ReWalk: Manuela Migliaccio lo sperimenta

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ReWalk è un’ortesi (esoscheletro) motorizzata che si indossa esternamente agli indumenti degli arti inferiori. I motori elettrici, alimentati da una batteria posta in uno zaino portato sulle spalle, comandano le articolazioni delle anche e delle ginocchia e sono controllati da un sistema computerizzato, anch’esso alloggiato nello zaino. L’esoscheletro, destinato ad essere usato con due bastoni canadesi per garantire la stabilità della stazione eretta e della deambulazione, è attivato da un sensore, posizionato nella parte antero-superiore del corpo, controllato dal paziente mediante piccoli cambiamenti nel centro di gravità ovvero attraverso movimenti di inclinazione della parte superiore del corpo. 
ReWalk è disponibile in due versioni, una per i centri di riabilitazione (REWALK I), da utilizzare durante il trattamento riabilitativo, ed una personalizzata (REWALK P), da fornire al paziente al termine del trattamento riabilitativo.
ReWalk può consentire ad una buona parte di persone affette da paraplegia di portarsi in stazione eretta dalla posizione seduta, di deambulare e di salire le scale con un’autonomia continuativa di due ore.
Attualmente il Rewalk viene utilizzato per la deambulazione in soggetti paraplegici che hanno un ottimo controllo del tronco e con una lesione massima a livello D4.

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Lo ha sperimentato Manuela Migliaccio, 29enne napoletana paraplegica in seguito ad un incidente che le è capitato in Grecia nel 2009, che a distanza di 4 anni ha avuto l’opportunità di percorrere (o quasi) grazie a ReWalk, sulle proprie gambe, gli 11,5 chilometri della camminata non competitiva della StraBologna 2013; la manifestazione di promozione dell’attività sportiva dedicata alla solidarietà, organizzata ogni anno da Uisp Bologna.
ReWalk è composto da una struttura robotica di circa 18 kg con 4 motori elettrici prodotta dall’azienda israeliana Argo medical technologies.
Il controllo dell’esoscheletro si basa su sensori che analizzano i movimenti degli arti superiori e del busto, che vengono utilizzati per innescare e mantenere gli schemi di andatura degli arti inferiori. Una volta che ReWalk percepisce i movimenti delle braccia, i pulsanti su un telecomando permettono all’utilizzatore di selezionare varie impostazioni di programma e di scegliere la modalità di movimento: camminare, salire le scale, sedersi, alzarsi o altro. Piegando il busto come per fare un passo in avanti, dunque, l’esoscheletro è capace di registrare il movimento e farlo riprodurre alle gambe. Tuttavia, per usarlo è comunque necessario dotarsi di stampelle.
Manuela Migliaccio lo usa dal giugno 2012 nel centro riabilitativo Villa Berretta, a Costa Masnada in provincia di Lecco. Da dicembre, poi, la 29enne ha potuto usufruire del “mezzo” anche a casa, diventando la prima persona al mondo ad averlo a domicilio.
Manuela ha deciso di provare a partecipare a manifestazione podistiche non competitive, come la Corsa della Speranza di Lugano, di 5 chilometri. L’obiettivo alla StraBologna era quello di cercare di raggiungere il nastro di arrivo insieme agli altri partecipanti, partendo con qualche ora di anticipo, alle 5 del mattino. Questo perché la sua andatura non poteva essere superiore ai 2 chilometri orari circa, senza contare che le batterie che tengono in funzione l’esoscheletro durano al massimo 8 ore. Il suo personalissimo gruppo di supporto era composto dal fidanzato e da 2 fisioterapiste, Laura Colombo e Sabrina Basilico.
Sfortunatamente si è dovuta fermare a causa di un guasto meccanico al motore dell’anca sinistra, uno dei quattro della macchina robotica che le ha permesso di tornare a camminare. Grazie alla partenza anticipata di molte ore, l’esoscheletro, che ha un costo di circa 50 mila euro, avrebbe dovuto consentire a Manuela di arrivare al traguardo più o meno insieme agli altri partecipanti, a un passo di circa 2 chilometri all’ora. L’obiettivo di Manuela era superare le 6 ore di camminata grazie alle 2 stampelle che la sorreggono in piedi e allo zainetto con le batterie dell’esoscheletro, che porta sulle spalle.
Il guasto l’ha colta alla sprovvista, Manuela le ha tentate tutte, ha perfino chiamato in Israele, dove ha sede l’azienda che produce l’esoscheletro, per capire se si potesse riparare oppure no. “Lì in Israele – racconta la ragazza – hanno la possibilità di controllare a distanza cos’è che non funziona e se il guasto è riparabile”. Niente da fare però per quest’anno, il sogno di superare le sei ore di cammino e magari arrivare al traguardo deve essere rimandato. Quando il motore dell’anca sinistra ha smesso di funzionare è stato il sistema di scurezza di cui è dotato il ReWalk a sorreggere in piedi Migliaccio, che sarebbe potuta cadere a terra. Grazie al sistema di scurezza, infatti, la meccanica non collassa.
Ma Manuela non ha la minima intenzione di darsi per vinta e dopo la “tappa” bolognese della StraBologna mira ancora più in alto. I prossimi obiettivi saranno altre maratone, tra cui forse anche quella di New York, sempre con uno scopo dimostrativo, ma per lanciare un messaggio, per sensibilizzare chi come lei si è trovata costretta a cambiare totalmente la propria vita, ma che non ha mai rinunciato a sperare di poter tornare a camminare seppur con un ausilio di questo tipo. In un’intervista spiega però che nella Grande Mela durante la stagione della maratona piove spesso, e questo potrebbe impedirle di partecipare, perché l’esoscheletro non può bagnarsi.

