Una indagine sugli atteggiamenti verso le persone con disabilità intellettiva

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La presenza di una disabilità spesso si associa ad una limitata partecipazione alle attività lavorative e alla vita economica e sociale. A tale proposito, una serie di ricerche ha cercato di approfondire quanto la marginalizzazione delle persone con disabilità sia conseguenza degli atteggiamenti negativi verso la disabilità, manifestati a vari livelli, che comportano, rinforzano e istituzionalizzano gli ostacoli all’inserimento sociale e lavorativo.

Stone e Colella (1996) hanno proposto un modello di analisi degli atteggiamenti che comprende i fattori che li caratterizzano e le loro conseguenze. Fra i fattori principali ritroviamo alcune caratteristiche delle persone con disabilità, quali, ad esempio, il tipo di disabilità. In passato alcuni studi hanno messo in evidenza una propensione diffusa nella società a manifestare un atteggiamento più negativo verso le persone con menomazioni intellettiva e problematiche psichiche rispetto a coloro che hanno disabilità sensoriali e fisiche (Colella, DeNisi e Varma, 1998; McMahon et al., 2008; Garcia, 2005).

Quali sono, nella nostra società, gli atteggiamenti manifesti o latenti verso le persone con disabilità cognitiva? Individuarli e osservarne l’andamento nel tempo attraverso degli strumenti di indagine può consentire di conoscere le situazioni nelle quali le persone con disabilità possono incontrare maggiori difficoltà e resistenze sociali.

Nell’ambito delle ricerche svolte dal Dipartimento di Filosofia, Scienze Sociali, Umane e della Formazione dell’Università degli Studi di Perugia, si stanno indagando gli atteggiamenti verso le persone con Disabilità Intellettiva (DI). A tale scopo, già dalla scorsa primavera, in una lettera pubblicata su www.orizzontescuola.it (un portale dedicato al mondo della scuola), Giulia Balboni, Laura Arcangeli, Silvia Di Falco, Cristina Gaggioli e Moira Sannipoli, hanno invitato insegnanti, educatori/assistenti alla persona, collaboratori scolastici, dirigenti e altro personale in servizio nella scuola a compilare un breve questionario online: “Atteggiamenti verso la Disabilità Intellettiva” (D. Morin, A. G. Croker, R. Beaulieu-Bergeron e J. Caron, 2012; adattamento italiano di G. Balboni, S. Di Falco, C. Gaggioli, M. Sannipoli e L. Arcangeli, 2018), al seguente link https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLScU6VqnTFnLvXghxPhmI1YlNiFlKPwW_6MSyTbgFBwUqGZaLA/viewform

«La partecipazione del mondo della scuola è per noi fondamentale. La sfida dell’inclusione scolastica e sociale di persone con disabilità intellettiva richiede l’intervento di tutte le figure coinvolte nel percorso», sottolineano le docenti. Per coloro che non hanno ancora aderito all’iniziativa, le promotrici rinnovano l’invito alla compilazione del questionario al link precedente e alla diffusione al personale che potrebbe essere interessato a partecipare all’indagine.

Nella pagina di presentazione del questionario, Giulia Balboni, professore associato di Psicometria e Laura Arcangeli, professore associato di Pedagogia Speciale, chiedono ai partecipanti di esprimere il grado di accordo (assolutamente d’accordo; abbastanza d’accordo; un po’ d’accordo; un po’ in disaccordo; abbastanza in disaccordo; assolutamente in disaccordo) rispetto ad alcune affermazioni. «Non vi sono risposte giuste o sbagliate. La invitiamo a rispondere nel modo più sincero possibile a tutte le domande. Se alcune risposte non Le sembrano indicate a descrivere il Suo atteggiamento, La preghiamo di contrassegnare la risposta che più gli si avvicina. La Sua adesione è volontaria, non riceverà alcun compenso e può interrompersi la compilazione se lo ritiene opportuno. Le garantiamo l’anonimato delle informazioni da Lei fornite, raccolte ad esclusivo scopo di ricerca. I dati verranno elaborati globalmente, senza alcuna indicazione riguardo all’identità dei singoli partecipanti e in accordo alle norme sulla privacy (art. 13 del D.Lgs 196/2003)», spiegano le docenti.

Nel DSM-5 il termine ritardo mentale è stato ufficialmente sostituito da disabilità intellettiva (disturbo dello sviluppo intellettivo) intendendo con questo termine un disturbo dello sviluppo caratterizzato da limitazioni significative nel funzionamento intellettivo e nel comportamento adattivo che hanno avuto insorgenza entro il diciottesimo anno di età.

