​DOPO L’APPELLO DI PIF – L’abilità di rompere il silenzio

Standard

(articolo di oggi sul Corriere al quale ho collaborato in parte)

Il 70% delle famiglie italiane che suppliscono alle carenze della macchina pubblica assistendo figli e parenti non auto-sufficienti «non fruisce di alcun servizio a domicilio»

 di Gian Antonio Stella
Basta con le speculazioni sulla Sicilia che abbandona i disabili», ha detto Rosario Crocetta in un video postato sulla sua pagina Facebook. Ce l’aveva, senza nominarli, con le Iene, Pif, Jovanotti, Fiorello, Ficarra e Picone e insomma coloro che, siano benedetti, si sono spesi per dare voce, finalmente, ai siciliani che, inchiodati da handicap gravissimi, non hanno mai potuto contare su una assistenza dignitosa. E che almeno da due anni, esasperati, tempestavano a vuoto le autorità regionali.
Non bastasse, dopo aver ricordato che «nessuno ha la bacchetta magica», ha rivendicato d’aver deliberato a tempo di record («mai una legge è stata applicata così velocemente!») la distribuzione di 1500 euro al mese a 1750 disabili gravissimi isolani e reclamato «un po’ di collaborazione e un po’ di pazienza». E chiuso così: «Il contributo che diamo ai disabili è il più alto d’Italia». Di più: «La Sicilia è all’avanguardia nell’assistenza». Testuale: «all’avanguardia».
Per carità, che l’oste si vanti del vino proprio fa parte del gioco. Gli sfoghi e i predicozzi contro chi ha aiutato Giovanni Cupidi, Gianluca e Alessio Pellegrino e gli altri a imporre il tema della disabilità a una politica da decenni assai distratta (fatta salva l’assunzione in «quota disabili», anni fa, di alcuni politici…), sono però davvero scomposti. Come la vanteria dei 1500 euro al mese a chi molto spesso ha bisogno di qualcuno perfino per soffiarsi il naso o bere da una cannuccia: una assistenza quotidiana assidua costa molto di più.
E la Consulta, a proposito dei conti, ha già chiarito sulle priorità: «È la garanzia dei diritti incomprimibili a incidere sul bilancio, non l’equilibrio di questo a condizionarne la doverosa erogazione». Come ricordava a fine gennaio «superando.it» su dati Istat, per fare un solo esempio, in Sardegna (un terzo degli abitanti siciliani) nei primi tre lustri di attuazione della legge 162/98 sono stati realizzati «oltre 268.633 progetti personalizzati e co-progettati con l’utente. Oltre un miliardo di euro investiti». E un progetto individuale, ricorda Vincenzo Falabella, presidente della Fish (federazione italiana superamento handicap) «può arrivare a 2400 euro mensili».
Da anni. Partiti nel 2000 con i primi 123 progetti, nel 2016 sono stati «circa 34.000 distribuiti in tutto il territorio». Con una spesa annuale (a rischio tagli) che «si aggira intorno ai 117 milioni di euro». Stessa Italia, stesso Mezzogiorno, stesso status di isola e di Regione autonoma. Il caso dei disabili siciliani però va oltre il destino personale di Crocetta e della sua tormentatissima giunta, avviata a quanto pare al 57° assessore rimpastato. È l’Italia intera, ecco il problema, ad essere in debito nei confronti dei diversamente abili. Lo ricordava mesi fa anche Sergio Mattarella: «Troppe barriere sono ancora di ostacolo alla piena fruizione dei diritti di cittadinanza da parte di chi è portatore di una disabilità, sia essa fisica, mentale o relazionale».
Qualcosa, certo, è stato fatto. Come la recente riforma del testo unico sul pubblico impiego per spingere a una reale applicazione della legge sull’inserimento dei disabili nei posti di lavoro. Legge disapplicata, come noto, perfino là dove si legifera: in Parlamento. Ma i dati di fondo, però, restano quelli denunciati da Fish.
Con uno stanziamento medio di 430 euro pro capite (Stato e Regioni insieme) l’Italia è sotto la media europea, intorno ai 538, dietro Francia, Germania, Regno Unito, Paesi Scandinavi, Austria, Belgio… E il 70% delle famiglie che suppliscono alle carenze della macchina pubblica assistendo figli e parenti non auto-sufficienti «non fruisce di alcun servizio a domicilio». Il tutto, troppo spesso, nel silenzio assordante di una certa politica in altre faccende affaccendata. E si lagnano di Pif, Fiorello, Jovanotti e le Iene?

(Corriere della Sera)

Annunci

Fondi per i disabili in Sicilia – Le mie obiezioni 

Standard

Sul Giornale di Sicilia di oggi è stata riportata la notizia sulla pubblicazione del Decreto regionale sul Fondo per la disabilità e sulle dichiarazioni del presidente Crocetta su quali misure sono state previste per le persone con disabilità gravissime. Nell’articolo ci sono alcune mie dichiarazioni in merito al decreto appena esitato dalla commissione salute.