(Una parte del testo è tratta e rielaborata da http://www.superabile.it)

di Giovanni Cupidi

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Giusy Versace, con la testa e con il cuore si va ovunque

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Forse non tutti conoscono la storia di Giusy Versace, atleta paralimpica italiana, la prima con amputazione bilaterale alle gambe in gara ai campionati nazionali di atletica leggera. Nel 2005, durante una trasferta di lavoro, Giusy ha un terribile incidente automobilistico nel quale perde entrambe le gambe. Questo evento, ovviamente, cambia la sua vita ma grazie al suo carattere fortemente determinato, ciò non ha mai avuto il significato di una resa, tutt’altro.
Nel 2010 inizia a correre con delle protesi in carbonio e poi inizia a vincere ma soprattutto a lanciare messaggi positivi invogliando la gente che come lei vive delle disabilità a non nascondersi, a non vergognarsi e ad avvicinarsi allo sport.
Nel giugno 2011 in Spagna, a Valencia, Giusy centra il minimo richiesto sui 100 m per le Paralimpiadi di Londra 2012. Il 12 luglio 2012 al Meeting internazionale di Celle Ligure ha corso i 200 metri in31”21, conseguendo la miglior performance italiana di sempre nella sua categoria (T43).
In questi mesi Giusy è stata in Sicilia, ad Enna, per provare le nuove protesi (quelle famose di Pistorius) con cui ha partecipato e con le quali parteciperà ai prossimi meeting.
Riporto con piacere l’articolo (ben fatto) che parla di Giusy su paralimpici.gazzetta.it e voglio sottolineare la grande forza, tenacia e l’impegno che Giusy mette nello sport da persona con disabilità ma anche, e forse soprattutto, le problematiche che pone all’attenzione pubblica e le soluzioni (anche tecniche e tecnologiche del caso) o comunque il modo in cui affrontarle.
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di Sebastian Donzella

