Petizione Cupidi: Interrogazione al Comune

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Cari lettori come sapete ormai diversi mesi fa ho messo su una petizione per vedermi riconosciuta l’assistenza sociale domiciliare H24 di cui ho necessità e diritto.
Ultimamente il Movimento 5 Stelle aveva depositato tre interrogazioni, parlamentare, regionale e comunale, con le quali chiedeva interventi sia a carattere nazionale che verso il mio casi personale.
il 13 giugno scorso si è svolto a Misilmeri, il Comune in cui risiedo, l’assemblea del Consiglio Comunale all’interno della quale è stata presentata l’interrogazione da parte della Consigliera comunale Giulia Paganelli che fa parte del Movimento Cinque Stelle appunto.
Qui trovate il video della Seduta

e da 3:22.30 a 3:54.30 l’interrogazione con la replica dell’amministrazione sia da parte dell’assessore di competenza che da parte della Sindaca.

Devo dire che la risposta da parte dell’Assessora alle Politiche Sociali la trovo totalmente fuori luogo e inappropriata e, al di là delle considerazioni politiche che non mi interessano affatto ma che purtroppo sono state fatte soprattutto dalla Assessora, mi aspettavo quanto meno una piena intestazione da parte dell’Amministrazione, della Sindaca e della Assessora stessa di questa battaglia di civiltà con la predisposizione da subito di atti concreti verso l’Assessorato delle Politiche Sociali della Regione Sicilia in modo di ottenere provvedimenti necessari e non più rimandabili.

Una occasione persa.

Voglio comunque ringraziare la consigliera Paganelli per la tenacia con la quale ha tentato di portare avanti in sede consiliare questa che è una battaglia di civiltà!

Links:

Aggiornamento petizione

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Fondo Nazionale Politiche Sociali: pubblicato il Decreto di riparto

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Il magro bottino delle Regioni. Le Politiche Sociali sempre più meno finanziate, altro che equità! 

