IL “COMITATO SIAMO HANDICAPPATI NO CRETINI” A PALAZZO CHIGI – IL MIO INTERVENTO SU RADIO3

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Nei giorni scorsi il Comitato Siamo Handicappati No Cretini (de quale sono vicepresidente) ha svolto a Roma due importanti incontri istituzionali rispettivamente con il Sottosegretario alla Disabilità Vincenzo Zoccano e la presidente della Commissione Affari Sociali Marialucia Lorefice.

Abbiamo presentato un documento con richieste specifiche e molto tecniche che, a nostro avviso, possono dare un impulso significativo al comparto della disabilità. Un sistema che unisce a un aumento (indispensabile) del Fondo per la non autosufficienza un meccanismo di controlli e monitoraggio informatizzato su tutto il territorio nazionale. Abbiamo anche chiesto modifiche strutturali e organizzative

L’incontro con Zoccano è stato molto cordiale e al contempo schietto. (il link della diretta Facebook). Non abbiamo risparmiato critiche propositive al governo e al ministero che riteniamo ancora poco incisivo sulla vita del governo. Abbiamo chiesto atti di coraggio significativi, tempistiche e cronoprogrammi delle attività che diano entro pochi mesi delle risposte, o quantomeno una parvenza di avvio delle attività che rispecchino le promesse elettorali.
Zoccano ha risposto come questo Ministero è stato giudicato un ghetto a priori e ha anche ribadito che provvederà ad una ricognizione interministeriale sulle politiche che ruotano intorno alle persone con disabilità. Ha aggiunto che inoltre si prefigge l’obiettivo di essere un collante, un coordinamento anche rispetto al legislatore. All’incontro era presente, tra gli altri, anche la deputata alla Camera Azzurra Cancelleri.

Al nostro intervento sulla richiesta di un incremento del FNA già in questa finanziaria ha risposto come la fotografia che noi abbiamo fatto sia assolutamente realistica, non allarmistica ma allarmante. Ha sottolineato che le nostre richieste saranno accolte ma con tempi non prevedibili a causa -dice il sottosegretario- della situazione devastante ereditata dagli ultimi 20/30 anni e come tutto questo non è realizzabile entro l’8 novembre.
Abbiamo quindi richiesto CORAGGIO e detto che siamo pronti a scendere in piazza perchè nessuna politica si fa senza soldi. Zoccano ha tenuto a dire come non mancherà il suo impegno e che avrebbe presentato il nostro documento, avendo espresso apprezzamento per la versione in braille che gli abbiamo portato, all’attenzione di Luigi Di Maio, di Salvini e di tutti i ministri. Il sottosegretario conclude che il documento presentato sia lucido ed eccellentemente tecnico e che il Presidente del Consiglio, i due leader politici e l’intera compagine del Parlamento lo avrebbero preso in debita considerazione.

Il secondo incontro è stato con la Presidente della commissione Affari Sociali della Camera, Lorefice (il link della diretta). Anche questo molto cordiale e schietto. Abbiamo illustrato il documento rappresentando il ruolo del Parlamento e delle commissioni in questo momento molto importante. Abbiamo quindi riportato l’attenzione sulla situazione drammatica delle persone con disabilità grave.

Dopo una seria predisposizione delle problematiche ed una nostra presa di posizione sulle richieste effettuate, la Presidente Lorefice ha sostanzialmente ribadito ciò che ci aveva detto il sottosegretario Zoccano assicurando massimo impegno nel lavoro parlamentare esortandoci z far pervenire alla commissione anche proposte di legge e proposte per la legge di bilancio. Abbiamo subito colto l’occasione per chiedere di calendarizzare immediatamente il disegno di legge sul caregiver per il quale, insieme alla CONFAD, saremo interlocutori. Inoltre ci hanno chiesto di inviare “qualsiasi altra proposta” che possa essere posta all’attenzione del Parlamento.

ASCOLTA IL MIO INTERVENTO

Ho raccontato dei nostri incontri istituzionali durante la trasmissione Prima Pagina su Radio3 RAI condotta da Gian Antonio Stella esprimendo tutti i dubbi sulle reali misure presenti nella manovra economica appena approvata in favore delle persone con disabilità.

