accezione più larga. La vita indipendente consiste nelpoter scegliere cosa fare della propria vita in un ambiente accogliente, consiste nell’autodeterminare le proprie scelte con l’aiuto prezioso dell’assistenza di varia natura (per assistenza alla persona con disabilità si intende solitamente quella personale e/o didattica e/o sessuale) all’interno di un ambiente privo di barriere mentali, architettoniche, fisiche e culturali.

Ma tutto ciò non accade con l’aiuto delPaese Italia; da buon italiano ho imparato l’arte di arrangiarsi in ogni forma, sono specializzato in quella materia chiamata problem solving perché costretto dalle circostanze sfavorevoli, ma sogno un giorno in cui tutto questo finirà, un giorno in cui le persone con disabilità riceveranno ciò che gli spetta (non dei privilegi) in maniera naturale e non con una filosofia pietista che opera quasi per una concessione data dall’alto, come quando si dà lo zuccherino ai cavalli perché sono stati bravi e buoni.

Da quando sono a Bologna mi accorgo di quanto sia difficile per una persona con disabilità grave come me, cercare di sopravvivere da sola. Ci sono dellegrosse spese da sostenere e se non mi fossi mosso con un piccolo fondo di risparmi accumulati negli anni grazie alle pensioni di invalidità e accompagnamento non ce l’avrei fatta; questo perché abbiamo un welfare ancora imperfetto e per come la vedo e la vivo io, si tende ad utilizzare il criterio economico a discapito del criterio medico e del reale bisogno.

Per esempio, qui a Bologna, mi ritroverò probabilmente a non poter fare nessunaseduta di fisioterapia, perché non viene concessa o ne viene concessa pochissima, nonostante sia prescritta dai medici per la mia patologia; come è possibile? Un altro esempio è quello dellacarrozzina elettrica: ogni sei anni, chi ha una carrozzina elettrica pagata dall’aslpuò prenderne una nuova, ma sembra non essere così a Bologna, dato che più di una volta dall’asl mi è stato prospettato di ricevere una carrozzina dal magazzino (e quindi usata immagino) o addirittura di far aggiustare la mia carrozzina vecchia; l’ultima cosa è la più irrealizzabile poiché, nel caso, è di competenza della asl di Sassari. È giusto risparmiare sulla pelle di chi utilizza questi ausili per vivere?

La Convenzione Onu parla anche deldiritto all’istruzione, un’istruzione senza barriere e garantita per tutti.
Su questo ho trovato alcuni ostacoli. Mi sono iscritto ad un corso di laurea magistrale all’università, ma vorrei anche studiare al Conservatorio. C’è un piccolo problema: ci sono delle rampe di scale e perciò le aule non sono assolutamente accessibili per le carrozzine; credo che, nonostante sia un edificio storico, debba abbattere le sue barriere per l’obbligo di accessibilità che hanno tutti gli edifici pubblici. Non ho ancora ricevuto nessuna risposta dal Conservatorio di Bologna su questo, dopo alcune mail.

A volte, per quanto riguarda me, il rapporto con la società, è come guardarsi in uno specchio che deforma il riflesso della propria immagine, forse occorre comprarne uno nuovo che funzioni bene e rispedire al mittente quello non funzionante; cioè si rischia, a causa deldiritto ad una vita dignitosa negato, di vedersi in maniera distorta e di autoinfliggersi e sentirsi inflitta una segregazione di cui non si sente il bisogno. I contenuti e le linee programmatiche per fare questo ci sono già in quella Convenzione, a che punto è l’Italia? Vivo sulla mia pelle l’incertezza dei diritti, di fondi a volte inesistenti o non strutturali e perciò soggetti a variazioni e a volte addirittura azzeramenti totali, cioè so che ciò che c’è non basta, ma potrebbe in futuro non esserci, potremmo chiamarla l’epoca dell’incertezza dei diritti: oggi un po’, domani forse. Per capirci bene, faccio un esempio, citando Handylex.orgL’altro Fondo dalle sorti alterne è quello per le non autosufficienze istituito nel 2006 al fine di garantire l’attuazione dei livelli essenziali delle prestazioni assistenziali da garantire su tutto il territorio nazionale con riguardo alle persone non autosufficienti”.
Dopo un finanziamento iniziale (2007) di 300 milioni (400 per i due successivi), il fondo è rimasto azzerato per due annualità (2011 e 2012), ripristinato per il 2013 (275) e confermato per il 2014 (350 milioni).
Nonostante lo stanziamento sia comunemente considerato inadeguato ed insufficiente alla copertura delle acclarate esigenze delle persone e delle famiglie, il disegno di legge originario prevedeva una riduzione di 100 milioni di euro, relegando il Fondo ad un ammontare di di 250 milioni di euro.
Contro tale riduzione si sono sollevate diffuse proteste e prese di posizione anche politiche oltre che associative che hanno spinto il Governo ad individuare nuove risorse aggiuntive.
Il comma 159 del primo articolo della legge di stabilità approvata fissa a 400 milioni l’importo per il 2015, ma indica in soli 250 milioni la destinazione per gli anni successivi.

