Gli studenti di serie B: “buona scuola” e disabilità

Standard

Su “La Repubblica” di ieri Adriano Sofri, solitamente molto attento ai temi sociali, interviene su un aspetto particolare della riforma della scuola entrando nel merito della delega al Governo per la revisione del ruolo e delle competenze degli insegnanti di sostegno (I professori di serie B, 21 maggio 2015).

Nel pezzo di Sofri vi è più di un’imprecisione. Innanzitutto quella delega va riempita di contenuti ed indicazioni operative, ma non è un mistero che l’intento sia di rifarsi alla specifica proposta di legge (A.C. 2444) promossa dalle Federazioni delle associazioni delle persone con disabilità e dei loro familiari (FISH e FAND) e frutto di un lungo confronto con il Ministero. Quindi l’esigenza di una riforma del ruolo e delle competenze dell’insegnante di sostegno parte proprio “dal basso”, dai primi portatori di interessi, dall’intenzione di garantire innanzitutto il miglior diritto allo studio delle persone con disabilità.

Nell’Anno scolastico 2014/2015 gli studenti in Italia sono 7 milioni 900 mila con 728.325 insegnanti.

Gli insegnanti di sostegno sono 101.000 circa per una popolazione di studenti con disabilità di circa 207.000. L’organico degli insegnanti di sostegno è quindi in un rapporto 1 a 2. Il rapporto tra docenti di sostegno e docenti curricolari è di 1 a 7.

L’organico di sostegno non può essere considerato in sofferenza a meno che non si interpreti quell’insegnante come assistente personale. Ma non è quello il ruolo: per quel ruolo sono previsti gli assistenti educativi e alla comunicazione e gli assistenti materiali.

Il ruolo dell’insegnante di sostegno è quello del facilitatore, di essere il “ponte” fra l’alunno con disabilità, il docente, il gruppo classe. E questo ruolo impone alcuni presupposti.

Il primo è una specifica formazione in pedagogia speciale. Il sostegno adeguato lo si garantisce non con le inclinazioni personali o con una innata sensibilità, ma con specifiche competenze.

Va, quindi, riconosciuta e rimarcata, all’interno del corpo docente, la funzione educativa dell’azione di sostegno, non certo sostitutiva di specifiche figure assistenziali.

Tali figure assistenziali devono essere garantite su tutto il territorio nazionale in modo omogeneo, ma per le note vicende relative a fondi e frammentazioni delle competenze non lo sono. In queste sacche di disomogeneità l’insegnante di sostegno finisce per assumere ruoli di assistenza materiale, se non riabilitativa.

Il sostengo ha dunque un ruolo, una mansione, delle competenze precise. Non si comprende quindi perché qualunque disciplina non sia intercambiabile, il sostegno sì. Ecco la discriminazione: la marginalità. Tutte le discipline sono intoccabili, ma tutti, al contempo, possono – nel regime attuale – gestire il sostegno.

Nella realtà dei fatti la situazione assume connotazioni assai gravi di rinnovata marginalizzazione e confinamento.

Primo fra tutti il fenomeno crescente delle cosiddette “classi di sostegno” (da 5 a 7 alunni con disabilità con 1 – 2 insegnanti di sostegno): un ghetto illegale!

E ancora: insegnanti di sostegno senza alcuna formazione che usano quel ruolo per maturare punteggio nella propria classe di concorso (cosa consentita solo in questo caso), col risultato di dare scarse risposte all’alunno con disabilità e di praticare concorrenza sleale ad altri precari che non scelgono questa scorciatoia. Avere il coraggio di denunciare questo fenomeno – lo sapevamo – infastidisce interessi consolidati e visioni corporative che hanno poco a che vedere con il diritto allo studio e la qualità dell’educazione.

Per questi motivi riteniamo benvenuti i tentativi di sanare queste distorsioni, di garantire ai nostri figli una prospettiva diversa da quella del parcheggio in corridoio assieme al bidello.
(fishonlus.it)

di Giovanni Cupidi

Annunci

La scuola dei disabili nel governo Renzi: i fatti e le chiacchere

Standard

Giorni affollati da notizie di mobilitazioni e boicottaggi persino delle prove Invalsi vedono il mondo della scuola protagonista di un braccio di ferro con le promesse di cambiamento annunciate da Renzi.

A qualcuno forse potrebbe anche interessare il destino dei circa 240.000 alunni disabili accolti per oltre il 92% nella scuola pubblica.

Sicuramente è un tema caro ai loscuola_disabili1ro genitori che stanno completando un anno scolastico iniziato all’insegna della precarietà con un nuovo insegnante di sostegno (oltre 85.000 alunni disabili hanno cambiato e cambieranno il prossimo anno l’insegnante specializzato).

Le previste assunzioni nel sostegno previste da Renzi saranno purtroppo al massimo 16.500, in maggior parte derivanti dalla terza tranche decisa dall’ ex ministro Carrozza (8.905) a cui si aggiungeranno 7.623 posti promessi dal governo in carica.

