Guerre, terremoti, tsunami: ecco come soccorrere le persone disabili

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Terremoti, tsunami, guerra sono tutte cause di emergenza in campo umanitario, in particolare per le persone con disabilità, anziani compresi. In questi casi è stato calcolato che il loro rischio di morte è doppio, a volte il triplo. Il tema al centro del Festival della cooperazione internazionale di Ostuni

Terremoti, tsunami, guerra sono tutte cause di emergenza in campo umanitario ma, accanto alla popolazione che ne viene colpita, ve ne è una minoranza, nemmeno tanto piccola dato che si parla mediamente del 15% del totale, che si trova più indifesa, sono le persone con qualche forma di disabilità, anziani compresi. In questi casi è stato calcolato che mediamente per le persone con disabilità il loro rischio di morte è il doppio, a volte il triplo. Di come affrontare le situazioni d’emergenza pensando anche alle persone con disabilità si è discusso al Festival della cooperazione internazionale promosso da Aifo che si è svolto a Ostuni in Puglia.

Secondo i nostri dati attualmente ci sono circa 250 milioni di abitanti colpiti da qualche forma di crisi e 65 milioni sono gli sfollati: un livello di crisi senza precedenti”. Chi fa questa affermazione è Marta Collu funzionaria dell’Aics (Agenzia italiana per cooperazione allo sviluppo) struttura che al suo interno ha anche un ufficio – il settimo, Emergenza e stati fragili – espressamente dedicato agli interventi umanitari e con una particolare attenzione alle fasce deboli della popolazione. Un’indagine sulla catastrofe avvenuta in Giappone nel 2011 ha dimostrato che a causa dell’onda di tsunami generata dal terremoto le persone con disabilità hanno avuto un tasso di mortalità doppio. Nel 2016 si è svolto a Istanbul il primo World Humanitarian Summit teso a sviluppare un’Agenda per l’Umanità, che impegni la comunità internazionale a proteggere la popolazione in caso di guerra e calamità naturali, dove è stata sottolineata l’importanza di occuparsi delle categorie più deboli di cittadini.

Michele Falavigna di Aifo ha spiegato in cosa consiste un altro accordo internazionale per la riduzione del rischio da disastri denominato Sendai, dal nome della più grande città giapponese devastata dallo tsunami e vicina anche alla centrale atomica di Fukushima. L’accordo prevede la partecipazione delle stesse persone disabili per quanto riguarda la sicurezza e pone l’accento sull’importanza di avere dei dati su quanto siano le persone con disabilità nelle zone colpite (dati che quindi vanno raccolti prima). “In Italia esistono già delle buone pratiche – ha raccontato Michele Falavigna – come è il caso delle Linee guida dei vigili del fuoco realizzate con la collaborazione delle persone con disabilità”.

In caso di emergenza umanitaria le persone disabili non possono essere trattate tutte allo stesso modo. Nel caso delle persone non vedenti ad esempio Paola De Luca di CBM Italia (Christian Blind Mission), una organizzazione non governativa che si occupa della cecità nel sud del mondo, ha presentato una recente applicazione (Humanitarian Hands-on Tool abbreviata in HHot) ) per gli operatori umanitari sul campo che serve proprio per gestire le emergenze. C’è da precisare che la app non tratta solo di questioni che riguardano i non vedenti ma anche tutte le disabilità, comprese le persone normodotate perché – dobbiamo ricordare – se si facilitano i soccorsi, i benefici sono per tutti. Adottando questo criteri in definitiva si potranno salvare e aiutare molte più persone e non solo quelle con disabilità.

(SuperAbile)

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PIANO D’AZIONE BIENNALE, ECCO IL PUNTO DELLA SITUAZIONE

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Due ore di audizione per il viceministro Cecilia Guerra che in Commissione Affari sociali alla Camera fa il punto sull’attuazione del Piano d’azione biennale. Nel corso del 2014 disponibili i dati Istat sulla disabilità. In dirittura d’arrivo la nomina del nuovo Osservatorio. E sul nuovo Isee: “Coscienza tranquilla, favorisce i disabili”