Sofia Righetti, ragazza disabile e studentessa all’Università di Bologna, nel suo talk al TED di Verona (video) ha detto che se migliorassero le condizioni dell’ambiente circostante, i disabili potrebbero creare ricchezza economica e umana per la società, ma per farlo devono sussistere le condizioni affinché ciascuno esprima le proprie potenzialità.
La penso esattamente come lei e spero che questo possa essere uno spunto in più rispetto a ciò che ho scritto qua.
(wired.it)

di Giovanni Cupidi

TECNOLOGIE ICT, INCLUSIONE E DISABILITA’: DAL 27 AL 29 NOVEMBRE A BOLOGNA HANDIMATICA 2014

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Grazie alle tante nuove tecnologie a disposizione, oggi disabili, anziani e persone fragili possono contare su supporti e strumentazioni che ne facilitano la vita quotidiana: dal 27 al 29 novembre a Bologna “HANDImatica”, mostra-convegno nazionale su tecnologie ICT e disabilità

Si svolgerà dal 27 al 29 novembre a Bologna la decima edizione di HANDImatica 2014, mostra-convegno dal respiro nazionale che ogni due anni riunisce esperti, aziende, operatori e famiglie sul tema delletecnologie digitali a favore delle persone con disabilità e delle persone anziane non più autosufficienti o con fragilità.
I temi trattati sono ad ampio raggio e coprono molteplici  aree di interesse: dalle smart cites, al lavoro e l’autonomia della persona con disabilità, alla scuola fino ai diversi disturbi dell’apprendimento, il tutto affrontato dal punto di vista delle nuove tecnologie a disposizione degli operatori e della società per favorire e agevolare al massimo l’inserimento e la partecipazione attiva del disabile alla vita quotidiana.

Molti gli incontri in programma: il convegno di apertura di Handimatica 2014 si occuperà di Smart City “Città intelligenti, città a misura di tutti? L’inclusione al tempo delle smart city”  e affronterà questo argomento con voci che uniscono alla competenza tecnica la passione umana.
Il giorno seguente, venerdì 28 novembre, il ministro del lavoro,Giuliano Poletti, parteciperà al convegno “Lavoro, tecnologie, persone con disabilità”: l’incontro, che vede la  sponsorizzazione di Confindustria Digitale e le testimonianze di importanti aziende quali IBM, Unipol, CISCO, Vodafone, ecc,  mira sia a promuovere percorsi di valorizzazione delle persone con disabilità in azienda, sia a stimolare alleanze per lo sviluppo di nuove tecnologie, utili all’autonomia e partecipazione di tutti i lavoratori.

Il ricco programma di eventi, workshp e seminari che caratterizza l’edizione 2014 di HANDImatica entra nel mondo delle tecnologie a servizio della disabilità a tutto tondo: si affronteranno temi quali l’ autonomia e la qualità della vita della popolazione anziana e le soluzioni tecnologiche oggi a  disposizione per il mantenimento delle abilità e per le cure a domicilio; si parlerà di”Scuola digitale inclusiva: imparare con i piedi per terra e la testa tra le nuvole” , puntando sulle linee guida e le buone prassi per una didattica coinvolgente e rispettosa dei diversi stili di apprendimento degli allievi.
Saranno inoltre illustrate le diverse tecnologie (dalla robotica agli strumenti touch) per aiutare i soggetti autistici, disgrafici, dislessici e discalculei,  verranno presentati risultati e materiali di interessanti progetti ed esperienze condotte nel settore.
L’area espositiva darà la possibilità di vedere, toccare, provare e chiedere approfondimenti sulle tecnologie a disposizione e di come queste possano essere applicate alle proprie esigenze, mentre la presenza di svariate associazioni consentirà di conoscere realtà cui rivolgersi o con le quali fare rete. I giovani saranno gli animatori della “stanza delle app” e del “fab lab”
Infine ad  Handimatica sarà possibile avere informazioni sulle certificazioni europee sulle competenze digitali, in particolare sulla nuova ECDL ed effettuare delle sessioni di esame o di simulazione.