Nella fattispecie ho fatto presente diverse perplessità e alcune questioni, anche se non tutte riportate dal cronista: Crocetta aveva asserito praticamente ovunque che già da aprile le persone con disabilità gravissime censite avrebbero ricevuto gli assegni e invece ancora oggi nessuno ha ricevuto nulla; nel decreto si dice che la platea di disabili gravissimi dovrebbe aumentare, come abbiamo sempre sostenuto nelle nostre osservazioni. Ma se aumenta la platea verrà rimpinguato il fondo proporzionalmente oppure sarà un “meno soldi per tutti?”; l’assegno è comunque insufficiente a  garantire ai disabili gravissimi che ne hanno bisogno l’assistenza domiciliare H24 al massimo 5 o 6 ore al giorno; resta un forte dubbio su come effettivamente questi soldi verranno spesi senza una rendicontazione che possa dimostrare l’avvenuta prestazione in assistenza alla persona con disabilità gravissima, ciò che invece garantisce l’assistenza domiciliare indiretta.

​Disabili, tutte le spese detraibili nel 730

Standard


Dalle detrazioni per le gite scolastiche a quelle per gli acquisti di farmaci online, fino alle spese di istruzione non universitarie e a quelle funebri. Sono questi alcuni dei punti chiariti nella circolare 7/E/2017 pubblicata dall’Agenzia delle Entrate e dalla Consulta nazionale dei Caf, con la quale viene fatta luce sulle voci detraibili nella dichiarazione dei redditi 2017. Si tratta di un documento definito ‘omnibus’, che contiene tutte le indicazioni su deduzioni, detrazioni, crediti d’imposta e altri elementi rilevanti per il rilascio del visto di conformità.

Per quanto riguarda le spese sanitarie, la circolare precisa che nel modello 730/2017 sono ammesse anche le spese per persone con disabilità. Sono considerate persone con disabilità – specifica la circolare – coloro che presentano una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione e che per tali motivi hanno ottenuto il riconoscimento dalla Commissione medica o da altre commissioni mediche pubbliche che hanno l’incarico di certificare l’invalidità civile, di lavoro, di guerra, ecc.
La detrazione, nella misura del 19%, spetta sull’intero importo della spesa sostenuta e può essere fruita anche dal familiare del disabile che ha sostenuto la spesa, a condizione che il disabile sia fiscalmente a suo carico. La detrazione spetta per le spese riguardanti i mezzi necessari all’accompagnamento, alla deambulazione, alla locomozione e al sollevamento e per sussidi tecnici e informatici rivolti a facilitare l’autosufficienza e le possibilità di integrazione delle persone con disabilità. Nello specifico, rientrano nelle spese detraibili quelle sostenute per il trasporto in autoambulanza del disabile in quanto spesa di accompagnamento e quelle riguardanti il trasporto del disabile effettuato dalla ONLUS che ha rilasciato regolare fattura per il servizio di trasporto prestato.
Sono agevolabili anche le spese per l’acquisto di poltrone e carrozzelle per inabili e minorati non deambulanti, l’acquisto di apparecchi per il contenimento di fratture, ernie e per la correzione dei difetti della colonna vertebrale e l’acquisto di arti artificiali per la deambulazione. Ad esse si aggiungono le spese per lacostruzione di rampe per l’eliminazione di barriere architettoniche esterne ed interne alle abitazioni, le spese per l’adattamento dell’ascensore per renderlo idoneo a contenere la carrozzella e quelle relative all’installazione e manutenzione della pedana di sollevamento installata nell’abitazione del soggetto con disabilità o all’installazione della pedana sollevatrice su un veicolo acquistato con le agevolazioni spettanti alle persone con grave disabilità.
Tra le agevolazioni previste, infine, vi sono quelle per l’acquisto ditelefonini per sordomuti, le spese inerenti l’acquisto di fax, modem, computer, telefono a viva voce, schermo a tocco, tastiera espansa e i costi di abbonamento al servizio di soccorso rapido telefonico e le spese per l’acquisto di cucine, limitatamente alle componenti dotate di dispositivi basati su tecnologie meccaniche, elettroniche o informatiche, preposte a facilitare il controllo dell’ambiente da parte dei soggetti disabili, specificamente descritte in fattura con l’indicazione di dette caratteristiche.

(ADNKronos)

La Marcia per la Dignità ieri a Palermo 

Standard

Foto Leonardo Alagna

Si è svolta ieri a Palermo la “Marcia per la Dignità” indetta dal comitato #siamohandicappatinocretini di cui tra l’altro faccio parte. Una manifestazione silenziosa per ribadire senza parole, ormai fin troppo abusate da chi governa e ormai tutte utilizzate da parte nostra, le nostre richieste, necessità e proposte. Una marcia a cui hanno partecipato associazioni, singoli cittadini con o senza disabilità, studenti e che ha visto tra i suoi sostenitori il Vescovo e l’Imam di Palermo uniti e che con voce unica hanno dato voce e forza alla nostra battaglia per tutti i siciliani con una disabilità.