da condicio.it

Nella Gazzetta Ufficiale del 10 settembre 2013 è stato finalmente pubblicato il Decreto di riparto del Fondo Nazionale per le Politiche Sociali per il 2013. Come di consueto il Ministero delle politiche sociali provvede a suddividere gli stanziamenti approvati dal Parlamento nella precedente Legge di stabilità.
Per il 2013 la somma totale disponibile ammonta a 343 milioni e 704 mila euro.Di questi, 43 milioni e 704 mila euro li trattiene il Ministero, 4 milioni e 980 mila euro vengono destinati solo formalmente alle Provincie Autonome di Trento e Bolzano, mentre i rimanenti 295 milioni e 20 mila euro vengono trasferiti alle Regioni.
Le Regioni si impegnano a programmare gli impieghi delle risorse loro destinate per le aree di utenza e secondo i macro-livelli e gli obiettivi di servizio indicati in un allegato al Decreto. Si tratta di servizi per l’accesso e la presa in carico da parte della rete assistenziale; servizi e misure per favorire la permanenza a domicilio; servizi per la prima infanzia e servizi territoriali comunitari; servizi territoriali a carattere residenziale per le fragilità; misure di inclusione sociale – sostegno al reddito.
Con successivo accordo in sede di Conferenza Unificata Stato-Regioni saranno definite linee di intervento e indicatori volti a specificare in dettaglio gli obiettivi di servizio e a determinare eventuali target quantitativi di riferimento.
Nel Decreto di riparto per il 2013 va segnalata una significativa novità non favorevole alle Regioni e, a caduta, agli Enti locali e ai cittadini. Il Decreto infatti provvede all’erogazione immediata alle Regioni solo del 20% loro spettante, mentre il rimanente 80% è rimandato a successivi adempimenti da parte delle stesse Regioni.
Vediamo di ricostruire l’origine di tale provvedimento.Il Decreto-legge 10 ottobre 2012, n. 174 (Legge 7 dicembre 2012, n. 213) all’articolo 2 è intervenuto con decisione per contenere i cosiddetti costi della politica, imponendo alle Regioni di adeguare i propri Statuti regolamentando e restringendo, ad esempio, i compensi, le provvidenze e le indennità ai consiglieri, oltre ai rimborsi ai partiti.
Le Regioni che non si adeguano modificando i propri Statuti a decorrere dal 2013 si vedono ridurre una quota pari all’80% dei trasferimenti, diversi da quelli destinati al finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale e del trasporto pubblico locale. Le Regioni virtuose, una volta dimostrate le modificazioni statutarie, possono ricevere l’intero importo.
La stessa norma prevede che, in caso di mancato adeguamento degli Statuti entro il 31 dicembre 2012, i trasferimenti erariali a favore delle Regioni inadempienti siano ulteriormente ridotti per un importo corrispondente alla metà delle somme da essa destinate al trattamento economico complessivo spettante ai membri del Consiglio regionale e ai membri della Giunta regionale.
Da quel provvedimento trae origine la distinzione nel Decreto di riparto del FNPS fra il 20% da erogare subito e l’80% da erogare dopo che le Regioni avranno inviato alla Presidenza del Consiglio e al Ministero dell’economia e delle finanze dati e conferme sull’avvenuta modificazione dei propri Statuti.Tuttavia, nel frattempo, la Legge 7 dicembre 2012, n. 213 è stata modificata dalla più recente Legge 9 agosto 2013, n. 99. Essa ha disposto (all’articolo 2, comma 1) che il vincolo dell’80% di cui sopra non si applichi sui trasferimenti che riguardano le politiche sociali e le non autosufficienze, ampliando quindi l’eccezione precedente che interessava solo la sanità e il trasporto locale. Il senso della modifica è evidente: non paghino i cittadini più esposti e i servizi essenziali a causa dei comportamenti poco virtuosi della propria Regione.
Di fatto il Decreto di riparto, emanato prima dell’approvazione della Legge 99/2013, non tiene in considerazione le più recenti disposizioni, cosa che aprirà possibili contenziosi con le Regioni e probabili interventi correttivi.
Al momento le singole Regioni hanno sicurezza solo del 20% degli stanziamenti loro spettanti, indicati con chiarezza nella Tabella 2A del Decreto di riparto.

