Disabilità, le famiglie italiane spendono 7 miliardi

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Sono 3,2 milioni le persone da accudire. Lo Stato contribuisce con 1,7 miliardi

Ogni anno le famiglie italiane spendono 7 miliardi di euro in personale domestico che accudisca persone disabili. Una cifra che ha un’incidenza sul Pil di 1,3 punti percentuali. Nel tempo il lavoro domestico ha acquisito un peso sempre maggiore. Colf e badanti aiutano gli anziani che con l’allungamento dell’aspettativa di vita e la maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro, sono diventati un vero esercito da accudire. Ma non solo. Una recente ricerca di Domina (Associazione nazionale famiglie datori di lavoro domestico) ha messo in luce come la categoria dei disabili sia di fatto già diventata un importante motore in grado di generare lavoro. Risultato: in Italia sono presenti oltre 900mila badanti e più di 1 milione di colf, per un totale di circa 2 milioni di lavoratori domestici. Numero che prende in considerazione anche gli irregolari (stime Flm/Domina su dati Istat). Solo il 41% dei 2 milioni è regolarmente censito dall’Inps.

Dai dati emersi si evidenzia che nel corso degli anni 2000 – spiega Lorenzo Gasparrini, segretario generale di Domina – il fenomeno della disabilità risulta in declino: dal 6,1% del 2000 passiamo al 5,5% del 2013”. Ma questo non toglie che i nuclei familiari che vivono situazioni di non autosufficienza in casa, disabilità inclusa, si trovano ad affrontare nuove sfide assistenziali.

Nella manovra del governo approdata alla Camera, sul fronte della spesa vengono rifinanziati il fondo per le non autosufficienze (0,1 miliardi annui dal 2019), quello per le politiche sociali (0,12 miliardi annui dal 2019) e quello per le politiche per la famiglia (100 milioni annui dal 2019) – prosegue Gasparrini – Tuttavia, oltre alle risorse economiche servono anche politiche e servizi mirati sul territorio per dare respiro alle famiglie nel gravoso compito di assistenza”.

In Italia sono 3,2 milioni le persone di età superiore ai 6 anni con almeno una limitazione funzionale, di cui 2 milioni e 500mila anziani. Quando si parla di limitazione funzionale, si fa riferimento alla dimensione fisica, ovvero a problemi nel movimento (1,5 milioni di italiani), all’autonomia quotidiana, ovvero alla cura della persona (quasi 2 milioni) e all’ambito della comunicazione, che riguarda le funzioni della vista, dell’udito e della parola (circa 900 mila persone). Poi ci sono 1 milione e 400mila persone che sono costrette a stare a letto, sedute o a rimanere nella propria abitazione per impedimenti di tipo fisico o psichico.
A essere interessate sono più le donne (7,1%) che gli uomini (3,8%). Geograficamente, sono prevalentemente nel sud e nelle isole. La metà delle persone con disabilità vive con la propria famiglia.

Dagli ultimi dati a disposizione del 2013, si stima che le risorse destinate dai Comuni alle politiche di welfare territoriale ammontassero a circa 6,8 miliardi di euro, dei quali il 24% (1,7 miliardi) dedicato alla disabilità e il 19% agli anziani. Un -2,7% rispetto all’anno precedente e -4% sul 2010, quando si è toccato il massimo di spesa con circa 7 miliardi e 127 milioni di euro.

Il valore medio pro-capite è di 2.990 euro a livello nazionale, mentre cresce molto al Nord. La spesa pro capite più alta si registra in Trentino-Alto Adige (16.912 euro) e, al secondo posto, in Sardegna (8.517 euro pro capite). In coda alla graduatoria si collocano le regioni del sud in particolare la Calabria con 469 euro.

L’andamento della spesa per le persone disabili risulta ancora in crescita, anche se il ritmo ha frenato rispetto al passato: dal 2003 al 2010 l’incremento medio annuo era stato dell’8%, nel 2012 del 4%.
In questo business lo Stato risparmia ingenti risorse. “Il giro d’affari totale è di 19 miliardi di euro – commenta Gasparrini, calcolando anche l’apporto del sommerso – Contando solo le badanti, le famiglie spendono annualmente 7,3 miliardi di euro tra retribuzioni, tfr, contributi. Senza questo apporto, lo Stato dovrebbe sostenere costi più elevati per il ricovero degli anziani in struttura. Di fatto, risparmia ogni anno 6,7 miliardi”.

