Noi Siamo Immortali – Il Messaggio di Jovanotti agli Studenti

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Il messaggio che Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, ha rivolto agli studenti dell’Istituto M.Picone in occasione della presentazione del mio libro “Noi Siamo Immortali” il 22/01/2019

“Io penso che sia davvero importante se lui (Giovanni) il più possibile riesce a portare il suo corpo e il suo spirito davanti ai ragazzi giovani, perché la speranza sono sempre loro, sono quelli che possono fare della loro vita quello che vogliono, che non sono in qualche modo resi cinici dalle batoste che arrivano e quindi devono cambiare il mondo.
Cambiare, prima di tutto la propria vita, e quindi quella degli altri.”

“Secondo me portare il libro nelle scuole è gradissimo, è eccezionale.
Quindi io sono contento anche se mi sento un po’ responsabile perché l’ho spinto io, gli ho fatto un po’ da allenatore dicendo che questa cosa andava fatta, che è una cosa importante di un valore sociale fondamentale.”

“Secondo me ragazzi, se volete un consiglio, voi dovete pensare a Giovanni come se fosse un esploratore, come se fosse uno che sta visitando altri mondi, in una navicella spaziale, chiamiamola una ‘nave’, che è il suo corpo stesso che lo porta a vivere la vita attraverso un punto di vista – uso una parola che forse potrebbe sembrare impropria ma non lo è – stretto e privilegiato.
È come uno che sta, in qualche modo, scoprendo dei nuovi mondi.
Per questo, secondo me, ci sono molte curiosità che non dovete sentirvi imbarazzati a soddisfare nel chiedere a Giovanni com’è la vita vista dalla sua storia. Perché molte persone sono ‘diverse’, perché la disabilità non è un marchio di fabbrica. La disabilità non è più importante della persona che la abita.
La persona che la abita è prima di tutto una persona, con le sue idee, le sue simpatie, le sue antipatie, i suoi sogni, le sue lotte, le sue parole, i suoi sentimenti.
Giovanni ha una proprietà di linguaggio tale che può rendere la sua storia affascinante per tutti voi che oggi potete imparare qualcosa di nuovo che può esservi utile.”

“Noi dobbiamo rendere il mondo un luogo dove le persone con disabilità possano avere veramente realizzati gli stessi diritti di tutti.
Perché un Paese non può definirsi civile fino a quando tutti i suoi cittadini, dal primo all’ultimo, dal più giovane al più vecchio, dal più sano al più ammalato, da chi corre più veloce a quello che va più lento, non avranno gli stessi identici diritti e non verrà garantita per ognuno di loro una vita piena di vita.”

“Un abbraccio forte ragazzi.”

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Buone Feste!

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Tantissimi auguri di Buon Natale e Felice Anno Nuovo a tutti voi! Che possiate ricevere in dono ciò che più desiderate (e magari anche una copia di Noi Siamo Immortali😊)!❤

Buone Feste!🎄🎅🏻
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Belli e diversi: la disabilità diventa una favola

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Il libro di due ragazze vercellesi dedicato ai bambini

Le fiabe vengono raccontate dagli animali a una bambina troppo piccola e ad un bambino troppo alto, due opposti che si incontreranno nell’ultima pagina del libro (Erickson)




Una gazza ladra bellissima ma allergica al metallo. Un pettirosso tanto splendente da luccicare al sole ma con la vista troppo corta e tanta paura di volare. Un elefante che sa spruzzare l’acqua verso il sole, trasformandola in arcobaleno, ma è senza memoria. Una lepre che non sa correre, perché ha una zampetta più corta, e che vorrebbe che anche la sua famiglia andasse piano. Sono i personaggi che vivono nelle Favole di terra e di aria, scritte da Giulia Pretta e colorate dai disegni di Claudia Ferraris: belli e diversi si incontrano, si riconoscono e soprattutto, in un libro nato per insegnare ai bambini l’accettazione dell’altro, spiegano che le nostre particolarità non sono difetti, ma che spesso «aspettano solo qualcuno che ci completi». E non è un caso che le fiabe vengano raccontate dagli animali a una bambina troppo piccola e ad un bambino troppo alto, due opposti che si incontreranno nell’ultima pagina del libro.  
 