La Marcia ha avuto luogo a partire dalla Cattedrale per poi dirigersi verso l’ARS  (il parlamento siciliano) per poi concludersi davanti Palazzo d’Orleans sede della Presidenza della Regione. Si è cominciato con un messaggio che il Vescovo ha voluto rivolgere a tutti soprattutto nei confronti di chi avesse qualsivoglia intenzione di strumentalizzare la manifestazione di ieri è rinnovando il suo pieno sostegno. Anche l’Imam ha voluto comunicare tutta la sua solidarietà e il carattere fortemente umano della giornata. Altri due sono stati i momenti significativi: uno davanti l’ARS nel quale io ho fatto il punto della situazione raccontando anche i fatti degli ultimi due mesi; e poi l’altro davanti la sede della Presidenza in cui è stato letto un appello a Mattarella affinché con lettera alle Camere si rimetta al centro delle Istituzioni il tema della Disabilità!

Un successo, quindi, che merita risposte vere e non i soldi del monopoli messi fino ad ora! Ma non molliamo, hanno (i politici) l’occasione di fare della Disabilità la priorità con la finanziaria…vedremo.

L’eco di questa manifestazione è stata potente già ancor prima che iniziasse grazie agli interventi del giorno prima di Lorenzo Jovanotti che dallo “speaker corner” della trasmissione di Fiorello “Edicola Fiore” ha lanciato un pesantissimo attacco al presidente Crocetta vero responsabile (con la classe politica) delle continue e perpetuare prese in giro degli ultimi due mesi; ma anche dal suo comico Ficarra e Picone che sempre il giorno prima inchiodavano Crocetta, con dovizia di puntualissime cifre, alle bugie raccontate sui fondi messi a disposizione.

Chi non è voluto mancare all’appuntamento di ieri è stato PIF che di questa battaglia è stato l’alfiere più decisivo e certamente il più penetrante nei palazzi del potere. Ovviamente non poteva non esserci che l’epilogo che tutti si aspettavano, ossia il faccia a faccia con Crocetta: ed è a quel punto che Pif ha invitato Crocetta ad “uscire le palle” e andare in Aula a risolvere questa vicenda ormai diventata un vero caso nazionale. Caso nazionale perché oggi anche testate giornalistiche come il Corriere e giornalisti del calibro di Gian Antonio Stella si sono occupati con dovizia di particolari della nostra battaglia. Come anche praticamente tutte le testate nazionali e le televisioni nazionali hanno dedicato articoli su articoli e servizi tv, tra i più efficaci quello realizzato da Stefania Petyx per Striscia la Notizia (video), alla MARCIA PER LA DIGNITÀ di ieri!

Il Portale Italiano Disabili.com in visita all’Expo

Standard

image

Entrate accessibili, volontari e un servizio di noleggio carrozzine e scooter aiutano il visitatore con disabilità a muoversi nel grande spazio della Esposizione Universale di Milano

Ebbene, il momento per una visita aExpo Milano è arrivato, e anche noi di disabili.com siamo andati a vedere, toccare e sperimentare l’evento dell’anno. In una giornata al cielo plumbeo, abbiamo fatto il percorso dalla stazione Milano Rho Expo per approdare nella agorà che raccoglie le rappresentazioni di tutto il mondo alla Esposizione Universale di Milano che, lo ricordiamo, sarà aperta fino al 31 maggio di quest’anno. 
Qui quindi un breve resoconto guidato di quello che abbiamo visto e sperimentato sul fronte dell’accessibilità e dei servizi generali per le persone con disabilità o bisogni specifici.

image

ARRIVO  ED ENTRATA A EXPO – Con Treno Freccia Bianca siamo scesi alla stazione Rho Fiera Expo Milano 2015 che si trova in prossimità dell’accesso Ovest Triulza – Orogel del Sito Espositivo.Qui l’accessibilità interna della stazione è buona, inoltre in loco è situata una Sala Blu che offre assistenza ai viaggiatori di Trenitalia, con a disposizione alcune carrozzine manuali per il tragitto fino all’entrata del sito espositivo. Da qui si arriva, con percorso sotterraneo accessibile (con pendenza poco rilevante e materiale che garantisce buon attrito), direttamente all’accesso del Sito. 

image

All’accesso abbiamo notato corsie di entrata riservate a persone con disabilità e donne incinta. Una volta passati i tornelli, si entra nell’area, lungo la quale un percorso pedotattile che si snoda poi verso il Decumano, porta fino a una tabella informativa con anche scritte in Braille. All’accesso i totem informativi touch screen permettono di orientarsi su percorsi, info, presenze di servizi igienici etc.  
Quanto all’entrata, all’info point di Cascina Triulza ci informano che l’accesso probabilmente più comodo per le persone con disabilità è l’accesso Est Roserio, dove è disponibile un servizio di navetta dal parcheggio (il percorso pedonale risulta accessibile, in piano e senza barriere).