(repubblica.it)

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21% delle famiglie con componenti disabili è a rischio impoverimento

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Oltre il 21% delle “famiglie con disabilità” in Italia è a rischio povertà, contro il 18% circa delle famiglie senza componenti disabili: lo dicono i dati, elaborati per Redattore sociale dall’Istat, rilevati nella “Indagine sulle condizioni di vita” (Eusilc) relativi al periodo 2004-2011. Dati che evidenziano come la disabilità in famiglia pesi particolarmente al Nord, dove la “forbice” tra famiglie con disabilità e famiglie senza disabilità è particolarmente larga: il rischio povertà riguarda infatti il 14% delle prime, contro meno del 10% delle seconde. Diversamente, al centro e al sud la differenza pare essersi assottigliata negli ultimi anni: nel 2010, il rischio povertà riguardava al Centro circa il 16% delle famiglie e al Sud oltre il 33%, ma senza significative differenze tra famiglie con o senza disabilità.
Per quanto riguarda la tendenza degli ultimi anni, dal 2003 al 2010 non si registrano variazioni significative: è interessante però notare che, mentre il rischio povertà per le famiglie con disabilità è cresciuto di due punti tra il 2009 e il 2010 al Sud (da 31 a 33%) e al Centro (da 14,2 a 16,4%), al Nord le condizioni economiche di queste famiglie hanno subito un leggero miglioramento, facendo scendere il rischio povertà da 11,3 a 9,9%.A livello nazionale, comunque, non si assottiglia la forbice tra famiglie con disabilità e senza: il rischio povertà, che nel 2003 interessava il 23% delle famiglie con disabilità e il 19% di quelle senza, 7 anni dopo interessa il 21% delle prime e il 18% delle seconde: in altre parole, le famiglie in cui sia presente una persona disabili hanno maggiori difficoltà economiche delle altre. L’indagine pare quindi confermare quanto denunciato da famiglie e associazioni, che riferiscono di una maggiore sofferenza economica delle famiglie in cui sia presente almeno una persona con disabilità. Sull’argomento, sopratutto l’Anffas aveva sollecitato , per voce del presidente Roberto Speziale, una rilevazione da parte dell’Istituto di statistica, perché fosse possibile verificare e quantificare scientificamente una condizione di disagio vissuta e testimoniata dalle famiglie.
L’Istat, interpellato da Redattore Sociale, ha risposto per voce del direttore del Dipartimento delle statistiche sociali e ambientali, Linda Laura Sabbadini: “L’Istat inserisce, nella maggior parte delle rilevazioni, uno o più quesiti (gli stessi quesiti sono utilizzati da diversi anni anche negli altri paesi dell’Unione Europea), mirati a individuare la presenza di persone con disabilità nelle famiglie, con l’obiettivo di descriverne le condizioni di vita e di salute. Tra le principali rilevazioni, si possono citare: l’Indagine sulla salute e sull’utilizzo dei servizi sanitari, l’Indagine di ritorno sulle persone con disabilità, l’Indagine sulle attività e la vita quotidiana e l’Indagine Eu-Silc sul reddito e le condizioni di vita”.
Per quanto riguarda in particolare il rapporto tra disabilità e povertà, “grazie ai dati rilevati con l’indagine Istat – Eu-Silc sul reddito e le condizioni di vita – continua Sabbadini – è stato possibile produrre alcuni indicatori che documentano la condizione economica di queste famiglie e consentono di fornire misure della distribuzione del reddito familiare, del disagio economico e del ‘rischio di povertà’, e di confrontarla con quella riscontrata nel resto della popolazione. Questi indicatori sono stati messi a disposizione attraverso il Sistema sulla Disabilità (disabilitàincifre) dell’Istat pubblicato sul sito istituzionale (Istat.it) per condividere e rendere accessibile il patrimonio informativo delle Istituzioni che producono dati relativi alla disabilità. Attualmente il sito è in fase di ristrutturazione per essere potenziato con strumenti di diffusione più moderni, pertanto la sezione con gli indicatori in oggetto non è aggiornata. Si prevede di completare questa operazione nei prossimi mesi, nel frattempo restiamo a disposizione per fornire l’elaborazione dei dati più aggiornati”. I dati più aggiornati sono quelli che l’Istat ha anticipato su richiesta di Redattore Sociale.
(controlacrisi.org)

di Giovanni Cupidi

Nuovo Isee e disabilità, botta e risposta tra un “caregiver” e il viceministro Guerra

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Potrebbe essere vicino al traguardo l’iter di approvazione del nuovo indicatore economico: costante l’attenzione delle famiglie di disabili, che chiedono di escludere dal conteggio le provvidenze. Il viceministro: “Le politiche per la disabilità non si fanno con l’Isee”

ROMA – Il governo Letta, crisi o non crisi, potrebbe riuscire a licenziare in questi giorni il nuovo Isee: previsto dalla con la manovra “Salva Italia” (legge n. 214 del 2011) e già sottoposto al vaglio delle commissioni competenti sia alla Camera che al Senato, il provvedimento attende solo il via libera del ministero dell’Economia e delle finanze e l’approvazione finale, come decreto del Presidente del Consiglio.