Siamo soddisfatti dall’esito di questi incontri? Ovviamente no, o meglio non del tutto! Ribadiamo la nostra linea e dobbiamo constatare che mancano risposte concrete nel breve periodo e che sono state espresse difficoltà per rivedere al rialzo, almeno per il momento, le previsioni di legge finanziaria e di bilancio 2019.
Non ci accontenteremo e ci chiediamo se siamo davvero una priorità per questo governo pronti a scendere in piazza con una manifestazione nazionale affinché da subito il Governo introduca quelle misure che abbiamo indicato in favore delle persone con disabilità, pronti come sempre a collaborare e al dialogo costruttivo ma su una strada condivisa.

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FINANZIARIA DA PARA-CADUTE- METTIAMO IN CARICA LE CARROZZINE.

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SCENDIAMO IN PIAZZA! 27 APRILE ORE 11:00 PIAZZA DEL PARLAMENTO PALERMO

Della serie “andiamo a tentoni e vediamo come va” – Così si potrebbe riassumere questa finanziaria: Nessuna certezza, qualche contentino e tanti dubbi!
Avevamo più volte analizzato le intenzioni del Governo e ci avevamo azzeccato. Adesso lo mettono nero su bianco. Fino ad aprile (come era ovvio considerando che il Decreto Crocetta è ancora vigente) vengono stanziati i fondi per 13.000 (numero tondo tondo… fa quasi sorridere) disabili gravissimi. Per i cd. Disabili GRAVI nessuna nuova risposta.
Poi si aspetterà un fantomatico Decreto del Presidente ancora super TOP SECRET, che dovrà darci la batosta.
Eh si, numeri alla mano, quello che ci aspetta è una bella batosta dopo APRILE. Perché? Perché i numeri non ci sono per garantire a tutti, gravi e gravissimi, gli adeguati sostegni finanziari e servizi.
Sono conti della serva, ma ricordiamo al Parlamento e al Governo che è da anni che seguiamo le finanziarie e possiamo ben dire di non esserci mai sbagliati. Il termine “assegno di cura” è chiaro che non potrà essere facilmente sostituito (non siamo sciocchi), sarebbe un suicidio politico, ma il pericolo più grave e presumibile, è che esso venga completamente annacquato e ridimensionato tanto da farlo diventare un contentino tappabocca.
Sono i numeri che ce lo dicono e il VOSTRO BEN NASCOSTO TERMINE POLITICHESE “salvo conguaglio” (come se la disabilità fosse una bolletta della luce!), o “nei limiti dello stanziamento di bilancio” (Qui parliamo di diritti negati per causa di vostre negligenze).
Nel decreto poi, l’Assessore, malgrado gli annunci trionfalistici delle scorse settimane sulla continuità del censimento, si riserva il diritto di riaprire i termini per la riapertura del censimento con il termine “potrà” al posto di “dovrà”. Quindi chi diviene disabile in questi mesi potrà solo sperare nella magnanimità dell’assessore di turno.

Allora, lo chiediamo per l’ultima volta: COME VOLETE DARE L’ASSEGNO DI CURA DOPO APRILE? Cosa avete previsto per i disabili GRAVI? Vogliamo la verità ADESSO! Se avete una minima idea di come governare questa situazione, non fateci aspettare altri 30 giorni, in cui le frittate saranno fatte! Fateci vedere cosa avete in mente e stanziate le somme congrue a questi indispensabili bisogni. Se non avete il coraggio di farlo (perché preferite elargire somme per chi vi porta facili voti), la porta della regione è sempre aperta per uscire.
Siamo stati al vostro fianco con spirito istituzionale ed abbiamo aspettato fin troppo. Abbiamo sommessamente partecipato a tutte le riunioni sperando di aprirvi il cuore ma così di certo non può andare avanti. Ci state prendendo di nuovo in giro giustificando palesi incompetenze di assessori e dirigenti.
Quello che DOVETE FARE ADESSO è solo trovare i soldi. Come?
Vi diamo qualche idea.

Tagliatevi lo stipendio: 3.000 euro lordi al mese equivalgono a due persone con assegno di cura. Per 70 deputati, sono 140 persone che avranno il loro diritto garantito. A voi non cambia molto, a noi STRAVOLGE LA VITA!