INFO, NOLEGGIO E RIAPARAZIONE CARROZZINE – L’area deputata alle info per i visitatori con disabilità è, appunto, la Cascina Triulza, ovvero il Padiglione della Società Civile e centro gravitazionale di attività, mostre e iniziative dedicate al terzo settore. Si trova al lato sinistro del Decumano – ovvero la via principale – (dall’accesso Ovest), raggiungibile anche alla fermata 3 del People Mover, il servizio di bus navetta gratuito accessibile alle carrozzine, che percorre tutto il perimetro di Expo esternamente (non transita per il Decumano, il quale per motivi di sicurezza è solo pedonabile o percorribile con scooter a 4 ruote noleggiabili) ogni 5-7 minuti. 

image

Presso Cascina Triulza è ubicato il Mobility Center , dove le persone con disabilità o mobilità ridotta possono noleggiare carrozzine manuali e scooter elettrici a quattro ruote. La dotazione complessiva è di un centinaio di mezzi (70 scooter e 30 carrozzine manuali), che a richiesta sono dotati di porta bastone o stampella. Il noleggio è a pagamento; i prezzi, inva inclusa, differiscono a seconda del tempo di noleggio: a seconda del modello, gli scooter costano dai 14,50 ai 17 euro per mezza giornata (fasce orarie 10-16 o 16-23) e dai 29 ai 34 europer la giornata intera; le carrozzinecostano 7,50 euro per mezza fiornata e 15 euro per tutto il giorno. E’ possibile scegliere l’opzione di pacchetti per più due o tre giorni. E’ caldamente consigliato di prenotare il servizio tramite il Call Center multilingua al numero verde 800 121203 per chi chiama dall’Italia, +39 039 6613116 per chiamate dall’estero, o attraverso il sito web del Mobility Center email: info@mobilitycenter.it. Per ritirare il mezzo bisogna recarsi all’info point di Cascina Triulza, dove andrà anche riportato.

I SINGOLI PADIGLIONI – C’è da dire che i padiglioni si differenziano non solo per distribuzione e organizzazione degli spazi (su uno o i più piani), ma anche per esperienza di visita: alcuni sonocompletamente dedicati a fruizione concentrata sul senso della vista, altri puntano anche su altri sensi (prendiamo ad esempio la Francia: è tutto su un piano, e ci sono piccole “bolle aperte” all’interno delle quali il visitatore si posiziona per ascoltare suoni che richiamano situazioni, luoghi o prodotti). Alcuni padiglioni, come quello di Save The Children, prevedono per il visitatore una spiegazione personalizzata, rendendone così accessibili i contenuti anche a persone non vedenti. Alcune dritte, sperimentando la visita in alcuni deii padiglioni: in quello del Bahrein attenzione alle fessure di drenaggio dell’acqua nel pavimento tra un’isola e l’altra, che potrebbero creare problemi a un visitatore in carrozzina. Il padiglione Giappone richiede esplicitamente che ci sia un accompagnatore per l’utente in carrozzina (l’accesso e l’uscita si compiono su un percorso con rampe). L’entrata al padiglione della Cina può essere poco pratica in carrozzina, a causa del ghiaino che copre tutta la parte antistante l’accesso. Il padiglione del Brasile, dotato di ascensore così come molti altri, è evidentemente inaccessibile in una delle sue esperienze più divertenti, ovvero quella dellapasseggiata su rete sospesa. 
Segnaliamo infine l’avvio a breve (annunciato) del Dialogo nel buioall’interno del Padiglione Italia, dove gli utenti saranno immersi nel buio e, accompagnati anche da guide ipovedenti, seguiranno un percorso all’interno della rappresentazione, per suoni, di un tipico mercato italiano.  

In linea di massima, abbiamo notato che i principali padiglioni sono dotati di ascensore che permette di raggiungere i piani elevati, e che per i visitatori con disabilità solitamente gli addetti all’accoglienza si prodigano per un accesso facilitato. Lungo tutta l’area di Expo ci sono volontari – riconoscibili dalla divisa bianca – molto disponibili a fornire informazioni e supporto ai visitatori. Qualcosa è senz’altro migliorabile, e sarebbe necessario un secondo sopralluogo per capire anche quanto i singoli eventisaranno accessibili, (come pure alcune aree al momento non aperte, vedi alcune zone ristorazione)  ma nel complesso ci è sembrato che gli sforzi per rendere Expo accessibile siano riusciti nel loro obiettivo.

Ricordiamo che è sempre utili consultare il sito dedicato ai visitatori con disabilità Expofacile.it, prima di affrontare la visita. 
Da parte nostra, abbiamo raccolto le principali info nello speciale Expo Milano 2015 disabili.
(disabili.com)

di Giovanni Cupidi

Disabili, la venticinquesima ora di chi li assiste

Standard

Il lavoro invisibile e l’assenza di ogni aiuto da parte delle pubbliche autorità per i caregivers familiari, le migliaia di persone impegnate a tempo pieno nell’assistenza di persone care non autosufficienti. Coloro i quali si dedicano a pazienti con demenza sono la grande maggioranza. Si tratta in genere di donne (74%), di cui il 31% di età inferiore a 45 anni

Il lavoro invisibile dei caregivers –  l’ennesimo termine anglosassone che indica “colui che si prende cura”, che assiste un congiunto ammalato e/o disabile – che si dedicano ai pazienti con demenza, sono la grande maggioranza. Si tratta in genere di donne (74%), di cui il 31% di età inferiore a 45 anni, il 38% di età compresa tra 46 e 60, il 18% tra 61 e 70 e ben il 13% oltre i 70.