Organizzata dalla Fondazione ASPHI, onlus che dal 1980 si occupa di tecnologie informatiche come strumento per l‘inclusione scolastica, lavorativa e sociale delle persone con disabilità, “HANDImatica 2014 mostra-convegno nazionale Tecnologie ICT e disabilità” si terrà  a Bologna da giovedì  27 a sabato 29 novembre 2014, dalle ore 9 – 18. Istituto Aldini Valeriani Sirani – Via Sario Bassanelli, 9 – L’ingresso è libero e gratuito.

Il programma completo e tutte le info su: http://www.handimatica.com/
(ilgiornaledellaprotezionecivile.it)

di Giovanni Cupidi

A Bologna partono i corsi per diventare assistenti sessuali per disabili

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Li lancia il comitato che si batte per il riconoscimento giuridico della professione, come già avviene in Olanda, Germania, Austria, Svizzera e Danimarca. Ulivieri, uno dei fondatori: “Non va confuso con lo sfruttamento del corpo delle donne”. Intanto a Roma c’è già una proposta di legge sponsorizzata da Pd e M5S

Da gennaio a Bologna sarà possibile iscriversi a ‘speciali’ corsi di formazione: serviranno a preparare professionalmente “assistenti sessuali per disabili”. L’iniziativa è organizzata dal “comitato promotore per la realizzazione ed il sostegno di iniziative popolari per l’assistenza sessuale”, nato a Bologna a inizio 2013 e di recente riconosciuto formalmente dalla Provincia con l’iscrizione al registro delle organizzazioni di volontariato del territorio. Ed è uno dei fondatori del “comitato”, Maximiliano Ulivieri, a parlare dell’avvio del progetto dei corsi: uno degli ‘strumenti’ per portare gli obiettivi del comitato che, come scrive la Provincia, nasce per tutelare “i diritti di soggetti diversamente abili”.
Il “comitato” ha sede in via Indipendenza e in quasi un anno di vita “ha dovuto affrontare tutte le difficoltà burocratiche di un paese come l’Italia che non riconosce la figura dell’assistente sessuale – racconta Ulivieri – e nel quale è molto semplice venire scambiati per persone che sfruttano il corpo delle donne”. Il primo obiettivo del “comitato” è appunto un cambiamento normativo che consenta di riconoscere la ‘professione’ di assistente sessuale per disabili resa famosa dal recente film “The sessions” che tratta proprio di questo. E infatti il “comitato” di cui fa parte Ulivieri in questo anno ha anche messo a punto “una proposta di legge che due parlamentari di Pd e Movimento 5 stelle si sono impegnati a sponsorizzare, insieme alla revisione della legge Merlin”. In attesa di sviluppi a Roma, si prova a smuovere le acque sotto le Due Torri con i corsi. Ci sono “tanti progetti e tante idee difficili da realizzare – riprende Ulivieri – quello che possiamo fare è far partire i nostri corsi di formazione per assistenti sessuali, sul modello della Svizzera, e formare così delle persone capaci e consapevoli di un ruolo importante e delicato, che spesso viene guardato con sarcasmo”.  Eppure la figura dell’assistente sessuale è riconosciuta in Olanda, Germania, Austria, Svizzera (parti germanica e francofona) e Danimarca. Per diventare assistenti, vengono appunto istituiti corsi di formazione, diplomi, aggiornamento continuativo, carte di comportamento etico, supervisione terapeutica e prezzi concordati. Insomma è qualcosa che esiste e che viene accettato culturalmente e socialmente. In Italia qualche esperienza di assistenza sessuale è partita ‘dal basso’, di nascosto, ma manca il riconoscimento giuridico. Chi lo ha fatto si è mosso in maniera del tutto autonoma. Come Debora De Angelis, una delle promotrici del progetto ‘lovegiver’, che alle telecamere del programma ‘Le iene’ ha raccontato di aver aiutato un suo amico disabile a provare piacere, senza vergogna.La stessa De Angelis risulta tra i fondatori del “comitato” bolognese insieme a Ulivieri e altre quattro persone. Quale futuro per questa associazione? “Ora pensiamo ai corsi – dice Ulivieri – poi inizieremo a mandare le persone in giro a fare assistenza. Le denunce eventuali non ci spaventano, in fondo anche le badanti non erano riconosciute anni fa, ma poi lo sono state perchè erano richieste e utili”.
Lo scorso maggio, al Baraccano, lo stesso Ulivieri ha intavolato il tema in un incontro al quale ha assistito anche Don Gianluca Guerzoni, docente di teologia morale. Per l’occasione fu riproposto il lungometraggio documentario “Sesso, amore e disabilità”, di Adriano Silanus, sulla vita sessuale ed affettiva delle persone con disabilità fisiche e sensoriali.Ulivieri racconta di lavorare da tempo alla proposta di legge, e di aver trovato l’appoggio e il sostegno di Cathy La Torre, consigliere comunale (Sel) di Bologna. La proposta di legge, nelle intenzioni dei promotori, dovrebbe essere sia nazionale che regionale. Ulivieri, che è anche il creatore di loveability.it, ha sempre fatto capire di voler andare fino in fondo. “Di buono – disse – c’è che abbiamo fatto di più noi in questi 8 mesi che i politici in 30 anni di discussioni”.  Il problema, aggiunse, “è che la figura del terapista sessuale viene accostata con facilità a un fenomeno di prostituzione, senza capire che invece non c’entra nulla”.
(repubblica.it)

