La prima Eco-casa su misura per persone con disabilità

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SMART Home a Castelfranco Veneto, e’ la prima abitazione pensata per agevolare la vita domestica delle persone con bisogni speciali che integra tutte le caratteristiche più avanzate nel campo della tecnologia, della domotica e della eco-sostenibilità.

Un’abitazione sostenibile a 360°, capace non solo di rispettare l’ambiente e di garantire massima efficienza e comfort abitativo grazie alle migliori tecnologie presenti sul mercato, ma anche e soprattutto di rivoluzionare la vita delle persone con condizione di disabilità. Una casa accessibile che consenta a chiunque abbia esigenze particolari di poter utilizzare spazi e servizi domestici con autonomia, senza incontrare ostacoli o difficoltà. Stiamo parlando del progetto S.M.A.R.T. Home una struttura non soltanto accessibile ma che presenta tutte le caratteristiche più avanzate nel campo della tecnologia, della domotica, della bio-edilizia e del risparmio energetico.

L’abitazione verrà realizzata secondo i criteri della bioedilizia, in legno, verranno installati sul tetto pannelli fotovoltaici ad alta resa: saranno alimentate così la pompa di calore e le utenze domestiche come l’ascensore, le porte e le finestre motorizzate; ma anche pannelli solari termici per la produzione di acqua calda e per l’integrazione del riscaldamento. Per pre-riscaldare e raffrescare la casa, poi, verrà utilizzato un impianto radiante a soffitto fornito dalla FRACCARO srl gestito tramite una pompa di calore geotermica – un’innovazione che garantisce una miglior resa rispetto agli impianti a pavimento perché la superficie di utilizzo non viene limitata dalla presenza di tavoli, letti, mobili e tappeti.

L’involucro edilizio altamente isolato impedirà inoltre le dispersioni di calore. Per quanto riguarda l’illuminazione, saranno utilizzate sorgenti a basso consumo energetico (LED), verrà abbandonata la rete a gas e usata esclusivamente quella elettrica. L’utilizzo integrato di diverse tipologie di fonti rinnovabili consentirà infine all’abitazione di essere indipendente dal punto di vista energetico e di consumare quanto prodotto. Una volta ultimato il progetto – il primo di questo tipo in Europa – la casa verrà presentata a Bruxelles presso la sede della Commissione europea per dimostrare le potenzialità dinuovi modelli abitativi intelligenti, interattivi, confortevoli, salubri e sostenibili per le persone e per il Pianeta. I lavori sono già partiti e si possono seguire sul sito Smart Home Project (http://www.smarthomeproject.it/) che racconta tutte le caratteristiche del progetto, mostra le foto e i video dei lavori.
(alternativasostenibile.it)

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Paolo, ingegnere disabile si progetta una super casa “a comando vocale”

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Porte e luci funzionano con l’impulso della voce: «Ora potrò vivere con maggiore autonomia»

Ecco la prima casa per disabili. È pensata anche per chi è completamente paralizzato e che, non solo non riesce a camminare, manon può neppure muovere le braccia.
È il caso di Paolo Berro, l’ingegnere di Castelfranco noto anche per l’omonima fondazione, che ha messo a punto la prima “Smart Home” pensata per persone con disabilità. Berro, 37 anni, quando ne aveva 21, in seguito ad un incidente stradale, era rimasto paralizzato dal collo.
Una condizione, quella vissuta in prima persona, che gli ha fatto maturare l’idea di realizzare una casa per persone come lui che, proprio grazie agli accorgimenti pensati, garantirà loro una relativa autonomia. In pratica la casa consente di essere vissuta da un tetraplegico come il professionista castellano perché è comandata quasi completamente con la voce. La casa è in fase di realizzazione in via Vivaldi: l’abitazione in cui lo stesso Paolo Berro viveva insieme ai genitori è stata demolita ed al suo posto è stata creata questa “Smart Home”, dove ora l’ingegnere andrà a vivere.
L’idea della casa per disabili è partita dallo stesso Berro che si è avvalso della collaborazione dello studio Play Architetti e di Aldo Cibic. Vengono messe insieme le migliori tecnologie presenti nel mercato in fatto didomotica, oltre che di bioedilizia e risparmio energetico. Tutti accorgimenti costruttivi che consentono anche ai disabili di vivere gli spazi in autonomia e senza incontrare ostacoli. «Automazioni a comando vocale sono state installate per porte e finestre, che dialogano con la voce – spiega Paolo Berro – Lo stesso vale per gli interruttori della luce e tutto ciò che funziona con l’energia elettrica, è tutto a controllo vocale. C’è un computer centrale e sono stati montati vari microfoni e casse. Con la mia voce posso dare i comandi, che vengono recepiti dal computer ed a quel punto si azionano la porta o l’interruttore». Voce, microfoni, casse, ma anche sensori che percepiscono il passaggio di persone, o della carrozzina. «Grazie a dei sensori – prosegue – vengono recepiti i movimenti e ad esempio ci sono alcuni punti in cui si accende automaticamente la luce».Sarà una svolta radicale nella vita di Berro, che non vede l’ora di entrare nella sua nuova casa. «Dopo tanti anni finalmente potrò gravare meno sui miei genitori, che mi hanno sempre assistito – commenta – Era ora che trovassi un modo per essere più autonomo». La casa, primo progetto di questo tipo in Europa, sarà presentata a Bruxelles nella sede della Commissione europea.
(ilgazzettino.it)