Eppur si muove. Non è fermo al palo il Piano biennale sulla disabilità scritto dall’Osservatorio nazionale e adottato ufficialmente dal governo nei mesi scorsi. Certo, le tempistiche non sono immediate, ma la macchina è partita e i passi avanti si vedranno presto. Il viceministro al Lavoro e Politiche sociali, Maria Cecilia Guerra, ha illustrato in Commissione Affari sociali alla Camera lo stato dell’arte, prendendo spunto dai lavori dell’Osservatorio nazionale e da quelli della Conferenza nazionale sulle politiche della disabilità tenutasi a Bologna nel luglio scorso.
Nel corso di quasi due ore di audizione, Guerra ha affermato che nel corso del 2014 arriveranno finalmente dati precisi sulla disabilità, risultato della convenzione stipulata con l’Istat per ottenere un quadro preciso della situazione reale. Una criticità più volte messa in evidenza e che lo stesso Piano d’azione indicava come da superare: “C’è la necessità di lavorare con informazioni accurate perché in termini statistici si sa molto poco del mondo della disabilità”, ha detto Guerra, che ha anche anticipato uno dei dati emersi fino ad ora, e cioè la stretta correlazione esistente fra povertà e disabilità. Le famiglie con una persona disabile, cioè, sono maggiormente esposte alla povertà rispetto a quelle in cui non sono presenti membri con disabilità.Guerra ha ricordato che il Piano d’azione è andato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 28 dicembre e che è previsto a breve l’insediamento di un’apposita Commissione chiamata a monitorarne l’attuazione, in modo particolare facilitando e mettendo in rete le varie amministrazioni pubbliche chiamate, secondo le proprie competenze specifiche, ad azioni concrete per la sua attuazione.Passando in rassegna i vari punti del Piano, il viceministro ha esposto per ciascuno la situazione attuale: riguardo alla revisione dell’accertamento della disabilità Guerra ha affermato che non risulta ancora composta la divisione – già manifestatasi nel corso della Conferenza di Bologna – fra quanti ritengono che il soggetto istituzionale al quale va affidato tale compito debba continuare ad essere l’Inps o se invece esso debba andare in capo al sistema sanitario nazionale, integrato per gli aspetti sociali. “Anche fra le regioni – ha detto Guerra – su questo tema non si è ancora giunti ad una composizione: alcune propendono per una soluzione, altre optano per la seconda”. Certamente, ha continuato, sappiamo che “il ministero della Salute ha comunicato la volontà di procedere al più presto al confronto sulle tabelle sull’invalidità civile”: sul tema “si prevede un gruppo di lavoro ristretto per superare quelle difficoltà che erano state riscontrate nella precedente proposta che non era stata approvata”.Sul tema del lavoro Guerra ha sottolineato la necessità di superare “le difficoltà specifiche di applicazione della legge 68/99”, richiamando le questioni del rifinanziamento del Fondo per assunzioni disabili e delle quote di riserva della Pubblica Amministrazione. Sulla vita indipendente è stato sottolineato il lavoro di pubblicazione delle Linee guida con progetti sperimentali di vita indipendente che hanno interessato tutte le regioni italiane tranne la Calabria e la provincia di Bolzano. Spazio, nelle parole di Guerra, anche per l’importanza dell’aggiornamento del nomenclatore tariffario sugli ausili, per la necessità di una semplificazione dell’iter diagnostico ai fini scolastici per gli alunni con disabilità e per l’abbattimento delle barriere nell’accesso alla formazione (tema legato al Piano nazionale per gli alunni con disturbi specifici di apprendimento). Quanto alla salute, le direttrici principali sono quelle del sostegno a maternità e infanzia, presa in carico, integrazione sociosanitaria, partecipazione ai servizi. “L’Osservatorio ha concluso i suoi lavori nel mese di ottobre – ha affermato Guerra – e stiamo predisponendo la costituzione del nuovo Osservatorio con la nomina dei nuovi componenti: siamo in dirittura d’arrivo, manca solamente una designazione per avere il quadro completo”.
Rispondendo poi alle sollecitazioni di alcune parlamentari (Biondelli e Argentin del Pd, Binetti di Per l’Italia e Di Vita del M5S) Guerra è tornata anche sul tema del nuovo Isee: “Stiamo preparando un piano di comunicazione operativo per gli enti erogatori che dovranno rivedere, alla luce della nuova composizione dell’Isee, le tariffe e le soglie di accesso. Proprio facendo questo abbiamo fatto ulteriori verifiche con ulteriori banche date e posso dire in tranquillità di coscienza che la disabilità è stata al centro della nostra attenzione e che il nuovo Isee, rispetto a quello attuale, favorisce le persone disabili e le persone più povere”.
(superabile.it )

di Giovanni Cupidi

GUERRA: “DISABILI SEMPRE PIÙ DISCRIMINATI. FALSI INVALIDI, UN PROBLEMA CONTENUTO”