Il questionario per prima cosa chiede di confermare o contraddire le seguenti affermazioni: «Secondo lei la DI può essere causata da malnutrizione della madre; danni cerebrali gravi del bambino; carenza di stimolazione durante l’infanzia; sostanze tossiche nell’ambiente; consumo di droghe e/o alcool in gravidanza; complicazioni durante il parto».

Poi vengono presentate altre affermazioni su cui si chiede un parere: «Lei crede che la DI sia più frequente negli ambienti svantaggiati? Secondo Lei, la maggioranza delle persone con DI è in grado di svolgere un lavoro stabilmente; usare i trasporti pubblici autonomamente; gestire il denaro; sostenere una conversazione; riferire i propri problemi fisici; praticare uno sport; fare un giro in città non accompagnati; leggere brevi frasi; apprendere; prendere decisioni».

Successivamente il questionario si addentra nel campo delicatissimo dei diritti: «Secondo Lei, le persone con DI dovrebbero poter dare il loro consenso a ricevere cure mediche; dovrebbero essere retribuite quanto i colleghi anche se meno produttive; hanno esattamente lo stesso diritto delle persone senza DI di prendere decisioni riguardanti la loro vita; dovrebbero avere il diritto di sposarsi; dovrebbero avere il diritto di bere alcolici; dovrebbero avere il diritto di fare sesso; dovrebbero avere il diritto di votare; dovrebbero avere il diritto di avere figli; dovrebbero avere gli stessi diritti di chiunque altro».

Quest’ultima affermazione, che può essere accettata totalmente o parzialmente, o respinta categoricamente o manifestando qualche dubbio e esitazione, rappresenta la chiave del nostro rapporto con la disabilità: le persone con disabilità dovrebbero avere gli stessi diritti di chiunque altro? Siamo disposti a riconoscere i loro bisogni fondamentali (affettivi, emotivi, relazionali) e i loro diritti sociali?

Per informazioni sull’indagine è possibile rivolgersi a Giulia Balboni (giulia.balboni@unipg.it ; www.unipg.it/personale/giulia.balboni) o Laura Arcangeli (laura.arcangeli@unipg.it; www.unipg.it/personale/laura.arcangeli)

(la stampa.it)

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Self-Advocacy e disabilità intellettiva a Europe in Action

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Giovedì 21 e venerdì 22 maggio a Roma la conferenza annuale di Inclusion Europe, associazione europea cui aderisce Anffas onlus. Per la prima volta la due giorni a Roma su un tema innovativo per l’Italia: l’auto-rappresentanza. Una due giorni social con l’hashatag #europeinaction

Prende il via domani, giovedì 21 maggio, a Roma la due giorni di Europe in Action 2015, l’annuale conferenza di Inclusion Europe (l’associazione europea di persone con disabilità intellettiva) che ha visto la collaborazione di Anffas onlus – Associazione nazionale famiglie di persone con disabilità intellettiva e/o relazionale. All’hotel NH Roma Midas di via Aurelia 800 questo evento europeo avrà oltre 330 partecipanti da tutta Europa che discuteranno del tema centrale dell’evento: “Self-Advocacy and Families”, tradotto in italiano con: “Auto-rappresentanza e Famiglie”.
Quello della Self-Advocacy per Anffas è una tematica cruciale, soprattutto per il nostro paese dove «ancora non è molto sviluppato e per il quale, quindi, c’è bisogno di approfondire concetti e di portare avanti nuove idee e di far nascere nuove prospettive» si legge in una nota stampa. Un evento che vuole essere anche sociale con l’hashtag #europeinaction

Attraverso Europe in Action 2015 si vuole dare una spinta importante nel sostenere le persone con disabilità intellettiva a diventare Self-Advocates, cioè auto-rappresentanti in grado quindi di parlare in prima persona dei propri diritti: i Self-Advocates possono migliorare non solo le loro vite ma possono far fare grandi progressi alla causa delle persone con disabilità nel suo insieme. L’auto rappresentanza nei due giorni di incontro sarà declinata sia a livello personale sia in termini di politiche quali la capacità legale, la partecipazione politica, l’accessibilità, la salute l’istruzione e la vita nella comunità. E protagonisti in prima persona saranno gli stessi Self-Advocates, in qualità di relatori di molte sessioni di lavoro.