Isee e disabilità. Obiettivo del nuovo indicatore sarebbe quello di misurare in maniera più efficace l’effettiva condizione economica degli italiani, per poi basare su questa l’elargizione di servizi in maniera gratuita o compartecipata. La questione tocca quindi particolarmente le persone con disabilità e le loro famiglie, beneficiari di servizi socio-assistenziali e chiamati in causa direttamente dalla bozza di decreto che, in linea con la manovra Salva Italia, prevede che nel reddito siano computate anche pensioni d’invalidità e indennità di accompagnamento. Se quindi è stata costante l’attenzione delle famiglie e delle associazioni a questo tema, in questi giorni torna alta la preoccupazione.

Botta e risposta. Alla questione è stato dedicato nei giorni scorsi un seminario presso la Casa del volontariato a Carpi, intitolato “L’impatto dell’Isee sulle famiglie e sul welfare locale”, a cui ha preso parte, tra gli altri, il viceministro al Welfare Maria Cecilia Guerra. “L’impatto è presto detto – commenta su Facebook Chiara Bonanno, mamma di un ragazzo disabile e animatrice di diverse iniziative in sostegno della disabilità – Le famiglie si stanno organizzando per adire a vie legali contro una legge discriminante ed anticostituzionale”. Replica il viceministro: “Isee è un metro, una misura della condizione economica delle famiglie e deve essere fatta nel modo il più possibile accurato. Questo è lo scopo della riforma – spiega Guerra – Poi la misura delle tariffe e le condizioni di accesso alle prestazioni e ai servizi sono decise dagli enti erogatori, non dal decreto sull’Isee. Con la riforma dell’Isee non si aumenta né si taglia la spesa di welfare. Si permette solo di evitare che famiglie più ricche accedano ad esempio all’asilo nido con tariffe più basse rispetto a famiglie più povere”.

Indennità, franchigie e categorie. Chiara Bonanno, però, ribatte, dando vita ad un botta e risposta “pubblico”, che diventa un’occasione per approfondire i nodi più critici della riforma. “Dunque per lei l’indennità di accompagnamento e le pensioni d’invalidità civile rappresentano una ricchezza per le persone con disabilità?”, domanda al viceministro, che spiega: “La riforma prende ampiamente in considerazione la situazione speciale delle persone con disabilità. Se da un lato si considerano le indennità fra il reddito, dall’altro si considerano in parte analiticamente e in parte forfetariamente (per tenere conto del lavoro di cura dei familiari) le spese superiori che una persona con disabilità deve affrontare. La disabilità è poi classificata in tre diverse categorie di gravità, definite con l’accordo delle federazione dei disabili. Il disabile adulto che vive con i genitori viene considerato nucleo a se stante, le franchigie per i bimbi sono aumentate. Diversamente dall’attuale Isee, si favoriscono i disabili più gravi e più poveri rispetto a quelli meno gravi e meno poveri. A me sembra un ottimo risultato. Poi ovviamente le politiche per la disabilità non si fanno con l’Isee”.

Un caregiver da 6.500 euro. Per quanto riguarda il riconoscimento del caregiver familiare, tema caro a molte famiglie, il viceministro osserva che “si tiene conto, attraverso una franchigia, dei costi del care giver familiare, quelli che non possono essere documentati”. Una risposta che però non soddisfa Chiara Bonanno, che in nome della sua lunga esperienza di “caregiver” ribatte ancora: “La franchigia per le persone con disabilità grave e gravissima è di 6500 euro! Lei ha mai sentito parlare di una condizione di gravissima pluridisabilità?? Temo di no, altrimenti non affermerebbe che il lavoro di cura del familiare viene compreso in una franchigia di appena 6500 euro per i non autosufficienti… Inoltre, mi perdoni, ma affermare che l’indennità di accompagno copra interamente il lavoro di cura del familiare significa non avere nemmeno una vaga idea di cosa sia il lavoro di cura di una persona con disabilità grave e/o gravissima! Se a un badante, impiegato per un quinto del tempo che trascorre un familiare con una persona con disabilità grave, si propone una retribuzione di 6.500 euro annui si rotola dal ridere! Questa sua dichiarazione è, purtroppo, l’esempio più eclatante di come le associazioni che vengono giudicate dal governo come rappresentanti della condizione di disabilità rappresentano interessi altri, probabilmente legati ai servizi, e non certo alle reali condizioni delle persone con disabilità ed ai loro familiari”.