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“Riconoscere alle persone disabili i diritti di tutti”.
Il viceministro del Welfare Cecilia Guerra nel suo intervento alla quarta Conferenza nazionale sulla disabilità aperta oggi a Bologna. “La crisi sta peggiorando la situazione. Vanno rimosse le barriere ambientali e culturali, per permettere alle persone disabili di essere protagoniste”

“Riconoscere alle persone disabili i diritti di tutti”. Lo ha detto Maria Cecilia Guerra in apertura del suo intervento alla IV Conferenza nazionale sulla disabilità in corso a Bologna. “La ratifica da parte del nostro Paese della Convenzione Onu sui diritti dei disabili è vincolante e non va pensata con leggerezza – ha detto Guerra – Per la prima volta, si afferma che le persone disabili hanno pari opportunità, facendo propria l’enunciazione dei diritti umani del 1948. Non si vuole fare dei disabili delle categorie protette e speciali, ma riconoscere loro i diritti che hanno tutte le altre persone. Questa affermazione si sposa con una concezione nuova della disabilità”. Guerra ha ricordato infatti, che “la disabilità non è una condizione oggettiva della persona, ma deriva dall’interazione e dal rapporto con l’ambiente e spesso nasce o risulta aggravata da barriere, architettoniche, ambientale e culturali. Se riconosciamo questa definizione allora l’impegno che abbiamo sottoscritto con la ratifica è quello di rimuovere queste barriere per permettere ai disabili di essere protagonisti della propria vita e delle proprie scelte, protagonismo sintetizzato dal motto ‘nulla su di noi, senza di noi'”.
La Conferenza è l’occasione per avviare un confronto pubblico sul Programma di azione biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità. Approvato dal Consiglio dei ministri, il Programma passerà in Conferenza unificata e dovrà avere l’ok da Comuni, Province e Regioni e poi verrà adottato come Decreto del Presidente della Repubblica. “Il percorso – ha sottolineato Guerra – coinvolge tutta la filiera istituzionale e ha un senso se ciascuno di coloro che lo sottoscrive, considera vincolante la messa a punto degli impegni”. In questo senso, la Conferenza è un momento importante e nella tavola rotonda del 13 luglio le istituzioni sono chiamate a rispondere a obiezioni, domande, sollecitazioni da parte dei gruppi di lavoro. Le conclusioni saranno trasmesse al Parlamento per individuare eventuali correzioni alla normativa. “E’ importante – ha continuato il vice ministro – che le istituzioni si mettano in filiera e agiscano insieme. Abbiamo zone d’Italia, come l’Emilia-Romagna, in cui c’è una grande attenzione, ma ci sono dislivelli territoriali insostenibili se vogliamo parlare di diritti umani”.
“Se parliamo di disabilità, dobbiamo ricordarci che parliamo di persone e allora le dobbiamo considerare nella loro interezza, oltre alle caratteristiche personali va tenuto conto anche dell’interazione con l’ambiente”. Il Programma di azione biennale va in questo senso prevedendo linee di intervento che riguardano il riconoscimento e la certificazione, il lavoro, la scuola, i servizi, la mobilità  e la salute. Guerra ha tenuto a insistere in particolare sulla questione del lavoro. “Rilevante disoccupazione di lungo periodo, non partecipazione ai programmi di formazione e abbandono scolastico sono le 3 situazioni che riguardano spesso le persone con disabilità – ha spiegato guerra – e che determinano molto spesso esclusione sociale e povertà. Se interveniamo solo sulla disabilità senza vedere la necessità di affrontare il problema sociale della povertà o quello di garantire alti livelli di partecipazione scolastica o l’inserimento in alti segmenti del mercato del lavoro, non faremo molta strada”.La crisi sta peggiorando la situazione. “La crisi non colpisce tutti nello stesso modo, ma colpisce in modo particolare le persone che possono essere più facilmente messe ai margini – ha affermato poi Guerra – e i disabili sono sicuramente più esposti”. Tutti gli studi dimostrano un forte legame tra le condizioni del mercato del lavoro e le condizioni delle persone disabili. Ecco perché, “bisogna accendere dei fari su marginalità e crisi per evitare che il nostro Paese, che pure ha una legislazione avanzata e ha precorso, in certi i casi, i tempi, faccia dei tragici passi indietro”. La crisi poi si unisce alla discriminazione. “L’Unar ci dice che sono in aumento gli episodi di discriminazione verso le persone disabili – prosegue il vice ministro – La casistica è nota e arriva spesso sui giornali, ma spesso la discriminazione si intreccia ad esempio con l’immigrazione: è il caso di un bambino a cui, a Caserta, è stato negato il sostegno perché figlio di immigrati irregolari e privo della documentazione necessaria o quello di tante persone Lgbt che in un contesto discriminatorio non riescono a esprimere la propria affettività”. Gli episodi di discriminazione “hanno radici nei deficit culturale profondo del nostro Paese. E’ una questione di vigilanza su cui ciascuno di noi è chiamato a rispondere per non cadere nel luogo comune di chi di fronte alla diversità reagisce discriminando”.Questa, secondo il vice ministro, è “la cosa più grave che sta dietro la campagna dei falsi invalidi”, ha detto Guerra, “se ci sono persone che usufruiscono di agevolazioni indebitamente vanno perseguite, ma sappiamo che il problema è contenuto. Quello che la campagna ha fatto però è creare un’immagine che ha segnato nel profondo la sensibilità delle persone che sono state “additate come parassite o vessate da procedimenti di verifica e doppie visite su cui è necessario intervenire”.
(superabile.it)