Al Salone del Libro  
Favole di terra e di aria, pubblicato da Erickson, casa editrice per eccellenza dei testi scolastici, verrà presentato al Salone del libro di Torino. Nasce a Vercelli da mesi di lavoro intenso, dopo l’incontro tra Giulia Pretta, narratrice che oggi vive in Veneto, e Claudia Ferraris, giovanissima disegnatrice lanciata da un volume, Fiabe di riso, che racconta ai bimbi il territorio. Pino Ferraris, il padre di Claudia, in prima linea nel mondo della solidarietà, accarezzava il nuovo progetto da anni: «Ne avevo parlato sin dal 2008 ad Adriano Greppi, presidente di Liberi di scegliere onlus, che segue ragazzi diversamente abili. Gli avevo detto che bisogna fare cultura ai più piccoli, far capire loro quanto è grande la bellezza d’animo e l’intelligenza dei diversamente abili, ma bisogna farlo con gioia e colore, con intelligenza e sensibilità. Soprattutto grazie agli insegnanti, a partire da quelli della scuola d’infanzia». 
 
In Favole di terra e di aria, con la prefazione firmata dal pediatra Paolo Cornaglia Ferraris e dallo scrittore e sceneggiatore di testi per ragazzi (Topolino su tutti) Alessandro Sisti, la lepre accetta per l’inverno il letto caldo di un ghiro che non sa dormire e va a correre nella neve. «Perché non bisogna sentirsi tristi se si è diversi: a volte, basta semplicemente cambiare posto per essere felici». Un topolino curioso, che conosce tutte le notizie della foresta, appostato vicino all’orecchio dell’elefante, e quasi invisibile agli occhi degli altri, ne diventa la memoria. Perché «quello di cui abbiamo bisogno è solo della persona che ci sappia ascoltare. Poco importa se magari dimentica qualcosa. L’importante è che ci tenda l’orecchio e sappia fare arcobaleni per ringraziarci». 
 
Nei disegni, come è nello stile di Claudia Ferraris, tutti i personaggi hanno occhi grandi e dolci, i colori hanno il verde dei prati e l’azzurro del cielo e del mare. E quando nell’ultima pagina i due bambini si incontrano sono i rami scuri di un albero a risolvere i loro problemi di altezza diverse. 
 
Adottato nelle scuole  
Le Favole di terra e di aria sono piaciute subito agli operatori delle scuole materne ed elementari vercellesi, che sono stati tra i primi a leggere le bozze, e anche all’Ufficio scolastico territoriale, che all’iniziativa ha dato il patrocinio. Tra gli «sponsor» delle Favole ci sono il Lions club e tante associazioni di volontariato (l’inclusione riguarda sì disabilità fisiche e psichiche, ma si può allargare alle diversità razziali e religiose): tutti sono pronti a partecipare alla presentazione di Torino (il 22 maggio, dalle 10,30), che sarà curata dalla giornalista Ilde Lorenzola. Inutile dirlo, i proventi andranno alla giusta causa dei ragazzi diversamente abili. (La Stampa)

AUTISMO. “CASTELLI DI FIAMMIFERI” PER SCOPRIRE COSA C’E’ DIETRO IL SILENZIO

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Un racconto sull’autismo, visto attraverso gli occhi dell’infanzia.
Trama scorrevole, linguaggio semplice e accattivante,fantasia e realtà combinate in giusta dose, e tra le righe unmessaggio educativo da fare proprio.

Queste le caratteristiche del romanzo Castelli di fiammiferi.
La storia, ideata da Bettina Obrecht e pubblicata da Uovonero edizioni, mostra con gli occhi di un bambino cosa significa convivere con l’autismo. Jan va alle scuole elementari. Tutto il giorno riesce a sentir parlare gli oggetti e gli animali che lo circondano. Spesso si confida con un pappagallo, con un peluche, con il pupazzo di un supereroe e con un camion dei pompieri giocattolo. Jan non riesce a immaginare una vita in silenzio. Ed è invece quello che prova Lisa, la sua sorella di pochi anni più grande. Lisa è autistica, non parla mai, passa le giornate a giocare con un portachiavi, mangia solo ravioli ripieni di ricotta e spinaci, e vuole che nella sua stanza ogni oggetto sia sempre nella stessa posizione. I genitori fanno il possibile per assistere Lisa, ma la mamma sembra sempre più stanca. Quando intuisce che i genitori vogliono portare Lisa in una casa per ragazzi con bisogni speciali, Jan accresce il suo istinto protettivo.
Sogna di andare a vivere con la sorella in una torre alta, invalicabile. Prova a realizzarne un modellino in miniatura con dei fiammiferi, proprio come fa il nonno, che con i cerini riproduce diversi tipi di costruzioni famose. Jan trasmette questo passatempo a Lisa, che proprio con i suoi castelli di fiammiferi riuscirà a sorprendere le persone attorno a lei, facendo loro scoprire le sue capacità nascoste.
I toni delicati del romanzo non nascondono le reali difficoltà di una famiglia alle prese con un membro autistico. Si raccontano i momenti di crisi della madre che spesso ripete di “non farcela più”. Le liti tra genitori dovute allo stress, e le agitazioni al pensiero del “dopo di noi”. La sensibilità di un bambino nei confronti della sorella disabile, anche se non manca un po’ di gelosia nei suoi confronti quando vede rivolte a lei le attenzioni di mamma e papà. E la considerazione che lo stesso bambino si trova a crescere più in fretta dei suoi coetanei, vivendo in famiglia situazioni spesso difficili per la sua effettiva età. Eppure dalla delicatezza del romanzo emerge con forza l’incoraggiamento a superare insieme i momenti critici, per assaporare così i traguardi raggiunti. Talvolta piccoli gesti, con cui la persona autistica dimostra di essere attenta al “mondo esterno”. Talvolta situazioni sorprendenti, come le doti che Lisa dimostra nelle costruzioni con i fiammiferi. Senza dimenticare l’importanza della condivisione di esperienze e del reciproco sostegno, come succede quando la famiglia di Jan e Lisa incontra quella di Carla e del fratello Nils, anche lui autistico.
Una storia, dunque, destinata sia a bambini che ad adulti.Qualcuno magari si ritroverà in certe situazioni, avendone vissute di simili in prima persona. Tutti, comunque, con questo racconto potranno scoprire un modo originale, interessante e garbato di descrivere l’autismo in una delle sue tante sfaccettature.

