Forme di comunicazione alternative nella disabilità

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In ritardo ma pur sempre interessante:

Bambini con varie disabilità intellettive, neuromotorie o sensoriali manifestano spesso significative difficoltà nella comunicazione, nella capacità di comprendere ed elaborare i messaggi ricevuti, e talora in modo drammatico, nell’esprimere, mediante sistemi di comunicazione trasparente e coerente, i propri bisogni, desideri, orientamenti. Una abilità di comunicazione deficitaria o inadeguata è all’origine di alcuni problemi di comportamento che rappresentano un ostacolo non solo per l’apprendimento, ma anche sul piano relazionale e sociale. In questi casi, puntare sul potenziamento delle abilità comunicative diventa una delle priorità nell’intervento educativo-riabilitativo.  

Su tale filo conduttore si svilupperà il 1° Convegno Erickson Sviluppare le abilità di comunicazione nella disabilità (16 e 17 maggio, a Trento) dedicato a psicologi, medici, logopedisti, terapisti, educatori e insegnanti di ogni ordine e grado scolastico. Il convegno si propone di offrire ai partecipanti una visione d’insieme delle strategie, strumenti e metodi per lavorare attraverso forme di comunicazione alternative. Deficit di linguaggio non significa fortunatamente assenza totale di comunicazione, infatti lo scambio di pensieri, emozioni, sensazioni, informazioni avviene non solo attraverso la parola, la scrittura, ma anche attraverso i gesti, le immagini e i suoni.  
I tre workshop di approfondimento prenderanno in esame alcune metodologie di intervento. Carlo Ricci E Alberta Romeo (Istituto Walden, Roma) presenteranno il Picture Exchange Communication System (PECS), ideato da Lori A. Frost e Andrew S. Bondy nel 1994 negli Stati Uniti all’interno del Delaware Autistic Program, che letteralmente significa “Sistema di Comunicazione mediante Scambio per Immagini”. Il PECS combina conoscenze approfondite di terapia del linguaggio e tecniche cognitive comportamentali di apprendimento. Basato sull’utilizzo di rinforzi, è rivolto ad una grande varietà di disturbi della comunicazione, in particolare al Disturbo dello Spettro Autistico.  

Maria Antonella Costantino (Centro Sovrazonale di Comunicazione Aumentativa, Unità Operativa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza, Fondazione IRCCS “Ca’Granda” Ospedale Maggiore Policlinico, Milano) introdurrà l’area della pratica clinica definita Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA). Vengono considerate come forme di CAA tutte le modalità di comunicazione che possono facilitare e migliorare la comunicazione delle persone che hanno difficoltà a utilizzare i più comuni canali comunicativi, soprattutto il linguaggio orale e la scrittura. Gli interventi di CAA sono progetti costruiti attorno alla persona con intenzionalità comunicativa e costituiti da un insieme di conoscenze, tecniche e strategie, allo scopo di integrare (funzione aumentativa) le modalità comunicative già esistenti o sostituire (funzione alternativa) l’eloquio qualora completamente assente. Le indicazioni all’intervento attualmente includono non solo le patologie motorie ma anche autismo, ritardo mentale, sindromi genetiche, disfasia grave, malattie progressive e altre patologie. 

Il workshop condotto da Mauro Mario Coppa (Lega del Filo d’Oro, Osimo, Ancona) illustrerà i programmi di sviluppo della comunicazione realizzati in circa 50 anni di riabilitazione della Lega del Filo d’Oro, onlus che opera a favore delle persone sordocieche e pluriminorate psicosensoriali. Nello specifico, verrà offerta una presentazione pratica delle modalità di insegnamento e apprendimento dei vari sistemi non verbali di comunicazione, quali la comunicazione oggettuale, gestuale, grafico-pittorica, i sistemi tecnologici basati su microswitch (gli switches permettono ai bambini con pluriminorazione grave non solo di comunicare, ma anche di fare scelte e di partecipare attivamente alle attività quotidiane) e VOCAs (comunicatori con output vocale) che stimolano risposte comunicative mediante l’attivazione di risposte minime in persone con disabilità intellettive gravi e multiple. La possibilità di apprendere un codice comunicativo piuttosto che un altro dipende in ogni caso dai sensi residui della persona sordocieca, dalle caratteristiche motorie, dal livello cognitivo ed emozionale.  
(lastampa.it)