Una conferenza, quella che si apre domani a Roma che vuole essere un punto di svolta per il movimento delle persone con disabilità intellettiva. La stessa Agenzia Europea per i Diritti Fondamentali (European Union Agency for Fundamental Rights) ha sottolineato come ancora oggi 21 paesi membri dell’Unione Europea non consentono alle persone con disabilità intellettiva di votare o di candidarsi, i bambini con disabilità intellettiva sono spesso costretti a ricevere un’istruzione peggiore rispetto agli altri bambini e le loro famiglie si trovano in condizioni di povertà a causa della mancanza di supporti adeguati per la cura dei propri figli.

«Siamo orgogliosi di ospitare questo grande evento europeo e di collaborare alla sua realizzazione, la conferenza rappresenterà un momento importante e un nuovo punto di partenza per tutte le persone con disabilità intellettiva e/o relazionale italiane, per le loro famiglie, per i nostri decisori politici e per tutti coloro che quotidianamente si confrontano con la disabilità intellettiva», afferma Roberto Speziale, presidente nazionale di Anffas Onlus. «Con la conferenza, infatti, e soprattutto con le testimonianze dei Self-Advocates per la prima volta in Italia si affronterà in maniera diretta e concreta il tema dell’Auto-rappresentanza e si avrà modo di vedere quanto negli altri paesi europei è stato realizzato cercando di porre le basi per promuovere il movimento degli Auto-rappresentanti anche nel nostro paese e rendendo quindi ancora più tangibile il “Nulla su di noi, senza di noi”».
Il presidente Speziale conclude con un auspicio: «Il confronto che nascerà tra le esperienze italiane e le esperienze europee consentirà di allargare ancora di più gli orizzonti di tutto il movimento delle persone con disabilità, aprendo nuove strade e dando vita a nuove idee e nuove realtà».

Per il direttore generale di Inclusion Europe, Geert Freyhoff «quando si tratta della loro vita, le persone con disabilità intellettiva sono degli esperti. I Self-Advocates sono nella posizione migliore per poter dare suggerimenti e/o opinioni ai decisori politici e dovrebbero essere coinvolti direttamente in tutte le decisioni che riguardano gli interessi e il benessere di tutti coloro che hanno una disabilità intellettiva».

Convinto dell’importanza dell’evento e del tema anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che inviato ad Anffas un messaggiosottolineando come «La conferenza Europe In Action rappresenta un momento di importante riflessione sul tema della disabilità intellettiva e/o relazionale. Il confronto e lo scambio di esperienze sono fondamentali per la costruzione di un contesto che assicuri dignità e inclusione sociale. Le iniziative e le buone pratiche promosse delle associazioni e dalle famiglie che ne fanno parte costituiscono un modello operativo efficace e concreto. Esse attestano anche l’esistenza di una fitta rete di operatori impegnati quotidianamente – nonostante le difficoltà e talvolta veri muri di indifferenza – nella tutela e nella promozione dei diritti fondati sulla Convenzione Onu sui Diritti delle Persone con Disabilità».

Alle parole di Mattarela fanno eco quelle del ministro della Salute Beatrice Lorenzin che attraverso un messaggio ha sottolineato come: «Il tema di quest’anno mi pare estremamente interessante ed innovativo perché destinato ad incrementare quelle azioni finalizzate a rafforzarle capacità e le opportunità per le persone con disabilità intellettiva e/o relazionale di incidere direttamente ed in prima persona sulla propria vita di comunità».

Al termine di Europe in Action, nella stessa location si svolgerà anche l’Assemblea Nazionale di Anffas Onlus (23 e 24 maggio). Tra gli eventi previsti inoltre un seminario sul monitoraggio della Convenzione Onu; un incontro dell’Epsa Steering Group, (European Platform of Self-Advocates, la Piattaforma Europea dei Self-Advocates); gli incontri di preparazione dei Self-advoctas, l’incontro del Board di Inclusion Europe, l’Assemblea Generale annuale di Inclusion Europe.

In allegato il programma
(vita.it)

di Giovanni Cupidi

Scoperto gene che causa disabilità intelletto e autismo

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I ricercatori del Dulbecco Telethon Institute (Dti) e dell’Ospedale San Raffaele di Milano hanno individuato il meccanismo con cui una particolare proteina causa un difetto di comunicazione tra le cellule nervose, provocando disabilità intellettiva e autismo. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Nature Communications.