Una vergogna tutta italiana. Sono uomini e donne che si assumono, per amore, l’impegno di assistere un familiare non autosufficiente.  Una mole di lavoro e di sostegno che  l’Italia, unico tra i paesi europei, non riconosce né tutela. Pur avvalendosene nel vuoto dei servizi e delle prestazioni, nell’esiguità e risibilità delle provvidenze, con un risparmio di circa 10 miliardi di euro (sarebbe interessante calcolare quanto la perdita di produttività dei familiari incida sul PIL). Un caregivers,  in caso di disabilità grave, vive una realtà che pochi riuscirebbero a tollerare. Unico ritorno, altissimo, un amore che nessuno immagina, ma che non basta a preservare dall’usura e dalla povertà.

Un impegno totalizzante anche se si è malati.Sì, perché assistere un familiare non autosufficiente non prevede retribuzione, contributi, riposo o giorni di malattia, neppure quando diventa così totalizzante da comportare il licenziamento dall’occupazione ufficiale. Neppure quando chi assiste ha bisogno a sua volta di curarsi. La pensione di invalidità e l’indennità di accompagnamento (erogate solo quando c’è una disabilità certificata al 100%), oltre ad prevedere somme ridicole, sono destinate solo alla persona, non alla famiglia, che ha anche altri bisogni oltre a quelli di cura del suo componente più debole.

Una giornata-tipo del caregiver. “Una lavoro che dura 25 ore – spiega Chiara  Bonanno, promotrice del movimento mai più soli – la venticinquesima è quella inesistente in cui si dovrebbe mangiare e prendersi cura di sé”. Un caregiver vive solo in funzione della persona che assiste. La qualità della sua vita diventa via via sempre meno sostenibile, con un deterioramento di tutti gli aspetti: il lavoro, la salute, la vita privata e, se ci sono altri figli, anche la famiglia. Spesso il lavoro viene abbandonato, la salute declina, anche per mancanza di sonno: gli amici si allontanano. Le famiglie cadono nell’indigenza, fino a dover chiedere aiuto ad enti assistenziali e religiosi. Un aspetto da non trascurare è che il caregiverspesso è una donna, non di rado sola, sia per l’elevato numero dei divorzi – la tenuta della famiglia a volte è ancora più bassa nelle situazioni dove il dolore è quotidiano – o perché spesso, al compiere della maggiore età, il dovere morale di assistenza viene bellamente trascurato da uno dei coniugi.

Forme di schiavitù moderna. Lo Stato si approfitta di queste donne, di questi uomini, sottoponendo tutti  ad un vero e proprio regime di schiavitù moderna, che viene spacciata come dovere morale, senza pensare che per costoro curare i propri cari è un diritto, e  che condizioni più umane sono la garanzia di poter continuare a esercitarlo. “Sono stata ricoverata per 15 giorni – racconta una donna – mio figlio disabile psichico sarebbe rimasto solo, se mia madre ottantenne non si fosse recata tutte le sere a somministragli le medicine e dormire con lui. In altri Paesi, come la Romania, il famigliare può scegliere un altro parente che faccia le sue veci, che viene assunto e pagato dallo Stato. In Italia non possiamo ammalarci, figuriamoci prenderci qualche giorno di riposo”.

Non siamo “badanti”. “Non vogliamo essere assunti come badanti o cose del genere. Vogliamo essere tutelati. Vogliamo assistenza notturna, quando il nostro impegno è sulle 24 ore, la garanzia di poterci ammalare e avere una sostituzione, un accesso ad una pensione dignitosa, nel caso in cui sia necessario lasciare il lavoro”, aggiunge la signora Chiara. La legge 104 o i due anni di aspettativa-garantite, del resto, solo dal settore pubblico, non bastano per chi ha una persona non autonoma in famiglia. “Chiediamo – secondo quanto sancito da una sentenza europea del 2008, aggiunge le donna – un percorso preferenziale nelle assunzioni, come categoria di lavoratori protetti”. D’altra parte, la stessa Corte di Giustizia europea ha stabilito che il divieto di discriminazione per ragioni di disabilità si applica non solo alla persona interessata, ma anche a chi l’assiste. In molti Stati, del resto, sono già previsti benefit e contributi previdenziali per i caregiver.

