EXTREME X8, LA CARROZZINA ELETTRONICA A 4 RUOTE MOTRICI CHE VA ANCHE SU SABBIA E NEVE

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E’ arrivata la nuova versione della Extreme X8, la carrozzina elettronica 4×4 tra le più affidabili del mercato, ora con sistema elettronico R-net e un nuovo restyling. Grazie alla dotazione dei quattro motori high torque (a coppia elevata da 700 W ciascuno) Extreme X8 riesce a raggiungere i 10km/h di velocità senza problemi superando gradini, pendenze, sabbia o fango.I braccioli sono stati ridisegnati e ora sono perfettamente ergonomici, creati con una morbida “schiuma” all’interno e rivestiti da un tessuto realizzato esclusivamente per garantire il comfort dell’utente. E’ stato aggiunto un nuovo snodo del joystick girevoleomnidirezionale con possibilità di blocco magnetico, rendendo il movimento molto più facile. I comandi manuali sono retraibili, così l’utente potrà avvicinarsi ad un tavolo senza difficoltà o impedimenti.

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La seduta è modulare con la possibilità di abbinare qualsiasi altro sistema di seduta o di funzioni elettroniche (bascula, elevazione, schienale e pedane). Il sistema tecnologico di nuova generazione garantisce all’utente l’autonomia in qualsiasi momento abbia bisogno di cambiare posizione. Grazie agli pneumatici di 14” a bassa pressione, la X8 può salire e scendere dai marciapiedi e spostarsi senza problemi sulla sabbia morbida, sulla neve, nel fango e di superare pendenze proibitive per qualsiasi altra carrozzina.

INFORMAZIONI TECNICHE:” Velocita Max.: 10 km/h ” Potenza Motore: 4x 700watts ” Larghezza: 71cm ” Lunghezza: 115cm ” Autonomia: 25km ” Peso max. utente: 155kg ” Trazione: 4 ruote motrici ” Batteria: 2 x 73ah

INFO IMPORTANTE:

Riconducibilità nomenclatore tariffario: 12.2127009, 12.2403163, 18.0939133, 18.0939145, 18.0939033, 18.0939021

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​Disabilità, ecco la guida sull’accessibilità dei luoghi turistici di Bruxelles

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Si chiama “Bruxelles per tutti”, è in tre lingue (inglese, francese e olandese) e contiene indicazioni utili per le persone a ridotta mobilità che soggiornano in città. Al suo interno si trovano censiti hotel, ristoranti, spazi commerciali, centri sportivi e luoghi di divertimento
Si chiama “Bruxelles per tutti” ed è una guida che contiene informazioni sull’accessibilità di alberghi, ristoranti, spazi commerciali, centri sportivi e luoghi di divertimento. La guida è stata realizzata dall’associazione Amt (Accèss et mobilité pur tous) Concept che da 10 anni promuove l’informazione sull’accessibilità e sui servizi per le persone a mobilità ridotta sia attraverso la guida (la prima è uscita nel 2003) che sul sito www.bruxellespourtous.be. Scaricabile dal sito di Amt in 3 versioni (inglese, francese e olandese), la guida ha come obiettivo quello di facilitare il soggiorno a Bruxelles per i viaggiatori con disabilità. “Anche se negli ultimi anni sono stati apportati miglioramenti significativi a Bruxelles, l’accessibilità dei luoghi turistici è ancora lontana dall’essere raggiunta – dicono gli autori – in particolare per quel che riguarda i trasporti, gli edifici pubblici, i negozi, i ristoranti e i luoghi di divertimento”. La guida intende dare informazioni rigorose sullo stato dei luoghi come, ad esempio, la presenza di gradini, la larghezza delle porte o una fioriera mal posizionata che può impedire l’accesso alle persone con ridotta mobilità o ai loro accompagnatori. “Questa nuova edizione cartacea contiene informazioni semplici e concise sull’accessibilità e rimanda al sito Internet per eventuali approfondimenti”, precisa Miguel Gerez, direttore di Amt Concept.
In qualità di ministro per le Politiche per la disabilità di Bruxelles, ho il compito di favorire l’inclusione delle persone disabili nella società – scrive Céline Fremault, che ha la delega anche alla Casa e all’Ambiente, nella prefazione alla guida – La Carta “Handistreaming” (che vuole favorire l’inclusione in tutti gli ambiti pubblici) realizzata a dicembre 2015 ha proprio questo obiettivo ed è un segnale forte del mio impegno. Spero che la guida ‘Bruxelles pour tous’ in versione aggiornata e completata con i miglioramenti fatti negli anni per rendere la città più inclusiva permetta alle persone a ridotta mobilità di godere appieno di tutte le attività organizzate a Bruxelles”.