Secondo la leggenda le macchie intorno agli occhi del ghepardo sono dovute al pianto. Per la scomparsa dei figli, ritrovati dopo grandi sofferenze. Stessi sentimenti e stesse emozioni provate e sopportate da Giusy Versace. L’atleta paralimpica, per i suoi felini, ne ha fatta di strada. Per avere le cheetah, le protesi da corsa a forma di zampa di ghepardo, diventate celebri perché indossate da Oscar Pistorius, è arrivata fino all’ombelico della Sicilia.Il bell’abbraccio di Giusy a Rosario Gagliano, tecnico delle protesi in Sicilia“Provare le protesi è sempre stancante. Leva, metti, leva, metti. Sempre mantenendo una grande concentrazione. Una volta che vengono settate, infatti, non si può più tornare indietro. Non posso scoprire difetti a Milano, sarebbe troppo tardi. Guarda i tecnici mentre le regolano: è una questione di millimetri”. Dopo più di mille chilometri. Giusy, per le sue protesi, da Milano, dove lavora, si spinge fino a Enna, nel  centro della più grande isola d’Italia. Lì ha scoperto le cheetah. Lì ha scoperto di avere un amico.Rosario Gagliano, grazie a lei, ha incominciato a seguire persone con disabilità in cerca di riscatto nello sport. Prima di Giusy, infatti, il suo centro protesi non aveva mai avuto rapporti con atleti. Poi è arrivata la calabrese dalla testa dura che  voleva le gambe flessibili. Hanno iniziato a lavorare sulle cheetah e da allora non si sono più fermati. Ora il lavoro è in vista della stagione che comincia (gli Assoluti di atletica a Grosseto sono nei prossimi giorni): nuove gambe per nuovi obiettivi.Il bel sorriso di Giusy Versace sulla pista di Enna (foto Sarah Furnari)“Le prime sensazioni sono buone. Credo che potremo fare molto bene. Queste nuove protesi sembrano avere una migliore aderenza, speriamo di poter abbassare qualche tempo”. Nello splendido centro sportivo ennese le prime prove sono state positive. Soddisfatta lei, soddisfatti i tecnici, soddisfatto il fidanzato.Antonio, ex sprinter paralimpico, è ritornato a correre grazie a lei. Non in pista, ma nella vita: “Per seguirla ci vuole un fisico d’atleta. È un vulcano di idee, sempre in movimento, sempre propositiva. Per starle dietro serve allenamento”. In effetti, nella sua seconda esistenza, dopo l’incidente, Giusy ha corso e corre tanto, dentro e fuori dalla corsia. In ordine sparso: campionessa europea e italiana, commentatrice sportiva, scrittrice, esperta di moda, presidente di una onlus. Non a caso al bar, tra una pausa e l’altra, le si avvicina una signora per complimentarsi: “Guardati, sei perfetta!”. Lei minimizza e ricorda che “Con la testa e con il cuore si va ovunque”. Anche se tra una presentazione del (suo) libro e l’altra, il tempo sembra non bastare mai. “A volte devo dire di no e la cosa mi dispiace da morire. Non voglio fare la ‘preziosa’, quella che ‘se la tira’, però non sempre riesco a essere disponibile”. In tanti, infatti, l’hanno scoperta (o ritrovata) nel romanzo autobiografico “Con la testa e con il cuore” (da leggere, #sapevatelo!).Giusy con il Gruppo che la segue per le protesi a Enna (Rosario Gagliano è alla sua dx), insieme al fidanzato Antonio (primo da sx) (foto Sarah Furnari)Anche pensando alle scelte per Londra 2012 e la mancata convocazione: “Aver partecipato come inviata alle Paralimpiadi mi è piaciuto molto. Anche se avrei voluto esserci come atleta. Il mio 2012 è stato sfortunato, entravo e uscivo dall’ospedale continuamente: ho avuto due fratture e d’urgenza mi hanno asportato la tiroide. Il bello è che, andando contro i consigli dei medici, ho continuato a correre fino al 5 agosto, seguendo le direttive della Federazione. E poi mi hanno lasciata fuori. Non contesto la decisione, però potevano spiegarmi il perché: non basta trincerarsi dietro l’espressione ‘scelta tecnica’”.Giusy insieme a Rosario Gagliano: non ce ne voglia Rosario, ma meglio lei anche a danzare (foto Sarah Furnari)Per Giusy, grande credente e volontaria Unitalsi, la persona viene al primo posto.  “Vengo a Enna proprio perché non mi trattano come un automa. Abbiamo iniziato insieme questo percorso sportivo: ho corso il rischio e fortunatamente mi è andata bene. Con la mia Onlus, Disabili No Limits (www.disabilinolimits.org), abbiamo deciso di far partire un progetto in comune: noi raccogliamo fondi per donare ausili per lo sport a chi ne fa richiesta, loro li realizzano a prezzo di costo”. Un’iniziativa che ha già regalato medaglie allo sport italiano: tra i beneficiari, infatti, ci sono Davide Melis e Francesco Comandè, medagliati agli ultimi campionati nazionali.Prima di tutto viene la persona, dicevamo. Da qui alla grande attenzione per i diritti dei più deboli il passo è breve: “Io non ho queste protesi perché sono brava e bella. Le ho perché sono infortunata sul lavoro. Quindi me le paga l’Inail, dopo tanti anni di contributi versati. Purtroppo c’è una grande disparità con chi viene assistito solo dallo Stato. L’Asl ti dà solo la gamba di legno. E poi? Lo sapete che causa problemi alla schiena, oltre a non permettere dei movimenti fluidi? Parliamo tanto di integrazione, ma così non la si fa. Lotto perché il tariffario nazionale è fermo agli anni ’90, non vi sono inserite le protesi da corsa. Lo sport deve essere garantito a tutti, è un’occasione di riscatto”.

http://paralimpici.gazzetta.it/2013/05/03/con-la-testa-e-con-il-cuore-si-va-ovunque-giusy-versace-le-protesi-la-sicilia/

di Giovanni Cupidi