In Italia il caregiver muore. Muore di stanchezza. Muore di indifferenza. “Nel 2009 la ricercatrice Elizabeth Blackburn ha vinto il Premio Nobel per la Medicina con uno studio che ha scientificamente dimostrato come lo stress al quale sono sottoposti i caregiverfamiliari riduca le loro aspettative di vita dai 9 ai 17 anni, rispetto al resto della popolazione”. Lo denuncia un passo della lettera scritta dalla mamma di una ragazza disabile, Maria Simona Bellini,  presidentessa del coordinamento familiari dei disabili, al Presidente della Repubblica Mattarella, in forma di richiesta di ‘grazia’, per tutti i caregivers italiani.

Nessun rispetto per i diritti fondamentali. Una lettera che chiede il rispetto dei diritti umani fondamentali delle persone che tanto si impegnano per i loro cari e per la società tutta. Anche perché il dovere di presa in carico dovrebbe spettare a tutta la collettività, come accade nei Paesi più civili. “Ma averlo reso noto a più riprese al potere legislativo e a tutte le istituzioni coinvolte non ha sortito alcuno di quegli effetti che sarebbero stati considerati doverosi altrove. Nè è stato previsto il loro inserimento tra le categorie salvaguardate dalla Riforma Previdenziale che ha invece esteso il loro impegno lavorativo, a cui si aggiunge quello di cura svolto per il proprio familiare”.

La minaccia del ricovero in un istituto. Se la famiglia non ce la fa, dà mostra di cedimento, allora la minaccia è l’istituzionalizzazione. Lo Stato così avaro nell’erogazione di servizi, assistenza, tutele e sussidi, è pronto a stanziare fondi per la residenze sanitarie, dove un solo giorno costa, a persona, circa 700 euro. Perché? “Pensare al dopo di noi è assurdo – spiega un familiare – se non si parla del durante. Se non si pensa a garantire l’assistenza ai familiari, la possibilità anche di fondi per la cura e, se possibile, l’inclusione. Altrimenti i familiari sono condannati a un “dopo” prematuro che spesso può comportare una vera e propria deportazione negli istituti per chi resta”.

Una petizione al Parlamento europeo. Così i familiari dei disabili si sono riuniti in associazione e hanno depositato una petizione al Parlamento europeo perché apra una procedura di infrazione contro l’Italia per il mancato rispetto dei diritti umani. “Da vent’anni ci battiamo per il riconoscimento di tutele previdenziali, sanitarie e assicurative, che consentano al caregiver familiare l’accesso a diritti fondamentali, come quello al riposo o alla salute  –  sottolinea la Bellini

Dove invece c’è tutela per i caregivers In Germania  il sistema sanitario-assicurativo dà diritto a chi assiste un familiare disabile a contributi previdenziali garantiti, se l’assistenza supera le 14 ore alla settimana, e a una sostituzione domiciliare in caso di malattia. Forme di assicurazione contro gli infortuni e di previdenza sono concesse anche ai caregiverfrancesi, che in diversi casi hanno diritto pure a un’indennità giornaliera, e a quelli spagnoli, che continuano a recepire contributi anche in caso di interruzione del proprio lavoro. Persino la Grecia dà diritto, al caregiver familiare, al prepensionamento dopo 25 anni di contributi versati.

Al danno s’aggiunge la beffa. La mancanza di attenzione dello Stato italiano, la si evince anche dall’ultima ingiustizia, che i caregivers familiari hanno dovuto affrontare. L’aggiornamento degli indicatori ISEE aveva computato tra i redditi della famiglia anche indennità e pensioni riconosciute a persone non autosufficienti: “Con grave disagio – scrive Maria Simona Bellini nella lettera al Capo dello Stato – un gruppo di cittadini, prevalentemente persone con disabilità e caregiver familiari, ha pertanto promosso un ricorso contro questo iniquo provvedimento giungendo ad alcune sentenze, recentemente pronunciate dalla Magistratura, che hanno dato loro ragione ma che, nella loro ormai estrema arroganza, le istituzioni italiane stanno volontariamente ignorando come se anche la Giustizia, nel nostro Paese, non fosse più un punto di riferimento importante per tutti ma un mero organo consultivo le cui decisioni possono essere o meno rispettate dallo Stato”.

L’appello al Presidente Mattarella. “Chiediamo pertanto a lei, nostro Presidente della Repubblica, nella sua funzione di Garante della Costituzione italiana, che inserisca tra le sue priorità la promozione del riconoscimento delle tutele minime dei caregiver familiari  –  quali quelle sanitarie, previdenziali ed assistenziali  –  in considerazione del lavoro di cura che essi somministrano quotidianamente e senza soluzione di continuità pur senza accesso a ferie, riposo notturno garantito, festività e nemmeno alla possibilità di ammalarsi.”
(repubblica.it)

di Giovanni Cupidi

Barriere e burocrazia: la vita è un ostacolo per 300 mila disabili

Standard

Sottopongo alla vostra attenzione questo articolo del giornalista de La Repubblica Lorenzo Tondo, molto interessante sulla qualità della vita delle persone con disabilità in Sicilia.
————

Fondi H ridotti al minimo, la Regione maglia nera. Il settanta per cento degli edifici pubblici non è adeguato agli standard. Dal 2008 a oggi le graduatorie per l’assegnazione dei contributi non sono mai state liquidate

di LORENZO TONDO

I loro nomi sono tutti lì. Tutti catalogati in un vecchio fascicolo ormai polveroso e inabissato nel tempo. Dentro ci sono le richieste di migliaia di disabili. Di tutti quei siciliani che da oltre sette anni attendono dalla Regione un contributo per l’abbattimento delle barriere architettoniche dalle loro abitazioni.

