DISABILITÀ A SCUOLA, “CENTRI PER L’AUTISMO” PRESTO IN TUTTA ITALIA

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Nati dall’esperienza dei Cts, sono formati da “pool” di insegnanti esperti, che mettono a disposizione le proprie conoscenze. Già attivo lo sportello di Vicenza, che segue 80 consigli di classe e il 30% degli alunni autistici del territorio

Si chiamano “centri per l’autismo” e presto ci saranno in ogni regione italiana: sono una delle risorse messe in campo dal ministero dell’Istruzione per favorire l’inclusione scolastica degli alunni autistici, attraverso il lavoro di rete e la valorizzazione delle buone prassi. “Al primo sportello aperto a Vicenza, entro il 31 dicembre se ne affiancheranno altri 6 o 7 in altrettante città: Palermo, Bari, Napoli, Roma, Prato, Bergamo e Torino si affiancano quelli di Palermo, Roma e Torino. A partuire da gennaio, tutti gli altri”,annuncia Giovanna Boda, responsabile della Direzione generale dello studente del Miur. Obiettivo di questi sportelli è favorire la condivisione delle conoscenze e delle buone pratiche in materia di autismo, a partire dalle esperienze maturate dagli insegnanti e a favore di altri docenti, ma anche studenti e famiglie. “Crediamo che i migliori insegnanti per gli insegnanti siano gli insegnanti stessi – spiega Boda – Sembra un gioco di parole, ma è così: il tutoraggio tra insegnanti è una risorsa preziosa e da valorizzare. Ed è una delle risposte che diamo ai problemi della scuola in materia di inclusione: non può essere certo l’unica, ma è indubbiamente un buon punto di partenza”.

Ma come funziona, praticamente, uno sportello autismo? Un gruppo di insegnanti con una particolare esperienza e conoscenza sull’autismo fa capo ad un Cts, aggiungendosi al gruppo di due o tre operatori specializzati che già prestano lì servizio. Ciascuno di loro si rende disponibile per un certo numero di ore a settimana o al mese. Quando giunge una richiesta di aiuto da una scuola, perché un collega ha difficoltà a gestire una situazione problematica, due insegnanti del centro si recano lì, affiancano il docente, svolgono insieme un’osservazione sistematica e individuano soluzioni operative molto semplici e mirate. Rimangono poi in contatto con il collega, assistendolo con consulenze e, se necessario, ritornando sul posto. Successivamente, l’attività di sportello potrà rivolgersi anche alle famiglie, divenendo un punto di riferimento e di raccordo per la scuola, i genitori e i servizi socio-sanitari. In altri termini, l’obiettivo è creare, in ogni regione, “pool” di insegnanti specializzati nell’autismo, che possano divenire punto di riferimento per i colleghi o le scuole che, trovandosi in difficoltà, abbiano bisogno di essere aiutati.

Lo sportello di Vicenza. Mentre si lavora per diffondere in tutta Italia l’esperienza dei centri per l’autismo, il primo nato, quello di Vicenza, registra risultati incoraggianti: coinvolge come operatori una ventina di insegnanti e offre consulenza a circa 80 consigli di classe, corrispondenti ad oltre il 30% del totale degli alunni con autismo che frequentano le scuole del territorio. Lo sportello ha costi molto contenuti (qualche migliaia di euro l’anno), tutti coperti con fondi ordinari.

La storia inizia con i Cts. L’esperienza degli sportelli nasce all’interno di quella dei Centri territoriali di supporto (Cts), nati nel 2006 con il progetto “Nuove tecnologie e disabilità”: oggi questi centri sono 106, hanno una diffusione a livello provinciale e sono distribuiti su tutto il territorio nazionale. Ciascuno di essi ha ricevuto, lo scorso nano, un finanziamento di circa 11 mila euro Hanno sede presso scuole polo e vi operano, in media, due docenti specializzati nel campo delle nuove tecnologie per la didattica inclusiva. Obiettivo generale dei Cts è la creazione di una rete territoriale permanente, che consenta di raccogliere e diffondere le conoscenze e le risorse per la didattica inclusiva attraverso le nuove tecnologie. I Cts, inoltre, promuovono iniziative di formazione sull’uso corretto delle tecnologie rivolte gli insegnanti e agli altri operatori scolastici, ai genitori e agli stessi alunni disabili.