di Giovanni Cupidi

Non tutte le persone con disabilità sono uguali

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Via Indipendenza a Bologna fa parte della ZTL (Zona a Traffico Limitato) del capoluogo emiliano
È difficile parlare di quanto, da un paio di anni a questa parte, sia cambiata la situazione a Bologna per la circolazione delle auto al servizio di persone con disabilità. È difficile perché, a criticare certi provvedimenti, si viene immancabilmente accusati di parlare spinti da ideali politici opposti a quelli della maggioranza, o peggio di essere strumentalizzati da chi ha interessi economici (negozianti ed esercenti) che nulla c’entrano con la tutela dei disabili. Per questo ho sempre taciuto, sebbene più di altri, forse, avrei avuto cognizione per parlare.
Perché sì, sono disabile, e sì, in Via Indipendenza a Bologna ho un appartamento in affitto, ci passo e ci vivo ogni giorno, ma non tutti i giorni, per me, sono uguali agli altri. I giorni di festa, infatti, sono tristi. Sono quelli in cui, a quell’appartamento, non riesco neanche ad arrivare.
Tanto si è detto sui cosiddetti T-Days [la chiusura nei fine settimana della Zona a Traffico Limitato di Bologna. Se ne legga anche nel nostro giornale, N.d.R.], i weekend in cui tre strade cruciali nel cuore della città vengono chiuse al traffico veicolare, dove persino le auto munite di “contrassegno H” non possono accedere. Le Associazioni di persone con disabilità si sono divise e scontrate sul tema, chi dice che la pedonalizzazione favorisca i portatori di handicap, chi sostiene il contrario. Discussioni accese, ma poco producenti, specie considerando che i portatori di handicap non sono tutti uguali e nessuna Associazione ha diritto di ergersi a rappresentante dell’intera popolazione con disabilità di Bologna.
Ma in fondo – dicono alcuni – solo di tre strade si tratta e poi i modi per arrivare in centro non mancano, tante sono le laterali che portano all’invalicabile Zona T. Non si dice, però, che le strade laterali in questione sono spesso troppo strette per un veicolo modificato (da cui una carrozzina, ad esempio, deve anche trovare lo spazio per scendere) o non risultano veicolabili fino all’incrocio con l’asse Via Indipendenza-Via Bassi-Via Rizzoli, perché ci sono fittoni [barriere mobili, N.d.R.], dehors e rastrelliere di mezzo. Né si dice che alcune persone devono essere lasciate a cinquanta metri di distanza dalla meta che debbono raggiungere, pochi per chi cammina, ma spesso “infiniti” per chi sta su una carrozzina o si serve di un bastone.
Ora il problema, invece di essere risolto, punta a espandersi. Il Sindaco, infatti, vuole far passare un trenino elettrico o una navetta attrezzata nella zona pedonale, ma solo se – attenzione – il Codice della Strada verrà cambiato. Già, perché secondo le leggi vigenti, dove passa un mezzo pubblico può circolare anche un’auto a servizio di un disabile, ma invece di riconoscere in tale principio una vittoria per l’integrazione o un incentivo alla mobilità dei disabili, il Sindaco dichiara in conferenza stampa di muoversi affinché il Governo cambi tale normativa. Il trenino, insomma, sembra avere la precedenza sulle pari opportunità garantite dalla norma in questione su tutto il territorio nazionale.Eppure, se per legge chiedessimo a una persona ipoudente di togliersi le protesi acustiche in determinati settori della città, tutti grideremmo allo scandalo, e lo stesso Sindaco non potrebbe rimanere indifferente. Ma cos’è un auto, per chi non può camminare, se non unausilio protesico? Ci sono disabili per cui l’automobile sostituisce le stesse gambe. Chi deambula usa l’auto dove e come vuole, non a orari prestabiliti, o a tappe prefissate, come un trenino-navetta attrezzato costringerebbe a fare. E se tanto non basta, non esiste navetta, trenino o “tappeto volante” che possa sostituire l’auto di un disabile. Non di tutti i disabili, per lo meno. I mezzi pubblici, infatti, sono spesso affollati e uno spintone involontario può rivelarsi molto pericoloso per chi si appoggia a una stampella in mezzo alla ressa. E ancora, chi guida un’auto privata può lasciare un disabile davanti al posto che deve raggiungere, mentre un mezzo pubblico lo abbandonerà a una fermata prestabilita, costringendolo poi a muoversi da solo per il resto del tragitto, spesso costellato di sanpietrini dissestati [blocchetti in porfido usati per la pavimentazione stradale, N.d.R.] o di basoli sconnessi[lastre impiegate anch’esse per la pavimentazione stradale, N.d.R.]. Quegli stessi sanpietrini che i sistemi presenti su una navetta non riescono ad ammortizzare al pari di un auto, sottoponendo chi soffre di patologie osteoporotiche (molto diffuse nella popolazione anziana) a una sollecitazione esagerata.
Ma se l’ecologia è prioritaria per Bologna, perché il Sindaco scomoda il Governo onde cambiare il Codice della Strada e non per incentivare la produzione di auto non inquinanti, come quelle elettriche? Perché impedire l’uso di auto private anche a chi proprio non può farne a meno, se in altre città d’Italia le zone pedonali lo consentono? I trenini e le navette non vanno bene per tutti i disabili, perché non tutti i disabili sono uguali. Finché una consapevolezza simile non entrerà nella testa e nei cuori di chi ci governa, sulla disabilità non si farà mai una politica efficace.
(superando.it)