C’è il nome di Mario, 56 anni, che ha bisogno dei soldi per costruire uno scivolo in una palazzina di via Oreto. C’è quello di Claudia, 46 anni, stanca di pesare sulle braccia dei vicini tutte le volte che deve raggiungere il quarto piano del suo appartamento nel centro storico di Catania. Le loro preghiere sono da anni sul tavolo di tutti i governi regionali che si sono succeduti dal 2006 a oggi e che quelle pagine sembrano non averle mai neppure sfogliate.

Secondo i dati del Collegio dei geometri della provincia di Palermo, raccolti nella campagna in corso dal titolo “Città senza ostacoli”, oltre un milione di edifici privati in Sicilia (circa l’80 per cento del totale) non sarebbero abitabili o raggiungibili dai portatori di handicap, con punte sconcertanti nella provincia di Caltanissetta, dove si sfiora il 90 per cento. Si tratta di case, palazzi, centri commerciali, negozi, cinema, uffici, discoteche e industrie, con accessi ostacolati da barriere insormontabili per chi non ci vede o è costretto a vivere su una sedia a rotelle. Solo a Palermo gli edifici privati fuori legge per i disabili sono oltre 100 mila. A Catania più di 60 mila.

Senza contare semafori, marciapiedi e accessi a piazze o spiagge negati a chi si muove solo su carrozzine o stampelle. Terrificante il quadro degli enti pubblici che vede in Sicilia ben il 70 per cento delle sue sedi impraticabili per i medullolesi. Nell’Isola l’Istat conta circa 300 mila cittadini diversamente abili. Per dar loro la possibilità di vivere una vita normale, lo Stato ha delegato le Regioni, nell’ambito della loro autonomia, “a reperire le risorse necessarie”. La Sicilia è l’unica nel Paese a non aver mai istituito un capitolo di riferimento in Bilancio. Risultato? Dal 2008 ad oggi, le graduatorie per l’assegnazione dei contributi non sono mai state liquidate. Perché? E dove sono finiti quei soldi? 

CITTÀ A OSTACOLI 
Se lo chiedono gli invalidi siciliani, che, tra mille difficoltà, continuano a sperare che la politica, prima o poi, si accorga di loro. Si accorga di Gianluca e Alessio Pellegrino, fratelli rispettivamente di 32 e 22 anni, entrambi tetraplegici dalla nascita, che, dopo la morte delle zie con le quali vivevano, si sono ritrovati improvvisamente soli. Oggi, i due condividono un appartamento nei pressi di Falsomiele, a Palermo. Da anni Gianluca attende un contributo per l’acquisto di una carrozzina con comando a bocca (costo 13. 000 euro) che da solo, con una pensione di appena 700 euro, non potrebbe comprare. Soldi che però dall’Asp non sono arrivati. “Non è una vita facile – dice Alessio – e se non avessimo l’aiuto degli amici, non riusciremmo ad arrivare a fine mese. C’ è l’assistenza da pagare – il Comune manda un operatore solo per due ore al giorno – l’affitto, le bollette e tutto il resto. 

“E poi c’ è questa città – continua – fare un giro a Palermo è un vero e proprio calvario”. A cominciare dai mezzi pubblici. Molti degli autobus dell’Amat non sono provvisti di pedane per i disabili, altri non sono funzionanti. E arrivati in centro, l’odissea continua. Visto con gli occhi di chi è costretto a vivere su una sedia a rotelle, Corso Vittorio Emanuele è un lunghissimo percorso ad ostacoli. Quasi tutti i suoi marciapiedi sono impraticabili. Troppo stretti per una carrozzina, troppo alti per salirci. Per non parlare delle macchine parcheggiate in divieto che bloccano letteralmente il passaggio, costringendo i disabili a torn are indietro per decine di metri o a spostarsi sull’asfalto. “Io ci ho fatto ormai il callo alle strade di Palermo – dice Alessio – per evitare di farmi incastrare dai marciapiedi, viaggio praticamente sulla strada. Rischio tantissimo, ma almeno evito di perdere ore prima di arrivare a destinazione”. 

Prendi la Cala ad esempio. La più bella passeggiata di Palermo. Peccato che nessuno abbia pensato di realizzare scivoli e pedane sullo spartitraffico di via Crispi. Stesso discorso per i semafori. Troppi quelli privi di segnalatori acustici. E ancora, i sovrappassi chiusi di via Regione Siciliana, i marciapiedi di via Lazio invasi dai pali di segnaletica, quelli di via Roma dai cestini getta-carta e addirittura le pensiline dell’Amat che intralciano il passaggio. Per non parlare poi di chiese, locali e discoteche, quasi tutti inaccessibili. “Palermo è l’emblema di questo triste fenomeno – dice il presidente del Collegio dei geometri della provincia di Palermo, Carmelo Garofalo – una città né a misura di disab ile, né, in verità, a misura di residente”. 