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Dispositivi di output vocale e Autismo

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Dispositivi che possono aiutare a costruire forme di linguaggio in scolari con ASD 

Gli scolari con ASD (disturbo dello spettro autistico) che hanno capacità verbali limitate acquisiscono velocemente forme di linguaggio quando la loro terapia include dispositivi di output vocale (SGD) .Nonostante la terapia intensiva e precoce, molti bambini (quasi un terzo) con disturbo dello spettro autistico parlano poche parole quando entrano a scuola. Una volta gli esperti credevano che se i bambini non acquistavano forme di linguaggio  prima dei 5 o 6 anni essi non potevano più farlo, per fortuna questo è stato smentito e grazie ai ricercatori, genitori e altri operatori incoraggiati a cercare modi migliori per aiutare questi bambini ad acquistare forme di linguaggio (soprattutto il linguaggio parlato) si sono trovati modi per velocizzare ed incrementare l’acquisizione del linguaggio.
La dottoressa Connie Kasari ha descritto i risultati promettenti del suo studio che incorporava dispositivi di output vocali (Speech-generating devices)  nelle terapie basate sul gioco per i bambini con ASD. In questo studio hanno partecipato 60 bambini con ASD  tra i 5 e 8 anni che all’inizio della terapia usavano meno di 20 parole, i ricercatori hanno misurato il loro uso delle parole prima, durante e sei mesi dopo l’inizio dello studio.Tutti i bambini hanno partecipato ad un intervento basato sul gioco che incoraggia ad avere un legame col terapista e ad usare il linguaggio parlato. Le terapie si svolgevano per due ore a settimana. Per misurare il beneficio addizionale dei dispositivi di output vocale (tablet con applicazioni speciali) i ricercatori gli hanno introdotto con la metà dei bambini dall’inizio della terapia.  Dopo tre mesi dall’inizio della terapia i ricercatori hanno misurato il progresso dei bambini, coloro che stavano acquistando competenze linguistiche hanno continuato ad acquistarne sempre di più, i ricercatori hanno aggiunto il dispositivo a coloro che stavano rispondendo lentamente alla terapia senza di esso (Parte del gruppo che non ha usato i dispositivi fin dall’inizio della terapia)  e hanno aggiunto un’ora a settimana a quei bambini che stavano progredendo lentamente nonostante l’uso del dispositivo.
Alla fine dei sei mesi d’intervento tutti i partecipanti hanno acquistato più parole, le usano più spesso e sono stati impegnati a comunicare di più con il partner sociale, bisogna evidenziare che i bambini che avevano usato i dispositivi hanno acquistato più velocemente queste capacità.
Questo studio ha dimostrato che anche i bambini dopo i cinque anni sono in grado di acquisire e/o sviluppare forme di linguaggio e come essi vengono beneficiati dall’uso di dispositivi di output vocale. Inoltre, questo studio dà ai terapisti una nuova tecnica di intervento per aiutare ai bambini con capacità limitate di linguaggio a sviluppare e acquisire forme di linguaggio che possono migliorare la loro vita. Dispositivi che possono aiutare a costruire forme di linguaggio in scolari con ASD Gli scolari con ASD (disturbo dello spettro autistico) che hanno capacità verbali limitate acquisiscono velocemente forme di linguaggio quando la loro terapia include dispositivi di output vocale (SGD) .
Nonostante la terapia intensiva e precoce, molti bambini (quasi un terzo) con disturbo dello spettro autistico parlano poche parole quando entrano a scuola. Una volta gli esperti credevano che se i bambini non acquistavano forme di linguaggio  prima dei 5 o 6 anni essi non potevano più farlo, per fortuna questo è stato smentito e grazie ai ricercatori, genitori e altri operatori incoraggiati a cercare modi migliori per aiutare questi bambini ad acquistare forme di linguaggio (soprattutto il linguaggio parlato) si sono trovati modi per velocizzare ed incrementare l’acquisizione del linguaggio.
La dottoressa Connie Kasari ha descritto i risultati promettenti del suo studio che incorporava dispositivi di output vocali (Speech-generating devices)  nelle terapie basate sul gioco per i bambini con ASD. In questo studio hanno partecipato 60 bambini con ASD  tra i 5 e 8 anni che all’inizio della terapia usavano meno di 20 parole, i ricercatori hanno misurato il loro uso delle parole prima, durante e sei mesi dopo l’inizio dello studio.
Tutti i bambini hanno partecipato ad un intervento basato sul gioco che incoraggia ad avere un legame col terapista e ad usare il linguaggio parlato. Le terapie si svolgevano per due ore a settimana. Per misurare il beneficio addizionale dei dispositivi di output vocale (tablet con applicazioni speciali) i ricercatori gli hanno introdotto con la metà dei bambini dall’inizio della terapia.  Dopo tre mesi dall’inizio della terapia i ricercatori hanno misurato il progresso dei bambini, coloro che stavano acquistando competenze linguistiche hanno continuato ad acquistarne sempre di più, i ricercatori hanno aggiunto il dispositivo a coloro che stavano rispondendo lentamente alla terapia senza di esso (Parte del gruppo che non ha usato i dispositivi fin dall’inizio della terapia)  e hanno aggiunto un’ora a settimana a quei bambini che stavano progredendo lentamente nonostante l’uso del dispositivo.
Alla fine dei sei mesi d’intervento tutti i partecipanti hanno acquistato più parole, le usano più spesso e sono stati impegnati a comunicare di più con il partner sociale, bisogna evidenziare che i bambini che avevano usato i dispositivi hanno acquistato più velocemente queste capacità.
Questo studio ha dimostrato che anche i bambini dopo i cinque anni sono in grado di acquisire e/o sviluppare forme di linguaggio e come essi vengono beneficiati dall’uso di dispositivi di output vocale. Inoltre, questo studio dà ai terapisti una nuova tecnica di intervento per aiutare ai bambini con capacità limitate di linguaggio a sviluppare e acquisire forme di linguaggio che possono migliorare la loro vita.
(portale-autismo.it)