(Redattore Sociale)

Aspasso, arriva a Bologna la bici per persone con disabilità motoria

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Dopo il debutto lo scorso febbraio a Senigallia, dove ha sede Protec Ambiente che promuove questo progetto di mobilità urbana sostenibile, da qualche settimana Aspasso è arrivata nel capoluogo emiliano dove si può noleggiare da Dynamo, la prima velostazione italiana, al costo di una bicicletta standard

Dall’Olanda all’Italia grazie a due amici. È nata così l’idea di portare nel nostro Paese Aspasso, la prima bici per persone con disabilità motoria. “Bisogna fare le cose belle, al di là del business”, racconta al nostro giornale Alberto Franceschini, il papà italiano di Aspasso.

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Aspasso Infografica

Dopo il debutto lo scorso febbraio a Senigallia, dove ha sede Protec Ambiente che promuove questo progetto di mobilità urbana sostenibile, da qualche settimana Aspasso è arrivata a Bologna. Qui si può noleggiare da Dynamo, la prima velostazione italiana, al costo di una bicicletta standard. Il capoluogo emiliano è la prima città di grandi dimensioni che ospita questo progetto pilota con una forte connotazione turistica. La sperimentazione bolognese, che proseguirà fino in autunno, sta andando bene e c’è molto interesse intorno al progetto. Infatti, pochi giorni fa Aspasso è stata utilizzata anche in occasione della Skarrozzata, la passeggiata nel centro cittadino per provare la disabilità.

«Io sono un imprenditore – spiega Franceschini – ma ho capito subito che era un’idea geniale. In Italia non c’è nulla per la mobilità dei disabili che non sia la carrozzina. Gli è precluso andare in bici, mentre in Olanda ci sono già tante soluzioni».

Poter fare una passeggiata, “provare la sensazione del vento in faccia”, aggiunge Franceschini, è quello che Aspasso permette di fare. Si tratta di un mezzo leggero e semplice da usare, che permette il trasporto della persona senza doverla spostare dalla sedia a rotelle. Unica in Italia, Aspasso si aggancia in pochi secondi alla sedia a rotelle e, grazie ad un sistema di pedalata assistita e di retromarcia, può essere guidata da tutti.

A Senigallia la cooperativa sociale Casa della Gioventù usa questa bici speciale per portare “a spasso” i ragazzi disabili. Aspasso, però, è pronta per affrontare nuove tappe, come quella fra due settimane a Torino dove sarà presentata grazie all’impegno dell’associazione VolTo.
«Abbiamo avuto – spiega ancora Franceschini – alcune richieste di acquisto da parte di alberghi specializzati nel turismo per disabili e da parte di Comuni che vogliono metterla a disposizione dei cittadini». Uno dei sostenitori di Aspasso è Bancaetica, che dà la possibilità ai privati di un finanziamento di cinque anni per acquistare il mezzo.
(vita.it)

Disabilità, non aprite quella porta (dell’autobus)

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Se volete restare anche voi un momento leggermente attoniti leggete ciò che è successo all’amico Max qualche giorno fa. La notizia gira in fretta e fortunatamente su più giornali.

