Saranno molte anche in Nepal le vittime con disabilità

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Una delle drammatiche immagini che arrivano in questi giorni dal Nepal, dopo il devastante sisma del 25 aprile (foto di CBM International)

«Durante emergenze del genere – aveva sottolineatoMassimo Maggio, direttore di CBM Italia, in occasione della Terza Conferenza Mondiale delle Nazioni Unite sulla riduzione del rischio di catastrofi, tenutasi poche settimane fa a Sendai, in Giappone – le più colpite sono proprio le persone con disabilità, che molto spesso non possono accedere agli aiuti umanitari. Una persona in carrozzina, ad esempio, non sempre riesce ad arrivare al campo in cui si distribuiscono i kit alimentari e i beni di prima necessità. Spesso, poi, le persone con disabilitànon sono nemmeno formate sulle misure da seguire per mettersi al riparo durante un terremoto o un’alluvione».
Lo ribadisce tanto più oggi, il Direttore di CBM Italia – organizzazione impegnata a rimuovere gli ostacoli che mettono ai margini le persone con disabilità nelle società più svantaggiate – dopo un terremoto tanto devastante come quello che ha colpito in questi giorni ilNepal, provocando distruzione e morte, con un dato già certo, pur nella grande incertezza di queste ore: il numero delle vittime con disabilità è di circa il doppio, rispetto a quello del resto della popolazione.
«Essere disabile in un Paese in Via di Sviluppo – ricorda infatti Maggio – significa non avere un futuro. Le emergenze, poi, portano con sé un ulteriore e tremendo effetto: cresce il numero stesso delle persone con disabilità. Contemporaneamente va sottolineata la loro difficoltà e spesso l’impossibilità ad accedere alla catena degli aiuti umanitari. Basti pensare a quanto può essere devastante l’effetto di un terremoto nella vita di un bambino cieco o con disabilità motoria».

Così come già da tempo ci dedichiamo alle crescenti iniziative presenti anche nel nostro Paese, riguardanti le persone con disabilità in situazioni di emergenza, ugualmente avevamo seguito con particolare attenzione i vari passaggi centrati sulla disabilità, all’interno della citata Conferenza di Sendai sulla riduzione del rischio di catastrofi, grazie anche ai resoconti di un “inviato speciale” come Giampiero Griffo, componente dell’Esecutivo Mondiale di DPI (Disabled Peoples’ International), che aveva anche riferito di un importante documento finale prodotto in Giappone – del quale ci occuperemo proprio nei prossimi giorni – ritenuto un importante passo avanti per l’inclusione delle persone con disabilità negli interventi di emergenza.
Parlando poi del caucus (“assemblea”) cui avevano partecipato una sessantina di rappresentanti di associazioni di persone con disabilità, provenienti da tutto il mondo, Griffo aveva raccontato come dalla ricca e competente discussione, fossero emersi molti elementi significativi: «Le carenze dei sistemi di prevenzione e primo intervento; l’assenza di strategie di prima allerta nelle situazioni di emergenza, che permettano a tutti di essere informati; la totalesottovalutazione delle problematiche delle persone con disabilità nel programmare le operazioni di evacuazione; l’inaccessibilità dei posti di prima accoglienza; lamancanza di formazione specifica del personale che si occupa di emergenza; la carenza totale di attenzione nei piani di intervento in emergenza verso le persone con disabilità».
Rilievi che purtroppo ancora una volta sono destinati ad essere drammaticamente confermati in Nepal e anche nelle zone confinanti di India, Cina e Bangladesh.

Restando infine all’attualità, CBM – attiva in Nepal da più di trent’anni, con nove progetti su tutto il territorio (due cliniche oculistiche, programmi di cura e prevenzione della disabilità uditiva, programmi di riabilitazione su base comunitaria) – segnala di essersi in queste ore unita ai soccorritori per valutare i danni e determinare i bisogni delle persone colpite, oltre a mettere a disposizione uno spazio per quanti vogliano effettuare delle donazioni.
(superando.it)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Paola De Luca (paola.deluca@cbmitalia.org).

di Giovanni Cupidi

Disabilità, il Piano della Cooperazione italiana: protezione nell’emergenza ed educazione inclusiva