Togliete i VITALIZI , così cari al presidente dell’ARS. Se il risparmio è davvero di 20 milioni l’anno, sono altre 1.100 persone che avranno accesso ai loro diritti e ad una VITA più DIGNITOSA. Per notizia all’onorevole Miccichè: Noi viviamo con i nostri genitori da anni (chi ce li ha) e non è poi così male.

Se, una volta tolti i privilegi, dal nostro “esercito di circa 28.796 dipendenti, più 24.880 tra forestali e lavoratori socialmente utili” (fonte sole 24 ore), http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2017-10-26/in-sicilia-tanti-dirigenti-quanti-15-regioni–233809.shtml?uuid=AExLTKwC
prendessimo 5 caffè al mese (5 euro non cambiano la vita a nessuno di loro, la migliorano a noi), moltissime famiglie (quasi tutte) potrebbero avere un minimo di ore di assistenza scolastica.

Questi sono solo 3 esempi semplici che potrebbero aiutare a trovare fondi. Ma siamo certi sarete pronti a tacciarli di demagogia, populismo, o ancor peggio di manovre politiche. Nulla di tutto questo! Se arriviamo a fare i conti della serva è perché VOI ci costringete a farlo. Voi che non avete capito quanta sofferenza c’è dietro il nostro urlo di dolore e quanta ipocrisia nelle vostre parole dette, o nei vostri silenzi assordanti. Le vostre attese politiche sono vergognose per chiunque crede nel diritto!

Presidenti, assessori, parlamentari tutti, cosa volete lasciare alla nostra terra? Il coraggio o il silenzio di una non risposta? Presidente Musumeci, sono passati 6 mesi (quelli da lei richiesti in campagna elettorale) e non soltanto non ci avete dato nulla, ma ci state preparando al taglio di quel poco ottenuto (ed è inutile che proviate a negarlo, è evidente e sotto gli occhi di tutti).

Noi siamo pronti a scendere in piazza con il nostro ESERCITO DI DOLORE, RABBIA, E DELUSIONI! Chiediamo a tutte le associazioni libere da CONFLITTI DI INTERESSE, a tutta la cittadinanza che ha capito l’importanza di questa BATTAGLIA per la dignità di un intero popolo; a tutti coloro aspettano risposte, GRAVI, GRAVISSIMI ecc, di unirsi a noi e scendere a protestare. ADESSO E’ IL MOMENTO DI GRIDARE che davvero #SiamoHandicappatiNoCretini ! Vogliamo risposte per TUTTI adesso! Basta perdere tempo dietro ad una burocrazia incancrenita o a giochi di palazzo.

Venerdì 27 Aprile alle ore 11:00 saremo in Piazza del Parlamento a Palermo durante la seduta d’aula della finanziaria. Per quella data ci aspettiamo TUTTI, GRAVI E GRAVISSIMI delle risposte concrete.
A voi politici diciamo che se non siete in grado di fare scelte coraggiose, non siete degni di quel ruolo, quindi dimettetevi!

#SiamoHandicappatiNoCretini

Goodbye Tabella H che “non voleva nessuno”

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Sicilia – Finanziaria 2013

Il Commissario dello Stato ha impugnato ben 21 articoli dei 77 approvati nella recente Finanziaria del Governo Crocetta. In particolare il Commissario ha cassato l’articolo 74 ossia quello relativo ai contributi erogati “a pioggia”, circa 21 mln di Euro, destinati a Enti o Associazioni varie.
Questa la dichiarazione del Commissario:

 “Né dal testo della norma, che contiene con il rinvio all’allegato 2 un mero elenco di destinatari e di importi ripartiti, né dai lavori preparatori della legge, come prima prospettato, emerge la ratio giustificatrice di ogni caso concreto non risultando pertanto che l’Assemblea regionale abbia osservato criteri obiettivi e trasparenti nella scelta dei beneficiari dei contributi. La norma, secondo quanto affermato da codesta Corte su un caso similare deciso con sentenza n. 137 del 2009, si risolve ‘in un percorso privilegiato per la distribuzione di contributi in denaro, con prevalenza degli interessi di taluni soggetti collettivi rispetto a quelli, parimenti meritevoli di tutela, di altri enti esclusi, ed a scapito quindi dell’interesse generale'”.

