Le invenzioni del 2015

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Il 2015 è stato un anno molto prolifico per l’innovazione. Sono tutte invenzioni che utilizzano le tecnologie più all’avanguardia per rispondere a precise carenze e necessità.
Eccovene alcune:

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Le scarpe disegnate per i disabili
Nel 2012 Matthew Walzer, che soffre di paralisi cerebrale, scrisse una lettera alla Nike chiedendo alla compagnia di realizzare delle scarpe da ginnastica che le persone con disabilità fossero in gradi di mettere e togliere senza l’aiuto degli altri. Quest’anno la compagnia ha annunciato una nuova linea di sneaker, la “Flyease”, realizzata con questo preciso obiettivo. Queste scarpe hanno una cerniera che si estende lungo la parte inferiore, e che sostituisce i lacci.

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La app che consente ai non vedenti di “guardare” con occhi altrui
Be My Eyes è una applicazione per iPhone che permette agli utenti di “prestare” i loro occhi ai ciechi. Grazie alla video chat, chi vede può rispondere alle domande dei non vedenti. Finora sono oltre 115.000 le persone aiutate.

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Il ginocchio protesico ad alta prestazione
D-Rev ha creato la protesi robotica per il ginocchio progettata per i paesi in via di sviluppo: costa solo 80 dollari. Il ginocchio Remotion funziona con i sistemi standard di protesi della gamba e sopporta climi umidi. Al momento viene utilizzata da almeno 7.351 amputati.

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La mano protesica in grado di trasmettere il senso del tatto
La maggior parte delle protesi non permette ai loro portatori di recuperare il tatto: per ovviare a questo inconveniente, Darpa ha creato una mano protesica in grado di usare la neurotecnologia per riottenere il senso perduto. A svilupparla, i ricercatori della Johns Hopkins University, che hanno collegato la mano protesica di un ragazzo di 18 anni al suo cervello utilizzando elettrodi della sua corteccia sensoriale e motoria.

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Il vassoio che aiuta le persone affette da malattie neurologiche degenerative
Le invalidità cognitive e sensoriali associate alla demenzia limitano molto l’autonomia dei pazienti che ne sono affetti. Una delle maggiori difficoltà riguarda la capacità di mangiare da soli. Per questo motivo il designer Sha Yao ha creato Eatwell, un set da pranzo che utilizza oltre 20 elementi per dare ai pazienti che soffrono di demenzia maggior indipendenza.
(Tratto da repubblica.it)

Ricerca Telethon. Un’unica proteina alla base di diverse forme di disabilità intellettiva

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Difetti del complesso contenente la proteina responsabile della sindrome della X fragile sono associati ad altre malattie neurodegenerative e dello sviluppo. È quanto emerso da uno studio condotto da ricercatori dell’Università Tor Vergata di Roma finanziato da Telethon e pubblcato su Neuron.

Un’unica proteina alla base di diverse forme di disabilità intellettiva, dalla sindrome su base genetica del cromosoma x fragile fino a malattie neurodegenerative e dello sviluppo: lo afferma uno studio finanziato da Telethon e pubblicato suNeuron dal gruppo di ricerca guidato da Claudia Bagni dell’Università Tor Vergata di Roma/VIB-KU Leuven (Belgio). In collaborazione con laboratori di diversi istituti di ricerca internazionali – in Olanda, Francia, Usa e Regno Unito – il team italiano ha infatti dimostrato come una singola proteina, chiamata CYFIP1, diriga due distinti processi biologici essenziali per una corretta formazione delle sinapsi, i contatti tra cellule nervose alla base del funzionamento del nostro cervello. Grazie a delle ramificazioni chiamate “spine”, i cento miliardi di neuroni che compongono il nostro cervello sono infatti interconnessi tra loro e possono scambiarsi informazioni: difetti nella formazione delle sinapsi sono alla base di diverse patologie del cervello come la sindrome dell’X fragile e la malattia di Alzheimer, ma anche l’autismo, l’epilessia e la schizofrenia. Nell’insieme le “sinaptopatie” riguardano il venti per cento della popolazione europea. Si stima che siano circa duemila le proteine coinvolte nella formazione delle sinapsi: anche una singola anomalia può tradursi in una patologia, come avviene nel caso della sindrome dell’X fragile, la principale causa genetica di disabilità intellettiva che Claudia Bagni studia da anni con il suo gruppo, anche grazie al supporto di Telethon. A causa della mancanza di una proteina chiamata FMRP, questi pazienti presentano una forma di ritardo cognitivo che può essere associata a comportamenti di tipo autistico, ansia, aggressività, iperattività e comportamenti autolesionisti, con molta variabilità tra un individuo e l’altro. La proteina FMRP è necessaria per la costruzione dell’impalcatura alla base delle sinapsi e, come già dimostrato da Bagni e collaboratori, per funzionare deve legarsi a un’altra proteina chiamata CYFIP1. In questo nuovo lavoro, i ricercatori di Tor Vergata hanno dimostrato che CYFIP1 ha anche un nuovo ruolo a livello delle sinapsi: quando si lega a un altro complesso proteico, chiamato WRC, dirige infatti la produzione dell’actina, la proteina che costituisce lo scheletro delle ramificazioni neuronali. “Questi risultati confermano un modello che vede CYFIP1 come ‘nodo di scambio’, che si lega a numerose proteine coinvolte, quando difettose, in diverse patologie neurologiche, come appunto l’epilessia, l’autismo, l’Alzheimer. Si aprono così nuove prospettive non solo nella comprensione di queste malattie, ma anche nel disegno di strategie terapeutiche comuni”. In questi stessi giorni il gruppo di Claudia Bagni ha pubblicato inoltre un secondo lavoro, su Embo Molecular Medicine, che dimostra come la proteina FMRP assente nei pazienti con X fragile sia correlata alla progressione dei tumori al seno, in particolare allo sviluppo di metastasi: maggiori sono i livelli di questa proteina, peggiore la prognosi tumorale. Da qui la possibilità, se questi dati saranno confermati in un numero maggiore di pazienti, di sfruttare questo gene come un marcatore prognostico nei tumori al seno. 
(quotidianosanità.it)

di Giovanni Cupidi