Insomma, tra le mille difficoltà, le risorse che non bastano mai e sono sempre meno, gli alunni disabili che, invece, sono sempre di più, si scommette su nuove modalità e nuovi strumenti, per mettere in rete conoscenze ed esperienze e non lasciare senza risposta (o con risposte inadeguate) i bisogni e le domande di tanti studenti. E di tanti insegnanti.
(superabile.it)

di Giovanni Cupidi

Palermo: centri per disabili senza fondi da 8 mesi

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Stamani davanti Palazzo delle Aquile, sede del Comune di Palermo,  si è riunita in presidio la Rete dei centri socio-educativi per disabili di Palermo per denunciare la mancanza di finanziamenti che ne mette a rischio la sopravvivenza. Sono ben 8 le onlus che hanno costituito la Rete nel 2009, centri per disabili senza fondi da 8 mesi: Afadi, FuturoSemplice, Apriti Cuore, Edificandoonlus, A.R.C, La Fraternità, Club Garden, La Provvidenza. A gestirle, i familiari dei disabili che da ottobre 2012 sono rimasti senza alcuna forma di sostegno per l’espletamento dei servizi, offerti gratuitamente. Una condizione però che le famiglie non sono più in grado di fronteggiare.Oltre 120 i disabili assistiti, impegnati in varie attività, quali i laboratori di apprendimento e le fattorie didattiche. Sino allo scorso autunno hanno usufruito dei fondi regionali della legge 328 sulla riforma dei servizi socio-sanitari che venivano gestiti dai Comuni. Poi, il nulla.Tanto che le famiglie hanno dovuto autotassarsi, secondo quanto era nelle loro possibilità. Persino pagando di tasca propria gli stipendi degli educatori che adesso sono stati costretti a licenziare.
“Noi vorremmo da parte dell’amministrazione comunale azioni concrete – dice Fiorella Acanfora di Futuro Semplice Onlus -. Non possiamo permettere che i nostri figli restino a casa senza alcuna opportunità. Noi abbiamo fatto di tutto per agevolarli a condurre una vita quanto più normale possibile. Abbiamo dei volontari che ci aiutano ma non bastano. Per le disabilità gravi ci vogliono operatori specializzati. Bisogna sostenere i costi di gestione delle strutture, gli stipendi dei collaboratori. Da soli non ce la facciamo più”.
“Sono qui in piazza insieme a tutti loro non solo come rappresentante di una istituzione la più vicina ai cittadini ma soprattutto in quanto familiare” – afferma Maurizio Li Muli, Presidente della Commissione Attività Sociali della V Circoscrizione  di Palermo. “Chiediamo al Comune  di assumersi le proprie responsabilità – continua il consigliere democratico – e chiediamo alla Commissione Affari Sociali ed alla Commissione Regolamenti del Consiglio Comunale un impegno concreto per avviare, quanto prima, la discussione sulla costituzione della Consulta Comunale  per i problemi delle persone con Handicap della città di Palermo, indispensabile strumento per affrontare e risolvere gli innumerevoli problemi che tuttora vivono questi nostri concittadini”.
I familiari dei disabili attendono adesso risposte dalle istituzioni e annunciano la mobilitazione: “Da lunedì saremo qui in presidio permanente per far capire che noi esistiamo e abbiamo bisogno di aiuto”.
L’auspicio a trovare una soluzione di continuità per queste onlus arriva anche da Vincenzo Figuccia, deputato regionale di Pds-Mpa: “Il Comune di Palermo è inadempiente. Sarebbe il caso che intervenisse la Regione, con l’istituzione di un capitolo unico relativo al Fondo per le disabilità. L’ambito sanitario e quello socio-educativo non possono operare separatamente. Questi centri hanno svolto a Palermo un ruolo fondamentale per i disabili. Non possono essere lasciati in balia del caso”.
(Rielab. da blogsicilia)

di Giovanni Cupidi