di Giovanni Cupidi

Disabili, il progetto di Noha per una vita autonoma: “Una casa per il dopo di noi”

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L’associazione raccoglie un gruppo di persone con handicap fisico che sta cercando di realizzare in provincia di Milano una casa, dove aiutarsi a vicenda. In Lombardia, esistono due tipologie di assistenza: quella in cui la “componente sanitaria sembra essere predominate”, e iniziative alternative in cui è “centrale il tema dell’accoglienza”, lasciate soprattutto all’iniziativa del terzo settore e delle famiglie

Una casa, l’assenza di barriere architettoniche e la voglia di essere autonomi. Dipendesse da loro, basterebbero questi tre ingredienti per avere una vita indipendente dalla propria famiglia o dalle strutture in cui sono ricoverati. Loro, sono gli iscritti all’associazione ‘Nuovi orizzonti handicap (Noha), un gruppo di persone con disabilità fisica che sta cercando di realizzare in provincia di Milano un’abitazione per affrontare concretamente il “dopo di noi”, il momento cioè in cui i genitori non ci saranno più o non potranno più provvedere alla loro assistenza a causa dell’età avanzata.

“Sul territorio c’è una scarsa offerta di strutture studiate e realizzate per soddisfare le esigenze quotidiane di persone ‘fisicamente’ disabili”, spiega Noemi Peviani, presidente di Noha onlus, che ha individuato in un edificio da ristrutturare a Pregnana Milanese (Mi), il luogo in cui far sorgere “quattro appartamenti per ospitare una decina di persone che non necessitano di personale medico h.24. Una sorta di casa famiglia in cui i disabili si aiutino a vicenda, coordinati da due figure fisse”. Il percorso di “Casa Ernestina”, per cui è stata avviata una raccolta fondi (per informazioni: http://www.casaernestina.it) è solo all’inizio e guarda ai progetti realizzati in altre regioni, come l’Emilia Romagna: dal centro disabili di Forlì a esperienze già collaudate come quella degli appartamenti Abs a Bologna, riservati a disabili adulti e in cui l’operatore di riferimento è presente solo nelle ore pomeridiane, alle strutture del Vis.

In Lombardia, dove il numero di disabili è stimato in circa 310mila (Fonte: elaborazione su popolazione lombarda 2012, assumendo dato prevalenza disabilità da “Indagine multiscopo” Istat 2005) l’offerta residenziale per persone con disabilità segue due tendenze “diametralmente opposte”, come rileva l’osservatorio della provincia di Milano. Da una parte, in linea con “le direttive di regione Lombardia si torna a offrire proposte in cui la componente sanitaria sembra essere predominate” le residenze per disabili (Rsd) e le comunità alloggio socio-sanitarie (Css). Si tratta in quest’ultimo caso delle comunità alloggio del passato e accolgono persone che hanno bisogno di un’integrazione sanitaria minima: sul territorio lombardo ci sono complessivamente 199 strutture di questo tipo, per un totale di 1.714 posti. 176 di queste comunità hanno anche l’accreditamento al sistema socio sanitario regionale. Dall’altra si stanno diffondendo progetti alternativi, in cui è “centrale il tema dell’accoglienza”, lasciate soprattutto all’iniziativa del terzo settore e delle famiglie. “Quando si affronta la disabilità spesso si mettono insieme, soprattutto nelle strutture di accoglienza, disabili mentali e disabili fisici – spiega Clelia Cuozzo, vice-presidente Noha al FattoTv – ma abbiamo esigenze diverse. Per questo il progetto di “Casa Ernestina” è calibrato in base alle nostre necessità e alla possibilità di avere una vita indipendente”.