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di Max Ulivieri

Di lettere e commenti di viaggiatori incavolati ne sono pieni i quotidiani e i forum: mezzi di trasporto (bus, treni, aere, ecc.) che non partono, che non passano, che arrivano quando arrivano, che sono soppressi o che passano e che ti lasciano a terra. E, spesso, senza uno straccio di spiegazione e senza nessuna giustificazione, in barba all’etica, alle carte dei diritti e alla buona educazione. Quasi sempre, poi, senza che nessuno si senta in dovere di scusarsi. Anzi.
Nel momento che compri il biglietto, viaggiare (o non viaggiare), arrivare o no è a tuo rischio e pericolo. Ti saltano gli appuntamenti? Avevi solo da non prenderli. Perdi due giorni in attesa del mezzo? E allora? Hai tanti di quei giorni di vita davanti a te. Qual è il problema, sembra sempre quasi che dicano i responsabili delle compagnie di trasporto, pubbliche e private. Infatti per loro non è mai un problema. Il problema è di chi ha perso dei giorni di vacanza, un colloquio di lavoro, un guadagno, la possibilità di fare una cosa importante, piacevole o necessaria. Fin qui tutto normale: alle compagnie di trasporto appaiamo tutti come degli spensierati turisti perennemente in vacanza 365 giorni all’anno con nient’altro da fare che aspettare in stazione, in aeroporto, sotto la pensilina della fermata dei bus.
Ed è proprio alla fermata di un bus a Piombinoche è iniziata la disavventura di un giovane disabile e di sua moglie. M., piombinese trapiantato a Bologna, dopo avere trascorso il ferragosto in famiglia deve far ritorno alla sua abitazione ed al suo lavoro quotidiano nell’ambito del turismo accessibile (quando si dice la coincidenza). Per chi non lo sapesse, per una persona in carrozzina spostarsi con i mezzi non è così automatico e immediato come per tutti. Occorre prenotare con un certo anticipo, assicurarsi che ci siano i marchingegni che ti aiutano a salire, scendere e posizionarti sul mezzo, sperare che gli addetti sappiano come farli funzionare e nonostante tutte le previsioni e le rassicurazioni ci scappa sempre qualche intoppo. Ma quello che è successo domenica 20 agosto, nemmeno uno avveduto e scafato come M. poteva immaginarselo.
Per sicurezza lui e sua moglie si presentano mezz’ora prima alla fermata designata. Finalmente il bus arriva, sembra rallentare ma poi prosegue la sua corsa lasciando M. e la moglie a guardare sconsolati il mezzo che si allontana e chiedersi cosa avesse voluto dire l’autista che,senza fermarsi, aveva rivolto a loro dei gesti incomprensibili con la mano.M. fa chiamare l’azienda di trasporto dall’autista del secondo bus in arrivo (che ovviamente non aveva accessibilità a disabili) (la SITAbus, per la precisione). Il responsabile rintraccia l’autista e gli intima di tornare indietro a recuperare M. E qui, succede l’incredibile. I passeggeri si rivoltano e con la minaccia di ritorsioni economiche sull’azienda costringono il responsabile a ordinare all’autista di proseguire per la destinazione poiché loro avevano, chi la coincidenza, chi una persona che li attendeva, chi il lavoro, chi un appuntamento. Insomma, loro avevano da fare. E dei diritti.
Non come i disabili come M. che, come noto, non hanno niente da fare e che quindi il “fare niente” lo possono benissimo fare sia a Piombino che a Bologna o in qualsiasi altro posto. Egoismo? Superficialità? Ignoranza? Forse, tutte tre le cose insieme. Ma anche di più. E’ il retaggio di una subcultura che considera le persone con disabilità come cittadini di serie B, come soggetti/oggetti di assistenza, persone non in grado di vivere di luce propria, di avere attività professionali, sociali, di avere una vita relazionale, degli impegni, delle scadenze. Dei poverini, destinati a una esistenza infelice, inutile e vuota. Un’esistenza di serie B, appunto, meno importante di quella di chi invece perde una coincidenza.
Ah. Per chi non lo avesse capito, M. sono io. La storia è uscita sul Il Tirreno.

di Giovanni Cupidi