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La disabilità intellettiva, spiegano gli scienziati, è una malattia pediatrica che colpisce dal 2 al 3% dei bambini. Le sue caratteristiche sono limitazioni nelle funzioni cognitive, sociali e comunicative: la causa è una mancata comunicazione delle sinapsi, ovvero i contatti tra una cellula nervosa e l’altra. Questo tipo di disabilità può essere dovuta a fattori ambientali, ma è anche una delle caratteristiche cliniche che si ritrova in oltre 750 sindromi genetiche.

Il gruppo di ricercatori, guidati da Patrizia D’Adamo, già nel 2010 aveva individuato un gene sul cromosoma X, responsabile di una disabilità intellettiva. Questo gene produce la proteina RAB39B che, se mancante, provoca un’alterazione nella comunicazione tra le cellule nervose ed è la causa del difetto cognitivo riscontrato nei pazienti. Ora, con il nuovo studio, “per la prima volta viene fatto un ulteriore passo avanti nella caratterizzazione del ruolo di questa proteina nella disabilità intellettiva”, perché è stato scoperto il meccanismo con il quale la proteina ‘sposta’ i recettori dei neuroni verso le sinapsi per mettere in comunicazione due cellule nervose. “L’individuazione di questo meccanismo – conclude D’Adamo – è fondamentale per capire dove e come agire per ripristinare il corretto funzionamento della trasmissione dell’impulso tra due neuroni. Il passo successivo sarà creare un modello di malattia e testare delle molecole in grado di ristabilire la connessione neuronale”.
(ANSA)

di Giovanni Cupidi

“Immaginiamoci”: un laboratorio di fotografia per capire la realtà

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Su Eppela il progetto di Gruppo Polis

La realtà a volte è scivolosa, sfugge dalle mani e dagli occhi. “Immaginiamoci” (http://www.eppela.com/ita/projects/834/immaginiamoci-un-laboratorio-per-imparare-a-raccontarsi), il progetto di Gruppo Polis ospitato in questi giorni su Eppela la prima piattaforma italiana di crowdfunding, aiuta proprio in questo: a catturare la quotidianità in forma di foto.

“Immaginiamoci” è il laboratorio di fotografia rivolto alle persone con disabilità intellettiva che frequentano il centro diurno “Il Mosaico” e la comunità alloggio “Il Biancospino” di Padova. Attraverso queste ore, i partecipanti si avvicinano alla fotografia sviluppando un punto di vista unico. Realtà, paure e suggerimenti inconsapevoli per lo sviluppo e il miglioramento dell’ambiente emergono dagli scatti realizzati: una finestra sorprendente su un mondo ancora difficile da decifrare.

Il laboratorio prevede tre fasi: un avvicinamento allo “scatto” attraverso simulazioni di inquadratura, dove scelgono paesaggi e oggetti su un poster realizzato ad hoc; i partecipanti al laboratorio sono quindi invitati ad armarsi di macchina fotografia e ad immortalare il mondo che li circonda, infondendo nelle immagini la loro sensibilità. La terza ed ultima fase riguarda la creazione di un calendario con le foto scattate durante il laboratorio.

Attraverso la piattaforma Eppela, “Immaginiamoci” ha tempo fino al 28 luglio per raggiungere la cifra di 1900 euro. A cosa serviranno? Il laboratorio potrà coinvolgere più persone che avranno a disposizione i materiali per stampare e le macchine digitali compatte. Saranno coperte anche le spese per la stampa dei calendari e per la promozione del laboratorio.

I sostenitori di “Immaginiamoci”, se il progetto andrà a buon fine, riceveranno tra le altre cose anche le copie del calendario e prodotti artigianali realizzati durante i laboratori artistici di Gruppo Polis.

