Alleno l’Empoli dalla carrozzella» (grazie a Massimo Moratti)

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Paraplegico dall’età di 14 anni, Antonio Genovese oggi allena la squadra femmibarriere mentalinile. Ad aprirgli la strada nel mondo del calcio fu l’incontro con Massimo Moratti

Qualcuno, quando è entrato in carrozzina al corso per diventare allenatore professionista a Coverciano, lo ha guardato «come un alieno». Poi hanno conosciuto la sua determinazione e tutto è cambiato. Sulla soglia dell’«università» del calcio italiano, Antonio Genovese, 41 anni, sapeva già che niente e nessuno lo avrebbero fermato. Oggi, dopo 192 ore di studio e trasferte tra Milano (dove vive) e Firenze, stringe tra le mani il patentino. «Ce l’ho fatta, anche grazie ai miei compagni di corso. Sono il primo disabile in Italia che può fare l’allenatore professionista», racconta mentre viaggia verso gli allenamenti della squadra femminile delle Empoli Ladies, dove è il responsabile della tattica.

«Più che le barriere architettoniche – riflette mister Genovese – ho dovuto combattere le barriere mentali. “Ma questo mica vorrà venire ad allenarci?”, era lo sguardo interrogativo di alcuni che mi vedevano inchiodato ad una carrozzina. All’inizio mi dava fastidio, poi ho imparato a fregarmene». È l’inizio della svolta, che il mister racconta nel libro biografico, «L’allenatore in carrozzina», che ripartendo dal giorno più tragico arriva alla vittoria della sua Coppa del Mondo. È la caldissima estate del ‘91: Antonio e la sua famiglia sono in vacanza in Sicilia, ma una ruota scoppia e finiscono in una scarpata. Genovese ha 14 anni, si risveglia in ospedale. Vi rimarrà per molti mesi per una grave lesione spinale. Il calvario sembra senza fine.

Antonio reagisce, animato dalla passione incredibile per il calcio. E anche se il campo non lo può più calcare, lo sfogo diventa la tattica. Il Milan e i colori rossoneri sono per lui una fede inscalfibile, con un idolo su tutti: «Carletto Ancelotti». Ma il destino è «beffardo», perché la svolta arriva proprio grazie ai colori dei cugini-nemici nerazzurri. Il futuro mister ha 19 anni: è ricoverato al Niguarda per una brutta influenza. Un giorno, per far visita ad un amico, entra nella sua camera Massimo Moratti, presidente dell’Inter ed «un gran signore». Antonio gli racconta della sua passione per il pallone e che vorrebbe riuscire ad allenare. Il presidente gli lascia un recapito telefonico, dicendogli di chiamarlo l’indomani: «Non avrei mai creduto che mi avrebbe risposto…». Invece? «Fui convocato da Sandro Mazzola e mi fu dato l’incarico di osservatore giovanile per i nerazzurri».

Il sogno di Antonio si era avverato: dieci anni passati a girare l’Italia in lungo e in largo, alla scoperta di nuovi talenti. Poi il brusco stop, una rivoluzione ai vertici societari ed è (quasi) tutto da rifare. «Dovevo per forza rimboccarmi le maniche – ricorda Antonio – e poi ho deciso di scrivere questo libro per dare voce a chi non ne ha. A chi è in carrozzina ed è convinto di non poter diventare mister. A forza di consultare i bandi dei corsi ho scoperto che quello “Uefa B” prevedeva una quota per i disabili. Ho iniziato da lì e poi sono andato oltre». Oggi può allenare come vice anche in Serie A e B e come “primo” fino alla Lega Pro. Poi la sua storia lo ha portato a dedicarsi al calcio femminile con le Empoli Ladies: «Che differenza c’è tra allenare gli uomini e le donne? Le ragazze fanno tante domande riguardo preparazione e tattica… Ti senti più partecipe, con loro ho stabilito un buon feeling, come un fratello maggiore. Siamo secondi in classifica. A fine stagione vorrei che le ragazze fossero prime».

(corriere.it)

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Ci ha lasciato Franco Bomprezzi!!!

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Il giornalismo e il mondo della disabilità perdono una delle persone più autorevoli!
Ciao Franco e grazie per il tuo esemplare impegno, per la tua dedizione e per le tue parole sempre intelligenti e puntuali!!!

dal Corriere della Sera per il quale scriveva Franco:

È morto Franco Bomprezzi, scrittore e «giornalista a rotelle, blogger e interista per passione» come scriveva sul suo profilo di Tweet. Paladino di molte battaglia sociali a favore dei più deboli e dei disabili, era ricoverato all’ospedale Niguarda di Milano dove è spirato giovedì mattina nel centro clinico Nemo, specializzato nelal cura delle malattie neuromuscolari. La notizia ha suscitato grande cordoglio e dolore a Milano, città che lo aveva adottato con grande affetto e che gli aveva tributato, nel 2005, anche l’Ambrogino d’oro.

di Giovanni Cupidi

L’Inter dà un calcio alla disabilità

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Il club nerazzurro ha organizzato nella “casa” delle sue giovanili il quinto 5° Torneo F.C. Internazionale di Calcio Integrato al quale hanno partecipato giovani normodotati e con handicap fisico, neurologico, psichico e sociale. Applaudite anche le esibizioni di Calcio a 5 per non vedenti totali del Comitato Italiano Paralimpico e quelle di Calcio a 5 per portatori di handicap.di Andrea Ramazzotti

L’Inter anche quest’anno si è schierata a fianco dei disabili e ha organizzato oggi al Centro Sportivo Giacinto Facchetti, la “casa” delle giovanili nerazzurre, il quinto 5° Torneo F.C. Internazionale di Calcio Integrato. In campo sono scese squadre formate da giovani normodotati e giovani con handicap fisico, neurologico, psichico e sociale (disabilità intellettiva, motoria, neurologica e disagio sociale). Oltre al torneo sono andare in scena anche esibizioni di Calcio a 5 per non vedenti totali del Comitato Italiano Paralimpico ed esibizioni di Calcio a 5 per portatori di handicap (Centro Socio-Educativo di Cusano Milanino Squadra A/Squadra B). L’obiettivo della manifestazione è ribadire l’idea che lo sport è un’avventura del corpo e della mente, che fa avvicinare le persone con handicap al mondo degli altri. Queste le classifiche di una giornata nella quale in realtà hanno vinto tutti i partecipanti. Calcio integrato (giocatori con insufficienza mentale): 1° AUSONIA, 2° PORTA ROMANA, 3° BRESSO, 4° FONTANILE; Centri salute mentale (giocatori con patologie di carattere psichiatrico): 1° BONOLA, 2° PARMA, 3° LOKOMOTIV, 4° SAN PAOLO; Squadre FISDIR e Fed Italiana Football sala (giocatori con insufficienza mentale): 1° BUSTO ARSIZIO, 2° TICINO, 3° ARLUNO, 4° IL GIARDINO; Squadre con disagio sociale e lieve ritardo mentale: 1° VILLA CORTESE, 2° SPORTING ZONA, 3° PANGEA.
(corrieredellosport.it)