di Giovanni Cupidi

Il miliardo scomparso

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di Carlo Giacobini

Fra qualche ora, fra qualche giorno, il Governo delle larghe intese (sempre che ci siano ancora) correggerà il Documento di economia e finanza, il DEF, che già aveva approvato in giugno.Il DEF è la base per la prossima legge di stabilità e per una serie di altri provvedimenti idealmente strutturali.
I “comunicatori” del Governo hanno baldanzosamente battezzato questo aggiornamento “Un’agenda per la crescita”.
Senza tanti infingimenti, si punta alla riduzione del debito, la qualità e l’efficienza della pubblica amministrazione, sugli incentivi al mercato del lavoro, sulle riforme fiscali e sulla capacità di attrarre finanziamenti.
Robetta … In realtà non c’è giorno che non si facciano i conti di quanti miliardi servano da qui a fine anno: 4, 6, 8 …Sì: c’è da sistemare la faccenda della rata IMU di novembre; c’è da bloccare l’aumento dell’IVA al 22%; c’è da prorogare la cassa integrazione in deroga; ci sono i debiti della Pubblica Amministrazione da saldare; c’è da comprimere il debito pubblico ché la UE e la BCE mugugnano già da qualche settimana.Robetta … In nessuna dichiarazione governativa (e para-governativa) è ancora emerso, nella sua drammaticità, il fabbisogno delle politiche sociali.
La contabilità dello Stato ci restituisce dei dati brutali: i Fondi sociali nel 2008 erano pari a 2.526,7 milioni, nel 2013 lo stanziamento complessivo è stato di 775,9. In mezzo ci sono stati anni ancora più vergognosamente da dimenticare come il 2011 (538,3 milioni) o il terribile 2012 (229,4 milioni).
Parliamo, tanto per capirci, di fondi che dovrebbero servire per gli anziani, le persone con disabilità, le difficoltà abitative, gli immigrati, l’infanzia, l’adolescenza, la famiglia.Nel 2012 costò un’immane fatica e una defatigante mobilitazione strappare, per il 2014, 300 milioni di finanziamento per il Fondo Nazionale per le Politiche Sociali, e 275 milioni per il Fondo per le non autosufficienze. Due cifre ridicole di fronte al rilievo e all’impatto dei problemi da affrontare.
Per entrambi i Fondi, per il 2014, non è ancora previsto nessuno stanziamento nel bilancio pluriennale dello Stato. Zero. Nel frattempo sono in arrivo altri regalini per le famiglie: dal primo gennaio 2014 le prestazioni erogate dalle cooperative sociali non godranno più dell’IVA agevolata (4%). Assistenza ad anziani e disabili, trasporti, accompagnamento, asili nido costeranno (almeno) il 6% in più. Un aumento che graverà sulle famiglie o sulle casse esangui dei comuni che non potranno che ridurre i servizi.Un altro regalo potrebbe essere quello della Service Tax, più o meno esosa a seconda dei Comuni, nata per compensare la perdita dell’IMU. Ma non è finita: in questi giorni si discute di delega fiscale cioè una disposizione con cui il Parlamento incarica il Governo di riformare il sistema di imposizione fiscale e tributaria e le relative modalità di riscossione. Il mantra nei talk show, nei convegni specialistici, nelle feste di partito è: ridurre la pressione fiscale. Chi non potrebbe essere d’accordo?Ma come? Oltre all’evergreen contrasto all’evasione fiscale, emerge con sempre maggiore volontà il contenimento della spesa fiscale. Detta così, non fa una grande impressione, ma se la spieghiamo meglio…La “spesa fiscale” è ciò che l’erario non incassa in forza di agevolazioni fiscali concesse ai contribuenti.Esempi? È spesa fiscale: la detrazione delle spese sanitarie, la detrazione forfettaria per familiari a carico, l’IVA agevolata su ausili e dispositivi medici, la deduzione della spesa per l’assistenza ai non autosufficienti …Nella sostanza potremmo trovarci fra due anni a pagare un’aliquota IRPEF più bassa (meno tasse), ma a detrarre molte meno spese.
Aggiungiamoci, fra i regalini, anche l’eventuale nuovo ISEE che, per alcuni, potrebbe generare effetti pesanti di maggiore spesa per ottenere servizi sociali agevolati.
E, come soprassoldo negativo, mettiamoci pure che i Comuni vedono ridurre sempre, grazie anche al Patto di Stabilità, gli stanziamenti a loro favore, riducendo conseguentemente i loro servizi. Torniamo ai Fondi per il sociale: ad essere ottimisti e a volersi accontentare per il 2014 serve un miliardo. Per le famiglie, per le persone con disabilità, per le persone non autosufficienti, per i nostri cuccioli e per i nostri nonni.
Di quel miliardo non si parla.Se ne parlerà, forse, in dicembre, all’ultimo momento, all’ultima discussione notturna della legge di stabilità, raccattando – come sempre negli ultimi anni – solo le briciole. 

di Giovanni Cupidi

Disabilità. A Bologna la IV Conferenza nazionale. Ecco il programma d’azione biennale

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L’evento promosso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Servirà per fare il punto sul lavoro svolto negli ultimi anni dall’Osservatorio nazionale e per garantire la condivisione del primo Programma d’ Azione Biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità.