Per ulteriori informazioni: www.eppela.com ; http://immaginiamoci.tumblr.com/

La sicurezza tra salute mentale e disabilità intellettiva

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“SicurezzAccessibile” è un semplice slogan per far capire che non può esistere accessibilità senza sicurezza e viceversa, due aspetti estremamente collegati tra di loro.
Un concetto, questo, su cui già da alcuni anni lavora l’Università di Trieste, proponendo il percorso denominato appunto SicurezzAccessibile, per dare voce ad aspetti troppo spesso trascurati, ma che rivestono invece un’importanza fondamentale, «come purtroppo la cronaca ci insegna – spiega Giorgio Sclip, responsabile del Servizio Prevenzione, Protezione e Disabilità dell’Università giuliana, membro del Focal Point per l’Agenzia Europea per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro – ovvero che, ai giorni nostri, le persone che rimangono maggiormente coinvolte in situazioni di emergenza sono proprio quelle con disabilità in quantopiù vulnerabili».
In tale contesto, la prossima iniziativa – organizzata in collaborazione con il Dipartimento di Salute Mentale dell’ASS 1 Triestina e con il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco – è in programma per mercoledì 23 ottobre(Aula De Finetti Edificio D, Campus di Piazzale Europa, 1, Trieste, ore 14-19) e sarà centrata sul tema dellaSicurezza tra salute mentale e disabilità intellettiva: strategie per migliorare approcci e comunicazione in caso di emergenza. «L’obiettivo – sottolinea ancora Sclip – è quello di suscitare dubbi, ma anche di fornire risposte e utili riferimenti, non solo per acuire la sensibilità e l’attenzione rispetto a questi temi, ma anche per indicare strade da percorrere. La delicatezza, ma allo stesso tempo l’importanza degli argomenti trattati è per altro resa evidente dalle situazioni che verranno chiamate in causa, riguardanti persone con disturbi dello spettro autistico, persone con sindrome di Down e anche persone anziane con problemi di demenza e Alzheimer».
Aperto dai saluti delle Autorità (Francesca Larese, delegato del Rettore dell’Università di Trieste per la Qualità degli Ambienti e delle Condizioni di Lavoro, Salute e Sicurezza dei Lavoratori; Patrizia Romito, delegato del Rettore per il Riequilibrio delle Opportunità, Necessità Didattiche Speciali e Disabilità; Roberta Tarlao, assessore alle Politiche Giovanili, Politiche Sociali, Disabilità e Immigrazione della Provincia di Trieste; Fabio Samani, direttore generale dell’ ASS 1 Triestina; Vincenzo Zoccano, presidente della Consulta Regionale Disabili del Friuli Venezia Giulia), l’incontro sarà poi introdotto dal citato Giorgio Sclip(SicurezzaAccessibile: la sicurezza per tutti tra buone pratiche e opportunità) e ripartito in due diverse sessioni, la prima delle quali (Sicurezza e salute mentale) sarà moderata e aperta da Assunta Signorelli, che dirige il Dipartimento di Salute Mentale dell’ASS 1 Triestina (Salute mentale, stigma, pregiudizio e sicurezza:conoscere è strategico).Interverranno poi Novella Comuzzi, rappresentante di “Articolo 2”, Gruppo di Protagonismo per il Diritto alla Salute Mentale (Salute mentale, stigma, pregiudizio e sicurezza: il punto di vista delle persone con problemi di salute mentale), Antonino Riolo, psichiatra del Centro di Salute Mentale dell’ASS 1 (Salute mentale: la clinica orienta o disorienta?), Laura Tacca, psicologa del Centro di Salute Mentale dell’ASS 1 (Salute mentale, sicurezza e valutazione dei rischi: quali criticità nell’accesso al diritto ad essere aiutati. Come progettare una sicurezza inclusiva?), Livia Bicego, dirigente Infermieristica del citato Dipartimento di Salute Mentale dell’ASS 1 (Salute mentale, situazioni critiche, strategie comunicative e pratiche. Operatori addetti alla sicurezza e il ruolo di affiancamento. Percepire sicurezza).La seconda sessione, invece, si intitolerà Sicurezza e disabilità intellettiva, sarà moderata da Corrado Negro, medico competente dell’Università di Trieste e si articolerà sugli interventi di Michele Franz del CRIBA (Centro Regionale di Informazione e Formazione sulle Barriere Architettoniche) (Sicurezza e accessibilità: requisiti essenziali per una progettazione attenta alle esigenze delle persone con disabilità mentale), Stefano Zanut del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Pordenone (Disabilità mentale tra sicurezza e soccorso: l’esperienza dei Vigili del Fuoco), Alessia Giorgiutti, progettista del Laboratorio di Architettura Angiolini di Trieste (Le specifiche problematiche della sicurezza nelle case di riposo per persone anziane con problemi di demenza e Alzheimer), Cinzia Raffin, presidente della Fondazione Bambini e Autismo di Pordenone (Soccorso alle persone con disturbi dello spettro autistico: dalla conoscenza della sindrome alle modalità di intervento) eMassimo Zucchiatti dell’Associazione Down Friuli Venezia Giulia, Sezione di Udine (Pianificare l’emergenza di persone con sindrome di Down: dalla conoscenza della sindrome alle modalità di intervento).
Le conclusioni saranno affidate a Carlo Dall’Oppio, comandante provinciale dei Vigili del Fuoco di Trieste.(S.B.)
Per ulteriori informazioni e approfondimenti:
prevenzione@units.it