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Vi riporto un articolo pubblicato sul quotidiano La Repubblica (online) il 10/12/2014. Interessante. Scusate il ritardo.
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In occasione della Giornata mondiale dei diritti umani, un evento alla Farnesina dedicato all’attuazione del Piano di Azione Disabilitàdella Direzione Generale Cooperazione e Sviluppo del Ministero degli Esteri e della Cooperazione

Un miliardo sono le persone con disabilità nel mondo, 8 su 10 vivono nei Paesi in via di sviluppo. Vi è un forte legame tra povertà e disabilità, si stima che circa il 20% delle invalidità derivi dalla malnutrizione. Sono 93 milioni i bambini con disabilità nel mondo, il 30% dei quali non frequenta le scuole. L’impegno per il rispetto dei diritti delle persone con disabilità nei progetti della Cooperazione, per uno sviluppo che sia realmente inclusivo, vede il Sistema-Italia di Cooperazione in prima fila. Il tema è prioritario nel quadro dell’azione svolta nel corso del semestre di Presidenza del Consiglio UE: l’Italia è impegnata in ambito europeo per garantire anche negli interventi di emergenza la protezione di questa fascia di popolazione, che nelle situazioni di conflitto e catastrofi naturali si rivela particolarmente vulnerabile.

Il progetto. Se ne parla oggi, a Roma, nel corso del seminario alla Farnesina promosso dalla Direzione Generale Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, in collaborazione con la Rete italiana solidarietà e sviluppo – RIDS,  Save the Children, e l’Università di Bologna. Titolo dell’incontro “Promuovere i diritti delle persone con disabilità nella cooperazione internazionale: Piano di Azione Disabilità e l’impegno della società civile. L’iniziativa è organizzata non a caso in occasione della Giornata internazionale dei diritti umani per fare il punto sullo stato di attuazione del “Piano di Azione sulla disabilità della Cooperazione Italiana”, elaborato dal Tavolo di Lavoro MAE-RIDS (Rete Italiana Disabilità e Sviluppo) con la partecipazione di oltre 80 interlocutori. Il Piano è in linea con gli enunciati della  Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità ed è incluso nel Programma di azione biennale sulla disabilità del Governo italiano.  

L’educazione inclusiva. E’ lo strumento per garantire a tutti i bambini, compresi quelli con disabilità,  un’educazione di qualità, contribuendo ad assicurare piene opportunità di sviluppo, per promuovere l’equità e combattere la povertà. Non solo, essa rappresenta anche la premessa per la costruzione dell’inclusione sociale. Una scuola inclusiva è la scuola della comunità che quindi interagisce e dialoga attivamente con il proprio territorio per favorire sviluppo locale e coesione sociale. Il tavolo di lavoro sta elaborando una guida di riferimento che specifichi come l’approccio italiano sulla educazione inclusiva possa essere interpretato negli interventi di cooperazione allo sviluppo.

Programmi significativi. Per lo sviluppo della scuola inclusiva sono realizzati dalla Cooperazione italiana: 

– In Kosovo per l’attuazione del Kosovo Disability Action Plan, un programma riconosciuto quale “buona pratica” a livello internazionale; 

– In El Salvador, in partenariato con le Autorità locali, di cui una iniziativa in collaborazione con l’Università di Bologna; 

– In Tunisia attraverso il sostegno ai microprogetti delle associazioni nell’ambito della inclusione scolastica. 
Nel corso dell’incontro Save the Children illustrerà in proposito l’esperienza realizzata nei Balcani, tra cui i progetti in Kosovo e Albania che si avvalgono di un finanziamento della Cooperazione italiana, mentre l’Università di Bologna metterà in rilievo le sinergie realizzate in tale ambito tra università, Cooperazione italiana e società civile. 

Il documentario di Soldini. Nel corso del seminario verrà inoltre presentato il documentario di Silvio Soldini “Un albero indiano”, che sarà proiettato a Roma stasera presso il Cinema Aquila. Il filmato trae spunto da una  iniziativa di scuola inclusiva che si sta realizzando in India con il sostegno di CBM Italia.