Adesso speriamo che nella rivalutazione e rimodulazione, che ovviamente nessuno vuole ma che alla fine verrà riproposta, si possano valorizzare solo quegli Enti e associazioni meritevoli ed invece utilizzare le risorse, che non sono modeste, per progetti mirati e servizi assolutamente indispensabili.
Meno strutture e più servizi alle persone!

di Giovanni Cupidi

Riporto di seguito l’articolo che ne da notizia su livesicilia.it

di Accursio Sabella

PALERMO – Il Commissario dello Stato getta nel cestino la Tabella H. E fa felici i deputati regionali, che pochi giorni fa l’avevano approvata. Già, perché la storia recente dell’elenco dei contributi a enti e associazioni è la storia di un paradosso. La storia di una schizofrenia tutta sicula. La Tabella, infatti, stando alla sfilza di interventi che si sono susseguiti nella lunga notte della Finanziaria (che a quel punto, a dire il vero, era già diventata mattina), era, giusto per fare qualche esempio, “uno scandalo”, “uno schifo”, “un retaggio della vecchia politica”, “un’ingiustizia”. Qualcosa da eliminare, da abbattere. Persino per quel gruppo parlamentare che aveva chiesto di rimpinguarne gli stanziamenti: il Movimento cinque stelle. Insomma, il Commissario accontenta tanti onorevoli. Persino quelli che dal pulpito hanno detto di “no”, e dai banchi hanno premuto il “sì”.Resta il fatto che l’impugnativa di Aronica rappresenta un momento a suo modo storico. Una svolta “culturale”. Ancor più decisiva perché in netta controtendenza con gli anni passati. Anni in cui i criteri per la distribuzione dei fondi erano stati più o meno gli stessi, così come gli sponsor politici degli enti, e così come il Commissario, sempre Aronica.Tant’è. Meglio tardi che mai, direbbe qualcuno. E in effetti, il fatto che nulla di nuovo si trovasse quest’anno sotto il sole, è messo nero su bianco dallo stesso Carmelo Aronica: “A fronte di una legislazione ordinaria e di principio che prevede l’ammissione a contributi pubblici di tutti i soggetti pubblici e privati su un piano di parità per il mantenimento e l’esercizio di attività di rilevante interesse culturale e sociale fruibili dalla collettività, – scrive il Commissario – l’Assemblea regionale interviene nuovamente con un provvedimento ad hoc destinato esclusivamente a determinate istituzioni, da anni fruitrici di provvidenze pubbliche senza ancorare la scelta operata a precisi e confacenti parametri di comparazione e valutazione”.In quel “nuovamente”, insomma, c’è il riconoscimento di un malcostume cronico. Di abitudini antiche, oltre che cattive. Nonostante buone, anzi ottime fossero le finalità dell’azione di molte di queste associazioni. Ma in molti casi, secondo il Commissario, a essere stato violato è il principio di eguaglianza sancito dalla Costituzione. Un principio che “esige – scrive Aronica – che le leggi singolari, come la norma in esame, corrispondano ad obiettive diversità delle condizioni considerate rispetto a quelle di enti similari, che giustifichino razionalmente ed obiettivamente la disciplina di privilegio adottata. Ove sussistono situazioni omogenee rispetto a quelle singolarmente considerate – prosegue Aronica – si incorre nella violazione del principio di eguaglianza perché si determinano ingiustificate posizioni di vantaggio per le istituzioni beneficiarie della norma rispetto a quelle escluse”. Insomma, sono comprensibili gli interventi pubblici che consentano a enti in qualche modo “svantaggiati” di colmare il gap con altri che svolgono le stesse funzioni. Non, invece, quei contributi che consentano ad alcuni soggetti di “avvantaggiarsi” rispetto ad altri.