ENTI POCO PUBBLICI 
Dalla Uil Pensionati è partita qualche mese fa una campagna per scovare la presenza di eventuali “ostacoli” negli uffici pubblici. Tantissime le segnalazioni raccolte dalle province siciliane. A partire proprio da Palermo. Come l’edificio che ospita la sede dell’Ordine degli architetti in piazza Principe di Camporeale. L’ex presidente, Giuseppe Mantione,è deceduto pochi mesi fa. Da anni era affetto da una grave forma di sclerosi multipla che lo aveva costretto su una sedia a rotelle. Peccato che il suo ex ufficio, quello della presidenza, si trovasse al terzo piano, privo di ascensore. Un ostacolo che impedì allo stesso presidente di partecipare alle riunioni in sede. O il municipio di Isola delle Femmine dove due rampe di scale rendono l’accesso insormontabile agli invalidi. 

E ancora a Partinico, con gli uffici dell’Agenzia delle Entrate di via Tenente la Fata situati al terzo piano senza ascensore. Da Catania arriva invece la segnalazione di u n consigliere comunale che ha denunciato scalini ed ostacoli all’ingresso di Palazzo dei Chierici, sede dell’assessorato al Bilancio. Al primo posto tra le province siciliane più problematiche si trova Caltanissetta. Una situazione talmente grave da indurre la “Associazione H”a presentare un esposto alla Procura nissena con tanto di elenco di tuttii luoghi off limits (tra cui comuni e biblioteche). “Non possiamo più tollerare l’insensibilità istituzionale nei confronti di chi è già stato messo a dura prova dalla vita – dice il segretario della Uilp Sicilia, Antonino Toscano – non possiamo più ignorare chi è costretto a misurarsi quotidianamente con situazioni che mai dovrebbero verificarsi”. “Ci sono migliaia di isolani in graduatoria che aspettano un contributo per liberare le proprie abitazioni da ostacoli – continua – alcuni dei quali hanno già affrontato le spese con le proprie risorse e sono ancora in attesa di un rimborso”. 

BILANCI “INVALIDI” 
La Regione allarga le braccia. “I fondi sono quelli che s ono”, lamentano dal dipartimento alle Finanze. Eppure, guardando al resto d’ Italia, l’Isola sembra l’unica ad avere difficoltà a reperirli. Pur in una situazione di crisi, l’Emilia-Romagna per la creazione del Fondo regionale della non autosufficienza ha assicurato sul proprio bilancio oltre 120 milioni di euro che, insieme a quelle provenienti dal Fondo sanitario, portano il totale a circa 430 milioni. Ammonta invece a oltre 130 milioni il fondo della Lombardia, 430 milioni di euro in Toscana, 120 in Sardegna. E nell’Isola? La Sicilia è l’unica a non aver mai istituito un fondo per le non autosufficienze. Lo scorso anno l’assessore alla Famiglia Ester Bonafede presentò un emendamento che prevedeva di rifinanziare i contributi per l’abbattimento delle barriere architettoniche nei condomini siciliani. 

L’idea era quella di liquidare le richieste congelate in quel fascicolo chiuso per troppo tempo. La proposta però fu cestinata dall’Ars. Nell’attuale bilancio regionale non vi sono risorse finalizzate all’abbattimento delle barriere architettoniche. Prima che i commissari impugnassero la nuova Finanziaria, qualcuno aveva timidamente inserito una voce dedicata ai disabili con un altrettanto timida cifra di circa 2 milioni di euro. Voce che, nel giro di poche settimane, ha già subìto una prima sforbiciata. “Quello dei disabili è un tema che la politica fatica a inserire tra le sue priorità- commenta l’assessore Bonafede – quando in realtà sono proprio le fasce più deboli che andrebbero per prime tutelate. Noi ci abbiamo provato. Ma la Sicilia ha l’obbligo di fare di più”. 

Eppure l’abbattimento delle barriere architettoniche rappresenterebbe una vantaggiosa opportunità per la regione. Ne è convinto il Collegio dei geometri di Palermo: “Attraverso la riqualificazione delle città – spiega ancora Garofalo – è possibile creare nuove opportunità di lavoro per gli operatori dell’edilizia. Con il suo disinteresse per le problematiche dei disabili, la politica sembra ignorare sia le istanze dei portatori di ha ndicap che quelle del mondo delle costruzioni”. Ma la Regione ha altre priorità. “Come gli affitti da pagare ad enti che non esistono – commenta Gianluca – i soldi spesi da alcuni dirigenti per saldare i loro debiti o pagare i superstipendi di manager e presidenti. Per noi invece non c’ è nulla. Come se non esistessimo. Sembra una precisa strategia. E se mi guardo intorno, credo pure che funzioni”.
(repubblica.it)

di Giovanni Cupidi