Disabilità nell’emergenza. L’altro tema al centro dell’incontro di oggi riguarda disabilità e aiuto umanitario. La protezione delle persone con disabilità in situazioni di emergenza è richiamata esplicitamente, oltre che nella convenzione ONU, in diversi documenti europei (nella Strategia europea sulla Disabilità 2010-2020, nel Consensus europeo sull’aiuto umanitario e nella risoluzione del Parlamento europeo del 2007 sui disastri naturali). Già lo scorso maggio, il Piano d’azione DGCS sulla disabilità era stato presentato a Bruxelles, dove aveva riscontrato un particolare interesse da parte di Germania e Spagna.  

Con l’handicap nei disastri naturali. La rilevanza del problema è dettata da diverse ragioni: il drammatico impatto dì tali eventi per le persone con disabilità che le rende estremamente vulnerabili, il crescente numero di situazioni di emergenza derivanti da conflitti e catastrofi naturali e, non ultimo, il fatto che l’Unione europea è il primo donatore al mondo per l’intervento umanitario, fornendo oltre la metà degli aiuti di emergenza. Le persone con disabilità in caso di catastrofi naturali o conflitti corrono i rischi maggiori, e secondo le statistiche presentano un tasso di mortalità da due a quattro volte superiore rispetto alle altre persone. Hanno grande difficoltà ad accedere agli aiuti, cibo, acqua, servizi, cure mediche, strutture di ricovero, piani di evacuazione. Inoltre possono perdere i propri ausili per la mobilità, subire la separazione dalle loro famiglie e da chi li assiste. 

Il vedemecum della Dgcs. Situazione particolarmente grave si registra per le popolazioni rifugiate e sfollate, tra cui si stimano circa 3,5 milioni di persone con disabilità. L’OMS prevede che entro il 2020 i conflitti armati saranno l’ottava causa di disabilità nel mondo. Nel corso del seminario saranno presentate alcune esperienze concrete, tra le quali quella di AIFO in Indonesia (in collaborazione con la Federazione Indonesiana delle persone con disabilità e cofinanziata dalla Cooperazione italiana) e in Liberia riguardante l’emergenza Ebola. Il relativo gruppo di lavoro della DGCS è  impegnato nella redazione di un Vademecum su aiuto umanitario e disabilità, che oltre ad offrire un quadro generale sui principi umanitari volti alla protezione delle persone con disabilità, intende fornire elementi pratici per la formulazione e la gestione di programmi di emergenza in un’ottica inclusiva. 

Le altre aree di impegno. Oltre ai temi dell’educazione inclusiva e la protezione nelle situazioni di emergenza gli altri Gruppi di lavoro avviati per l’attuazione del Piano di azione riguardano: accessibilità e fruibilità degli ambienti, dei servizi e dei beni; mappatura e analisi dei dati delle iniziative della Cooperazione italiana finanziate a favore delle persone con disabilità nell’ultimo quinquennio;  elaborazione di un documento sulla revisione delle categorie OCSE DAC per includere maggiormente la disabilità. Sono queste le diverse aree in cui si realizza l’impegno a tutto campo della Cooperazione italiana per promuovere i diritti delle persone con disabilità e che si contraddistingue per il carattere multidisciplinare e per l’approccio partecipativo, con un ampio coinvolgimento della società civile e del mondo accademico, delle istituzioni, delle imprese, degli enti locali e in particolar modo delle persone con disabilità.

I finanziamenti alle Ong. Da segnalare infine i numerosi progetti di inclusione sociale e riabilitazione promossi da ONG che sono stati finanziati dalla DGCS negli ultimi due anni, oltre ad un’iniziativa di educazione allo sviluppo in Italia per il sostegno al Piano di Azione. Mentre programmi della Cooperazione Italiana per la promozione dei diritti delle persone con disabilità sono stati realizzati in Albania, Sierra Leone, Tunisia e Kosovo. Di recente approvazione una nuova iniziativa in Tunisia, per un importo di 1,2 milioni di euro che mira a sostenere il Ministero degli Affari Sociali nell’attuazione dei principi della Convenzione ONU, attraverso l’elaborazione del Piano d’AzioneNazionale sulla disabilità. Il progetto si concentrerà soprattutto su alcune zone disagiate del Paese. Prevede inoltre attività per lo sviluppo dei servizi sociali territoriali e azioni a sostegno delle associazioni che si occupano di assistenza domiciliare.
(repubblica.it)

di Giovanni Cupidi