di Giovanni Cupidi

DISABILITÀ, LA STORIA DI AUGGIE. IL SUCCESSO EDITORIALE ARRIVA IN ITALIA

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E’ il libro per ragazzi più venduto l’anno scorso nel Regno Unito. Protagonista un bambino di 10 anni con il volto deformato da una malattia ereditaria. Ora forse diventerà anche un film.

Fenomeno editoriale esploso in 28 Paesi, per decine di settimane tra i best-seller nella lista del New York Times, libro per bambini di debutto più venduto lo scorso anno nel Regno Unito, Wonder è arrivato anche in Italia tradotto da Giunti, che gli ha dedicato anche un sito: Wonder.giunti.it. Stile immediato e linguaggio diretto, il romanzo ha come protagonista Auggie (Augustus) Pullman, nato con la sindrome di Treacher-Collins, rara malattia ereditaria che gli ha deformato il viso. I genitori e la sorella maggiore cercano di proteggerlo, ma quando compie dieci anni sua madre lo invita a frequentare la prima media in una scuola pubblica, dove si confronterà con chi lo deride per la sua disabilità, stabilendo relazioni di autentica amicizia antitetiche al bullismo. E l’anno scolastico si concluderà con un premio tutto per lui.
Lieto fine scontato, dal retrogusto buonista? L’autrice, Raquel Jaramillo (che ha scelto uno pseudonimo ispirato al nome della madre di origini colombiane), dissente. Grafica e illustratrice, 49 anni, nel 2006 è diventata editor di volumi per bambini e ha cominciato a elaborare questo romanzo prendendo spunto da un episodio realmente accaduto a New York, dove vive: “Ero seduta su una panchina con i miei due figli e ho visto passare una bambina con la sindrome di Treacher-Collins. Sono stata presa dal panico, temevo che mio figlio di tre anni vedendola avrebbe reagito urlando. Mi sono alzata di scatto, come punta da una vespa, ho chiamato l’altro figlio e mi sono allontanata di corsa. Alle mie spalle ho sentito la madre della ragazzina che, con voce molto calma, diceva: Forse è ora di tornare a casa”.La scrittura, però, non riflette sensi di colpa irrisolti: tensioni familiari e pregiudizi sociali non sono taciuti, né vengono schivate domande su quanto l’apparenza conti. Il proprio aspetto fa indubbiamente soffrire Auggie, soprattutto perché lui si sente “un ragazzo come tutti gli altri”. E aggiunge: “L’unica ragione per cui non sono normale è perché nessuno mi considera normale”. Ma Auggie “costringe” le persone che incontra a specchiarsi nel suo volto deformato e a fare i conti con le proprie reazioni esteriori e interiori: “Non mi dilungo a descrivere il mio aspetto. Tanto, qualunque cosa stiate pensando, probabilmente è molto peggio”, dice di sé il personaggio. E la sua schiettezza parla anche ai “grandi”, visto che in Inghilterra, Germania e Francia il libro è uscito sia nella versione per ragazzi che in quella per adulti, con lo stesso testo ma due copertine differenti. Forse Wonder diventerà un film: a produrlo potrebbe essere Lionsgate, una delle maggiori compagnie di distribuzione di film indipendenti nel nord America. Intanto il 21 marzo scorso ha vinto il Waterstones Children’s Book Prize 2013, fra i più prestigiosi premi inglesi di libri per ragazzi, con questa motivazione: “Wonder è un ritratto realistico e asciutto delle reazioni negative che la disabilità fisica e la diversità possono provocare in bambini e adulti, e nonostante questo è pieno di speranza”.
(superabile.it)

di Giovanni Cupidi

Naoki è autistico e non sa parlare Il suo libro è primo in classifica

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Scoperto da David Mitchell, autore di «L’Atlante delle stelle»