Questo ultimo contingente di insegnanti coprirà a malapena l’aumento previsto degli alunni disabili che ogni anno si determina e per il prossimo anno scolastico almeno 28.000 cattedre di sostegno mancheranno allo scopo di garantire almeno l’obiettivo di un rapporto di uno a due tra insegnanti e alunni disabili.

Questi sono i numeri, questi sono i fatti.

Altro punto assolutamente evitato dal ddl sulla “buona” (?) scuola è quello, assai sensibile per i processi di inclusione, che riguarda le classi pollaio: infatti come nel gioco delle tre carte, ci saranno efficienti dirigenti che, impossibilitati ad aumentare il numero delle classi, distribuiranno gli studenti tra le stesse con prevedibile peggioramento della qualità dei processi educativi.

I numeri sono impietosi.

A questi numeri l’associazione tutti a scuola da tempo ai governi chiede di rispondere concretamente .

Per farlo Renzi ed il suo governo avrebbero dovuto prevedere:

-di aumentare il numero di classi in presenza di alunni disabili e non di variarne la composizione numerica

-di aumentare almeno a 155.000* unità l’organico di sostegno (nell’ anno corrente è stato di 117.673) stabilizzando i 4.570 incarichi annuali ed i 36.787 contratti a termine

-di affrontare il tema dell’assistentato materiale, competenza esclusiva del Miur , che viene “appaltata” spesso agli enti locali favorendo politiche di sprechi , inefficienze e malaffare nei quali sguazza la politica italiana (vedi scandalo cooperative)

– qualificare la formazione obbligatoria oggi a tutti gli insegnanti in servizio e non solo prevedendola per quelli futuri come ha invece ipotizzato

– definire tempi per la stesura dei PEI (piani educativi individuali) di ogni singolo alunno disabile e prevedere norme sanzionatorie per le scuole che non li rispettano

Purtroppo è molto più suggestivo parlare della scuola dei disabili come di un modello che il mondo ci invidia piuttosto che rimboccarsi le maniche compiendo scelte di politica economica e farla funzionare.

In evidente imbarazzo stanno poi alcuni sindacati che, turbati dalla possibilità di legare ad un ciclo scolastico l’insegnante di sostegno all’alunno come invece saggiamente prevede il ddl Renzi, continuano a evocare una scuola lontana anni luce dai bisogni dei disabili.

La notizia che giunge dall’ufficio scolastico regionale del Lazio che nella circolare 51/14 relativa alle iscrizioni del prossimo anno sottolinea che gli alunni disabili over 18 non avranno diritto all’insegnante di sostegno se nel quinquennio precedente ne hanno potuto disporre, chiude il cerchio di questa opaca realtà che va profilandosi all’orizzonte delle famiglie degli studenti disabili italiani.

Con buona pace del sottosegretario Faraone il prossimo anno per i disabili italiani sarà probabilmente ancora più difficile.

Nonostante nel ddl in questione si auspichi maggiore collaborazione con le famiglie la realtà dei fatti costringerà, come nel presente anno, migliaia di famiglie a rivolgersi ai Tar con grande soddisfazione dei conti in banca degli avvocati .

*questo valore numerico considera gli alunni disabili gravi per i quali la Corte Costituzionale si è pronunciata con chiarezza nel 2010 con la sentenza n.80
(ilfattoquotidiano.it)

di Giovanni Cupidi

Scuola, in arrivo nuovi corsi di specializzazione sul sostegno ai disabili

Standard

Il ministro Carrozza ha firmato il decreto che porterà alla specializzazione di 6.398 nuovi insegnanti di sostegno. “Passo importante per colmare un grave buco”, commenta il Ciis. Dopo il Tfa, dunque, prosegue il progetto di riforma del percorso di formazione per i docenti. E per domani annunciata l’informativa per l’immissione in ruolo per il prossimo anno scolastico

Maria Chiara Carrozza

Dopo il Tirocinio Formativo Attivo, la specializzazione sul sostegno. Il Ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza, ha firmato il decreto ministeriale 706/13 con cui autorizza l’attivazione di corsi per la creazione di 6.398 nuovi insegnanti di sostegno didattico agli alunni con disabilità.

Prosegue, dunque, il progetto del Ministero di ridisegnare il percorso di formazione per i docenti italiani. In passato, le specializzazioni al sostegno per la scuola primaria e dell’infanzia venivano assegnate da corsi aggiuntivi alla laurea quadriennale della facoltà di Scienze della Formazione (che andranno adesso a esaurimento, fino ad essere dismessi); mentre per la scuola secondaria si era fermi ai corsi delle vecchie Ssis (le Scuole di Specializzazione all’Insegnamento Secondario), chiuse nel 2009. Da allora, un ‘buco‘ di quasi quattro anni, come successo del resto anche per le abilitazioni all’insegnamento, ripartite nel 2012 con l’istituzione del Tfa. Ad inizio agosto il ministro Carrozza aveva annunciato la prossima attivazione di un secondo ciclo di Tirocinio da 29mila posti. Adesso un ulteriore tassello si aggiunge al nuovo percorso.