di Giovanni Cupidi

App per disabili: “Virginia aiuta disabili”

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Ideazione:
Che l’informatica potesse venire incontro alla disabilità è sempre stato un pensiero ricorrente nella mente di Carmelo Cisano. Ultimamente è stato possibile rendere concreto questo pensiero ideando l’app “Virginia aiuta disabili”.
Programmata in collaborazione con Luciano Quercia e con il supporto per il contenuto tabelle di Laura Mongiò “Virginia aiuta disabili” facilita la comunicazione di chi ha difficoltà ad usare il linguaggio quale canale comunicativo. Utile in caso di disabilità congenite, acquisite e/o temporanee, permette tramite la sintesi vocale del dispositivo sul quale è installata, di comunicare in maniera efficace problemi, necessità e richieste.

Obiettivi:
Attualmente disponibile per tablet e smartphone Android, l’app si prefigge l’obiettivo di agevolare la comunicazione tra il disabile e chi lo accudisce consentendo una maggior qualità di vita comunicativa per entrambi. Grazie al costo contenuto di questi dispositivi e al prezzo irrisorio dell’app potrà essere facilmente accessibile a tutti nel mondo, anche per quelle famiglie che si trovano in situazioni difficili economicamente parlando. Per ora le lingue supportate sono italiano, inglese e spagnolo ma Virginia sarà presto disponibile anche in tedesco e francese.