(superabile.it)

SCUOLA DISABILI: LE FAMIGLIE FANNO SQUADRA CONTRO IL SOSTEGNO CHE MANCA

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Per il diritto allo studio dei loro figli, i genitori di alunni disabili si uniscono in azioni collettive e si ritrovano sui social networkSettembre, tempo di tornare sui banchi. Ma per molte famiglie questo rientro non ha la serenità che dovrebbe: parliamo dei casi, purtroppo sempre più numerosi, in cui agli alunni disabili vengono assegnate insufficienti  ore di sostegno, a fronte invece di una loro necessità certificata.
Insomma, spesso non basta la certificazione di gravità della disabilità, non basta avere dalla propria parte la legge (la norma prevede che l’organico di sostegno sia assegnato alla scuola in ragione mediamente di un posto ogni due alunni disabili – vedi circolare ministeriale n. 61/12 -, inoltre la Corte Costituzionale, con la Sentenza n. 80/10, ha sancito il dovere di assegnare ore in deroga nei casi di gravità). Questa situazione  ha aperto la strada a una serie di ricorsi che le famiglie hanno e stanno presentando ai tribunali amministrativi, incassando finora sempre vittorie. Tra le più recenti, quella della LEDHA (Lega per i diritti delle persone con handicap)  di Milano sul ricorso collettivo per discriminazione.
Per far fronte a questa situazione, l’orientamento delle famiglie è, quindi, sempre più spesso quello di unire le proprie forze, confrontandosi ed eventualmente agendo in maniera collettiva. In questo, divengono utili tutti gli strumenti che la rete offre, come i Social Network. E’ proprio su Facebook, ad esempio, che è stata lanciata unainiziativa, gestita in primis da due mamme, che hanno creato un “evento” rivolto  a tutti i genitori che si trovino in questa situazione, per sostenersi, per aiutarsi e per informare. L’intento del gruppo è quello innanzitutto di fare squadra: capire quanti si trovano nella situazione di dover agire per vie legali per far rispettare il diritto dei loro figli, ed eventualmente dare vita ad un ricorso collettivo nazionaleo, se non possibile, molteplici, di tipo regionale e locale, anche per sensibilizzare l’opinione pubblica su questo problema.Così una delle due mamme promotrici: “l’obiettivo è essere insieme per far presente al MIUR che l’integrazione scolastica è un diritto innegabile e che i nostri figli hanno il diritto di imparare come gli altri bambini: devono avere le loro stesse possibilità e soprattutto bisogna attuare tutte le strategie didattico ed educative per promuovere l’inclusione scolastica e sociale, cosa che non può avvenire se le ore si sostegno e educative vengono tolte”. In questo caso i social network si rivelano uno strumento utile, che consente di dire ai genitori: non siamo soli.

(disabili.com)