“E’ un passo molto importante – commenta Evelina Chiocca, membro del Coordinamento Italiano Insegnanti Sostegno (Ciis) -, c’era un vuoto da colmare e finalmente il Ministero ha fornito una risposta. La scuola italiana ha bisogno di personale specializzato“. Il Ciis, però, sottolinea anche come il provvedimento non esaurisca completamente la questione: “Secondo noi la disabilità dovrebbe far parte della formazione di base di tutti gli insegnanti. Se vogliamo realizzare una vera integrazione è necessario che, oltre al lavoro svolto dai docenti specializzati, tutto il personale sia in grado di far compiere un percorso collettivo ad una classe che ha al suo interno una persona disabile”.

I nuovi corsi, comunque, rappresentano una svolta significativa. Saranno – come detto – a numero chiuso e riservati ai soli laureati in possesso di titolo di abilitazione già conseguito. Per l’accesso sono previste tre prove preselettive: un test preliminare, uno scritto e un orale, ai cui punteggi si andrà ad affiancare una graduatoria per titoli (fino a un massimo di 10 punti). Gli oltre 6mila posti messi a bando sono ripartiti in 1.285 per la scuola dell’infanzia, 1.826 per la scuola primaria, 1.753 per la scuola secondaria di primo grado e 1.534 per la scuola secondaria di secondo grado. Le prove saranno bandite nei prossimi mesi dalle singole università, con ripartizione territoriale non completamente omogenea: spicca, ad esempio, l’assenza assoluta della Basilicata, della Valle d’Aosta per la scuola d’infanzia e primaria, di Liguria e Trentino Alto-Adige per la scuola secondaria di secondo grado; e, ancora, i 250 posti riservati alla Calabria per la scuola primaria, a fronte dei soli 20 del Piemonte.

Facile ipotizzare che il corso possa interessare da vicino gli abilitati dal primo Tfa, rimasti esclusi dal concorsone e anche dalla graduatorie per cattedre e supplenze: in caso di superamento delle prove d’accesso, la specializzazione sul sostegno rappresenterebbe quantomeno una valvola di sfogo per gli oltre 11mila nuovi docenti appena creati. Anche perché nella graduatoria per titoli dell’ultimo concorso la specializzazione veniva valutata 1,50 punti.

I nuovi insegnanti di sostegno, comunque, si specializzeranno ovviamente solo nel 2014, e pertanto non saranno reclutabili a settembre. Adesso sul tavolo del ministero resta la questione più scottante: la formazione degli organici per l’anno scolastico 2013/2014, a poche settimane dall’inizio della scuola. Proprio oggi Carrozza ha annunciato che “domani verrà data l’informativa per l’immissione in ruolo dei docenti”.

Scarsa assistenza agli alunni disabili”: condannato il ministero dell’Istruzione

Standard

La decisione del tribunale di Milano dopo la denuncia della Lega per i diritti delle persone con disabilità (Ledha): “Il ministero ha previsto una dotazione di insegnanti di sostegno inferiore a quella necessaria”

Il tribunale di Milano ha condannato il ministero dell’Istruzione per discriminazione ai danni di studenti con disabilità. La motivazione: “Ha previsto una dotazione di insegnanti di sostegno inferiore a quella necessaria”. E’ quanto fanno sapere da Ledha, la Lega per i diritti delle persone con disabilità, in un comunicato nel quale parla di “vittoria per le famiglie di 16 ragazzi con disabilità che nel corso dell’anno scolastico 2012-2013 si erano visti assegnare un numero di ore di sostegno inferiore alle loro esigenze”. La condanna è stata stabilita da giudice della prima sezione civile del tribunale di Milano”. Soddisfatto il presidente di Ledha, Franco Bomprezzi,  “per il contenuto di questa sentenza che si inserisce splendidamente nel filone giurisprudenziale del rispetto del principio di non discriminazione”.
Oggetto del ricorso (presentato da Ledha e da 16 famiglie) i provvedimenti adottati dal Miur tra l’aprile 2010 e il luglio 2012 con cui si è determinata una riduzione del numero di insegnanti di sostegno a fronte di un incremento del numero di studenti con disabilità. “Leggendo le motivazioni addotte a difesa, da parte delle istituzioni scolastiche e del ministero non posso non rilevare con preoccupazione il continuo riferimento alla necessità di contenere i costi e la convinzione di poter agire in un quadro normativo di grande discrezionalità – rimarca Bomprezzi – Ecco perché ancora una volta si deve chiedere alla magistratura di intervenire per ristabilire la qualità del diritto all’inclusione scolastica”. L’auspicio di Ledha è che simili episodi discriminatori non si ripetano più nel prossimo anno scolastico.
“Il giudice, per evitare possibili ripetizioni delle condotte discriminatorie accertate, ha ordinato che per il prossimo anno scolastico l’amministrazione fornisca tutte le ore che verranno indicate nel Piano educativo individualizzato per gli alunni che hanno promosso l’azione”, aggiunge l’avvocato Livio Neri. È quello che nel diritto antidiscriminatorio viene chiamato piano di rimozione: “Ovvero una misura per evitare nel futuro il reiterarsi della discriminazione accertata”.

(repubblica.it))