di Giovanni Cupidi

Disabilità. Guerra presenta il Programma d’azione biennale

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Conferenza stampa a Roma per presentare la prossima Conferenza nazionale sulle politiche della disabilità che si apre domani a Bologna. Il Programma prevede 7 sette linee di intervento che coprono trasversalmente gli aspetti più importanti per la realizzazione della piena inclusione nella vita sociale delle persone con disabilità.

Aprire una discussione ampia e partecipata sulle misure previste per l’attuazione del Programma d’Azione Biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità, documento elaborato a marzo dall’Osservatorio Nazionale. E’ l’obiettivo della “IV Conferenza Nazionale sulle politiche della disabilità” che si apre domani a Bologna e rappresenta un’occasione di confronto fra le istituzioni e le organizzazioni rappresentative, anche della società civile.
L’appuntamento – si legge in una nota del ministero – è ancora più significativo considerato che la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità del 2006 prevede il coinvolgimento e la consultazione delle organizzazioni rappresentative delle persone con disabilità nell’elaborazione e attuazione della legislazione e delle politiche che le riguardano. “È il principio del “nulla su di noi senza di noi” che abbiamo voluto far nostro coinvolgendo nella costruzione dell’evento le federazioni rappresentative delle persone con disabilità”, ha precisato il vice ministro, Maria Cecilia Guerra, durante la conferenza stampa di presentazione dell’evento di Bologna. “A questo principio si ispira anche lo slogan “partecip…azione”  ideato per la manifestazione: condividere le priorità e le modalità migliori per la concreta applicazione delle proposte contenute nel Programma per i prossimi due anni. Dobbiamo passare alla realizzazione concreta delle misure – aggiunge il vice ministro Guerra – e vogliamo che anche questa fase sia ampiamente partecipata e concentrata sulle azioni da intraprendere”.
Il Programma d’Azione Biennale segna, infatti, il culmine di un processo che ha visto coinvolto l’Osservatorio nella sua complessità, grazie alla partecipazione delle principali federazioni delle persone con disabilità e alla costituzione di ben sei gruppi di lavoro aperti al contributo di ulteriori esperti ed esponenti del mondo dell’associazionismo. Il Programma, inoltre, segue la stesura del primo Rapporto italiano sulla implementazione della Convenzione, trasmesso all’ONU nel 2012, del quale è l’ideale completamento.
Il Programma prevede 7 sette linee di intervento che coprono trasversalmente, in un’ottica di mainstreaming, gli aspetti più importanti per la realizzazione della piena inclusione nella vita sociale delle persone con disabilità e per ogni intervento individua l’obiettivo e il tipo di azione necessaria per conseguirlo. Tra le proposte più significative, di stretta competenza del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, la prima riguarda il superamento della nozione di invalidità civile introducendo definizioni e modelli di valutazione e intervento sulla disabilità sulla base di principi ispirati all’ICF (la classificazione OMS che vuole descrivere lo stato di salute delle persone in relazione ai loro ambiti esistenziali per cogliere le difficoltà che nel contesto socio-culturale di riferimento possono causare disabilità). Il programma propone, infatti, di basarsi sul “funzionamento” globale della persona valutato sull’intero fronte dei suoi diritti/doveri, così che la valutazione assuma un significato di operativo supporto alla progettazione personalizzata, superando definitivamente le logiche “tutte al negativo” di percentualizzazione dell’inabilità/invalidità, della capacità lavorativa, dell’handicap e riconducendo ad unità la frammentazione normativa esistente.
Un’altra priorità è quella di favorire il mainstreaming della disabilità all’interno delle politiche generali per il lavoro e nella raccolta dati, aggiornare la legislazione in vigore e renderla più efficace nell’offrire occasioni di lavoro, in particolare attraverso un miglior funzionamento del collocamento mirato, prevedendo nuove competenze che permettano di seguire i lavoratori durante tutto il percorso lavorativo senza trascurare il tema delle donne che vivono condizioni di multi discriminazione. Infine, la definizione di criteri guida per la programmazione degli interventi e servizi e la redazione dei progetti individualizzati per la promozione della vita indipendente, intesa come facoltà di compiere autonomamente le proprie scelte e gestire direttamente la propria esistenza. A tale proposito sono centrali i progetti individualizzati che richiedono il coinvolgimento diretto della persona, con attenzione adeguata nel caso in cui questa non sia in grado di autodeterminarsi.
Tra le attività dell’Osservatorio, significativo è stato lo spazio dedicato alla raccolta di dati e informazioni statistiche utili per la policy, grazie a una convenzione con l’Istat finalizzata a ricostruire, per la prima volta, il quadro delle condizioni di vita e dell’accesso ai servizi delle persone con disabilità, oltre che un sistema di indicatori per il monitoraggio dell’inclusione sociale, coerente con le indicazioni dell’ONU. Un’attività fondamentale per la definizione delle politiche i cui risultati saranno disponibili nel 2014.
“Il Programma d’azione rappresenta, senza dubbio, un primo fondamentale contributo alla definizione di una complessiva azione strategica da parte dell’Italia sul tema della disabilità – conclude il vice ministro Guerra –  in accordo col nuovo quadro delle Nazioni Unite e pienamente coerente con la Strategia europea sulla disabilità 2010-2020, per promuovere la progressiva e piena inclusione in tutti gli ambiti della vita sociale, economica e culturale”.

