Arte e disabilità, al via primo festival

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Suonare senza note, creare strumenti e ausili di design

Concerti accompagnati da fragranze pensate appositamente per i live, da traduzione LIS simultanea e da un ‘Dark Front of Stage‘ che permette di sperimentare l’ascolto al buio: li propone, il prossimo 11 settembre, #ètuttodiverso, il primo festival dedicato al dialogo tra disabilità e arte, che si terrà alla cascina Bellaria di Milano.

Tra gli appuntamenti, il workshop di ‘Figurenotes‘, un nuovo sistema di notazione dove il pentagramma e le note sono sostituiti da un sistema di simboli di forme, lunghezza e colori diversi. E poi un laboratorio musicale dove inventare, progettare, suonare uno strumento musicale elettronico abbastanza semplice da essere suonato da una persona con disabilità. In mostra in cascina anche ausili di design che consentono un miglioramento nella qualità della vita di bambini con disabilità, progettati dagli stessi bambini e dalle loro famiglie. Il ricavato sarà devoluto all’Associazione Atlha aps, che promuove il tempo libero, vacanze e viaggi per giovani disabili.(ansa)

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Liberamente. In Calabria la disabilità è in festival

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Una è una campionessa di nuoto paralimpico e gioca anche nella Nazionale di basket in carrozzina. L’altro è suo fratello. Insieme al resto di una grande famiglia hanno dato vita a una creatura che attraversa luoghi e spazi e tempi. Si chiama Kleos ed è una associazione diventata punto di riferimento non solo in Calabria, anche per un festival che ha un nome dai tanti significati: Liberamente. Sempre bello, negli anni, e in questo 2014 con una diversa e maggiore pregnanza. Custodisce infatti la memoria di Michelangelo Ambrosi, un grande campione, una presenza importante per la Kleos Team Wheelchair Basket, la squadra di cui Roberta è capitano, l’unica squadra di basket in carrozzina calabrese, ed  iscritta al campionato di serie B.

Sullo specchio d’acqua delimitato a Sud dal promontorio di Capo d’Armi, a Lazzàro, frazione di Motta San Giovanni, nel reggino, si è celebrata la terza edizione di questo evento: Liberamente 2014  attraverso sport, arte, cultura e combatte la buona battaglia dell’abbattimento delle barriere architettoniche, promuovendo anche turismo accessibile e sport paralimpico.

Domenico Cogliandro, che è presidente di Kleos, l’Associazione controcorrente che ha appunto creato questa iniziativa, ci racconta, fra le altre cose, di Attività Rampante, iniziativa che coinvolge, responsabilizzandoli, gli operatori del turismo. Di grande impatto emotivo, poi,  il gran finale della manifestazione: un dialogo tra i due autori del pezzo, Domenico Loddo e Sebastiano Plutino, liberamente tratto da un post  pubblicato su Facebook dallo stesso Plutino che, nel prenotare un albergo per le vacanze estive, si imbatte in una persona che gli risponde in maniera quasi surreale, dicendogli che l’accessibilità c’è: i piccoli animali infatti sono ben accetti. “Ma io sono un diversamente… “ protesta il Nostro, e si sente rispondere che lì non c’é nessun problema per le persone omosessuali! E quando finalmente l’operatrice si rende conto che il suo cliente è una persona con disabilità, si lancia nella seguente accorata dichiarazione:“Abbiamo avuto delle difficoltà, quando abbiamo iniziato l’attività, che trascendono la mia volontà, e ancora non siamo riusciti a metterci a  norma; mi dispiace un sacco perché mi stanno molto a cuore QUELLI COME VOI, ho anche una mia parente, ormai anziana, con lo stesso problema. E nel tempo libero faccio pure volontariato. E i pellegrinaggi. Sono sensibilissima alla CAUSA”.

Liberamente 2014 è stata nel ricordo di una persona importante per lo sport paralimpico non solo reggino: il primo Memorial  Michelangelo Ambrosi è un modo per dire grazie a un campione che ha voluto prestare alla calabrese Kleos la propria sapienza sul campo, giocando finché un destino crudele non lo ha strappato alla vita a causa di un incidente stradale. In queste due sere d’agosto  sono stati tutti qui a ricordare il 64 di Ambrosi, un numero che nessuno potrà più usare: la Kleos infatti ha ritirato la sua maglia. Grandi campioni hanno animato il gioco durante il torneo in riva allo Stretto: da Matteo Cavagnini,  capitano della Nazionale maschile, a Giulio Maria Papi giunto in rappresentanza della Nazionale under 23, fino a Marianna Roglieri e Sabrina Bozzicolonna, che giocano con Roberta nella Nazionale femminile.

