“La disabilità non esiste”: dalla Sicilia a Expo in handbike

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(Ph: LaPresse)

“La disabilità non esiste, con la determinazione possiamo farcela tutti. Qui a Expo, dove si vuole comunicare che il cibo è vita e la vita è gioia, noi vogliamo mostrare che, anche con le difficoltà, si può vivere con gioia”.

È il messaggio lanciato dal 15enne siciliano Samuel Marchese a bordo di una handbike, reduce della maratona di 800 chilometri ‘dalla Sicilia a Expo 2015’ terminata a Cascina Triulza insieme al gruppo di persone con disabilità Freedom Angels. Ad accoglierlo nel cortile della società civile erano presenti numerosi volontari e giornalisti per farsi raccontare l’impresa e il suo barboncino nero. Già ne era consapevole, ma dopo il viaggio verso Expo lo è ancora di piú:

“Se ogni città venisse costruita senza barriere la disabilità in carrozzina non esisterebbe. Con marciapiedi a norma e cittadini educati che non posteggiano dove ostacolano, una persona in carrozzina potrebbe uscire liberamente da solo. A creare diversità sono le città costruite con le barriere”.

Ogni tappa è stata di un’ora circa, ha spiegato Marchese, per una media di 30-35 km a tappa, la più difficile “senza dubbio” è stata Perugia “per le salite e i tornanti”.

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(repubblica.it)

Voi che ne pensate? Siete d’accordo?

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Attraverso la Tanzania in handbike per aiutare i disabili africani

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Norberto De Angelis percorrerà 750 km per sostenere “Less is more”, progetto di Cefa per la formazione e l’inserimento lavorativo di ragazzi disabili. In Africa la disabilità è vista come un ‘fardello’ per la famiglia e De Angelis vuole dimostrare che si può reagire a pregiudizi e ignoranza.Bologna. Settecentocinquanta chilometri in sella a una handbike per dimostrare che si può (e si deve) reagire ai pregiudizi verso la disabilità. Norberto De Angelis, ex giocatore della nazionale italiana di football americano, attraverserà la Tanzania in handbike per aiutare i disabili e sostenere “Less is more”, progetto di Cefa per la formazione e l’inserimento lavorativo di ragazzi disabili, a rischio per mancanza di fondi. La disabilità da quelle parti è un tabù, considerata frutto del malocchio o un fardello per chi la vive e per la famiglia: con la sua impresa De Angelis – in sedia a ruote in seguito a un incidente stradale avvenuto 20 anni fa mentre era in Tanzania come volontario in un progetto di cooperazione del Cefa – intende dmostrare che si può dire di no al pregiudizio e all’ignoranza.
La partenza è avvenuta a Matembwe, dove la comunità locale e la diocesi gestiscono un mangimificio, un allevamento di polli e una centrale idroelettrica – realizzate con l’aiuto da Cefa – , attività che danno lavoro, reddito e portano elettricità nelle case. L’impresa di De Angelis è stata anche l’occasione pre incontrare alcuni dei ragazzi che hanno frequentato i cors organizzati da Cefa con il progetto di “Less is more”, come Andrew, ragazzo sordo che è appena stato promosso chef, ma anche David e Barack che girano con un bajaj (apecar) e una sedia a ruote per promuovere i diritti dei disabili e per chiedere l’abbattimento delle barriere architettoniche. La prima tappa è stata Njombe, dove la ong ha costruito una latteria sociale che fornisce latte alle scuole locali e formaggi ai ristoranti, dando un mercato alla produzione del latte e garantendo prezzi stabili ed equi agli allevatori. De Angelis ha incontrato qui 105 bambini sordi della scuola primaria e secondaria fondata dalla chiesa luterana. “Con coraggio e determinazione, e con il vostro talento, potete diventare una risorsa per la vostra comunità”, ha spiegato De Angelis, raccontando la sua storia. “Io ce l’ho fatta attraverso lo sport e credendo in me stesso”.
L’impresa di De Angelis è sostenuta dal Comitato paralimpico italiano (Cip) che l’ha definita “un ponte di solidarietà che tutti devono promuovere”. Insieme a lui sulle strade della Tanzania ci sono anche 3 volontari in bici, John, Francesca e Sara, tre automobili di supporto e un camion.
(superabile.it)

di Giovanni Cupidi