(quotidianosanita.it)

Disabilità. A Bologna la IV Conferenza nazionale. Ecco il programma d’azione biennale

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L’evento promosso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Servirà per fare il punto sul lavoro svolto negli ultimi anni dall’Osservatorio nazionale e per garantire la condivisione del primo Programma d’ Azione Biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità.

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, presso il quale è istituito l’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità organizza, insieme alla Città di Bologna, la IV Conferenza Nazionale sulle politiche della disabilità, che si terrà presso il Palazzo dei Congressi della Fiera di Bologna il 12 e 13 luglio 2013.   L’evento rappresenta un momento di grande rilevanza e costituisce una preziosa occasione di confronto fra le istituzioni e le organizzazioni rappresentative della società civile e del privato sociale, che esplicano la loro attività nel campo dell’assistenza e della integrazione sociale delle persone con disabilità.   La Conferenza, prevista dall’art. 41-bis della Legge 104 del 1992, costituisce l’opportunità per una puntuale riflessione sul lavoro svolto negli ultimi anni dall’Osservatorio ed è, inoltre, un momento molto atteso ai fini della più ampia condivisione del primo Programma d’ Azione Biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità. Nell’ambito dei compiti assegnati dalla Legge n° 18 del 2009 all’Osservatorio, lo scorso mese di marzo l’organismo ha, infatti, concluso il processo relativo alla predisposizione di un programma di azione biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità, in attuazione della legislazione nazionale e internazionale.   Si è trattato di un processo molto partecipato, conclusosi grazie all’attività di sei gruppi di lavoro interni all’Osservatorio ed aperti anche al contributo di ulteriori esperti ed esponenti del mondo dell’associazionismo e ha tratto frutto dall’intensa attività che ha portato, alla fine del 2012, alla redazione del primo Rapporto all’ONU sulla implementazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità. L’evento si articolerà su due giornate, con inizio la mattina del venerdì alle ore 9 e conclusione a metà del sabato, con una plenaria iniziale, un pomeriggio dedicato ai gruppi di lavoro, ed una seconda mattinata dedicata ai ritorni in plenaria delle conclusioni dei gruppi e ad una tavola rotonda di confronto con le federazioni nazionali maggiormente rappresentative del mondo della disabilità e con le parti sociali e la partecipazione dei Ministri competenti, delle Regioni e Provincie Autonome, delle Autonomie Locali. Sarà previsto un servizio di L.I.S. e di sottotitolazione.   I gruppi di lavoro, che si legano alle prime sei linee di intervento del Programma d’ Azione Biennale, sono i seguenti: 1) revisione del sistema di accesso, riconoscimento/certificazione della condizione di disabilità e modello di intervento del sistema socio-sanitario; 2) lavoro e occupazione; 3) politiche, servizi e modelli organizzativi per la vita indipendente e l’inclusione nella società; 4) promozione e attuazione dei principi di accessibilità e mobilità; 5) processi formativi ed inclusione scolastica; 6) salute, diritto alla vita, abilitazione e riabilitazione.