(ilfattoquotidiano.it)

«Sei disabile? Non ti affitto casa»

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Vi propongo di leggere questo articolo come esemplificazione di una discriminazione che in molti non crederanno essere possibile subire. Invece ciò che è successo ad Anna è accaduto anche a me diversi anni fa quando dal mio paese di residenza decisi di volermi trasferire  a Palermo. Dopo tanta ricerca e dopo avere individuato l’appartamento adatto alle mie esigenze e anche gusto e dopo aver concluso la trattativa per l’affitto e spese annesse, mio padre si sentì dire dal proprietario (Ugonì famosa e facoltosa famiglia della Palermo “bene”) che, visto che vi ero io in condizioni di disabilità, non era più disponibile ad affittarci l’appartamento adducendo come scusante che gli altri inquilini potevano sentirsi “disturbati” dalla mia presenza!
Sono rimasto residente nel mio paese!

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Anna è un avvocato, e dalla nascita è parzialmente cieca. Non è riuscita a trovare una stanza a Milano. «Ma i soldi li sai contare?»

«Quando spiego che sono laureata, mi guardano tutti dall’alto in basso, come a dirmi: “Ma come hai fatto?”». Anna ha 31 anni, e vive a Brescia. È laureata in Giurisprudenza, ha fatto la pratica da penalista, è specializzata in diritto per disabili. Voleva trasferirsi a Milano, dove sta seguendo un corso di preparazione da magistrato ordinario all’Università Cattolica, ma ha rinunciato. Perché, in una metropoli che, sulla carta, dovrebbe essere moderna, non è riuscita a trovare una stanza in affitto. La «colpa»? Della sua disabilità. Anna è parzialmente cieca, affetta da retinopatia fin dalla nascita e, da qualche anno, anche da atrofia ottica. «La mia malattia è tale che forse un domani non vedrò più, ma questo non possono dirlo con certezza nemmeno i medici». Al momento, però, è completamente autonoma, eppure non è bastato per aiutarla nella ricerca di una casa. «È già stata affittata», era la frase più carina che si è sentita rivolgere. «Anche quando l’annuncio era stato messo la mattina stessa, mi dicevano che c’erano già troppe ragazze interessate. Erano tutte scuse per non dire la verità». Verità che alcuni proprietari, invece, non hanno avuto scrupoli a dirle apertamente: «”La tua disabilità per me è un problema, se ti succede qualcosa poi mi sento responsabile”, mi ha detto uno. “Ma ai normovedenti non succede mai niente?”, gli ho ribattuto. Ho mostrato tutti i miei titoli, le mie qualifiche, ma non è servito a niente». Su circa trenta-quaranta annunci ai quali ha risposto, Anna ha trovato solo una signora, «molto gentile», disposta ad affittarle un monolocale. Troppo lontano però, per lei, dalla sede del suo corso. Anche incontrare potenziali coinquiline con cui dividere un appartamento è stato complicato. «Molte di loro non vogliono una disabile in casa», spiega Anna, che anche a Brescia, l’anno scorso, si è trovata costretta a sottoporsi al terzo grado di un’altra ragazza. «Ma i soldi li sai contare?», le ha chiesto a bruciapelo. «È stato umiliante. L’ignoranza non ha limiti, sono tutti pregiudizi. Nella mia situazione, si fa fatica persino a trovare un lavoro. Ho studiato tantissimo, eppure non ho occasioni. Com’è che le hanno tutti e io no?». «Le persone con disabilità subiscono discriminazioni a volte senza nemmeno rendersene conto, o non sapendo come fare a risolvere il problema», spiega Franco Bomprezzi, presidente di Ledha, la federazione delle associazioni lombarde che difendono i diritti dei disabili e dei loro familiari. «Le discriminazioni sono fenomeni striscianti, non appaiono mai dirette ma sono coperte da un modo di fare ambiguo. Questo avviene per tutte le “diversità”, penso al genere, alla provenienza, all’età. La società non mette le persone in condizioni di pari dignità». Quantificare questi fenomeni è pressoché impossibile. «La cosa fondamentale è che le persone non si limitino a subire, ma sappiano che possono far valere i propri diritti e facciano conoscere le loro storie attraverso i media. Noi di Ledha vogliamo far sapere che si possono difendere i diritti senza apparire aggressivi. Gli strumenti legali ci sono, come la legge 67/2006 anti discriminazione, ma preferiamo sempre che si cambi in maniera bonaria l’atteggiamento della società. Soprattutto, non deve esserci mai un giudizio morale su chi discrimina. Purtroppo si tratta di abitudini consolidate, dettate dalla paura e dall’ignoranza, dal non sapere che una persona disabile può essere in grado di badare a se stessa. È successo tanti anni fa anche a me, quando mi sono trasferito a Milano da Padova».  E, anche quando si riesce a trovare casa, spesso rimane l’ostacolo delle barriere architettoniche: «A volte ci sono situazioni al limite del ridicolo, condomini con l’ascensore a norma ma dove devi superare tre gradini per raggiungerlo. Nella vita di tante persone, questo fa la differenza tra la libertà e la prigionia».
(vanityfair)