Vantaggi:
Il tablet diventa un ponte comunicativo di grande efficacia e versatilità per entrambe le parti, eliminando una situazione paradossale che vede da un lato chi non può parlare e dall’altro chi può ascoltare, consentendo 216 richieste che vanno dal cibo desiderato, segnalazione di dolori e fastidi, igiene, stati d’animo, svaghi, ecc.. In sostanza il tablet parlerà per il disabile.
– 216 richieste distinte di senso compiuto: cibo, dolore, prurito, svago, igiene.
– Sezione passaporto dove poter inserire i propri dati e foto
– Invio SMS verso 2 distinti numeri in caso di emergenza
– Creazione di 2 liste utili per esternare in maniera immediata cosa piace e cosa non piace al disabile.
– Sezione semplificata (per disabilità più gravi) con la presenza di 6 tasti, più grandi, sempre pronunciabili dal sintetizzatore vocale e che comprendono esigenze fondamentali quali:
“Ho fame – Ho sete – Ho bisogno del bagno – Ho bisogno d’aiuto – SÌ – NO”

È possibile scaricare una versione demo gratuita presso ilPlay Store di Google e successivamente acquistarla se interessati al costo di 3,50 €.

Sito ufficiale: www.appvirginia.com


di Giovanni Cupidi

Autismo: quando la tecnologia è una risorsa

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Come tutti coloro che hanno una disabilità e come tutti coloro che nei più svariati modi sono vicini a questo ambiente sanno bene, la tecnologia e le applicazioni tecniche non rappresentano una moda da seguire ( anche se non vi è nulla di sbagliato in ciò) ma bensì rappresentano una risorsa che può ripristinare parzialmente o del tutto alcune funzionalità che altrimenti resterebbero inespresse.
A tal proposito una nuova APP recentemente disponibile per smartphone e tablet può essere d’aiuto alle persone affette da autismo e alle loro famiglie.
Nota dolente, come spesso accade per diversi ausili tecnologici, è il fatto di non essere riconosciuti dal nostro SSN e di conseguenza non prescrivibili o rimborsati.

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L’applicazione “Immaginario”, realizzata da Finger Talks, è la nuova applicazione (app) di comunicazione per immagini verso bambini con autismo. Nata lo scorso anno con la volontà di offrire una risposta alternativa ed efficace alle necessità dell’infanzia con bisogni educativi speciali, sfruttando le caratteristiche di accessibilità, motivazione e interattività di smartphone e tablet, Finger Talks ha scelto in particolare di progettare e sviluppare una serie di applicazioni pensate per rispondere alle difficoltà di condivisione e comprensione dei concetti che riguardano in particolare i bambini che soffrono di autismo (o non verbali con ritardo cognitivo) e chi interagisce con loro.
Nello specifico, Immaginario è un’applicazione per iPhone e iPod touch, che permette di portare sempre con sé le card che associano immagine e concetto (le “parole” della comunicazione visiva), di ricercarle velocemente e di costruire frasi in modo efficace e pratico. 
Rappresenta un vero ausilio pratico dedicato non solo ai terapeuti e agli operatori, ma finalmente anche ai genitori e agli insegnati.
È una risposta efficace alla necessità di apprendimento e integrazione dell’infanzia con bisogni speciali considerato che il play training per bambini autistici rappresenta una fase determinante dato che il gioco è l’ambito in cui risultano meno resistenze da parte dei bambini in generale e tanto più in quelli deficitarii a livello interattivo-comunicativo.
La App comunica e quindi interagisce giocando con le immagini, permette di scrivere per immagini e di pianificare visivamente il tempo, aiutando così il bambino nelle attività giornaliere o della settimana. Come la nostra lingua parlata fatta di parole artificiali e convenzionali null’affatto naturali, qui la comunicazione è semplicemente visiva, le parole si tramutano in immagini utilizzando cioè “carte” che associano immagini a concetti compensando i deficit del linguaggio.

( alcune parti del testo sono rielaborate dal testo originale su http://www.infooggi.it )

di Giovanni Cupidi

per maggiori informazioni:

contatti@fingertalks.it

di Giovanni Cupidi