di Giovanni Cupidi

Sport e tecnologia per superare la disabilità

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Sabato, dalle 10 alle 16, in piazza Galvani una manifestazione per far conoscere ai giovani con handicap gli strumenti hi tech che li possono aiutare nella pratica sportiva.
Testimonial la campionessa paralimpica Giusy Versace e le atlete di casa Ilaria Bianchi e Arianna Barbieri

Una giornata per dimostrare che la disabilità si può combattere, e non per forza vuole dire essere costretti ad abbandonare le proprie abitudini, come l’attività sportiva. Anzi, proprio lo sport è un ottimo aiuto per imparare a conviverci e affrontarla. Sabato la campionessa italiana di atletica leggera paralimpica Giusy Versace sarà protagonista e testimonial di “Insieme nello sport”, una giornata per avvicinare allo sport i giovani disabili e incentivarli alla pratica attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie. Dalle 10 del mattino alle 16, piazza Galvani ospiterà l’iniziativa ideata dalla stessa Versace, atleta calabrese che nel 2005, a 28 anni, perse entrambe le gambe in un incidente automobilistico. Non si scoraggiò, e riprese a correre, e vincere, grazie a due protesi. Per raccontare cosa ha imparato da questa esperienza, ha ideato l’evento “Insieme nello sport”. Sarà l’occasione per testare le ultime generazioni di protesi e ausili sportivi della Össur, azienda islandese che allestirà una piccola officina mobile attrezzata col meglio delle protesi moderne. Cuffie in silicone, ginocchi protesici, piedi flex in carbonio: tutti disponibili in piazza Galvani per essere provati con la consulenza di tecnici specializzati.A fare gli onori di casa, due campionesse del nuoto bolognese, Ilaria Bianchi e Arianna Barbieri. Oltre a provare a correre assieme alla Versace, si potrà scoprire tutto il mondo degli sport paralimpici: basket in carrozzina, calcio balilla con speciali biliardini per disabili fino all’handbike. Prossime tappe della manifestazione Lecce, Catania e Roma.
(repubblica.it)

di Giovanni Cupidi