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, presso il quale è istituito l’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità organizza, insieme alla Città di Bologna, la IV Conferenza Nazionale sulle politiche della disabilità, che si terrà presso il Palazzo dei Congressi della Fiera di Bologna il 12 e 13 luglio 2013.   L’evento rappresenta un momento di grande rilevanza e costituisce una preziosa occasione di confronto fra le istituzioni e le organizzazioni rappresentative della società civile e del privato sociale, che esplicano la loro attività nel campo dell’assistenza e della integrazione sociale delle persone con disabilità.   La Conferenza, prevista dall’art. 41-bis della Legge 104 del 1992, costituisce l’opportunità per una puntuale riflessione sul lavoro svolto negli ultimi anni dall’Osservatorio ed è, inoltre, un momento molto atteso ai fini della più ampia condivisione del primo Programma d’ Azione Biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità. Nell’ambito dei compiti assegnati dalla Legge n° 18 del 2009 all’Osservatorio, lo scorso mese di marzo l’organismo ha, infatti, concluso il processo relativo alla predisposizione di un programma di azione biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità, in attuazione della legislazione nazionale e internazionale.   Si è trattato di un processo molto partecipato, conclusosi grazie all’attività di sei gruppi di lavoro interni all’Osservatorio ed aperti anche al contributo di ulteriori esperti ed esponenti del mondo dell’associazionismo e ha tratto frutto dall’intensa attività che ha portato, alla fine del 2012, alla redazione del primo Rapporto all’ONU sulla implementazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità. L’evento si articolerà su due giornate, con inizio la mattina del venerdì alle ore 9 e conclusione a metà del sabato, con una plenaria iniziale, un pomeriggio dedicato ai gruppi di lavoro, ed una seconda mattinata dedicata ai ritorni in plenaria delle conclusioni dei gruppi e ad una tavola rotonda di confronto con le federazioni nazionali maggiormente rappresentative del mondo della disabilità e con le parti sociali e la partecipazione dei Ministri competenti, delle Regioni e Provincie Autonome, delle Autonomie Locali. Sarà previsto un servizio di L.I.S. e di sottotitolazione.   I gruppi di lavoro, che si legano alle prime sei linee di intervento del Programma d’ Azione Biennale, sono i seguenti: 1) revisione del sistema di accesso, riconoscimento/certificazione della condizione di disabilità e modello di intervento del sistema socio-sanitario; 2) lavoro e occupazione; 3) politiche, servizi e modelli organizzativi per la vita indipendente e l’inclusione nella società; 4) promozione e attuazione dei principi di accessibilità e mobilità; 5) processi formativi ed inclusione scolastica; 6) salute, diritto alla vita, abilitazione e riabilitazione.

Il governo risparmia sui disabili. Altri 700mila euro tagliati allo sport paralimpico

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La ‘mazzata’ arriva nel pieno della stagione e della preparazione olimpica. Dura reazione del presidente Pancalli: “Abbandonati dalle istituzioni. Adesso le nazionali di nuoto e di atletica rischiano di non partecipare ai prossimi Mondiali”