E l‘energia dei gesti atletici di straordinaria potenza si è mischiata con il respiro salmastro del “padre” Jonio.  E poi tutti a rilassarsi, la sera del 7, con la performance di una compagnia di danza in carrozzina nata dall’incontro di Kleos e Co.Danza.Re Studio Arte. E’ancora Roberta Cogliandro la protagonista di un’impresa che a queste latitudini sembra impossibile anche da concepire. E’ ancora Kleos che lavora fino a “fidelizzare” tante realtà culturali, anche di spessore, attorno al tema del superamento delle barriere qui, sul territorio. Perché è sui territori che si vince la partita più importante, quella della quotidianità.  Qui ha trovato spazio anche Daniele Chiovaro, giovanissimo artista con distrofia di Duchenne che dipinge con la bocca ma ha dovuto rinunciare all’Accademia di Belle Arti per via di una serie di problemi non ultimo quello delle barriere che presenta la stessa Accademia, che comunque si metterà a norma.

E poi, musica ogni sera. Un allestimento suggestivo, quello del palco sulla spiaggia libera resa accessibile grazie al contributo del Comune di Motta San Giovanni e della Provincia di Reggio Calabria.

E per una volta, ho provato un brivido e un grande senso di pace e di soddisfazione. E mi è parso che quella visione di Bomprezzi di un anno fa, così ironica e pungente, si fosse realizzata all’improvviso: “La disabilità farà parte del paesaggio urbano in modo normale: sedie a rotelle sui marciapiedi, persone cieche che attraversano la strada da sole in piena sicurezza, e nessuno si stupirà, anzi.” (qui Aspettando Liberamente 2014 #davedere: https://www.youtube.com/watch?v=5b0nSbKxrjk )
(corriere.it)

“Kilowatt”, il festival che coniuga arte e disabilità

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L’immagine eterea di una donna che volteggia tra coralli e gorgonie su una sedia a rotelle, immersa nelle acque turchesi di un mare tropicale è il simbolo potente dell’ undicesima edizione di Kilowatt, festival ad alto tasso “energetico” della scena contemporanea italiana, che si è aperto in Toscana, a San Sepolcro e proseguirà fino al 27 luglio.
“Un’azione pazza, coraggiosa ma profondamente artistica, come quella di Sue Austin, performer disabile inglese- racconta Luca Ricci, il direttore artistico della manifestazione “Capitani coraggiosi” – che rappresenta il filo conduttore di questa edizione di Kilowatt la capacità dell’arte di cambiare tutto ciò che diamo per “scontato” e immodificabile, come la diversità”.
Diversità che il festival porta nel proprio Dna, già nelle modalità di coinvolgimento del pubblico, invitato a costruire il “cartellone”. “Un gruppo di ‘non addetti ai lavori’, i cosiddetti ‘visionari’ sempre più folto – precisa Ricci- in trenta, quest’anno, che hanno selezionato e vagliato, una per una, oltre duecento proposte di spettacoli provenienti dalle giovani compagnie italiane, fino a sceglierne nove da presentare al festival”. Ed è proprio il tema dell’arte come strumento di trasformazione, come possibilità di superamento dei propri limiti o consapevolezza delle proprie capacità che lega alcuni degli spettacoli che segnaliamo, nella ricca programmazione del festival, che comprende oltre 25 rappresentazioni tra teatro, danza e musica e oltre 15 eventi tra incontri pubblici, letture, workshop, concerti e attività per bambini.
A partire da “In fondo agli occhi” di Gianfranco Berardi attore ipovedente diretto da César Brie che affronta il tema della cecità come metafora dell’epoca oscura e della condizione della “mancanza di luce in fondo al tunnel” in cui viviamo. Passando per la quotidianità conflittuale per nulla idilliaca, raccontata in “Zigulì” di Teatrodilina e Francesco Lagi, diario dell’amore e al contempo del rapporto denso e difficile tra un padre e un figlio disabile. E se gli attori di Punta Corsara, l’ensemble di Scampia , portano in scena il loro vissuto attraverso “Il convegno” affrontando di petto il tema delle periferie, dall’altra parte Fibre Parallele, giovane compagnia pugliese disegna con “Lo splendore dei Supplizi” il quadro schizofrenico di una società italiana ai margini, ma onnipresente, tra il gioco compulsivo di un giocatore d’azzardo e la convivenza forzata tra un anziano razzista e la badante straniera. Fino all’epilogo di “Tu eri me” del trio David Batignani/Simone Faloppa/Paola Tintinelli, delicata storia scaturita da una curiosa ricerca sulle case di riposo per artisti che diventa riflessione sull’esistenza. “A Kilowatt proponiamo uno sguardo obliquo sulla realtà della marginalità, sull’handicap senza pietismi o retorica – conclude Luca Ricci-. La disabilità fisica, come la vecchiaia e la diversità di appartenenza e sociale, anche grazie al teatro, possono diventare un punto di forza. Possono essere riscatto”.
(affariitaliani.it)

di Giovanni Cupidi