“Kilowatt”, il festival che coniuga arte e disabilità

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L’immagine eterea di una donna che volteggia tra coralli e gorgonie su una sedia a rotelle, immersa nelle acque turchesi di un mare tropicale è il simbolo potente dell’ undicesima edizione di Kilowatt, festival ad alto tasso “energetico” della scena contemporanea italiana, che si è aperto in Toscana, a San Sepolcro e proseguirà fino al 27 luglio.
“Un’azione pazza, coraggiosa ma profondamente artistica, come quella di Sue Austin, performer disabile inglese- racconta Luca Ricci, il direttore artistico della manifestazione “Capitani coraggiosi” – che rappresenta il filo conduttore di questa edizione di Kilowatt la capacità dell’arte di cambiare tutto ciò che diamo per “scontato” e immodificabile, come la diversità”.
Diversità che il festival porta nel proprio Dna, già nelle modalità di coinvolgimento del pubblico, invitato a costruire il “cartellone”. “Un gruppo di ‘non addetti ai lavori’, i cosiddetti ‘visionari’ sempre più folto – precisa Ricci- in trenta, quest’anno, che hanno selezionato e vagliato, una per una, oltre duecento proposte di spettacoli provenienti dalle giovani compagnie italiane, fino a sceglierne nove da presentare al festival”. Ed è proprio il tema dell’arte come strumento di trasformazione, come possibilità di superamento dei propri limiti o consapevolezza delle proprie capacità che lega alcuni degli spettacoli che segnaliamo, nella ricca programmazione del festival, che comprende oltre 25 rappresentazioni tra teatro, danza e musica e oltre 15 eventi tra incontri pubblici, letture, workshop, concerti e attività per bambini.
A partire da “In fondo agli occhi” di Gianfranco Berardi attore ipovedente diretto da César Brie che affronta il tema della cecità come metafora dell’epoca oscura e della condizione della “mancanza di luce in fondo al tunnel” in cui viviamo. Passando per la quotidianità conflittuale per nulla idilliaca, raccontata in “Zigulì” di Teatrodilina e Francesco Lagi, diario dell’amore e al contempo del rapporto denso e difficile tra un padre e un figlio disabile. E se gli attori di Punta Corsara, l’ensemble di Scampia , portano in scena il loro vissuto attraverso “Il convegno” affrontando di petto il tema delle periferie, dall’altra parte Fibre Parallele, giovane compagnia pugliese disegna con “Lo splendore dei Supplizi” il quadro schizofrenico di una società italiana ai margini, ma onnipresente, tra il gioco compulsivo di un giocatore d’azzardo e la convivenza forzata tra un anziano razzista e la badante straniera. Fino all’epilogo di “Tu eri me” del trio David Batignani/Simone Faloppa/Paola Tintinelli, delicata storia scaturita da una curiosa ricerca sulle case di riposo per artisti che diventa riflessione sull’esistenza. “A Kilowatt proponiamo uno sguardo obliquo sulla realtà della marginalità, sull’handicap senza pietismi o retorica – conclude Luca Ricci-. La disabilità fisica, come la vecchiaia e la diversità di appartenenza e sociale, anche grazie al teatro, possono diventare un punto di forza. Possono essere riscatto”.
(affariitaliani.it)

di Giovanni Cupidi

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