Ha 21 anni, vive a Tokyo e sul suo blog ha commentato: «Sono così sorpreso che credevo di cadere per terra»

Naoki Higashida    Naoki Higashida

 

 

 

 

PECHINO – C’è il libro di un tredicenne questa settimana in testa alla classifica dei bestseller stilata dal Sunday Times . L’autore è un ragazzo giapponese, Naoki Higashida, che oggi ha 21 anni. Titolo «The reason I jump» (La ragione per cui salto). Naoki è autistico e non riesce a parlare. Ma sa scrivere e si è raccontato in questo libro-testimonianza che comprende una storia breve e una serie di domande: «Perché un sacco di volte la stessa richiesta?» e «Perché non guardi i tuoi genitori negli occhi?».

Ci sono anche le risposte elaborate da Naoki, che danno un gran colpo ad alcune convinzioni, come quella che l’autismo porti necessariamente con sé l’impossibilità di capire gli altri e il rifiuto di stare in compagnia. Naoki scrive della bellezza, del tempo, del rumore, della gente che lo circonda, ma anche degli attacchi di panico, del senso di isolamento. Il libro è stato scoperto da David Mitchell, l’autore famoso per «Cloud Atlas» (L’Atlante delle stelle, Frassinelli). Mitchell ha un bambino autistico e una moglie giapponese, Keiko Yoshida, che ha trovato online gli scritti di Naoki e ha cominciato a leggerli al marito. La coppia è stata conquistata e ha pensato di tradurli in inglese per aiutare le persone che curano il loro bambino a capire meglio i suoi problemi. Poi Mitchell ha deciso di suggerirlo al suo editore. Pubblicato due settimane fa a Londra, «The reason I jump» è in cima alla importante classifica del Sunday Times per la sezione non-fiction. Naoki, che vive a Tokyo con i genitori, è felice, sul suo blog ha scritto: «Questa cosa mi ha sorpreso così tanto che credevo di cadere per terra». I medici giapponesi si accorsero che Naoki era affetto da autismo quando aveva cinque anni. Il bambino fu mandato in una scuola speciale vicino a Tokyo e per aiutarlo a imparare l’alfabeto, siccome non era in grado di parlare, i maestri misero i caratteri in una griglia disegnata su un grande foglio di cartone e con molta pazienza riuscirono a insegnargli come indicarli uno ad uno e poi a formare frasi.

Il risultato, anni dopo, è stato «The reason I jump»: un salto che proietta il giovanissimo autore fuori dalla gabbia della sua condizione: «Quando ho appreso a scrivere frasi ho voluto raccontare storie da protagonista in un mondo di persone normali, così ho viaggiato libero nel loro mondo». Ma anche Mitchell dice che da quando ha letto il libro-messaggio di Naoki si è liberato da una costrizione auto-inflitta, la relazione con suo figlio malato è migliorata: «Adesso lui viene spesso nel mio studio, mentre lavoro al nuovo romanzo; prima cercavo di farlo concentrare su qualche altra cosa, perché io dovevo finire il mio libro. Ora invece lo faccio sedere sulle mie ginocchia, apro una pagina e lo incoraggio a pronunciare le lettere che compongono le parole. E lui sta imparando a usare la tastiera».

Mitchell spiega che anche per sua moglie la lettura è stata un grande aiuto. E ricorda che la traduzione del memoriale di Naoki è stato un impegno duro: «Lei ha fatto la parte pesante di trasportarlo dal giapponese all’inglese, io ho cercato di dargli un ultimo tocco stilistico. Ma dovevo rispettare il fatto che quando Naoki ha scritto aveva tredici anni ed era un ragazzino, non un romanziere di quarantaquattro anni: ho dovuto fare molta attenzione a non trasformarlo in un saggio pensato per una rivista letteraria». Mitchell ha firmato la prefazione dell’edizione inglese e ha rivelato un segreto dell’autore giapponese: «Lo ha scritto indicando ogni carattere con il dito, sulla griglia di cartone. Un assistente raccoglie le parole, le frasi e i capoversi; Naoki sa usare una tastiera di computer, ma sente che questo sistema appreso a scuola contiene meno distrazioni, lo aiuta a concentrarsi». Come in ogni bella storia di speranza e successo, c’è anche una polemica fastidiosa su Naoki: qualcuno sostiene che non può essere autistico, perché il suo lavoro è troppo sofisticato e ricco di immagini e metafore; sospettano che soffra della sindrome «locked-in».