di Giovanni Cupidi

CNR: Disabilità intellettiva, scoperta una proteina chiave

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Quando sentiamo parlare sui media della cosiddetta “ricerca scientifica” spesso ci appare come qualcosa di lontano da noi o impalpabile. Invece, come ben sappiamo, senza lo sforzo dei ricercatori sparsi per il mondo tantissime patologie non sarebbero curabili oggigiorno.
Ecco che una nuova speranza che si fa strada: si chiama Eps8 una proteina che gioca un ruolo fondamentale nei processi di memoria e apprendimento. A svelarne i meccanismi molecolari, un team di ricercatori italiani dell’Università degli Studi di Milano, Istituto di Neuroscienze del Cnr e Humanitas. Lo studio, pubblicato su Embo Journal, aprirà la strada a nuovi percorsi di cura per affrontare i gravi problemi legati ad autismo e ritardo mentale.
Qui di seguito riporto l’articolo che approfondisce la notizia.

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da lescienze.it

Roma, 20 maggio 2013 – Eps8 gioca un ruolo cruciale nel funzionamento del cervello e la sua assenza genetica causa deficit di apprendimento e memoria in alcune patologie del sistema nervoso, tra cui l’autismo e il ritardo mentale. In particolare una ricerca, condotta da Istituto di neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche (In-Cnr) di Milano, Università degli Studi di Milano e Humanitas dimostra che la proteina Eps8 è fondamentale per la plasticità sinaptica e svela i meccanismi molecolari attraverso cui controlla tale processo.“La comunicazione fra le cellule nervose è fondamentale nel funzionamento del cervello”, spiega Michela Matteoli dell’Università di Milano, associata In-Cnr e responsabile del Laboratorio di farmacologia e patologia cerebrale di Humanitas, coordinatrice dello studio insieme a Elisabetta Menna dell’In-Cnr. “Le ‘sinapsi’, che mediano il trasferimento dell’informazione tra i neuroni, sono strutture altamente dinamiche, che variano di numero e forma sia durante lo sviluppo del cervello sia nell’organismo adulto, grazie alla ‘plasticità neuronale’, che è alla base di molte fondamentali funzioni dell’organismo, come l’apprendimento, l’attenzione, la percezione, il processo decisionale, l’umore e l’affetto”.Lo studio Eps8 controls dendritic spine density and synaptic plasticity through its actin capping activity, pubblicato su ‘Embo Journal’, consente ora un importante avanzamento. “La sinapsi solitamente si forma tra il terminale di un assone, che conduce gli impulsi del neurone, e la membrana del dendrite, le fibre che si ramificano dal neurone e trasportano il segnale nervoso, mediante piccole protrusioni chiamate spine dendritiche”, continua Matteoli. “Il nostro lavoro dimostra che le modificazioni strutturali delle spine dendritiche durante i processi di plasticità sinaptica sono in gran parte a carico del citoscheletro di actina (una sorta di ‘impalcatura cellulare’) e della proteina Eps8”.“La proteina Eps8 è dunque essenziale nei processi di plasticità sinaptica”, aggiunge Elisabetta Menna. “Tanto che la sua assenza genetica può essere causa di deficit di memoria e apprendimento, associati a difetti morfologici delle sinapsi eccitatorie dell’ippocampo, che appaiono immature e incapaci di aumentare di numero. È quanto avviene, per esempio, nel cervello di pazienti affetti da autismo”.L’importanza di tale scoperta, che riprende un precedente studio dello stesso gruppo che aveva evidenziato un ruolo della proteina Eps8 nello sviluppo neuronale, è legata alle sue possibili ricadute cliniche. “La speranza è che sezionare i meccanismi alla base della plasticità dei neuroni e delle loro interazioni (sinapsi), e dunque della memoria e dell’apprendimento, possa aprire percorsi terapeutici innovativi per affrontare i gravi problemi legati alla disabilità intellettiva e le varie patologie del sistema nervoso centrale, tra cui l’autismo e il ritardo mentale”, conclude la ricercatrice dell’In-Cnr.

di Giovanni Cupidi