di Giovanni Cupidi

Palermo: centri per disabili senza fondi da 8 mesi

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Stamani davanti Palazzo delle Aquile, sede del Comune di Palermo,  si è riunita in presidio la Rete dei centri socio-educativi per disabili di Palermo per denunciare la mancanza di finanziamenti che ne mette a rischio la sopravvivenza. Sono ben 8 le onlus che hanno costituito la Rete nel 2009, centri per disabili senza fondi da 8 mesi: Afadi, FuturoSemplice, Apriti Cuore, Edificandoonlus, A.R.C, La Fraternità, Club Garden, La Provvidenza. A gestirle, i familiari dei disabili che da ottobre 2012 sono rimasti senza alcuna forma di sostegno per l’espletamento dei servizi, offerti gratuitamente. Una condizione però che le famiglie non sono più in grado di fronteggiare.Oltre 120 i disabili assistiti, impegnati in varie attività, quali i laboratori di apprendimento e le fattorie didattiche. Sino allo scorso autunno hanno usufruito dei fondi regionali della legge 328 sulla riforma dei servizi socio-sanitari che venivano gestiti dai Comuni. Poi, il nulla.Tanto che le famiglie hanno dovuto autotassarsi, secondo quanto era nelle loro possibilità. Persino pagando di tasca propria gli stipendi degli educatori che adesso sono stati costretti a licenziare.
“Noi vorremmo da parte dell’amministrazione comunale azioni concrete – dice Fiorella Acanfora di Futuro Semplice Onlus -. Non possiamo permettere che i nostri figli restino a casa senza alcuna opportunità. Noi abbiamo fatto di tutto per agevolarli a condurre una vita quanto più normale possibile. Abbiamo dei volontari che ci aiutano ma non bastano. Per le disabilità gravi ci vogliono operatori specializzati. Bisogna sostenere i costi di gestione delle strutture, gli stipendi dei collaboratori. Da soli non ce la facciamo più”.
“Sono qui in piazza insieme a tutti loro non solo come rappresentante di una istituzione la più vicina ai cittadini ma soprattutto in quanto familiare” – afferma Maurizio Li Muli, Presidente della Commissione Attività Sociali della V Circoscrizione  di Palermo. “Chiediamo al Comune  di assumersi le proprie responsabilità – continua il consigliere democratico – e chiediamo alla Commissione Affari Sociali ed alla Commissione Regolamenti del Consiglio Comunale un impegno concreto per avviare, quanto prima, la discussione sulla costituzione della Consulta Comunale  per i problemi delle persone con Handicap della città di Palermo, indispensabile strumento per affrontare e risolvere gli innumerevoli problemi che tuttora vivono questi nostri concittadini”.
I familiari dei disabili attendono adesso risposte dalle istituzioni e annunciano la mobilitazione: “Da lunedì saremo qui in presidio permanente per far capire che noi esistiamo e abbiamo bisogno di aiuto”.
L’auspicio a trovare una soluzione di continuità per queste onlus arriva anche da Vincenzo Figuccia, deputato regionale di Pds-Mpa: “Il Comune di Palermo è inadempiente. Sarebbe il caso che intervenisse la Regione, con l’istituzione di un capitolo unico relativo al Fondo per le disabilità. L’ambito sanitario e quello socio-educativo non possono operare separatamente. Questi centri hanno svolto a Palermo un ruolo fondamentale per i disabili. Non possono essere lasciati in balia del caso”.
(Rielab. da blogsicilia)

di Giovanni Cupidi

Autismo: quando la tecnologia è una risorsa

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Come tutti coloro che hanno una disabilità e come tutti coloro che nei più svariati modi sono vicini a questo ambiente sanno bene, la tecnologia e le applicazioni tecniche non rappresentano una moda da seguire ( anche se non vi è nulla di sbagliato in ciò) ma bensì rappresentano una risorsa che può ripristinare parzialmente o del tutto alcune funzionalità che altrimenti resterebbero inespresse.
A tal proposito una nuova APP recentemente disponibile per smartphone e tablet può essere d’aiuto alle persone affette da autismo e alle loro famiglie.
Nota dolente, come spesso accade per diversi ausili tecnologici, è il fatto di non essere riconosciuti dal nostro SSN e di conseguenza non prescrivibili o rimborsati.

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L’applicazione “Immaginario”, realizzata da Finger Talks, è la nuova applicazione (app) di comunicazione per immagini verso bambini con autismo. Nata lo scorso anno con la volontà di offrire una risposta alternativa ed efficace alle necessità dell’infanzia con bisogni educativi speciali, sfruttando le caratteristiche di accessibilità, motivazione e interattività di smartphone e tablet, Finger Talks ha scelto in particolare di progettare e sviluppare una serie di applicazioni pensate per rispondere alle difficoltà di condivisione e comprensione dei concetti che riguardano in particolare i bambini che soffrono di autismo (o non verbali con ritardo cognitivo) e chi interagisce con loro.
Nello specifico, Immaginario è un’applicazione per iPhone e iPod touch, che permette di portare sempre con sé le card che associano immagine e concetto (le “parole” della comunicazione visiva), di ricercarle velocemente e di costruire frasi in modo efficace e pratico. 
Rappresenta un vero ausilio pratico dedicato non solo ai terapeuti e agli operatori, ma finalmente anche ai genitori e agli insegnati.
È una risposta efficace alla necessità di apprendimento e integrazione dell’infanzia con bisogni speciali considerato che il play training per bambini autistici rappresenta una fase determinante dato che il gioco è l’ambito in cui risultano meno resistenze da parte dei bambini in generale e tanto più in quelli deficitarii a livello interattivo-comunicativo.
La App comunica e quindi interagisce giocando con le immagini, permette di scrivere per immagini e di pianificare visivamente il tempo, aiutando così il bambino nelle attività giornaliere o della settimana. Come la nostra lingua parlata fatta di parole artificiali e convenzionali null’affatto naturali, qui la comunicazione è semplicemente visiva, le parole si tramutano in immagini utilizzando cioè “carte” che associano immagini a concetti compensando i deficit del linguaggio.

( alcune parti del testo sono rielaborate dal testo originale su http://www.infooggi.it )

di Giovanni Cupidi

per maggiori informazioni:

contatti@fingertalks.it

di Giovanni Cupidi