La sbornia di entusiasmo delle Paralimpiadi di Londra, quando dalle istituzioni arrivava un coro di lodi per gli atleti italiani in grado di superare gli ostacoli della disabilità, è già finita. Il governo, a corto di soldi, ha deciso di tagliare ancora i finanziamenti al Comitato italiano paralimpico: altri 700mila euro, che si aggiungono alla sforbiciata di 2 milioni di euro già prevista ad inizio anno.
“Siamo tutti bravi ad applaudire questi ragazzi quando raggiungono grandi risultati e portano alto l’onore dell’Italia nel mondo. Evidentemente qualcuno non sa, o fa finta di non sapere, che quelle medaglie sono il frutto di un lavoro che costa fatica e soldi. Alla fine quando c’è bisogno di tagliare siamo sempre noi ad andarci di mezzo”. E’ amareggiato Luca Pancalli, presidente del Cip. E non usa mezzi termini per commentare al fattoquotidiano.it l’ennesima brutta notizia per lo sport paralimpico. “Quello che proprio non mi va giù – aggiunge – è che questo taglio arriva a stagione in corso. Avevamo già subito un taglio consistente, ma a quello ci eravamo rassegnati, rimboccandoci le maniche, convinti di poter raggiungere comunque buoni risultati grazie al lavoro e alle idee. Adesso quest’ulteriore mazzata manda all’aria tutta la programmazione sportiva”.Il taglio, per la precisione, ammonta a 721.038 euro. A stabilirlo è il decreto n. 120/bil del presidente del consiglio dei ministri, del 28 giugno, con oggetto “Variazioni al bilancio di previsione della Presidenza del Consiglio dei Ministri per l’anno 2013″. Come si legge nel testo, “per assicurare il dovuto versamento di 40 milioni di euro all’entrata del bilancio dello Stato”, il governo non ha avuto remore a rastrellare fondi dalle politiche sociali: tra i vari interventi, ci sono 200mila euro in meno alle minoranze linguistiche; 1,3 milioni alle pari opportunità; 700mila euro alla prevenzione e recupero di tossicodipendenze; 2,6 milioni per le politiche della famiglia, 750mila euro per quelle giovanili. E, appunto, la sforbiciata allo sport paralimpico. Che complessivamente patisce un taglio del budget superiore al 30%, se consideriamo anche i due milioni di euro persi rispetto al 2012. Invece per ilConi (che al Cip versa a sua volta poco meno di un milione l’anno) il contributo statale era rimasto sostanzialmente invariato tra il 2012 e il 2013.“Ad essere ‘trascurati’ ormai siamo abituati. Ma un taglio così, a metà stagione e in un anno di preparazione olimpica, fa davvero male”, ribadiscePancalli. Che ha di fronte un percorso obbligato, a questo punto: “Nella prossima giunta (in calendario mercoledì, ndr), rivisiteremo in negativo tutti i capitoli di bilancio. Saremo costretti a tagliare agli organi territoriali, ai programmi e alle federazioni”. “Con i Giochi invernali all’orizzonte – aggiunge il Presidente – proveremo a risparmiare almeno i budget delle federazioni impegnate a Sochi 2014“. Ma per venire incontro alle esigenze di Sport del ghiaccio, Sport invernali e Sordomuti, pagheranno altre Federazioni. “Le nazionali di nuoto e di atletica rischiano seriamente di non poter partecipare ai prossimimondiali. E se alla fine riusciremo a farle partire, si bloccheranno altre attività”, conclude Pancalli. Perchè in Italia quello paralimpico è uno sport di Serie B. Almeno per il governo.
(ilfattoquotidiano.it)

di Giovanni Cupidi

DISABILI: BOLDRINI, BASTA CON LA POLITICA DEI TAGLI

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ROMA, 03/06/2013

”Spero che questo governo tenga amente i bisogni dei piu’ vulnerabili e non riesco proprio acomprendere come in questi tempi di crisi si possano tagliare lerisorse per il welfare come e’ avvenuto in questi anni: la guerra non deve essere fatta alle persone che hanno piu’ bisognodi essere sostenute. Occorre cambiare rotta, altrimenti siallarga anche la fascia del bisogno”. Lo ha detto il Presidente della Camera Laura Boldrini ricevendo, nella sala della Regina a Montecitorio, l’associazione dei disabili di Tolentino.   ”Nei limiti delle mie prerogative – ha detto Boldrini alla delegazione marchigiana di operatori e familiari di personedisabili – cerchero’ di sostenere la vostra causa: sepresenterete delle proposte di legge faro’ il possibile perche’l’iter possa avere un impatto positivo”. Boldrini ha poi sottolineato la necessita’ di riattivare il Fondo unico nazionale per le politiche sociali, e ha ricordato che i taglial welfare finiscono per ricadere sulle spalle delle donne cheper accudire ancora di piu’ la famiglia finiscono anche perlasciare o perdere il lavoro. La Presidente della Camera,inoltre, ha parlato della sua esperienza personale della disabilita’ – ha un fratello che soffre di autismo – e di quandola abbia arricchita il contatto con questa diversita’ ”per lasensibilita’ che fa sviluppare: ma so che e’ dura e che c’e’ bisogno dello Stato e delle istituzioni”. Boldrini ha, infine, condiviso le preoccupazioni di tutte le famiglie dei disabili per il ”dopo di noi”, ossia il pensiero per quel che sara’ delle persone in difficolta’ quando i loro familiari non cisaranno piu’.
Fonte (ANSA)

di Giovanni Cupidi