“Se non sono contestabili la valenza ed il rilievo, anche a livello ultra regionale, di talune associazioni e fondazioni destinatarie dei contributi, – precisa infatti Aronica – ciò che costituisce motivo di censura è l’omessa valutazione e comparazione delle loro situazioni con quelle delle altre istituzioni operanti in medesimi settori in Sicilia. Detto esame comparativo avrebbe potuto (e dovuto) essere effettuato mediante una esaustiva istruttoria amministrativa operata dalla competente Commissione legislativa prima dell’adozione della legge dalla cui conclusione potesse emergere una obiettiva diversità di condizioni che giustificasse la scelta operata dal legislatore in favore dei 135 enti in questione con esclusione degli altri casi cui lo stesso trattamento avrebbe potuto estendersi”.E il richiamo al lavoro in Commissione legislativa, in effetti, punta i riflettori su un’altra delle peculiarità insite nella “Tabella H”.L’unico provvedimento che non abbia avuto un passaggio dalle Commissioni di merito. Ma che si è “incarnato” nei colloqui più o meno ufficiali avvenuti in questa o questa sala di Palazzo dei Normanni. “Fino alla mezzanotte – racconta Girolamo Fazio, uno dei deputati che ha apertamente contestato la Tabella H anche uscendo dall’Aula per protesta – la Finanziaria, tranne che in rarissimi casi, non era stata contaminata da forme antiche di clientelismo e di favori. Poi, è cambiato tutto”. Alla mezzanotte, insomma, la “carrozza” della Finanziaria regionale è diventata zucca. Tra le urla presto smorzate, dei due presidenti: quello dell’Ars e quello della Regione. Il primo pronto a denunciare la presenza del governatore a strane riunioni notturne sulla Tabella H. Il secondo a rispondere indispettito, lavandosi le mani di fronte a quella che sarebbe comunque rimasto “un problema dei deputati”.E l’Assemblea, tra l’altro, secondo il Commissario, “non ha tenuto nella debita considerazione la circostanza che le istituzioni in argomento potrebbero essere già destinatarie di provvidenze erogate da altri soggetti pubblici e ciò al fine di garantire non solo la ‘par condicio’ tra i vari enti ed associazioni ma anche l’ottimale utilizzazione delle risorse, peraltro esigue, destinate a garantire il soddisfacimento dei bisogni della collettività in ambito socio culturale”.Manca, insomma, quella benedetta istruttoria. “La disposizione impugnata, – scrive inoltre Aronica – che si connota come legge-provvedimento, in quanto incide su un numero determinato benché elevato di destinatari ed ha contenuto particolare e concreto attribuendo a ben precisi soggetti collettivi sovvenzioni in denaro, deve essere soggetta ad un scrutinio stretto di costituzionalità sotto il profilo della non arbitrarietà e non irragionevolezza della scelta del legislatore. Lo stesso legislatore, quando emette leggi a contenuto provvedimentale, – aggiunge Aronica – deve applicare con particolare rigore il canone della ragionevolezza (sentenza n. 137/2009) affinché il ricorso a detto tipo di provvedimento non si risolva in una modalità per aggirare i principi di eguaglianza ed imparzialità”.Principi, quelli dell’uguaglianza e della legalità, di cui non si troverebbe traccia nella norma approvata dall’Assemblea: “Né dal testo della norma, che contiene con il rinvio all’allegato 2 un mero elenco di destinatari e di importi ripartiti, – scrive Aronica – né dai lavori preparatori della legge, come prima prospettato, emerge la ratio giustificatrice di ogni caso concreto non risultando pertanto che l’Assemblea regionale abbia osservato criteri obiettivi e trasparenti nella scelta dei beneficiari dei contributi. La norma, secondo quanto affermato da codesta Corte su un caso similare deciso con sentenza n. 137 del 2009, si risolve ‘in un percorso privilegiato per la distribuzione di contributi in denaro, con prevalenza degli interessi di taluni soggetti collettivi rispetto a quelli, parimenti meritevoli di tutela, di altri enti esclusi, ed a scapito quindi dell’interesse generale’”. E il riferimento alla sentenza del 2009, in effetti, aggiunge un elemento di paradosso, alla paradossale storia della “Tabella H”. Quella sentenza era nota ai tanti addetti ai lavori. Ed è stata non a caso rilanciata da Legambiente, pochi giorni dopo. Ma ai deputati regionali, in quella lunga notte della Finanziaria, deve essere sfuggito.