di Giovanni Cupidi

La casa ecosostenibile e la domotica che aiutano i disabili

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La prima abitazione pensata per rendere più confortevole ed agiata la vita delle persone con disabilità, s.m.a.r.t. home, è il frutto del lavoro di squadra che ha visto coinvolti l’ingegnere Paolo Berro (colpito nel 1988 da un incidente che ne ha paralizzato il corpo dalle spalle in giù), il consulente Aldo Cibic e lo studio Play Architetti.
La struttura rappresenta un perfetto connubio tra design, tecnologia ed eco-sostenibilità, dato che l’intero sistema di funzionamento sfrutta fonti d’energia pulita e rinnovabile. Sorprendente l’approccio bioclimatico pensato per rendere l’immobile sostenibile ed eco-compatibile. L’abitazione è infatti orientata in corrispondenza del sole e della ventilazione naturale, necessita di un fabbisogno di energia elettrica e gas estremamente limitato e presenta pannelli solari e una terrazza solarium istallati sul tetto. Grande attenzione infatti è stata posta proprio dalla ricerca della luce e dell’affaccio migliore per ogni parte della casa, per garantire ad ogni stanza l’illuminazione più corretta secondo le diverse funzioni ed il momento della giornata in cui maggiormente vengono usate.
In tutti i locali della casa saranno inoltre disponibili la connessione internet wi-fi e i contenuti per l’intrattenimento su diversi dispositivi (dalla musica alla pay tv). Tutti gli elettrodomestici, gli impianti d’allarme, anti-incendio, di riscaldamento e condizionamento d’aria saranno comandati a distanza da un’apposita centralina domotica.
Il progetto prevede la realizzazione di un edificio residenziale strutturato su due piani fuori terra più uno interrato. Al piano terra e al primo vengono realizzate due abitazioni indipendenti con struttura in legno ad alto risparmio energetico. Al piano interrato, servito da rampa carrabile, vengono collocate autorimessa, vani tecnici e depositi comuni alle due abitazioni. I vari piani sono serviti da una scala e un ascensore comuni che rendono l’intera casa fruibile da persone con disabilità, il tutto per consentire di poter fruire liberamente di tutta l’abitazione. Sul tetto, parzialmente piano, vengono collocati tutti gli impianti a pannelli solari e una terrazza solarium.
Tutte le tecnologie impiantistiche sono realizzate all’insegna del risparmio e dell’efficienza energetiche e l’impianto fotovoltaico è stato dimensionato per servire anche l’ascensore, le tapparelle motorizzate e alcune porte anch’esse motorizzate al piano terra. Infine tutti i dispositivi elettronici presenti nella casa domotica potranno essere gestiti tramite l’uso della voce attraverso l’utilizzo di un software di riconoscimento vocale.
Eco-sostenibilità, efficienza energetica ed alta tecnologia sono i tre principi che ispirano e guidano progetto, che prenderà vita a castelfranco veneto dove sorgerà per l’appunto la prima s.m.a.r.t home.
I lavori sono già iniziati e chiunque lo desideri li potrà seguire visitando il sito http://www.smarthomeproject.it/

di Giovanni Cupidi