Saccomanni: scivolone sulla disabilità

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Maria Cecilia Guerra, vice Ministro alle politiche sociali, durante la Conferenza stampa promossa dalla rete “Cresce il welfare, cresce l’Italia” di venerdì scorso, ha, fra le altre dichiarazioni, affermato l’importanza della ricerca e dell’analisi dei fenomeni sociali per aumentare la conoscenza e, soprattutto, per rimuovere i luoghi comuni sbagliati che condizionano negativamente le scelte politiche.Luoghi comuni che divengono ancora più odiosi quando si tratta di garanzia dei diritti umani.
Ma dopo nemmeno 24 ore il suo autorevole collega, il Ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, scivola maldestramente proprio su uno dei luoghi comuni che ci si augurava non appartenessero al Governo Letta. Nel 2010 il suo predecessore, Tremonti, aveva senza mezzi termini dichiarato che quella per gli invalidi era una spesa improduttiva e insostenibile per il nostro Paese.Ora Saccomanni, più prosaicamente, definisce l’Italia “il Paese dei falsi invalidi e dei falsi ciechi”.
Forse il Ministro si ferma alle cronache giornalistiche che, con grande enfasi, riportano casi di indagini della Guardia di Finanza e della Polizia, ma volutamente ignora altri dati di fatto che potrebbero interessare molto di più il suo Ministero. Qualsiasi siano le motivazioni, le dichiarazioni del Ministro contribuiscono ad uno stigma negativo e lesivo delle persone con disabilità.
Forse il Ministro non ha ricevuto informative adeguate: i verbali (tutti) di invalidità o di handicap vengono emessi da una Commissione composta da sei medici. Gli stessi verbali vengono poi verificati e controllati da una seconda Commissione dell’INPS prima di essere convalidati. L’unico caso in cui la Pubblica Amministrazione controlli se stessa due volte, prima di rilasciare un atto di certificazione. Spesso poi la stessa persona viene rivista e controllata nel tempo anche se è affetta da una menomazione cronica o permanente. Il Ministro dovrebbe preoccuparsi di questo spreco, invece di lasciarsi andare a facili luoghi comuni.Negli ultimi 5 anni il suo Ministero è stato l’ispiratore di controlli a tappeto, dai costi elevatissimi e dagli esiti risibili (appena il 10% delle revoche, prima che gli interessati facessero ricorso e vincessero le cause nella metà dei casi).
Pensi, il Ministro e non solo, ai costi spaventosi per i controlli straordinari sulle invalidità (800mila dal 2009 al 2011, altri 450mila nei prossimi tre anni).Pensi che, solo per pagare medici esterni all’Istituto, la spesa INPS è passata da 9 milioni nel 2010 a 25 milioni nel 2011. E questa è solo una parte minima della spesa complessiva: 1.250.000 lettere di convocazione, le spese amministrative, i medici dipendenti coinvolti, i costi dell’assistenza dei Caaf e i successivi ricorsi.
Pensi, il Ministro, alla elefantiaca lentezza amministrativa per la quale il sistema, costoso e farraginoso, si distingue: fra la presentazione della domanda di accertamento e l’erogazione delle provvidenze economiche trascorrono in media 278 giorni per l’invalidità civile, 325 giorni per la cecità civile e 344 giorni per la sordità.
Consulti, il Ministro, non già le pagine di cronaca locale, ma le Deliberazioni della Corte dei Conti che ben evidenziano queste storture e questi sprechi. Forse, oltre che allontanarsi da luoghi comuni infruttuosi, coglierà qualche idea di spending review oltre che di semplificazione amministrativa. Sicuramente eviterà di confermare uno stigma di cui le persone con disabilità possono certamente fare a meno.
(fishonlus.it)

di Giovanni Cupidi